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ACTA: prove di dittatura
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Nello scorso dicembre 2011, l’Unione Europea ha sottoscritto a Tokyo il trattato ACTA (Anti-Counterfeiting Trade Agreement, accordo anticontraffazione commerciale), in attesa di ratifica ufficiale da parte del Parlamento Europeo, prevista intorno a metà anno.

Un nuovo ennesimo accordo che, siglato dall’alto, calerà nelle nostre vite, come entità estranea, non voluta, ma vigorosamente imposta dai poteri forti ed autocratici.

Oggetto di tale trattato: modificare i rapporti tra i titolari del diritto d’autore o di privativa industriale (brevetti prima di tutto) e i soggetti che, attenzione!, si ritiene stiano violando proprio tali diritti.

Alla faccia della più ipocrita delle tutele vigenti, la legge sulla privacy, da sempre imposta e sbandierata, per qualunque notizia o dato si rilasci sulle proprie generalità, grazie a questo  nuovo Protocollo di intesa, i titolari dei diritti potranno ottenere dai provider i nominativi di chi stia (o si presumi che stia) violando i loro diritti, senza passare per l’Autorità giudiziaria.

Questo costituisce un nuovo colpo di mano, per bypassare sia l’autorità giudiziaria sia quella legislativa, che, per suo dovere e compito, dovrebbe, in un regime democratico, nella stesura di disposizioni normative, perseguire il bene comune di coloro che hanno scelto di delegare tale potestà ai loro rappresentanti.

Con ACTA si consentirà di sottoporre a procedimento per violazione di brevetto un qualunque ricercatore sparso nel mondo. Tutto si giocherà nella identificazione della tipologia dell’illecito. Qualora dovesse aver seguito la linea dell’evanescenza (la più probabile!) la navigazione sul web, passerà ad essere strumento privilegiato, per perseguire eventuali violazioni e/o limitare di fatto la libertà personale e di pensiero, con conseguente impossibilità di avvalersi di strumenti assolutamente leciti, ma ritenuti pericolosi per l’elusione dei sistemi di protezione dei diritti di proprietà intellettuale.

È semplice poter immaginare le possibili forzature alle quali si potrebbe prestare uno strumento siffatto. Se non esisteranno criteri guida e soprattutto la possibilità di un contraddittorio obiettivo, la legge si muterà in braccio armato e dittatoriale dei poteri forti.

Sospetto e persecuzione potrebbero essere lo scenario dittatoriale più inquietante.

Il cristiano, accorto e prudente come il lupo, non si lasci tuttavia intimorire dal cielo plumbeo di mortale terrore, con cui notizie del genere tentano, trapelando in maniera più o meno consapevole, di schiavizzare ed intimorire il cuore dell’uomo.

La nostra speranza è nei Cieli e, per quanto fumo e caligine possano interporre tra noi, quei Cieli resteranno sempre aperti dalle cinque piaghe di nostro Signore, fonte di luce e speranza.

Stefano Maria Chiari



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Commenti  

 
# Pietro G 2012-02-04 15:44
Questo rimedio al problema del furto della proprietà intellettuale è il culmine della ipocrisia. La Agenzia delle Entrate avrà la capacità di monitorare i conti in banca di ciascuno, e quindi dei bonifici e transazioni. Immaginate le possibilità offerte alla criminalità organizzata. Sarà il paradiso dei ricattatori. Si perseguita colui che scarica software con i torrents mentre dal porto controllato dalla mafia arrivano tonnellate di merci contraffatte dala Cina, per non parlare della droga. E che dire del furto di know how operato dalla Cina nei confronti di America e Europa da più di 30 anni? Che cosa vuol fare per contrastarlo la nomenklatura europea? L'organizzazione degli industriali tedeschi ha calcolato che ogni anno i cinesi rubano tecnologia causando un danno stimato in 10 miliardi. Pensano forse di limitare l'immigrazione cinese in Europa? Per carità! Questo sarebbe razzismo e quindi male assoluto.
Allora, come si vede, queste iniziative sono solo fumo negli occhi, come sempre.
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# lollus 2012-02-04 16:19
Non ho capito niente. Può riscrivere il pezzo che va da "Con ACTA" a "proprietà intellettuale"?
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# publied 2012-02-22 18:31
Semplice: che ci fregheranno sempre e comunque brevettando le idee.
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# paolos 2012-02-05 23:10
Certo che la nostra speranza è nei Cieli!
Ma intanto quali strumenti legittimi e non inefficaci ci restano per far valere i nostri diritti per il tempo che dobbiamo spendere, per volontà di Dio, qui in questo mondo?
Non possiamo semplicemente guardare al cielo e sospirare, dimenticandoci il compito di lavorare per la costruzione di condizioni di vita umane per il presente e per le generazioni future.
Se gli autori di questo sito non vogliono fare solo denuncia sterile, ma suscitare una corrente di opinioni che diventa riforma nel concreto, ci vorrebbe qualche indicazione costruttiva in più.
Grazie.
Paolos
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