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Zapatero contro Biancaneve
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Come volevasi dimostrare: si parlava della pseudo-pedagogia che ha censurato le fiabe nell’educazione infantile, ed un lettore mi segnala l’articolo che pubblichiamo qui di seguito.

Che dire? Si poteva credere che il governo Zapatero avesse per le mani questioni più urgenti e scottanti da risolvere: la crisi immobiliare epocale, il debito pubblico sull’orlo della bancarotta,  la disoccupazione giovanile più alta d’Europa, dilagante e inarrestabile. Invece no: anzitutto, come misura di salute pubblica, vietare la narrazione delle fiabe. Cenerentola, Biancaneve e la Bella Addormentata preparerebbero le bambine alla dimensione “passiva e stereotipata” del “ruolo tradizionale”, l’attesa di soccorso da «un maschio», eccetera.


E’ la conferma concreta del fatto che il progressismo rivoluzionario, in qualunque forma storica si presenti - l’Illuminismo dei philosophes,  il Terrore giacobino, il marx-leninismo, lo stalinismo, oppure questa forma apparentemente più ridanciana e meno minacciosa che è lo zapaterismo sull’orlo di una crisi di nervi - persegue sempre un unico e preciso scopo: cambiare la natura umana. Anzi di abolirla.


E’ un progetto che lo zapaterismo, sotto la sua apparenza molle e libertaria, persegue con una coerenza gelida e ferrea, con tutta la serie di provvedimenti che l’autore dell’articolo Giovanni Martino ben elenca: “matrimonio omosessuale, labolizione dei terminimadreepadredal codice civile, la liberalizzazione della fecondazione artificiale, lestensione deidiritti umaniallegrandi scimmie’ ”.


Ovviamente succede anche da noi. Le sinistre possono essere agonizzanti, ma quelli sono ancora e sempre i punti centrali delle loro lotte, i temi per cui veramente si scaldano i cuori: non la condizione sociale dei lavoratori nella competizione globale, non la redistribuzione del reddito, non il confronto-conflitto col capitalismo più devastatore della storia (anzi, con quello c’è un accordo implicito sui fini), bensì la legittimazione, persino sulla scena pubblica mediatica e politica, dell’omosessuale, del transessuale, del perverso. Esseri-modello, che dovrebbero provare che una natura umana (nel senso di natura data, come destino) non esiste, che ciascuno può scegliere di essere uomo o donna o mezzo-e-mezzo, e che in questo consiste la liberazione e perciò la felicità. Perchè ciò che gli ingenui credono natura umana è, come sanno loro, gli gnostici depositari della vera conoscenza, null’altro che effetto di condizionamenti storici, pregiudizi, tradizioni, educazioni ai ruoli,  che sono repressivi.


Guardate che questo è un caso grave; dopo tutti i danni, i Gulag, le fosse comuni che sono state riempite nei successivi esperimenti per cambiare la natura umana, dopo tutti i fallimenti politici, le macerie umane e sociali di cui il progressismo ha sparso il mondo,  è quasi intollerabile questa pertinacia. Perchè  anche se non si usa più sopprimere direttamente intere categorie sociali come refrattarie a mutar di natura (i proprietari, i kulaki) e a trasformarsi in uomo-collettivo, l’esito finale sarà lo stesso: la trasformazione dell’uomo in mero materiale biologico, infinitamente plasmabile, sostituibile, adoperabile senza limiti - chiedetevi al servizio di quale Padrone.


Per intanto, sicuramente, a disposizione di Monsanto, dei rapitori d’organi, dei mercanti di fanciulle, degli sperimentatori in cellule staminali...


Invece del Gulag si usa oggi la rivoluzione culturale, ossia il cambiamento della cultura corrente e quindi delle mentalità con lo spettacolo, la pubblicità, la pedagogia come quella espressa del ministero dell’Uguaglianza iberico (a da noi dall’ideologia delle insegnanti, come dalla Prestigiacomo e Pari Opportunità).


Alle molte sensate considerazioni a difesa del valore educativo delle fiabe contenute nell’articolo, credo necessario aggiungere la mia:


Cenerentola,  Biancaneve e la Bella Addormentata non sono donne: sono l’Anima. E le loro sofferenze e vicissitudini descrivono ai bambini la strada, mai facile, che l’Anima ha da compiere per unirsi al Principe di Lassù, che è il vero scopo per cui le anime, tutti noi, siamo qui.


Quelle fiabe sono l’eterna fiaba di Amore e Psyche, che viene raccontata in queste forme, in Europa, almeno dal Neolitico.


Maurizio Blondet



La Spagna di Zapatero vuole riscrivere le favole per bambini

L’ineffabile Zapatero è l’uomo che ha ereditato (strumentalizzando un attentato terroristico) una Spagna in vorticosa crescita economica, e la sta portando alla rovina: dopo la Grecia, il Paese iberico rischia di essere il prossimo a finire sull’orlo del baratro.

Eppure, il sosia di Mr. Bean è troppo impegnato nella sua rivoluzione relativista per preoccuparsi dei problemi veri del suo Paese.

Dopo il matrimonio omosessuale, l’abolizione dei termini madre e padre dal codice civile, la liberalizzazione della fecondazione artificiale, l’estensione dei diritti umani alle grandi scimmie, è la volta della... guerra alle favole.

No, non è uno scherzo.

Il ministero dell’Uguaglianza (sembra istituito dal Grande Fratello di Orwell) ha pubblicato e diffuso tra i docenti l’opuscolo Educando nellUguaglianza, che mette sul banco degli imputati le fanciulle in attesa del Principe Azzurro: Biancaneve, Cenerentola, La Bella addormentata nel bosco.
Fiabe come quelle di Charles Perrault sono di solito piene di stereotipi. E quasi tutte collocano le donne e le bambine in una situazione passiva, in cui il protagonista, generalmente maschile, deve realizzare diverse imprese per salvarle”, spiega Laura Seara, direttrice dell’ente ministeriale Istituto della Donna.
Ma nel mirino c’è anche Cappuccetto Rosso: la sua salvezza dipende da un cacciatore le cui armi hanno una “simbologia più che evidente”.

L’iniziativa ha ovviamente suscitato reazioni stupite, anche nella stessa sinistra.
Parole di buon senso sono ad esempio venute, secondo quanto riportato da La Stampa, da Elena Rodríguez, responsabile del dipartimento dell’Uguaglianza del sindacato filo-comunista Comisiones Obreras: “Benché il contenuto sessista di molte favole classiche sia ovvio (lasciamole dire qualcosa di sinistra... ndr), vietarle non è la soluzione più indovinata. Non possiamo cancellare il passato. Quelle fiabe formano parte della nostra vita e devono continuare ad esistere. Soltanto che bisogna spiegare allinfanzia che la realtà non è più così”.

Più secco il professor Antonio Faeti, decano della letteratura per l’infanzia, in un’intervista resa a La Stampa dello scorso 11 aprile: "Gli 'addolcitori' delle favole vogliono soltanto il rincretinimento, così il popolo sarà più simile a loro".

Lo stesso professor Faeti spiega che la smania di una censura “politicamente corretta” non è una novità: “Questo è un elemento ricorrente come le calamità, come la peste, come le cavallette: già alla fine della Seconda Guerra Mondiale un celebre pedagogista francese, Brauner, propose di bandire le fiabe per intrinseci motivi di sadismo. Su certi aspetti feroci e lividi della letteratura dellinfanzia sono intervenuti poi dei pedagogisti italiani, e anche in Germania, da parte di critici progressisti, si sono fatte connessioni fra il forno di Hansel e Gretel e i forni crematori... Una peraltro bravissima scrittrice tedesca arrivò a realizzare una versione sessantottina di Pinocchio, di unidiozia totale, ripulendolo della perfidia di cui è intriso il romanzo di Collodi”.

Eppure noi non ci diamo pace di come queste trovate estemporanee riescano periodicamente a ottenere un sia pur minimo consenso. E vogliamo aggiungere qualche motivazione ulteriore in difesa delle favole.

Davvero – nel rapporto uomo-donna – il soggetto succube è il principe azzurro, costretto a imprese sovrumane per salvare una bella fanciulla?

Il significato delle favole

Tralasciamo di rilevare che l’interpretazione delle favole data dai progressisti spagnoli è banale, schematica, unidirezionale.
Davvero è “passiva e inerme” una fanciulla come Biancaneve, che affronta da sola di notte un bosco terrificante, che riesce a mettere in riga con dolcezza un gruppo di nani rozzi e bisbetici?

Ma, prima ancora di perdersi in interpretazioni forzate, bisognerebbe ricordare che le favole non propongono modelli politici (la monarchia?) economici o culturali definiti da tradurre nella realtà.

Le favole parlano attraverso simboli.

Ha scritto il professor Stefano Zecchi su Il Giornale del 12 aprile: “Le favole cominciano con la bella frase a tutti nota: ‘Cera una volta…’. Parole superflue o, invece, fondamentali per capire lerrore del ministro di Zapatero e di coloro che sulla sua stessa lunghezza donda hanno dichiarato guerra alle favole? Con quellespressionecera una voltail tempo dellavvenimento che verrà raccontato perde i propri confini e si infrangono le convenzioni che separano il passato dal presente e dal futuro. Ciò che rende la vicenda di una favola contemporaneamente reale e irreale, presente e passata, riconoscibile o irriconoscibile in un determinato luogo geografico, sono proprio la fusione e confusione delle diverse dimensioni temporali e delle straordinarie e fantastiche collocazioni spaziali. (...) Questa magia cattura la fantasia dei bambini, rendendo di facile e immediato apprendimento il contenuto morale delle favole, i cui princìpi riassumono la storia culturale di un popolo, suggerendo un modo di comportarsi e di credere in essenziali valori della tradizione”.

E ancora il professor Faeti: “Il nemico vero di questi censori è la fantasia, e voler censurare questa dimensione lascia intendere che ci sia dellaltro: una volontà di controllo, di tipo impositivo (...). Nei confronti dei bambini è una forma delinquenza pedagogica, perché prosciuga la dimensione dellalterità”.

Le favole, poi, educano i bambini al senso della narrazione; e perciò hanno bisogno di personaggi dai ruoli definiti.

Le favole insegnano ai bambini ad affrontare le proprie emozioni. Compresi il pathos, la paura, che vengono conosciuti e al tempo stesso controllati, perché confinati in un mondo altro.

Le favole spiegano che esistono il Bene e il Male (proprio ciò che dà fastidio ai relativisti...).
Insegnano anche che il Bene, alla fine, vince. La realtà, ovviamente, non rispecchia questo schema in maniera semplicistica (anche perché non sempre riusciamo a comprendere quale sia il vero bene); ma è proprio la tensione al bene che rende più umano il mondo in cui viviamo.

Le favole parlano di amore e di collaborazione tra uomo e donna: anche questo, forse, dà fastidio a chi ha una visione competitiva della vita relazionale.

Un esempio di favola "moderna"

Per comprendere davvero l’ideologia ottusa che guida i censori delle favole, basta però guardare al modello di favola moderna da essi stessi proposto nel citato opuscolo ministeriale. Si intitola La principessa differente (si badi bene: non si insegna il rispetto per la differenza, ma si suggerisce la differenza come modello).

La fiaba esordisce così: “Non molto tempo fa cera una principessa che si chiamava Alba Aurora, delicata ed amabile, ma anche molto agile e sportiva e a cui piaceva, tutti i sabati, scalare montagne o fare camping in spiaggia” (Che fantasia!).

Non manca il principe azzurro: un giorno bussa alla finestra di Alba Aurora, offrendosi di “salvarla da un mago malvagio, da un drago scontroso o da un orco enorme”. La principessa risponde sprezzante: “Non conosco nessun mago, orco o drago. Ma se così fosse, avrei trovato da sola il modo di liberarmene” (il modello umano proposto è il rifiuto della collaborazione, sacrificato sullaltare dell’ “indipendenza”. Che tristezza...)

Ma la neo-favola non si è conclusa. Il principe, affranto, se ne sta per andare, quando Alba Aurora gli propone di visitare la Muraglia Cinese in moto. (Questa sì che è una proposta... alternativa! Ma non era più ecologista il cavallo?)

Il principe accetta e Alba Aurora, ovviamente, prende l’iniziativa (adesso è il maschio ad essere passivo?): lo abbraccia e lo fa ballare. Poi montano sulla motocicletta “e diventano buoni amici...”.
Solo amici, per carità… (amore e matrimonio sono parole sessiste).

Giovanni Martino

Fonte >
  Europa Oggi


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