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i Romani arrivarono in Barbagia, scavi riscrivono storia della Sardegna
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I Romani conquistarono a pieno anche la Barbagia: s'infrange il mito dell'indipendentismo sardo dilaniatore della Patria

Prima dei banditi, ad Orgosolo arrivarono i Romani. In Sardegna nuove ricerche nell'aspro territorio della Barbagia rivelano una realta' finora impensabile: quelle zone non furono affatto refrattarie alla civilta' greco-romana. Inedite testimonianze archeologiche permettono ora di riscrivere intere pagine della storia dell'isola.

Alla straordinaria scoperta dedica un ampio reportage l'ultimo numero della rivista ''Archeologia Viva'' (Giunti Editore). In Sardegna qualcuno ancora non riesce a crederci, ma i dati archeologici parlano chiaro: i Romani riuscirono a penetrare nel cuore della Barbagia, piu' precisamente nell'insospettabile Supramonte di Orgosolo, dove nuove scoperte costringono a riscrivere un importante pezzo di storia. In localita' Sirilo', un immenso altopiano calcareo a oltre mille metri di altitudine, ore di cammino a piedi ancora oggi per raggiungere il centro di Orgosolo: qui, durante lo scavo di un villaggio nuragico si sono spalancate le porte per una nuova interpretazione di come andarono le cose al tempo dei Romani.

Dalle fonti classiche sappiamo che i Greci e i Latini conoscevano bene la Sardegna. Le testimonianze di Erodoto, Diodoro Siculo, Strabone e, soprattutto, Pausania raccontano di popolazioni greche in fuga da Troia guidate da condottieri che si rifugiarono sui monti dell'isola. Notizie riprese nel Novecento che hanno creato tra le popolazioni della Barbagia il mito che nelle zone interne la colonizzazione romana, iniziata nel 238 a.C. durante la seconda guerra punica, sia stata respinta dalla forte resistenza degli stessi barbaricini, che non si sarebbero sottomessi.

Ma la storia non e' esattamente questa, come spiega un lungo articolo pubblicato su ''Archeologia Viva'', a firma di Maria Ausilia Fadda, l'archeologa della Soprintendenza di Sassari e Nuoro che da decenni conduce scavi in quelle che sono considerate le aree piu' impenetrabili della Sardegna.

Fonte >  Adnkronos


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Commenti  

 
# Milo Dal Brollo 2012-01-14 13:17
Insomma: Sardi e... muti! Con tutto il rispetto per la gente sarda, ma al momento è meglio l'unità della Patria piuttosto che il localismo (cari sardi, rischiate di finire come la Moldavia).
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# Gebedia 2012-01-14 14:25
Citazione Milo Dal Brollo:
Insomma: Sardi e... muti! Con tutto il rispetto per la gente sarda, ma al momento è meglio l'unità della Patria piuttosto che il localismo (cari sardi, rischiate di finire come la Moldavia)


O qui facciamo l'Italia (ma la facciamo vermente, noi popolo, noi gente con ancora dei valori su cui fondarla questa Patria) o moriamo.
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# Josto 2012-09-20 16:32
Della patria degli italioti a noi non ce ne frega niente. Prima gli italioti hanno nascosto la nostra storia, ora cercano di manipolarla. Comunque siano andate le cose noi non saremo MAI italiani. Passeranno magari altri 1000 anni ma alla fine prenderete un calcio in culo.
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# Fucilategliammiragli 2012-01-14 17:25
Operazione propagandistica a fini unitari. La scoperta archeologica probabilmente l'ha fatta Giorgio Napolitano...
Possibile che ancora ci sia gente prona al mito dell'unità d'itaglia?!
Una non nazione creata dalla massoneria filo inglese per gli interessi inglesi?!
Ma insomma!
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# Milo Dal Brollo 2012-01-15 13:51
Citazione Fucilategliammi ragli:
Operazione propagandistica a fini unitari. La scoperta archeologica probabilmente l'ha fatta Giorgio Napolitano...
Possibile che ancora ci sia gente prona al mito dell'unità d'itaglia?!
Una non nazione creata dalla massoneria filo inglese per gli interessi inglesi?!
Ma insomma!


C'è già scritto chi l'ha fatta, sta scoperta.
Io invece ancora non riesco a capire perché ci sia gente che, nonostante l'unità d'Italia sia stata fatta coi mezzi che conosciamo e dal momento che abiamo tutti qualcosa in comune, voglia il frazionamento del nostro Paese in microstaterelli deboli e soggiogabili.
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# Giacomo2012 2012-01-14 19:02
Moldavia? Scusa, Milo Dal Brollo, di professione che fai? Ma che ragionamenti fai? A parte che lo sanno tutti che i romani misero piede in Barbagia, così come é risaputo che i sardi misero piede a Roma e sin dal tempo degli Etruschi (del resto erano i loro sovrani: "Reges soliti sunt esse Etruscorum qui Sardi appellantur").
Sostenere che popolazioni greche arrivarono sui monti dell'isola come suggerisce qualche autore d'epoca invece non ha basi di alcun genere! Bisogna difatti distinguere tra storia, archeologia e miti. Per la cronaca, gli indipendentisti sardi sono pochi e non creano alcun problema all'isola, tantomeno all'Italia. Chiedono solo che non vengano sfruttati e che vengano rispettati i loro diritti.
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# Milo Dal Brollo 2012-01-15 11:59
Citazione Giacomo2012:
A parte che lo sanno tutti che i romani misero piede in Barbagia, così come é risaputo che i sardi misero piede a Roma e sin dal tempo degli Etruschi (del resto erano i loro sovrani: "Reges soliti sunt esse Etruscorum qui Sardi appellantur").
Sostenere che popolazioni greche arrivarono sui monti dell'isola come suggerisce qualche autore d'epoca invece non ha basi di alcun genere! Bisogna difatti distinguere tra storia, archeologia e miti


Evidentemente, secondo il mito indipendentista sardo, i romani NON avevano mai messo piede nell'entroterra sardo, ma solo sulla costa. Sennò un articolo così non avrebbe nemmeno fatto notizia. Proprio come tu dici, date le recentissime scoperte archeologiche, bisogna distinguere il mito dalla realtà: i romani dominarono interamente la Sardegna. L'articolo poi non parla di genti greche, ma si appella alla civiltà greco-romana e dice chiaramente gli storici greci parlano di un mito (addirittura secondo loro le nuraghe le avrebbe costruite Dedalo).

Di sardi-etruschi che governarono Roma bisognerebbe discutere. La citazione "Reges soliti sunt esse Etruscorum qui Sardi appellantur" è di Sesto Pompeo Festo, un grammatico romano del II secolo avanti Cristo, e significa che i sardi, che governavano gli etruschi, erano provenienti dalla capitale della Lidia, Sardi, in Asia minore, dalla quale (e questa è un un ulteriore indizio riguardo alla loro oscura origine) probabilmente gli etruri provenivano. La citazione è anche ripresa dal mitico (e per te inattendibile) Strabone, geografo greco del I secolo avanti Cristo.

Vorrei farti notare inoltre che Sardi, la capitale della Lidia in Asia minore, era governata dagli Eraclidi (discendenti del semidio greco Eracle, poi Ercole per i romani) secondo Erodoto. Eraclidi... ti ricorda qualcuno? Se perciò - sempre secondo mito, s'intendo - questi esplosivi eraclidi-etruschi sbarcarono in Italia proveniendo da Sardi... i sardi di Sardegna non c'entrano proprio niente!

Citazione Giacomo2012:
Moldavia? Scusa, Milo Dal Brollo, di professione che fai? Ma che ragionamenti fai? [...] Per la cronaca, gli indipendentisti sardi sono pochi e non creano alcun problema all'isola, tantomeno all'Italia. Chiedono solo che non vengano sfruttati e che vengano rispettati i loro diritti


Per la cronaca, il sentimento indipendentista sardo non è mai stato poco popolare, e credo che, coi tempi che corrono e conoscendo lo spirito campanilistico degli italiani, si riaccenderà ben volentieri. Se per caso diverrà indipendente, farà la fine della Moldavia: senza risorse, senza un apparato statale da grande Paese, con poca istruzione, con poca industria, ovviamente depauperato dalla crisi economica... vogliamo continuare? O sembrano ragionamenti così osceni?

Non lo dico per offendere i sardi, anche se ciò potrebbe risultare offensivo. Anch'io non voglio essere sfruttato, ma non chiedo la Felsina indipendente (sono di Bologna). Scusate, ma ora che è stata fatta, è meglio l'unità della Patria. Gli Stati microscopici possono sopravvivere solo facendo i paradisi fiscali, e cioè contribuendo a questo stato di crisi e di decadenza.
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# Ningun 2012-01-15 14:33
Citazione Milo Dal Brollo:
Citazione Giacomo2012:
A parte che lo sanno tutti che i romani misero piede in Barbagia, così come é risaputo che i sardi misero piede a Roma e sin dal tempo degli Etruschi (del resto erano i loro sovrani: "Reges soliti sunt esse Etruscorum qui Sardi appellantur").
Sostenere che popolazioni greche arrivarono sui monti dell'isola come suggerisce qualche autore d'epoca invece non ha basi di alcun genere! Bisogna difatti distinguere tra storia, archeologia e miti


Evidentemente, secondo il mito indipendentista sardo, i romani NON avevano mai messo piede nell'entroterra sardo, ma solo sulla costa. Sennò un articolo così non avrebbe nemmeno fatto notizia. Proprio come tu dici, date le recentissime scoperte archeologiche, bisogna distinguere il mito dalla realtà: i romani dominarono interamente la Sardegna. L'articolo poi non parla di genti greche, ma si appella alla civiltà greco-romana e dice chiaramente gli storici greci parlano di un mito (addirittura secondo loro le nuraghe le avrebbe costruite Dedalo).

Di sardi-etruschi che governarono Roma bisognerebbe discutere. La citazione "Reges soliti sunt esse Etruscorum qui Sardi appellantur" è di Sesto Pompeo Festo, un grammatico romano del II secolo avanti Cristo, e significa che i sardi, che governavano gli etruschi, erano provenienti dalla capitale della Lidia, Sardi, in Asia minore, dalla quale (e questa è un un ulteriore indizio riguardo alla loro oscura origine) probabilmente gli etruri provenivano. La citazione è anche ripresa dal mitico (e per te inattendibile) Strabone, geografo greco del I secolo avanti Cristo.

Vorrei farti notare inoltre che Sardi, la capitale della Lidia in Asia minore, era governata dagli Eraclidi (discendenti del semidio greco Eracle, poi Ercole per i romani) secondo Erodoto. Eraclidi... ti ricorda qualcuno? Se perciò - sempre secondo mito, s'intendo - questi esplosivi eraclidi-etruschi sbarcarono in Italia proveniendo da Sardi... i sardi di Sardegna non c'entrano proprio niente!

Citazione Giacomo2012:
Moldavia? Scusa, Milo Dal Brollo, di professione che fai? Ma che ragionamenti fai? [...] Per la cronaca, gli indipendentisti sardi sono pochi e non creano alcun problema all'isola, tantomeno all'Italia. Chiedono solo che non vengano sfruttati e che vengano rispettati i loro diritti


Per la cronaca, il sentimento indipendentista sardo non è mai stato poco popolare, e credo che, coi tempi che corrono e conoscendo lo spirito campanilistico degli italiani, si riaccenderà ben volentieri. Se per caso diverrà indipendente, farà la fine della Moldavia: senza risorse, senza un apparato statale da grande Paese, con poca istruzione, con poca industria, ovviamente depauperato dalla crisi economica... vogliamo continuare? O sembrano ragionamenti così osceni?

Non lo dico per offendere i sardi, anche se ciò potrebbe risultare offensivo. Anch'io non voglio essere sfruttato, ma non chiedo la Felsina indipendente (sono di Bologna). Scusate, ma ora che è stata fatta, è meglio l'unità della Patria. Gli Stati microscopici possono sopravvivere solo facendo i paradisi fiscali, e cioè contribuendo a questo stato di crisi e di decadenza


Quanta saccenza egregio signore, è la stessa che subiamo da quando i putridi piemontesi hanno messo piede nell'isola inziando il saccheggio che dura fino ad oggi. Penso spesso alla WWI, a mio nonno e suo fratello poco più che 18enni che furono recultati a diffendere il confine nord di questo putrido Paese e quindi anche il suo immorale cVlo.
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# Milo Dal Brollo 2012-01-15 19:27
Caro Ningun, stai parlando con uno che è metà frusinate, della Ciociaria. E con un bisnonno che s'è fatto la Seconda.
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# Vitoparisi3 2012-01-14 19:20
Lasciamo perdere il confronto tra i sardi ed i romani; le basi americane, quelle militari, stanno degradando la Sardegna oggi. I romani non spargevano mica le radiazioni cancerogene, gli americani sì.
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# robis 2012-01-14 21:04
Caro Milo... siamo già peggio della Moldavia.
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# sayli 2012-01-15 14:52
Cun amistade manna de totus bosatrus.
Con grande amicizia per voi tutti.
Sayli

Vorrei, cari amici, che sapeste che noi sardi siamo una nazione con una cultura una lingua un territorio ed un popolo. Penso, anche, che avremo la nostra indipendenza da l'Italia.
L'Italia ci ha sfruttato sia come combattenti per la sua Patria che come piattaforma per la gestione militare del Mediterraneo, oltre a usarci per la prova di nuove armi, che, in contumacia con Israele hanno usato il nostro territorio per fare sperimentazione sulla nostra pelle.
Perdasdefogu e Quirra insegna.

Non son qui per far polemica con nessuno, ma, è millenni che noi sardi lottiamo per la nostra libertà.
In ricordo di quegli straordinari avvenimenti che ebbero luogo su queste terre, i Cuglieritani (CUGLIERI) hanno posto un segno della memoria, affinchè il sacrificio di tantissimi sardi per la difesa della propria libertà non venga mai dimenticato.
Sopra una pietra sta scritto così:

AMPSICORA E HOSTO A SOS TREMIZA PATRIOTTAS SARDOS
CHI PRO S'INDIPENDENZIA 'E SA SARDINNIA IN OJOS SOS LUGORES DE SU MARE PO' NO ESSER ISCRAOS DE ROMA IN CUSTAS BADDES DE DOLORE HANT DERREMADU SU SAMBENE ISSORO CAMPU 'E CORRA 215 avanti Cristo.
La traduzione:

Ad Ampsicora e Josto,
ai tremila patrioti sardi che,
per l'indipendenza della Sardegna,
negli occhi i bagliori del mare,
per non essere schiavi di Roma,
in queste valli di dolore
hanno versato il loro sangue.
Campu 'e Corra 215 avanti Cristo (il luogo ove avvenne il misfatto).
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# sayli 2012-01-15 15:12
La Sardinya è una natzione con una cultura una lingua un territorio, un popolo.
Osiamo pensare che avremo la nostra indipendenza dall'Italia.

L'Italia ci ha sfruttato sia come combattenti per la sua Patria che come piattaforma per la gestione militare del Mediterraneo, oltre a usarci sia biologicamente che territorialment e per la prova di nuove armi chimiche e nucleari, in contumacia con Israel... e, hanno usato il nostro territorio per fare sperimentazione sulla nostra pelle.
Perdasdefogu e Quirra insegna.

Non siamo qui per far polemica astratta con nessuno, ma ribadiamo che: da millenni noi sardi lottiamo per la nostra libertà.

http://sadefenza.blogspot.com/2012/01/i-romani-arrivarono-in-barbagia-scavi.html
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# Milo Dal Brollo 2012-01-15 20:50
Cercate la libertà citando Seneca nel blog, proprio sul banner? Ma non vedi che allora siamo italiani tutti quanti? Mica l'hanno fatto perché sono stupidi, ma perché ormai un certo retaggio è di tutti noi e non si sono fatti problema a citare Seneca per alzare la bandiera di Sardegna! Non gli è venuto neanche in mente "Oh! ma che ca... sto facendo? Cito Seneca e poi dico evviva l'indipendenza sarda?!"
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# sayli 2012-01-17 20:11
Caro Milo, grazie dell'ironia, è ovvio che le citazioni servono per dare un input all'intelligenza, noi sardi non ce l'abbiamo con gli italiani ma con il governo che ci induce a schiavitù perciò l'incitazione che Seneca ci dà è positiva per la riflessione che ci imprime nell'agire a fare ciò che è giusto (indipendentzia ): Non è perchè le cose sono difficili che non osiamo. E' perchè non osiamo che ci sembrano difficili (Seneca).
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# Livio 52 2012-01-15 17:01
M.A.N = Movimento Autodeterminazi one Nord
M.A.A.N. = Movimento ARMATO Autodeterminazi one NORD
Alla feccia italica casta, scegliere quale dei due avrà più successo...
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# sayli 2012-01-15 19:36
Nei movimenti indipendentisti sardi abbiamo già discusso a lungo su questo articolo e appurato che si tratta di una bufala.
Militarmente i Romani in Barbagia ci entrarono ma vennero respinti attraverso una lunga lotta di resistenza, da un nemico che essi nemmeno riuscirono nemmeno a vedere (come gli americani in Vietnam).
Sul fatto che poi i Barbaricini oggi parlino una lingua neolatina, beh anche Attila parlava latino, anche tutti i Germani la parlavano, eppure Roma non riuscì mai a conquistarli.
... est ora de INDIPENDENTZIA!
... è giunta l'ora dell'Indipendentzia!
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# Milo Dal Brollo 2012-01-15 19:42
Carissimi indipendentisti sardi, siculi, sanniti, romaneschi, irpini, napoletani-una-faccia-una-razza e meridionali di vario genere: innanzi tutto, ho parlato da mezzo meridionale (mia madre e i suoi antenati sono ciociari) e forse proprio perché sono mezzosangue non riesco a identificarmi così ciecamente in una visione così provinciale; poi, la questione, comprendendo il vostro livore, non è Patria Italia oppure no, ma è una questione di uomini. I politici, tranne alcuni pochissimi liberali del periodo pre '22 e vari altri del post '22, unico Ventennio in cui s'è cercato VERAMENTE di unificare le genti italiane sotto un'unica bandiera e non solo spedendole a far guerre, i politici italiani in generale, dicevo, fanno CAGARE! E' qusto il problema. Possibile che abbiate ancora sul gozzo una faccenda di 150 anni (dico, centocinquant'anni) fa, o addirittura millenaria come quella dei sardi (di Sardegna)? Ogni microscopica realtà umana è, certamente, una cultura. Ma dico: cosa differenzia così tanto tutti noi? Io abito a Bologna è lì sono nato, ho un padre trentino di lontana discendenza austriaca. Spero che non mi odiate per questo, perché faccio parte della "feccia" del Nord! E io che ca... c'entro con la Questione Meridionale? Lo capite che bisogna andare oltre i divisionismi, tenderci la mano e scaricare il cesso? Altrimenti qui ognuno resta a grattarsi le croste di me... che l'altro gli ha lanciato addosso per l'eternità!
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# sayli 2012-01-17 20:44
"Se un popolo non conquista la sua indipendenza politica non può essere soggetto della sua storia, ma resterà ai margini della storia di quella nazione che lo avrà vinto e dominato".(Antonio Simon Mossa)
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# NOMEN 2012-01-18 14:51
Citazione sayli:
"Se un popolo non conquista la sua indipendenza politica non può essere soggetto della sua storia, ma resterà ai margini della storia di quella nazione che lo avrà vinto e dominato".(Antonio Simon Mossa)


IL NOSTRO DIVINO AVRITI... ci ricorda,in uno dei suoi immortali video,che... "...IL CORAGGIO degli uomini e LA VIRTU' delle donne, decidono del DESTINO di un POPOLO..." ... attribuendone la paternità, del suddetto memorabile detto, al mitico... "N"...
meditate, Gentili, meditate!
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# sayli 2012-01-20 15:23
“De Bello Sardo”, la nuova crociata dei falsi storici.
pubblicata da Oggianu Marco il giorno venerdì 20 gennaio 2012 alle ore 13.08.

La professoressa Maria Ausilia Fadda, archeologa di tutto rispetto, sembra anche una persona molto umile e con le affermazioni sulle sue scoperte, che comunque sono interessantissi me, ci va molto cauta. Prima il villaggio di Gremanu, presso Orune, poi i recentissimi scavi in località Sirilo, presso Orgosolo, dimostrano che mentre Roma dominava l’intero mondo occidentale di allora, nella Sardegna centrale si sviluppava una civiltà parallela che, dopo aver respinto per secoli ogni tentativo di invasione, con eventuale conseguente deportazione degli abitanti e schiavitù, non disdegnava di importare presso le sue umili dimore prodotti da tutto il Mediterraneo. Arazzi, tappeti, anfore, pentole, monete, indumenti ricercati sia maschili che femminili: una civiltà evoluta ed elevata, che disponeva di vie di comunicazione e commerciava costantemente con la parte romanizzata della Sardegna, ne conosceva lingua, abitudini, usanze, religione e vizi. Insomma altro che Pellites o Mastrucati Latrones (ma Cicerone non usava questo termine contro i Barbaricini, bensì contro i corrotti funzionari latini che abitavano Cagliari) gli abitanti delle Civitates Barbariae erano un popolo colto e raffinato, degni eredi sia della civiltà nuragica, che di quella sardo punica o Cornense di Amsicora.
La professoressa Fadda questo lo ribadisce, e si limita ad affermare che quello della Barbagia eternamente resistente, agreste, selvaggia, è un mito letterario.
Insomma potremmo riscrivere tranquillamente la storia ufficiale (ma esiste poi una storia ufficiale della Sardegna? A scuola si impara questa storia?) Parlando di Civitates Barbariae o nominandone i popoli uno per uno, come facevano gli stessi storici romani: Balares, Ilienses, Jolaei, Giddhilithani, Uddhaddhadar, Corsi, Gallilensi, Nurrensi e via dicendo. Popoli rispettati, riconosciuti, quasi adorati da quelli che, sempre secondo la letteratura attuale, avrebbero dovuto esserne i nemici. Una Sardegna pacifica insomma, quella tardo imperiale, dove differenti culture convivevano, commerciavano e si accettavano l’un l’altra senza problemi. Il contrario del pocos, locos e malunidos tramandatoci dai “balentes” culturali e dalla letteratura burbera e triste ancora oggi in voga.
Sarà dall’incrocio di queste differenti culture che, scomparso l’Impero Romano e sparita Bisanzio nasceranno i Giudicati. Le due e più Sardegne si amalgamano, si incrociano, come un tempo fecero sotto Amsicora, sotto differenti Judex e si alleano per respingere i Saraceni come precedentemente avevano fermato e respinto i Vandali. Il diritto romano, l’organizzazion e circolare nuragica, le Ardie, veri e propri eserciti locali, si uniscono e creano un federazione multiculturale, come potrebbe essere oggi quella elvetica.
Qualunque popolo in qualunque parte del mondo così interpreterebbe e tradurrebbe le scoperte interessanti degli archeologi che hanno lavorato nel villaggio nuragico (e sottolineo nuragico) di Sirilo.

Non in Sardegna, quella attuale intendo. Qui le scoperte di anfore e scodelle non autoctone in territorio barbaricino diventano armi da guerra, armi politiche e persino culturali. Non aspettavano altro alcuni sardi del Capo di Sotto per esprimere le loro frustrazioni e i loro complessi di inferiorità ribadendo che sardi puri non ne esistevano e che tutti si erano venduti, erano stati sconfitti, fatti schiavi e dominati da Roma. Bastano i titoli di alcuni giornali per capire il tono: “A Orgosolo prima dei banditi arrivarono i Romani” oppure “Orgosolo Provincia di Roma”. E leggendo gli articoli più a fondo ancora peggio: nelle pacate e prudenti affermazioni della professoressa Fadda i giornalisti vedono subito Legioni, guerre sanguinose, poveri nani sardi barbuti vestiti di pelli in catene a Roma, donne sarde baffute e simili a scimmie che si gettano ai piedi dei bei Centurioni di razza superiore pregandoli di sposarle. Ribadiscono un po’ quel che scrisse Massimo Pittau quando ancora non si dedicava alla civiltà nuragica, e che poi smentì. Praticamente affermava che l’uso della lingua latina in Barbagia venne diffuso dalle donne, le quali, morti i propri uomini in guerra, avevano cercato di dimenticarli gettandosi letteralmente tra le braccia dei vincitori, Legionari o Centurioni, perché attratte dal fascino delle divise e dalla loro bellezza “continentale”. I Romani essendo da tanto tempo lontani da casa si accontentarono di quei mostri al femminile, insegnarono loro il latino e le ingravidarono in massa, quindi se ne andarono, dando così origine a una generazione di sardo-latini che poi sono i Barbaricini di oggi. La storiella di Pittau ora diventa verbo per molti dalle parti dei bastioni, che lo ribadiscono ogni volta nel Gennargentu affiori qualcosa di non agreste, rozzo, folklorico o pellita. Sardi contro sardi, senza alcunché di scientifico, senza alcuna prova, solo leggende metropolitane di stampo brutalmente maschilista e razzista che forse Pittau nella sua ingenuità giovanile prese da qualche vecchio ubriacone dalle parti di Sant’Avendrace, e delle quali si pentì immediatamente.
Nemmeno Tacito, Tito Livio, Virgilio o Cesare sarebbero arrivati a tanto nell’esaltazion e del proprio Stato. Il De Bello Gallico, scritto da Cesare per esaltare Roma e se stesso, più obiettivo del De Bello Sardo, scritto da Sardi per avvilire Sardinia e se stessi. Anzi chissà cosa avrebbero pensato gli antichi Romani leggendo questi articoli o sentendo le affermazioni di alcuni dei presunti storici nostrani. Forse lo stesso che pensano, ma non dicono, i politicanti italiani vedendo alcuni sfigati che arrivano da un’isola adorarli, omaggiarli, chieder grazia e se non la ottengono tornarsene a casa dopo aver pregato di scusarli per il disturbo.

E’ la Sardegna attuale, quella senza coscienza storica, culturale, morale, quella che si prostra da anni davanti a pescecani, sfruttatori, corrotti e corruttori, quella che si vergogna di se stessa e si sente inferiore, quella che permette speculazioni di ogni tipo per un tozzo di pane, quella che si fa avvelenare per due miseri stipendi. La Sardegna che si rifiuta di lottare e aspetta eserciti stranieri che la conquistino e la schiavizzino. E quando non ci sono se li inventa. Tacito e Livio avrebbero riso di questo, come risero e ironizzarono sui collaborazionis ti che tradirono Amsicora. Mentre invece Amsicora, che combatté sino alla morte, lo esaltarono pur essendo nemico di Roma. E ridono oggi, i politicanti italiani, quando vedono i questuanti sardi davanti alla loro porta.

Ma c’è di peggio in questa avvilente vicenda, e non sono le speculazioni “storiche” lette ultimamente, ma riguarda la Sovrintendenza. Scavi di pinnettas e ovili finanziati a Sirilo e Gremanu fanno da contraltare all’abbandono e al degrado in cui versa il sito di Cornus, sepolto da erbacce, rifiuti e in preda ai tombaroli, ai lavori cominciati e mai terminati al Nuraghe Nuraddeo di Suni, dove si stava tirando fuori la torre più alta della Sardegna, alla città mai scavata intorno al Nuraghe Losa, o a quella tra il Nuraghe Santu Antine e il Nuraghe Boes nella Valle di Torralba, o alla stessa Barumini, o al Nuraghe Belveghile di Olbia, smantellato e sventrato per farci passare sopra un viadotto, o alle centinaia di siti ignorati in tutta la Sardegna che non basterebbe una pagina per elencarli. Piccoli ovili di epoca romana e insignificanti chiesette di campagna illuminati a giorno anche la notte, in modo che si vedano bene da ogni strada; i Nuraghi al buio, e meno si vedono meglio è, perché la nostra deve essere per forza storia di vinti, sconfitti, schiavizzati, repressi e depressi. Contenta la destra nazionalista italiana, che può così dimostrare che la Sardegna è parte e ha bisogno dell’Italia per sopravvivere. Contenta la Sinistra che può dipingere i Sardi come eterne vittime bisognose di assistenza, schiavi che solo una rivoluzione in Italia potrà emancipare, sempre che rinuncino alla loro sardità.

E’ il De Bello Sardo, una guerra contro la storia e la cultura di un popolo, per meglio controllarlo e dominarlo. E’ la guerra dei mercenari corrotti delle città contro le Civitates Barbariae, che riprende sempre più violenta. Sta a chi sente Sardo nello spirito salire ancora una volta sulle montagne della propria coscienza e resistere, poiché i Balares, gli Ilienses, gli Jolaei, i Nurrensi e tutti gli altri sono ancora dentro di noi. Risvegliamoli e riportiamoli nelle decadute e corrotte città romane, per dar vita a una Sardegna diversa, una Sardegna libera, indipendente e aperta al mondo.
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