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Canone Rai anche per i Pc
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Il canone Rai è l’imposta più odiata dagli italiani. Su Twitter migliaia di post contro la nuova tassa sui Pc nelle aziende è definita dal tag “#raimerda”. “Un servizio che non è pubblico, un canone impopolare e format medievali” o ancora “Arrivo in ufficio e trovo la segretaria ridere di fronte al canone Rai per l’ufficio. 412 euro! #fatevoi”. Questi i tweet di protesta della rete. Non solo gli utenti del web, ma anche il Pd, il Pdl e la Lega Nord si sono schierati contro la nuova tassa. I consumatori denunciano: “Viale Mazzini vuole 1 miliardo di euro da 5 milioni di imprese e partite iva”.

Perché la Rai chiede anche alle aziende che posseggono un pc di pagare il canone? A chiederlo è il senatore del Pd Giancarlo Sangalli che su questo annuncia la presentazione di un’interrogazione a Monti, in qualità di ministro dell’Economia. “Si sta veramente esagerando – osserva il parlamentare – negli ultimi mesi moltissime aziende e altrettanti lavoratori autonomi si son visti recapitare i bollettini per il pagamento del canone Rai perché possessori di un pc”.

Ovviamente il pc, per aziende e autonomi, è uno strumento di lavoro, utilizzato per tenere la contabilità, per scrivere, per ricercare on line documenti e informazioni di vario genere, ecc… In più la richiesta di pagamento è, a mio avviso, illegittima poiché il canone Rai è un’imposta sul possesso del televisore. Non altro”. “In un momento di così grave difficoltà per numerose imprese – sottolinea Sangalli – l’imposizione dell’ennesima tassa è del tutto fuori luogo. Mi auguro che Monti voglia al più presto intervenire sulla questione tenendo ben presente che imprese ed autonomi vanno, ora più che mai, favoriti e sostenuti non certo penalizzati con nuove e assurde vessazioni”.

“Così come hanno fatto le associazioni dei consumatori e quelle di categoria abbiamo chiesto al ministro Passera di chiarire se il nuovo canone Rai chiesto alle imprese è una tassa sulla modernità e sullo sviluppo che colpisce indiscriminatamente qualsiasi possessore di un personal computer collegato alla rete. Fino a che non arriverà una risposta chiarificatrice il nuovo canone preteso da Monti nel decreto Salva Italia non deve essere pagato”. Lo dichiara Davide Caparini, responsabile della comunicazione per la Lega Nord e presidente della commissione per le Questioni regionali. ”E non certo un caso che sia in corso – prosegue Caparini – da parte del ministero dello sviluppo economico l’individuazione della tipologia di apparecchi che determinano l’obbligo del pagamento del canone Rai e anche l’Agenzia delle Entrate sostiene che spetta al Ministero delle comunicazioni procedere a tale individuazione”.

“La Rai, facendo leva sul nuovo obbligo per le imprese introdotto dall’art. 17 del decreto ‘Salva Italià si sostituisce al legislatore nel tradurre in regola concreta una norma che, per quanto astrusa, evidentemente non ha come scopo quello di obbligare al pagamento del canone chi utilizza personal computer come strumento di lavoro e, a volte, addirittura per effetto di norme che obbligano l’impresa a dotarsene. Basti pensare – spiega Caparini – all’obbligo per le società di dotarsi di posta elettronica certificata e la previsione che i contatti tra imprese e pubblica amministrazione debbano avvenire esclusivamente in forma telematica”.

“La Rai si comporta come un qualsiasi truffatore su internet – aggiunge Caparini – che cerca di ingannare la vittima con le mail “phishing” spedite nella speranza che qualcuno ci abbocchi. Quella richiesta di pagamento inoltrata a tutte le imprese, senza un riscontro delle reali situazioni operative, è un maldestro tentativo “di far cassa” colpendo nel mucchio. Una pratica a cui l’ufficio abbonamenti della Rai è da tempo abituato e su questo chiederemo l’immediata audizione dei suoi rappresentanti in vigilanza”. ”Sono sicuro – conclude il deputato del Carroccio – che Passera al più presto chiarirà che il canone Rai non può essere chiesto per il mero possesso di apparecchi di lavoro per le aziende, quali computer, telefoni cellulari e strumenti similari”.

La denuncia di questo “assurdo balzello” sulle imprese arriva dalla ‘Rete Imprese Italia’ che ha calcolato un esborso da parte delle aziende di circa 980 milioni di euro visto che verrebbe chiesto, a seconda della tipologia dell’impresa, una cifra che va dalle 200 euro ai 6.000 l’anno. E questo, si legge nella denuncia dell’associazione ripresa dal senatore del Pd, in virtù “di un Regio Decreto del 1938″. La ‘ratio’, si spiega, è che la Rai vorrebbe imporre il pagamento del tributo non solo sui televisori, ma anche su “qualsiasi dispositivo atto o adattabile a ricevere il segnale tv, inclusi monitor per il Pc, videofonini, videoregistratori, Ipad, addirittura sistemi di videosorveglianza”.

Nel mirino ci sono tutti, dal casaro all’autotrasportatore. Stanno fioccano su milioni di imprenditori e lavoratori autonomi – segnala Rete Imprese Italia – le richieste della Rai che esigono il pagamento del canone per il possesso di apparecchi come pc e simili, persino smartphone, normalmente non finalizzati alla ricezione di programmi tv. Si tratta di un canone speciale dovuto in virtù di un Regio Decreto del 1938. “Un balzello assurdo – dice Rete Imprese – le aziende che dovranno sborsare 980 milioni”. A far scattare la protesta di Rete Imprese Italia (Casartigiani, Confartigianato, Cna, Confcommercio, Confesercenti), l’imposizione del tributo sul possesso non solo di televisori ma anche di qualsiasi dispositivo atto o adattabile a ricevere il segnale tv, inclusi monitor per il Pc, videofonini, videoregistratori, Ipad, addirittura sistemi di videosorveglianza. “Come dire che basta avere un computer per essere costretti a pagare una somma che, a seconda della tipologia di impresa, va da un minimo di 200 euro fino a 6.000 euro l’anno”.

E così Rete Imprese ha calcolato che quasi 5 milioni di aziende italiane dovranno sborsare 980 milioni di euro. Chi non paga è soggetto a pesanti sanzioni e a controlli da parte degli organi di vigilanza. Secondo Rete Imprese Italia, “quella del canone speciale Rai è una richiesta assurda perché vengono ‘tassati’ strumenti come i computer che gli imprenditori utilizzano per lavorare e non certo per guardare i programmi Rai. Tanto più se si considera che il Governo spinge proprio sull’informatizzazione per semplificare il rapporto tra imprese e Pubblica amministrazione. In questo momento di gravi difficoltà per i nostri imprenditori, di tutto abbiamo bisogno tranne che di un altro onere così pesante e ingiustificato”.

A far scattare le richieste della rai, segnala l’organizzazione delle Pmi, una norma contenuta nel decreto salva Italia che obbliga le aziende a inserire nella dichiarazione dei redditi i canoni cui sono tenute. Si qui la richiesta a Governo e Parlamento di “esonerare le aziende dal pagamento del canone tv”. In una lettera inviata al presidente del Consiglio Mario Monti e al ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera, Rete Imprese sollecita l’esclusione da qualsiasi obbligo di corrispondere il canone in relazione al possesso di apparecchi che fungono da strumenti di lavoro per le aziende, quali computer, telefoni cellulari e strumenti similari.

Fonte >  Slc Cgil Catania


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Commenti  

 
# Stug 2012-02-20 22:21
Abbiamo superato la fantasia di Orwell,a Winston Smith; il teleschermo in casa era fornito gratuitamente...
Saluti telecontrollati .
StuG
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# r1348 2012-02-20 23:59
Ottimo, essendo io consulente IT ed avendo dichiarato come bene ammortabile ben 5 pc, attendo con gioia l'arrivo della richiesta del canone, che per ora sembra avermi graziato.
Ma mi chiedo io, come fa la RAI ad avere accesso all'eleno dei beni delle aziende? Non dovrebbero essere dati confidenziali, da essere usati unicamente a fini fiscali?

Inoltre un consiglio per chi dovesse trovarsi nella medesima situazione: se si presenta un rappresentante RAI alla porta, ricordate che non essendo egli un pubblico ufficiale, non siete assolutamente tenuti a farlo entrare.
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# FRANCESCO da Avellino 2012-02-22 16:16
Costringere alle dimissioni, con una marea di pedate nel sedere, questi vomitevoli dittatori bancari: non vedo altra soluzione.
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