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Il 2012 di Erdogan comincia con l’arresto dell’ex capo dell’esercito e la strage oscurata
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Turchia: altro colpo pesante alla Gladio turca filosionista

L’anno nuovo è iniziato in Turchia con un colpo di scena mai visto nel Paese: l’arresto dell’ex capo di stato maggiore della difesa Ilker Basbug (nella foto, insieme con Erdogan) accusato di essere implicato nell’affare Ergenekon, detta la Gladio turca, e di essere coinvolto in un tentativo di colpo di Stato contro l’attuale governo Edogan, capo del partito di ispirazione islamica. Colpo di Stato che, secondo i magistrati che conducono l’indagine, rientrava nei piani dell’affare Ergenekon, affare venuto a galla nelle indagini iniziate 5 anni fa e nel quale sono anche implicati, arrestati e tuttora detenuti vari ufficiali e un centinaio di giornalisti.

Secondo le indagini, il piano prevedeva assassini e vari attentanti contro le minoranze religiose, compresa l’uccisione del patriarca ecumenico Bartolomeo, da attribuire a movimenti islamici, al solo scopo di provocare un colpo di Stato per rovesciare il governo dell’AKP, partito a cui fa capo l’indiscutibilmente carismatica figura di Erdogan, che praticamente domina dal 2002 la scena politica turca.

L‘arresto del generalissimo Ilker Basbug, comandante di stato maggiore dal 2008 al 2010, anno in cui è andato in pensione, è il primo mai avvenuto in Turchia di un capo delle forze armate, che, come è noto, erano, almeno sino all’altro ieri, il garante della costituzione Kemalista. Lo stesso Ilker Basbug non ha mai nascosto la sua opposizione al governo dell’AKP, che sta al potere dal 2002, in quanto di estrazione islamica.

E’ rimasta famosa una sua intervista del giugno del 2009, quando aveva dichiarato che l’esercito turco non sarebbe rimasto spettatore della campagna diffamatoria che lo accusa di tentare di rovesciare il governo di Erdogan. Accuse, aveva aggiunto, rivolte alle forze armate in un momento nel quale appaiono all’orizzonte nubi di crisi profonda nel Medio oriente, a causa della questione iraniana. E aveva concluso sottolineando che la magistratura militare aveva confermato la non veridicità dei documenti addotti come prova per l’accusa di cospirazione. Ma lo stesso Erdogan gli aveva risposto che spettava alla magistratura civile far luce nella vicenda, in quanto non si fidava della magistratura militare.

Questo arresto conferma, dunque, l’incolmabile fossato che esiste tra i militari ed Erdogan, il quale con questo atto non solo evidenzia di aver preso il sopravvento sulle forze armate, ma anche di saper abilmente sfruttare questo scontro prolungato, ogni volta che il suo governo si trova in difficoltà, si commenta in ambienti dei diplomatici e degli analisti di Istanbul.

Osservano costoro che l’arresto di Iker Basbug avviene dopo un fatto drammatico, che stava mettendo in grossa difficoltà il governo di Erdogan, sopratutto con i milioni di curdi, visto anche il non buon momento dei rapporti tra il governo di Ankara e Ia loro comunità, malgrado i positivi approcci del recente passato.

Si tratta del massacro di Uludere, un paesino nel sud est del Paese (vicino alla città di Sirnak) a ridosso alla frontiera con la Siria, avvenuto il 28 dicembre, quando gli F16 bombardarono, scambiandoli per terroristi curdi, una delle carovane che approvvigionano il mercato nero facendo la spola tra Siria e Turchia. L’attacco ha provocato la morte di 35 persone, tra i quali diversi ragazzi che accompagnano le carovane, come da anni usano fare le tribù curde della frontiera, che in questi traffici hanno l’unica fonte di sopravivenza.

Il governo Erdogan ha cercato di tenere nascosto questo drammatico errore per timore delle reazioni della numerosa comunità curda della Turchia. Ma il tam tam del web ha diffuso la notizia del massacro dei minorenni di etnia curda, mettendo così in grossa difficoltà la credibilità di Erdogan. L’arresto “miracoloso” di Basbug, assai inviso alla comunità curda per il suo passato anticurdo, sembra aver soffocato, per il momento, il fattaccio di Uludere

I partiti di opposizione, però, hanno accusato il governo dell’AKP di utilizzare l’affare Ergenekon, perpetuandolo nel tempo, per mettere a tacere ogni voce contraria al loro regime, dando la caccia a ufficiali, giornalisti, avvocati e accademici.

E lo stesso generalissimo Ilker Basbug, in un comunicato, ha dichiarato che è strano che io vengo arrestato ad un anno e mezzo dal mio pensionamento ed accusato per fatti commessi durante il mio periodo di esercizio dei miei doveri militari.

L’intera vicenda sarà discussa mercoledì prossimo in un incontro del presidente Abdulach Gul con l’attuale capo di stato maggiore delle forze armate e con il capo dei servizi di intelligence, turca la cosiddetta MIT.

Fonte >  Asia News



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Commenti  

 
# Hadrian London 2012-01-11 18:56
Ho appena ricevuto dalla segretaria del professor Memet Haberal - rettore della Università Baskent e caro amico - il libro What is my crime?
Mi sembra che ci sia un evidente fumus persecutionis contro alcuni accademici non islamici (dunmeh? Non credo, anche se tutto è possibile).
Di certo dai resoconti del processo mi sembra che Memet sia stato proprio tirato a forza nell'affare Ergenekon.
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# Pierpaolo 2012-01-12 09:56
Il vice comandante dell'unità militare che ha effettuato la strage è stato sospeso a seguito dei primi risultati dell'inchiesta amministrativa, ancora in corso.
Ciò è un esito oltremodo insolito in Turchia. Sembra evidenziare una posizione molto forte del potere politico, che ne approfitta per incidere in profondità sul potere dei militari.
Ma le cose sono ancora in movimento e gli sviluppi imprevedibili.
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