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Dalle sforbiciate dei tecnici scompare la corte di Re Giorgio
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Quirinale, Consulta e Parlamento la fanno franca. Ma il Colle ci costa ogni anno 228 milioni di euro. La Casa Bianca spende 136 milioni, Buckingham Palace 57

Il decreto è pronto, il «risanatore dei conti», dicono, è in palla e anche la scure è stata affilata. Con la spending review il governo prevede, spera, di riuscire a risparmiare la bellezza di 4,2 miliardi, potando energicamente la pubblica amministrazione.

E la metà di questi tagli, come spiega il sottosegretario alla presidenza Antonio Catricalà, spettano proprio al boscaiolo Enrico Bondi. Il supertecnico potrà sforbiciare dove vuole. Potrà «razionalizzare le spese» spulciando in un lungo e dettagliato elenco di «amministrazioni, autorità anche indipendenti, organismi, agenzie e soggetti pubblici comunque denominati, enti locali». Potrà dire la sua persino sulle solitamente intoccabili Regioni, per quanto riguarda la spesa sanitaria. Potrà recidere, amputare, mozzare ovunque, tranne che in tre luoghi precisi: il Quirinale, la Corte Costituzionale, il Parlamento.

Sì, anche lì ci sarebbe da tagliare, ma «Enrico mani di forbice» dovrà farsene una ragione: quei tre portoni resteranno sbarrati. Del resto la presidenza della Repubblica, le Camere e la Consulta, per la Costituzione, sono considerate delle istituzioni autonome pure dal punto di vista finanziario. Qualunque sforzo di austerità può solo partire da loro, spontaneamente, non può mai essere imposta dal di fuori.

E così, da tempo, i costi della presidenza della Repubblica sono finiti sotto gli occhi di tutti. Un palazzo, anzi una vera reggia, piena di opere d’arte. Una villa sugli scogli di Posillipo. Una vasta tenuta alle porte di Roma tra la campagna e il mare, con tanto di oasi naturalistiche, allevamenti di animali, piante secolari, casali, stagni, coltivazioni biologiche. E duemila dipendenti, tra funzionari, corazzieri, poliziotti, segretari, autisti, meccanici, giardinieri. C’è un addetto che ogni giorno ha il solo compito di ricaricare a mano tutti i 205 preziosi orologi del Quirinale. Per tutto ciò lo Stato paga 228 milioni di euro l’anno.

La cifra in assoluto è enorme. Tanto per fare un confronto, la Casa Bianca costa 136,5 milioni, l’Eliseo 112,5, Buckingham Palace 57. La presidenza della Repubblica è un elefante che si è ingrassato lentamente e progressivamente, dilatando spese e personale, soprattutto con gli ultimi capi dello Stato. Se Leone invitava gli amici a vedere i film del momento nella sala cinema, Cossiga, appassionato di tecnologia, modernizzò i servizi telematici e telefonici. Se Scalfaro, da ex ministro dell’Interno, rafforzò l’impianto di sicurezza e aumentò le scorte, Ciampi, che voleva rilanciare l’unità d’Italia e le istituzioni, diede un tocco di sfarzo e di grandeur al Quirinale.

Le prime timide, parziali, riduzioni sono dell’epoca Napolitano. Qualche anno fa il Colle cercò di dimagrire bloccando le nuove assunzioni e le sostituzioni di quelli che andavano in pensione: il personale è così calato di 394 unità. Poi ha allineato le retribuzioni dei funzionari a quelle del Senato e ha fatto armonizzare le pensioni di anzianità a quelle del pubblico impiego. Poi ancora, rompendo un’antica consuetudine di riservatezza, ha cominciato a pubblicare i suoi bilanci, sia pure soltanto per capitoli e non nel dettaglio. Infine, si è autocongelato lo stipendio, sterilizzando gli aumenti previsti dall’Istat: ora guadagna 239mila euro l’anno. Che forse è tanto, ma è comunque la metà di quanto si mette in tasca il presidente della Corte Costituzionale.

Complessivamente, nel giro di cinque anni Giorgio Napolitano è riuscito a risparmiare una sessantina di milioni in tutto. Poco, sempre troppo poco, se mettiamo i 228 milioni spesi del Colle vicini ai 136 dell’Eliseo. Ecco altri dati imbarazzanti. Il Quirinale ha 847 dipendenti: 74 dirigenti, 94 impiegati di concetto, 204 esecutivi, 488 ausiliari. A questi vanno aggiunti l’esercito dei 103 contrattisti. Le forze dell’ordine sono 861, compresi i 258 corazzieri. Siamo a 1807, il doppio di quelli di re Juan Carlos di Spagna, quasi 9 volte di quelli dell’imperatore del Giappone, che pure viene considerato un discendente divino, il doppio anche di Nicolas Sarkozy, al quale per sua la sicurezza sono sufficienti 243 militari specializzati. Per non parlare di Barack Obama, che si fa bastare 433 dipendenti.

Sul Colle sostengono che non è corretto fare simili paragoni, che il Quirinale è infinitamente più grande e più gravoso dell’Eliseo e della Zarzuela, figuriamoci di palazzine come la Casa Bianca o Buckingham Palace.

Senza contare che il Palazzo dei Papi «è anche un museo che nel 2011 ha avuto più di 250mila visitatori». Dunque a Castel Porziano potranno continuare a produrre formaggi e verdurine e il tagliatore Bondi non potrà farci nulla.

Fonte >  Giornale.it


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Commenti  

 
# Vitoparisi3 2012-05-03 19:02
All'inizio, leggendo il titolo, avevo pensato a un qualche re inglese, ma poi ho preso atto che il suddetto era invece italiano, anzi, per giunta: "Napolitano!".
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