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Cronache di una Fattoria
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PUBBLICATO ORIGINARIAMENTE IL 29 OTTOBRE 2012

L’autore del pezzo è un nostro lettore, professionista di alto livello, in fase di distacco progressivo dal caotico mondo del business in favore di un ritiro «bucolico». Il linguaggio dell’articolo è poetico, ma il messaggio di fondo è fondamentale per la nostra vita presente e futura: i noti poteri forti lavorano perché nessuno possegga più sementi o animali fertili, ma solo sterili, che una volta morti vanno ricomprati. Ciò annulla l’autonomia del mondo agricolo, durata millenni ed ora costretto, in una notevole percentuale, a dipendere, per il riassortimento, dai grandi cartelli internazionali, avvelenando anno dopo anno noi consumatori.

Fabio de Fina

Cronache di una Fattoria

Esiste un organismo nazionale che rilascia la certificazione che un vitello adulto di razza pura è, da quel momento in poi, toro. Ad un anno di età, l’animale maschio, su richiesta dell’allevatore, è prelevato da questo Ente che ne prova la «virilità», con un proprio utilizzo a fini commerciali per la monta artificiale. Se l’animale risulta essere di loro gradimento fanno all’azienda una offerta che normalmente accetta. Senza certificato la prole che nascerà sarà commercialmente svalutata. E le aste precluse. Se ci si sottrae a questa trafila il maschio adulto non è considerato toro.

Tornati alla Fattoria glielo abbiamo detto. Il Toro ha sorriso.

Le nostre menti sono allenate da anni di studio ed affinate dall’esercizio reale di professioni impegnative. Abbiamo lasciato i nostri confortevoli uffici e le nostre prestigiose professioni ed abbiamo seguito quel forte richiamo. La Terra.

Siamo tornati così a pascolare il nostro bestiame. Ci siamo riappropriati del nostro territorio e siamo tornati a lavorare le nostre Terre.

Nella Fattoria quasi tutti gli animali, almeno quelli da riproduzione, hanno un nome. Toro compreso. E contro ogni regola di economicità tutte le femmine hanno i loro maschi perché alla monta artificiale abbiamo scelto quella naturale. Ci fidiamo del Padre Eterno che così ha voluto.

Ma nulla si improvvisa. Lavoravamo e la Terra non rispondeva. La Terra non si piegava. Intuivamo che era sbagliato il nostro approccio. E volevamo capire. Poteva non trattarsi tanto di una tecnica anziché di un’altra. Doveva esserci qualcosa di diverso. Qualcosa di molto grande. Ma non ne comprendevamo la portata. Tutto partì dalla lettura di un libro, donato da un capomastro della Valle di Fiemme, sugli influssi della luna nella gestione delle foreste. E nell’agricoltura. Era uno spiraglio. Avevamo così letto che non tutti i giorni dell’anno erano adatti per arare, seminare, estirpare, trapiantare e piantare. I nostri Vecchi lo sapevano e lo facevano. Ed a loro la Terra  rispondeva. Avevano penetrato il segreto. Ma come. Osservavano e sperimentavano. E divenne arte. E divenne tradizione. Avevano acquisito questa eterna sapienza.

La Terra ha le sue leggi. La prima tra tutte. Il tempo giusto. Perché la Terra risponda è necessario attendere il momento giusto. Per noi che vogliamo tutto e subito è stata una gran bella lezione. Trattenerci. Aspettare. Anche giorni, settimane e mesi. Scorgere ed accettare i suoi ritmi, lenti, scadenzati e perfetti, pacifica l’anima. L’anima consapevole. Ma la bellezza di ciò che stava per schiudersi innanzi ai nostri occhi era ancora velata. Chi regola queste leggi. Aprendo quasi per caso quel capolavoro sotto i nostri occhi, quei versi: «Temp’era dal principio del mattino, e’l sol montava’n su /con quelle stelle che eran/ con Lui quando L’Amor Divino mosse di prima quelle cose belle». Il Sol montava su quando la costellazione dell’Ariete varcava il cielo. Del tutto estraneo al nostro pensare questa attenzione al cielo quando allora era viceversa un tutt’uno. Gli antichi guardavano le stelle. Partivano dalle stelle. Allora è sempre il cielo che detta le regole. Ed abbiamo iniziamo appena a coglierne la bellezza. È l’unione di queste due forze che muove tutto il creato.

Una per tutte. Nostra Signora quando apparve a Guadalupe volle imprimere sul suo manto, nella tilma, proprio la costellazione che attraversavano il cielo quel giorno. L’armonia c’è quando sono ricondotti ad unità cielo e terra. Come in un unico respiro.

Il cielo, con il movimento delle sue costellazioni, parla alla Terra. La Terra guarda. E risponde.

Le costellazioni possiedono una forza ascendente: «La forza dell’inverno e della primavera segnala il graduale aumento, l’espansione, la crescita e la fioritura. Ed una forza discendente: La forza dell’estate e dell’autunno che significa maturazione, raccolto, decadimento e riposo».

«Ma entrambe le proprietà, ascendenti e discendenti sono presenti anche nel corso dei ventotto giorni della luna attraverso lo zodiaco, come se le forze della primavera, dell’estate, dell’autunno e dell’inverno si fanno sentire nel breve corso di un solo mese».

È il cielo che detta le regole. Abbiamo iniziato così a guardare il cielo. E con un piccolo calendario lunare, ora ci parliamo. Ed allora ariamo, piantiamo, seminiamo, trapiantiamo e la Terra sorride e risponde.

Ma l’uomo, da dominatore, si è reso usurpatore, perché ignaro ed irrispettoso di questo ordine divino e naturale, dalla Terra non ottiene più alcuna risposta spontanea ed allora la piega al suo volere, alle sue ragioni economiche, calpestandola e devastandola con la chimica. Ed il risultato che ne è derivato è che frutta, ortaggi, cereali e verdura, coltivati su terreni snaturati da concimi chimici sempre più aggressivi e mal utilizzati, rivelano all’analisi, modifiche notevoli in rapporto alla loro composizione naturale. I prodotti hanno perso quei principi vitali indispensabili, quei valori nutrizionali e vitaminici che dovrebbero viceversa possedere. Nella nostra civiltà, l’abbondanza alimentare è fatta spesso di prodotti conservati e raffinati, di cibi devitalizzati e la nutrizione è pura illusione.

I chimici sono riusciti ad isolare alcuni princìpi vegetali e a riprodurli in via di sintesi, ma non hanno mai realizzato la sintesi del vegetale stesso. Spiacente, ma Dio non lo batti. Solo il prodotto naturale possiede nella sua formula tutti gli elementi sinergici indispensabili alla sua azione. Nei vegetali agiscono sì le proprietà vitaminiche ma soprattutto per la presenza concomitante di altri elementi, vitaminici e non, in esso sempre presenti, che ne attivano l’azione. È per questo che tutti gli elementi di un vegetale sono necessari e sufficienti per una azione efficace.

Manipolando l’agricoltura hanno ottenuto uomini malati, fragili e deboli. Abbiamo pensato e realizzato un posto dove per vivere sono (o sarebbero) sufficienti anche solo gli elementi naturali. Una vecchia pompa a vento porta in superficie l’acqua del pozzo. L’energia del Vento pone in rotazione la girante, realizzata con pale in lamiera zincata sagomate con raggio di curvatura. Si orienta automaticamente nel vento grazie all’azione del timone. Mediante un manovellismo il moto rotatorio dell’asse viene trasformato nel moto rettilineo alternativo di una lunga asta che mette in azione lo stantuffo di una pompa volumetrica a semplice effetto. Col sistema di collo d’oca lo stantuffo è in grado di portare l’acqua non solo in superficie ma ad altezze elevate per mezzo di un premi stoppa sulla colonna portante. Essa può essere utilizzata per scopi potabili, per acquacoltura, per abbeverare il bestiame e per irrigare la Terra. Questo meccanismo è tutto meccanico. Con una buona forgia, un po’ di carbone, un’incudine ed un martello ogni singolo pezzo può essere aggiustato o ricostruito direttamente in Fattoria. L’acqua è poi raccolta in una cisterna posta a circa quattro metri dal suolo ed a caduta serve una piccolissima casetta di legno artigianale. Per mezzo di una vecchia caldaia a legna, esterna, l’acqua giunge, sempre a caduta, anche calda. All’interno una cucina economica a legna è usata sia per cucinare che per riscaldare le piccole cellette dove riposano i Cavalieri. Oltre i moderni attrezzi agricoli, la Fattoria è dotata di tutti gli antichi arnesi per un approccio naturale con la Terra o, se dovessero mancare, anche solo momentaneamente, i carburanti per una eventuale necessaria autonomia forzata. Quindi falci. Aratri ed erpici da traino. Asce da potatura e da legno. Accette, seghe, zappe semplici e bi-corna. E per muoverci abbiamo cavalli veloci.

Nella Fattoria oltre un orto esterno abbiamo previsto anche una importante serra per la stagione più rigida. Il nostro piccolo vanto è rappresentato da un orto di erbe medicinali. Principalmente lo studio di due testi ne ha permesso la sua realizzazione. Un manuale di botanica farmaceutica ed un altro testo, particolare e prezioso «La Salute dalla Farmacia del Signore». In una piccola dispensa custodiamo semi confezionati ed artigianali, di ogni verdura, ortaggio, legume, frutta. Oltre una riserva non indifferente di grano tenero e duro, orzo, granturco e favino. Comunque le riserve sono ovviamente esauribili ed è per questo che abbiamo pensato di dover, sin d’ora, disporre di un macchinario che consenta la produzione di un prodotto finito preziosissimo, pronto per lo scambio al fine di un necessario approvvigionamento di quanto eventualmente mancante. Questa è Terra di olio.

Il cuore della Fattoria è un altare tridentino tra gli ulivi ed una chiesetta di legno, con tanto di campanile a punta ed il tetto dipinto di blu, dedicata a Nostra Signora. Padrona assoluta della Fattoria, alla quale tutto è consacrato. Cavalieri compresi. Tornati dal fronte di una rianimazione romana dove uno di noi, il migliore, ha rischiato moltissimo. Siamo di nuovo qui. Ciascuno al proprio posto di combattimento. E mentre i perfidi ci spiano nell’ombra, noi, senza paura, serriamo i ranghi. Ci piacciono gli scacchi. E questa è una partita che vogliamo giocare.

E come quella nostra vecchia canzone «… in quell’angolo di Paradiso riservato a tutti noi, dove vivono in eterno, santi, martiri ed eroi» sappiamo di non essere santi, speriamo di non essere martiri, ma vogliamo con tutta la nostra forza essere i Suoi eroi.

Con quel motto nel cuore. I guerrieri combattono, Dio dà la vittoria. Non temiamo nulla. Consapevoli della nostra missione.

«È una chiamata questa sera ragazzi. Non sono venuto per dirvi parole poetiche o mistiche, sono venuto per lanciare un grido di guerra e trovare la risposta a questo grido dagli eroi che vogliono combattere sul fronte di Cristo e della Fede per il bene e la salvezza della nostra patria e della nostra Santa Chiesa Cattolica».

Siamo pronti.

Lettore di EFFEDIEFFE


 
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