>> Login Sostenitori :              | 
header-1

RSS 2.0
menu-1
TUTTI |0-9 |A |B |C |D |E |F |G |H |I |J |K |L |M |N |O |P |Q |R |S |T |U |V |W |X |Y |Z

Archivio Articoli Worldwide

Tremonti: "Dalla crisi si esce solamente limitando il potere della finanza e rilanciando le opere pubbliche"
Stampa
  Text size
Giulio Tremonti non ha bisogno di presentazioni. Per anni è stato il ministro dell’economia dei governi Berlusconi ed è stato parte integrante del gotha politico europeo e mondiale. Con la caduta, lo scorso autunno, dell’esecutivo guidato dal Cavaliere, Tremonti è temporaneamente uscito di scena per dedicarsi alla scrittura di Uscita di sicurezza il suo ultimo libro, edito da Rizzoli e pubblicato all’inizio dell’anno, nel quale fa il punto sulla terribile crisi economico-finanziaria in corso. Uscita di sicurezza è un durissimo atto di accusa contro il potere finanziario definito senza giri di parole un “fascismo bianco”, una nuova forma di dittatura che mina alle fondamenta la democrazia occidentale. Con Giulio Tremonti abbiamo parlato del contenuto del libro e delle proposte da lui presentate per superare questo difficile momento storico.

In Uscita di sicurezza l’aspetto che probabilmente colpisce di più il lettore è la denuncia della nascita in Europa di un nuovo tipo di dittatura: il fascismo finanziario. Si tratta di una “provocazione” per risvegliare le coscienze dei lettori o crede davvero che la democrazia occidentale sia in pericolo?
“Fino a poco tempo fa il capitalismo era combinato con le ragioni dei popoli e con lo Stato sociale. Negli ultimi anni è però avvenuta una mutazione che ha causato una caduta degli antichi valori su cui per secoli si è basato il nostro mondo. Nel mio libro cerco di fare capire la pericolosità di questa mutazione e la necessità di tornare ai vecchi principi”.

Ha scritto anche che la “la finanza all’ultimo stadio” si è messa “a governare in presa diretta facendo uso dei tecnici”. Questo vale anche per il governo tecnico italiano?
“Nel mio libro non ho mai usato la parola Italia. Come riferimento ho sempre usato il caso della Grecia”.

Come giudica il modo in cui i “tecnici” stanno affrontando la crisi?
“Quello che sta succedendo in queste ore conferma che ancora non siamo nella via di uscita giusta per superare la crisi. Dal 2008 in poi per descriverla ho sempre usato una immagine, quella dei videogames. E’ come essere dentro un gioco, arriva un mostro lo batti, ti rilassi e arriva un secondo mostro più grande del primo. Prima il sistema bancario salta e per salvarlo si usano i fondi degli Stati. Poi il sistema finanziario, salvato dagli Stati, attacca senza pietà i bilanci pubblici e allora si usano i soldi delle banche centrali, in Europa della Bce. Ma, come gli ultimi eventi stanno dimostrando, la calma dura poco e il sistema torna ad essere pericoloso come era prima”. 

Cosa fare quindi per interrompere questo “videogame” da incubo?
“In primo luogo bisogna uscire dall’attuale sistema ovvero bisogna ridurre il potere della finanza e impedire ai signori banchieri di usare i risparmi dei cittadini per speculare. Così come è ora se la scommessa va bene guadagnano loro se va male perdono i cittadini. In secondo luogo bisogna avviare un grande programma di opere pubbliche europee finanziato attraverso l’emissione di Eurobond. Questa visione assomiglia a quanto fece l’America dopo la grande crisi del 1929 con il varo del New Deal”.

Perché pensa che una visione simile sia fattibile?
“Perché man mano che la crisi esce dal solo ambito finanziario ed entra nella vita delle famiglie le persone e la politica si risvegliano. Questo per esempio è quello che successe in America all’inizio degli anni ’30 e che molto probabilmente succederà presto anche in Europa”.
Fino ad ora però, come lei stesso scrive, la politica è stata sconfitta dalla finanza. Perché questo è successo?
“L’ultimo grande atto della politica fu alla fine degli anni ‘90 con la globalizzazione. Questo processo per tempi e per metodi fu deciso dalla parte ‘illuminata’ della politica che pensava ad un mondo diverso basato sull’ideologia del mercato. Con la globalizzazione il mercato ha preso il sopravvento perché è stato più forte, più ricco, perché ha avuto una ideologia. Con la globalizzazione gli Stati contano sempre di meno, i politici eletti negli Stati ancora di meno e invece il mercato globale coi suoi poteri, mezzi e figure domina su tutto”.

Lei è stato parte integrante del gotha politico mondiale. Più di uno potrebbe chiedersi perché non ha provato a cambiare le cose.
“In realtà, come posso dimostrare in tanti documenti ufficiali, ci ho provato ma non ci sono riuscito”.

Perché non ci è riuscito?
“Sono fenomeni che hanno una dimensione storica. Neanche il presidente Obama, che pure aveva chiari i problemi da affrontare, ci è riuscito. Ripeto però che adesso è ancora presto ma prima o poi i popoli capiranno che vengono impoveriti e umiliati dalle politiche attuali e reagiranno votando per chi propone politiche diverse”.

Come abbiamo visto prima, per uscire dalla crisi lei propone un piano di investimenti in opere pubbliche. L’Europa preferisce però fare l’opposto e proseguire con l’austerity. Quale è il suo giudizio in merito?
“Faccio una premessa. Io sono abbastanza vecchio da ricordare il G7 e abbastanza giovane per aver visto il nuovo G20. La nascita di quest'ultimo riflette il cambiamento del mondo. Per l’Europa è finita l’età delle colonie e i vantaggi che questo potere comportava. Adesso contano tantissimo anche gli Stati che un tempo erano emergenti. Questo cambiamento fa sì che per l’Europa non sia più possibile che il deficit cresca più velocemente del prodotto interno lordo e rende necessario un maggiore controllo dei conti pubblici e quindi una revisione dello Stato sociale. Sottolineo però una revisione e non una eliminazione del Welfare State. Lo Stato sociale europeo è una cosa che dobbiamo conservare altrimenti si entra davvero nella barbarie che tanti grandi banchieri vogliono convinti che sia nel loro interesse. Perciò dobbiamo adattarlo perché è finita l’età delle colonie ma non possiamo distruggerlo”.

Torniamo un attimo alla ricetta per uscire dalla crisi: opere pubbliche. Perché sono così importanti?
“Nel XX secolo il motore della crescita è stata l’automobile. Era una cosa che sognavi di notte, che ti dava un modo diverso di esistere. E’ stata davvero un mito. L’auto ha portato tutto il resto: le strade, le autostrade, i viaggi, il turismo, ecc. La new economy o tante altre nuove scienze stanno dando moltissimo all’economia ma non sono l’equivalente dell’auto come mito di progresso e di successo. Per rilanciare davvero l’economia serve un rilancio delle grandi opere pubbliche come era nell’idea iniziale dell’Europa”.

Della green economy cosa pensa? Può essere un volano di sviluppo?
“ Penso di sì. Penso che sia una cosa molto importante. Non abbiamo ancora tutti gli elementi definiti e condivisi ma certamente è un campo fondamentale su cui investire risorse pubbliche”.

Michael Pontrelli

Fonte > 
Tiscali.it



Home  >  Worldwide                                                                               Back to top

 
Guarda commenti | Nascondi commenti

Commenti  

 
# Pietro G 2012-04-12 08:54
Dispiace vedere come qualcuno che riesce a fare analisi abbastanza accurate della situazione economica poi, quando si tratta di fare proposte, ripropone la stessa minestra riscaldata. Investimenti in opere pubbliche e green economy??? Le priorità sono altre: reintrodurre dazi, chiudere l'immigrazione, investire in tecnologia per aumentare la produttività e quindi i salari, favorire la meritocrazia e combattere la mafia.
Rispondi | Rispondi con citazione | Citazione
 
 
# maxim 2012-04-12 11:28
E un taglio drastico alla spesa pubblica parassitaria, a cominciare dai partiti, caro Pietro.
Rispondi | Rispondi con citazione | Citazione
 
 
# albertogas 2012-04-12 09:16
In riferimento al titolo dell'articolo rispondo a Tremonti: Una cippa. Bisogna eliminare la finanza dall'economia reale, eliminare tutte le idee keynesiane, eliminare la valuta fiat o a corso forzoso, ripristinare le monete d'oro e d'argento come mezzo di pagamento, togliere poteri allo Stato nell'ambito economico e seguire la scuola economica austriaca. Visto che ci siamo ritornare alla prima costituzione italiana e togliere 140.000 leggi.
Rispondi | Rispondi con citazione | Citazione
 
 
# maxim 2012-04-12 11:33
... e togliere 140.000 leggi.
Essenziale e vitale come l'ossigeno.
Rispondi | Rispondi con citazione | Citazione
 
 
# gustavo d 2012-04-12 13:10
Per eliminare di fatto le migliaia di leggi in vigore basterebbe adottare il diritto romano.
Rispondi | Rispondi con citazione | Citazione
 
 
# urbano 2012-04-12 11:39
Tremonti dovrebbe avere il buon gusto di tacere, a meno che non glielo ordinino gli amici del Bildberg.
Rispondi | Rispondi con citazione | Citazione
 
 
# AlexFocus012 2012-04-12 14:49
Scusate ma credo che manchino due passaggi fondamentali:

1) rigetto del debito pubblico FINTO (è tale in una percentuale che va dal 87% al 98%) poichè è stato "costruito" con la complicità di banchieri (creditori) e politici (camerieri dei primi) secondo le condizioni INTERNAZIONALI di "detestabilità" (per le quali ci possiamo RIFIUTARE di PAGARE) enunciate da Alexander Sack (ex-ministro delle Finanze dello Zar) negli anni 1920-30:

a) Il debito è stato realizzato alle spalle dei debitori (il popolo), SENZA comunicare l'entità complessiva del debito, le condizioni di pagamento, le sanzioni in caso di mancato adempimento

b) il danaro NON è stato impiegato per opere di pubblica utilità ma dilapidato in sprechi e malversazioni

c) il creditore (le banche) erano a corrente di questa situazione e se ne sono DISINTERESSATE (grazie al cavolo, avevano tutto da guadagnare!!!)

2) uscire dalla camicia di Nesso dell'euro e tornare a stampare moneta nazionale che, a tal punto, avrebbe un cambio ben definito con l'euro (1 € = 1'936,27 Lire) inizialmente, ma avrebbe tutta la liberta di variarlo, se necessario (del resto anche la Cina ha due monete: lo "Yen" per gli scambi con l'ESTERO ed il Renminbi per gli scambi INTERNI)

Poi finalmente si potrebbe (Savino Frigiola docet...):

3) separare le banche d'affari speculativi dalle banche di credito alla produzione e finanziare solo le opere pubbliche
Cordiali saluti a tutti
AlexFocus, Napoli
Rispondi | Rispondi con citazione | Citazione
 
 
# milvus 2012-04-12 19:26
Prima di investire in opere pubbiche, bisogna democratizzare la nostra democrazia, ostaggio ancora e sequestrata da poteri antidemocratici . Non può essere che una decisione presa in forma democratica, come i referendum del 1993?, il voto al PDL di Berlusconi, i referendum per l'acqua, e la lista è lunga, dal Britannia in poi, siano distrutti il giorno dopo da una agenzia di rating o di rischio qualunque.
Esisto beni pubblici e beni comuni, come l'acqua, la salute e l'educazione, intoccabili.
Imprenditori, consumatori, sono prima cittadini. Merce è ciò che si usa, si produce e si scambia.Gli uomini non sono merci che si possono scambiare con altri uomini, o con la natura. C'è una emergenza, però è ora di finirla di cambiare il benessere dei cittadini per il benessere delle banche. Dobbiamo uscire sùbito dalla crisi con ciò che c'è ,con la realtà, perchè siamo in trappola.
Rispondi | Rispondi con citazione | Citazione
 
 
# PHILIP 2012-04-12 21:04
Sembra che questa green-economy vogliano farcela trangugiare in tutte le maniere, da destra e da sinistra. Da questo punto di vista è un piacere sentire uno controcorrente come Mitt Romney, a parte naturalmente le sue simpatie neo-con.
Rispondi | Rispondi con citazione | Citazione
 
 
# CptHook 2012-04-13 11:38
Per favore, lasciamo perdere Mitt Romney..., lasciamo veramente perdere quel solenne co....
Rispondi | Rispondi con citazione | Citazione
 

Aggiungi commento


Libreria Ritorno al Reale

EFFEDIEFFESHOP.com
La libreria on-line di EFFEDIEFFE: una selezione di oltre 1300 testi, molti introvabili, in linea con lo spirito editoriale che ci contraddistingue.

Servizi online EFFEDIEFFE.com

Archivio EFFEDIEFFE : Cerca nell'archivio
EFFEDIEFFE tutti i nostri articoli dal
2004 in poi.

Lettere alla redazione : Scrivi a
EFFEDIEFFE.com

Iscriviti alla Newsletter : Resta
aggiornato con gli eventi e le novita'
editorali EFFEDIEFFE

Chi Siamo : Per conoscere la nostra missione, la fede e gli ideali che animano il nostro lavoro.



Redazione : Conoscete tutti i collaboratori EFFEDIEFFE.com

Contatta EFFEDIEFFE : Come
raggiungerci e come contattarci
per telefono e email.

RSS : Rimani aggiornato con i nostri Web feeds

effedieffe Il sito www.effedieffe.com.non è un "prodotto editoriale diffuso al pubblico con periodicità regolare e contraddistinto da una testata", come richiede la legge numero 62 del 7 marzo 2001. Gli aggiornamenti vengono effettuati senza alcuna scadenza fissa e/o periodicità