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La strage di Rio de Janeiro
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Una riflessione merita la notizia delle strage in Brasile di giovedì 7 aprile. A Realengo, zona ovest di Rio de Janeiro, un uomo di 24 anni, Wellington Menezes de Oliveira, è entrato nella scuola pubblica Tasso da Silveira – di cui era un ex alunno – e ha aperto il fuoco uccidendo 12 studenti, 10 bambine e 2 bambini, ferendone 18. Il massacro sarebbe stato anche peggiore se non fosse intervenuto un poliziotto, che ha ferito l’aggressore che si è immediatamente suicidato.

In Brasile, dove si spara un po’ dappertutto, non era mai successo niente di simile in una scuola. L’omicida-suicida aveva con sé una lettera, dal cui contenuto si capisce che soffriva di schizofrenia. Questa malattia mentale è stato confermata anche dai suoi fratellastri, che hanno rivelato che de Oliveira da bambino era stato in cura per disturbi mentali fino all’età di 14 anni. Da allora nessuno si era più curato del suo stato mentale, anzi le sue condizioni erano peggiorate quando morivano entrambi i genitori e lui era rimasto a vivere da solo nella casa paterna a Sepetiba, un quartiere degradato di Rio de Janeiro.

Wellington Menezes de Oliveira
   Wellington M. de Oliveira
Sui giornali e in televisione si è detto che dall’aspetto – barba lunga e uniforme tipo militare – e da alcuni passi della sua lettera l’uomo fosse un simpatizzante fondamentalista; in realtà il suo era delirio e la stessa Associazione Musulmana Brasiliana ha smentito, a mezzo stampa, qualunque collegamento con l’aggressore (1). La polizia ha fermato e interrogato due uomini, sospettati di avergli venduto illegalmente una della due armi usate per il massacro, una pistola calibro 32. Entrambi hanno confermato il fatto. Loro hanno fatto da intermediari tra de Oliveira e il venditore – un delinquente che sarebbe stato ucciso durante il Carnevale di Rio de Janeiro – trattenendo per la commissione 60 Reais (circa 25 Euro) dai 260 pattuiti (circa 120 Euro) (2).

Il Brasile ha reagito commosso a questa notizia, a Rio de Janeiro sono stati proclamati sette giorni di lutto cittadino, anche Dilma Rousseff ha voluto ricordare i «piccoli brasiliani vittime della strage». A Copacabana si è tenuta una manifestazione: centinaia di persone sono scese in strada sventolando delle bandiere brasiliane macchiate di rosso (insanguinate), per dire simbolicamente basta alle morti violente.

In effetti il numero di morti in Brasile per omicidio non accenna a diminuire, anzi rappresenta, dopo infarto e cancro, la terza causa di mortalità. Secondo gli studi compiuti negli ultimi anni, risulta che il tasso di omicidi in Brasile è stato, nel 2008, di 25,8 per 100.000 abitanti. Per dare un’idea lo stesso indice in Italia è stato 1,1 e negli USA – nazione paragonabile al Brasile per la facilità di reperire un’arma - è stato di 6 (3). Il Paese rappresenta il 3% della popolazione mondiale e concentra il 9% degli omicidi commessi nel mondo. Negli ultimi dieci anni gli omicidi sono cresciuti del 29%. Tra i giovani (dai 20 ai 29 anni) l’indice è aumentato del 48%.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Salute (OMS), 512.000 persone sono state assassinate in Brasile dal 1997 al 2007. Un numero paragonabile alle guerre più cruente, come quella in Angola che fece 550.000 vittime tra il 1975 ed il 2002. Oltretutto il conflitto africano durò ben 27 anni. Si tratta, pertanto, di una vera epidemia, principalmente tra la popolazione giovane, maschile, nella fascia di età dai 14 ai 24 anni.

Se prima la crescita della violenza sembrava essere ristretta alle grandi capitali, oggi i tassi stanno crescendo nelle medie e piccole città. Nella fascia di età dai 5 ai 14 anni presenta un aumento del 46.5% e nella fascia di età dai 15 ai 29 anni si è avuto un incremento del 64,4% delle morti. I giovani, soprattutto i maschi di razza parda (4) e negra, sono i più a rischio; nel 2008 sono morti in proporzione 103,4% più negri che bianchi, ovvero più del doppio.

Tra le cause dell’aumento della criminalità tra i minorenni, ci sono state: il crimine organizzato, le gang, l’aumento del consumo di droghe e l’assenza di pene. Tra i crimini praticati dai giovani, i tassi che sono cresciuti di più: i latrocini (furto seguito da morte), gli omicidi, il porto d’armi e il traffico di stupefacenti.

Per localizzazione geografica, i tassi di omicidio sono aumentati tra il 1998 ed il 2008 soprattutto in alcuni Stati nel nord del Brasile (Alagoas e Espirito Santo), ma anche del sud (Paranà) mentre sono diminuiti in altri tradizionalmente violenti (São Paulo e Rio de Janeiro). In quanto alla suddivisione per sesso, le morti per omicidio in Brasile colpiscono soprattutto la popolazione maschile.

Nell’ambito delle speciali classifiche internazionali per numero di morti per omicidio, il Brasile si colloca al 6° posto preceduto solo dai Paesi del Centro America, dove si sono spostate dalla Colombia negli ultimi anni le organizzazioni criminali del narcotraffico. Affrontata in questo contesto, si può capire perché in Brasile la strage di Rio de Janeiro ha riaperto la ferita mai chiusa delle morti giovanili violente. Inoltre la città carioca sarà una delle sedi dei campionati mondiali di calcio nel 2014 e la sede delle Olimpiadi nel 2016; nonostante alcune critiche (vedi Chicago) nessuno in Brasile ha mai messo in discussione la bontà della scelta.

Ora bisognerà lavorare molto sulla sicurezza.

A. R.
Brasilia





1)
Notizia riportata il 7 aprile 2011 dal quotidiano Terra,
2)
Ibidem.
3
) Indagine dell’Istituto Sangari
4) In Brasile, pardo è una categoria di razza/colore usata dall’Istituto Brasiliano di Geografia Statistica nei censimenti. La parola vuol dire marrone o grigio-marrone. La parola ha origine coloniale e indica una persona di razza mista composta delle tre razze: amerinda, negra e bianca.


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