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La Cina e i suoi No-Tav: anno 1431
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Da un articolo dell’Herald Tribune:

«Dalla lettera di un amico che vive a Pechino traggo la seguente osservazione: ‘Un importante avvocato di Pechino mi ha detto che molto del lavoro del suo studio consiste nel liquidare società miste germanico-cinesi, allo scopo di indurre il partner tedesco ad andarsene. I tedeschi si trovano a competere, in altri Paesi, contro tecnologie cinesi che sono state copiate da ditte tedesche, riprogettate per abbassare i costi’. Il mio amico aggiunge che a suo parere la Cina è nella fase iniziale del suo ricorrente rifiuto storico delle influenze straniere, e ciò renderà impossibile per la Cina sviluppare lampia cultura dellinnovazione che esiste in Occidente’. Il mio amico è un ingegnere».

William Pfaff, A Sad Story, Herald Tribune, 31 gennaio 2012 (William Pfaff è il commentatore principe, da mezzo secolo, dell’International Herald Tribune. Americano critico della deriva americana, cattolico, vive a Parigi).

Nel 1402, appena salito al trono, l’imperatore Zhu Di – che aveva scelto il nome imperiale di Yongle, ossia «Gioia Durevole» – ordinò la più grande spedizione marittima mai realizzata nel passato, e che sarebbe rimasta ineguagliata anche nel futuro, almeno fino all’epoca delle navi a motore: lo scopo, esplorare oceani e mari lontani, per stabilire un impero commerciale internazionale attorno all’Impero di Mezzo. L’idea, a quanto risulta, gli era stata suggerita da un giovane energico eunuco: Zheng He. Costui era stato catturato tredicenne durante la conquista cinese dello Yunan nel 1381, era probabilmente di origine musulmana, e con la sua intraprendenza e intelligenza era salito in carriera, mettendosi in luce fra le migliaia di castrati di corte che costituivano la servitù, ma anche l’amministrazione, nella Città Proibita.

Zheng He
  Zheng He
L’imperatore nominò Zheng He suo ammiraglio, e gli delegò tutti i mezzi e l’autorità per realizzare l’impresa. Entrambi senza limiti, perchè l’impresa non era mai stata tentata prima. Bisognava cominciare praticamente da zero, non essendo la Cina una potenza navale. Il nuovo ammiraglio creò a Nanchino i più grandi cantieri navali mai visti, ordinò il taglio e il trasporto di migliaia di tronchi d’albero, e organizzò la costruzione di navi a ritmo accelerato; nello stesso tempo, sempre a Nanchino, diede vita ad una scuola interpreti dove si studiavano le lingue estere, e allestì un centro di raccolta e di studio di tutte le possibili mappe costiere e portolani che si potevano rintracciare presso mercanti e naviganti, onde ricavarne una cartografia coerente.

In soli tre anni, furono varate 1.500 giunche, molte delle quali giganti di oltre 150 metri fuori tutto, al limite delle possibilità della cantieristica in legno: basti dire che erano otto o nove volte più lunghe delle caravelle con cui Colombo, novant’anni più tardi, avrebbe attraversato l’Atlantico. Dotate di tre alberi con le caratteristiche vele rese rigide da stecche di bambù (ciò che permetteva di stringere il vento molto meglio dei navigli europei dell’epoca), la loro tenuta del mare era aumentata da compartimenti stagni, ispirati alle camere vuote della canna di bambù fra i nodi: un’innovazione che le flotte occidentali avrebbero adottato solo diversi secoli dopo. Inoltre erano lussuose, con ornamenti d’oro, cabine di lusso per i capitani, profusione di seta negli arredamenti, e cannoni di bronzo, più per mostra che per vera battaglia.



Nel 1405 l’immensa flotta prese il mare dalla foce dello Yangtze. Una simile folla di vele non si sarebbe mai più vista nei mari, fino ai tempi dell’impero britannico al suo apice. Gli equipaggi numeravano 27.800 uomini: per confronto, si dovrà ricordare che la «Armada de Molucca», con cui Magellano circumnavigò per primo il globo oltre un secolo dopo (1519-1522) constava di cinque navi e 260 uomini (ne tornarono a casa solo 18, su una sola nave, la Vitoria).

Rispetto ai tempi, fu come se gli Stati Uniti lanciassero 1.500 astronavi per la conquista dello spazio. Ed effettivamente la flotta era stata approntata per potere navigare in completa autonomia, senza diver ricorrere a rifornimenti avventurosi in terre sconosciute e forse ostili. Alcuni di questi scafi erano dedicati esclusivamente al trasporto di cavalli; altri portavano soldati con il loro armamento; altri portavano solo grandi cisterne d’acqua. Alcune grandi giunche erano degli orti galleggianti, contenevano vasche riempite di terra fertile in cui erano state coltivate verdure e frutta fresche: un’invenzione che risparmiò ai naviganti cinesi la maledizione che perseguitò, fino al 1700, gli equipaggi oceanici occidentali, lo scorbuto da carenza di vitamina C.



Le navi della Flotta del Tesoro – così fu chiamata – comunicavano fra loro con lanterne e bandiere, ma anche con piccioni viaggiatori e gong. Come strumenti nautici avevano la bussola (invenzione cinese), una sorta di sestante noto come «qianxingban» con cui stabilivano la latitudine puntando sulla Croce del Sud, ed orologi consistenti in bacchette d’incenso graduate, che accese si consumavano con regolarità. L’ammiraglio decideva la rotta consultando una carta nautica lunga sei metri, prodotta dal suo istituto cartografico, di cui srotolava la sezione corrispondente alla zona di mare attraversata: vi erano segnalati i punti di riferimento sulle coste e indicazioni particolareggiate per veleggiare da un punto all’altro.

Lo scopo della spedizione non era la conquista militare, perchè i cinesi considerandosi culturalmente superiori a tutto il mondo, abitanti in un impero allora quasi vuoto nella sua vastità, non erano interessati a stabilire colonie fra popoli arretrati. Lo scopo era inaugurare relazioni commerciali e diplomatiche con i «barbari», e condurre ricerche geografico-scientifiche.



Una politica che era chiaramente espressa nel mandato che l’imperatore Yongle consegnò alla sua flotta colossale:

«Noi regniamo su tutto ciò che è sotto il cielo, pacificando e governando i cinesi e i barbari con imparziale benevolenza, senza distinzione fra il tuo e il mio. Ampliando le vie dei saggi imperatori antichi e dei re illuminati, come in accordo con la vlontà dei cieli e della terra, noi desideriamo che tutte le terre lontane e i domini stranieri ottengano il loro giusto posto sotto il cielo».

La Flotta completò l’esplorazione dell’arcipelago delle Filippine, con cui i cinesi avevano già rapporti commerciali da secoli, ma per via di mercanti privati e affari occasionali. Ora, i contatti divennero sistematici, e a ciò si deve se Magellano, quando vi attraccò un secolo dopo, scoprì che gli abitanti non solo erano ben dotati di lussuose stoviglie di porcellana (di cui i cinesi avevano, soli, il segreto di fabbrica), ma conoscevano la scrittura.



Il punto più lontano toccato in quel primo viaggio fu Calicut nel Malabar, oggi nello Stato del Kerala, India Sud-occidentale, allora grandissimo centro commerciale molto frequentato da mercanti arabi, che vi trovavano spezie e seta (altro segreto di fabbricazione cinese) da esportare in Europa a caro prezzo. V’era – e v’è tuttora – una forte minoranza cristiana e una piccola vivace comunità ebraica: il cronista della spedizione, Ma Huan (svolgeva la stessa funzione che per Magellano avrebbe svolto, nel 1519-22, l’italiano Antonio Pigafetta) raccolse e annotò una strana leggenda che parlava di un uomo santo di nome Mouxie, che fondò una religione; solo che un suo fratello depravato convinse il popolo di Mouxie ad adorare un vitello d’oro, che defecava oro; Mouxie s’infuriò e distrusse il vitallo... Insomma la versione corrotta della biblica storia di Mosè ed Aronne.

In successivi viaggi – ciascuno della durata di tre anni – la Flotta dei Tesori attraversò l’Oceano Indiano, esplorò il Golfo Persico, e si spinse in Africa fino alle coste del Mozambico. Dovunque la situazione e la convenzienza lo permettesse, stabilì sul percorso una collana di fondaci ed empori di merci cinesi, specie porcellane e seterie, da scambiare con spezie ed altre materie prime tropicali. Una rete commerciale internazionale che Zheng He, evidentemente, progettava di rendere permanente. In patria, l’ammiraglio era accolto ad ogni ritorno come un eroe.



Ma nel 1424 l’imperatore Zhu Di morì, e suo figlio Zhu Gaozhi annullò i viaggi della Flotta.

Come molti imperatori della dinastia Ming, il nuovo autocrate era cresciuto sotto l’influenza dei mandarini, coltissimi funzionari pubblici, esperti di lettere classiche e della filosofia ufficiale
(confuciana), che si conquistavano il posto con esami di Stato severissimi, e altamente meritocratici. Depositari dell’alta cultura, essi erano gelosi degli eunuchi di corte, con cui competevano per il favore imperiale: furono loro ad insegnare al giovane imperatore a disdegnare i traffici con gli stranieri – non producevano nulla che la Cina desiderasse, o di cui avesse bisogno – e di mettere un freno agli eunuchi di corte, che di quei traffici si arricchivano.

Tuttavia, Zhu Gaozhi morì di lì a poco, e gli intraprendenti eunuchi ripresero il controllo sul giovane figlio e successore. Sotto la guida dell’ammiraglio Zheng He, la Flotta riprese nel 1431 il suo settimo viaggio, forte di 300 navi e 27.500 uomini, con l’incarico di stabilire pacifiche relazioni con i regni di Malacca e del Siam. Compiuta questa missione parte della flotta si spinse oltre l’incognito Mar dei Coralli, fino a toccare la costa Nord dell’Australia, come testimonierebbero alcune tradizioni aborigene e vasellame cinese dell’epoca.



Zheng He morì nel viaggio di ritorno. Ciò consentì al partito confuciano nella Città Proibita di riprendere la sua influenza sul monarca; a suo nome, fu ordinato di smantellare l’intera flotta, e persino di bruciare tutti i documenti, i rapporti e i libri di bordo delle sue imprese. La cartografia e la tecnologia marinara caddero in declino, così come lo studio delle lingue barbariche. Nel 1500, un editto imperiale giunse a comminare la pena di morte per chi avesse messo in mare una nave con più di due alberi.

Di lì a pochi decenni, navigatori spagnoli e portoghesi, da Vasco de Gama a Magellano, avrebbero veleggiato incontrastati nel vasto vuoto di potere lasciato dai cinesi: rimpiendolo con cannoni e archibugi di ferro, con lo smisurato dinamismo occidentale, e con l’intenzione di restarci da conquistatori.

L’orgogliosa introversione cinese, convinta che la propria superiorità non avesse nulla da apprendere da fuori, durò per i seguenti secoli. Secoli in cui l’impero più avanzato del mondo divenne a poco a poco un Paese arretrato, con una burocrazia pletorica e corrotta, mentre navi dei barbari bianchi, degli odiati Nasi Lunghi, diventavano di ferro, le loro vele erano sostituite da fumaioli che vomitavano vapore e nuvole di carbone, le loro armi a canna rigata si facevano sempre più potenti e precise, la loro sete di dominio più insaziabile e senza scrupoli.

Anche in Giappone, il semplice contatto con lo straniero era stato a lungo punito con la morte. Ma negli anni 1870-90, gli ambienti imperiali presero atto che se non volevano farsi occupare dagli stranieri, il loro Paese doveva diventare capace di fabbricare le loro armi moderne, apprendere le loro scienze, imparare la produzione industriale. Diventare moderno, mantenendo lo spirito anti-moderno della cultura feudale nipponica. I samurai avevano già constatato con dispetto, disprezzo e disperazione come un qualunque vigliacco, armato di archibugio, poteva aver la meglio sul più valoroso di loro senza mai arrivare a tiro della sua infallibile katana; eppure furono, in genere, i più ostili alla modernizzazione. La Corte Meji li «punì» ordinando loro – che spregiavano i mercanti, i produttori economici e la loro mentalità volta al profitto – di diventare imprenditori, con denaro pubblico. Diversi riuscirono in quest’impresa impossibile oltre ogni speranza, mantenendo l’etica di lealtà e dedizione della loro cultura.

Nel frattempo, fu introdotta la coscrizione obbligatoria e creato il sistema di pubblica istruzione. Migliaia di uomini d’affari, funzionari, studenti e studiosi furono spediti in Occidente a studiare «le fabbriche di ogni tipo», ma anche «le leggi e i regolamenti fiscali, il debito pubblico, la cartamoneta, le Borse e le assicurazioni, il diritto commerciale». Uno di questo osservatori, Fukuzawa, dopo la sua esplorazione dell’Inghilterra riferì il segreto di quel governo dei barbari: «Fabbriche, eserciti, flotte non sono difficili da costruire, occorre solo denaro. Ma vi è qualcosa che sfugge all’udito e alla vista, e che non può essere comprato e venduto; pervade l’intera nazione. Questa cosa supremamente importante è lo spirito di civiltà». Un altro (un cinese modernizzante) cercherà di attrarre l’attenzione sulla «perfezione del diritto e delle istituzioni politiche» inglesi, e spiegare ai suoi connazionali che «in Europa il commercio è retto da norme precise e dignitose e condotto con metodi esatti». Invano, per la Cina.

Il ministero giapponese dell’Industria, in quel ventennio, giunse ad impiegare cinquecento tecnici occidentali.

I governanti nìpponici avevano visto cosa avveniva alla Cina tutta chiusa nella sua superiorità culturale, nel confuciano disprezzo per il profitto e i mercanti, e la mancanza di curiosità per il mondo esterno: aveva dovuto subire la penetrazione armata inglese, cedere ai britannici porti sottratti alla sovranità cinese, consentire che vi spacciassero a tonnellate l’oppio, e i residenti inglesi vi godessero di assoluta immunità legale. A Pechino, un giovane e inesperto imperatore, Kuang-Hsu, tentò dopo il 1895 una riforma modernizzatrice: durò cento giorni. Fu defenestrato, i suoi ministri giustiziati. Contro gli stranieri, «di lì a poco si scatenò la rivolta reazionaria dei Boxer, antimodernista, xenofoba, anticristiana. Uno dei loro proclami diceva: «La nostra strategia è semplice: dobbiamo distruggere le linee ferroviarie, tagliare i fili elettrici, demolire le navi...». (Marco Vitale, La Lunga Marcia verso il capitalismo democratico, Milano 1989).

Perciò, quando un osservatore occidentale che abita a Pechino scrive di intravvedere i segni del ricorrente rifiuto storico cinese delle influenze straniere, è sciocco prenderlo di sottogamba. Può darsi che la Cina abbia imparato. Che abbia vinto quel difetto fondamentale della sua mentalità e cultura, la convinzione di essere il centro del mondo e di non aver nulla da imparare, che è la causa prima della sua ricorrente ricaduta dal suo primato.

Ma se devo giudicare dagli italiani, i popoli non cambiano mai. Non c’è nulla di più durevole e ostinato dei nostri vizi fondamentali, proprio in quanto sono fondamentali. Non ne siamo coscienti, o addirittura ce ne vantiamo, scambiandoli per virtù. A rettificarli, non ci proviamo nemmeno. Perchè i cinesi dovrebbero essere diversi?



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Commenti  

 
# aloisius 2012-03-06 19:06
Un gruppo di miliardari cinesi ha deciso di stabilirsi in USA, perché là con molti soldi si vive benissimo nonostante la crisi, dicono. I permessi per stabilirvisi costano 1 milione di $ a cranio e il gioco è fatto.
In quanto al fatto di liquidare i partner tedeschi, forse nella Daimler e nella Volkswagen non se ne sono ancora accorti, poiché vantano vendite record in Cina.
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# Pietro G 2012-03-06 19:46
Hanno copiato tutto quello che c'era da copiare anche il Transrapid (treno a levitazione magnetica). Ho letto da qualche parte che lo spionaggio industriale cinese procura solo ai tedeschi danni per miliardi ogni anno. Lo specchietto per le allodole del mercato da un miliardo e mezzo di consumatori ha fatto bene il suo lavoro e la gente è caduta nella trappola a piedi pari. Ci sono decine di migliaia di "studenti" cinesi che ogni anno cercano impiego, a scopo di spionaggio, nelle aziende dell'Occidente tecnologicament e avanzate e nessuno che abbia il coraggio di dire basta. Poi, quando i buoi sono scappati dalla stalla, qualcuno (leggi Tremonti) si lamenta che la Cina è stata fatta entrare troppo presto nel WTO.
Contro la scemenza non c'è rimedio.
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# Pietro G 2012-03-06 19:35
Bell'articolo di storia dele civiltà da cui si possono trarre diverse comclusioni.
- La civiltà europea e occidentale è in fase di declino anche perchè la gente non accetta più la tecnologia e i rischi ad essa connessi. Vuol vivere il presente e, avendo sempre meno figli, se ne infischia del futuro. Le esplorazioni dello spazio sono finite, le grandi scoperte scientifiche sono sempre più rare e dai conquistatori e colonozzatori si è passati a conquistati e colonizzati. Un movimento come il NO TAV si integra perfettamente con il "Zeitgeist".
- Forse anche questa nostra civiltà ha bisogno di uno shock paragonabile al contatto con la civiltà occidentale da parte dei giapponesi e cinesi. Questo shock potrebbe venire dalla scoperta della fragilità del nostro welfare,dall'impoverimento conseguente al declino economico o dalla constatazione che tutto quello che si era creduto giusto dal dopoguerra ad oggi, tutta la sovrastruttura ideologica fondamento dell'Occidente moderno, non era in fondo che un castello di carta. Dopo una presa di coscienza del genere si potrebbe anche ripartire.
P.S.: Il compasso sembra sia una invenzione dei Vikinghi che usavano un minerale (cordierite) dalle proprietà polarizzanti della luce per localizzare il sole anche quando era nascosto.
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# michelapalombo 2012-03-07 16:13
"La civiltà europea e occidentale è in fase di declino anche perchè la gente non accetta più la tecnologia e i rischi ad essa connessi".
PietroG... sei sicuro che la gente non accetti più la tecnologia ed i rischi ad essa connessi?
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# Pietro G 2012-03-07 22:38
I rigassificatori ,i bruciatori di rifiuti, l'energia nucleare, autostrade e linee ferroviarie, nuovi aereoporti, fabbriche (accettate purchè siano lontane da casa) ecc., ecc. C'è una preferenza per la tecnologia che fornisce svago e comunicazione. Tutta tecnologia importata da gente che invece sulla tecnologia ci scommette il proprio futuro e quindi fa di tutto per poterla produrre (il computer su cui scrivo è fatto a Taiwan, lo schermo è un Samsung coreano...). Il declino del numero degli studenti nelle facoltà scientifiche è sotto gli occhi di tutti, non c'è il numero chiuso (anche) perchè il numero degli interessati è troppo basso. Non parliamo poi della composizione etnico-culturale degli studenti universitari. Basta guardare il sito e le foto dei gruppi di ricerca di una università americana, inglese o tedesca per capire che gli studenti di origine europea stanno diventando una minoranza.Quando ero piccolo io, c'era un clima diverso, una fiducia nella tecnica e nel futuro che ora, in Occidente non c'è più. Occorre ritornare a quel clima di ottimismo e di fiducia in se stessi se si vuole veramente andare avanti.
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# ropegara 2012-03-06 20:08
Mi auguro che questi segnali dalla Cina, preludano a una profonda revisione del loro modo di intendere una industrializzaz ione che ormai mostra tutti i limiti dovuti alla scarsità di risorse disponibili.
Si stanno combattendo guerre in tutto il globo, per accaparrarsi le ultime risorse necessarie per alimentare uno sviluppo che si è insensatamente creduto senza limiti.
La Cina seguendo la sua attuale strategia espansiva, a breve non avrà bisogno solo di una robusta percentuale dell'attuale produzione petrolifera mondiale, ma avrà necessità di TUTTA la produzione, il che la metterà in rotta di collisione con le altre potenze che più o meno vogliono le stesse cose in termini di quantità e regolarità di approvvigioname nti.
Se questo è lo stato dell'arte, mi pare saggio cominciare a chiedersi che senso hanno il turbinare di miliardi di tonnellate di ogni genere di manufatti e materie prime, che scorrazzano impazziti intorno al mondo senza soluzione di continuità, sapendo che questo non potrà durare all'infinito.
Una pausa di riflessione sul nostro incedere verso una deriva gravida di pericoli è il meno che possiamo fare ora, cioè nel momento in cui l'Europa mostra tutta la fragilità del sistema, e dove per la prima volta nella storia degli ultimi tre secoli, i suoi abitanti sperimenteranno una marcata diminuzione del loro potere di acquisto di beni e servizi.
Inutile farsi illusioni; non sarà una crisi passeggera, dovremo abituarci all’idea che le prossime generazioni non avranno le stesse opportunità di lavoro, reddito e consumi che hanno contraddistinto le precedenti.
Non sarà un male se sapremo far tesoro delle conoscenze e delle tecnologie acquisite, le quali sicuramente ci permetteranno una dignitosa esistenza e una buona qualità di vita, senza che ci sia bisogno di far percorrere a uomini e cose, i miliardi di chilometri quotidiani, che un folle sistema economico impone a ritmi sempre più sostenuti e disumani.
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# Luigi B. 2012-03-06 22:21
Bell'articolo, condivisibile; e grazie per averci ricordato la storia di Zheng He, che la nostra scuola eurocentrica nemmeno cita. MA INSISTO prima di spendere da 8 a 18 miliardi di € per una nuova ferrovia vorrei sentire il parere di qualche esperto, tecnici, ingegneri e studiosi di trasporti. Altrimenti lei è dogmatico come i cosiddetti selvaggi che vuole combattere. E se un giorno ci si decidesse a fare un TAV Lugano-Milano-Genova, o Brennero-Verona, oppure Salerno-Reggio Calabria, io sarei favorevole, perché i benefici sono chiari a (quasi) tutti. Ma in Valsusa no. Li ci sono dubbi seri che vanno chiariti. Senza ridicolizzare gli oppositori.
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# Sergio64 2012-03-06 22:30
Un articolo bellissimo, come ne sa scrivere solo Blondet, e pochi altri.
Mi resta però un grave dubbio.
Se una Grande Opera s'ha da fare - anche se apparentemente inutile - perchè poi alla lunga pagherà, tra tante Grandi Opere che si possono fare, come si fa a decidere quale fare in concreto?
Se domani saltasse su un premier che ci imponesse un ponte tra Olbia e Civitavecchia, come fare a capire se si tratti di un pazzo o di un genio?
Il criterio potrebbe essere questo: la grandezza di chi progetta e organizza la Grande Opera, il suo genio, la sua mancanza di interessi particolari nella realizzazione dell'Opera.
Ma se questo fosse il criterio, allora il TAV in Italia è meglio non farlo, se guardiamo per un attimo le facce dei politici che ce lo vogliono ammanire!
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# licio 2012-03-07 08:59
E UN PONTE CHE COLLEGA SARDEGNA CORSICA E LIGURIA PERCHE' NO???
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# Scipio emiliano 2012-03-07 10:36
E la Sicilia?
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# SART 2012-03-07 00:10
I cinesi non sono stati capaci di copiare un gran che delle cose che contano: le navi e gli aerei che fanno non possono in nulla competere con quelli occidentali. Per questo sono una tigre sdentata, con un esercito, ma di fatto privi di flotta ed aviazione militare. Adesso cacciano anche i tedeschi, invece di mandare i loro figli nelle università germaniche... che fessi...
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# raff 2012-03-07 00:13
Interessantissi mo e accattivante l'excursus di storia della Cina, che il Direttore ci propone. Non vedo però l'attinenza con i NO-TAV, o meglio, la vedo come conferma delle posizioni dei NO-TAV.
Infatti l'immensa flotta fatta costruire dall'imperatore Zhu Di "Yongle" (Grande Opera), aveva lo scopo di esportare la "civiltà" raggiunta dai cinesi ai popoli barbari, ma non nel senso Bushiano di esportazione della "democrazia", che significa conquista e rapina, ma nel molto onorevole senso dichiarato dall'imperatore: «Noi regniamo su tutto ciò che è sotto il cielo, pacificando e governando i cinesi e i barbari con imparziale benevolenza, senza distinzione fra il tuo e il mio. Ampliando le vie dei saggi imperatori antichi e dei re illuminati, come in accordo con la volontà dei cieli e della terra, noi desideriamo che tutte le terre lontane e i domini stranieri ottengano il loro giusto posto sotto il cielo».
L'impresa, di alto valore morale era nulla dal punto di vista dei ritorni economici. In altre parole 'sti poveri cinesi non sapevano fare gli imperialisti e perciò l'impresa si esaurì in se stessa. E' esattamente ciò che i NO-Tav imputano ai fautori dell'impresa (Grande Opera), di non produrre risultati economici da un investimento che impegnerà risorse per c/a 20 miliardi di euro.
Un paragone con la TAV Torino-Lione può essere fatta con un'altra Grande Opera, il tunnel sotto la Manica, lungo 50 chilometri, di cui 39 sotto il mare. Questi ad oggi i risultati economici: "Il costo complessivo dell'intera opera è stimato attorno ai 10 miliardi di sterline (11.436.693.301 euro). Il tunnel sta operando in perdita ed il valore delle azioni che hanno finanziato l'opera ha perso il 90% del proprio valore tra il 1989 ed il 1998. La società Eurotunnel ha annunciato una perdita di 1,33 miliardi di sterline nel 2003 e 570 milioni di sterline nel 2004 ed è in costante negoziato con i creditori. A propria difesa Eurotunnel cita un traffico insufficiente (solo il 38% dei passeggeri ed il 24% delle merci previste in fase di progetto) e un gravoso carico di interessi sul debito. Parte dell'insuccesso commerciale dell'operazione sembra essere causato dalle eccessive tariffe di transito.
La American Society of Civil Engineers (società americana degli ingegneri civili) ha dichiarato il tunnel una delle "sette meraviglie del mondo moderno" (da Wikipedia).

Grandi apprezzamenti "morali", ma risultati disastrosi. Sottolineo la frase "UN GRAVOSO CARICO DI INTERESSI SUL DEBITO" che la dice lunga su chi ha avuto interesse all'opera, oltre alle ditte appaltatrici.
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# shaula 2012-03-07 00:30
Un parallelismo tra la storia della flotta cinese e la questione no TAV, lo vedo solo nel mostruoso spreco di risorse in entrambi i casi. Disapprovo Zheng He che ha allestito 300 navi portentose con decine di migliaia di marinai con costi faraonici. Lo disapprovo perché l´impresa poteva finire in una tragedia immane. Sarebbe stato sufficiente l´affondamento della nave con le cisterne dell´acqua. All´epoca (ma anche oggi sembra) i disastri navali erano frequenti. Come dimostra la distruzione dell´intera Marina mongola durante il fortunale che la investí quando tentó l´invasione del Giappone. Che cosa poi avessero trovato i marinai cinesi lungo le coste dell´Africa o dell´Oceania, rimane un mistero. Fossi stato un indigeno di quelle parti, all´apparire di centinaia di colossi
all`orizzonte, me la sarei data a gambe con tutta la mia cianfrusaglia che avrei dovuto scambiare con visitatori cosí portentosi. Molto piú ragionevole una mini-flotta alla Colombo, che ha raggiunto risultati molto piú prestigiosi con molto meno. Persino Darwin,per il suo grande contributo scientifico (certo contestato da Blondet) si é servito di una sola navicella. E buon per la Cina che abbia presto rinunciato alla sua "modernitá". Altrimenti si sarebbe avviata sulla strada dello sconcio colonialismo occidentale che rimane una ereditá che ci ha marchiato a vita.
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# raff 2012-03-07 01:07
Sempre a proposito del confronto fra la TAV Torino-Lione e l'Eurotunnel, vorrei segnalare la soluzione della rimozione dei materiali: "Sul lato inglese sono stati rimossi 4 milioni di metri cubi di roccia calcarea, la maggior parte dei quali scaricati sotto la Shakespeare Cliff vicino a Folkestone, strappando al mare una superficie di circa 36 ettari oggi chiamata Samphire Hoe e destinata a parco pubblico.
Complessivament e sono stati rimossi 8 milioni di metri cubi di materiale roccioso, ad un ritmo medio di 2.400 tonnellate all'ora".
Per quanto riguarda la TAV, ancora non è chiaro, dove saranno scaricati i materiali di risulta delle gallerie (compresa la porzione di 12,3 km in territorio italiano del "tunnel di base"), che ammontano a circa 68 km su 81 km di tracciato; una massa di materiali almeno doppia se non tripla di quella dell'Eurotunnel.
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# shaula 2012-03-07 02:27
" Questa... opera non s´ha da fare!". Voi che siete favorevoli a questa TAV fate un piccolo sforzo di immaginazione. Il signor Mario Rossi, pendolare, avrá una parte del suo stipendio decurtata di oneri alcuni dei quali andranno a pagare i costi faraonici ed oggi, assurdi, di una ferrovia superveloce che consentirá a persone come Blondet ed a chi la pensa come lui, di arrivare a Lyon in due ore.Il Mario Rossi, invece, continuerá ad utilizzare il suo pendolino puzzolente e sporco, regolarmente gelido d´inverno e soffocante in estate, con disservizio permanente e la cui velocitá media é stata calcolata in 14 Km/ora a causa dei ritardi cronici. Credo che il signor Rossi abbia il diritto di usare invece i propri quattrini nel miglioramento del suo pendolino, col quale convive gran parte della sua giornata, per sembrare magari meno giapponese ma piú rispettato in Patria.
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# NominorLeo7 2012-03-07 04:09
Dai precedenti articoli di Blondet sul nostro "popolo di Schettini in vacanza" ne ricavo che gli italiani riescono a coniugare il peggio del peggio: sia l'ottusa chiusura vetero-cinese verso tutti gli insegnamenti e i progressi mondiali che richiedono impegno (culturale, operativo, civile, ecc), sia la servile e scodinzolante imitazione di tutti i cascami futili, goderecci, amorali dela pseudo-modernità.
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# massivo 2012-03-07 09:53
A volte rimango stupito da quante cose interessanti si possono leggere, scoprire.
E poi ripenso agli inutili fogliacci di regime italiani... E capisco perchè l'italiano non riesce a scostarsi dalla sua triste situazione.
Questa nazione ha tanto tanto bisogno di buona informazione, di buon approfondimento .
Quindi grazie a voi signori: grazie a Blondet che è il centravanti di questa squadra, ma anche agli altri, che lavorano dietro alle quinte e di cui non si sanno i nomi.
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# aloisius 2012-03-07 12:55
Raff scrive:
Per quanto riguarda la TAV, ancora non è chiaro, dove saranno scaricati i materiali di risulta delle gallerie (compresa la porzione di 12,3 km in territorio italiano del "tunnel di base"), che ammontano a circa 68 km su 81 km di tracciato; una massa di materiali almeno doppia se non tripla di quella dell'Eurotunnel

Servirebbero forse, a finire la Salerno Reggio Calabria, a costruire le case dei terremotati degli ultimi ottanta anni, tolto il Friuli, e a terminare le opere incompiute sparse nella penisola.
Ma probabilmente non basterebbero.
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# Giuseppe 2012-03-07 14:07
Caro direttore, spiega Thomas Mann, nelle sue memorie, una parabola cinese con sfondo tedesco: si vede che in quella spedizione furono portate belve africane, tra le quali, la svelta giraffa; si vede che all'imperatore non fu gradita la giraffa, per la quale decretò la non esistenza.

la Cina è quasi sempre stata chiusa in se stessa; Il nome del Paese in cinese (Zhong Guo) vuole dire il Paese al centro del mondo.
Ci chiamano kweilo o lo fang, con certo sprezzo. Per loro Shanghai non e la Cina, perche ci sono troppi lo fang li; di fatto, i cantonesi che sono anche la razza pura, sono considerati soltanto mezzi cinesi perche parlano una lingua diversa; Lo stesso per i musulmani della Manciuria.
E' possibile che il suo amico ingegnere abbia ragione, ma si scorda del piu pratico sistema per accaparrarsi tecnologia,
(che e il piu usato): comprare le ditte estere
C'è la fila in Occidente per farsi comprare ditte, tecnologia e tutto quello che i soldi possono pagare, da parte dei cinesi, che pare siano gli unici ad aver facilità di credito e soldi in contanti; La Banca Mainland è pubblica (la HK e diversa, loro chiamanno HK le fogne della Cina).
Abito a Shanghai parte dell'anno, e una cosa le posso dire, gli abitanti europei delle nazioni che non hanno invaso la Cina sono benvenuti (specialmente italiani e spagnoli), nei confronti degli altri, c'è un poco nascosto desiderio di vendetta (Da Guo, Germania, Fa Guo, Francia, In Guo, Inghilterra, Riben, Giappone, Mei Guo, Stati Uniti.. fino a fare 8).
Distinti saluti
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# Annella 2012-03-07 14:40
Forse c'è un "dettaglio" che, se nell'articolo precedente poteva e voleva sfuggire, adesso risulta essere quasi soffocante: Signori, c'è chi può e chi non può... Noi "non può".
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# mauro73 2012-03-07 14:59
A mio avviso, come è capitato altre volte, non si è capito il vero senso dell'articolo... nessuno vuole sprechi e mazzette ovvero opere inutili ma quotidianamente avviene tutto ciò e nessuno si oppone. Penso alle opere locali, a quelle regionali (c'è sempre l'amico progettista, l'impresuccia e tutto l'indotto da accontettare); basti pensare alle reti di distribuzione dell'acqua potabile, un vero colabrodo: circa 30% viene disperso durante il tragitto ma piazze in porfido cartelli bilingue, sagome al bordo delle strade per dissuadere gli automobilisti a correre (in provincia di Udine sagome più studio del progetto sono costati quasi 150.000 euro); siamo i soliti italiani! nicchiamo quando, nel locale, viene eseguita l'ennesima opera inutile perchè dà lavoro nel locale e c'è sempre l'amico, il parente, etc. che ne trae profitto) ma diventiamo ipercritici quando si parla di grandi opere (probabilmente perchè non abbiamo cointeressenza...) quante piccole "TAV", farcite di mazzatte vengono costruite ogni giorno in Italia? La notte bianca, a mio avviso è una "TAV" (vista dalla parte dei NO TAV) eppure nessune dice nulla per i motivi sopraccitati! Quello che a me fa rabbia è il localismo, l'orticello da difendere la mancanza di una visione collettiva e di lungo periodo. Fossimo partiti prima con un'opera ritenuta inutile come la TAV ma diventando leader nel settore ed esportando la tecnologia (vedi Germania e Giappone), costruendo poi all'estero! Non fosse stata distrutta la flotta cinese chissà la Cina come avrebbe spadroneggiato nelle tecnologie navali... la modernità, vista in senso cristiano, non mi sembra un delitto. Poi c'è tutto il resto... mazzette, malaffare, etc., ma non dimentichiamo che la corruzione c'è sempre stata! Anche la grande Germania è strapiena di mazzette (non me ne vogliano male i teutonici che si definiscono incorrutibili e, perfetti) guarda un po' anche la Lega è corrotta... ecco cari amici la Lega forse ne è l'esempio: Mi oppongo allo spreco/corruzione della "TAV" chiamata Roma ma poi, dopo soli 15 anni di potere, costruisco la mia "TAV" in Lombardia.
Un caro saluto
Mauro
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# il navigante 2012-03-07 16:02
Sulla ribellione dei cinesi chiamata la "rivolta dei boxer", forse bisognerebbe fare alcuni chiarimenti:

Le campagne di rivolta presero inizio dal novembre del 1899 fino al 7 settembre 1901, durante gli anni finali dell'impero Manciù in Cina sotto la guida della dinastia Qing.

I membri della "Società dei Pugni Giusti e Armoniosi" erano chiamati semplicemente "Boxer" dagli occidentali, per via della loro pratica di arti marziali. La rivolta iniziò nel nord della Cina come movimento contadino, anti-imperialista e antistraniero. Gli attacchi erano rivolti verso gli stranieri che stavano costruendo le ferrovie e violando il Feng shui, e verso i cristiani, considerati responsabili della dominazione straniera in Cina.

Le cause principali della rivolta del popolo cinese alla fine del XIX secolo, fu il risentimento nei confronti degli occidentali che giunse al suo apice a causa della continua ingerenza straniera negli affari interni della Cina, con la connivenza passiva dell'Imperatrice vedova Cixi. Oltre a ciò, le coste cinesi furono divise e spartite secondo la sfera d'influenza tra le otto nazioni straniere maggiormente presenti sul territorio. L'invasione da parte dell'Alleanza delle otto nazioni venne portata avanti in tutta la parte orientale della Cina. Il saccheggio e la distruzione di antichi edifici e beni culturali crearono dei sentimenti negativi. La rabbia derivava dall'invasione di una nazione sovrana, una cosa che ipocriticamente le nazioni occidentali a parole condannavano. Questo risentimento crebbe fino al punto di portare alla distruzione e alla violenza contro aziende straniere.

Bisogna anche aggiungere che gli occidentali avevano creato nei vari porti delle "zone franche" dove le forze dell'ordine cinese non potevano entrare. Succedeva spesso che degli occidentali agiserro in maniere illegale nei confronti di cinesi, e poi si rifugiavano in questi porti franchi rimanendo impuniti.

Con gli interessi commerciali in Cina minacciati, e la necessità di prestare soccorso alle legazioni di Pechino sotto assedio dei Boxer, l'alleanza delle otto nazioni inviò delle truppe per sedare la rivolta. Anche il regno d'Italia inviò un corpo di spedizione italiano in Cina.
Questo mi sembra un dejà-vu praticato tuttora ai nostri tempo dalle varie nazioni che si appellano civili ma che invece bombardano, saccheggiano e depredano, tutto ciò che può fare loro comodo.

Mi spiace, ma questo articolo non mi ha molto convinto.
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# Giuseppe 2012-03-07 20:33
Fino al secolo XVIIIesimo, la Cina contava con il 25% del PIL mondiale; Le guerre dell'oppio contro gli inglesi significò il collasso economico, che continuò con le 8 potenze invasore nel XIX.
Piano, si sta ritornando alla normalità, di vedere una Cina potente e forte economicamente. E' opportuno che cominciamo a abituarci, e non soltanto quello, ad affrontare la nuova situazione geostrategica del mondo, che va verso Oriente velocemente.
La saluto Navigante.

X Giuseppe
P.S.: Le raccomando un libro di viaggi portoghese, scritto nel 1605, che parla dell'Oriente, 'Peregrinaçao', di Mendes Pinto.
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# Rafael 2012-03-07 16:34
Le esplorazioni, i viaggi, la ricerca, sono cose meravigliose. Realizzano l’eterno bisogno di conoscenza e di sapere dell’uomo. Ho lavorato a lungo nel settore ferroviario e delle metropolitane. Negli anni ’90 ho conosciuto dei colleghi che lavoravano nel gruppo di progetto della Alta Velocità tratta Milano-Roma e viceversa. Il calcolo di bacino di utenza (i viaggiatori utilizzatori) prevedeva una media di 2.000 passeggeri al giorno.
La tratta costata MILIARDI di euro con ritardi di esecuzione di anni, con costi quadruplicati rispetto a una media europea, ha distrutto falde acquifere, devastato il territorio, rubato terra per l’agricoltura, fatto uno scempio ecologico.
Tutto per fare viaggiare più comodamente 2.000 persone! Per il loro trasporto bastava prevedere 7 voli giornalieri di un airbus di 300 persone cadauno. Il costo di un airbus varia tra 30.000-40.000 euro/ora.
Chi e’ il vero oscurantista? Chi in base alle leggi della economia dichiara che il ritorno dell’investimen to A.V. (e anche TAV) e’ nullo? O afferma che gli investimenti devono avere una redditivita’ che vada a coprire i costi spesi? Oppure i milioni di pendolari che ogni giorno viaggiano sui carri bestiame delle ferrovie dello Stato? Oppure i cittadini che dovranno pagare con le loro tasse il disavanzo di gestione annuo di queste opere pubbliche?
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# dandi 2012-03-08 01:30
Bellissimo articolo, non c'è che dire...
Non capisco però perchè mettere sullo stesso piano i retrivi isolazionisti cinesi del 1400 con chi protesta contro un'opera come la TAV, la cui utilità è per lo meno discutibile, a fronte di un esborso enorme di fondi pubblici.

E se la TAV non fosse altro che il pretesto per accrescere ulteriormente il debito pubblico italiano, così che tra una decina d'anni sia nuovamente necessaria una stretta della cinghia e un ulteriore ridisegnamento del welfare?
Distinti saluti
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# Vitoparisi3 2012-03-08 09:42
Più che imparare dall'Occidente il sistema economico, fallimentare, i cinesi dovrebbero curare le armi da difesa, le quali, per la loro carenza, hanno causato i mali attuali della Libia. Non serve imitare le leggi europee sull'istruzione o sull'economia speculativa, bensì è indispensabile, per un sovrano, approvvigionare delle misure opportune anticarro, antinave ed antiaeree l'esercito di Stato, a tutela dei propri valori e della propria indipendenza.
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# Nieuport 2012-03-08 10:01
Scrive Dandi: "Accrescere ulteriormente il debito pubblico italiano, così che tra una decina d'anni sia nuovamente necessaria una stretta della cinghia e un ulteriore ridisegnamento del welfare?"
Una decina d'anni? Io mi aspetto il peggio fra una decina di settimane!
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# raff 2012-03-08 16:13
Pur avendo scontato il fallimento della missione dell’ammiraglio Zheng He, in considerazione dei tempi e del contesto storico, nel nobile discorso dell'imperatore Zhu Di "Yongle" possiamo intravedere una grande visione del mondo e un piano geostrategico di estrema attualità.
E' l'idea di un mondo multipolare, nel quale, debellata qualsiasi forma di imperialismo, ogni nazione e ogni Stato "ottengano il loro giusto posto sotto il cielo", promuovendo scambi paritari "senza distinzione fra il tuo e il mio", ma soggetti tutti agli stessi principi e alla stessa legge, "in accordo con la volontà dei cieli e della terra".
Fino ad oggi, in linea di massima e nonostante tutto, i dirigenti cinesi si sono attenuti a questi principi.
In un mondo di lupi, i dirigenti cinesi finora non hanno dato vita ad atti di aggressione militare offensiva neppure per recuperare propri territori come HK e Formosa e hanno sempre cercato di stabilire con tutte le nazioni e gli Stati, relazioni il più possibile "alla pari", sulla base di vantaggiosi scambi reciproci, usando per lo più il proprio capitale principale, la forza lavoro.
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# raff 2012-03-08 16:13
Pur avendo scontato il fallimento della missione dell’ammiraglio Zheng He, in considerazione dei tempi e del contesto storico, nel nobile discorso dell'imperatore Zhu Di "Yongle" possiamo intravedere una grande visione del mondo e un piano geostrategico di estrema attualità.
E' l'idea di un mondo multipolare, nel quale, debellata qualsiasi forma di imperialismo, ogni nazione e ogni stato "ottengano il loro giusto posto sotto il cielo", promuovendo scambi paritari "senza distinzione fra il tuo e il mio", ma soggetti tutti agli stessi principi e alla stessa legge, "in accordo con la volontà dei cieli e della terra".
Fino ad oggi, in linea di massima e nonostante tutto, i dirigenti cinesi si sono attenuti a questi principi.
In un mondo di lupi, i dirigenti cinesi finora non hanno dato vita ad atti di aggressione militare offensiva neppure per recuperare propri territori come HK e Formosa e hanno sempre cercato di stabilire con tutte le nazioni e gli stati, relazioni il più possibile "alla pari", sulla base di vantaggiosi scambi reciproci, usando per lo più il proprio capitale principale, la forza lavoro.
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# gjovi 2012-03-08 19:29
L'articolo è molto bello. Il paragone con la T.A.V però non regge. Potrei capire un paragone con un ipotetico viaggio su Marte. Non con l'opera, che serve 'per stare in Europa'.
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# Centuri 2012-07-22 14:05
Condivido.
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