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L’Immacolata Concezione di Maria
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La natura dell’Immacolata Concezione

Ci chiediamo qui in che cosa consiste l’Immacolata Concezione. Pio IX nella Bolla Ineffabilis Deus, con cui ha definito l’8 dicembre del 1854 l’Immacolata Concezione di Maria quale dogma di fede[1], ha usato la seguente definizione o formula dogmatica: “La Santissima Vergine, sin dal primo istante del suo concepimento, per grazia singolare e per privilegio di Dio onnipotente, in previsione dei meriti di Gesù Cristo, Salvatore del genere umano, fu preservata immune da ogni macchia di peccato originale”.

In breve l’anima di Maria fu creata da Dio e infusa nel suo corpo sin dal primo istante senza la macchia del peccato originale, il quale consiste essenzialmente nella mancanza della grazia santificante. Quindi nell’istante stesso in cui Dio creò e infuse l’anima di Maria nel suo corpo appena formato naturalmente dai suoi genitori, essa era provvista della grazia santificante e perciò senza il peccato originale.

L’Immacolata Concezione alla luce delle quattro cause

Per capire ancor meglio il significato della definizione dogmatica è bene studiarla alla luce delle sue 4 cause: 1°) l’autore o la causa efficiente dell’Immacolata Concezione; 2°) il soggetto o la causa materiale; 3°) l’oggetto o la causa formale; 4°) lo scopo o la causa finale.

1°) L’Autore o la Causa efficiente è Dio, che concesse alla Vergine Maria il privilegio di non essere senza grazia sin dal primo istante del suo concepimento (ossia dall’istante dell’unione dell’anima - creata e infusa da Dio - con il corpo, formato dai suoi genitori) in previsione dei meriti di Gesù Cristo.

2°) Il soggetto o la causa materiale di questo privilegio fu la persona di Maria (non il solo suo corpo o la sola sua anima, ma la loro unione) sin dal primo istante della sua esistenza come persona, ossia nell’istante in cui l’anima fu infusa da Dio nel suo corpo.

3°) L’oggetto o la causa formale è la preservazione dal peccato originale, ossia la presenza nell’anima di Maria della grazia santificante sin dal primo istante dell’infusione dell’anima nel corpo, che uniti costituiscono la persona umana. Infatti la sola anima sarebbe un fantasma e il solo corpo un cadavere, mentre la persona è costituita dall’unione di anima e corpo e la morte sopraggiunge quando l’anima si separa dal corpo.

4°) Lo scopo o la causa finale di questo privilegio (essere preservata dal peccato originale) è la Maternità divina di Maria. Infatti era conveniente che Maria, quale Madre di Dio, fosse una degna abitazione del Verbo Incarnato, ma, se per un solo istante fosse stata senza la grazia santificante e schiava di satana, non sarebbe stata degna, pulita e immacolata dimora di Cristo bensì inquinata dalla macchia del peccato originale.

Corollari

Maria, come discendente da Adamo per via di generazione naturale quanto al corpo, avrebbe dovuto nascere senza la grazia santificante, ossia con la macchia del peccato originale, ma, siccome era predestinata ad essere Madre di Gesù e quindi degna, pulita e immacolata abitazione del Figlio Incarnato, venne preservata da Dio dal contrarre una simile colpa o sozzura morale e quindi sin dal primo istante della sua concezione (l’istante in cui la sua anima venne infusa da Dio nel suo corpo) ebbe la grazia santificante senza nessuna sozzura morale o colpa.

Per cui, mentre tutti gli altri uomini vengono liberati o rialzati dalla colpa contratta (mediante il battesimo o la giustificazione), per esempio come quando un uomo cade e lo si rialza, Maria soltanto fu preservata dal contrarla, ad esempio come quando si trattiene qualcuno dal cadere e lo si preserva dalla caduta. Quindi Maria è stata redenta con Redenzione preservativa, mentre gli altri uomini son redenti con Redenzione liberativa.

Tutto ciò ci fa capire che l’Immacolata Concezione non è una semplice immunità dal peccato originale, ossia un non-contrarlo, ma include una relazione esplicita e potenziale al male o al peccato originale, cui Maria avrebbe naturalmente teso, ma da cui è stata preservata. Inoltre tra tutti gli uomini solo Maria è stata preservata dal cadere nel peccato originale, perché l’avrebbe sicuramente contratto, se non ne fosse stata preservata.

Il peccato originale in breve

L’Immacolata Concezione è strettamente collegata con la formazione di Adamo ed Eva nello stato di giustizia originale e con la loro successiva caduta nel peccato originale con tutte le sue deleterie conseguenze sia per loro stessi sia per i loro discendenti.

Dio creò i nostri progenitori e li arricchì gratuitamente o per sua libera scelta di due tipi di doni: 1°) i doni preternaturali, che sorpassano le capacità della natura umana, ma non angelica. Essi sono quattro: a) l’integrità o la sottomissione perfetta dell’anima a Dio e del corpo all’anima; b) l’impassibilità o l’immunità dalla sofferenza; c) l’immortalità o il non dover morire; d) la scienza infusa o il non dover studiare per conoscere; 2°) i doni soprannaturali, che sorpassano le capacità non solo della natura umana, ma anche di quella angelica. Essi sono la grazia santificante con il suo corteo, ossia le virtù infuse e i doni dello Spirito Santo.

Adamo ricevette i doni preternaturali e soprannaturali e li avrebbe trasmessi ai suoi posteri in eredità, a condizione di rendere un libero atto di obbedienza a Dio, astenendosi da un frutto che il Signore gli aveva proibito di mangiare, ma Adamo ed Eva, messi alla prova, disubbidirono a Dio mossi dall’orgoglio e così perdettero per sé stessi e per noi i doni preternaturali e soprannaturali. Perciò ogni uomo discendente da Adamo, invece di nascere con la grazia santificante, ne nasce privo (come il figlio di un uomo ricco che è fallito nasce povero e privo di tutte le ricchezze perse dal padre), non già per propria colpa attuale, ma per colpa del proprio padre dal quale avrebbe dovuto ricevere ogni dono.

L’Immacolata Concezione nella S. Scrittura

Le fonti della divina Rivelazione sono la Scrittura e la Tradizione, interpretate dal Magistero ecclesiastico.

I testi della S. Scrittura[2] in cui si ritrova il concetto della Immacolata Concezione di Maria sono i seguenti.

Il Protovangelo

Nella Genesi (III, 15) Dio maledice il serpente che ha tentato Eva ed Adamo e gli dice: “Io porrò delle inimicizie tra te [il serpente diabolico, ndr] e la Donna, tra il seme tuo e il seme di Lei; Ella ti schiaccerà il capo mentre tu cercherai di insidiare il suo calcagno”.

Naturalmente questo testo della Genesi o il Protovangelo costituisce una prova evidente della Immacolata Concezione, se è letto alla luce dell’interpretazione datane dai Padri della Chiesa.

Ora i Padri lo hanno interpretato nel senso che la Vergine, in quanto Madre di Dio e quindi Immacolata, schiaccia il capo del diavolo. Tra Maria con la sua discendenza (Cristo e i cristiani) e il serpente infernale con la sua discendenza (i malvagi che gli sono sottomessi col peccato) vi sono delle inimicizie irreconciliabili, ma Maria schiaccerà e vincerà il diavolo, mentre costui cercherà di tentare o insidiare il suo tallone, ossia i cristiani proprio come aveva tentato i progenitori.

Pio IX nella sua definizione dogmatica riprende questo passo della Scrittura sacra letto e interpretato nel significato datone dai Padri e asserisce che “la Vergine ha schiacciato il capo del serpente infernale”.

Pio IX ha, così, dato un’interpretazione mariologica[3] e cristologica del Protovangelo.

Padre Gabriele Roschini[4] afferma che l’Immacolata Concezione sgorga limpida dal Protovangelo in quanto è contenuta in tre cose da esso asserite: 1°)  l’inimicizia assoluta tra la Donna, il suo seme o  discendenza (Cristo, suo Figlio fisico, e i cristiani, suoi figli spirituali). Questa inimicizia essendo assoluta implica un’antitesi completa e totale tra la Donna e il demonio, simile a quella esistente tra il seme principale di Maria (Cristo) e il diavolo stesso. Ora la loro opposizione totale e completa esclude in Maria come in Gesù qualsiasi peccato non solo attuale, ma anche originale sia pure per un solo istante. Quindi come satana è tenebra e peccato, Maria è luce e grazia ed Immacolata o senza peccato sin dal primo istante. Luce senza alcuna ombra, grazia senza alcun peccato. Infatti il peccato rende nemici di Dio ed amici del demonio, invece la grazia rende l’uomo amico di Dio e nemico di satana. 2°) La piena vittoria di Maria (Madre di Cristo) sul demonio, che è la conclusione logica dell’inimicizia totale tra loro. Ne segue che Maria col suo Figlio è la Vincitrice sempre invitta di satana. Ora, se per un solo istante Maria fosse stata senza la grazia santificante, sarebbe stata schiava del demonio e da lui vinta e sottomessa. Quindi Maria è Immacolata. Occorre specificare che Cristo per sé stesso (in quanto Dio) ha il potere di vincere il diavolo, Maria lo ha per partecipazione in quanto vera Madre di Dio e associata da Lui alla sua opera di Redenzione del genere umano. 3°) L’associazione della Donna a suo Figlio o “seme” nella Redenzione dell’umanità dalla schiavitù del demonio e del peccato. Infatti cedendo alla tentazione diabolica i nostri progenitori caddero nel peccato e l’umanità divenne schiava del serpente. Ma, secondo la promessa di Dio nel Protovangelo, l’umanità sarebbe stata liberata da questa schiavitù dalla Donna in quanto vera madre di Dio, ossia dal Redentore principale con la Corredentrice secondaria e subordinata, dal “Nuovo Adamo” e dalla “Nuova Eva”, da Cristo e da Maria, che trasforma la vecchia Eva in Ave. Ora, se Maria stessa fosse stata schiava di satana, anche per un solo istante per il peccato originale contratto, in che modo avrebbe potuto liberare il genere umano dalla sua schiavitù?

Per questi tre motivi possiamo dire che Maria fu redenta con Redenzione preservativa affinché potesse cooperare col Nuovo Adamo (quale Nuova Eva) alla Redenzione liberativa di tutti gli altri uomini. In breve, Immacolata perché Madre di Dio, Corredentrice e associata a Cristo nella Redenzione dell’umanità. Ecco esposte le tre ragioni secondo cui possiamo affermare che l’Immacolata Concezione è contenuta nel Protovangelo implicitamente.

Il Vangelo di San Luca

Nel Nuovo Testamento all’Annunciazione (Lc., I, 28) Maria è salutata dall’Arcangelo Gabriele col titolo di “piena di grazia”, in greco “checaritoméne” (stabilmente o sempre piena di grazia divina), e i Padri interpretano tale pienezza unanimemente come una santità perfetta e senza limiti di tempo. Ora dove è la grazia non vi è il peccato, quindi Maria è stata sempre nella grazia di Dio e perciò mai, neppure per un solo istante, nel peccato personale o originale.

Lo stesso va detto per “il Signore è con te” e per “tu sei benedetta tra le donne”: sempre con te e sempre benedetta. Quindi mai in peccato e maledetta oggettivamente.

L’Apocalisse

Nell’Apocalisse troviamo una conferma di questa interpretazione del Protovangelo. Nel capitolo XII dell’Apocalisse si ritrovano tre protagonisti speculari a quelli della colpa originale: da una parte la Donna (la Nuova Eva) con il Figlio (il Nuovo Adamo) e dall’altra il Dragone rosso (il serpente infernale). Tra le due parti vi è un’inimicizia assoluta, che esclude ogni tipo di amicizia mediante il peccato, anche per un solo istante. Per questo motivo la Donna appare tutta avvolta dal sole, ossia tutta luce e grazia senza alcuna ombra di peccato. San Giovanni nell’Apocalisse (XII, 6-14) analogamente alla Genesi (III, 14-15) descrive la Donna (Maria), suo Figlio (Gesù Cristo e i cristiani) e il Dragone rosso che è il serpente infernale, ossia satana e i suoi seguaci (cfr. Ap., XX, 2). Il Dragone sferra un primo attacco contro il Figlio appena nato dalla Donna, ma Costui sfugge ai suoi attacchi ed è rapito in Cielo; in una seconda offensiva il Dragone attacca la Donna, che ha appena dato alla luce il Figlio, ma anche Costei sfugge alle sue insidie e si rifugia nel deserto simbolo della protezione divina (Ap., XII, 6 e 14), che inghiotte l’ondata d’acqua lanciata dal Serpente infernale per affogare la Donna; nella terza offensiva il Dragone attacca i figli o il seme e il tallone (Gen., III, 15) della Donna e di Gesù, ossia i cristiani e la Chiesa, ma, grazie al Sangue dell’Agnello e ai dolori spirituali di Maria, essi vincono il Dragone (“Ipsa cònteret caput tuum”).

L’idea fondamentale dal primo Libro Sacro dell’Antico Testamento (Genesi) all’ultimo Libro del Nuovo Testamento (Apocalisse) è la piena vittoria di Cristo Re e Maria Regina su satana e i suoi suppositi.

L’Immacolata Concezione nella Tradizione

Il 1° periodo: dall’età apostolica al XII secolo

In questo periodo prevale l’asserzione implicita dell’Immacolata Concezione, che viene illuminata, di tanto in tanto, da asserzioni più o meno esplicite.

Nei primi tre secoli la dottrina dell’Immacolata Concezione si trova espressa in modo latente e implicito 1°) nel dogma già allora definito e professato esplicitamente della Maternità divina; 2°) nella verità dell’opposizione antitetica tra Maria ed Eva e 3°) in alcune asserzioni sull’assoluta purezza e santità di Maria.

La Maternità divina di Maria è la base e il primo fondamento di tutti i privilegi mariani e quindi anche dell’Immacolata Concezione. La Maternità di Maria è inconciliabile con qualsiasi peccato perché il disonore della Madre si rifletterebbe sul Figlio.

Il parallelismo antitetico tra Eva e Maria comporta un duplice rapporto di somiglianza e di dissomiglianza. Il rapporto di somiglianza consiste nel fatto che come Eva uscì immacolata dalle mani di Dio, così Maria, la Nuova Eva, deve uscire Immacolata dalle mani del Signore. Il rapporto di dissomiglianza consiste nel fatto che, se Maria è l’opposto di Eva peccatrice, non può aver peccato come Eva, anzi deve essere Immacolata.

Troviamo anche, in questo periodo, testimonianze sull’assoluta santità e purezza di Maria, la quale sin dagli inizi della Chiesa è stata chiamata “la santa Vergine” per eccellenza, fondandosi sulle parole pronunciate dall’angelo Gabriele “piena di grazia”[5].

S. Ippolito la chiama “santa Vergine piena di grazia” (De Antichristo, IV, 7), S. Ireneo la chiama “pura” (Adv. Haeres., IV, XXX, 11).

Dal IV secolo in poi Maria è presentata come la “sola simile a Cristo” nell’immunità dalla colpa e dalle sue conseguenze. Così pure S. Efrem il Siro, che inoltre paragona lo stato di Maria a quello di Eva prima della caduta (Sermo in Genesym, III, 6).

S. Agostino insegna che Maria è stata preservata da ogni peccato attuale, ma siccome il peccato originale rende inevitabile il peccato attuale (almeno veniale di fragilità) ne segue che l’assenza del peccato attuale comporta l’assenza di quello originale (De natura et gratia, c. 36, n. 42). Inoltre il Dottore d’Ippona insegna che Maria non è stata assoggettata al diavolo nascendo col peccato originale, ma è stata assoggettata a Dio perché la condizione di nascere col peccato originale fu sciolta in lei dalla grazia della rinascita preservativa dalla colpa, altrimenti se ne fosse stata solo liberata e non preservata sarebbe nata come tutti gli uomini assoggettata al Maligno (Contra Julianum, l. IV, c. 32).

Maria viene detta la “sola” immacolata, la “sola” sempre pura, la “sola” immune dalla colpa nella Liturgia bizantino-slava (cfr. A. Koren, La devozione mariana ed in specie la fede nell’Immacolata Concezione nei testi liturgici bizantino-slavi, in “Virgo Immaculata”, IV, p. 156 ss.).

Il 2° periodo: dal XII al XV secolo

Fu un periodo di controversie in cui predominò più la negazione che l’affermazione.

La controversia iniziò in Inghilterra a causa della festa liturgica della Concezione di Maria, restaurata dall’abate Anselmo il giovane (nipote di S. Anselmo d’Aosta). Molti gridarono alla novità, ritenendo che la concezione della Vergine Maria fosse come quella di tutti gli altri, cioè macchiata dalla colpa originale. Tra costoro vi fu anche il celeberrimo S. Bernardo di Chiaravalle nella Lettera 174 ai canonici di Lione.

Fu un periodo di discussione e di approfondimento. In questo periodo si discusse molto sulla natura del peccato originale. Alcuni seguivano la teoria (erronea)[6] di S. Agostino sul peccato originale ripresa e diffusa da Pietro Lombardo, secondo cui esso consiste essenzialmente nella concupiscenza e viene trasmesso per l’atto dell’unione carnale in quanto libidinoso. Infatti come un vaso sporco sporca l’acqua che vi si versa, così l’anima creata da Dio è sporcata dal corpo in cui viene ricevuta perché è stato generato con libidine, ossia nel peccato (cfr. P. Lombardo, II Sent, dist. 31, cap. 4).

Altri seguivano la teoria di S. Anselmo d’Aosta (De conceptu virginali et originali peccato, cc. III, VII e VIII) secondo cui l’essenza del peccato originale consiste nella privazione della giustizia o grazia e dei doni preternaturali che avremmo dovuto avere nell’istante stesso dell’unione dell’anima col corpo, se Adamo non avesse peccato.

Nel XII secolo la maggior parte degli Autori negò, direttamente o indirettamente, l’Immacolata Concezione, asserendo che Maria apparteneva come tutti gli uomini alla massa corrotta in Adamo e quindi non immune dal peccato originale. Tra di loro i più famosi sono Ruperto di Deutz (In Cantica Canticorum, lib. I) e San Pier Damiani, il quale asserisce che solo Cristo è stato senza peccato (Sermo XXIII, In Nativitate S. Jo. Bapt.). Quindi, indirettamente, affermava che Maria aveva il peccato originale. S. Bernardo di Chiaravalle ammise in Maria una santificazione nel seno materno (Epistola 174 ai Canonici di Lione). Anche S. Anselmo negò l’Immacolata Concezione (Cur Deus homo, II, 16).

Altri ammisero l’Immacolata Concezione, ma alcuni non spiegarono il modo in cui avvenne oppure lo spiegarono in maniera falsa, altri - circa una quindicina - la spiegarono rettamente; i più famosi di essi sono: Eadmero da Canterbury (Tractatus de conceptione S. Mariae) e Nicola da S. Albano (Liber de celebranda conceptione Beatae Mariae contra Beatum Bernardum).

Nel XIII secolo la questione venne trattata ed impostata rettamente da alcuni grandi teologi, inizialmente da Roberto Grossa Testa vescovo di Lincoln, fondatore della scuola francescana di Oxford e poi da S. Tommaso d’Aquino[7] e da S. Bonaventura da Bagnoregio su cui mi soffermo ora.

S. Bonaventura (In Sent., lib. III, dist. 3, p. 1, a. 1), fa epoca nella storia della dottrina sull’Immacolata Concezione. Egli la espone così: il peccato originale essenzialmente è mancanza di grazia santificante; l’anima di Maria fu santificata contemporaneamente alla sua creazione e infusione nel corpo e ciò fu conveniente in vista dell’onore di Cristo, che doveva incarnarsi nel seno della Vergine Maria ed avere in lei una degna abitazione; tuttavia siccome la sentenza contraria nel suo tempo era la più comune, il Santo, pur non seguendola, la ritenne soltanto meno comune.

Il 3° periodo: dal XV secolo al 1854

Nella prima metà del XV secolo la sentenza favorevole all’Immacolata Concezione continuò a guadagnare aderenti sino al Concilio di Basilea, il quale il 17 settembre del 1439 decretava nella sessione XXXVI che la credenza dell’Immacolata Concezione di Maria era conforme alla fede cattolica e al culto della Chiesa. Tuttavia tale Concilio, nel tempo in cui questa sessione veniva promulgata, non era più legittimo essendosi sottratto alla soggezione del Pontefice Romano. Quindi tale affermazione non aveva valore magisteriale e giuridico. Ciò non ostante essa influì positivamente sul progresso, estrinseco ed omogeneo, del dogma dell’Immacolata Concezione.

Possibilità dell’Immacolata Concezione

Quanto alla possibilità dell’Immacolata Concezione i teologi, in questo periodo, distinsero in Dio la Potenza assoluta (considerata in sé senza la Saggezza) e la Potenza ordinata (considerata assieme alla Saggezza divina) e insegnarono che teologicamente l’Immacolata è possibile o non ripugna sia quanto alla sola Potenza assoluta sia quanto alla Potenza ordinata di Dio. È evidente che Dio con la sua Potenza assoluta o Onnipotenza per sé considerata ha potuto preservare con Redenzione preservativa Maria dalla macchia del peccato originale. Infatti Dio può far tutto ciò che non è contraddittorio e l’Immacolata Concezione di Maria non lo è. Se si considera la sua Potenza ordinata, cioè assieme alla sua Sapienza, allora appare chiaro che Dio ha potuto preservare Maria dal peccato originale perché tale preservazione preventiva non implica nessuna ripugnanza, contraddizione e impossibilità metafisica, né da parte di Dio (che, essendo il Supremo Legislatore, può fare una eccezione alla Legge della trasmissione universale del peccato originale), né da parte di Maria (la quale come creatura è pienamente soggetta a Dio Creatore, che può far risplendere in lei la sua Onnipotenza), né da parte del genere umano (quantunque “tutti hanno peccato in Adamo” [Rom., V, 12], perché Maria non è una di tutti, ma è un mondo a parte tra Dio e gli uomini, una sopra tutti, essendo vera Madre di Dio).

Convenienza dell’Immacolata Concezione

L’Immacolata Concezione di Maria fu conveniente da parte di Dio per manifestare i tesori della sua Onnipotenza poiché è più grande preservare che rialzare, prevenire che curare.

L’Immacolata Concezione fu conveniente anche da parte di Maria. Infatti tutti i princìpi della mariologia reclamano l’Immacolata: il principio della Maternità divina la reclama in quanto Maria doveva essere degna abitazione del Verbo Incarnato e quindi del tutto monda dal peccato; il principio della eminenza di Maria, perché ciò che Dio ha concesso ai servi non può essere negato alla Regina. Ora gli angeli e i proto-parenti son stati concepiti e creati senza peccato originale. Quindi conveniva che Maria fosse Immacolata sin dal primo istante del suo concepimento; il principio di analogia o di somiglianza con Cristo, perché, se il Figlio fu Immacolato per natura (divina), la Madre doveva essere Immacolata per grazia (preservatrice).

L’Immacolata Concezione nel Magistero

Il Magistero della Chiesa ancor prima della definizione dogmatica del 1854 conosceva questa verità di fede. Infatti era in vigore una festa liturgica della Concezione Immacolata di Maria in Oriente almeno dal VII secolo e in Occidente dal IX secolo. La Chiesa, senza fretta e con la massima prudenza, da papa Sisto IV (1471-1484), che approvò la festa dell’Immacolata Concezione, a Gregorio XVI (1831-1846), che fece inserire il titolo di Immacolata Concezione nel Prefatio della Messa e nelle Litanie, spianò la via alla definizione di Pio IX[8].

Sino al XV secolo, con Sisto IV non si è avuto nessun intervento del Magistero sull’Immacolata Concezione, quantunque venisse celebrata la festa liturgica della Concezione di Maria. Il primo passo fu compiuto da papa Sisto IV, che approvò due Uffici della Concezione Immacolata di Maria, pur senza impegnare direttamente la sua autorità papale. Il secondo ufficio, composto da Leonardo de Nogarolis e approvato il 27 febbraio del 1477, con la Costituzione Cum praecelsa e adottato dalla Curia romana, conteneva l’Oremus che recitiamo ancor oggi e che esprimeva chiarissimamente la preservazione di Maria dal peccato originale, in vista dei futuri meriti di Cristo, affinché Ella fosse una degna dimora del Figlio di Dio.

Dopo Sisto IV i documenti pontifici sull’Immacolata Concezione furono numerosissimi. Qui accenno solo ai fondamentali.

Il medesimo Sisto IV scrisse una Bolla pontificia sull’Immacolata Concezione, la Grave nimis del 1483, in cui espose la tesi immacolatista, senza definirla e renderla obbligatoria (cfr. C. Sericoli, Immaculata B. M. V. Conceptio iuxta Xysti IV Constitutiones, Sibenica-Roma, Kacic, 1945).

Nel 1546 al Concilio di Trento, durante i Decreti sul peccato originale, fu sollevata la questione dell’Immacolata, come eccezione all’universalità della colpa adamitica, ma non si arrivò a nessuna conclusione (M. Tognetti, L’Immacolata al Concilio Tridentino, in “Marianum”, n. 15, 1954, pp. 323-368). Vennero soltanto rinnovate le proibizioni di accusare di eresia i maculatisti o gli immaculatisti.

Finalmente con Alessandro VII (1655-1667) si arrivò al penultimo passo verso la definizione. Il Papa con la Bolla Sollicitudo omnium Ecclesiarum lodò la tesi secondo cui l’anima della Vergine Maria, nel primo istante della sua creazione e della sua infusione nel corpo, per una grazia e un privilegio speciale di Dio, in previsione dei meriti di Gesù Cristo Redentore del genere umano, fu preservata immune dalla macchia del peccato originale”. Il Pontefice aggiunse che questa dottrina rappresentava “il sentimento della Chiesa romana” e che era oggetto di “tranquillo possesso da parte dei fedeli”. Inoltre, in virtù della sua Autorità, fissò il significato autentico dei Documenti dei suoi predecessori in senso immaculatista. Tuttavia escluse esplicitamente che il suo intervento fosse una definizione obbligante, per cui coloro che avessero negato l’Immacolata Concezione non sarebbero caduti in eresia, né avrebbero commesso peccato grave contro la fede.

Pio IX, si avvalse anche del contributo a favore dell’Immacolata speso dai suoi tre diretti predecessori (Pio VII, Leone XII e Gregorio XVI).

L’azione definitoria e obbligante a credere di Pio IX si può dividere in tre momenti: il 17 luglio del 1847 affermò la conciliabilità della dottrina sull’Immacolata Concezione con la dottrina tomistica; in un secondo tempo, nel 1848, istituì una Commissione di 20 teologi incaricandoli di studiare la definibilità dell’Immacolata Concezione e ben 17 su 20 si dichiararono favorevoli alla definibilità; infine, il 2 febbraio 1849, da Gaeta promulgò l’Enciclica Ubi primum nella quale chiedeva ai Vescovi di tutto il mondo un parere sulla definibilità dell’Immacolata Concezione. Su 630 Vescovi consultati, 546 si dichiararono favorevoli e 56 contrari per ragioni di opportunità, mentre solo 5 erano contrari alla definibilità in sé. Quindi l’8 dicembre 1854 nella basilica vaticana di San Pietro definì come dogma di fede l’Immacolata Concezione (cfr. Bolla dogmatica Ineffabilis Deus).

d. Curzio Nitoglia



[1] Cfr. J. Alfaro, La fòrmula definitoria de la Imaculada Conception, in “Virgo Immaculata”, VIII, pp. 201-275.

[2] Cfr. F. Spadafora, La S. Scrittura e l’Immacolata, in “Rivista Biblica”, n. 2, 1954, pp. 1-9.

[3] Per la mariologia oltre le numerose opere di padre Gabriele Roschini cfr. anche A. M, Lépicier, Tractatus de Beatissima Virgine Maria Matre Dei, Roma, V ed., 1926; E. Campana, Maria nel dogma cattolico, Torino, Marietti, 1954; B. H. Merkelbach, Mariologia, Parigi, 1939; P. Staeter, Mariologia, Torino, Marietti, 1952-1958, in 3 volumi.

[4] G. Roschini, La Madonna secondo la Fede e la Teologia, Roma, 1953, in 3 volumi; Id., Dizionario di Mariologia, Roma, Studium, 1963; Id., Mariologia, Roma, Belardetti, II ed., 1947/1948, in 4 volumi; Id., Compendium Mariologiae, Roma, Scientia Catholica, 1946. In quest’articolo mi baso sulle opere del Roschini, che è stato uno dei massimi mariologi della Chiesa cattolica.

[5] La pienezza di grazia di Maria riguarda l’intensità della grazia di cui fu ripiena (santità positiva) sin dal primo istante del suo concepimento, oltre ad essere preservata (santità negativa) dal peccato originale. Tutti i teologi qualificati sono concordi nell’ammettere che la grazia iniziale di Maria superò la grazia iniziale ed anche finale di ogni singolo Angelo e Santo ed anche quella iniziale di tutti gli Angeli e Santi messi assieme. La questione è disputata quando si tratta della grazia iniziale di Maria e quella finale di tutti gli Angeli e Santi assieme. La maggior parte dei teologi ammette la superiorità della grazia iniziale di Maria anche rispetto a quella finale di tutti gli Angeli e Santi, solo pochi la negano.

[6] Attenzione a studiare la sola Patristica, senza il perfezionamento della Scolastica!

[7] In un articolo che si trova in questo sito ho riportato, alla luce di ciò che hanno scritto i grandi teologi, la tesi secondo cui S. Tommaso non solo non ha negato l’Immacolata Concezione ma l’ha difesa.

[8] R. Laurentin, L’Action du Saint Siège par rapport au problème de l’I. C., in «Virgo Immaculata», VIII, pp. 1-98.

 
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Commenti  

 
# Centuri 2017-12-16 19:28
Grazie don Curzio.
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# cgdv 2017-12-18 10:37
Uno scritto fondamentale per la perfetta comprensione del Dogma definito da Pio IX.
Giuliano
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