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I veri avversari di Pio XII
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ARTICOLO DEL 25 OTTOBRE 2008
Riceviamo questa lettera:

Oltre alla presa di posizione pubblica di Benedetto XVI in favore di Papa Pacelli, ha destato scalpore l’ipotesi che il pontefice non vada in visita in Israele a causa della didascalia contenuta al memoriale della Shoah di Gersualemme, lo Yad Vashem, nella quale si leggono parole fortemente critiche verso Pio XII e il suo comportamento durante la guerra e le persecuzioni naziste. La Santa Sede, attraverso il direttore della Sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi, ha cercato di spegnere le polemiche specificando che Benedetto XVI ha deciso di approfondire ulteriormente l’analisi su Pio XII - rimandando quindi la beatificazione - e osservando che la didascalia allo Yad Vashem, pur assolutamente non condivisa dalla Santa Sede, non poteva considerarsi un ostacolo al viaggio del Papa. Insomma, mi pare ci siano i principi e la diplomazia. Forse sulla seconda lei non sarà d’accordissimo, però c’è da dire che, quanto meno, si cerca di non indietreggiare sulla prima. Cordiali saluti ed auguri.

Matteo F.



La invidio, caro lettore, per la lettura che dà delle esitanze vaticane. Perchè io, certo sbagliando, penso che non ci sia solo l’inchinarsi all’arrogante opposizione giudaica alla beatificazione di Pio XII, nella decisione di Bendetto XVI di «approfondire ulteriormente» e dunque di «rimandare» la beatificazione. O piuttosto, c’entri, ma solo come parte di una più grossa e fondamentale esitazione.

Secondo me, è proprio  il Papa, di suo, ad essere perplesso, ad aver bisogno di «riflettere». E il perchè lo dico in modo forse troppo reciso, per farmi capire: perchè teme che la beatificazione di Pio XII significhi la sconfessione implicita della generazione di padri «conciliari», cui lo stesso  Ratzinger appartiene a pieno titolo. Mi spiego.

Papa Pacelli fu l’ultimo Pontefice nella tradizione di Pio IX, di San Pio X. Nel senso che condivideva con i suoi predecessori una visione tragica del mondo moderno: come essi, lo sapeva votato alla perdizione, radicalmente in via di allontanamento  dalla salvezza, nel deliberato rifiuto di Cristo.

Pio XII, tanto per dire, fu il Pontefice che volle il «Russicum», un gruppo di gesuiti che dovevano imparare il russo come loro lingua madre, per essere poi infiltrati in Unione Sovietica a diffondere il Vangelo e a consacrare il Corpo e il Sangue in quel regno satanico del terrore. Scelse gesuiti, perchè così li aveva voluti il loro fondatore, hidalgo e armigero: soldati missionari, votati alla morte. Ciascuno di loro lo sapeva, che andava a morte certa, e aveva accettato per ardente amore delle anime perdute.

La visione del mondo da cui nacque il Concilio, e che animava i padri conciliari, era l’esatto contrario di questa. Costoro vedevano il mondo come avviato a realizzare il Vangelo, persino senza saperlo, anonimamente. Persino il comunismo sovietico per loro covava l’abbraccio al «vero» cristianesimo, perchè proclamava la «giustizia sociale»; che poi facesse il contrario, massacrando milioni di cittadini russi, non scuoteva questa fede ottimista.

Questi conciliaristi vedevano il bene nella società del benessere, di stampo protestante-anglosassone, appunto perchè il benessere si diffondeva in una atmosfera generale pacifista, e  «pace e bene» non è forse un valore cristiano?

Vedevano il bene nell’avanzata dialettica verso il «progresso»; vedevano un bene financo nella  psicanalisi (che allora egemonizzava la cultura corrente, e ovviamente influenzava i cardinali), se non altro perchè diceva «la verità» sul corpo e sul sesso, dopo tanti secoli di «repressione», e demitizzava l’uomo.

Ecco, soprattutto, il mondo moderno era bene perchè «de-mitizzava»: diventava cristiano per forza propria, dialetticamente, senza bisogno di miti e rituali; obbediva all’«ama il prossimo tuo» senza  bisogno della Messa, del latino, del gregoriano, tutti residui di un cristianesimo magico e dunque inutilizzabile nel modo secolare e disincantato. Da cui bastava che la Chiesa si liberasse per essere di nuovo accetta al «mondo», perchè il mondo la abbracciasse.

Non sfuggirà che questa visione ottimista del progresso umano confluisce, e s’identifica, con la visione del mondo propria della Massoneria. A cui infatti molti padri conciliari, a quanto si disse, appartenevano. Certamente in buona fede, per molti di loro anche la Massoneria è un bene, in quanto prevede e promuove «il progresso umano», l’avanzata degli uomini verso la propria liberazione, verso una sempre migliore intelligenza del divino, razionalista, liberata da ogni «mito».

Forse esagero un tantino ma, sempre per farmi capire, questa era la visione dei padri conciliari. Del resto, ci sono indizi precisi.

Una delle più durevoli o ostinate riforme che il Concilio ci ha lasciato - e che mai è stata corretta - è l’espulsione dell’Eucarestia dal centro delle chiese.

In troppe chiese, il Tabernacolo con la Carne e il Sangue è stato messo a lato, in qualche nicchia secondaria; chi entra in chiesa non lo vede come prima cosa - là, muta presenza regale, segnalata da un lumicino rosso palpitante, che dice «sono con voi fino alla fine del mondo» - e deve andarselo a cercare, se vuole - oppure dimenticarLo.

Che importa quella Presenza Reale, del tutto «mitica»?

Quel che importa è ciò che dice il sacerdote nella predica, ciò che canta la «assemblea dei fedeli», tutta fatta di cristiani adulti che non hanno bisogno di sacro, di invisibile e di miracoli, perchè già avanzano, con il progresso sociale, verso il «vero» cristianesimo.

Il Concilio, al centro, ha voluto l’altare: l’altare-mensa, dove il prete si affaccenda mentre rivolge la faccia ai fedeli.

Una «riforma» che doveva, nelle intenzioni, preparare la confluenza e l’abbraccio ecumenico con i luterani, già tanto più avanti di noi nel cristianesimo de-mitizzato, senza sacro nè superstizione. E persino, chissà, una prova di umiltà.

Nessun pensiero che, con ciò, il sacerdote veniva separato dai fedeli, acquistando un rilievo superbo; prima, nella Chiesa fino a Pio XII, il prete che consacrava dandoci le spalle era - nel suo privilegio dell’ordine - intimamente, umilmente, «uno di noi». Uno che saliva con noi.

E’ naturale che il capo-cordata guardi verso l’ascesa, e non si sono mai visti maestri di roccia che volgono la faccia ai turisti che guidano in montagna; chi li segue vede la loro schiena - proprio come nella Messa pre-conciliare, ma non si sente umiliato. Il maestro sta guardando avanti, perchè esamina passo per passo la strada verso la cima dove ci vuole portare.

Oggi, c’è una strana inversione. In cui il mettersi del sacerdote «sullo stesso piano» è insieme orizzontale, e non immune da presunzione. Ma questo, i «conciliari» non lo colgono.

Pio XII era, anche nel suo stile e tenuta, il contrario.

Era l’aristocratico asceta, consapevole custode in sè di tutta la nobiltà accumulata dalla Chiesa in millenni di prove e martirio, che - quando le bombe cadono su Roma - corre al popolo, alza le braccia a croce sul popolo fedele.

Che durante la guerra rinuncia al caffè, e beve il surrogato come tutti i popoli in guerra: vicino a loro senza mescolamenti e senza confusione. Sempre rivestito della dignità che non era - e lo sapeva - dovuta alla sua persona, ma alla sua funzione, in cui - ieratico - si cancellava.

Dicono che fosse autoritario, monocratico, solitario. Si può ben immaginare che di questa lega fossero i sussurri dei prelati «progressisti», stufi  e insofferenti del suo lungo Pontificato.

«Ecumenismo», «collegialità», «aggiornamento» erano le loro parole d’ordine - nella lingua di legno clericale che avremmo dovuto imparare a conoscere - ed erano tutte contro Pio XII. Troppo verticale e verticista.

Forse era vero, specie negli ultimi anni; lo circondavano i sussurri dell’alto-clericalismo «adulto», di cui diffidava. Si trovava solo.

Alcuni - Roncalli, Montini - li aveva dovuti punire perchè avevano tradito la sua fiducia; non già opponendosi con aperta lealtà alle sue direttive e visione del mondo, ma dietro le sue spalle, approfittando delle cariche ricevute, fingendo obbedienza e invece, promuovendo modernisti e cristiani adulti alla Dossetti, alla Prodi, trafficando con la DC «progressista».

Il cardinal Roncalli  e monsignor Montini furono poi fatti Papi da due conclavi. Secondo me, furono fatti Papi «proprio per questo», perchè erano entrambi notori anti-Pio XII. Si voleva far avanzare con loro la visione del mondo ottimista, il «progresso» demitizzato, il mondo come cristiano-anonimo, in attesa dell’abbraccio.

Nikita Roncalli, Papa Giovanni - un Papa «buono», finalmente - derise i «profeti di sventura» che da Fatima descrivevano il mondo come in mano a Satana. Lui vedeva «segni dei tempi» radiosi, e con lui tanti.

Giovanni XXIII volle il Concilio innovatore: aggiornamento, ecumenismo, collegialità. Il trionfo di colpi di mano accuratamente preparati dietro le quinte, in un clima di sotterfugi da eunuchi del sultano.

Il cardinal Siri, presidente della CEI, annotò nel suo diario «le occhiate, gli ammicchi, i segni d’intesa» che gli indicavano una congiura dei «progressisti» in corso, e di come isolarono i «tradizionalisti» (1).

Facciamola corta: fu, credo, il primo Concilio della storia in cui si ascoltarono non il popolo fedele, ma la nota lobby.

Fu il concilio a cui parteciparono l’Anti-Defamation League, il B’nai B’rith (la Massoneria riservata agli ebrei), la Massoneria in generale. Dove circolava, incontrava il Papa e dava direttive Jules Isaac, membro di punta del B’nai Brith; e dove Isaac scrisse di fatto i documenti conciliari su Giuda, con il sostegno occulto dei Tisserant, dei Decourtray (of B’nai B’rith), dei Bea, degli altri «figli della luce» che stavano in Vaticano (2).

Per questo il ministro israeliano Herzog si sente in diritto di intromettersi, di dichiarare «inaccettabile la beatificazione di Pio XII».

Quello è stato il «loro» Concilio, ci si sono intromessi eccome, vi hanno circolato liberamente come non ha mai potuto fare nessun cristiano fedele, vi hanno imposto, con Jules Isaac, la cancellazione del concetto di «deicidio» applicato agli ebrei.

Jules Isaac era riuscito, con i suoi occulti appoggi, anche a presentarsi in visita privata a Pio XII, nel 1949. Gli aveva consegnato il suo testo, un diktat in 18 punti, dal titolo arrogante di «Riparazione dell’insegnamento cristiano riguardo a Israele».

Il documento - che Giovanni XXIII accolse dalle mani del massone nel 1960 - finì probabilmente in un cassetto. E’ questo il vero «silenzio di Pio XII» di cui questa gente, che non dimentica mai e non perdona nulla, accusa quel Santo Padre.

Quando il ministro Herzog dice che non solo Pio XII non denunciò il nazismo, ma «fece di peggio», è probabilmente a quello che allude.

E’ stato il «loro» Concilio, e gli effetti si sono visti: l’abbraccio al mondo raddoppiò i voti comunisti in Italia (Pio XII non aveva mai tolto la scomunica per chi votava PCI), e ben peggio, 50 mila preti, frati e suore se ne andarono verso il mondo che, tanto, diventava cristiano e «adulto» (alla Prodi) anche senza il loro sacrificio e il loro saio; si aprì, quasi subito, la falla della legalizzazione del divorzio, che preparava quella dell’aborto; il mondo rispondeva all’abbraccio emarginando la fede dalla società.

Nel rapporto fra l’autorità pontificale e i fedeli qualcosa si ruppe, temo, per esempre. Non a caso la «legittimità» dei Papi post-conciliari tende ad essere una funzione della loro «popolarità», delle piazze che affollano, dell’audience.

E nemmeno è un caso che per i Papi post-conciliari, quelli che hanno partecipato al Concilio (anche Giovanni Paolo II), si avvia la causa di beatificazione fin dagli ultimi respiri: tutti santi, e santi subito, a fissare la loro «popolarità» confermante la loro «legittimità», che la Chiesa stessa sente pericolante.

Queste beatificazioni automatiche mettono un disagio, a cui non manca una punta di ridicolo: la santificazione sembra diventata una sorta di «fringe benefit» della categoria, un po’ simile all’auto di lusso di cui i dirigenti, nel mondo laico, hanno diritto automaticamente per la loro carica.

Il giovane monsignor Ratzinger ha partecipato al Concilio, addirittura con entusiasmo e ingenuità, da monsignorino teologo e «tipico universitario tedesco» come ha ricordato lui stesso.

Ecco come lui stesso rievocava quel clima: «Il problema della salvezza dei non cristiani era profondamente sentito, perché non solo in Asia o in Africa erano presenti i non cristiani ma soprattutto nella nostra società cominciava ad avvertirsi il peso dei non credenti, dei non cristiani. Se c’era salvezza anche fuori dalla Chiesa, qual’era allora la funzione della Chiesa per
l’universo?
».

Se se lo domandavano i Papi e il Concilio, che cosa deve pensare il fedele?

«Un altro settore era per noi quello dell’esegesi e della lettura della Sacra Scrittura. Si voleva un cristianesimo che fosse di nuovo immediatamente nutrito dalla Scrittura, ma anche una maggiore libertà per l’interpretazione scientifica della Sacra Scrittura. Capire meglio che cos’è la rivelazione, che cos’è la Scrittura e la tradizione: si trattava di temi al centro del colloquio con i protestanti. In Germania, il problema generale era quello di uscire da una certa chiusura del mondo cattolico» (3).

Quella chiusura a cui li aveva ridotti Pio XII, e da cui impazienti si liberavano, in vista del mondo nuovo e benevolo che li avrebbe abbracciati.

Ancora: «... non volevamo mischiare i problemi politici con il nostro lavoro scientifico, ‘alla tedesca’.  Solo durante il Concilio abbiamo imparato che tutti i problemi di questo mondo entrano anche nel lavoro della teologia: che il dialogo con le grandi visioni del mondo, anche anticristiane, come il comunismo, è tuttavia costitutivo per un vero lavoro teologico; che si deve non solo difendere la possibilità di essere cristiani, ma anche mostrare che questa è la scelta migliore e quindi, entrare in una vera discussione con gli argomenti degli altri; e integrare i problemi di una nuova visione del mondo, in chiave non cristiana ma anticristiana, nel nostro lavoro teologico. Questa per me, era una lezione da imparare».

E infine, ovviamente, gli ebrei: «Ristabilire una relazione con il mondo ebraico era per noi realmente una priorità,  fin dall’inizio. Era già cominciata una nuova lettura dell’Antico Testamento (...). La priorità era ristabilire, quindi, una nuova relazione col popolo ebreo: da una parte, volevamo esprimere la nostra amicizia, ma anche il nostro pentimento per i fatti negativi di duemila anni di storia, e dall’altra parte, senza offendere gli ebrei, anche esprimere la nostra identità».

Lo dice con ingenua buona fede: la priorità del Concilio era quella.

Ed è ancora quella: ora che il Papa Ratzinger passa da «conservatore», ma una cosa è essere conservatori, e un’altra, tradizionalisti.

Se posso fare un paragone senza mancare troppo di rispetto, anche molti dinamitardi di Lotta Continua oggi, direttori di grandi giornali dell’Establishment, sono diventati conservatori. Conservano il progressismo dei costumi e delle mentalità.

Di questo, sono convinto, magari in buona fede. Il problema non è questo, è la loro «visione del mondo», che fu alla moda 50 anni fa, ed ora non lo è più. La concessione, peraltro disobbedita massicciamente dai cardinali e dai vescovi, della Messa in latino, appare piuttosto come una «diversiificazione dell’offerta» nel «mercato del religioso». Quanto di più lontano dallo spirito di Pio XII.

Perciò sono convinto che è Papa Benedetto XVI a trattenere sulla sua scrivania la causa di beatificazione dell’ultimo Pio. Non ha bisogno delle pressioni e intrusioni ebraiche per astenersi, per rallentare. E’ lui che deve «approfondire ulteriormente» e intanto «rimanda». Tutti i Papi del Concilio, santi subito; quello, io credo, santo mai.

Ma Dio, di santità, sa e giudica meglio.

Post - scriptum: qualche sacerdote che stimo mi dice che sotto Pio XII la Chiesa era già un deserto, che il Papa difendeva da solo trincee da abbandonare.

Forse. Ma ricordo una cosa precisa: le conversioni che quella Chiesa suscitava non nel Terzo Mondo, ma nel mondo anglosassone, quello avanzato americano e inglese, e proprio per il suo «immobile» prestigio liturgico e latino. Proprio perchè erano più avanti nel «progresso», gli anglo-americani sensibili ne sapevano i costi personali e trovavano quel che la Chiesa non dà più.

Che cosa?

E’ difficile spiegarlo. Talleyrand scrisse che chi non aveva vissuto nell’Ancien Régime, non poteva nemmeno immaginarne l’eleganza e la dolcezza del vivere. Lo stesso è per la Chiesa di allora; impossibile dirne l’atmosfera, a chi non l’ha sentita e vissuta.

Ma so di tanti inglesi e americani cui capitava, magari esausti dal «mondo», di entrare in una chiesa cattolica, in un giorno  feriale, e riposarsi sulle panche deserte. In quella semi-oscurità, l’occhio andava diritto alla piccola lampada rossa palpitante al centro, segno che il Re era Presente.

«Sarò sempre con voi fino alla fine del mondo», diceva la lampada.

Magari, in un altare, un prete celebrava la Messa senza fedeli, rivolto ad un quadro, elevava il calice da solo e ripeteva in latino la consacrazione, «ecce corpus meum quod pro vobis...».

Solo, ma celebrava per la salvezza del mondo, spargeva su quel mondo il sangue della vittima. Il mondo di fuori era ignaro, travolgente, cangiante di continuo; voleva uomini assatanati di successo e di denaro, in gara perpetua; forse aveva già travolto l’inglese o americano che si riposava su un banco nella semi-oscurità; altrimenti perchè sarebbe entrato?

Ebbene, lì trovava accoglienza. Beninteso, nessuno gli si faceva incontro «ecumenicamente», nè con chitarre. La chiesa era tutta assorta in sè.

Ma quel rilucere di antichi ori, quell’aristocratica distanza, quella lingua antica, quelle liturgie enigmatiche intrepidamente perseguite, erano un messaggio per il visitatore.

Diceva: qui puoi stare. Riposati. Per «noi», il tempo non passa. Noi «non» siamo il mondo; noi siamo «altro», l’immutabile «sopra», la cui nobiltà custodiamo da secoli. Siamo nobili e se tu sei assetato di nobiltà che non passa, vieni, confessati e sarai assolto, inginocchiati alla Presenza Reale. Essa è «qui», e fra i suoi austeri ori rilucenti, fra i quadri antichi e i canti liturgici, è te che aspetta.

Quando penso o rivedo in qualche vecchio cinegiornale Pio XII, mi viene in mente una simile Chiesa. Non era «popolare», forse, ma era così: sacra, distante, accogliente.

(articolo pubblicato su EFFEDIEFFE.com il 25 ottobre 2008)

Maurizio Blondet






1) Rimando a Enrico Maria Redaelli, «Il mistero della sinagoga bendata»,  Effedieffe, pagina 202, e in generale per la storia del Concilio. Redaelli è un esperto che vi ha dedicato la vita, le mie sono solo impressioni giornalistiche, di semplice fedele.
2) Qui, è bene leggere Emmanuel Ratier, «Misteri e segreti del B’nai B’rith», Centro Librario Sodalitium.
3) Dall’intervista di Pasquale Chessa e Francesco Villari, pubblicata su Repubblica il 13 maggio 2005.


 
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Commenti  

 
# Hermann 2014-04-27 13:24
Ottima cosa aver riproposto questo articolo, nel giorno della santificazione di due Papi, operata da altri due Papi. Credo che la giornata odierna chiuda un percorso, iniziato dal giorno successivo la scomparsa di Pio XII: da oggi pomeriggio la Chiesa (terrena) non sarà più la stessa.
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# zampano 2014-04-29 21:23
basta che non ne facciamo un alibi per farci la nostra religione
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# piero vassallo 2014-04-27 20:00
in un libro scritto da aa. vv. coordinati dal andrea riccardi si rammenta che negli anni cinquanta le vocazioni al sacerdozio erano0 in forte aumento - per capirlo (peraltro) basta guardare gli enormi edifici dei seminari costruiti negli anni cinquanta - perché oggi quei seminari sono quasi vuoti? (nell'ìarcidiocesi che fu del card Siri oggi ci sono in tutto cinque candidati al sacerdozio - seminaristi vaganti in un edificio costruito per contenerne centinaia...)l'enorne convento dei cappuccini - un tempo abitato da decine di candidati al sacerdozio - oggi è un ricovero per anziani - dei frati non c'è più traccia... questi sono i frutti del vaticano 2...
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# Libraio 2014-04-27 21:02
il Piano di Dio prevedeva anche questo, non credo sia un problema, basta guardare al mondo ed all'entropia morale che agisce ineluttabile.
Certo il significato forse é sconosciuto ai più, ma c'é e gli effetti saranno quelli giusti. D'altra parte anche gli ebrei dovranno convertirsi, e per farlo dovranno entrare nella Chiesa, loro credono di averla invasa e sottomessa, lo credevano anche i forti Romani, ma come questi ne saranno conquistati e convertiti.
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# pulikovskij 2014-04-27 21:55
Hanno bloccato anche la santificazione della immensa regina Isabella la Cattolica.

Ma vorrei domandare questo: tutti i cardinali che hanno "demolito i bastioni" (de Lubac) -Roncalli, Lercaro, Tisserant, Bea, Frings, ecc., ecc. e che erano tributari delle nuove teologie dei famigerati Schillebeeckx, Rahner e di tutto quel pattume lì- da quale papa hanno ricevuto la porpora? Forse, da Pio XII. Ma questi non si era avveduto di ciò che stava facendo?
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# bizza 2014-04-28 00:08
La Storia non siamo noi. Pochi decenni fa in tutto il mondo , tutti difendevano la famiglia e meglio numerosa. Molta gioventù veniva sciupata in guerre continue (pensiamo agli anni di San Francesco o di Santa Rita) stragi in tutto il mondo, sempre! Oggi diritti dell'uomo o no, solo in italia puttana, vengono ammazzati oltre cinquecento bimbi, con l'aborto pagato dallo Stato e da Pannella (prossimo beato). Pace Gay e Lesbiche al posto di Dio Patria Famiglia. La storia non siamo noi
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# cgdv 2014-04-28 10:02
Dopo averne condiviso ogni parola, le ultime trenta righe di questo articolo mi riportano alle sensazioni che ho ben conosciuto e che da molto tempo non mi è più possibile provare. Infatti a proposito di "Chiesa sacra, distante, accogliente" non erano queste, a mio parere, le sensazioni che si potevano ricavare dalla kermesse televisiva di ieri. Mi ha invece infastidito la voluta ridondanza (anche di Papi) e la deposizione dei sette ceri accesi nella brutta replica modernista del candelabro a sette bracci posto di fianco alle reliquie. Ma siccome nei riti tutto deve avere un significato, anche questo ne ha senz'altro uno.
Giuliano
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# Maurizio Blondet 2014-04-28 13:30
Blondet

caro Giuliano, il particolare del candelabro a sette braccia non lo conoscevo....sarà che non ho certo seguito le ore ed ore della kermesse clericale, che ci hanno inflitto per intere giornate (a cominciare dall'antivigilia!) i tiggì e i giornali: non son riuscito a sopportare nemeno dieci minuti di quei viscidi cronisti, con i loro toni da sacrestia falsi come giuda, coi loro infinitamente untuosi commenti, tanto più untuosi e i quanto più la testata è laicista (l'ha ben notato Socci, a ragione).
A me è sembrato un evento rivelatore in questo: quello dove la Chiesa alto-clericale se la canta e se la suona, compiaciuta nelle sue neo-liturgie; in cui ha fatto la ruota davanti al "mondo" beffardamente plaudente; in cui si è autocelebrata, si è data i voti da sé ed ovviamente si è data i voti massimi,s'è promossa summa cum laude in tutto...anche nel candelabro a sette braccia, del resto c'erano tutte le tv: chi siete voi per criticare? E' stato un successo mondano!
Un'immane scadimento nel clericalismo più volgare e nell'autoreferenzial ità di casta con un occhi attenti all'audience: vedete come siamo bravi, anzi siamo santi qui ai piani alti..... Temo prossimo il giorno in cui la Chiesa proclamerà immediatamnte San Ratzinger, o san Bertone Magno. O san Ricca dello IOR, patrono degli invertiti....
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# Alberto Ildebrando 2014-04-28 18:03
L'articolo è davvero chiaro e conciso (nei limiti della materia trattata che è la più alta e complessa possibile!) e aiuta molto i più giovani a districarsi nel mare magnum di menzogna che il modernismo - in pieno accordo coi mogul dei media - ha saputo costruire. Mistificazioni pazzesche e ormai sedimentate al punto da diventare dei veri e propri riflessi condizionati, pavloviani: papagiovanni? ah si quello buono! Oh com'era buono!!! papawojtyla? Ah il grande! Amava i giovani e sciava pure bene!
Oggi tocca litigare con le mamme e le suocere a voler dire la verità.
E a difendere il buon Pio XII - lui si davvero buono e costretto a portare un peso immenso sulle spalle - a difenderlo, dicevo, resta solo...Israel-Eugenio Zolli ex rabbino capo di Roma che grazie a lui si convertì alla vera fede (a guerra finita quando non gli conveniva affatto). Ma questo i sionisti non lo vogliono ricordare!
Ma Nostro Signore ha il gusto del paradosso e prepara la adeguata retribuzione a tutte ste squallide cortigiane clericali.
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# aalireland 2014-05-01 10:14
Citazione Alberto Ildebrando:
L'articolo è davvero chiaro e conciso (nei limiti della materia trattata che è la più alta e complessa possibile!) e aiuta molto i più giovani a districarsi nel mare magnum di menzogna che il modernismo - in pieno accordo coi mogul dei media - ha saputo costruire. Mistificazioni pazzesche e ormai sedimentate al punto da diventare dei veri e propri riflessi condizionati, pavloviani: papagiovanni? ah si quello buono! Oh com'era buono!!! papawojtyla? Ah il grande! Amava i giovani e sciava pure bene!
Oggi tocca litigare con le mamme e le suocere a voler dire la verità.
E a difendere il buon Pio XII - lui si davvero buono e costretto a portare un peso immenso sulle spalle - a difenderlo, dicevo, resta solo...Israel-Eugenio Zolli ex rabbino capo di Roma che grazie a lui si convertì alla vera fede (a guerra finita quando non gli conveniva affatto). Ma questo i sionisti non lo vogliono ricordare!
Ma Nostro Signore ha il gusto del paradosso e prepara la adeguata retribuzione a tutte ste squallide cortigiane clericali.



Per chi ne volesse sapere di piu'

http://www.doncurzionitoglia.com/casozolli.htm
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# nicolas 2014-04-28 19:24
"Diceva: qui puoi stare. Riposati. Per «noi», il tempo non passa. Noi «non» siamo il mondo; noi siamo «altro», l’immutabile «sopra», la cui nobiltà custodiamo da secoli. Siamo nobili e se tu sei assetato di nobiltà che non passa, vieni, confessati e sarai assolto, inginocchiati alla Presenza Reale. Essa è «qui», e fra i suoi austeri ori rilucenti, fra i quadri antichi e i canti liturgici, è te che aspetta."
Deliziosa questa interpretazione .

Viene da chiedersi perchè Montini e Luciani non siano beati.
Forse perchè Paolo Vi ha intravisto il fumo di Satana e Giovanni Paolo voleva Dispaerderlo?
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# zampano 2014-04-29 21:25
Montini non è santo anche per l'opera di indagine di Don Luigi Villa
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# littoria3 2014-04-28 23:04
Nicolas, perchè non vai sul sito di Don Luigi Villa?, lì troverai il perchè Paolo VI non è stato 'santificato' (e non solo), Don Villa, pace all'anima sua, fù incaricato, meglio, investito da San Pio da Pietralcine di un incarico particolare, ha smascherato e combattuto tutta la sua vita di santo sacerdote contro la massoneria curiale e non , come gli dissa San Pio, " affrettati, la massoneria è arrivata fin sulle scarpe del papa", e sulle scarpe del papa c'era già il massone, quel Montini che a sua volta confermò: che per una qualche ragione il fumo di satana è penetrato nella chiesa", lui sì che lo poteva dire.
Ave
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# nicolas 2014-04-29 11:02
Grazie per l'informazione.
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# Militiaceleste2 2014-04-29 10:30
Grazie per aver ricordato Pio XII. Che possiamo fare noi di area tradizionalista ? Impegarci, con la grazia di Dio, in un forte impegno ascetico, oltre che culturale.
Questa Chiesa post conciliare manca di memoria storica. Invece la Chiesa di Cristo non si fonda su un mito edificante, ma su Fatti storici; non sto parlando dell'arca di Noè, quella interessa i testimoni di geova. Sto parlando della Resurezzione di nostro Signore, senza la quale non è spiegabile l'espolosione inaspettata che si ebbe nel mondo antico, schiavista, sadico e pagano.
La Chiesa si fonda su LOGOS, non sul pathos, sul sentimentalismo sdolcinato, sul pauperismo strombazzato ai 4 venti, sulle facezie da nonnetto.
La Chiesa ha tesori inestimabili: non sto parlando delle entrate ai musei vaticani, ma degli scritti dei Padri (non solo Agostino), le sentenze e le argomentazioni dei Dottori (non solo Tommaso!), le sue centinaia di scienziati, dotti, eruditi, filosofi, sapienti che hanno edificato il meglio della civiltà.

La chiesa è romana, non è una setta giudaica, magari con meno prescrizioni e più pacifismo. Come essa ha ereditato il Vecchio Testamento (la saggezza salomonica, i profeti, i salmi, non certo il Talmud), essa ha nei Suoi Tesori la Sapientia Iuris del Diritto romano, non le magalomanie dei Nerone e dei Caligaola.
Ecco il trionfo della Chiesa, per la quale si dovrebbe andare in Piazza S.Pietro:Il Logos = Atene bettazzata:
IL CRONOS: il Calvario, l'ebraismo biblico che trova il suo Messia.
il NOMOS: la tradizione romanistica, Papiniano quale predecessore di Giustiniano.
In questa conciliare trovo poco logos, poco nomos, poca memoria storica.
Molto mithos, molto pathos, al posto del rigore giuridico molto buonismo.

Quindi, ecco la lezione appresa da quelli considero i miei maestri - anche Lei direttore Blondet- lottiamo almeno per noi stessi. E' la buona battaglia apologetica.
Speriamo che il Direttore pubblichi i Suoi articoli culturali e apologetici.
Avrebbe molti lettori bisognosi di una parola ferma.
Motivi di speranza: quel Giovanni Paolo II ha beatificato anche la Emmerich, anche S.Josemaria Escrvià, ha beatificato e canonizzato P.Padre Pio. Abbiamo argomenti per farci sentire, nonostante tutto.
Altri motivi per cui non cadere in depressione: in questi anni, mentre qui vediamo solo aspetti negativi, decine di milioni di africani sono entrati nella Chiesa Cattolica, la Corea del Sud è mezza crisatiana, una potenza fomentatrice di ateismo, la Russia, torna alle sue radici cristiane, forse, dico forse, si sta affermando un cattolicesimo tradizionalista nel mondo-anglosassone. Ricordiamo che la tristezza è il puzzo del nemico.
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# antaratman 2014-04-29 12:22
@ nicolas e littoria

La beatificazione di Montini ad ottobre è stata decisa da Bergoglio TRE giorni prima della santificazione? dei due campioni della negazione di Gesù Cristo, esattamente quando la croce di Cevo si è spezzata facendo piombare la statua del Cristo, che prima sembrava un impiccato, su quel povero ragazzo che è morto all'istante. Quindi si è aperta la strada per la sua santificazione, vedremo quali 'miracoli' si inventeranno.
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# antaratman 2014-04-29 13:06
In VERITAS CARITATE, benissimo l'aver ripubblicato questo articolo.

..."che di questa lega fossero i sussurri dei prelati «progressisti», stufi e insofferenti del suo lungo Pontificato".
Sulla morte di Pacelli: http://www.affaritaliani.it/culturaspettacoli/suor-pascalina-pio-1.html
Facendo una ricerca su Riccardo Galeazzi Lisi viene fuori di tutto, ma non tutta la verità.

"Lo dice con ingenua buona fede: la priorità del Concilio era quella". Un'ebreo ingenuo?
http://vaticaninsider.lastampa.it/inchieste-ed-interviste/dettaglio-articolo/articolo/concilio-council-papa-el-papa-pope-17620/

"La concessione, peraltro disobbedita massicciamente dai cardinali e dai vescovi, della Messa in latino, appare piuttosto come una «diversiificazi one dell’offerta» nel «mercato del religioso».

Ma certo, visto che il prossimo beato Montini,
ha rimesso l'autorità papale durante una cerimonia in S.Pietro nel 1962, depositando davanti a tutti i Vescovi la Tiara, simbolo del Triregno, passandola di fatto a loro.
Questo Ratzinger lo sapeva benissimo, facendo il beau gest per assecondare l'ala destra dei suoi estimatori e mettersi un altra maschera senza conseguenze decisive, data la massiccia adesione massonica vescovile e cardinalizia.

"Uno sguardo dal ponte" su un fiume di fango.
Potrebbe finire come il dramma di Miller:in tragedia per i personaggi. Intanto è la nostra.
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# stefi 2014-04-30 17:01
GRAZIE.....con tutto il cuore grazie.....Bruno Cornacchiola diceva le stesse cose....Dio la benedica
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# milvus 2014-05-01 19:49
Grazie per questo articolo chiarificatore, bellezza pura. L'antagonismo sotto le sue forme macherate di conservatorismo demonizza la bellezza della tradizione ed esacerba l'odio fino all'estremo. Il conservatorismo è populismo, la Chiesa non può e non deve essere l'eco di qualunque società propongano i conservatori, i motivi di Papa Pio XII sono complessi e non si possono spiegare alle masse, mentre quelli di altri Papi, sono più facili da farli credere. Quanto odio c'è nell'animo di certi prelati, addirittura per desiderare la morte del pontefice che guida a lungo la sua Chiesa. Per non parlare dell'odio dei conservatori politici. Per non parlare anche dell'odio che covava in coloro che lui ha punito per aver tradito la sua fiducia. Il volto però di Papa Francesco, durante la canonizzazione di questi due Papi non era lo stesso di quando si recò in Brasile, c'è di buono che passeranno presto nel dimenticatoio, ecco perchè dice sempre di non farci mai rubare la speranza. Ognuno faccia ciò che deve e se ne assuma le responsabilità.
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