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Nel Seicento la temperatura era simile a oggi
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 Una ricerca congiunta tra archeologia, restauro e scienze climatiche conferma che 3 secoli e mezzo fa le temperature erano praticamente le stesse. I termometri dei Medici, affidabilissimi già all'epoca, portano a risultati stupefacenti

La meteorologia è nata in Italia. La prima rete meteorologica del mondo è stata infatti realizzata dai Medici di Firenze nel 1654, pochi anni dopo l’invenzione del termometro, avvenuta nel 1641. Comprendeva undici stazioni di rilevamento europee tra cui Milano, Parigi e Varsavia. Ora, inaspettatamente, si è scoperto che i dati meteorologici rilevati da quella rete, voluta dal granduca Ferdinando II, di cui Galileo Galilei era il pupillo, sono di grande affidabilità, tali da consentire il confronto con quelli odierni. E gli studiosi hanno potuto concludere che, a distanza di tre secoli e mezzo le variazioni non sono così rilevanti. Le temperature medie estive a Firenze (che presenta la serie più lunga di dati dal 1654 al 1670) sono rimaste pressoché invariate, mentre si osserva che d’inverno in media c’era un grado in meno.

PRIME MISURE METEOROLOGICHE - Il carattere eccezionale di questi documenti è dato dal fatto che si tratta delle prime misure strumentali della storia, riferite alla temperatura, con tabelle ricche di dati, e con rilevazioni effettuate costantemente ogni 3-4 ore, esponendo i termometri a nord e a sud, per un lungo periodo di anni. Precedentemente, e anche successivamente per molto tempo, le indicazioni meteorologiche che ci sono pervenute, sono di solito descrizioni generiche sui fenomeni più o meno anomali che venivano osservati in natura, ma non misure strumentali. L’esistenza di queste misure di temperatura era nota. «Ma è stato difficile reperirle, soprattutto per i danni arrecati agli archivi dall’alluvione di Firenze del 1966», spiega Dario Camuffo dell’Istituto delle scienze dell’atmosfera del Cnr di Padova, che con Chiara Bertolin ha condotto un’accurata ricerca pubblicata sulla rivista specializzata Climatic Change. «Ci sono voluti molti anni per reperire e restaurare i documenti. Un secondo problema è stato quello di trasformare le osservazioni sulla temperatura nelle unità di misura odierne: sia per quanto riguarda i gradi, sia per quanto riguarda l’ora di riferimento che allora veniva indicata a partire dal tramonto, variabile nel corso dell’anno».

AFFIDABILI E CORRETTE - La questione fondamentale che gli studiosi si sono posti è stata la seguente: questi dati sono utilizzabili o sono una pura curiosità storica? E ancora: dal punto di vista meteorologico, furono questi primi rilevatori capaci di fare un buon lavoro, accettabile dal punto di vista degli standard moderni? La risposta a entrambi i quesiti è stata affermativa. I termometri utilizzati erano ad alcol, in vetro, e quelli conservati nel Museo di storia della scienza di Firenze sono tuttora funzionanti, per cui è stato possibile verificarne l’affidabilità. L’unità di misura, il grado Galileo, corrispondeva a circa 1,4 gradi centigradi. I rilevatori erano di solito gesuiti e monaci benedettini. I dati venivano riportati in un diario e fatti pervenire a Firenze all’Accademia del Cimento. L’intento della rete istituita dai Medici che comprendeva, oltre alle città citate anche Vallombrosa, Pisa, Cutigliano, Bologna, Parma, Innsbruck e Osnabrück, doveva servire per comprendere la differenza di temperatura nelle varie regioni, in pianura, in montagna, a latitudini diverse.

SOLO UN PO’ PIÙ FREDDO - Le due stazioni principali con le serie più lunghe di dati sono quelle di Firenze e di Vallombrosa (quest’ultima a 1000 metri di altitudine). I termometri a Firenze erano posti a Palazzo Pitti, nel Giardino di Boboli e nel convento di S. Maria degli Angeli. La rete venne chiusa nel 1667 per ragioni politiche, essendo considerata vicina a Galileo e alle sue pericolose idee che contraddicevano la Bibbia. Solo a Firenze e Vallombrosa si proseguì fino al 1670 quando il granduca mori. «Le medie si fanno su 30 anni», dice Camuffo. «Dai dati di Firenze si evince che nel periodo 1654- 1670 la temperatura media estiva era di 0,18 °C inferiore rispetto a quella del trentennio 1961-1990 (l’ultimo completo a disposizione in attesa di arrivare al 2020, anche se indubbiamente dal 1990 a oggi c’è stata un’impennata delle temperature). Mentre la media invernale era inferiore di circa un grado. A Vallombrosa, più in quota, sia estate che inverno erano mediamente più freddi con una media annua di 1,41 °C in meno di quella odierna».

Massimo Spampani

Fonte >
  Corriere.it


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Commenti  

 
# CloddoveoX 2012-03-30 09:35
Non c'è niente di nuovo sotto il sole; i soloni hanno scoperto l'acqua calda.
Adesso i giornalisti sussidiati dal potere devono spargere un'altra americanata; quella del clima perde colpi.
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# betamax 2012-03-31 12:06
E' anche importante quel che NON si dice nell'articolo, e cioè che in quegli anni si era nel bel mezzo della cosiddetta "piccola era glaciale", che si è poi conclusa un paio di secoli dopo.
Se per ipotesi disponessimo di misurazioni datate al XIII secolo (il cosiddetto "optimum climatico", durato almeno fino al 1350 e decisamente più caldo), ne vedremmo delle belle!
Un giornale che vuol essere serio avrebbe dovuto fare cenno a questa fisiologica alternanza climatica.
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# DBF 2012-03-31 13:26
I rilevatori sono tutti Gesuiti e Benedettini. Perciò, come ha detto il professor Ratzinger rimaniamo sereni qualsiasi cosa accada.
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