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La Ue punisce la Grecia. Ma Goldman no
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La Grecia ha perso la sovranità. Il consiglio dei ministri finanziari dell’Unione Europea ha dato ad Atene un ultimatum: entro il 16 marzo, alla prossima riunione dell’Eurofin, deve presentare misure di austerità capaci di tagliare il deficit all’8,7% del PIL entro il 2010 (ossia di ben quattro punti in meno di un anno: oggi il deficit greco é a 13%), riducendo drasticamente la spesa pubblica e aumentando enormemente le tasse. Anzi, la Banca Centrale BCE pretende che la Grecia tagli il deficit di 5,25 punti entro l’anno. Altrimenti, sarà la UE stessa ad imporre al Paese i durissimi tagli, diventando di fatto il curatore fallimentare del Paese, in base all’arcano Trattato di Lisbona (ora sappiamo a cosa serve il trattato di Lisbona). Per di più, alla riunione del 16 marzo, alla Grecia sarà sospeso il diritto di voto. Anzi, i tedeschi premono perché ad Atene sia tolto il diritto di voto in tutte le sedi europee, e su tutti i temi, finché il Paese non uscirà  dall’amministrazione controllata.

Queste misure si accompagnano ad un imprecisato impegno a sostenere il debito greco da parte di qualche Paese europeo, nella speranza di calmare i mercati (i Buoni del Tesoro ellenico decennali si trattano al 6,42% d’interesse) e configurano, appunto la perdita della sovranità per lo Stato-debitore. Eppure la Grecia pesa il 3% del PIL dell’Unione Europea, e i debiti da garantire sono 30 miliardi; la BCE ne ha creati dal nulla il doppio (60 miliardi di euro) per «salvare» le banche.

Ma i Paesi membri (i tedeschi) vogliono punire la Grecia (e in prospettiva tutti noi del Club Med) per aver truccato i conti allo scopo di entrare nell’euro. Ma nessuna misura punitiva é stata presa contro la banca che ha aiutato la Grecia a truccare i conti: ossia Goldman  Sachs.

Il che non é strano visto che, pur fingendo di scoprire oggi i trucchi di Goldman sul debito greco, gli enti di controllo europei li conoscevano  già dal 2003, quando i primi trucchi avvennero. Il meccanismo messo in atto da Goldman é consistito nell’usare «cross currency swap», che permettono al Paese debitore di migliorare i loro conti a breve termine, ma ad aggravarli nel futuro, ossia accollando la resa dei conti ad anni futuri, e a futuri governi, quando il debito esplode. (How Goldman Sachs Helped Greece to Mask its True Debt)

La Goldman ha indotto la Grecia a emettere titoli di debito in dollari e yen, poi scambiati (swapped) in euro per un certo periodo, con la condizione di essere riscambiati nelle divise originali ad una data futura. Queste transazioni sono ritenute oggi normali e legali. Ma nel caso della Grecia, la megabanca USA ha adottato un cambio irrealistico dollaro-euro, ad euro sopravvalutato rispetto al cambio di mercato, consentendo alla Grecia di ottenere una cifra enormemente più alta: di fatto, un prestito mascherato da swap, con il vantaggio di non apparire come prestito nei bilanci pubblici ellenici. Sicché i limiti di Maastricht (deficit annuo non superiore 3% del PIL) sono stati  circonvenuti. Goldman Sachs ci ha lucrato grasse commissioni, più un pagamento liquido enorme che dovrà ricevere dalla Grecia quando gli swap verranno a scadenza.

Da notare: immediatamente dopo, la megabanca americana si é assicurata contro il default della Grecia, comprando 1 miliardo di dollari di «Credit default swaps» dalla poco nota banca tedesca Depfa (Deutsche  Pfandbriefe Bank): se entro 20 anni la Grecia fallisce, la Depfa rifonderà Goldman. Ciò non ha impedito all’agenzia di rating Standard & Poor’s, subito dopo la conclusione della truffa tra Grecia e Goldman, nel giugno 2003, di aumentare la valutazione del debito ellenico da A a A+.

Ma cosa ha permesso alla Grecia di non iscrivere il prestito mascherato nella colonna dei passivi dei suoi bilanci?

Le norme contabili europee, scritte nel manuale sui bilanci pubblici pubblicato da Eurostat nel 2002. Il manuale, intitolato ESA95 (così il popolo sovrano capisce di cosa tratta) consente, o consentiva fino all’altro ieri (oggi é stato modificato), di iscrivere il pagamento degli swap come riduzione del debito, senza segnalare che il debito viene accresciuto dal tasso irrealistico rispetto al mercato, dell’euro contro dollari o yen.

Tutto ciò era stato descritto da una analisi finanziaria autorevole già nel 2003.

Dunque la Commissione Europea, Eurostat, l’eurocrazia e le autorità tedesche che oggi vogliono punire la Grecia sapevano, ed erano complici, del grande trucco.

William Boykin
   Simon Johnson
Persino Simon Johnson, già economista capo del  Fondo Monetario, chiede e spera che l’Unione Europea allestisca una commissione d’inchiesta su Goldman e i suoi trucchi. In USA, dice Johnson,  «basta qualche telefonata a Washington per far sì che il supervisore di Goldman, la FED, guardi dall’altra parte». Ma in Europa sarà diverso: «Goldman sarà probabilmente bandita per il futuro di lavorare con gli Stati della zona euro, e messa nella lista nera...», perché qui «siamo di fronte ad una singola banca farabutta (rogue bank) che può far collassare il sistema finanziario del mondo». (Goldman Goes Rogue – Special European Audit To Follow)

Ingenua speranza. Come sappiamo, Goldman Sachs ha l’abitudine di offrire ricchi posti di lavoro ai Prodi e ai Draghi, a politici che prima o poi tornano al governo, a grand commis che prima o poi diventano banchieri centrali: é un’assicurazione sulla vita per la megabanca. E tutto, nella perfetta legalità.

Come diceva Frederic Bastiat: «Quando la rapina diventa il modo normale di vita per un gruppo umano in una società, nel tempo essi creano un sistema giuridico che la autorizza e una morale che la glorifica».

E non é solo la Grecia. Adesso il Financial Times scopre di colpo che anche le regioni italiane si sono fatte consigliare dalle megabanche d’affari per migliorare i loro conti a breve, e peggiorarli a lungo, accollandoli a future amministrazioni. Puglia e Liguria hanno usato i loro fondi d’ammortamento (destinati a ben altri usi) per speculare rovinosamente sui derivati, con la consulenza di Nomura  giapponese e della svizzera UBS. Lo Spiegel scopre di colpo che l’Italia «ha usato trucchi simili nel passato per mascherare i suoi veri debiti con l’aiuto di banche americane».

Si scopre che «l’Italia ha cartolarizzato (trasformato in obbligazioni) certi suoi attivi non presi in conto nel deficit pubblico, allo scopo di creare degli introiti immediati prima». «Con l’aiuto di Lehman Brothers oggi defunta e della UBS sono stati cartolarizzati gli introiti della sicurezza sociale e persino i biglietti delle lotterie. Il Belgio ha cartolarizzato i futuri introiti fiscali... La Corte dei Conti italiana stima che l’uso dei derivati da parte dei Comuni e delle Regioni peserà sulle loro finanze per i futuri 20-30 anni. Creati  in teoria per assicurarsi contro i rischi finanziari, sono stati utilizzati dagli enti locali a fini speculativi, o per disporre di liquidità senza dover aspettare».

Il tutto sborsando commissioni miliardarie a Goldman, Ubs, Lehman, Morgan Stanley, sotto lo sguardo olimpico del governo e di Mario Draghi, il controllore con poltrona calda in Goldman Sachs, venerato da tutti i media e i poteri forti.

Dunque prepariamoci: la spoliazione dell’ultimo residuo di sovranità che é stato inflitto alla Grecia, può riguardare anche noi. Il che in fondo é perfino giusto, un ritorno alla Realpolitik vigente per secoli in Europa: quando un  popolo si mostra incapace di autogoverno, viene occupato dagli stranieri.

A questo punto, alla Grecia (e a noi, domani) restano tre strade: parziale default, uscita dall’euro, deflazione dura.

Primo scenario: la Grecia adotta una moratoria unilaterale sul suo debito, diciamo, per tre anni, senza cumulo degli interessi non pagati durante il periodo, e un taglio del 40% sul debito in essere. Non dovrebbe necessariamente abbandonare l’euro (a meno che non la caccino), riporterebbe le sue finanze sotto controllo, e metterebbe nei guai i creditori: ossia le banche tedesche, francesi e inglesi esposte sul debito ellenico, e i rispettivi governi, obbligati (se ci riescono) a salvare le loro banche esposte. Atene dimostrerebbe così ai mercati che un debito sovrano é un debito che il sovrano può ripudiare.

Secondo scenario: Atene esce dall’euro e contemporaneamente valuta i suoi debiti in euro uno contro uno con la «nuova dracma». Poi svaluta. O fa default. Anche in  questo caso, l’onere e il disastro sarebbe gettato sui «mercati» internazionali dei titoli.

Terzo scenario, é quello che la Grecia ha accettato: non potendo svalutare perché ha come moneta il marco tedesco detto euro, deve svalutare il suo popolo e il suo lavoro. Aumenta le tasse e riduce le spese tanto da ridurre il suo deficit di 4 o 5 punti in un anno. Sicché i greci non hanno più denaro da spendere, i consumi si riducono, la disoccupazione va alle stelle, la recessione diventa un abisso.
Senza uscita.

Che il popolo greco accetti questi sacrifici, non é affatto detto: già infuriano i disordini. Allora l’Europa farà bene ad applicare la perdita di sovranità della Grecia in senso proprio e completo: non bastando toglierle in voto nei consessi euroratici, manderà  poliziotti tedeschi a mantenere l’ordine in Grecia? Quei giovanotti alti e biondi che susciteranno di sicuro allegri ricordi dell’occupazione degli anni ‘40?

Stiamo a vedere, perché domani può toccare all’Italia. E’ vero che noi italiani, nella nostra storia, ci siamo sempre accomodati al tallone straniero... E’ una tradizione, dopotutto.



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