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Le cicatrici e il braccio rigido che Stalin voleva cancellare
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La psiche di Stalin venne deformata da varie menomazioni fisiche

Giù avanti negli anni, Iosif Vissarionovic Džugašvili - alias Soso, alias Koba, alias Soselo (il suo pseudonimo come poeta, ebbene sì, di stampo romantico), ma passato alla storia con il nomignolo di Stalin, ossia "acciaio" (forse scelto per una vicenda galante con una fiamma che di cognome faceva Stal, oltre che per l'assonanza con Lenin) - autorizzò con riluttanza la pubblicazione di uno dei tanti libri di memorie che lo riguardavano. Era un'opera non certo eclatante, scritta dalla sorella della seconda moglie Nadja, ma risultava a suo modo audace perché in barba ai timori diffusi osava parlare del braccio rigido del dittatore, un difetto fisico che l'aveva accompagnato per tutta la vita e che, come tanti altri fatti, era ammantato di reticenze e ambiguità, ma che ebbe senz'altro un peso nella definizione della sua personalità insieme a una serie di altre imperfezioni fisiche. Questi e altri misteri sono stati raccontati da Simon Sebag Montefiore in una biografia sulla giovinezza di Stalin. Per svelarli, lo storico inglese ha potuto avvalersi di numerosi archivi inattingibili ai precedenti biografi.

Venuto al mondo in quel di Gori, in Georgia, il 6 dicembre del 1878, Stalin nacque con il piede palmato: il secondo e il terzo dito erano uniti. Niente di terribile, ma anche questa piccola malformazione rimase per lui una cosa di cui vergognarsi, tanto che quando si faceva visitare i piedi dai medici del Cremlino, uno degli uomini più potenti del mondo si sentiva in dovere di nascondere il viso sotto una coperta. Il neonato venne definito dalla madre Keke: «Debole, malaticcio, esile». Anzi: «Se c'era in giro una malattia infettiva, si poteva star certi che lui sarebbe stato il primo a prendersela». Avendo già perso due figli, i genitori - Keke e l'alcolista Beso, che tanta parte ebbe nell'instillare paura e violenza nel figlio - andarono in pellegrinaggio, ma trovarono i preti intenti a compiere un esorcismo su una bambina, sospesa sopra un burrone, in una scena da horror. Il neonato Soso cominciò a frignare e a rabbrividire ma, in uno dei tanti miracoli retrospettivamente funesti, scampò ai metodi sbrigativi di quegli esorcisti da strapazzo. Quando compì cinque anni la città venne investita da un'epidemia di vaiolo che fece vittime soprattutto tra i più piccoli. I vicini di casa persero tre figli ma, se Stalin sopravvisse, la malattia gli segnò per la vita intera le mani e il volto, tanto che uno dei suo soprannomi fu "il Butterato". Non dovette gradire, perché una volta arrivato al potere si fece incipriare le guance in modo massiccio e fece ritoccare le fotografie, non solo per fare sparire dal passato gli ex compagni ora invisi al regime, ma anche per addolcirsi l'aspetto.

A dieci anni venne investito da un calesse davanti alla scuola ecclesiastica di Gori, dove avrebbe studiato, e rischiò ancora la pelle. Forse fu una prova di coraggio oppure un caso, fatto sta che fu riportato a casa tramortito. Anche questa volta si riprese, ma l'incidente gli causò un danno permanente al braccio sinistro. Fu soprattutto questa menomazione, in aggiunta al piede e al viso (oltre alle voci sulla sua illegittimità), che contribuì a dargli un senso di diversità e d'inferiorità fisica: non avrebbe più potuto incarnare l'ideale del guerriero secondo il quale era cresciuto. «Questo braccio danneggiato — racconta Montefiore — è variamente imputato a un incidente di slitta, a un difetto congenito, a un'infezione infantile, a una rissa per una donna (…), a un incidente causato da una carrozza e a un pestaggio del padre: tutti (eccetto il difetto congenito) suggeriti dallo stesso Stalin». In realtà gli incidenti furono due. All'età di dodici anni un altro calesse (e resta davvero impressionante la capacità da parte del futuro dittatore di scampare a una morte che avrebbe cambiato il corso della storia) lo travolse e le ruote gli passarono sopra le gambe. Il giovane svenne e fu portato all'ospedale di Tiflis. Per mesi saltò la scuola ma le gambe rimasero danneggiate, tanto che anche dopo essere guarito camminava con passo incerto e venne soprannominato "il Claudicante".

Insomma, un miracolato. Un uomo capace di scampare alla cagionevolezza, al vaiolo, a due incidenti in carrozza, sospettoso e complessato, ma dotato di una volontà di ferro. Sarebbe assurdo, com'è ovvio, far risalire a queste infermità - a quel viso, a quel braccio, a quell'andatura e a quell'innocuo piede palmato - la gestione del potere che portò a milioni di morti. Iosif Vissarionovic Džugašvili non fu un Riccardo III. Ma è certo che questi disturbi ebbero un ruolo nell'affilare un carattere già diffidente, fragile e protervo allo stesso tempo.

Marco Rossari

Fonte >
  Corriere.it


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Commenti  

 
# Hadrian , London 2012-02-16 18:02
Il Corriere ha dimenticato qualche informazione: Iosif Vissarionovic Džugašvili (Giuseppe figlio di Vissarion Giudafiglio) sposò tre donne: Elizaveta Svanidze, Nadiesda Alleluievna (Nadia Alleluiah) e Rosa Kagan-ovich. Tre donne di sicura origine etnica. Nominò Uritski, Dierginski, Yeuda Yagoda, Yezov, Beria (ebreo afflitto) di sicura origine etnica e si potrebbe proseguire per ore.
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# Pierpaolo 2012-02-17 11:03
Ma anche Simon Sebag Montefiore è della parrocchia?
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# NOMEN 2012-02-17 13:58
Eeehhh... ce vorrebbe proprio, oggi come oggi, che potesse re+suscitar... A+DEO+PIACENNO... illa famigerata, mitica, funebre Bona+Anima de... "ER+ROSSO+BAFFON E+RVSSO"... RIP...
che l'aveva trovata, Beato+Lui, la justa et necessaria soluzione... DEO+VOLENTE+ET+ BENE+DICENTE...per rimediar alla dilagante corruzione dei burocrati, degenerati e parassiti, opportunisti... "FVCILAZIONE+GVL AG"... DEO+GRATIAS+AME N+ALLELUJA!!!
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