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Nella crisi, l’ottimismo
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Una quantità di analisti ed economisti al servizio di Wall Street sta spargendo ottimismo sul collasso della finanza globale.
Sì, è una crisi, ammettono gli uni: ma sarà una crisi a «V».
Il che significa: tanto più rapido il crollo, tanto più veloce e aguzza la ripresa (e il rincaro delle azioni sui mercato occidentali).
Altri dicono: sarà una crisi a «U», profonda, e la ripresa un po’ meno rapida.
Pochissimi sussurrano che lo scoppio della bolla finanziaria ci darà una economia a «L» - che crolla verticalmente e resta orizzontale al punto zero, ma questi non sono molto citati dai media.

Nulla di nuovo.
Simili ottimismi erano correnti anche dopo i collassi borsistici del 1929.
La depressione durò fino al ‘39.
Se ne prende gioco Chan Akya, economista anglo-cinese (1).
Beffardo, egli ritiene che queste «previsioni» siano in realtà le preghiere che gli analisti di Wall street stanno rivolgendo al loro dio (che ha fallito).
Gli uni pregano: «Mammona, fa’ che abbia i miei bonus miliardari anche nel 2008» (V).
Gli altri: «Fa’ che non perda il mio strapagato lavoro nel 2008» (U).
Oppure: «Ti prego, non farmi troppo male» (L).
Alfabeto per alfabeto, dice Chan Akya, la lettera che mi pare più probabile per descrivere il nostro futuro è «Y».

Una curva economica simile a «V», ma aggravata da uno sprofondo verticale molto più acuto. «Alcune economie si riprenderanno rapidamente dall’attuale disastro, mentre molte altre cadranno e cadranno, e lentamente (o rapidamente) diventeranno irrilevanti sul mercato globale».
Per Chan Akya, le economie che si riprenderanno saranno quelle asiatiche; quelle che resteranno in crisi e rimpiccioliranno fino a sparire dall’orizzonte economico sono quelle del G7, ossia degli attuali paesi ricchi occidentali.
Vale la pena di seguire il suo ragionamento.

Il tallone d’Achille dei G7 è nel suo sistema finanziario basato sul debito facile, che oggi si rivolta al contrario: assenza di credito.
Nessuno si fida di prestare.
Nemmeno le banche alle altre banche.
In USA, i municipi e gli Stati che ottenevano denaro per far funzionare scuole e ospedali dalle «auction rate securities», ossia dai loro titoli di debito trattati in aste settimanale (e prima considerati molto liquidi) non riescono più a farlo: alle aste non si presenta nessuno che abbia voglia di comprare.
Ciò ha innescato una vera distruzione di ricchezza, che si espande paurosamente.

La massima restrizione di cui oggi soffre l’economia USA è la mancanza di capitale: qualcosa cui i trucchi della Federal Reserve e del governo non possono porre rimedio.
Sarà un po’ come dopo l’uragano Katrina, quando Washington si mostrò incapace di prestare i soccorsi elementari agli alluvionati di New Orleans.
Ora i governi locali si mostreranno incapaci di dare scuole e ospedali.
Il governo di Londra ha dovuto nazionalizzare la Northern Rock dopo aver tentato invano di fonderla con un’altra banca salvatrice.
Il costo per le finanze pubbliche è stato altissimo, e il Regno Unito dovrà ricorrere a super-tasse, proprio in recessione, il che rimanderà una eventuale ripresa per anni o decenni.
La prime cento più grosse banche occidentali vengono rivelando via via, obtorto collo, perdite colossali sui derivati.

Da Credit Suisse a Societé Générale a Paribas, per non parlare delle due banche tedesche IKB e Sachsen LB, per le quali il governo non ha trovato compratori-salvatori.
E i «mercati» si aspettano da un giorno all’altro la bancarotta di una grande banca USA: è in questa attesa che i «mercati» del credito e della speculazione si sono paralizzati.
Gli ottimisti replicano: d’accordo, ma questo non è una novità.
E’ accaduto allo scoppio di altre bolle speculative.
Le banche hanno imbarcato le perdite, e sono tornate in campo.
Dopo lo scoppio della bolla di internet (aziende «punto-com» le cui azioni avevano raggiunto prezzi irreali, anche se dietro non c’erano che due o tre giovanotti con la passione del computer e telecom). Perché stavolta dovrebbe essere diverso?
No, stavolta è diverso, insiste Chan Akya.

Allora i valori di quelle aziende crollarono, ed effettivamente condizione di ogni ripresa è ridare il giusto prezzo ad attivi economici sopravvalutati.
Ma allora, dopo la bolla, al mondo restarono pur sempre Internet, idee per sfruttarlo, e milioni di chilometri di fibra ottica: beni e tecnologie «reali», di cui si trovò subito un uso alternativo.
In pratica, è la Rete che ha creato il boom attuale, fondato sulla delocalizzazione delle aziende nei paesi a bassi salari, che ha giovato all’Asia, competitore invincibile nei salari bassi, e devastato l’Occidente, che ha perso milioni di posti.
Senza la facilità e rapidità delle telecomunicazioni elettroniche, non sarebbe stato possibile.
Oggi, allo scoppio della bolla dei subprime, quali sono i valori «reali» che restano, sia pur in via di deprezzamento?

Case ipotecate, abitazioni pignorate sparse nei quartieri residenziali americani.
Ora, non c’è un pensabile uso alternativo di questi immobili, come ci fu per la Rete e le aziende create dai maghetti del software.
Sì, la case caleranno di prezzo, e molto.
Ma stavolta non innescheranno una ripresa, perché in USA mancherà l’occupazione, e dunque il reddito, per comprare le case al nuovo prezzo.
Oltretutto, quale americano si sposterà poniamo nel Minnesota, dove i prezzi immobiliari saranno bassissimi, se là non troverà lavoro?
Dunque le banche pignoratrici non riusciranno a sbolognare questi «attivi morti» e a fare liquidità. Di conseguenza, dovranno restringere il credito alle imprese.
E le imprese senza fidi chiuderanno.
Accadrà in tutti i Paesi del G7.

Il peggio è che i G7 si sono assuefatti, ed hanno abituato le loro popolazioni, a stili di vita da società del benessere - frutto di decenni di superiorità tecnologico-industriale sul resto del mondo: buone pensioni, assistenza sanitaria da primo mondo e in Europa gratuita, servizi di trasporto e facilità di vita da Paesi ricchi.
E non lo sono più.
Perché nel G7 de-industrializzato la produttività del lavoro è calata rapidamente; ciò che resta di industrie «dipende in modo estremo da attività ad altissima intensità di capitale, le quali dipendono a loro volta da un flusso enorme e continuo di finanziamenti», che ora vengono a mancare a causa della crisi.
Non sono solo gli USA a soffrire di questa patologia mortale.
Chan Akya cita, come esempi palesi, «la Gran Bretagna e l’Italia».

Esempi di «società del benessere» che non possono permettersi più i servizi da società del benessere, perché pochi e sempre meno sono quelli che lavorano in modo produttivo e competitivo, non esportano.

L’analisi qui coincide fin troppo bene con ciò che noi italiani vediamo e soffriamo: paghe di colpo divenute insufficienti per arrivare a fine mese, un apparato pubblico costosissimo e corrotto, e nessuna idea in giro sul come rimediare.
Sempre meno italiani lavorano veramente (e questi sono i peggio pagati, dagli operaio agli ingegneri); il Sud non esporta nulla, ed importa tutto, vivendo sopra i propri mezzi a spese dei lavoratori produttivi, che sono sempre meno: percependo pensioni e ottenendo posti clientelari, che non servono a nessuno (se non a chi li ricopre), e che sono fonti di potere d’acquisto «non guadagnato», causa primaria dell’inflazione.
E’ un processo, come si può capire, che non può durare a lungo.

Nella curva a «Y», noi occidentali saremo nella gambetta verticale della lettera.
Chi invece sarà nella parte benefica della curva aguzza, la rapida crisi e la rapidissima ripresa? Ovviamente, Cina e India.
Non solo sono colossi demografici.
Sono anche i beneficiari di quella che per noi è stata la seconda de-industrializzazione: fabbriche produttive sono andate là, come i call center in India, grazie alle potenzialità della Rete; l’elaborazione di software e la progettazione di gadget elettronici - di cui i nostri giovani inoccupabili e ignoranti sono tanto ghiotti - viene ormai tutta di là.
Presto, i nostri giovani viziati dal benessere non potranno comprarsi nemmeno il telefonino Made in Taiwan, l’Ipod made in China, la playstation made in Japan.

Non saranno capaci, beninteso, di costruirle loro: hanno - abbiamo - perso tutte le competenze tecniche necessarie, a cui dovevamo il nostro benessere e facilità di vita.
Nemmeno l’autarchia più severa potrà salvarci.
I giovani non sono capaci di fare nemmeno le badanti, né vogliono fare i muratori.
Se anche un giorno volessero, i posti sono già occupati.
Proprio ieri, in una fila comunale a Viterbo, ho chiacchierato con una bulgara che chiedeva la residenza.
Campa fra noi facendo la badante ad una bambina spastica, invalida totale.
La bulgara è laureata in psicologia dell’infanzia (cinque anni di corso).
E viene trattata dai suoi «padroni», ristoratori senza alcun titolo di studio ma ricchi, come una uscita dalle foreste del Danubio.
Il marito fa il muratore, anche se ha un diploma di grafico editoriale computerista e parla un paio
di lingue europee.
Hanno due figli, che preferiscono lasciare in Bulgaria perché - dice la badante con laurea - «le scuole là sono molto migliori e più severe».

Dalle sue parole ho tratto il ritratto dell’Italia che conosciamo: ignorante, ma proterva perché ha i soldi.
Per il momento: ma li sta spendendo per assicurarsi i «servizi» che il settore pubblico non dà,
in questo caso la cura di una spastica invalida totale.
Lo Stato-provvidenza già non esiste più.
Cina e India, dunque.
Beninteso, soffriranno della crisi: hanno puntato tutto sull’esportazione nei Paesi G7, che presto non avranno i soldi per importare gadget.
Ma la possibilità di ripresa per loro esiste, a portata di mano: hanno immense popolazioni
sotto-pagate.
Ed hanno i capitali (guadagnati a nostre spese) per alzarne il livello di vita, per fare dei loro due miliardi e passa di abitanti dei consumatori.

Il sostegno al consumo, che i nostri ottimisti predicano per salvarci dalla recessione (e per cui non abbiamo i mezzi), in Cina e India può avvenire facilmente.
Hanno i capitali per mettere i milioni a lavorare infrastrutture, per scuole e servizi utili.
Non è che le loro classi dirigenti lo stiano facendo.
Anzi usano le riserve accumulate per comprare investimenti nella finanza USA (ora più «conveniente»), e salvare la speculazione folle occidentale dai suoi prestiti dementi andati a male.
I dirigenti, come dovunque, sono in ritardo sui tempi.
Ma presto capiranno che il loro vero interesse nazionale è investire all’interno, sulla propria popolazione, abbandonando le banche occidentali al loro collasso.
Prima smetteranno, meglio sarà per loro, dice Chan.

C’è chi crede che questo scenario sia improbabile.
Facendo notare che Cina e India insieme sono ancora economie piccole (valgono insieme 3,5 trilioni di dollari) per influire sulla situazione.
Dopotutto, USA ed Europa «pesano» ciascuna per 11 trilioni di dollari.
Sbagliato, replica Chan: queste cifre riflettono i «valori storici monetari», che «sopravvalutano il valore intrinseco delle economie dei G7».
L’insieme delle case americane pignorate, delle nostre residue fabbriche, delle nostre banche e Borse già trionfanti, dei servizi pubblici, dei salari in calo, delle cravatte Armani e jeans Dolce & Gabbana valgono veramente 22 trilioni di dollari, la somma di USA ed Europa in valuta?
Tutto questo si sta deprezzando rapidamente sotto i nostri occhi.

Il dollaro si è già striminzito, insieme al valore delle case americane; le banche, la City e Wall Street, con tutte le azioni che trattano, non valgono più come a luglio scorso, prima dell’esplosione della bolla subprime.
Dubito del «valore» monetario delle banche stesse, se non acquistano altre banche  nemmeno a prezzi da liquidazione.
E chi crede al valore storico delle azioni quotate in Occidente?
Non c’è niente dietro quelle azioni.
Nessuna produzione.
Chi comprerà le Ferrari e le cravatte Armani al prezzo che esibiscono oggi?

Domandiamocelo: finti-Armani e finte-Ferrari cinesi vengono ora a un centesimo di quel prezzo.
Presto le nostre economie «ricche» saranno valutate quanto quelle cino-indiane, diciamo sui 4 trilioni.
Come già dimostra il valore odierno del dollaro.
L’euro lo seguirà presto nel declino, dice Chan, come già ha cominciato a scivolare la sterlina. Monete deboli di un primo mondo che veleggia verso il terzo.
Solo Cina e India hanno i mezzi per accrescere il loro standard di vita nei prossimi decenni.
Al contrario degli altri Paesi asiatici, solo loro hanno la profondità strategico-demografica  necessaria, quando il mercato globale non assorbirà più le loro merci come prima, per auto-sostenere la propria economia accelerando sulle infrastrutture fisiche e intellettuali (scuole, università severe), e mettendo in tasca ai loro due miliardi più soldi da spendere.
Solo loro possono oggi praticare il keynesismo.

Se ancora non lo fanno, è solo per un blocco psicologico: perché i loro dirigenti sono ancora legati a un panorama mentale che non esiste più, il globalismo lubrificato dal debito, la liquidità a forza di cambiali planetarie, per di più in protesto.
Ma i nostri dirigenti sono più vispi?
Pensano al futuro nel modo nuovo che è necessario?
Ascoltate Veltroni, ascoltate Berlusconi, guardate le facce di Visco e Pecoraro, di Storace e Fini, e rispondete.



1) Chan Akya, «How about a Y?», Asia Times, 23 febbraio 2008.


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Commenti  

 
# Roberto Zanotti 2008-02-25 09:25
Ottimo aricolo Maurizio, a quando una sua visita in Romagna??? Con stima, un suo affezionato lettore!!
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# Andrea Taxi 2008-02-25 10:06
Che bel Quadretto.. un po ce lo meritiamo.. Un Autarchia Europea protrebbe salvarci? Chissà..ma intanto i tecnocrati di Bruxell piuttosto ci lasceranno morire di fame, pur di andar contro il dogma del liberismo globale. Il dramma che non si vede nessun \"condottiero\" capace di prendere in mano la situazione, questi parlano di partiti di come fondersi, di come vincere...mai una volta parlano di Energia, di questi problemi internazionali..zero. Complimenti per l'articolo Direttore.
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# licio 2008-02-25 10:33
NEL GRIGIO PANORAMA POLITICO ITALIANO TUTTO SI MUOVE ALL'INSEGNA DEL \"DEJA' VU\" ! QUESTI FANNO FINTA CHE IL MONDO INTORNO VADA TUTTO A GONFIE VELE... L'IMMAGINE DELL'ORCHESTRINA CHE \"EROICAMENTE\" CONTINUA A STRIMPELLARE SUL TITANIC E' LA PRIMA IMMAGINE CHE MI TORNA IN MENTE... LE IMMAGINI EDULCORATE DI TOPOGIGIO CHE SI ABBRACCIA CON NUTELLI CON BACIO \"SOVIETICO\" E' IL MASSIMO CHE POSSONO SFOGGIARE...VERAMENTE STUCCHEVOLE! L'UNICA NOTA CONTROCORRENTE E' COSTITUITA DA BEPPE GRILLO -CHE PERO'- NON INDICA UN PROGETTO POLITICO ALTERNATIVO... CHE FARE!? FARE COME DICE IL VECCHIO DETTO CINESE \"SIEDITI SULLA RIVA E ASPETTA!? \"
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# Paolo B. 2008-02-25 10:58
La parte che mi ha colpito di più: \"I dirigenti, come dovunque, sono in ritardo sui tempi.\" E' vero, è cosi'.
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# Xenia 2008-02-25 11:32
Condivido l'analisi. L'unica cosa che aggiungo è che la tempistica degli eventi sarà molto più dilatata. Perciò, in prima fase, la sua analisi sembrera quasi errata ed esagerata.
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# Giovanni 2008-02-25 12:01
Tutta la moneta in circolazione in ultima analisi è riconducibile un debito che il privato o lo stato ha contratto verso le banche. Questo debito esige degli interessi, sempre più cari. Per ripagare gli interessi su questo debito bisogna contrarre altri debiti. Stiamo arrivando (o siamo già arrivati) alla fase in cui non si è nemmeno in grado di ripagare gli interesi sul debito contratto. Se il sistema non viene riformato fallirà. E' matematico.
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# leo 2008-02-25 12:02
Personalmente non sono d'accordo con questa analisi che secondo me si basa su un profilo statico (quello attuale) che non tiene conto che l'economia è un fenomeno sociale dinamico. Cina ed India non hanno al momento l'intenzione di stimolare la domanda interna, ma anche l'Europa, nella sua immobilità, è potenzialmente un'economia chiusa con 600 milioni di persone; anche qui potrebbe determinarsi un risveglio di politiche più vicine alle esigenze del continente. Il dollaro debole poi sta facendo rientrare diverse produzioni sul suolo patrio; la crisi del debito potrebbe portare all'inaudito, ovvero alla moneta di stato. Inoltre non sottovaluterei la volontà politica di indebolire il dollaro per facilitare l'unione monetaria nordamericana. Insomma io ci andrei piano a dare per spacciato il cosiddetto G7. Le aziende quotate inoltre sono multinazionali che non sono più legate a singole aree ecoomiche. Se dovesse avverarsi l'analisi di un'Asia in forte crescita a dispetto dell'area occidentale, ebbene assisteremmo comunque ad una forte risalita dei listini mondiali trascinati da questo nuovo gigante. Il vero rischio secondo me è insito nei prezzi e nel controllo delle materie prime che potrebbero spingere ad una corsa verso un nazionalismo disordinato che potrebbe portare alla guerra. In quel caso la crisi assumerebbe forme diverse somigliando sempre più al '29 che sfociò nella seconda guerra mondiale.
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# Roberto 2008-02-25 12:16
I toni mi sembrano un pochino troppo pessimistici. In Italia c'e' ancora una classe dirigente che sa affrontare con grande competenza i problemi della Res Publica. Inoltre qualsiasi problema ha sempre una soluzione. Prendiamo ad esempio la questione incipiente delle famiglie italiane che non arrivano a fine mese. Ebbene la soluzione sta nella primaria funzione del Parlmento (l'Italia e' ancora una repubblica parlamentare), ovvero quella legislativa. Il Parlamento potrebbe e dovrebbe infatti votare una legge per ri-solvere questo problema: se le famiglie non arrivano a fine mese una legge del Parlamento dovrebbe far passare l'attuale durata di un mese dai 30 giorni ai 15. Allora le famiglie arriverebbero a fine mese. E cosi' per la questione dei rincari dei generi alimentari di prima necessita'. Se gli italiani non possono piu' mangiare il pane che mangino le brioches no!
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# enea 2008-02-25 12:51
e tutto ad un tratto ci si è scordati che la cina non ha mercato interno e che se la crisi la colpisce dall'esterno non farà più profitti?e poi come mai non è mai cambiata e improvvisamente avrà una svolta illuministica e investirà per il benessere del suo popolo? sono dubbioso..
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# Chiara 2008-02-25 13:26
Chan Akya dimentica un piccolo particolare: l'energia. Cina e soprattutto India non ne hanno (carbone a parte in Cina - in via di esaurimento). Non si va da nessuna parte senza energia, e al momento nel mondo è controllata da USA e Russia. Per togliere loro questo controllo, c'è una sola strada: guerra. E quella spariglia le carte di qualsiasi analista.
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# MARIO NAPOLITANO 2008-02-25 13:46
INNANZITUTTO BISOGNA AMMETTERE CHE MAGARI UN PO DI MISERIA IL DISSOLUTO VUOTISMO OCCIDENTALE LA MERITA! FORSE LA MISERIA FORZATA FARA' ANCHE RITROVARE UN POCHINO DI SANO CRISTIANESIMO...ANCHE SE CI SPERO POCO! COMUNQUE, LA DOMANDA SORGE SPONTANEA: VISTO CHE ALL'OCIDENTE NON RESTA CHE LA SUA POTENZA DISTRUTTRICE MILITARE, SIAMO SICURI CHE NON LA USERA' PRIMA DI SPROFONDARE NELL'ABISSO DI MISERIA?
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# Danilo Fabbroni 2008-02-25 13:46
....basta viaggiare al Nord....ogni capannone che vedete può essere sostituito totalmente da produzioni omologhe cinesi od indiane....dai rubinetti alle piastrelle e via di seguito....aspettate che questi noleggino qualche buon designer e vedrete decine e decine di ditte nostrane di cucine chiuder battente......in men che non si dica. Si salverà una realtà come Bracco, in quanto all'avanguardia a livello di brevetti, ricerca, ecc., ma tutte le altre a medio e bassa tecnologia scompariranno presto..... saluti Danilo Fabbroni
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# mario 2008-02-25 13:54
per chiara: mi pare che si stiano facendo nuovi studi su un uso alternativo del magnetismo a scopi energetici. in australia è stato brevettato anche un nuovo motore a magnetismo. sul sito di etleboro lo si trova. ci sarebbero anche gli studi sulla fusione fredda, ma leggendo qualche relazione(di fisici) ho notato che ci sono problemi difficili da superare(emissi one di particelle che rendono instabili e poco controllabili le reazioni).o gli studi sull'etere di tesla...ma forse non c'è piu tempo!!!
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# Alessandro 2008-02-25 13:57
Leo - \"la crisi del debito potrebbe portare all'inaudito, ovvero alla moneta di stato \"- Perchè inaudito ??? la crisi del debito è causa di una moneta non di stato la sola emissione è causa di debito. Roberto -\"Il Parlamento potrebbe e dovrebbe infatti votare una legge per ri-solvere questo problema\"- Il Potere della finanza ormai è superiore alla sovranità dellostatoparla mento. Roberto -\"dovrebbe far passare l'attuale durata di un mese dai 30 giorni ai 15.\" - Cioè stai dicendo che dovremmo prenderci in giro ? - quindi uno che guadagna 800
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# Pierluigi 2008-02-25 14:24
Chiara ha messo il dito esattamente sulla piaga: senza energia non si fa proprio niente, non bastano da soli tanti pezzettini di carta chiamati banconote a far muovere ruspe per estrarre materiali e ronzare fabbriche per trasformarli. Sullo scenario incombe la terza guerra mondiale, scatenata dalla disperata fame di risorse energetiche
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# nixel 2008-02-25 14:32
le energie la cina ce l'ha. sta costruendo centrali nucleari e dighe per cosa? cosa vuoiche sia importare un po di uranio? lo pagheranno un po' di più ma se lo possono permettere eccome... figuriamoci se nn approfiteranno di quel piccolo guadagno tanto per ricordare i bei tempi andati..
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# maurizio 2008-02-25 15:00
la guerra si svolgerebbe in europa. come sempre. e gli americani hanno già posot le basi con le questioni kosovo, bosnia..... in quanto alle riserve russe si trovano in siberia...cioè vicniessime alla cina. in caso di sconfinamento delle truppe cinesi in russia chi la difenderebbe ? gli usa ? l'europa ? l'onu ?
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# Tommaso 2008-02-25 15:51
cina e russia sono unite.. non mi ricordo come si chiama il tipo di trattato che han firmato (insieme anche all'india e al brasile, mi sembra), ma sono unite strategicamente .
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# Corrado 2008-02-25 16:23
Condivido l'analisi fatta da Chiara; aggiungo una mia considerazione: tutta la storia recente dei Balcani, sino alla dichiarazione d'indipendenza del Kosovo, ne è una riprova: il Kosovo, ad esempio, oltre ad avere un'importanza strategica per la questione energetica, è ricco di giacimenti di piombo, zinco, carbone e oro; è dall'inizio degli anni '90 che gli interessi economici e la speculazione finanziaria internazionale si è concentrata in quell'aria geografica.
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# Stefano Busnelli 2008-02-25 16:43
Leggendo la frase «le scuole là (in Bulgaria) sono molto migliori e più severe» mi ha fatto venire in mente un'esperienza che ho vissuto in Romania l'anno scorso. Ero casa di amici, li di pomeriggio i bambini non guardano la tv ma fanno i compiti. Mi sono trovato ad aiutare due bambini i 8-9 anni con la matematica. Nei vari esercizi che dovevano risolvere per le vancanze estive ce n'era uno del tipo: a+4=5, quanto vale a? All' inizio non ci ho fatto caso, per chiunque abbia studiato la matematica nella scuola dell' obbligo, anche da noi, quando ancora alle elementari e alle medie veniva spiegata nella sua forma \"pura\" e non con le vignette di Ufotto Leprotto con i regoli ecc... è una cosa molto semplice, basta portare il 4 al secondo membro cambiando di segno, risolvere la somma algebrica ed ecco il risultato, a=1. La cosa che mi ha colpito invece, è che si, si tratta di una equazione di primo grado, ma che quelli che la dovevano risolvere erano due bambini in seconda elementare! Io le equazioni di primo grado se ricordo bene avevo iniziato a studiarle alle medie, ma mi chiedo se al giorno d'oggi un ragazzo appena diplomato sia in grado di rispondere ad una domanda come quella di quell' esercizio. Me lo vedo, nella migliore delle ipotesi, mentre si mette a cercare la soluzione scrivendo a+4=5 nella calcolatrice del suo nokia prima di compremdere che il software del suo telefono non è in grado di gestire \"a\" come variabile vedendo comparire ogni volta un \"2\" alla pressione della \"a\". Più probabilmente invece, farà finta di nulla passando ad impiegare il tempo trapestando la testiera del proprio cellulare per inviare un sms o per scaricarsi una foto porno. La nostra società è questa. Potrà mai esprimere una classe politica in grado di affrontare i problemi micro e macroeconomici che incombono? Per affrontare un problema, non dico per risolverlo, bisogna almeno rendersi conto che il problema esiste...
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# gian paolo 2008-02-25 17:43
e il picco del petrolio_ dove lo mettiamo_
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# leo 2008-02-25 17:48
Per Alessandro: inaudito per i banchieri che controllano l'emissione monetaria ovviamente. Per Tommaso: Cina e Russia sono unite dallo SCO ma i trattati sono pezzi di carta e niente più. La Siberia, riserva di materie prime per la Russia, è oggi invasa dall'etnia cinese. E' solo questione di tempo prima che le due nazioni giungano ai ferri corti, direi che è il loro destino naturale.
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# luca 2008-02-25 18:06
l'italia peggio della romania?? http://www.tgcom.mediaset.it/tgfin/articoli/articolo402300.shtml 25/2/2008 Povertà, Italia come la Romania Allarme Ue: a rischio un bambino su 4 Il tasso di bambini a rischio povertà in Italia è al 25%, esattamente come in Lituania, Romania, Ungheria. A lanciare l'allarme è la Commissione europea nel suo rapporto 2008 sulla protezione e l'inclusione sociale. Sotto accusa anche gli aiuti sociali, che secondo il rapporto hanno \"scarsa incidenza\" sulla povertà infantile. Peggio di noi stanno solo Lettonia e Polonia. La popolazione bisognosa nel Belpaese è pari al 20%.
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# Giovanni 2008-02-25 18:20
Sono annoiato e stufo di sentire voi adulti deridere noi giovani; stufo di sentirmi dare dell'inetto. Di giovani in gamba e lavoratori se ne trovano parecchi in giro. Ad esempio quest'anno mi sono laureato in economia (3 anni) e durante questo periodo di studio nn mi sono fatto mantenere come un bamboccione ma ho lavorato come maestro di sci e nel ristorante dei miei genitori (a lavar piatti ed in cucina), con una Media giornaliera di 12-13 ore. Di giovani in gamba ne trovate, state tranquilli, semmai sono i genitori intelligenti e le famiglie vere a scarseggiare.... Arriva la crisi economica, arrivano i sacrifici??? Bene, nn saremo noi a tirarci indietro! Le spalle larghe per andare avanti non ci mancano... Non ci mancano nemmeno quei valori che VOI avete dimenticato... Di giullari che ci chiamano bamboccioni non ne abbiamo bisogno, sappiamo diffidare di politicanti e buffoni più di quanto abbiate fatto voi in questi decenni di voti elettorali ideologici... Un cordiale saluto... Giovanni
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# GIO SCOTTI 2008-02-25 18:27
Credo che la sola via di salvezza sia l'eliminazione dell'euro. D'accordo che se l'euro sale e' colpa degli USA che ci fanno concorrenza sleale ma aiutano in pratica i cinesi e soprattutto i coreani (non si pensa all'eventualità della riunificazione coreana che regalerebbe un immenso serbatoio di manodopera a prezzi ancor piu' bassi dei cinesi a disposizione del governo di Seul).Nell'India io non credo moltissimo. e' un paese ancora troppo diviso al suo interno - mi sembra si parlino piu' di un centinaio di lingue diverse - e non ha mai avuto una vera dittatura come Giappone prima - S.Corea poi e ora Cina che ha sufficientement e irregimentato i cittadini (anche noi nel dopoguerra abbiamo potuto evidentemente contare sull'educazione fascista che ci ha aiutato nella ricostruzione) quindi credo che man mano fronteggieranno molti piu' problemi della Cina nella distribuzione della ricchezza. Poi non si puo' ignorare il mondo mussulmano ed anche l'Iran che ha molte piu' industrie di quanto si immagina. Noi forse dovremmo ispirarci alla Repubblica di Venezia ed al cosiddetto capitalismo veneziano per ricucire con l'estremo oriente. Ma prima di tutto via il malefico EURO (ma per tutti non solo per noi) vera nostra rovina ed inventato dal genio bamboccione PadoaSchioppa! Certo è che Veltrusconi pensano a tutto meno che a fare questo.
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# Ivan 2008-02-25 18:29
Quindi, i Signori di Wall Street stanno procastinando con tutti i mezzi il \"Big One\"? Oggi sentivo alla radio alcuni commentatori economici innalzare salmi e lodi per le ottime perfomances delle borse asiatiche e quelle europee. Calano; ma poi \"rimbalzano\" (Tokio, oggi è \"rimbalzata\" di un 3%) dando l'impressione che sì, c'è un rallentamento, ma che i fondamentali reggono... Ho l'impressione che lotteranno con le unghie e con i denti per non affogare...
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# Simone 2008-02-25 21:53
Complimenti per l'articolo, pero' su un punto non sono d'accordo, afferma che il sud non espora nulla mentre non mi sembra una cosa vera al 100%, qualcosa che esporta c'e' \"la spazzatura\".
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# MS 2008-02-25 21:58
abito in Oriente e ho visto con i miei occhi le kilometriche centrali eoliche in XinJiang che da sole creano energia elettrica per buona parte del fabbisogno della regione. il problema piu' grosso casomai e' la desertificazion e dell'ovest cinese, a cui stannno provvedendo in ogni modo con una riforestazione aggressiva ma piovendo 2-3 volte l'anno sono zone con panorami \"lunari\" dove non cresce quasi un filo d'erba. a Turpan ho visto il Karez, una tecnologia vecchia di 2000 anni ma che viene tuttora usata per portare canali di irrigazione in pieno deserto (in estate la temperatura raggiunge i 55 gradi !). dubito queste zone risentano di gravi conseguenze dalle crisi economiche, sono abituati a essere poveri e bene o male sono gia' molto autarchici. chi si deve preoccupare sono le zone come Shanghai e il Guangdong, che ormai demograficament e stanno scoppiando. Non dimentichiamoci pero' che fino a 30 anni fa i cinesi riciclavano perfino il liquame delle fogne per usarlo in campagna come \"concime umano\" : i cinesi attuali non sono ancora viziati come quelli di HongKong e Singapore, sapranno reagire alla crisi come hanno sempre fatto. l'occidente comunque non ha molte alternative a continuare a importare prodotti cinesi, specie computers e periferiche che ormai sono costruiti al 80% in Cina. ironicamente, fu un Veneto a essere considerato uno dei padri fondatori dei microprocessori (co-fondatore della Zylog, e poi di Synaptics, inventore del touchpad e dello stickpad, etc etc). ma come sempre succede in italia, i migliori sono i primi ad andarsene : le aziende italiote di gente del genere non sanno cosa farsene.
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# elx 2008-02-26 00:06
ben venga la crisi totale. solo dal caos,dalla fame dagli stenti e dalla miseria puo'una civilta'in declino inarrestabile come la nostra ritrovare la strada
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# Salvatore Cerone 2008-02-26 20:47
Non male come articolo, anche se le sfugge una parte importante della verita'. Coloro che veramente muovono il destino del mondo (per intenderci i banchieri che creano e che muovono quella che viene chiamata massa monetaria nel mondo (che e' debito ed e' ricchezza rifletta sull'uso di queste parolo che non sono state messe in quest'ordine a caso) hanno deciso di dare un taglio al credito per evitare il collasso ambientale della terra. Secondo queste teorie non del tutto strampalate poi si proporranno di riportare le economie a livelli piu' normali con una gestione del potere ancora piu' diretto di oggi. Per uscire da questo stallo il modo migliore e disfarsi dei fautori e manutentori di questo sistema economico, far riacquisire la sovranita' monetaria alle nazioni od alle macronazione, statalizzare (un termine orribile che mi vergogno perfino di usare dato il mio orientamento liberista) tutte le aziende che riguardano i bisogni primari dell'uomo (energia, acqua, parte dell'agricoltura primaria) con i proventi del signoraggio monetario. Saluti
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# Guido 2008-02-27 00:19
x Salvatore Cerone Collasso ambientale ??? L'Effetto Serra NON Esiste ed e' causato dalle IRRORAZIONI CHIMICHE AEREE + HAARP , il Co2 NON ha NESSUN Effetto sul Clima,fa tutto parte della Macchinazione del NWO...
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# Bic Indolor 2008-02-27 01:05
Si, in effetti uno scenario tanto pessimistico risulta essere estremamente probabile. Però il fatto che questo articolo l'ha scritto un asiatico, e pubblicato su Asia Times, un giornale asiatico destinato a occidentali, fa sospettare una leggera faziosità.... Volete la mia? la crisi all'inizio sarà a V in asia, ma poi l'economia si stabilizzerà anche la, reasformando la V in una R. Da noi sarà una J a specchio nel senso che avremo la picchiata verticale all'inizio e poi ci riprenderemo un po', magari nel lungo periodo sarà una U molto ampia. In alternativa potrà essere a C, come Comefaccioasape rlo?
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# Giorgio Jovinelli 2008-02-27 20:54
20 anni dopo l'impero Russo forse crollerà anche l'impero Americano e l'europa ne pagherà le conseguenze. La rinuncia alla sovranità monetaria ( signoraggio ) stà manifestando tutti i suoi effetti. La Cina non ha rinunciato alla sovranità monetaria. La banca nazionale Cinese non è privata come la BCE o la FED. Quanto alla povera Italia la mancanza del principio di responsabilità per la classe dirigente ( casta ) al quale si contrappone una incompetenza dilagante a tutti i livelli, la renderanno una sorta di vaso di coccia nell'ambito dei paesi europei. In buona sostanza pagheremo il conto più salato.
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# Nicola 2008-03-03 19:59
Grazie Giovanni, mi hai levato le parole di bocca. Sinceramente non sono così laborioso come te ma i miei studi mi occupano gran parte della giornata. E se posso d'estate lavoro, come ho fatto fino a tutte le superiori, sempre se gli esami non li finisco il 24 di luglio e il 20 di agosto ritorno a studiare. Non sarò il massimo dell'intelligenza ma sicuramente i miei voti li prendo sudando e non chiedendo il 18 politico come facevano quei ragazzi che adesso stanno al potere...
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