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E a Treviglio gli artigiani si riuniscono
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MILANO - Se credete alla possibilità che una nuova mentalità da classe dirigente possa nascere dal basso ascoltate questa storia. La scena si svolge dopo l'ora di cena a Treviglio, in provincia di Bergamo, nell'auditorium della locale Cassa rurale. A discutere animatamente di lavoro e scuole professionali sono più di un centinaio di artigiani e in mezzo a loro si staglia la figura del professor Giulio Sapelli.

L'ASSEMBLEA - Il motivo che ha spinto i piccoli imprenditori di Treviglio ad organizzare l'assemblea è la carenza sul territorio di manodopera specializzata. C'è bisogno di fabbri, elettricisti, idraulici e falegnami e la scuola non li sforna. Eppure non solo gli artigiani bergamaschi li accoglierebbero a braccia aperte ma sarebbero ben contenti di passar loro il testimone. In sostanza si cercano oggi dei tecnici che domani diventino a loro volta degli imprenditori. Contrariamente ad altre zone d'Italia il lavoro non manca, la crisi non ha demolito il mercato locale e seppur stringendo la cinghia gli artigiani resistono e guardano avanti.

LE FAMIGLIE - A prendere l'iniziativa dell'assemblea sono state cinque famiglie di artigiani. I fratelli Daz che hanno un'impresa di idraulica, Giuseppe Bellini che si occupa di impianti elettrici, Roberto Aresi che ha una falegnameria modello, il fabbro Angelo Riva e i fratelli De Ponti che mandano avanti un'azienda di lavori stradali e movimento terra. I lungimiranti artigiani di Treviglio hanno in media tra i 30 e i 40 anni, le loro aziende non superano i 15 addetti e fatturano un paio di milioni a testa. Ma, ed è questo che fa la differenza, sentono di essere classe dirigente. Un Napoleone dei nostri tempi direbbe che nel loro armadietto c'è il famoso bastone da maresciallo, il professor Sapelli non ha potuto fare a meno di guardarli ammirato e di spiegare loro: «La nuova politica siete voi, qualsiasi partito votiate. Siete voi che vi state incaricando di tenere insieme una comunità e di ricostruire un'etica del lavoro».

LE SCUOLE - I tecnici che servono alla piccola industria non si trovano per una serie di motivi, tutti seri. Innanzitutto le scuole professionali che esistono hanno abdicato al loro ruolo, professori e studenti condividono in fondo la stessa demotivazione. Frequentarle è l'ultimo tenue contatto che tiene i ragazzi attaccati al sistema scolastico ma il legame si fa sempre più debole e il passaggio successivo altro non è che l'abbandono scolastico. Quando le cose vanno meglio sono le famiglie a spingere perché i loro figli spostino sempre di più l'entrata nel mondo del lavoro e inseguano una scolarità elevata che però non dà contropartite reali in termini di occupabilità.

I GENITORI - Spiega Sapelli: «Luisa, una mia vecchia amica che ha un'impresa nel Canavese, mi ha raccontato che quando fa un colloquio di lavoro il candidato si presenta con la mamma. Ed è lei che interviene sempre obiettando che le 6.30 è troppo presto per alzarsi, che se c'è rumore in fabbrica non va bene e via di questo passo». La stessa dinamica la si ritrova a Treviglio e anche qui i falegnami si sono trovati a fare colloqui d'assunzione a ragazzi accompagnati da genitrici iperprotettive. «C'è una mutazione antropologica della famiglia anche di estrazione operaia, magari vivono con 1.100 euro al mese ma non vogliono che il figlio lavori in un ambiente rumoroso. Per lui sognano il mitico camice bianco».

ARTIGIANI - Come se ne esce? Gli artigiani di Treviglio hanno cominciato con un'assemblea ma sono solo all'inizio. Vogliono parlare con le famiglie, contattare i professori, riqualificare i programmi e in caso addirittura creare dal nulla un nuovo istituto professionale fatto con i fiocchi. «Sia chiaro noi non stiamo proponendo alle nuove generazioni un piccolo mondo antico - dice il falegname Aresi -. I nostri sono mestieri che sono diventati moderni e non hanno paura di prendere dalla tecnologia tutto ciò che serve. Prima le famiglie lo capiscono e meglio sarà».

Dario Di Vico

Fonte > 
Corriere.it



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Commenti  

 
# Indaco 2012-04-24 19:01
L'alternanza scuola - lavoro è prevista ormai da un bel po'.
Sembra che le opportunità di rapporto delle scuole col mondo esterno continuino ad essere sconosciute ai più.
Le scuole informino, i soggetti interessati s'informino; e diamoci tutti da fare!
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# Em 2012-04-24 20:48
Tempo 2020-2030 e questi mestieri saranno scomparsi da noi; eccetto per gli immigrati.
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# Sbazzeguti Addendum 2012-04-24 23:08
Tempo 2020-2030 "l'itaglia" sarà un triste ricordo...
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# Viktor - SS 2012-04-25 09:02
Citazione Sbazzeguti Addendum:
Tempo 2020-2030 "l'itaglia" sarà un triste ricordo...

Io mi sento già apolide.
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# Em 2012-04-25 14:30
Citazione Sbazzeguti Addendum:
Tempo 2020-2030 "l'itaglia" sarà un triste ricordo...
Beh, vista e considerata l'itaglia attuale penso che sarà positivo che sarà un brutto ricordo.
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# bertrand 2012-04-25 10:24
6.30 troppo presto per alzarsi?
Troppo rumore in fabbrica?
Come si vince la guerra con questo misero materiale umano così cerebralmente spappolato dai massmedia da essere incapace persino di concepire l'idea di sacrificio per riuscire nella vita?
Ormai l'umiltà (che ancora ritrovo in molti immigrati est-europei) è coscienza molto più preziosa dell'oro.
Veramente l'aver buttato via la televisione (e relativo canone) è stato uno dei migliori investimenti per il futuro della mia prole!
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