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Permessi, burocrazia, regole incerte: Perché gli stranieri non investono
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Ecco come funziona l'apparato italiano, e quali sono le sue conseguenze economiche

A confronto, il calo del reddito nazionale tra l'1 e il 2% previsto per il 2012 sembra un'inezia. Perché quello di cui parliamo ora vale - in termini percentuali - 35 volte tanto. E' il crollo del 53% degli investimenti diretti esteri entrati in Italia nel 2011: in termini assoluti non sono naturalmente i maxinumeri del Pil, ma il loro peso vale comunque molto, anche come volano dell'economia. Il calcolo - quel dimezzamento in soli dodici mesi - arriva da chi dell'argomento se ne intende: il Comitato investitori esteri di Confindustria, un «club» di oltre ottanta aziende internazionali, dalla «corporate America» al «made in Germany».

Ma se quel -53% fosse solo una sorta di contingenza, un numero particolarmente duro perché riferito a un anno - il 2011 - altrettanto difficile per l'Italia? Purtroppo non è così. In base a dati Ocse, l'Italia è penultima in Europa - davanti solo alla Grecia - nella classifica di chi tra il 2001 e il 2010 ha incamerato maggiori investimenti esteri. La «hit parade» abbraccia tutti i Paesi europei dell'Ocse e ne calcola il rapporto medio tra investimenti esteri in entrata e Pil nell'ultimo decennio. Che l'Italia, con il suo 1,2%, viaggi diverse lunghezze dietro Regno Unito (4%) e Spagna (3,2%), non è una particolare sorpresa. Ma a batterci sono anche altri Paesi dal curriculum economico meno internazionale del nostro, almeno fino a qualche decennio fa: ci sono il 13,6% dell'Irlanda, il 9,9% dell'Estonia, il 6,9% della Slovacchia, il 4,3% dell'Ungheria e il 2,4% del Portogallo.

Bisogna superare «gli impedimenti burocratici e di altra natura» che frenano gli investimenti stranieri nel nostro Paese: investimenti che invece possono essere un elemento di sviluppo e fornire un «contributo anche in termini di occupazione giovanile» ha detto ieri il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Dietro l'allarme del Quirinale non c'è solo quel -53% già segnalato sopra, ma anche il suo paragone - quasi impietoso - con la tenuta degli investimenti diretti esteri in Francia, invariati tra il 2010 (l'anno del rimbalzo dopo la grande recessione) e il 2011 (l'anno della nuova crisi). Eppure anche la Francia ha incassato gli scossoni - per quanto minori dei nostri - della crisi del debito mediterraneo. Eppure la Francia non è il primo Paese che viene in mente quando si parla di economia aperta al mondo. Nonostante gli «eppure», però, tra Ventimiglia e Mentone la distanza si è allungata.

Che cosa non va in Italia? Che cosa tiene lontane molte aziende straniere? Da noi «c'è una sostanziale inaffidabilità delle procedure amministrative. Entri in un Paese dove sai come stanno le cose oggi, ma tra sei mesi possono andare in un modo completamente diverso. Ci vuole un sacco di tempo per mettere in piedi un nuovo impianto»: sono le parole di Carlo Scarpa, docente di economia e politica industriale all'università di Brescia e redattore di lavoce.info .

E allora? Per Scarpa bisogna arrivare a «una riforma della pubblica amministrazione che convinca gli investitori che siamo un Paese normale». E, probabilmente, non la stessa nazione dipinta dalle classifiche della Banca mondiale sulle procedure fiscali: siamo 128esimi su 183 nel «ranking» sulla semplicità dei pagamenti, 49esimi nel numero di versamenti, 123esimi nella durata della procedura. E lo stock totale di investimenti stranieri vale circa 337 miliardi di dollari, contro i 614 della Spagna, i 674 della Germania, i mille miliardi e passa della Francia e i quasi 1.100 del Regno Unito.

A perdere nel confronto internazionale, poi, non è solo l'Italia in generale, ma anche la sua zona più «dinamica» e internazionale, la Lombardia. Prendiamo la percentuale di addetti nelle imprese a partecipazione estera sul totale della forza lavoro: la regione della capitale economica nazionale si porta a casa un 9,2% che è sì il più alto d'Italia ma è anche la metà dell'Ile-de-France (Parigi e dintorni) e della Comunidad de Madrid. E se Parigi è pur sempre Parigi e Madrid, nonostante la crisi, è pur sempre Madrid, a battere la Lombardia ci si è messa anche la regione francese di Rodano-Alpi: ben lontana dal fulcro parigino, eppure sempre più internazionale della Lombardia, battuta 10,6 a 9,2.
Peccato, perché - secondo i calcoli riportati da Confindustria - ogni 10 miliardi di euro di investimenti esteri che entrano in Italia, si crea un valore aggiunto diretto di 2,5 miliardi l'anno. E - last but (assolutamente) not least - germoglia un nuovo +0,23% di crescita strutturale annua del Pil. Grazie soprattutto a chi investe ex novo, più che a chi semplicemente acquisisce.

Per attirare più investimenti c'è chi chiede più certezze, ma anche chi suggerisce meno tasse e più incentivi per le attività di ricerca e sviluppo, così da calamitare dall'estero anche il «cuore nobile» di tante aziende. Che, però, si scoraggiano anche per un altro motivo, più immediato e «popolare»: siamo un Paese di poeti, ma non di scienziati. In Italia nel 2010 sarebbero mancati all'appello 19.700 ingegneri, 14.600 laureati in economia o statistica e 7.800 profili medico-sanitari: è la differenza tra il numero di laureati che le imprese volevano assumere nel 2010 e quanti sono effettivamente usciti da quelle facoltà l'anno precedente. I numeri (un'elaborazione di Confindustria su dati Eurostat) si rovesciano sulle specializzazioni letterarie (10.200 diplomi «di troppo») e politico sociali (-15.100). La conclusione: perché un'impresa tedesca di turbine dovrebbe investire in Italia se - a quanto sembra - c'è il rischio di non trovare gli ingegneri adatti?

Giovanni Stringa

Fonte >
  Corriere.it



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Commenti  

 
# milvus 2012-02-16 11:28
La casta burocratica quando si trattò di dimostrare al cittadino che votò Berlusconi a maggioranza piena, spese le sue ultime energie in aperta competizione per dimostrare alla fine che non solo l'impresa poteva eseere capace di utilizzare la gioventù per lavorare, a prescindere dal pubblico. Così con il tempo potè compiere la sua opera devastatrice, lui governò nel bene e nel male, il Paese,e l'impresa si è mescolata tra burocrazia ed affari, prestazioni valide e vantaggi economici controllati dallo Stato, nonchè sociali, con lo spettro agitato da parte della sinistra di recessione, spese maggiori delle entrate, debito pubblico ingestibile. Come al solito,dopo il golpe tecnico di governo, cosciente della possibilità di uscire da una crisi finanziaria perversa in cui ci siamo cacciati per colpa di Berlusconi, anzichè rieducare e farci capire l'immoralità dei comportamenti e redimere l'affarismo equivoco che era nell'ex premier,l'attuale governo, ha rininciare a tale compito per cercare di imitarlo. Infatti le misure prese per risanare i conti pubblici ed il debito, non costituendo alternativa economica decisiva per l'impresa, ha costretto la casta a perpetuare il rapporto di dipendenza dei cittadini da compiti nelle pubblica amministrazione , considerati sicuri, giusto per continuare a provvedere al proprio mantenimento economico. Basta accontentarsi e fare quello che si può, e finchè si può. Se manca l'impresa quale altro obiettivo di vita c'è? Purtroppo a Berlusconi gli si rimproverava di aver agito in maniera tale da snaturare e confondere,con il famoso conflitto di interesse creatosi con le telvisioni ed il potere politico, il senso dell'impresa, mantenendo nel riserbo le sue attività, opportunisticam ente, facendosi mantenere dallo Stato. Prima l'opposizione lo ha appoggiato, dopo lo ha destituito, ma sempre affidando al tempo il fare giustizia vera. Questo credo sia la ragione per cui gli investitori non vengono. Domenica prossima nel programma Presa Diretta si parlerà di impresa e della perdita incredibile di posti di lavoro nell'impresa, che in realtà è quasi inesistente e latitante. L'impresa in Italia, credo di capire, non resta a lungo, forse perchè lo Stato non ha interesse nel trattenerle, evidentemente non fa al caso italiano. Fanno affari momentanei, poi non vi è continuità e costanza nel tempo. Questo modo di agire dell'italiano, forse insito nella sua natura superficiale, alla Schettino, tanto per capirci, che nemmeno sapeva forse cosa sono le carte geografiche, oltre adelusioni, crea legami instabili, ambigui,interss ati investimenti dai quali trarre il vantaggio, ma piacevole, e, a tale scopo, le persone non devono essere tanto affidabili e capaci di assumersi dunque le responsabilità a lungo,di educare la classe dirigente allo scopo, nonchè forniti di quella natura morale ed umana che li renda uomini veri ed affidabili agli occhi del mondo. Tutto ciò crea solo sfiducia e, nonstante le parole del presidenza, di incoraggiamento , si comprende che l'Italia può fare a meno di una identità impresariale, per cui il codice di comunicazione resta solo un tiepido atto d'accusa, che non sarà mai in grado di contenere. Alimenta ancor di più i dubbi degli investitori, se non instaura un clima di conflitto, che verrà esposto nel programma su RAI3.
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# maurizio pirino 2012-02-16 12:38
La conclusione: perché un'impresa tedesca di turbine dovrebbe investire in Italia se - a quanto sembra - c'è il rischio di non trovare gli ingegneri adatti?

Perchè va in Cina dove la materia prima e creare gli stampi non gli costa nulla!!!
Le imprese non trovano ingegneri da assumere? Chi glielo fa fare a un giovane di studiare una marea per poi prendere 800 euro e con speranza - 100 nel futuro?
Bello scrivere dalle cattedre delle universita da cui i baroni professori danno lezioni e poi sono i primi che hanno la monotonia del posto fisso per loro e i loro famigliari!!!
L'espansione smoderata del credito ha distrutto l'economia! Ma sembra che la monotonia di certi posti abbia distrutto il cervello a chi li detiene.

Saluti fraterni.
Maurizio Pirino
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# milvus 2012-02-16 13:04
Tempi difficili, imprese chiuse, recessione: questo l'argomento del prossimo programma su RAI3: reclamo dei lavoratori, cassintegrati eterni, in attitudine recessiva come arma economica, ma quale scopo? Cambiare lo Stato, la società, il governo e la sua politica delle tasse?
Se prendiamo come esempio la Grecia, le ultime ribellioni,sono state avvallate dalla Polizia, e ciò è molto importante per le nuove generazioni di persone, risorse umane, una volta. Qui le manifestazioni cosa significano? Pagare le sofferenze a sangue da qui in poi per la "fiesta" che avrebbe fatto il governo precedente Berlusconi, eletto a maggioranza? Fiesta di debiti che avrebbe fatto aprendo imprese con lo scopo di crare nuovi posti di lavoro?
Se vi è stato il golpe tecnico e si parla di un programma di recessione e chiusura dell'impresa per le ragioni dette nell'articolo, il massimo sapere economico finanziario che ha dato grandi benefici alla nazione ed esiti sociali alla popolazione liberalizzando servizi ed attività varie, allora significa che non vi sono stati gli incentivi sperati per la produzione nazionale.
Certamente una liberalizzazion e produce denaro ai Comuni, ed ai loro impiegati pubblici, ma le misure di controlli fiscali, di importazione, i crediti o le esenzioni, non sono misure destinate a favorire la produzione reale, ma altra cosa differnte. Quale?
Il presidente era quelle di prima e dell'attuale governo tecnico, destinato al controllo delle parti in causa, un atto istituzionale ha destituito formalmente Berlusconi, come atto di ribellione in mezzo all'imminente catastrofe per aver portato avanti debiti pubblici contratti in altre amministrazioni , che il medesimo presidente avvallò ed integrò. Ciò potrebbe significare che il debito pubblico adesso si sia ridotto,che non abbiamo più le terribili conseguenze profetizzate,ch e oggi ci troviamo sotto ragionevole controllo. Però nella pubblicità del programma si vedono sfilare cortei di disoccupati, cassintegrati, allora non è eticamente meglio, forse, rinunciare agli incarichi per discrepanza ideologica? Anzichè opporsi da cassintegati ad un gnere di politica di "resistenza"? Oppure, una volta elette le nostre supreme intelligenze economico finanziarie laureate in America, mettere in ordine l'inflazione, i parametri che la creano, le banche, e riveder il sistema della cassa integrazione, che, alla lunga, potrebbe contribuire a creare inflazione indiretta? Perchè sempre manifestare contro uno Stato tiranno quali vitime oneste, dimostrando che li protegge male? Certo molti al potere sono come le boe, sempre a galla qualsiasi mareggiata possa esserci. Il programma sarà realistico ed istruttivo, però saprebbero profezie comunque di futuri spaventosi, cassintegrati eterni istallatori di timori, adoperati dal potere, per generare altre debacle, la debacle della debacle. Persino Taylor and Farol avrebbero detto qualcosa rispetto allo stipendio che prende un parlamentare o legislatore, cioè la dieta ricostituente a freddo, rispetto alla produttività di uno Stato, che necesssariament e ricorre alle risorse umane, a coloro che prestano un servizio, alla quantità delle persone fisiche e da cui un tempo veniva relazionata la moneta. Tanto prodotto fisico, tanta quantità di prodotto umano.
Inoltre bisogna spiegare la strana combinazione sorta in questi anni tra le risorse naturali per l'edilizia incontrollata sorta al posto di campi coltivabili, il prodotto, e la quantità di risorse umane implicate proporzionalmen te alla costruzione, e,quindi al ritocco della dieta offerta a chi è impegato nel settore pubblico.
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# maxim 2012-02-16 13:13
Caspita è lo Stato che non va. L'apparato amminiostartivo italiano fa schifo, nessuno è responsabile di nulla. Bisogna riformare sullo stile svizzero o svedese e mettere i dirigenti i funzionari e chicchessia con le spalle al muro.
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# NOMEN 2012-02-16 23:20
Citazione maxim:
Caspita è lo Stato che non va. L'apparato amminiostartivo italiano fa schifo, nessuno è responsabile di nulla. Bisogna riformare sullo stile svizzero o svedese e mettere i dirigenti i funzionari e chicchessia con le spalle al muro.


... per "fucilarli", suppongo... tutti quelli, almeno,che stanno lì solo per rubare, come ben ci testimonia la cronaca quotidiana!
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