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Necessità del sacro nel diritto
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Tempo fa, quando querelai Massimo Teodori per avermi diffamato in TV, ho provato sulla mia schiena l’orrenda inefficacia della cosidetta giustizia. Il giorno stabilito per l’escussione dei testimoni, s’è presentato al palazzo di Giustizia di Viterbo l’amico Franco Cardini, per deporre a mio favore, con grave sacrificio personale, visto che abita a Firenze e doveva avere nel primo pomeriggio un incontro a Roma. Non ha potuto testimoniare. Ha dovuto sorbirsi con me lunghissime ore di attesa (il giudice ti convoca «alle ore 9», anche se la tua è la sesta udienza della mattinata) per poi apprendere che, dato che le udienze degli altri processi previsti per quel giorno erano andate per le lunghe (e i giudici non lavorano il pomeriggio) il mio processo e la tetsimonianza di Cardini era rimandata. A quando?

A tre mesi dopo.

Per questa ragione ho preferito rinunciare, accettando una transazione al ribasso con l’imputato Teodori. Non potevo pretendere che Cardini si ripresentasse a Viterbo tre mesi dopo, con il rischio evidente di un altro rimando alle calende greche; lo sfilacciamento del processo dovuto a una simile prassi giudiziaria era scoraggiante – gli avvocati e i magistrati si dimenticano la causa e devono ristudiarsela, sarebbe svanita l’impressione lasciata dalla visione su videocassetta del dibattito TV in cui Teodori mi diffamava, che la corte aveva visionato... tre mesi prima.

Ora, ascoltando su Radio Radicale il congresso dell’Unione Camere Penali tenuto a Rimini a metà ottobre, ho scoperto che ciò è contrario alla legge. Un avvocato di nome Gustavo Pausini (di notevole dottrina, come m’è parso, quasi tutti i partecipanti) ha ricordato che il codice prescrive «la concentrazione del dibattito», e ne impone il rinvio alla «udienza successiva», cioè all’indomani. Si tratta di un «termine perentorio» per i codici; ma, dice l’avvocato con sarcasmo, è diventato un «termine canzonatorio», come molti altri che obbligano la magistratura (per la quale restano «perentori» solo gli obblighi del cittadino).

Tali e tante sono le violazioni che avvengono ormai come normali nel corso dei processi, che l’avvocato Pausini – sempre più sarcastico – si propone di stilare un secondo codice di «procedura penale di fatto» per rendere legale ciò che si fa normalmente nelle aule in piena illegalità.

Esempi da lui citati: «La competenza territoriale è illimitata quando cè di mezzo Woodkock o Guariniello»; le «intercettazioni telefoniche sono autorizzate a cercare reati a cui nessuno aveva pensato». L’avvocato propone anche di inserire nei codici una «modifica delle norme sulla carcerazione preventiva per esigenze mediatiche», e via di seguito, in un crescendo di umorismo nero. «Le leggi che non piacciono non vengono applicate», conclude; «sintende, quelle che non piacciono ai giudici».

Nella sua relazione, il presidente delle Camere Penali Spigarello aggiunge particolari da far rizzare i capelli. Denuncia «il reiterato ascolto delle conversazioni telefoniche tra lavvocato difensore e il suo assistito», in infrazione del «precetto legislativo sulla inviolabilità delle conversazioni tra difensore e difeso»; intercettazioni che vengono poi inserite nei provvedimenti che emettono i procuratori, con il consenso dei gip. Denuncia la prassi ormai comune per cui i pm ascoltano più e più volte coloro su cui indagano, e che intendono imputare, come «persone informate sui fatti», ossia come testimoni, privandoli così dei diritti riconosciuti all’imputato, di essere ascoltato in presenza dell’avvocato, di avvalersi della facoltà di non rispondere e persino di mentire; ciò per rendersi facili le costruzioni di imputazioni a danno del convocato.

A Marsala, dice ancora Spigarello, è accaduto che certe parole scambiate tra l’avvocato e il suo cliente nei corridoi del palazzo di giustizia siano state orecchiate da un agente di Polizia, che le ha riferite con un’annotazione alla Procura; la quale, invece di cestinarla, «ne ha fatto oggetto di un esposto disciplinare» contro l’avvocato. Cita anche un evento relativo al processo per l’omicidio di Sarah Scazzi: un avvocato è stato imputato dal pm per infedele patrocinio perchè continuava a sostenere l’innocenza del suo cliente, che invece aveva ammesso la sua colpa (il famoso papà, che agiva così per coprire la figlia). Un caso plateale di un sempre più frequente «inaccettabile sindacato sullattività professionale dellavvocato da parte della sua controparte», ossia dal pubblico accusatore, che evidentemente non si ritiene «parte» (accusatore di parte, sullo stesso piano del difensore di parte) bensì divino depositario della Verità, perlomeno sullo stesso piano della magistratura giudicante.

Nei tribunali «il diritto di difesacostituzionalmente garantitoviene attaccato, sempre più mal tollerato e addirittura criminalizzato», dice il relatore. E cita il caso, enorme e paradossale, di un pubblico accusatore di Napoli che in un caso (dispiace non sapere quale) «ha ritenuto di avere il potere di sollevare alcuni avvocati dal segreto professionale», «sostenendo la propria legittimità a farlo, con apposito decreto».

Insomma, la procura di Napoli (con l’appoggio del Gip) ritiene di poter abolire per decreto un principio fondamentale del diritto. Ad un suo cenno, l’avvocato difensore viene obbligato a rivelare ciò che ha saputo dal suo cliente, in pratica viene chiamato a tradire il suo difeso. In altre parole: c’è a Napoli un sostituto pm sicuramente laicissimo, che si sente investito di una potestà super-divina, superiore a quella del Papa. Infatti, nel diritto canonico, nemmeno il Papa può sollevare dal dovere del segreto confessionale un semplice prete; il pm può esimere l’avvocato difensore dal mantenere il segreto su ciò che gli ha detto il cliente. Evidentemente, il pm di Napoli ha ricevuto tale facoltà da Dio stesso, ancorchè i codici non gliela riconoscano, e nemmeno la logica e il buon senso.

Chi non si sente rizzare i capelli a questa notizia, non solo non capisce nulla della giustizia, ma non capisce le conseguenze fatali del «diritto processuale di fatto» che i procuratori italiani stanno fabbricando: in pratica, chi viene da loro imputato non può più difendersi in modo legale. È la svolta verso il processo alla sovietica, anzi oltre. Chi si oppone a questa deriva, può essere incriminato (se avvocato difensore, altra prerogativa violata) e perlomeno mal tollerato come eccessivo garantista. Ma, dice l’avvocato Pausini, «il garantismo cui noi aspiriamo è che sia ancora possibile fare un processo dove linnocente possa essere assolto». Perchè stiamo andando verso un sistema giudiziario dove gli innocenti non potranno essere assolti, se il pm ha deciso, con le sue indagini (spesso raffazzonate, in conseguenza della sua abitudine ad abusare dei suoi poteri) e le sue intercettazioni a tappeto, che quello è colpevole. Una tale magistratura si è appropriata di un preteso controllo etico o di moralità anzichè di limitarsi al controllo di legalità che le è proprio; controllo di moralità che pretende di esercitare non solo sull’imputato (specie se mediaticamente eccellente) ma sul suo avvocato, e perfino sulle leggi. Se le leggi sono promulgate dal parlamento a maggioranza berlusconiama, esse sono tutte giudicate «ad personam» e dunque disapplicate dai giudici. Anche quando non lo sono, dice il relatore alle camere penali.

«Data la veste di indagato e imputato di Berlusconi», ogni «proposta di riforma del diritto viene inquadrata nella categoria», anche quando è necessaria ed erga omnes. Comoda posizione, per la casta giudiziaria accusatrice, per rifiutare qualsiasi riforma necessaria, che riduca i suoi poteri (in tutti i Paesi civili l’accusa non è una magistratura, bensì dipende dall’esecutivo; in Inghilterra, il procuratore d’accusa è addirittura un funzionario di Polizia; solo da noi si sostiene l’indifendibile unità delle carriere di pm e giudicanti).

D’altra parte, Berlusconi, e i suoi avvocaticchi che lo difendono come un ladruncolo da supermarket, cercando di far passare leggine (tipo il diritto a convocare testimoni superflui, o per accorciare la prescrizione) che non configurano una riforma seria e complessiva come quella invocata dalle Camere Penali, danno una parvenza di ragione all’orribile abuso di potere di cui «normalmente ed ogni giorno» si macchia la casta togata. E le leggine escogitate dall’avvocaticchio Ghedini vengono regolarmente impallinate dalla Corte Costituzionale, risultando persino inadeguate al meschino scopo di salvare il ladro di polli-governante. Meglio sarebbe stato pensare in grande, mettendo insieme un’architettura completa di riforma, con l’adesione di giuristi sperimentati (se ce ne sono ancora, dopo decenni di diritto deformato); ma il berlusconismo non ha la caratura morale e culturale per una simile visione.

Risultato, dice il relatore: «Mentre la politica balbetta i suoi propositi riformatori, la magistratura riscrive le leggi», ogni giorno, nelle aule giudiziarie.

È un giudizio tremendo da parte del presidente degli avvocati penalisti, che sono a contatto giornaliero col vero volto del sistema penale italiano.

Il presidente dei penalisti rincara, con lucida coscienza: ormai «la pubblica professione di diffidenza che molti magistrati fanno nei riguardi delle singole leggi già varate o da varare» non si limita alle leggi, si estende alla stessa «funzione legislativa». La magistratura si pone contro le leggi, e contro il potere legislativo, a cui nega ogni legittimità.

Il presidente dei penalisti fa a tal proposito una lunga citazione di un gentiluomo che fu vittima del fanatismo giudiziario, incarcerato per mesi e poi assolto con formula piena: Franco Nobili (1).

«Oggi appare mutato il senso della categoria di norma giuridica», scriveva Nobili. «Lenfasi posta sul pur reale valore dellautonomia e dellindipendenza della funzione giudiziaria tende infatti a modificare la portata di quei due valori, e a presentare tale funzione statuale sempre più come entità contrapposta, come una schiera virtuosa, la quale ha di fronte a sè qualcosa di degradato (...): una specie di commistione indistinta fra classe politica, partitica, parlamentare, governativa, intesa come quella che dà la legge (...). Attualmente, almeno nel settore penale, si guarda al prodotto legislativo (come ad) un frutto infido, impuro, di quella classe politica; un frutto di cui dubitare, ed anche da contrastare, e cui conviene, comunque, essere superiori».

Come non assentire di fronte al fatto che dal parlamento e dai partiti, il potere legislativo, è degradato fino all’inverosimile, e che le leggi che emana a getto continuo sono un «prodotto impuro, infido, di cui diffidare»? Tanto più un parlamento come quello attuale, fatto di nominati strapagati, arrivati lì grazie ad una legge elettorale che lo stesso suo autore ha chiamato «una porcata»? Se i parlamentari emanano leggi che sono porcate, allora è forte la tentazione di dar ragione all’ordine giudiziario che si vive come contro-potere virtuoso, come sorvegliante morale dei politici.

E invece no. Hanno torto tutt’e due: l’ordine giudiziario non meno del potere legislativo che non applica le leggi che non gli piacciono, le riscrive nelle aule giudiziarie, e appena può, incarcera preventivamente i parlamentari.

Il duplice torto si spiega col fatto che entrambe le caste, la giudiziaria e la legislativa, condividono la stessa concezione fallace del diritto: il «positivismo giuridico».

Per lo più, senza neppure sapere che si tratta di una filosofia, perchè i parlamentari sono al disotto del livello intellettuale in cui si nutrono posizioni filosofiche, e i neo-magistrati vengono da facoltà dove il Diritto Romano non si studia più (2) e quindi non hanno nemmeno il sospetto che esistano i principii perenni di quel che si chiamava diritto naturale. Ma non importa studiare per essere positivisti giuridici; lo si può essere senza saperlo – come un comico personaggio di Molière si rallegrava d’aver scoperto di «parlare in prosa da quarantanni senza saperlo» – dato che il positivismo è il pensiero unico egemone che si respira nell’aria.

Hans Kelsen
  Hans Kelsen
Il positivismo giuridico, voglio ricordarlo, sostiene che il diritto è solo quello «positivo», ossia «posto» dalle leggi effettivamente emanate, al disopra delle quali è inutile cercare una idea superiore di «giustizia». Nella formulazione estrema (di Hans Kelsen) le leggi, per essere valide e dunque applicabili dai giudici, basta che siano prodotte secondo le procedure formali previste; se poi queste leggi siano giuste o ingiuste, è una domanda assurda, perchè un’idea di giustizia superiore alle leggi vigenti di fatto non esiste, se non come fantasma. Tale domanda non riguarda la «scienza del diritto», bensì al massimo la «politica» del diritto (essa stessa riducibile a rapporti di forze sociali, non di giustizia e verità). Per la scienza del diritto, l’unico diritto è quello che si identifica con le leggi dello Stato in vigore, e non ha senso cercarne un altro.

Si capisce che il positivismo del diritto è uno degli effetti collaterali della secolarizzazione compiuta, di cui è anche una causa. Esso è uno, e forse il più radicale, dei tanti «movimenti di liberazione» rivoluzionari abbracciati dall’uomo moderno: è conquista della «autonomia» delle società da un presunto diritto naturale, un insieme di principii eterni e cogenti, che le leggi positive erano costrette a semplicemente tradurre nei codici e nelle sentenze. Il diritto romano fu a tal punto fondato su questa dottrina, che le leggi promulgate vi hanno poca importanza (Roma ne emanò, in 500 anni, poco più di trecento) mentre esso è costituito essenzialmente da sentenze e da pareri di giureconsulti, in quanto non era in parlamento, ma nei processi che si formava il «diritto»: fra due litiganti il giudice, come avrebbe potuto fare qualunque uomo onesto, ragionevole e disinteressato in causa, cercava di accertare chi fra i due avesse «diritto» e chi avesse torto, anche in assenza di legge scritta (3). Si intuisce così che il diritto naturale ha a che fare con l’atto intellettuale che consiste nell’appurare – cioè scoprire, non «produrre» – la verità qual è. E ciò rimanda,
implicitamente o espressamente, a quella Verità suprema che è anche il supremo Legislatore perchè, a dirla con San Tommaso d’Aquino, «verum et bonum convertuntur», verità e bene (e bello) sono una sola cosa (4).

Ne consegue che il positivismo giuridico è il sistema legale proprio del mondo «disincantato», dove Dio è morto, perchè soddisfa a tutte le pulsioni di «autonomia», nichilistiche, anti-autoritarie, «liberatrici» e orizzontali-biologiste, compendiate nel rozzo ma efficace slogan anarchico «Nè Dio nè padroni»; in più, è il sistema perfetto nell’epoca del relativismo. Hans Kelsen, il fondatore del giuspositivismo estremo, preferiva la democrazia non perchè gli assegnasse un valore di giustizia ed eticità, ma perchè essa, obbligando a rispettare le opinioni altrui quali che siano, educa a non riconoscere alcuna verità assoluta.

«Se io mi pronuncio a favore della democrazia, lo faccio esclusivamente a causa del legame che esiste fra democrazia e teoria relativista».

I magistrati, che del resto condividono tutte le pulsioni suddette di tutti i contemporanei (il nuovo senso comune) hanno la loro convenienza ad applicare le leggi scritte, senza doversi sforzare personalmente a cercare dov’è il giusto; è un automatismo che risparmia molta fatica etico-intellettuale. Ai politici, il positivismo giuridico dona una nuova onnipotenza, la legittimazione a dare forza di legge ai propri interessi di parte (si pensi alle «leggi elettorali», continuamente cambiate per favorire la propria fazione), a imporre «legalmente» doveri arbitrari e a conferire diritti indebiti (il «diritto» all’aborto, al matrimonio omosessuale...).

Però, però: come mai tutta questa potenza dei politici-legislatori sbocca oggi, in Italia, nella intercettazione a tappeto delle loro conversazioni, da parte di magistrati che cercano un motivo, una semplice frase, per reclamarne la carcerazione preventiva? Situazione poco dignitosa, per dei legislatori.

E perché, nonostante questo continuo spionaggio giudiziario, ... tanta corruzione e compulsiva violazione di leggi, da parte di quelli che le votano e le emanano?

E perchè i magistrati tendono a disapplicare le leggi che non piacciono loro, a fare dei termini perentori dei «termini canzonatorii»?

Come s’è visto, qualche procuratore crede di poter esentare, con un suo decreto, gli avvocati dal segreto professionale; evidentemente è convinto che il segreto professionale sia iscritto in qualche legge promulgata (che il giudice dispregia in quanto promulgata dai politici) mentre si deduce con la semplice logica, dal diritto dell’imputato alla propria difesa: sollevare l’avvocato dal segreto delle sue conversazioni col cliente, equivale a obbligare il difensore a testimoniare contro il proprio cliente. Una follia giudiziaria degna del KGB o della STASI. Perchè tutta questa deriva?

La risposta è breve: una volta sganciata la legiferazione dal diritto naturale e quindi dalla sua origine sovra-umana, essa diventa «umana, troppo umana». Quando si vede l’attività legislativa dei Calderoli, o dei Prodi, dei Ghedini e delle Bindi, è quasi impossibile rispettare quelle leggi. Ognuno dei mille deputati e deputatucci avanza continuamente proposte di legge, con l’intento di dare forza di legge a qualche privilegio di qualche lobby di riferimento, di ottenere in cambio qualche favore e tangente; la pletora e la sovrapproduzione di leggine, o di enormi leggione-contenitori che contengono un pò di tutto e nascondono qualche piacere fatto ad un gruppuscolo (o alle TV private o pubbliche, ad esempio) fanno di per sè scadere il rispetto che si deve alle leggi.

Si conferma nelle menti che il diritto è qualcosa di spurio, perchè viene prodotto da persone discutibili e maleodoranti; e che è illimitatamente modificabile a volontà ed arbitrio di chiunque, via via che viene svalutato per la sua stessa moltiplicazione, fenomeno analogo all’inflazione della moneta.

Diventa impossibile inchinarsi davanti alla maestà della legge fatta da uomini nelle vesti di legislatori supremi. Quegli uomini stessi, i legislatori del diritto positivo, diventano facili trasgressori delle leggi proprio in forza del fatto che sono padroni di se stessi, di forgiarsi la propria morale. E, scriveva Simone Weil – sicuramente una «democratica e antifascista» – «il gioco medesimo delle istituzioni democratiche è un invito perpetuo a questa sorta di trascuratezza criminale e fatale».

 Simone Weil
   Simone Weil
Simone Weil lo scrive nel saggio l’Enracinement (La prima radice) elaborato nel 1943 per rispondere ad una richiesta del governo provvisorio in esilio di De Gaulle: idee sul come ricostruire moralmente il popolo francese e le sue istituzioni dopo il regime collaborazionista di Vichy. Non solo quella parte (tanta) che aveva assentito all’occupante tedesco ed ora perdeva, ma anche la minoranza vincitrice, la famosa resistenza che s’era abituata a sabotare la produzione, a lavorare male, a disobbedire alle leggi come forma di guerra all’occupante.

Si tratta di reinstaurare la «santa maestà della legge». Come noto, Simone Weil cerca di fondarla non sui diritti, ma sugli «obblighi»; e descrive l’obbligo nei termini stessi in cui si descrive il diritto naturale: «Il diritto è efficace quando viene riconosciuto. Lobbligo, anche se non riconosciuto da nessuno, non perderebbe nulla della pienezza del suo essere... Tutte le convenzioni sono modificabili secondo la volontà dei contraenti, mentre nessun cambiamento nella volontà degli uomini può modificare lobbligo».

Da qui, per rapidi tratteggi, si delineano i caratteri di una statualità che si voglia legittima.

«La legittimità non può più avere un carattere storico; deve derivare dalleterna fonte di tutte le legittimità. Bisogna che gli uomini che si proporranno per il governo del Paese, riconoscano pubblicamente certi obblighi che rispondono alle aspirazioni essenziali del popolo, scritte in eterno nel fondo delle loro anime. Bisogna che il popolo abbia fiducia nelle loro parole e nelle loro capacità ed abbia il mezzo di provarla’».

A questa condizione «lobbedienza del popolo ai pubblici poteri, essendo esigenza della patria, è un obbligo sacro e conferisce il carattere sacro ai pubblici poteri (...). E questa non è idolatria (anzi) è lopposto. Lo Stato è sacro non come un idolo, ma come gli oggetti del culto, le pietre dellaltare o lacqua del battesimo».

E per meglio far intuire ciò di cui si tratta, occorre condursi al caso estremo: il potere tragico dello Stato di ordinare al cittadino di esporsi al pericolo e alla morte in guerra.

Simone Weil riporta le parole di un soldato: «Ho ubbidito a tutti gli ordini. Ma sentivo che mi sarebbe stato impossibile, che sarebbe stato infinitamente al disopra del mio coraggio, affrontare un pericolo volontariamente senza ordini». Infatti «un ordine è uno stimolo dincredibile efficacia. Racchiude in sè lenergia indispensabile allazione che esso propone».

Ma naturalmente, è privo di tale «energia» un ordine che venga da governanti disancorati dalla «fonte eterna di ogni legittimità», non consapevoli della responsabilità che ne consegue.

L’inflazione di leggi e leggine «ad hoc», il continuo cambiamento («riforme») della legislazione, è in qualche modo il vacuo tentativo di compensare quella perdita di maestà, e perciò di efficacia: gli «ordini» vengono moltiplicati quanto meno suscitano obbedienza, quanto più frequentemente sono violati e traditi – a cominciare dagli stessi che li emanano. Lo stesso viscido e ambiguo addolcirsi del diritto penale, che dopo aver rinunciato ad ordinare la pena suprema capitale, non commina nemmeno più l’ergastolo financo per il delitto capitale, l’omicidio, il matricidio, riducendo la pena a dieci, anzi a sei anni di carcere, nasce da una profonda insicurezza sul diritto della Legge – della moderna legislazione – a punire.

Contraltare di questo falso addolcimento è la conseguenza denunciata dalle camere penali: oggi il processo fa più paura all’innocente che al pregiudicato, la magistratura – persa nelle reti procedurali del diritto «positivo» – ha cessato di soddisfare la vittima dell’ingiustizia, anzi di riconoscerla come tale. Sempre più abbiamo un corpo magistratuale e statuale o privo di «energia», o che presta l’energia della forza pubblica all’arbitrio, fino alla violazione di diritti cosiddetti inviolabili e inalienabili del cittadino, anzi della persona, a quelli che Simone Weil chiama «i bisogni dellanima».

Per questo la nostra Simone ricordava ai futuri governanti della Francia liberata che «occorre avere sempre in mente lazione pubblica come modalità educativa della nazione».

E qui misuriamo sgomenti la distanza che separa questa lucida aspirazione alla abietta realtà dei nostri «politici». Mai e poi mai è albeggiata nelle loro menti meschine la coscienza che «l’azione pubblica» è e deve essere «una modalità educativa della nazione». Leggi «ad personam», o leggi «contra personam», che non sono meglio delle prime. Leggine per soddisfare un gruppo d’interessi particolari, o per danneggiare una categoria avversa al proprio partito; leggi elettorali escogitate per ottenere alla propria parte un vantaggio di corto respiro, come la legge Calderoli detta dal suo escogitatore stesso Porcellum.

Come si fa ad obbedire a «leggi» che portano addirittura i nomi di personaggi che conosciamo fin troppo bene, che abbiamo imparato a ragione a disprezzare: legge Bossi-Fini, lodo Alfano, «lenzuolate» Bersani? Articoli-monstre di «finanziarie» che regolamentano di tutto un po’, che nascondono vantaggi indebiti per questo o quello, che incorporano «emendamenti» clientelari e che negano l’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge, o violano la proprietà privata, il diritto alla vita, la privatezza della persona?

Winston Churchill aveva ancora un barlume del tema vero della Politica (con la P maiuscola) quando avvertiva: attenzione, «noi plasmiamo le nostre istituzioni, ma poi le istituzioni plasmano noi»: istituzioni corrotte corrompono i cittadini, demoralizzano il popolo nel senso proprio – gli fanno perdere la moralità; da qui la responsabilità «educativa» di cui i legislatori e i magistrati devono essere coscienti.

Oggi, allo «Stato etico» i nostri politici e magistrati hanno sostituito una sorta di «Stato anti-etico», con il voto complice di maggioranze di cittadini vogliosi di disconoscere i loro obblighi «sacri», perchè gli è stato detto che non esistono più obblighi sacri, che le leggi sono di escogitazione puramente umana. E una volta che sono così, chi non vuole distorcere questi macchinismi a vantaggio del proprio gruppo d’interesse? E in nome di cosa i magistrati d’accusa esercitano il loro moralismo su tutti e su tutto, con una sete di sorveglianza preventiva che s’acuisce tanto più poliziesca, quanto meno la legge è rispettata?

Intercettazioni telefoniche a tappeto, certificati anti-mafia obbligatori, esazioni tributarie intollerabili (5) esami fiscali dei conti correnti, controlli minuziosi indotti dal sospetto generale su ogni cittadino, non curano il male. Non bloccano nessun abusivismo né alcun abuso. Perchè il male è più profondo di quel che i giudici (e non parliamo dei politici) possano concepire: ed è la perdita del sacro nel diritto. I magistrati che vogliono «obbligare» i cittadini (da loro calati al rango di sospetti) poi non si sentono «obbbligati» dalle norme che non siano «positive», ossia che non sono scritte se non nei cuori. Ma nei cuori, queste leggi, pur eterne, stingono e si cancellano.

Il perchè lo dice ancora una volta, e credo definitiva, Simone Weil: «Chi, per semplificare i problemi, nega certi obblighi ha concluso nel suo intimo un patto col male». Anzi, ha commesso «una sorta di suicidio spirituale».

È una frase che ci chiama in causa tutti, singolarmente. Quanti viviamo oggi, che siamo spiritualmente suicidi? E i suicidi, morti-viventi non hanno più la luce delle leggi sacre nel cuore.





1) Presidente dell’IRI, Franco Nobili fu arrestato alle 5 del mattino del 12 maggio 1993 per ordine di Di Pietro, e tenuto in galera a San Vittore per due mesi e mezzo senza un preciso motivo. Di Pietro si degnò di interrogarlo dopo un mese e mezzo di detenzione, poi lo tenne lì senza mai più sentirlo. Il tempo necessario per riportare alla testa dell’IRI il noto Prodi, e per obbligare l’IRI alle ben note privatizzazioni. Nobili fu riconosciuto completamente innocente di tutte le accuse, ma solo sette anni dopo, nel 2000.
2) Da corso fondamentale e obbligatorio è stato degradato a «facoltativo». E siccome richiede una qualche conoscenza del latino, i futuri magistrati, che vengono da studi secondari degradati, non si avvalgono della facoltà.
3) In questo senso Cicerone, nel trattato De Republica, dice che il magistrato è «legge vivente». Le sue sentenze non derivano dalla sua volontà individuale, non sono un «comando», nel senso in cui comandava il generale (imperator) sul campo di battaglia – figura che imponeva la sua volontà personale, a suo rischio e sotto sua responsabilità, ai soldati-cittadini. Nella polis romana (e anche greca) all’interno del «pomerium», nessuno doveva «comandare» in questo modo. Il dominio impersonale del diritto costituiva la libertà di cui i cittadini – che avevano rigettato la monarchia – erano gelosi custodi.
4) A negare la liceità del diritto positivo e riaffermare il diritto naturale è rimasta, solitaria e impavida, la Chiesa, anche quella post-conciliare. Nella Veritatis Splendor, lo stesso Giovanni Paolo II parla dell’autorità della legge di imporre divieti, sanzionare certi comportamenti e conferire dei diritti in questo modo: «Tutto ciò non potrebbe esistere nelluomo, se fosse egli stesso a darsi, quale legislatore supremo, la norma delle sue azioni», dice il Pontefice polacco citando Leone XIII. Ne consegue che « (...) la legge naturale è la stessa legge eterna, ossia la stessa eterna ragione di Dio creatore e reggitore del mondo, inserita nelle ragionevoli creature, e motrice di queste agli atti debiti ed al fine».
5) Anche la fiscalità spoliatrice, sopra il giusto e soprattutto sopra il tollerabile per mantenere la vitalità della società, deriva dalla stessa patologia istituzionale. Per secoli, finchè è durato il diritto naturale, il pagamento delle tasse (salvo in caso di guerra) è stato sentito dai popoli come un disonore, il segno visibile della schiavitù, una vergogna degna di un popolo conquistato. Per questo Shakespeare scrisse: «Questa terra ha compìto una vergognosa conquista di se stessa».



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Commenti  

 
# andrea.4463 2011-12-17 10:28
Detto personalmente da M. Cabona, tutto ciò che dice Berlusconi sulla Magistratura è tutto vero; tutto quello che dice Repubblica su Berlusconi è tutto vero.
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# Biggarand 2011-12-17 11:25
Riporto su questo tema la mia esprienza personale; ho una piccola azienda famigliare nel settore del mobile. Tralascio tutte le lungaggini che abbiamo subito nel tempo in merito a recuperi su crediti e riporto solo 2 esempi significativi.
Il primo è di poco tempo fa. Un'azienda ci chiede dei soldi non dovuti per servizi non forniti e di cui non ha nessuna documento a sostegno di tale richiesta se non la sua parola. Ebbene un giudice si è sentito in dovere, viste le tante prove di colpevolezza a nostro carico di emettere un decreto ingiuntivo con effetto immediato (e perciò con pagamento entro 10 giorni) in più sono state spedite a tutte le banche della provincia indiscriminatam ente degli avvisi per il blocco dei fondi. Chiaramente ci siamo immediatamente rivolti al giudice di pace che per fortuna ha sospeso immediatamente tutto. Comunque il danno di immagine presso gli isituti di credito è fatto.
Il secondo esempio riguarda dei tributi. Circa 10 anni fa abbiamo pagato 120.000€ di IVA non dovuta. Abbiamo aperto una causa con lo Stato ed abbiamo vinto in tutti i gradi, ma visto che in Italia le cose vanno come vanno ora la nostra pratica è presso la ragioneria di Stato (non ne sono sicuro al momento ho un vuoto di memoria, ma credo che il concetto comunque sia chiaro). I professionisti interpellati ci hanno tutti chiaramente detto che a questo punto è chiaro che lo Stato non vuole pagare e che quei soldi una volta lì non li vedremo più.
Evviva la crisi, no?
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# amsicora 2011-12-17 14:35
E poi gli evasori saremmo noi contibuenti.
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# matteo986 2011-12-17 14:54
A tutti gli italiani di buona volontà:chi può si separi da questa roma (volutamente con la r minuscola) usurpatrice e conquistatrice dei popoli (del sud come del nord) ma soprattutto distante anni luce dall'ordine divino.

Non ero separatista nè secessionista, ma ora non vedo altri sbocchi. Indipendenza e autonomia ai popoli, con la speranza di un nuovo Stato soggetto a Dio solo.

Saluti.
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# Franco_PD 2011-12-17 22:38
Faccio i miei migliori auguri a questo lettore. Conobbi un altro che avanzava una cifra importante di IVA a credito e che non la vide mai più indietro. Finì i suoi giorni come un barbone vivendo nella propria auto parcheggiata in un campo. Il giornale locale Il Gazzettino dedicò alla sua storia un'intera pagina alla sua morte. Si chiamava Gabriele N. A distanza di tanti anni è ancora nei miei pensieri.
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# NominorLeo7 2011-12-20 19:28
Lo Stato Non Vuole Pagare. Perché quella masnada di piccoli despoti annidati dietro alle scrivanie si autonomina Stato, e crea uno Stato a misura della propria nullità mentale e morale, che crede vantaggioso vessare i cittadini.
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# cgdv 2011-12-17 12:00
Caro Blondet questo articolo è assolutamente magistrale in quanto magistralmente esplicativo.
Mi piace tuttavia aggiungere da profano, che senza l'universalizzazi one del processo degenerativo rispetto al diritto naturale, non sarebbe neppure pensabile l'instaurarsi del nuovo ordine al quale verremo progressivament e condannati.
Giuliano
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# DBF 2011-12-17 12:38
In questa penisola dal ’45 non esistono più le condizioni di obbedienza per cui l’ubbidienza del popolo ai pubblici poteri e cioè alla minoranza vincitrice essendo esigenza della non patria, è un obbligo laico e demoniaco che non conferisce il carattere sacro. In questa penisola c'è chi fa il suo dovere e chi no. Il primo perché ha interesse o l’obbligo di farlo dal secondo che è parte dell’eterna minoranza vincitrice o di quel potere pubblico nato dalla partitocrazia. Se fosse però imposta l'obbedienza – già accade con insuccesso - visto che mancano i presupposti, sarebbe vista come pura idolatria da combattere. Ciò che frena la brutalità è lo stipendio e perciò la strategia dell’insicurezz a, altro eterno volano economico e non solo. Lo Stato perciò non è più sacro e addirittura con il Concilio Vaticano II neanche la Chiesa. Appaiono come lobby, sette o peggio. E dire appaiono è un eufemismo visto che in certe realtà l’illegalità mascherata dà autorità e lo «Stato anti-etico» sono simbolo di potere espressi non cafona supremazia. Queste condizioni negative potrebbero però generare realtà positive per cui la nascita di un nuovo Stato sulle varie tradizioni e perciò sull’ethos e non sull’ethnos poiché ogni territorio è stato polverizzato dalla criminalità o quasi estinto. Ma sarebbe comunque una realtà di comodo. Ricreare invece lo Stato dalle attuali premesse è impossibile neanche in caso di una guerra o di occupazione. Durante o in caso poi si potrebbe scatenare una brutale guerra civile o una resa dei conti. E’ probabile perciò che tutto ciò sia stato fatto a tavolino per rifare attraverso l'eugenismo - che è l'ideologia che ritiene che la soluzione di problemi politici, sociali, economici o sanitari possa essere raggiunta attraverso l'adozione di soluzioni eugenetiche – per poi riformare lo Stato e gli altri poteri.
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# Lorenzo 2011-12-17 13:05
Come altri cito anche il caso di pagliacceria giudiziaria di cui è stata oggeto mia moglie.

Mia moglie all'età di 16 anni e stata investita mentre camminava a piedi sul ciglio della strada da un motociclista, ubriaco e drogato (il drogato "ricco" è stato risarcito dall'assicurazione per i danni subiti con l'urto con mia moglie).

Mia moglie subisce la frattura della "spina" della sesta vertebra e la sublussazzione della mandibola. La madre firma pe la chiusura del processo, inconsapevole che essendo una minore in ogni caso mia moglie doveva andare davanti un giudice di pace.

Conosciuta a 18, la informo del fatto e proviamo a vedere se era nei termini di prescrizione riaprire il caso (vista che era sta liquidata con 5 milioni di lire di un tempo); il caso viene riaperto.

La causa dura dieci anni (l'intento dell'avvocato come scopriamo, è sempre quello di allungare una pratica fino allo sfinimento, dato che più dura il litigio più prende dei soldi); i giudici vengono cambiati continuamente e una volta che finalmente arriviamo alla sentenza definitiva quello che ci viene dichiarato è il seguente esposto.
"I problemi di sublussazione alla mandibola e di schiena non sono dovuti all'incidente ma al suo ipotiroidismo congenito (con cui mia moglie e nata)".
Si può benissimo immaginare lo stupore di tale sentenza, il tutto per proteggere l'assicurazione che per prima cosa aveva violato la legge non portando mia moglie davanti il giudice di pace e poi mentendo nero su bianco.

Naturalmente arrivati a tanta ridicolaggine abbiamo rinunciato a rivalerci... a che pro, quando sicuramente la sentenza per una denuncia ai giudici interessati magari si sarebbe trasformata in un'accusa nei nostri confronti?!
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# amsicora 2011-12-17 14:31
@maurizio blondet
"... il pubblico accusatore di Napoli che in un caso ha sollevato alcuni avvocati dal segreto professionale dovrebbe essere woodcock nel "caso tarantini-escort"

Il degrado giuridico dell'Italia è tale che il legislatore ha dovuto espressamente scrivere nel codice di procedura penale che un magistrato non può tenere in carcere qualcuno "per farlo collaborare".
Nonostante ciò si continua ad utilizzare il carcere per "convincere a parlare" gli indagati, accusando se stessi o altri...
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# Catello 2011-12-17 15:00
Il più grosso problema della giustizia occidentale è l’omicidio premeditato. E’ impensabile che un mandante si improvvisi autodidatta rischiando 30 anni inventandoselo da solo, con tutti i pasticci che farebbe. Perciò chi lo commissionerà ad uno studio di professionisti che userà killer professionisti e che costruirà prove a carico di un ignaro innocente, che possa aver avuto in passato motivi di contrasto con la vittima designata, prima ancora di far commettere il delitto.
Perciò chiunque risulti coinvolto nelle indagini e venga di conseguenza presentato dai PM ai giudici come presunto colpevole, dovrebbe essere da questi considerato per definizione un presunto innocente al 99%, perché altrimenti se fosse colpevole, trattandosi di un omicidio premeditato, non si sarebbe certo lasciato coinvolgere nelle indagini.
Ma se l’importante non è la Verità e la Giustizia, ma solo la legge e la sua applicazione, tanto la gente non capisce un tubo, e non può leggere le carte, allora si fa così: si condanna quello che viene loro presentato come presunto colpevole e nel dubbio gli si dà una pena leggera, ulteriormente scontabile con la buona condotta.
Certo che il sistema americano è migliore di quello italiano perché lì il verdetto lo decide liberamente una giuria informata che può discutere per tutto il tempo che vuole e a cui non interessa l’applicazione della legge, ma solo verificare se ci sono dubbi di non colpevolezza.
Certo che la cosa peggiore invece sarebbe la combinazione del processo italiano con la severità inumana della condanna di quello americano e quella migliore il processo americano con la mitezza italiana, anche perché un piccolo dubbio rimane sempre.
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# cattolicocritico 2011-12-17 15:02
Perché la giustizia e conseguentement e il potere abbiano un fondamento sacrale ci deve essere la caduta e la fine del capitalismo. Ma per far crollare il capitalismo ed evitare che si instauri un nuovo capitalismo ci deve essere un partito che abbia come scopo l'abbattimento del capitalismo, ma questo partito non c'è. Indovini Blondet che tipo di partito ci deve essere e non c'è.
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# licio 2011-12-17 18:23
MEGLIO UN TRISTE ACCORDO... CHE UNA CAUSA VINTA!!! QUESTA E' L'UNICA USCITA DI SICUREZZA... NON REX NON IUS NON MOS...
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# Franco_PD 2011-12-17 20:54
Io di mio avrei la possibilità di rincarare ulteriormente l'articolo di Blondet, citando (visti coi miei occhi) giudici addormentarsi in udienza con imputati detenuti, testimoni a discarico (persone onestissime e disinteressate) aggredite verbalmente in udienza e intimorite dal PM, e quelli a carico (platealmente falsi con documentazione incontrovertibi le che ne attestava il mendacio) "graziati" sui due piedi perchè funzionali all'accusa. Ma il direttore mi scade con il suo consueto "calcio dell'asino" a Berlusconi. Non è una questione di simpatia politica (che non c'è) verso il personaggio, quanto la palese non attinenza con la questione nei termini dell'articolo. Berlusconi è in realtà la vittima più illustre del meccanismo che Blondet identifica con precisione, e va dato atto all'ex premier di essere stato l'unico capo del governo a denunciare a gran voce le storture dei meccanismi giudiziari. Certo, perchè ne era colpito di persona. Ma non ha chinato la testa, anche se era chiaro che non avrebbe potuto far nulla, come dovrebbe comprendere chiunque abbia uso di politica e di mondo. Gli avvocati padovani di Berlusconi poi li conosco (Ghedini militò brevemente nel FdG), dell'altro (che il Direttore non cita) ho una frequentazione trentennale e penso che soprattutto nel caso di questo (un grande docente universitario tra l'altro) non vi siano dubbi sulla competenza. E se conducono i processi in un certo modo è perchè altro non c'è. Pensare poi a "grandi architetture di riforme della giustizia" è ridicolo: nessuno vi si vuole prestare e a nessun titolo, al di fuori dei due o tre giuristi vicini a Berlusconi. Alla lobby va bene così e ne fanno parte tutti coloro che portano una toga. Una banalità come l'equiparazione dell'accusa alla difesa di fronte alla corte giudicante (un'ovvietà) non viene neppure presa in considerazione. L'abbiamo visto tutti, direi. Dovrebbe essere sufficiente pensare a questo, per capire come stiano andando le cose. E purtroppo praticamente tutti gradiscono il torbido, perchè chiaramente vi si pesca meglio.
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# publied 2011-12-17 21:09
E' ben nota l'italica in/giustizia.
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# sinderesi 2011-12-17 22:03
Iam vero illud stultissimum, existimare omnia iusta esse quae scita sint in populorum institutis aut legibus. Etiamne si quae leges sint tyrannorum? Si triginta illi Athenis leges inponere voluissent, et si omnes Athenienses delectarentur tyrannicis legibus, num idcirco eae leges iustae haberentur? [...] Est enim unum ius quo devincta est hominum societas et quod lex constituit una, quae lex est recta ratio imperandi atque prohibendi. Quam qui ignorat, is est iniustus, sive est illa scripta uspiam sive nusquam. Quodsi iustitia est obtemperatio scriptis legibus institutisque populorum, et si, ut eidem dicunt, utilitate omnia metienda sunt, negleget leges easque perrumpet, si poterit, is qui sibi eam rem fructuosam putabit fore. Ita fit ut nulla sit omnino iustitia, si natura non est [...]. Atqui si natura confirmatura ius (= dirito positivo) non erit, virtutes omnes tollantur. Ubi enim liberalitas, ubi patriae caritas, ubi pietas [...] poterit existere? Nam haec nascuntur ex eo quod natura propensi sumus ad diligendos homines, quod fundamentum iuris est. (Cicerone, De legibus I 42 e seguenti).
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# antonoi51 2011-12-17 22:30
Sono stati i sostituti procuratori Francesco Curcio, Henry Woodcock e Vincenzo Piscitelli come di seguito riportato:
"Ad insorgere però sono adesso i penalisti pugliesi. Non ci stanno alla forzatura fatta dai pm campani per sollevare dal segreto professionale il legale difensore dell'imprenditore Gianpaolo Tarantini. All'avvocato Nicola Quaranta, interrogato come testimone a Napoli dai sostituti procuratori Francesco Curcio, Henry Woodcock e Vincenzo Piscitelli, è stato imposto di rispondere alle domande dei pm attraverso un decreto d'urgenza firmato dagli stessi magistrati".

http://www.ingiustizia.info/libro%20napoli.htm
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# angeloderosa 2011-12-17 23:13
E' TALMENTE FREQUENTE IL RACCONTO DI ESPERIENZE VERGOGNOSE NEI TRIBUNALI CHE IL RISCHIO E' LA PERDITA DEL SENSO DELLO STATO DEMOCRATICO (E QUESTO PROBABILMENTE E' IL VERO GIOCO CHE LE PIATTOLE PRATICANO)... L'UNICO MODO PER CAMBIARE TUTO CIO' E' SCENDERE IN CAMPO ATTIVAMENTE... DIRETTORE BLONDET, LEI DEVE FARE POLITICA ATTIVA... NOI (E SIAMO IN TANTI) LA SOSTERREMO CON TUTTE LE NOSTRE FORZE...
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# licio 2011-12-18 01:20
BLONDET ACCETTEREBBE SOLO SE SI RITORNASSE AL REALE... CONDITIO SINE QUA NON...
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# craponi 2011-12-18 09:47
Ricordo, dagli studi universitari di Filosofia del Diritto, il testo di Bobbio sul "Positivismo Giuridico". Vi era contenuto un esempio di caso concreto assunto nella sfera applicativa di una norma (un articolo del codice) dalla cui duplice interpretazione era possibile dare pienamente ragione a Tizio ovvero a Caio, in base alla "Tecnica Interpretativa" utilizzata! Questo è oggi il diritto, signori miei, un "Tecnicismo relativistico"...
Mario Napolitano
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# gjovi 2011-12-18 12:21
In definitiva, il legislatore ha prodotto una quantità industriale di leggi e di leggine, scritte male e contadditorie. Per cui chi le applica le deve "interpretare". Tutte queste leggi, in definitiva si riducono ad una fondamentale, la famosa "legge del menga" che afferma che chi se lo prende in c... se lo tenga. Riformare questo sistema per vie normali è impossibile. C'è solo da sperare che qualche comico inizi a fare un po' di satira su personaggi "macchiette" come l'anglo napoletano Woodcook.
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# Franco_PD 2011-12-18 15:34
Se lo può scordare caro Giovi. Pensi che un giornalista, che in un suo articolo aveva descritto un magistrato citando il fatto che aveva pochi capelli in testa, è stato condannato ad un pesante risarcimento pecuniario (a favore ovviamente del magistrato stesso). Questo perchè quest'ultimo si è sentito offeso dalla descrizione che peraltro corrispondeva all'assoluta verità. E il processo venne istruito e celebrato con stupefacente velocità. Quindi: mutismo e rassegnazione!
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# licio 2011-12-18 18:00
PER CHI AVESSE ANCORA QUALCHE DUBBIO SU CHI COMANDA PER DAVVERO IN ITALIA...
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# amsicora 2011-12-18 20:11
Sì, da uno studio di una università romana emerge che, nelle cause di risarcimento danni per diffamazione, i più risarciti, fra le varie categorie professionali sono... indovinate chi?
I magistrati!
Il caso più eclatante è quello dell'ex procuratore di Napoli Cordova che ha ottenuto 800 mila euro per la trasmissione di Sgarbi...
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# zampano 2011-12-18 13:26
Pochi articoli "belli" come questo: grazie direttore.
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# Gnari 2011-12-18 18:53
Messaggio per il lettore Signor Mgamb.

Il mio indirizzo di posta elettronica è:
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# Annhilus 2011-12-19 11:05
Questo è l'ennesimo esempio di come il diritto non esiste senza "LA" Morale.

Siccome gli Stati democratici fondano il diritto sulla loro costituzione sovrastrutturat a in caste che poggiano il loro arbitrio sul concetto propagandistico di consenso
e di numerosità, è evidente che il concetto di morale (o etica se preferite che è più in voga)... è del tutto evaporato. Qui dunque per il cattolico si evidenzia uno mutato scenario di fondo: non più Cesare e Dio, ma Cesare oppure Dio... io la mi scelta la ho fatta... la maggior parte dei sedicenti cattolici no.

Dice bene @Matteo986

Siamo oramai ad una chiara dicotomia non più conciliabile tra Stato (il potere che lo Stato incarna oggi che poi è quello di mammona) e Dio...

Nostro Signore parlò chiaro, o l'uno o l'altro... ad ognuno fare i conti con la propria coscienza... io oramai non sento più alcun obbligo verso lo Stato, che di fatto non esiste più... se mai è esistito... solo uno è il mio Dio, solo a lui debbo amore e obbedienza, l'unico vero Re dei Re.

Nel nome del Padre del Figlio e dello Spirito Santo così sia.
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# matteo986 2011-12-19 16:19
Io sono veneto, e, nonostante il grande sviluppo economico, c'è ancora molta Fede nella mia terra. Bisogna far qualcosa a livello politico sociale per fermare la secolarizzazion e che avanza, aspettando certamente con obbedienza e filiale amore che il Santo Padre spieghi l'ermeneutica giusta del Concilio.
Da un recentissimo sondaggio di Avvenire si evince che al nordest solo il 37% si sente italiano, al nordovest il 42%, al centro il 52% e al sud il 35%. Dopo 150 anni di unità questo è il risultato?
La mia speranza è una autonomia ottenuta pacificamente e legalmente che aggiusti gli errori di un Risorgimento traditore dei popoli italici. Io amo l'Italia e l'Europa, ma nè Bruxelles nè Roma purtroppo mi rappresentano ora, spero che una "Venetia liberata" possa innescare un processo politico religioso culturale che ponga un limite all'avanzata delle tenebre.
Forse sono solo un sognatore.
Cari saluti ad Annhilus, la ricorderò nelle mie preghiere quotidiane.
Un caro saluto alla redazione, sempre attenta a moderare i commenti. Chiedo scusa se ho fatto pubblicità ad una certa formazione politica nell'altro mio commento.
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# san 2011-12-19 15:53
Sin dalla mia gioventù che sento parlare della giustizia. Mi ricordo il caso Tortora. Atroce.
Parlare di diritto in questo Paese ormai è inutile. Studiare legge è perdita di tempo. Un Paese in mano a bande di tutti i tipi, pronto ad abolire le pensioni di anzianità per i poveracci, e appellarsi subito in nome dei diritti acquisiti per le pensioni dei parlamentari. Un palese contrasto con il principio di uguaglianza dei cittadini di fronte alla Costituzione.
Una Corte Costituzionale, distratta quando deve difendere i diritti dei cittadini, decisa quando difende i privilegi della casta. Un presidente della repubblica responsabile del Consiglio Superiore assente nei suoi compiti istituzionali, ma attendo far partecipare a guerre neocoloniali il Paese con costi umani e materiali immensi. Vogliamo continuare a parlare di Paese democratico?
Perdita di tempo!
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# Saturn 2011-12-22 17:00
Mills: legale inglese, Berlusconi totalmente innocente. Mi scuso con lui
22 dicembre 2011
(ASCA) - Milano, 22 dicembre "Questi 600mila dollari non hanno nulla a che vedere con Berlusconi. Lui è totalmente innocente. Mi scuso con lui per tutti i problemi che ho potuto causare, la colpa non è sua". Così David Mills, il personaggio al centro del processo in corso a Milano a carico di Silvio Berlusconi 'scagiona', al termine della sua testimonianza, l'ex capo del governo imputato per corruzione in atti giudiziari.
Mills ha fatto questa considerazione senza essere stato interpellato dal pm. E Francesca Vitale, presidente del collegio dei giudici, gli ha fatto notare: "In Italia non sono previste dichiarazioni spontanee da parte del testimone". E, ricordando l'esito della vicenda processuale dell'avvocato d'affari britannico, il giudice ha aggiunto: "Mister Mills, la sua posizione è già stata definita con una sentenza della Cassazione di proscioglimento per prescrizione".
http://asca.it/news-Mills__legale_inglese__Berlusconi_totalmente_innocente__Mi_scuso_con_lui-1107938-POL.html
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# Robert De Zan 2011-12-23 10:37
La sorella di un mio amico ha fatto alcuni mesi nel tribunale di Vicenza come semplice impiegata a tempo determinato. Proveniva da una fabbrica in crisi per cui l'hanno licenziata e si è trovata questa occupazione temporanea. Ebbene, abituata com'era a darsi da fare nel privato, chiedeva, s'informava cosa ci fosse da fare, ma i suoi colleghi, tutti, sottolineo tutti, negli uffici della sezione in cui lavorava, sono meridionali, quando la vedevano così indaffarata gli dicevano: "Ma cooosa fai, con caaalma che qua non c'è fretta" in più doveva sopportare una signora che nonostante i suoi 3.500 (tremilacinquec ento) euro al mese, continuava a lamentarsi perchè non poteva comprare più questo o quello. Al che le disse se voleva fare il cambio con i suoi 700 euro cada mese!!!
In Italia c'è il male dei mali, ed è dilagante.
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# amsicora 2011-12-24 17:09
Un altro sintomo della nostra decadenza culturale, come osservato dal direttore, è rappresentato dal fatto che mentre un tempo Diritto Romano era tra gli insegnamenti più importanti (tant'è che era biennale) ora non lo è più ed il degrado degli studi romanistici è andato di pari passo con il degrado nello studio del latino.
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# milvus 2011-12-29 08:36
Il problema presenta molte sfaccettature, una potrebbe essere anche: spesso non ci si vuole arrendere all'evidenza, dimostrare un carattere forte, esente dal sacro, oppure, a furia di prescindere dallo stesso, è possibile passare da imbecilli. La violenza di un assassino o delinquente comune con la sua vittima, spesso è insopportabile, perchè senza il sacro nel diritto, la vita di un cittadino non vale o poco vale, anche nulla, perchè è l'assassino stesso, seguendo le istruzioni dell'avvocato, se ha la fortuna di averlo, a decidere sommariamente se la vittima deve morire o deve vivere, e questo dipende oggi dalla sensibilità di chi è obbligato ad occuparsi della sicurezza in genere della popolazione. Non vi sono incluse solo le forze dell'ordine, ma anche altri professionisti, soprattutto i medici, ad esempio, spesso collusi con altre sovrastrutture. Dentro la cornice dei suoi limiti culturali, un assassino o delinquente, che può essere anche politico, è abbastanza intelligente. E difficile che perpetri un delitto, di qualunque entità, o un assassinio ad un familiare di senatore, deputato, giudice, magistrato, perchè sa che di sicuro a partire da quel momento, le leggi cambiano ed allora che verranno applicate con il rigore che gli deve, assoluto.
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# Nahars 2013-11-20 14:35
Direttore,non conoscevo la Weil, chissà se è santa? ho avuto questa impressione....
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