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Weimar: una tragedia da deflazione (IV)
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Quarta ed ultima parte
Come fu realizzato il miracolo di Schacht?

La politica economica di Schacht fu simile, benché non identica, a quella di Franklin Delano Roosevelt, il promotore del cosiddetto New Deal. Come il programma messo in opera da Roosevelt, anche quello di Schacht si fondò sulla spesa pubblica di investimento, in lavori pubblici, ad iniziare dalla costruzione della rete autostradale tedesca. In tal modo Schacht creò milioni di posti di lavoro e risolse i problemi di disoccupazione ereditati dai governi liberisti e deflazionisti della sventurata Repubblica di Weimar.

Oltre che con la spesa pubblica di investimento, Schacht risanò l’economia tedesca mediante l’azzeramento del debito estero (quel che oggi diremmo ripudio del debito), la nazionalizzazione delle grandi imprese decotte, il sostegno creditizio a quelle medie e piccole.

In tema di commercio estero, ideò una nuova e moderna forma di baratto delle materie prime in modo da far perdere peso specifico alla intermediazione finanziaria in tale settore. Il meccanismo di stimolo al settore manifatturiero funzionava, per l’appunto, come un baratto: le materie prime importate erano pagate con prodotti finiti dell’industria nazionale, evitando così il peso dell’intermediazione finanziaria e fuoriuscite di capitali. Nel sistema di commercio estero ideato da Schacht, i fornitori di materie prime erano retribuiti o in prodotti nazionali tedeschi oppure in una moneta che poteva essere spesa soltanto per comprare merci prodotte in Germania, assicurando così a quest’ultima dei mercati sicuri. Questo sistema se, da un lato, assicurava reciproci vantaggi, dall’altro, però, va pur detto, corrispondeva alla strategia di consolidare uno spazio geopolitico ed economico ad egemonia tedesca. In questo senso, la politica di Schacht finiva per tendere alla subordinazione coloniale dei mercati degli alleati e dei satelliti della Germania. La Germania della Merkel, oggi, ha riprodotto qualcosa di simile, ossia, tramite l’euro/marco (l’euro è in sostanza il vecchio e pesante marco tedesco innalzato a valuta continentale) non più autonomamente svalutabile dai suoi concorrenti, ossia, in particolare, dai Paesi dell’Europa meridionale, è riuscita a rendere i mercati degli Stati aderenti all’UE mercati coloniali di spaccio della propria produzione. Senza, però, il depotenziamento del peso della finanza negli scambi, come invece fece Schacht. Ecco perché la Merkel non vuole sentir parlare di eurobond ed impone il rigore di bilancio a tutti i Paesi europei, nell’illusione di poter perpetuare una prosperità tedesca neocoloniale (senza comprendere che, però, la recessione dei mercati europei dipendenti da Berlino porterà alla medio/lunga anche alla recessione della Germania).

Il terrore tedesco per l’inflazione, fondato sulla memoria di quanto avvenne nel 1920-23, sembra però aver offuscato il ricordo di quanto invece accadde nel 1929-1933, a seguito della deflazione. Questa memoria a senso unico – a fronte dell’ipotesi di trasformare la BCE in prestatore di ultima istanza per gli Stati europei (si tenga presente che, in realtà, basterebbe, a calmierare i mercati finanziari, soltanto l’annuncio da parte della BCE di essere pronta a fare da garante ultimo dei debiti pubblici, anche se non stampasse un solo euro in più) – rende non oggettiva la preoccupazione della UE, a guida germanica, per l’eccesso di debito pubblico quale fattore inflazionistico di destabilizzazione monetaria. A causa della sua intransigenza sul pareggio di bilancio, la sua contrarietà all’emissione di Eurobond ed all’acquisto sul mercato primario di titoli del debito pubblico da parte della BCE, la Germania della Merkel sta letteralmente gettando l’intera Europa nella più grave depressione dal 1929 in poi.

Se i tedeschi facessero memoria della strategia messa in atto dal loro connazionale Hjamal Schacht, senza farsi intrappolare dal pregiudizio per via del fatto che egli operò a servizio di una dittatura totalitaria, forse si convincerebbero che non può essere il rigore deflazionistico a risanare l’economia.

Fu lo Stato, attraverso l’emissione di moneta alternativa – e non il mercato! – che realizzò le condizioni finanziarie che permisero alla Germania del 1933 di riavviare la disastrata economia. L’idea di Schacht è ancora attuale: a fronte di titoli pubblici non spendibili, disoccupazione, imprese ferme, sarebbe saggio trasformare questi fattori di crisi in un’enorme disponibilità potenziale di mezzi monetari alternativi. Schacht infatti non fece altro che trasformare titoli di Stato in moneta complementare.

Egli tra il 1933 e il 1936 realizzò uno dei più grandi miracoli economici della storia moderna, in linea con le analoghe politiche, keynesiane ed interventiste, del New Deal di Roosevelt. Oltretutto, secondo alcuni storici dell’economia, come il ricercatore dell’Enea Stefano Sylos Labini (1), più che le industrie dell’armamento i settori trainanti della ripresa germanica, sotto la cura Schacht, furono l’edilizia, l’automobile, la metallurgia. Un’affermazione, questa, che, se non assolutizzata, è in parte vera ma al tempo stesso bisogna tenere conto che settori come la metallurgia sono essenziali a politiche aggressive di riarmo e che nella prospettiva di fondo dell’ideologia nazista la ripresa economica, anche in settori innocui come l’edilizia e l’automobile, era comunque finalizzata soltanto alla guerra d’egemonia europea.

Creando una moneta alternativa, Schacht riuscì ad immettere nel sistema privo di liquidità il circolante necessario senza innescare l’inflazione e quindi mantenendo i prezzi stabili.

Ma, oltre ai mezzi tecnici, non si deve dimenticare che l’operazione riuscì perché i tedeschi, affamati quanto mai altri, ritrovarono fiducia in se stessi galvanizzati, nei più profondi reconditi del loro sentire atavico, da un regime – la storia è disincanto e quindi la cosa non deve scandalizzare alla luce di quanto sappiamo invece a posteriori sulla dottrina neopagana sul quale esso si fondava – che, senza dubbio, riuscì a conquistarsi la fiducia del suo popolo. Il fatto, poi, che quella fiducia sia stata ingannata da un disegno ideologico, che portò la Germania alla catastrofe bellica, non deve impedire una giusta valutazione dell’opera economica messa in atto allo scopo di rimediare ai disastri sociali ed economici del cosiddetto libero mercato. In un articolo apparso negli anni ‘80, Franco Cardini ricordava che alla vicenda di Hitler si potrebbe applicare la favola del pifferaio di Hamelin, al quale i cittadini disperati per l’invasione di ratti si affidarono e che li ricambiò portandosi via la loro migliore gioventù.

Che la strategia economica di Schacht fosse eterodossa rispetto all’economia classica difesa dai liberali conservatori lo comprese anche l’economista, all’epoca, più impegnato nella critica all’ortodossia liberista. «Il dottor Schacht – rilevò John Maynard Keynes – è inciampato per disperazione in qualcosa di nuovo che aveva in sé i germi di un buon accorgimento tecnico. Laccorgimento consisteva nel risolvere il problema eliminando luso di una moneta con valore internazionale e sostituendola con qualcosa che risultava un baratto, non però fra individui, bensì fra diverse unità economiche. In tal modo riuscì a tornare al carattere essenziale e allo scopo originario del commercio, sopprimendo lapparato che avrebbe dovuto facilitarlo, ma che di fatto lo stava strangolando. Tale innovazione funzionò bene, straordinariamente bene, per coloro che lavevano introdotta, e permise a una Germania impoverita di accumulare le riserve senza le quali non avrebbe potuto imbarcarsi nella guerra. Tuttavia, come osserva Henderson, il fatto che tale metodo sia stato usato a servizio della guerra non deve impedirci di vedere il vantaggio tecnico che offrirebbe al servizio di una buona causa» (2).

Keynes si rendeva perfettamente conto che, purtroppo, il genio finanziario di Schacht fu al servizio delle idee razziste di Hitler e tuttavia non poteva, e noi con lui, non apprezzare il metodo sotto il profilo puramente tecnico. Apprezzamento che è ancora più condivisibile alla luce della ricerca storica, da noi sopra ampiamente citata, dalla quale risulta chiaramente che le intenzioni, finalizzate alla ripresa economica della nazione, di Schacht e quelle, al contrario finalizzate all’egemonia razziale ed alla guerra, di Hitler solo in apparenza coincidevano, laddove invece, come poi dimostrò l’allontanamento del banchiere, esse divergevano profondamente.

Il meccanismo, con il quale Schacht stimolò il manifatturiero, era, come si è detto, in sostanza una forma moderna di baratto attraverso il quale, pagando le materie prime importate con moneta spendibile solo nell’acquisto di prodotti finiti dell’industria nazionale tedesca, si evitava il peso dell’intermediazione finanziaria e la fuoriuscita di capitali. In tal modo lo Stato tedesco riuscì a creare moneta, senza indebitarsi con i mercati finanziari, proprio nel momento in cui manodopera e materie prime erano disponibili per sviluppare nuove attività economiche. Non solo: ma non comportando questa politica monetaria l’emissione di nuovi quantitativi di marchi, la Germania di Schacht sfuggì alla reazione punitiva dei mercati mondiali dei cambi che avrebbe costretto il marco alla svalutazione.

L’idea della moneta alternativa fu attuata, con ancor maggior successo, sul mercato interno. Con l’emissione dei Mefo, inventati da Schacht, non si stampava moneta ufficiale ma una moneta parallela in forma di cambiale garantita dallo Stato. Infatti pur essendo obbligazioni, emesse sul mercato interno, i Mefo funzionavano in pratica come moneta alternativa e finanziavano la ripresa e lo sviluppo. La Reichsbank, la Banca Centrale di Stato, attraverso l’emissione dei Mefo fornì agli industriali i capitali di cui avevano bisogno e che il sistema bancario non poteva loro garantire in tempi di recessione, per mancanza di liquidità, né la stessa Banca Centrale poteva stampare senza incorrere nel pericolo dell’inflazione. Con i Mefo, invece, si garantiva al mercato la necessaria liquidità senza costringere la Banca Centrale ad emettere moneta né lo Stato a chiedere prestiti ai mercati, indebitandosi.

Gli imprenditori furono autorizzati ad usare come moneta queste cambiali garantite dallo Stato. Con tali promesse di pagamento, gli industriali pagavano i loro fornitori. La fiducia riposava sul fatto che i Mefo erano sempre in ogni momento scontabili all’incasso. Se ciò fosse avvenuto simultaneamente la Reichsbank avrebbe dovuto convertirli in marchi emettendo moneta e alimentando l’inflazione. Ma in realtà la fiducia nel sistema, sorretta dal consenso verso il regime, era tale che mai gli industriali portarono i Mefo all’incasso, continuando a farli circolare come mezzo di pagamento alternativo. I Mefo diventarono da titoli cambiari «una vera moneta, esclusivamente per uso delle imprese, a circolazione fiduciaria».

La fiducia alla base del sistema, come detto, era la stessa che i tedeschi riservarono al regime. E se ne possono capire, storicamente, le ragioni tutte connesse al progressivo miglioramento delle loro condizioni di vita, laddove essi in precedenza erano stati ridotti alla fame dalla disoccupazione deflazionista. Il tasso di disoccupazione diminuì immediatamente e costantemente a partire dal 1934 mentre i salari crescevano senza cenni di inflazione. Se nel gennaio 1933, quando i nazisti conquistarono il potere, la disoccupazione era arrivata ad oltre sei milioni, un anno dopo, nel gennaio 1934, essa si era dimezzata e nel giugno successivo i disoccupati non superavano i due milioni e mezzo; nel 1936 la disoccupazione scese a 1,6 milioni e nel 1938 i disoccupati erano ormai meno di 400 mila. Può, dunque, sorprendere se i tedeschi accrebbero il loro consenso al regime?

Solo con il, comodo, senno del dopo si può rimanere stupefatti di tale consenso. Ma questo è moralismo e nella ricerca storica il moralismo non ha cittadinanza.

Queste considerazioni, naturalmente, non tolgono nulla al fatto che, dopo questi successi economici, il cui merito tecnico va ascritto all’ebreo Schacht e non all’ariano Hitler, il regime nazista mostrò il suo volto neopagano e portò, come nella favola del pifferaio, i figli della Germania alla catastrofe bellica.

Come si è visto, pur consapevole dell’antisemitismo del regime, Keynes, che non era un peloso moralista, non ha potuto, più tardi, non esprimere ammirazione per la «ripresa senza inflazione» attuata dal genio economico di Hjalmar Schacht, attraverso l’emissione di valuta parallela non visibile, e quindi senza conseguenze psicologiche, di tipo inflattivo, sul mercato.

A Norimberga, Schacht spiegò che l’idea dei Mefo gli venne riflettendo sul fatto che se c’erano lavoro e materie prime inutilizzate doveva per forza esserci nelle imprese anche del capitale parimenti inutilizzato. Le sue cambiali di Stato non dovevano far altro che mettere in movimento quel capitale, rimasto nascosto, allo scopo di riavviare la produzione e riassorbire la disoccupazione.

Schacht, forse, era fin troppo ottimista, perché in realtà, nella Germania travolta dalla Grande Depressione, presso le imprese i capitali erano del tutto svaniti, sicché, anche senza esserne pienamente cosciente, egli, più che riattivare capitali dormienti, immise liquidità in un sistema nazionale sconvolto dalla deflazione e dalle politiche di austerità e rigore praticate dai governi liberisti di Weimar.

Schacht certamente sapeva che la finanza internazionale prospera, parassitariamente, mediante i prestiti, ad elevato tasso di interesse, che essa concede alle nazioni in difficoltà economica. Come accade, oggi, ai Paesi dell’Europa del Sud, schiacciati da un debito pubblico in gran parte causato dagli stessi prestiti dei mercati finanziari e privi di una loro Banca Centrale di Stato che, monetizzando gratuitamente il debito o perlomeno potendolo fare in qualsiasi momento, li renda indipendenti dal ricatto usuraico della finanza internazionale.

«Nel Terzo Reich – ha scritto un economista inglese, Claude William Guillebaud –, allorigine, gli ordinativi dello Stato forniscono la domanda di lavoro, nel momento in cui la domanda effettiva è quasi paralizzata e il risparmio è inesistente; la Reichsbank fornisce i fondi necessari agli investimenti (con gli effetti Mefo’, che sono pseudo-capitale); linvestimento rimette al lavoro i disoccupati; il lavoro crea dei redditi, e poi dei risparmi, grazie ai quali il debito a breve termine precedentemente creato può essere finanziato (ossia è pagabile negli interessi) e in qualche misura rimborsato» (3).

Ripetiamo: se, da un lato, non è possibile, soprattutto cristianamente, approvare la politica razziale e bellicista del regime nazista, è invece interessante ed attualissimo, sotto il profilo della ricerca storica, l’approfondimento della politica economica messa in opera dalla Germania all’epoca di Schacht. Perché una tale politica economica potrebbe essere riproposta anche nell’Europa di oggi devastata – nonostante da decenni i proclami ufficiali dell’eurocrazia promettano crescita, occupazione e sviluppo – dalla deflazione, dalla speculazione finanziaria, da insensate politiche liberiste di rigore e da una disoccupazione che si aggira intorno ai 25 milioni di persone.

La Germania rigorista della cancelliera Merkel, scrive Stefano Sylos Labini, «dovrebbe tener presente che fu la scarsa lungimiranza delle nazioni che vinsero la Prima Guerra Mondiale a determinare lesplosione del debito, la sua monetizzazione e liperinflazione» (4) schiacciando il popolo tedesco ed aprendo le porte all’ascesa di Hitler. La Merkel dovrebbe imparare dalla storia della sua nazione: negli anni Trenta fu una politica di tipo keynesiano, sebbene tutta tedesca, a consentire, mediante l’aiuto di Stato, a rilanciare l’economia germanica, riassorbendo la disoccupazione. «Esattamente – aggiunge ancora Sylos Labini – ciò che, con le dovute differenze, bisognerebbe fare oggi in Europa, ma che viene impedito dalla politica egoistica e suicida del governo di destra (liberal-conservatore, nda) guidato da Angela Merkel» (5). Se fosse consentito alla BCE di emettere gli eurobond, ossia le obbligazioni europee, esse potrebbero avere la stessa efficace funzione delle obbligazioni Mefo ideate da Schacht.

Ma anche a livello nazionale l’idea di Schacht potrebbe essere ripresa trasformando i BOT ed i BTP in moneta alternativa: «I titoli del debito pubblico potrebbero costituire una massa monetaria gigantesca in grado di finanziare lo sviluppo delleconomia italiana» (6).

Anzi, gli stessi i titoli pubblici potrebbero perfino essere utilizzati negli scambi e negli investimenti sostituendo la moneta, come fu fatto con i Mefo di Schacht. Ad esempio, le imprese che non possono essere pagate dalle Pubbliche Amministrazioni – perché queste ultime sono vincolate all’assurdo Patto di Stabilità imposto dall’UE, che, nell’intento di deflazionare il contante circolante, blocca ed impedisce i pagamenti se in un dato periodo essi superano una certa misura – potrebbero essere pagate in titoli di Stato. Ipotesi che di recente ha avanzato, anche se solo per un momento, il ministro Passera, con l’approvazione delle organizzazioni datoriali e sindacali e di categoria. Oltretutto, in questo modo, pagando soprattutto le piccole e medie imprese con titoli di Stato, si consentirebbe almeno un parziale rientro del debito pubblico in mani nazionali, togliendolo dalle mani dei ricattatori internazionali.

La trasformazione del debito estero in debito interno è fondamentale, sia per stabilizzare il valore dei titoli del debito pubblico che per sfuggire alla dittatura dei mercati finanziari. Non dimentichiamoci che il Giappone, il quale a nostra differenza è ancora un Paese a moneta sovrana, pur avendo un debito pubblico doppio del suo PIL, non è sotto attacco della speculazione per due semplici ragioni. La prima ragione è che a monte lo Stato giapponese ha la garanzia della sua Banca Centrale che funge da prestatore di ultima istanza (senza che essa abbia poi l’effettiva necessità di stampare moneta, per onorare i bond piazzati sui mercati, bastando sapere che può farlo in qualsiasi momento: esattamente come la Reichsbank di Schacht che si diceva sempre pronta ad onorare all’incasso i Mefo stampando marchi, senza però aver poi l’effettiva necessità di farlo). La seconda ragione è quella per la quale il 95% del debito pubblico giapponese è in mani giapponesi e non estere. In Giappone, ad esempio, sono in circolazione particolari Certificati del Tesoro riservati al risparmio delle famiglie, con rendimenti sicuri ancorati all’inflazione, e sottratti a qualsiasi collocazione sui mercati finanziari.

L’idea di fondo dei Mefo sta, a ben guardare, nella nazionalizzazione del debito pubblico. In effetti, fino a qualche decennio fa, prima che la globalizzazione dirottasse verso i mercati finanziari i risparmi delle famiglie, delle imprese ed i titoli di Stato, esponendoli al ricatto della speculazione finanziaria internazionale, il debito pubblico era nazionale ossia lo Stato era esposto per la maggior parte soltanto verso il proprio popolo. Laddove i titoli pubblici circolano in prevalenza sul mercato interno essi possono essere usati come strumenti di pagamento. Se, al contrario, i titoli pubblici sono nelle mani dei fondi esteri di investimento e degli hedge fund, la speculazione ha mano libera, svendendoli in gran quantità, nello svalutarli ed impedendo, così, il loro uso come moneta alternativa interna. Affinché i nostri titoli di Stato possano essere usati come moneta alternativa, per le imprese, è assolutamente necessario farli rientrare sul mercato interno, anche perché, se detenuti all’estero, essi sono inevitabilmente sottratti alla circolazione interna.

Secondo il Labini, per far rientrare in Italia una parte consistente dei BOT e dei BTP, occorre evitare operazioni speculative da parte delle banche d’affari detentrici dei nostri titoli di Stato ossia impedire ad esse di guadagnare sia sulle pressioni al rialzo sui tassi di interesse sia, soprattutto, sul valore dei titoli derivati, a copertura del rischio di insolvenza, stipulati sui nostri titoli di Stato, i cosiddetti Credit Default Swap. Allo scopo occorrerebbe un sistema di compensazione fra imprese facendo funzionare i BOT ed i BTP, rientrati, come una moneta complementare, come valuta virtuale capace di finanziare l’attività produttiva. Se, poi, un tale sistema fosse messo in opera congiuntamente dai Paesi dell’Europa mediterranea, essi potrebbero infischiarsene dei diktat rigoristi della BCE (7).

Studiare storicamente le esperienze economiche eterodosse – che il dogma monetarista vigente vuole occultare perché i suoi gran sacerdoti sono perfettamente consci che una maggiore presa di coscienza da parte dei popoli sulle effettive possibilità di sistemi finanziari alternativi significherebbe l’inizio della fine del loro potere usuraico – è molto importante, a fronte della crisi in atto. Non solo il passato – come dimostra (senza indugiare in insostenibili simpatie per il nazismo neopagano e il pensiero hitleriano) il miracolo economico, statuale e non mercantile, della Germania di Hjalmar Schacht, economicamente agli antipodi di quella liberal-conservatrice della ex comunista Angela Merkel – ma anche l’attualità, a ben cercare, offre significativi esempi di esperienze economiche alternative come l’economia sovrana del Giappone o dell’Argentina neoperonista, la circolazione di monete complementari sul tipo dello Scec o del Simec di Giacinto Auriti o dell’Hour delle cittadine di Itaca (USA) e di Halifax (Canada) o del Sardex italiano. È l’ora di proporre strade diverse da quella monetarista e neoliberista che ci sta portando alla catastrofe globale. Anche – attenzione! – perché non si ripetano gli errori del passato tedesco, quando la deflazione ed il rigore hanno consentito ad una setta esoterica, composta da fanatici, di trasformarsi in un partito di massa.

Alle radici della tragedia di Weimar vi è stato il liberismo, cieco, chiuso dogmaticamente nell’astrazione dei suoi algoritmi matematici ed incapace di misurarsi con la complessità della realtà umana, storica, sociale ed economica.

Luigi Copertino

Weimar: una tragedia da deflazione (parte I)
Weimar: una tragedia da deflazione (parte II)
Weimar: una tragedia da deflazione (parte III)




1) Per quest’ultima parte del nostro articolo, ci siamo ispirati all’intervento di Stefano Sylos Labini La Germania problema dellEuropa, su www.sbilanciamoci.it.
2) Confronta J. M. Keynes, Il problema degli squilibri finanziari globali. La politica valutaria del dopoguerra (8 settembre 1941), in J. M. Keynes, Eutopia, a cura di Luca Fantacci, et altri, 2011, pagine 43-55. Ora anche in S. Sylos Labini, opera citata.
3) Citato in S. Sylos Labini, opera citata.
4) Confronta S. Sylos Labini, opera citata.
5) Confronta S. Sylos Labini, opera citata.
6) Confronta S. Sylos Labini, opera citata.
7) Confronta S. Sylos Labini, opera citata.


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Commenti  

 
# alphiere12 2012-05-11 17:23
Bellissimo!!!
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# bilbobaggins 2012-05-11 19:12
Molto interessante l'illustrazione delle concrete misure economiche alla base del "miracolo economico" di Schacht.
L'aspetto discutibile nell'impostazione di questo ciclo di articoli, che altri commenti hanno già sollevato, è l'aver considerarato scindibile quello che, forse, scindibile non è.
Secondo il punto di vista dell'autore, una strategia economica virtuosa attuata da un valente ministro del governo hitleriano ha potuto garantire occupazione, benessere, ricchezza alla nazione tedesca; ma, a un certo punto, ecco che le accresciute potenzialità economiche della nazione sono indirizzate al riarmo, piegate a fini sostanzialmente perversi al traino di una determinata ideologia. Dall'articolo si trae l'impressione che, non fosse stato per quell'aggressività ideologicamente motivata, la stessa buona politica economica avrebbe potuto contitnuare incontrastata a garantire il benessere della nazione.
E' questa la scissione di cui ho parlato.
Ora, vi sono due punti da sottolineare:
1) Lo stesso autore afferma che "Ma, oltre ai mezzi tecnici, non si deve dimenticare che l’operazione riuscì perché i tedeschi, affamati quanto mai altri, ritrovarono fiducia in se stessi galvanizzati, nei più profondi reconditi del loro sentire atavico, da un regime (...]) riuscì a conquistarsi la fiducia del suo popolo"... (per poi definire, arbitrariamente , "tradimento" il seguito della storia). Pare che si dia atto di un contributo positivo dell'ideologia al funzionamento del (neutro) progetto economico del ministro Schacht (a questo proposito, se il dato è vero, sembrano piuttosto problematiche le proposte di attualizzazione del "metodo Schacht", vista la situazione odierna).
2) Ma l'aspetto più discutibile è la valutazione della politica di riarmo. Più volte è ribadito che essa fu una funesta conseguenza dell'ideologia del primato razziale.
Mi sembra che l'aspetto ideologico sia al più di contorno. La necessità del riarmo fu una conseguenza oggettiva dell'analisi del contesto internazionale: il sogno di Schacht, non avrebbe avuto un avvenire roseo. Su questo giornale (in un articolo del direttore, mi pare) ebbi modo di leggere una citazione da W. Churchill che mi sorprese (per la schiettezza): "Germany's unforgivable crime? before the second world war was its attempt to loosen its economy out of the world trade system and to build up an own exchange system from which the world-finance couldn't profit anymore" (nella stessa direzione va la cosiddetta "dichiarazione di guerra" della "Giudea" citata nei commenti all'altro pezzo).
Altri fanno notare che probabilmente anche da parte sovietica le cose non erano più favorevoli (Suvorov etc., etc.). Ora, se accettiamo che tutto ciò abbia un fondamento, l'ossessione razziale, il neopaganesimo, etc. sono davvero ben poco essenziali nella progettazione del riarmo e della guerra e sarebbe addirittura stato più colpevole il rimanere inermi.
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# Luigi 2012-05-12 11:34
[quote name="Bilbobaggins"] Molto interessante l'illustrazione delle concrete misure economiche alla base del "miracolo economico" di Schacht.
L'aspetto discutibile nell'impostazione di questo ciclo di articoli, che altri commenti hanno già sollevato, è l'aver considerarato scindibile quello che, forse, scindibile non è.
Secondo il punto di vista dell'autore, una strategia economica virtuosa attuata da un valente ministro del governo hitleriano ha potuto garantire occupazione, benessere, ricchezza alla nazione tedesca; ma, a un certo punto, ecco che le accresciute potenzialità economiche della nazione sono indirizzate al riarmo, piegate a fini sostanzialmente perversi al traino di una determinata ideologia. Dall'articolo si trae l'impressione che, non fosse stato per quell'aggressività ideologicamente motivata, la stessa buona politica economica avrebbe potuto contitnuare incontrastata a garantire il benessere della nazione.
E' questa la scissione di cui ho parlato.
Ora, vi sono due punti da sottolineare:
1) Lo stesso autore afferma che "Ma, oltre ai mezzi tecnici, non si deve dimenticare che l’operazione riuscì perché i tedeschi, affamati quanto mai altri, ritrovarono fiducia in se stessi galvanizzati, nei più profondi reconditi del loro sentire atavico, da un regime (...) riuscì a conquistarsi la fiducia del suo popolo"... (per poi definire, arbitrariamente , "tradimento" il seguito della storia). Pare che si dia atto di un contributo positivo dell'ideologia al funzionamento del (neutro) progetto economico del ministro Schacht (a questo proposito, se il dato è vero, sembrano piuttosto problematiche le proposte di attualizzazione del "metodo Schacht", vista la situazione odierna).
2) Ma l'aspetto più discutibile è la valutazione della politica di riarmo. Più volte è ribadito che essa fu una funesta conseguenza dell'ideologia del primato razziale.
Mi sembra che l'aspetto ideologico sia al più di contorno. La necessità del riarmo fu una conseguenza oggettiva dell'analisi del contesto internazionale: il sogno di Schacht, non avrebbe avuto un avvenire roseo. Su questo giornale (in un articolo del direttore, mi pare) ebbi modo di leggere una citazione da W. Churchill che mi sorprese (per la schiettezza): "Germany's unforgivable crime? before the second world war was its attempt to loosen its economy out of the world trade system and to build up an own exchange system from which the world-finance couldn't profit anymore" (nella stessa direzione va la cosiddetta "dichiarazione di guerra" della "Giudea" citata nei commenti all'altro pezzo).
Altri fanno notare che probabilmente anche da parte sovietica le cose non erano più favorevoli (Suvorov etc., etc.). Ora, se accettiamo che tutto ciò abbia un fondamento, l'ossessione razziale, il neopaganesimo, etc. sono davvero ben poco essenziali nella progettazione del riarmo e della guerra e sarebbe addirittura stato più colpevole il rimanere inermi (quote]

Egregio Bilbobaggins,
sì, lo scrivente afferma esattamente questo: il metodo di Schacht può e deve essere disgiunto dall'ideologia nazista, anche perché non appartiene a quell'ideologia. Il fatto che Schacht ad un certo punto abbia rotto con il regime, proprio sulla questione dei veri obiettivi del risanamento economico, è la dimostrazione del fatto che i suoi obiettivi non erano quelli del regime razzista di Hitler. Il riarmo era in atto in tutta Europa? Vero. Ma questo non giustifica il regime hitleriano laddove semmai, come ho più volte precisato, svela anche le colpe e le responsabilità delle democrazie occidentali come del comunismo sovietico. Chi è senza peccato scagli la prima pietra! Forse - e sottolineo il "forse" - solo l'Italia di Mussolini, almeno fino al 1938, coltivava l'idea di una convivenza pacifica in Europa, come dimostra la sua politica tutta tesa ad una intelligente revisione di Versailles che ridesse dignità alla Germania (attenzione: Mussolini perseguiva questa politica già prima dell'avvento di Hitler, che egli considerava un pazzo - i giornali italiani del 1934-35 sono pieni di pezzi contro il nazismo che ne sottolineavano il carattere regressivo e tribale nonché l'omossessualità di molti gerarchi). Certo Mussolini si illudeva anche che l'Italia potesse avere un ruolo di grande potenza nel concerto diplomatico, ma in fondo era ben consapevole delle debolezze militari italiane e del sostanziale carattere pacifico degli italiani. Per quanto riguarda la "fiducia" del popolo tedesco verso il regime nazista, ne ho spiegato le ragioni (che pescavano su un atavico senso di superiorità nazionale tedesco), le illusioni e, appunto, il "tradimento". Questo non significa che la "fiducia" necessaria al piano di Schacht dovesse per forza fondarsi su un regime dall'ideologia razzista. Se Schacht avesse operato in Italia, avrebbe servito un regime verso il quale il consenso del popolo era altrettanto forte ma senza derive razziste. Quindi, sì! Lo ripeto ed affermo contro ogni contraria idea simil o filo nazista: è necessario separare - e la storia ci consente di poterlo affermare perché appunto Schacht alla fine ruppe con Hitler - il metodo di Schacht dalla ideologia nazista.
Saluti.

Luigi Coperitno

P.S.: Un consiglio: cambi il suo nick name. Tolkien era assolutamente antinazista e, probabilmente, quando scriveva dell'Oscuro Signore e di Mordor pensava anche, sebbene non solo, ad Hitler ed alla Germania nazista. Non continui ad offendere la memoria di Tolkien e la sua opera letteraria usando il nome di uno dei suoi personaggi per perorare idee di simpatia verso il nazismo.
L. C.
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# bilbobaggins 2012-05-12 20:31
Egregio dottor Copertino,
mi lasci ormai mantenere il mio povero nick. Le garantisco che non è associato ad alcuna perorazione di siffatta causa; non più di quanto lo sarebbe "Cappuccettoross o". Tanto più che il mio intervento andava in direzione differente.
A ogni buon conto, chiedo venia al signor Tolkien e saluto lei cordialmente.
Diego
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# piero vassallo 2012-05-11 19:33
Magnifico! Una base scientifica da adottare dalla scuola di formazione della classe dirigente della futura destra
(la destra che ora non c'è) complimenti, Piero Vassallo
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# Pietro G 2012-05-11 22:01
Luigi, se ho capito bene, tu consideri fattibile una politica economica alla Schacht anche al giorno d'oggi. Io ho qualche dubbio:
- Le condizioni esterne sono notevolmente cambiate non solo per la finanziarizzazi one dell'economia ma per l'apertura dei mercati internazionali. La Merkel non può, e non ha neanche interesse, a "colonizzare" economicamente il Sud Europa perchè questa regione non produce le materie prime di cui l'industria tedesca ha bisogno. Se non sbaglio la quota di esportazione europea dell'economia tedesca è del 40%, proprio per questo si è notato, in questi ultimi anni, il disaccoppiament o tra la performance tedesca e quella italiana. La differenza l'hanno fatta i Paesi asiatici.
- Senza un controllo rigido dei movimenti di capitali e sopratutto dei sindacati (tu ne hai parlato in precedenza) il "keynesianesimo" schachtiano non va da nessuna parte. C'era anche, al tempo di Schacht una buona dose di dirigismo e, last but not least, un forte nazionalismo economico e una carica di entusiasmo e di fiducia in se stessi, e nel regime, che oggi è scomparsa in tutta Europa.

Detto questo però, sono anch'io dell'idea che quello operato da Schacht sia stato un miracolo economico unico nella storia recente e che vada rivalutato e riesaminato in dettaglio. Il tratto fondamentale è che questo sistema non produce inflazione (tutto il contrario di Krugman) e quindi è un guadagno reale di potere d'acquisto per le classi più deboli. Questo è vero socialismo. È il trionfo della vera economia, quella fatta di lavoro, know how e tecnologia, quella che confina il capitale ad un ruolo secondario e di servizio. Come meravigliarsi allora che il "popolino usuraio" abbia considerato questi eventi come una condanna a morte per il loro potere e che abbia fatto di tutto per scatenare una guerra di distruzione corredata dal marchio di "male assoluto"?
Quella del pagamento in titoli di Stato è una buona idea, anche se non rimpiazzerà gli eurobond. Questi ultimi non verranno per mancanza di fiducia da parte dell'Europa del Nord (non solo tedeschi, quindi) nei confronti di quella del Sud. Le vicende greche purtroppo non contribuiscono ad aumentare questa fiducia. Chiudo con quello che vado dicendo da un po' di tempo: la riforma del sistema finanziario internazionale è diventata la priorità numero 1 della classe politica, di quella vera, non di quella al servizio della speculazione.
Anche se non condivido il tuo giudizio sul nazismo, ho apprezzato molto questa serie di articoli.
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# Luigi 2012-05-12 12:40
Citazione Pietro G:
Luigi, se ho capito bene, tu consideri fattibile una politica economica alla Schacht anche al giorno d'oggi. Io ho qualche dubbio:
- Le condizioni esterne sono notevolmente cambiate non solo per la finanziarizzazi one dell'economia ma per l'apertura dei mercati internazionali. La Merkel non può, e non ha neanche interesse, a "colonizzare" economicamente il Sud Europa perchè questa regione non produce le materie prime di cui l'industria tedesca ha bisogno. Se non sbaglio la quota di esportazione europea dell'economia tedesca è del 40%, proprio per questo si è notato, in questi ultimi anni, il disaccoppiament o tra la performance tedesca e quella italiana. La differenza l'hanno fatta i Paesi asiatici.
- Senza un controllo rigido dei movimenti di capitali e sopratutto dei sindacati (tu ne hai parlato in precedenza) il "keynesianesimo" schachtiano non va da nessuna parte. C'era anche, al tempo di Schacht una buona dose di dirigismo e, last but not least, un forte nazionalismo economico e una carica di entusiasmo e di fiducia in se stessi, e nel regime, che oggi è scomparsa in tutta Europa.

Detto questo però, sono anch'io dell'idea che quello operato da Schacht sia stato un miracolo economico unico nella storia recente e che vada rivalutato e riesaminato in dettaglio. Il tratto fondamentale è che questo sistema non produce inflazione (tutto il contrario di Krugman) e quindi è un guadagno reale di potere d'acquisto per le classi più deboli. Questo è vero socialismo. È il trionfo della vera economia, quella fatta di lavoro, know how e tecnologia, quella che confina il capitale ad un ruolo secondario e di servizio. Come meravigliarsi allora che il "popolino usuraio" abbia considerato questi eventi come una condanna a morte per il loro potere e che abbia fatto di tutto per scatenare una guerra di distruzione corredata dal marchio di "male assoluto"?
Quella del pagamento in titoli di Stato è una buona idea, anche se non rimpiazzerà gli eurobond. Questi ultimi non verranno per mancanza di fiducia da parte dell'Europa del Nord (non solo tedeschi, quindi) nei confronti di quella del Sud. Le vicende greche purtroppo non contribuiscono ad aumentare questa fiducia. Chiudo con quello che vado dicendo da un po' di tempo: la riforma del sistema finanziario internazionale è diventata la priorità numero 1 della classe politica, di quella vera, non di quella al servizio della speculazione.
Anche se non condivido il tuo giudizio sul nazismo, ho apprezzato molto questa serie di articoli


Caro Pietro G.,
sì, certo le condizioni di oggi non sono quelle degli anni trenta per quanto riguarda il potere della finanza che è diventato molto più assoluto. Che idee del passato abbiamo bisogno di adeguamenti e di attualizzazioni , non lo discuto. Per quanto riguarda la Germania di oggi, ti confido che non ho alcuna simpatia per essa o meglio per la sua politica e la sua classe politica infeudata ad una visione, bancocentrica, che aborro. La Germania della Merkel sta, ora e non ieri, cercando di svincolarsi dai mercati europei, per le sue esportazioni, e di indirizzarsi verso l'est e l'Asia. Questo da quando ha capito che l'Europa del Sud ha le sue difficoltà. Motivo in più per non avere per essa simpatia. La Germania sta abbandonando la nave europea mentre affonda ma vuole tenere le scialuppe dei mercati euromediterrane i legate al suo transantlantico perché comunque il 40% delle esportazioni non sono noccioline. La verità è che questa Europa è nata sulla base di un reciproco prendersi in giro ed ognuno dei suoi membri ha pensato in termini di interesse nazionale e non certo, nonostante tutta la retorica europeista, in termini europei. Solo che alcuni membri, come la Germania, sono più forti di altri e quindi dettano legge. Per quanto riguarda dirigismo e "fiducia" vedi la risposta che sull'argomento ho dato a bilbobaggins. Per la questione inflazione alcune precisazioni: non è che il metodo di Schacht fosse immune dal pericolo. Infatti, la fiducia nei mefo era determinata dal fatto che essi erano in ogni momento scontabili in marchi presso le Banca Centrale. Se questo fosse avvenuto l'inflazione si sarebbe generata. I mefo non producevano inflazione perché erano moneta che circolava solo tra imprenditori e quindi invisibile al pubblico ed ai mercati ossia non suscettibili dell'effetto psicologico inflattivo (l'inflazione è determinata anche dalla percezione psicologica della circolazione eccessiva di moneta). Ora, però ribadisco: l'inflazione è UN problema ma non è IL problema. Continuare ad insistere sull'inflazione come fosse il problema significa fare il gioco dei monetaristi (alla Milton Friedman) ossia dei banditori dell'ideologia del liberismo finanziario. Preferisco un certo tasso anche a due cifre, tenuto sotto controllo, di inflazione al tasso a due o tre o più cifre di disoccupazione. E' eticamente e socialmente più giusto tendere al pieno impiego pur sopportando un certo tasso di inflazione che in nome di una inflazione bassa avere milioni di disoccupati con tutte le conseguenze tragiche in termini umani e sociali della disoccupazione. E' questo che i liberisti ed i monetaristi non vogliono capire. Anzi essi teorizzano come "naturale", per l'economia moderna, l'elevato tasso di disoccupazione, ossia la miseria in mezzo all'abbondanza produttiva (senza rendersi conto che alla fine la miseria distrugge anche l'alta produttività per mancanza di potere d'acquisto da parte dei disoccupati). Di fronte a posizioni immorali ed ideologiche come quelle monetariste il mio sdegno è totale! Ford, da capitalista intelligente, negli anni Trenta diceva che lui, come imprenditore, doveva pagare il suo operaio in misura tale che egli potesse acquistare l'automobile che produceva. Aveva capito, Ford, che se i lavoratori non sono ben pagati essi poi, come consumatori, non comprano e che la produzione invenduta innesca la recessione. Questo è il problema della deflazione rigorista. Per quanto riguarda i sindacati - salvo ogni giudizio su quelli attuali - non capisco il tuo atteggiamento (da "destra") contro di essi (atteggiamento molto diffuso tra i lettori di questo sito) laddove invece il "fascismo" (non il nazismo!) nasce proprio come ideologia sindacalista rivoluzionaria, nasce da una eresia del socialismo e del sindacalismo che andava incontro, senza per questo perdere il carattere socialista e sindacalista, alla nazione e, per questa, via alla tradizione anche religiosa della nazione.
Infine, non posso apprezzare quel tuo accenno al "popolino usuraio". Scusami se te lo dico: è uno stereotipo. Non solo perché, anche nei secoli passati, non tutti gli israeliti praticavano il credito (e spesso molti di quelli che lo praticavano erano più onesti degli usurai "cristiani" come i Medici, i Fugger, i Peruzzi, i Baldi, etc.) ma anche perché, soprattutto oggi, l'incidenza etnica ebraica nel mondo della finanza speculatrice è molto inferiore ad altre componenti. I tempi dei Morgan e dei Rothschild, quali potenze finanzarie egemoni, sono passati. Il settimanale Il Mondo ha stilato nel 1994 una classifica mondiale delle maggiori banche. Ai primi dieci posti compaiono gli istituti giapponesi, seguono poi quelli americani e quelli europei. Nessuno tra i nomi più noti della finanza ebraica (Rothschild, Warburg, Lazard) compare nei primi cento posti della graduatoria.
Saluti.

Luigi Copertino
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# Catello 2012-05-11 22:19
Se gli italiani comprassero molti Buoni del Tesoro, scegliendo tra quelli attualmente in vendita, ci sarebbe una minor percentuale del debito italiano in mani straniere e quindi meno speculazione a nostro danno. Purtroppo però questo non si può fare perché contemporaneame nte ci sarebbero ancor meno soldi in circolazione se fossero dati allo Stato per poi finire all’estero. Debito estero alto in una moneta che non si può stampare e ridotta massa monetaria non danno via di uscita con gli strumenti attuali.
Però si può inventare uno strumento nuovo che sia del tutto legale sul piano del diritto internazionale e sulla base di tutti i trattati finora sottoscritti dall’Italia.
Uno di questi secondo me, come ho già detto altre volte, e mi scuso, sarebbe quello di emettere dei CTZ al portatore di piccolo taglio, ad esempio di 100 euro, validi per pagare le tasse al netto della cedola, cioè nella misura del loro costo di acquisto, che potrebbe essere di 98 euro.
Questo perché se ogni BTZ da 100 euro valesse 100 euro per le tasse, costandone 98, tutti lo comprerebbero solo per pagare cento euro di tasse immediatamente dopo, mentre se fosse venduto dallo Stato a 100 euro nessuno ne comprerebbe.
Chi lo compra dunque spenderebbe 98 euro per avere in cambio un CTZ immediatamente spendibile che sul mercato interno vale 100 euro, quindi gli conviene e lo fa. Poi il CTZ resta a lungo in circolazione, perché se il suo possessore lo versa allo Stato per pagare le tasse gli vale solo 98. Però se non fosse valido con poca perdita anche per pagare le tasse, i venditori di beni e servizi sul mercato interno, pur avendo bisogno di vendere, non potrebbero accettarlo come pagamento.
Naturalmente chi paga le tasse nei paradisi fiscali inizialmente non lo accetterebbe, ma vendendo molto meno potrebbe trovare più conveniente pagarle qua.
Così l’obbiettivo di nazionalizzare il debito estero verrebbe gradualmente raggiunto aumentando il debito interno, ma senza diminuzione ulteriore della massa monetaria circolante, perché ogni 98 euro incassati in tal modo dallo Stato per pagare il debito estero verrebbero sostituiti da un CTZ da cento euro sul mercato interno.
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# winston1984 2012-05-11 23:47
Non si capisce come tanto dotto autore.
assecondi il clichè del Grande Dittatore.
con compendio di Germania bellicista.
quando un minimo di attenzione basta*.
per vedere una guerra ad Essa imposta,
idem per il ritornello catto-luogo-comunista.
della presunta singolare ideologia razzista.
che ignora cause e perché di presupposto.
nonché la simmetria in campo opposto.
esempio plateale i negri in USo sottoposti.
e il “british stock” non da meno fatto primatista.
dal Churchill energumeno con sigaro alcolista.
per non dire del Mahatma et sistema a casta…

Un’analisi completamente avulsa dal contesto.
quale aggiunta di vaselina messa al posto giusto.
inter alia, strumentale al presente macro guasto.
dell’influsso di genti di ogni risma e pasta.
L’apprezzamento “economico” all’articolista .
Si svaluta con tanto corollario messo in pista;.
tipico binario su cui viaggia la disinformazione .
tanto vero e mostra dovizia di buona intenzione.
premessa all’ingoio di quel ch’è tossico in digestione:.
in fondo il metodo per avvelenare i topi è lo stesso,.
un QB percentino di tossico ben cosparso di melassa.

*titoli per chi volesse approfondire:
A.J.P. Taylor: Le origini della 2a Guerra Mondiale
http://tiny.cc/uc15dw
Viktor Suvorov: Icebreaker
http://tiny.cc/zg15dw
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# Der Freiherr 2012-05-12 14:12
a Winston 84:
Bellissimo!
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# pelzen 2012-05-12 00:53
Complimenti Copertino per quest articolo che ho stampato e che consulterò.
Unico appunto, se posso.
La ricorsa alla metallurgia pesante se finalizzata agli armamenti è sempre e comunque attività economica che svolge e produce volano in una nazione. L'Italia ne avrebbe molto bisogno. Pensiamo alla nostra flotta militare e mercantile esigua ed infima, ma pensiamo allo scenario sul quale l'Italia si trova a giacere. Avendo una flotta ben articolata e composta darebbe lavoro a milioni di persone, riattiverebbe decine di porti ridotti ad ammassi di macerie e renderebbe le economie locali con le loro ricadute floride. Lo stesso dicasi per altri settori, dalla sistemazione idraulico forestale della nostra penisola e lì di lavoro ce ne sarebbe per almeno 50 anni... alla sistemazione ferroviaria, stradale, edilizia (quella di Stato e non privata come accade in Francia a Parigi, per esempio).
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# cgdv 2012-05-12 01:51
Cercherò di non dilungarmi, ma innanzitutto occorre considerare che la Merkel Angela agisce su ordinazione, così come da sempre tutta la cricca europeista a partire da Jean Monnet nel 1950. Infatti, dopo due guerre mondiali, finalmente questi ordini possono arrivare liberamente da coloro che guardacaso sono diventati anche i veri proprietari delle Banche Centrali e della BCE e che non sono né gli Stati dell'Euro né l'Europa. Conseguentement e, invito l'amico Luigi ad indagare su chi possano essere. In questo modo potrà porsi qualche domanda, ben più centrata allo scopo, che disquisire sul cristianesimo o meno di chiunque.
Senz'altro ne sarà capace, vista, la per me, pregevole e perfetta disamina sia sull'operato dell'ebreo (in corsivo casomai sfuggisse) Schatch, sia sui benefici effetti che anche oggi potrebbero derivare da un agire abbastanza simile. Dico questo perché non può ragionevolmente sfuggirgli che se sorgesse un nuovo Schacht ed ovviamente il suo mentore (in corsivo per par condicio, visto il significato dell'accezione), sarebbe loro impedito di agire con ogni mezzo, anche il più estremo. In ogni caso ci direbbero che è stato un intervento umanitario.
Cari saluti da Giuliano
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Il programma, al momento, non prevede il corsivo nei commenti.
La redazione
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# Luigi 2012-05-12 12:46
Citazione cgdv:
Cercherò di non dilungarmi, ma innanzitutto occorre considerare che la Merkel Angela agisce su ordinazione, così come da sempre tutta la cricca europeista a partire da Jean Monnet nel 1950. Infatti, dopo due guerre mondiali, finalmente questi ordini possono arrivare liberamente da coloro che guardacaso sono diventati anche i veri proprietari delle Banche Centrali e della BCE e che non sono né gli Stati dell'Euro né l'Europa. Conseguentement e, invito l'amico Luigi ad indagare su chi possano essere. In questo modo potrà porsi qualche domanda, ben più centrata allo scopo, che disquisire sul cristianesimo o meno di chiunque.
Senz'altro ne sarà capace, vista, la per me, pregevole e perfetta disamina sia sull'operato dell'ebreo (in corsivo casomai sfuggisse) Schatch, sia sui benefici effetti che anche oggi potrebbero derivare da un agire abbastanza simile. Dico questo perché non può ragionevolmente sfuggirgli che se sorgesse un nuovo Schacht ed ovviamente il suo mentore (in corsivo per par condicio, visto il significato dell'accezione), sarebbe loro impedito di agire con ogni mezzo, anche il più estremo. In ogni caso ci direbbero che è stato un intervento umanitario.
Cari saluti da Giuliano
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Il programma, al momento, non prevede il corsivo nei commenti.
La redazione


Caro Giuliano sul presunto problema da te posto, ti rinvio alla risposta in argomento data a Pietro G.. Certe "presenze" sono spesso mitizzate ad arte laddove la radice della speculazione, ossia l'avidità, ossia il peccato, non conosce appartenenze etniche.
Saluti.

Luigi Copertino
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# Antonio D. 2012-05-12 06:17
A leggere il Fuller, si direbbe che fu proprio l'introduzione del sistema del baratto a provocare lo scoppio della guerra in Europa. Danzica fu solo il casus belli.
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# ramuxara 2012-05-20 09:56
Il baratto eliminò il sistema bancario usurocratico detenuto dall'alta finanza apolide. Ecco il male assoluto!
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# Antonio D. 2012-05-12 06:26
Non di meno, almeno per quanto concerne l'Italia, la lotta e la vigilanza contro lo spreco del denaro pubblico sono un'imperativo. Si potrebbe essere prontissimi ad accettare un debito pubblico doppio del PIL come in Giappone, ma la cosa intollerabile (qui entra veramente in gioco la morale) sarebbe se tale debito pubblico esistesse per finanziare le cosidette caste parassite.
La moralizzazione della classe politica e dirigente deve essere l'altro pilastro su cui basare la prosperitá di una nazione. Non che i tedeschi siano dei santi, tutt'altro, ma sicuramente il loro senso civico é ben superiore di quello degli italiani.
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# cgdv 2012-05-12 09:45
Cara Redazione,
"in corsivo casomai sfuggisse" è riferito ironicamente al corsivo rafforzativo utilizzato da Copertino per la sua specificazione nell'attribuire il merito dell'impresa. Dopo l'incipit e più di mille righe esplicative, infatti non si può mai sapere, occorre essere molto precisi.
Giuliano
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# Indaco 2012-05-12 12:05
Il fatto che l'ipotesi, avanzata dal ministro Passera, non abbia avuto seguito (per ragioni che ignoro) lascia qualche dubbio sull'agibilità delle'ipotesi prospettate.
Foerse, le idee di Krugman sono, ancora, realizzabili (senza dover sperimentare la potenza di fuoco di qualcuno fra i più potenti eserciti del mondo).
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# Pietro G 2012-05-12 17:30
Visto che in questa serie di articoli se ne parla spesso, qualche precisazione sul concetto di razzismo mi sembra, a questo punto, opportuna.
Non vi è dubbio alcuno che il nazionalsociali smo abbia, in un certo senso, spostato l'accento della unità di civilizzazione, che per la cultura tedesca è sempre stato il "Volk" (sintesi di razza, cultura e identità storica), sul concetto di razza. La divisione degli uomini in popoli è vecchia come l'umanità (vedere il racconto biblico della Torre di Babele) così come il concetto di superiorità nei confronti del "barbaro" o dello straniero.
All'inizio del XX secolo furono introdottti programmi eugenetici, tipo la sterilizzazione forzata dei coloro giudicati "inferiori", sia in Europa, in Scandinavia ad esempio, sia nelle colonie europee. Il primo congresso modiale di Eugenetica si tenne a Londra nel 1912 e ufficializzò definitivamente questa scienza, che allora era considerata positivamente, nel panorama scientifico e culturale dell'epoca. Non ci furono anatemi o grida di scandalo da parte di alcuno, meno che mai da parte della Chiesa, cattolica o della chiesa protestante che sia.
Le cose cambiarono radicalmente dopo la Seconda Guerra Mondiale, a seguito del cosidetto "olocausto" (notare la centralità dell'evento nella determinazione degli sviluppi culturali internazionali) e portò a due cambiamenti notevoli a livello di Nazioni Unite: si decise che il concetto di razza si poteva applicare solo a caratteri fisici e fisiologici, ma non a proprietà come l'intelligenza e il carattere e che il mescolamento delle razze non comportava alcun svantaggio. Il tutto si concluse nel 1965 con una dichiarazione in cui si auspicava l'eliminazione di ogni tipo di discriminazione razziale.
Nel giro di 40 anni il concetto è stato quindi rovesciato e, in particolare in Europa, è diventato sinonimo di "male assoluto", uno può essere mafioso, pedofilo, criminale quanto si vuole, basta che non sia razzista. È diventato il criterio principe per distinguere i "nemici dell società" ed è stato allargato a tutti coloro che non sono d'accordo con l'immigrazione di massa. Quì non si tratta di dar da mangiare e dare un alloggio allo straniero, si tratta di accettare e di finanziare (cosa unica nella storia dell'umanità!) una invasione e di rinunciare ad un diritto sacrosanto: quello di stare in pace a casa propria.
Sono d'accordo sul fatto che il concetto di superorità razziale sia sbagliato, anche perchè non si capisce in che cosa consisterebbe questa superiorità, sono nello stesso tempo contrarissimo a estendere il concetto di razzismo al di là di questa rivendicazione di superiorità.
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# Der Freiherr 2012-05-12 19:42
I programmi eugenetici (sterilizzazion e forzata di individui considerati nocivi per la società) sono proseguiti nei Paesi nordici ben oltre la fine della II Guerra Mondiale, negli USA dovrebbe essre ancora in uso la sterilizzazione di donne "indiane" che partoriscono in ospedale, ed in Israele pare che i falascià subiscano le stesse attenzioni (fatto sta che al momento della loro immigrazione in Israele erano un popolo molto prolifico, al momento hanno una natalità bassissima).
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# cgdv 2012-05-13 01:25
Caro Copertino, se la risposta che mi dai sulle presunte "presenze" spesso mitizzate, è uno scherzo, la prendo sul serio.
In ogni caso per quello che vale, le mie posizioni non c'entrano niente con qualsiasi tipo di illogica nostalgia, problema razziale o religioso. Sono solo le constatazioni, stranamente diverse, di chi non ammette di farsi raggirare dalla menzogna che da troppo tempo imperversa ad arte nel mondo. Tuttavia non voglio spiattellare elenchi o nozioni, perché occuperebbero troppo spazio. E poi in definitiva, chi se ne frega, quello che è stato è stato e quello che è... è: basta volerlo vedere, malgrado le vessazioni per occultarlo.
Giuliano
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# steg 2012-05-13 09:04
A Luigi Copertino.
Bisognerebbe stilare una graduatoria delle attività finanziarie nel mercato "ombra" delle Borse, ma credo che sarebbe molto difficile se non impossibile.
Saluti
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# Luigi 2012-05-13 09:25
Caro Pietro G.,
la Bibbia va letta secondo l'esegesi della Chiesa. Babele è il racconto del prometeismo umano che vuole, da solo, conquistare il Cielo, senza la Grazia. Per questo l'umanità fu punita con la confusione delle lingue. La redenzione di Babele è avvenuta a Pentecoste. La Chiesa, soprattutto nella Germania nazista, protestò eccome contro l'eugenetica e la soppressione dei dementi, imposta da quella pseudo-scienza. Il "Leone di Munster", il vescovo von Galen, si oppose pubblicamente, per la rabbia, di Hitler e soci, ai programmi eugenetici del nazismo. Che poi questa, l'eugenetica, fosse praticata anche in USA, nei Paesi scandinavi, in Inghilterra (guarda caso tutti Paesi protestanti), è vero. Ma questo non dà ad essa maggior dignità scientifica. Anche nella Mit Brennender Sorge vi sono passi di chiara condanna dell'eugenetica, benché all'epoca fosse difficile distinguerla dalle tesi razziste.
Saluti.

Luigi Copertino
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# milvus 2012-05-13 10:55
Oggi ci appassioniamo nel leggere la storia del nazismo o della destra italiana, credo sia giusto farlo: supponiamo che, per una ragione qualsiasi, finisca il governo tecnico e sparisca tutto, com'è sparito all'improvviso Berlusconi, dalla fine del fascismo ad oggi, per quali fatti salienti sarà ricordato dico uno che sia uno, di governo italiano? Nessuno! La Germania invece dalla fine del nazismo ha dato molto di più ed ha saputo, secondo me, equilibrare
l'ebraismo al cristianesimo. Mi rendo conto io stessa che devo comportarmi per vivere bene oggi, un po' da "ebrea" un po' da "cattolica", nell'equilibrio dell'anima. La democrazia post nazista in Germania ha prodotto fatti e misure in mezzo ai disastri, in Italia ancora non sappiamo nemmeno, perchè nessuno informa, a cosa dobbiamo opporci: al negozio del credito e del debito? Saremmo dei pazzi disintegrati!
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# Der Freiherr 2012-05-13 19:00
A cgdv: "E poi in definitiva, chi se ne frega, quello che è stato è stato e quello che è... è: basta volerlo vedere, malgrado le vessazioni per occultarlo".
Mi dispiace, ma non sono d'accordo: dobbiamo conoscere e difendere la storia nostra per almeno 2 motivi:
1) Onorare con la nostra memoria, e con la memoria dei nostri figli, i nostri morti.
2) Per uno strano meccanismo automatico dei media, asserviti alla dittatura democratica, qualsiasi politico italiano od estero, che tenti di sottrarre la sua patria dal soffocante abbraccio europeo, viene tacciato di nazista, ed essendo il nazismo il male assoluto viene automaticamente screditato, sempre che non venga anche suicidato od incidentato (lo stesso sistema viene usato dal dotto estensore di questi quattro articoli, che taccia di nazismo, che per lui vuol dire infamia, ignoranza, rozzo paganesimo, ecc., chiunque osi dissentire dalle sue tesi).
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# winston1984 2012-05-13 21:18
"la Bibbia va letta secondo l'esegesi della Chiesa...".
Sicchè l’istigazione giudaica ch’è logica & palese.
possa annacquarsi con funambolismo & chiosa..
Per quanto invece è troppo per darci di belletto,.
allora si procede sforbiciando a fare cancelletto,
a fare da esempio il salmo (ex) centotrentasett e…
Fatto è che il Testo per l’eletto a valere da contratto
è esplicito quanto una tavola Pitagorica in concetto:
si faccia conto al sei in riga incrociando l’altro sei…
per l’esegesi marca nota per orchestra Grazia.Dei…
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# milvus 2012-05-14 10:05
Il nazismo è una chiara risposta all'economia speculativa basata sui BOT: decisamente immorale l'uso di questo strumento finanziario speculativo che portò al disastro tedesco e di cui oggi la stessa Germania ne ha fatto uso per riunirsi ai tedeschi dell'Est. Oggi con Monti gli interessi sui BOT si stanno pagando ai ricchi speculatori mediante il salasso e lo svenamento delle classi medie, quelle che lavorano e vorrebbero dare, come volle Hitler ed i suoi economisti, un senso alla crescita legato alla moneta, non ai BOT. Sono i BOT che creano povertà e differenze di classe, un vero crimine contro l'umanità: chi di spada ferisce, di spada perisce.
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# cgdv 2012-05-14 11:57
Caro Der Freiherr, mi lasci dire.
Dopo più di cinquant'anni ripetendo le stesse cose quasi sempre a vuoto, ogni tanto mi chiedo, sollecitato anche dalle donne di casa, se ne valga la pena.
Tra l'altro visto che anche molti tra i migliori in ogni senso, tipo Copertino, pensano diversamente in assoluta tranquillità di coscienza.
Immaginiamoci cozzare contro i menzogneri!
Me suun stùfii. Comunque alla prossima occasione.
Giuliano
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# Der Freiherr 2012-05-14 17:45
Diceva una vecchia canzone della Compagnia dell' Anello:
"Anche se tutti, noi no!"
E Tolkien faceva dire a Bilbo Baggins:
"Le radici profonde non gelano!"
E diceva il mio povero nonno:
"Un Uomo non può vivere senza onore"
E diceva il mio povero babbo:
"solo i coglioni non cambiano idea, ma meglio coglione che traditore!"
Quanto ai "migliori", che a vent'anni la pensavano copme me, ma che dopo "buone letture" hanno cambiato idea, evitando i tanti fastidi che provoca la fedeltà, non posso che augurar loro di aver esaminato con onestà le loro letture, e che non siano stati compagni di letture (e magari di merende) con qualche Gianfranco Fini.
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# Luigi 2012-05-15 17:38
Citazione Der Freiherr:
Diceva una vecchia canzone della Compagnia dell' Anello:
"Anche se tutti, noi no!"
E Tolkien faceva dire a Bilbo Baggins:
"Le radici profonde non gelano!"
E diceva il mio povero nonno:
"Un Uomo non può vivere senza onore"
E diceva il mio povero babbo:
"solo i coglioni non cambiano idea, ma meglio coglione che traditore!"
Quanto ai "migliori", che a vent'anni la pensavano copme me, ma che dopo "buone letture" hanno cambiato idea, evitando i tanti fastidi che provoca la fedeltà, non posso che augurar loro di aver esaminato con onestà le loro letture, e che non siano stati compagni di letture (e magari di merende) con qualche Gianfranco Fini


Egregio Freiherr,
forse è il caso che deponga un po’ il tono da Caifa in procinto di stracciarsi le vesti. Le idee non sono fossili buoni solo per il museo. Le idee si possono cambiare totalmente – e non è il mio caso che le ha piuttosto riviste alla luce della Fede cristiana depurandole da tutto quel che con Essa non è compatibile (e sicuramente il nazismo ed il razzismo sono incompatibili con la fede cattolica) – come si possono rielaborare, revisionare, sviluppare, approfondire riconoscendo anche che quanto a vent’anni sembrava tutto “purezza ed ideale” (è successo, sa!, anche a molti comunisti e sta succedendo anche a molti liberali) in realtà aveva i suoi tragici lati oscuri, equivoci, ambigui, come tutte le cose della vicenda umana. La conoscenza della storia serve proprio a questo: a disincantare le mitologie ideologiche ed ad osservare i fatti, anche nella consapevolezza del lato oscuro delle idee che li muovevano, per quel che sono e sono stati. Quindi, se si aspettava da me uno scritto di apologia del nazismo ha proprio sbagliato indirizzo. Ma l’ho detto chiaramente sin dall’inizio del contributo e quindi ho giocato a carte scoperte. Se questo le ha dato fastidio poteva risparmiarsi la fatica di giungere alla fine dell’articolo. Per quanto riguarda le citazioni di Tolkien lasci perdere, perché estrapolando dal contesto dell’opera di un autore qualsiasi una citazione gli si può far dire persino il contrario di quanto egli invece ha detto. L’Oscuro Signore in Tolkien, che era cattolico (non lo dimentichi!), è nient’altro che l’Anticristo in qualsiasi forma si presenti nella storia. Dunque, certamente oggi nella forma del culto di mammona ma senza alcun dubbio, nei tempi nei quali lo scrittore inglese scriveva la sua epopea, anche nella forma dei sistemi totalitari, compreso il nazismo, il comunismo e l’americanismo. Vada a leggersi la corrispondenza tra Tolkien ed il figlio e troverà molte spiegazioni, provenienti dallo stesso scrittore, a proposito dell’Oscuro Signore/Anticristo e delle sue “incarnazioni” storiche, che non lasciano alcuno spazio, egregio Freiherr, alle sue impressioni citazioniste.
Saluti.
Luigi Copertino
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# Der Freiherr 2012-05-16 07:44
Citazione Luigi:
Citazione Der Freiherr:
Diceva una vecchia canzone della Compagnia dell' Anello:
"Anche se tutti, noi no!"
E Tolkien faceva dire a Bilbo Baggins:
"Le radici profonde non gelano!"
E diceva il mio povero nonno:
"Un Uomo non può vivere senza onore"
E diceva il mio povero babbo:
"solo i coglioni non cambiano idea, ma meglio coglione che traditore!"
Quanto ai "migliori", che a vent'anni la pensavano copme me, ma che dopo "buone letture" hanno cambiato idea, evitando i tanti fastidi che provoca la fedeltà, non posso che augurar loro di aver esaminato con onestà le loro letture, e che non siano stati compagni di letture (e magari di merende) con qualche Gianfranco Fini


Egregio Freiherr,
forse è il caso che deponga un po’ il tono da Caifa in procinto di stracciarsi le vesti. Le idee non sono fossili buoni solo per il museo. Le idee si possono cambiare totalmente – e non è il mio caso che le ha piuttosto riviste alla luce della Fede cristiana depurandole da tutto quel che con Essa non è compatibile (e sicuramente il nazismo ed il razzismo sono incompatibili con la fede cattolica) – come si possono rielaborare, revisionare, sviluppare, approfondire riconoscendo anche che quanto a vent’anni sembrava tutto “purezza ed ideale” (è successo, sa!, anche a molti comunisti e sta succedendo anche a molti liberali) in realtà aveva i suoi tragici lati oscuri, equivoci, ambigui, come tutte le cose della vicenda umana. La conoscenza della storia serve proprio a questo: a disincantare le mitologie ideologiche ed ad osservare i fatti, anche nella consapevolezza del lato oscuro delle idee che li muovevano, per quel che sono e sono stati. Quindi, se si aspettava da me uno scritto di apologia del nazismo ha proprio sbagliato indirizzo. Ma l’ho detto chiaramente sin dall’inizio del contributo e quindi ho giocato a carte scoperte. Se questo le ha dato fastidio poteva risparmiarsi la fatica di giungere alla fine dell’articolo. Per quanto riguarda le citazioni di Tolkien lasci perdere, perché estrapolando dal contesto dell’opera di un autore qualsiasi una citazione gli si può far dire persino il contrario di quanto egli invece ha detto. L’Oscuro Signore in Tolkien, che era cattolico (non lo dimentichi!), è nient’altro che l’Anticristo in qualsiasi forma si presenti nella storia. Dunque, certamente oggi nella forma del culto di mammona ma senza alcun dubbio, nei tempi nei quali lo scrittore inglese scriveva la sua epopea, anche nella forma dei sistemi totalitari, compreso il nazismo, il comunismo e l’americanismo. Vada a leggersi la corrispondenza tra Tolkien ed il figlio e troverà molte spiegazioni, provenienti dallo stesso scrittore, a proposito dell’Oscuro Signore/Anticristo e delle sue “incarnazioni” storiche, che non lasciano alcuno spazio, egregio Freiherr, alle sue impressioni citazioniste.
Saluti.
Luigi Copertino

Egregio Dottore, non ho esperienza di Sinedri, quindi non so bene come assumere il tono di Caifa. Vorrei sottolineare che, se il suo articolo si fosse limitato ad illustrare
l'azione antideflazione di un cittadino tedesco di etnia ebraica, e come questo cittadino avesse avuto un capo di governo che gli aveva dato pieno appoggio (sennò, perchè tutto quanto non è potuto succedere sotto la democratica repubblica di Weimar?) avrei considerato l'articolo estremamente interessante. Quello che mi ha disturbato sono le continue esternazioni di disprezzo verso i protagonisti di quel periodo, colpevoli, in ultima analisi di aver perduto la guerra. La pietas verso gli sconfitti non vuol dire essere nazionalsociali sti, specie in un periodo storico che lo rende impossibile.
La difesa della memoria di quei morti, si associa alla difesa della memoria dei miei morti, che in quella guerra furono loro alleati, vuol dire la difesa di tanti cattolici, da mons. Tiso a Degrelle, che con quel regime furono alleati, non avendo la possibilità in quel tempo di allearsi con le "falangi di Cristo Redentore" (come cantavamo
in altri tempi nell'Azione Cattolica del dopoguerra).
L'Oscuro Signore di Tolkien può essere l'Anticristo, Stalin, Hitler o la stessa Europa attuale, o l'America, o, per un giovane palestinese, Israele. La Compagnia dell'Anello e soprattutto i piccoli Hobbit rappresenta chi combatte senza paura una battaglia che con ogni probabilità, è già perduta, senza grandi speculazioni dottrinali, ma con una tenace fedeltà agli amici con cui si è associato. Ho settantaquattro anni, caro dottore, e ho visto molta gente cambiare idea (l'ho cambiata anche io, pensi che un tempo ero cattolico!) ma mi disturba vedere ex comunisti, ex fascisti, ex cattolici, che sulla loro abiura campano molto meglio di quanto campassero prima, e stillano veleno sui "fossili " che, anche per non associarsi alla comune abiura, restano fedeli agli entusiasmi della giovinezza ("perche sai, certe emozioni, specialmente se sincere, le conservi nella mente, e diventano bandiere).
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# Luigi 2012-05-18 14:56
Citazione Der Freiherr:
Citazione Luigi:
Citazione Der Freiherr:
Diceva una vecchia canzone della Compagnia dell' Anello:
"Anche se tutti, noi no!"
E Tolkien faceva dire a Bilbo Baggins:
"Le radici profonde non gelano!"
E diceva il mio povero nonno:
"Un Uomo non può vivere senza onore"
E diceva il mio povero babbo:
"solo i coglioni non cambiano idea, ma meglio coglione che traditore!"
Quanto ai "migliori", che a vent'anni la pensavano copme me, ma che dopo "buone letture" hanno cambiato idea, evitando i tanti fastidi che provoca la fedeltà, non posso che augurar loro di aver esaminato con onestà le loro letture, e che non siano stati compagni di letture (e magari di merende) con qualche Gianfranco Fini


Egregio Freiherr,
forse è il caso che deponga un po’ il tono da Caifa in procinto di stracciarsi le vesti. Le idee non sono fossili buoni solo per il museo. Le idee si possono cambiare totalmente – e non è il mio caso che le ha piuttosto riviste alla luce della Fede cristiana depurandole da tutto quel che con Essa non è compatibile (e sicuramente il nazismo ed il razzismo sono incompatibili con la fede cattolica) – come si possono rielaborare, revisionare, sviluppare, approfondire riconoscendo anche che quanto a vent’anni sembrava tutto “purezza ed ideale” (è successo, sa!, anche a molti comunisti e sta succedendo anche a molti liberali) in realtà aveva i suoi tragici lati oscuri, equivoci, ambigui, come tutte le cose della vicenda umana. La conoscenza della storia serve proprio a questo: a disincantare le mitologie ideologiche ed ad osservare i fatti, anche nella consapevolezza del lato oscuro delle idee che li muovevano, per quel che sono e sono stati. Quindi, se si aspettava da me uno scritto di apologia del nazismo ha proprio sbagliato indirizzo. Ma l’ho detto chiaramente sin dall’inizio del contributo e quindi ho giocato a carte scoperte. Se questo le ha dato fastidio poteva risparmiarsi la fatica di giungere alla fine dell’articolo. Per quanto riguarda le citazioni di Tolkien lasci perdere, perché estrapolando dal contesto dell’opera di un autore qualsiasi una citazione gli si può far dire persino il contrario di quanto egli invece ha detto. L’Oscuro Signore in Tolkien, che era cattolico (non lo dimentichi!), è nient’altro che l’Anticristo in qualsiasi forma si presenti nella storia. Dunque, certamente oggi nella forma del culto di mammona ma senza alcun dubbio, nei tempi nei quali lo scrittore inglese scriveva la sua epopea, anche nella forma dei sistemi totalitari, compreso il nazismo, il comunismo e l’americanismo. Vada a leggersi la corrispondenza tra Tolkien ed il figlio e troverà molte spiegazioni, provenienti dallo stesso scrittore, a proposito dell’Oscuro Signore/Anticristo e delle sue “incarnazioni” storiche, che non lasciano alcuno spazio, egregio Freiherr, alle sue impressioni citazioniste.
Saluti.
Luigi Copertino

Egregio Dottore, non ho esperienza di Sinedri, quindi non so bene come assumere il tono di Caifa. Vorrei sottolineare che, se il suo articolo si fosse limitato ad illustrare
l'azione antideflazione di un cittadino tedesco di etnia ebraica, e come questo cittadino avesse avuto un capo di governo che gli aveva dato pieno appoggio (sennò, perchè tutto quanto non è potuto succedere sotto la democratica repubblica di Weimar?) avrei considerato l'articolo estremamente interessante. Quello che mi ha disturbato sono le continue esternazioni di disprezzo verso i protagonisti di quel periodo, colpevoli, in ultima analisi di aver perduto la guerra. La pietas verso gli sconfitti non vuol dire essere nazionalsociali sti, specie in un periodo storico che lo rende impossibile.
La difesa della memoria di quei morti, si associa alla difesa della memoria dei miei morti, che in quella guerra furono loro alleati, vuol dire la difesa di tanti cattolici, da monsignor Tiso a Degrelle, che con quel regime furono alleati, non avendo la possibilità in quel tempo di allearsi con le "Falangi di Cristo Redentore" (come cantavamo
in altri tempi nell'Azione Cattolica del dopoguerra).
L'Oscuro Signore di Tolkien può essere l'Anticristo, Stalin, Hitler o la stessa Europa attuale, o l'America, o, per un giovane palestinese, Israele. La Compagnia dell'Anello e soprattutto i piccoli Hobbit rappresenta chi combatte senza paura una battaglia che con ogni probabilità, è già perduta, senza grandi speculazioni dottrinali, ma con una tenace fedeltà agli amici con cui si è associato. Ho settantaquattro anni, caro dottore, e ho visto molta gente cambiare idea (l'ho cambiata anche io, pensi che un tempo ero cattolico!) ma mi disturba vedere ex comunisti, ex fascisti, ex cattolici, che sulla loro abiura campano molto meglio di quanto campassero prima, e stillano veleno sui "fossili " che, anche per non associarsi alla comune abiura, restano fedeli agli entusiasmi della giovinezza ("perche sai, certe emozioni, specialmente se sincere, le conservi nella mente, e diventano bandiere)


Egregio Freiherr,
ripetere stanca e quindi torno a ribadire certe cose per l'ultima volta. Non è scortesia verso di lei ma questione appunto di stanchezza.
1) Tra Schacht ed Hitler ci fu un equivoco di fondo, in quanto i due perseguivano obiettivi assolutamente diversi. Il risanamento economico per il riassobimento della disoccupazione era l'obiettivo di Schacht. Il risanamento economico per preparare la rivincita bellica e l'egemonia militare tedesca in Europa era, invece, l'obiettivo di Hitler. Badi: non sto dicendo che la Germania non avesse ragioni da vendere visto come fu trattata a Versailles. Ma quelle stesse ragioni potevano essere fatte valere in modo diverso che non mediante una ideologia razzista. Resta il fatto che la divergenza degli obiettivi alla fine venne fuori e i due, Schacht ed Hitler, ruppero.
2) Non sono affatto insensibile alla pietas verso gli sconfitti, intesi come popolo tedesco. Ho già ricordato i crimini alleati a Dresda e nella Germania orientale. Resta il fatti che i capi nazisti erano dei criminali e che la loro ideologia era razzista. Ho orrore per le vendette effettuate contro i vinti tedeschi, colpevoli di aver appoggiato una ideologia folle spinti dalla disperazione e dalla fame causate dalle potenze occidentali, ma non giustifico i nazisti.
3) Se Degrelle, proveniente dall'Azione Cattolica, ha prima simpatizzato per il fascismo (il rexismo era una forma di fascismo senza affatto connotazioni razziali) come terza via tra capitalismo ed il comunismo, per poi, trascinato dagli eventi, essersi "nazificato", questo significa soltanto che anche lui (e non fu tra i cattolici il solo) preso un grande abbaglio rispetto al nazismo, che forse credeva un movimento "europeista" (è esistito anche un europeismo fascista) senza rendersi conto che invece esso mirava soltanto ad un'Europa ad egemonia tedesca e non ad un'Europa, come nel suo mito romantico di rexista, di popoli fratelli.
4) Monsignor Tiso era un politico sul tipo di Dolfuss ossia aspirava a realizzare uno Stato corporativo cattolico secondo l'insegnamento della Dottrina Sociale Cattolica. Non c'era in lui alcuna pulsione razzista. La Slovacchia era la parte debole di uno dei tanti mostri creati a Versailles ossia la Cecoslovacchia. Ed il partito cattolico-sociale di Tiso aspirava all'indipendenza della Solvacchia. Tiso si ritrovò, dopo la spartizione della Cecoslovacchia a Monca nel 1938, a capo del neonato Stato slovacco che però doveva, ob torto collo, scontare la ingombrante presenza di un vicino potente come la Germania di Hitler, che esercitava una sorta di non tanto gradito protettorato sulla Slovacchia. All'interno della compagine governativa slovacca, Tiso si scontrava di continuo con Tupa e Macht ossia i ministri nazisti imposti da Berlino. E il motivo dello scontro era proprio la persecuzione antiebraica che Tiso, anche sollecitatto dal Vaticano, cercava in tutti i modi di fermare o perlomeno diminuire. Quindi sia nel caso di Degrelle che di Tiso è storicamente troppo semplicistico parlare di idilliaca alleanza per la difesa dell'Europa. Le cose, al di là della percezione ideologica degli eventi che tu nutri, erano alquanto più complicate.
5) Per quanto riguarda Tolkien e gli hobbit ribadisco che è senza dubbio meglio lasciar predere perché essi con l'apologia del nazismo proprio nulla c'entrano.
6) Chi cambia idea per un tornaconto personale è persona di poca dignità. Chi modifica le proprie visioni a seguito di approfondimenti di natura spirituale e culturale, senza nascondere il suo passato, è persona diversa dalla prima. Lo scrivente, stia sicuro, appartiene alla seconda categoria. Altrimenti oggi occuperebbe una cattedra universitaria (avendo, almeno credo, le doti del ricercatore) invece di essere un pubblico funzionario provinciale che non sa dove sarà tra un anno a causa dell'abolizione delle Province.
7) Vista la sua veneranda età, non posso che sperare che Lei voglia ritornare alla fede cattolica, avvicinandosi il giorno del giudizio personale. Provi a tornare alla recita del Santo Rosario.
Cari saluti.

Luigi Copertino
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# Der Freiherr 2012-05-19 14:12
Rispetto la sua stanchezza, (chi impegna tempo e fatica per scrivere su questo sito merita rispetto) e lascio perdere.
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# Maurizio Blondet 2012-05-15 14:57
Carissimi lettori, Stefano Sylos Labini ha copiato letteralmente il sottoscritto: per l'esattezza il capitolo 15 del mio "SChiavi delle banche", intitolato "il miracolo hitleriano".
Chi ha il libro se lo vada a rileggere, e vedrà da solo che dico il vero.
Sylos Labini ha preso di peso intere frasi, e persino le note a pie' di pagina, ma naturalmente senza citarmi: nell'ambiente dove il Sylos fà carriera, Blondet è non-persona.
Mentre mi confermo nel disprezzo di un simile individuo, mi rallegro del plagio: se è il prezzo da pagare perchè le mie idee circolino, che sia.
Maurizio Blondet
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# Der Freiherr 2012-05-16 08:08
Citazione:
Carissimi lettori, Stefano Sylos Labini ha copiato letteralmente il sottoscritto: per l'esattezza il capitolo 15 del mio "SChiavi delle banche", intitolato "il miracolo hitleriano".
Chi ha il libro se lo vada a rileggere, e vedrà da solo che dico il vero.
Sylos Labini ha preso di peso intere frasi, e persino le note a pie' di pagina, ma naturalmente senza citarmi: nell'ambiente dove il Sylos fà carriera, Blondet è non-persona.
Mentre mi confermo nel disprezzo di un simile individuo, mi rallegro del plagio: se è il prezzo da pagare perchè le mie idee circolino, che sia.
Maurizio Blondet

Ahi, ahi ahi, le buone letture del dottor Copertino non comprendono Maurizio Blondet.
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# Luigi 2012-05-18 14:21
Citazione Der Freiherr:
Citazione:
Carissimi lettori, Stefano Sylos Labini ha copiato letteralmente il sottoscritto: per l'esattezza il capitolo 15 del mio "SChiavi delle banche", intitolato "il miracolo hitleriano".
Chi ha il libro se lo vada a rileggere, e vedrà da solo che dico il vero.
Sylos Labini ha preso di peso intere frasi, e persino le note a pie' di pagina, ma naturalmente senza citarmi: nell'ambiente dove il Sylos fà carriera, Blondet è non-persona.
Mentre mi confermo nel disprezzo di un simile individuo, mi rallegro del plagio: se è il prezzo da pagare perchè le mie idee circolino, che sia.
Maurizio Blondet

Ahi, ahi ahi, le buone letture del dottor Copertino non comprendono Maurizio Blondet


Caschi proprio male, anzi malissimo, caro Freiherr. Il libro di Blondet "Schiavi delle banche" è in prima fila nella mia biblioteca, letto con attenzione e meditato a fondo. Devi piuttosto sapere che l'articolo di Sylos Labini, da me utilizzato e citato, l'ho fatto girare, prima di scrivere il mio articolo, tra diversi amici. Tra di essi anche il nostro caro Maurizio Blondet. Lui stesso mi segnalò, in una mail di risposta al mio invio dell'articolo del Labini, il plagio che ha segnalato anche nel suo post qui sopra. Come vedi, caro Freiherr, nessuna "tenzone" tra me e Blondet. Che tra l'altro, nel mio presente articolo, ho abbondantemente citato.
Saluti.

Luigi Copertino
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# tricco 2012-05-15 17:08
Grazie, dottor Copertino per le acute analisi esposte in modo chiaro questi articoli.
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# Luigi 2012-05-23 21:32
Citazione tricco:
Grazie, dottor Copertino per le acute analisi esposte in modo chiaro questi articoli


Grazie a lei, caro Tricco.
Luigi Copertino
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# milvus 2012-05-17 00:12
... "nell'ambiente dove il Sylos fa carriera, Blondet è non-persona"
Nell'ambiente dove Blondet scrive e dirige, Sylos è il proprio asino. Detto russo: il successo ha rovinato molti falliti felici.
Getterei nel calderone dell'anomalo "razzismo" tedesco di quel periodo,il Der Wille zur Match, La volontà di potenza, opera del filosofo Nietzche, che gli valse il titolo di ispiratore spirituale del nazionalsociali smo. Spesso certe opere letterarie creano suggestivi collegamenti fra scrittori, forse infami come questo tra Blondet e Sylos. L'errore di Hitler fu quello di leggere Nietzche e voler a tutti i costi determinare il destino della Germania, senza sottomettersi alla realtà. Solo per questa ragione potrebbe aver perso, schiacciato non dalle bombe dei russi, ma dalle responsabilità.
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# Ludwig 2012-05-21 15:55
Al dottor Copertino

Mi spiace contendere con Lei, che è infinitamente superiore al culturame diffuso; ma quando è troppo è troppo.
Non amo ripetermi ma ai suoi primi articoli io feci delle obiezione particolari a cui Lei, con i suoi generici richiami a paganesimo razziale e alle idee demoniache che creano orrore, NON HA MINIMAMENTE RISPOSTO.

Non sono nazista - riproporre tali movimenti al giorno d'oggi è puramente ridicolo prima che controproducent e ma ripeto, L'ORRORE (compreso lo scatenamento della IIWM) l'hanno generato gli altri suoi cristianucci di varia derivazione.
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# Luigi 2012-05-23 21:37
Citazione Ludwig:
Al dottor Copertino

Mi spiace contendere con Lei, che è infinitamente superiore al culturame diffuso; ma quando è troppo è troppo.
Non amo ripetermi ma ai suoi primi articoli io feci delle obiezione particolari a cui Lei, con i suoi generici richiami a paganesimo razziale e alle idee demoniache che creano orrore, NON HA MINIMAMENTE RISPOSTO.
Non sono nazista - riproporre tali movimenti al giorno d'oggi è puramente ridicolo prima che controproducent e ma ripeto, L'ORRORE (compreso lo scatenamento della IIWM) l'hanno generato gli altri suoi cristianucci di varia derivazione


Ho risposto. Tutti i miei articoli sono una risposta. Il problema è avere orecchi per intendere.

Luigi Copertino
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# Ludwig 2012-05-21 16:10
In aggiunta.
Parlare del rogo di Dresda è limitativo perchè Dresda è solo un effetto isolato di un pratica SISTEMATICA di distruzione di tutte le città tedesche con almeno 100.000 abitanti
2 dei bombardamenti criminali in Italia, Francia, ecc. non ne parliamo nemmeno.
3 Separare l'azione di Schacht, per 6 lunghi anni di male assoluto volto alla deflagrazione totale wagneriana, da quella dei LURIDI PAGANI NAZISTI è semplicemente bambinesco;
4 errori ne hanno fatto anche i nazisti, vorrei vedere;
5 i morti della II WM non sono 50 milloni ma molti di meno (a proposito non ha mai citato l'orrore dei campi di annientamento pagani dove morironio paganamente sacrificati 10 milioni di persone a WOTAN, perchè???)
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# Luigi 2012-05-23 21:43
Citazione Ludwig:
In aggiunta.
Parlare del rogo di Dresda è limitativo perchè Dresda è solo un effetto isolato di un pratica SISTEMATICA di distruzione di tutte le città tedesche con almeno 100.000 abitanti
2 dei bombardamenti criminali in Italia, Francia, ecc. non ne parliamo nemmeno.
3 Separare l'azione di Schacht, per 6 lunghi anni di male assoluto volto alla deflagrazione totale wagneriana, da quella dei LURIDI PAGANI NAZISTI è semplicemente bambinesco;
4 errori ne hanno fatto anche i nazisti, vorrei vedere;
5 i morti della II WM non sono 50 milloni ma molti di meno (a proposito non ha mai citato l'orrore dei campi di annientamento pagani dove morironio paganamente sacrificati 10 milioni di persone a WOTAN, perchè???)


Citando Dresda non intendevo silenziare altri episodi criminali perpetrati dalle democrazie occidentali. Questo però - ripeto - non assolve né giustifica i nazisti. Se mettere in rilievo che Schacht ed Hitler non avessero gli stessi obiettivi è "bambinesco", vuol dire che bambineschi sono fior di storici che l'hanno provato e documentato. Sarò bambinesco anch'io ma preferisco i lavori di storici seri ai deliri ideologici.

Luigi Copertino
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# monster76 2012-05-22 16:31
Vorrei ringraziare il dottor Copertino per questo saggio storico.
L'analisi ed i confronti storici sono la miglior strategia per delineare al meglio quello che il mondo contemporaneo sembra prospettare a noi europei.
Continuo comunque a pensare che tutto quello nel quale viviamo non sia altro che un grande teatro mondiale dove i fili continuano a tendersi su e giù, destra e sinistra, tutto comunque funzionale a distruggere un sistema vigente e ad edificarne uno nuovo.
Ed ecco le analogie nella storia. Questo teatrino, a noi comuni mortali sconosciuto, ha le sue regole, il suo modo di pensare e di agire, statisticamente inquadrabile in un ipercubo che ruota e che, prima o poi, mostra nuovamente la stessa faccia.
E' tutto un movimento in perfetta sintonia, penso ci sia una grande forza che lega le grandi occasioni storiche che hanno governato il mondo.
Una verticale, POTERE-LIBERTA', ed una orizzontale ECONOMIA-SCHIAVITU'.
Ebbene, ritengo a mio modo di vedere, che quello che sta succedendo al giorno d'oggi, simile a ciò che è accaduto in passato, sia riconducibile alla creazione di un nuovo ambiente, un nuovo mondo nel quale verrà distrutta una certa economia con tutte le sue regole, ed edificata una nuova con nuove forme di energia, nuove forme di comunicazioni e nuovi modelli sociali nei quali gli individui si riconosceranno.
Purtroppo quello che accade da sempre è che le persone comuni, ignare di tutto ciò che regola questo ipercubo, ci si rtrovano a vivere immerse a loro insaputa e, come diceva un mio caro nonno, non è difficile nascere, è difficile sopravvivere.
Ed ora sta per arrivare il tempo di sopravvivere, con la S maiuscola!
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# Luigi 2012-05-23 21:36
Citazione monster76:
Vorrei ringraziare il dottor Copertino per questo saggio storico.
L'analisi ed i confronti storici sono la miglior strategia per delineare al meglio quello che il mondo contemporaneo sembra prospettare a noi europei.
Continuo comunque a pensare che tutto quello nel quale viviamo non sia altro che un grande teatro mondiale dove i fili continuano a tendersi su e giù, destra e sinistra, tutto comunque funzionale a distruggere un sistema vigente e ad edificarne uno nuovo.
Ed ecco le analogie nella storia. Questo teatrino, a noi comuni mortali sconosciuto, ha le sue regole, il suo modo di pensare e di agire, statisticamente inquadrabile in un ipercubo che ruota e che, prima o poi, mostra nuovamente la stessa faccia.
E' tutto un movimento in perfetta sintonia, penso ci sia una grande forza che lega le grandi occasioni storiche che hanno governato il mondo.
Una verticale, POTERE-LIBERTA', ed una orizzontale ECONOMIA-SCHIAVITU'.
Ebbene, ritengo a mio modo di vedere, che quello che sta succedendo al giorno d'oggi, simile a ciò che è accaduto in passato, sia riconducibile alla creazione di un nuovo ambiente, un nuovo mondo nel quale verrà distrutta una certa economia con tutte le sue regole, ed edificata una nuova con nuove forme di energia, nuove forme di comunicazioni e nuovi modelli sociali nei quali gli individui si riconosceranno.
Purtroppo quello che accade da sempre è che le persone comuni, ignare di tutto ciò che regola questo ipercubo, ci si rtrovano a vivere immerse a loro insaputa e, come diceva un mio caro nonno, non è difficile nascere, è difficile sopravvivere.
Ed ora sta per arrivare il tempo di sopravvivere, con la S maiuscola!


Caro monster76,
credo che lei abbia molte ragioni. E' arrivato il tempo della sopravvivenza. Concordo con la sua analisi sulle persone comuni ignare dell'iperincubo nel quale vivono. Il potere e la schiavitù avanzano e purtroppo molti non se ne avvedono.
Cari saluti.

Luigi Copertino
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# Pierpaolo 2012-06-12 16:50
"Ma anche a livello nazionale l’idea di Schacht potrebbe essere ripresa trasformando i BOT ed i BTP in moneta alternativa: «I titoli del debito pubblico potrebbero costituire una massa monetaria gigantesca in grado di finanziare lo sviluppo dell’economia italiana» (6)".

Non saprei se il concetto sia da attribuire a Sylos Labini o direttamente a Maurizio Blondet. Mi pare rilevante segnalare, però, che ci era arrivato pure Giulio Andreotti quando, tra il 1976 e il 1979 gli stipendi degli statali superiori ad un certo reddito furono pagati in Titoli di Stato anziché in Lire.
Lo stesso potrebbe essere applicato ancor oggi ed, anzi, esteso alle cariche elettive, a cominciare dal capo dello Stato, i Ministri, i parlamentari tutti ed i partiti politici.
Ognuno di tali soggetti percettori sarebbe libero di monetizzare subito lasciandosi taglieggiare dall'usura internazionale o tesaurizzare fino alla scadenza, possibilmente anche impegnandosi personalmente affinché l'impegno della Stato venisse onorato.
Il problema, però, in Italia ora ed in Germania ottant'anni fa, è diverso. Non è come creare con il credito il capitale da investire per far girare l'economia, ma come spenderlo.
E' lì che fa la differenza: il credito che aveva il Cancelliere Hitler non è nemmeno paragonabile al credito di cui gode il quacquaraquà Monti.
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