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Sulla deposizione del “Papa eretico” da parte del “Concilio imperfetto”
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PRIMA SEZIONE

Le Analogie Tra Da Silveira, De Nantes E Guérard Des Lauriers

Nello scorso articolo (n. 8) abbiamo visto en passant che vi sono alcune analogie (somiglianze dissomiglianti, in cui la diversità è maggiore della somiglianza) tra la soluzione del problema della eventuale perdita dell’autorità ecclesiale - dopo la crisi del Concilio Vaticano II e del postconcilio - data dall’Abbé de Nantes, dal dottor da Silveira e da padre Guérard des Lauriers. Ora passiamo a vederle in dettaglio.

Michel-Louis Guérard des Lauriers

Padre Michel-Louis Guérard des Lauriers nei Cahiers de Cassiciacum (Nizza, Association Saint-Herménégilde, 6 voll., 1979-1981) ha capito molto bene la difficoltà presentata dalla deposizione del Papa eretico, come pure l’avevano già scorta nel 1964 l’Abbé Georges de Nantes (articolo n. 5) e nel 1970 il  dottor Arnaldo da Silveira (articoli n. 6/7).

Infatti il termine “depositus / deponendus” in senso stretto è tipico del Conciliarismo, che ammette la superiorità dell’Episcopato sul Papa, il quale potrebbe essere “deposto”  dal Concilio imperfetto (i soli Vescovi senza il Papa) in caso di una sua eventuale e ipotetica eresia; ma questa teoria è essa stessa una vera e propria eresia poiché nega almeno implicitamente e praticamente il Primato di Giurisdizione del Papa sulla Chiesa universale.

Perciò, per dichiarare che Paolo VI non era Papa, padre Guérard des Lauriers non ha seguìto la via del Papa eretico come avevano fatto sia l’Abbé  de Nantes (rivista Contre Reforme Catholique, 1964-1973) che il da Silveira (La Nouvelle Messe de Paul VI: Qu’en Pénser?, Chiré-en-Montreuil, DPF, 1975), ma ha percorso la via analoga (ove è maggiore la diversità che la somiglianza) della constatazione 1°) della volontà oggettiva di Paolo VI di non perseguire il bene comune della Chiesa, a partire dagli atti oggettivi che ha posto in essere; perché un’autorità che non vuole il fine della società che governa non può possedere l’autorità e quindi Paolo VI non è Papa in atto; 2°) degli errori riscontrati nella Dichiarazione Dignitatis humanae personae (7 dicembre 1965) del Concilio Vaticano II promulgata da Paolo VI[1], la quale secondo il teologo domenicano francese sopra menzionato avrebbe dovuto essere infallibile (per il solo fatto di essere stata presentata come divinamente Rivelata[2]) ed invece ha fallito, quindi da essa egli fa derivare il fatto che papa Montini non fosse Papa formalmente o in atto, ma solo materialmente o in potenza.

La tesi di p. Guérard è detta anche “Sedevacantismo parziale o mitigato” (ossia solo formale) per distinguerlo dal “sedevacantismo totale o radicale”, secondo il quale Paolo VI (e con lui i Sommi Pontefici conciliari e postconciliari) non è Papa né formalmente né materialmente e quindi si può passare all’elezione di un altro vero Papa (“Conclavismo”), anche a prescindere dal Collegio cardinalizio, che sarebbe vacante anch’esso come il Papato, partecipandone gli errori; mentre p. Guérard des Lauriers riteneva di dover attendere che il Papa solo in potenza si convertisse e diventasse Papa in atto, ma …

Una Via Senza Uscita

Paolo VI è morto senza convertirsi e passare all’atto e questo è il vulnus della sua Tesi teologica, che non si può basare più su un Papa materiale o  in potenza, ma su ciò che resta di Paolo VI, il quale è divenuto nell’agosto del 1979 un cadavere, che non è più in potenza ad essere eletto Papa e quindi la catena ininterrotta della successione apostolica e petrina si sarebbe spezzata il 6 agosto del 1978 con la morte di Paolo VI e perdurerebbe ancora oggi con papa Bergoglio, il che è contrario alla fede cattolica.

Si noti che il Cardinal Louis Billot - nel suo Trattato De Ecclesia Christi - quando tratta del Papa come colui che ha ricevuto da Cristo il compito (“munus”) di confermare gli altri (Vescovi, sacerdoti e fedeli) nella fede,  specifica che si tratta del Papa in quanto “persona reale e viva e non metafisica ed astratta”. Quindi la tesi del Papa solo materiale, ma non formale, che è frutto di un’astrazione logico/filosofica, è implicitamente confutata già nel 1909 dal Tractatus de Ecclesia Christi del Billot.

Anche S. Roberto Bellarmino nel XVI/XVII secolo (De Romano Pontifice, lib. II, cap. 30, Milano, Battezzati, 1857, pp. 418-420) fece una distinzione analoga a quella ripresa nel 1979 da padre Guérard (Papa materiale/formale) e insegna che, quando i Cardinali eleggono il Papa o designano una persona alla quale Gesù conferisce l’autorità papale, non esercitano una vera e propria scelta giuridica sul Pontefice romano, che ancora non esiste in atto, ma la esercitano sulla persona fisica del Papa in potenza o materiale, che, se dice di accettare l’elezione canonica, riceve da Dio il Pontificato in atto o formalmente altrimenti non passa dalla potenza all’atto ed è un “Papa materiale, ma non formale”. Il Bellarmino  ne conclude che i Cardinali o i Vescovi non possono “deporre” giuridicamente il Papa in concreto o in atto poiché allora eserciterebbero una certa giurisdizione sul Papa in atto o formale trovandosi davanti non solo una semplice persona umana che in potenza potrebbe diventare Papa, ma un Papa in atto o una persona reale umana eletta Papa formalmente, che, avendo accettato l’elezione, è realmente Papa in atto e quindi è superiore ad ogni potere umano ed ecclesiale, anche ai Vescovi e ai Cardinali.

Le Tre Tesi Sfociano In Un Problema Umanamente Insolubile

Le Tesi teologiche di p. Guérard (1979), del da Silveira (1970) e dell’Abbé de Nantes (1964) si somigliano (anche  se con alcune diversità, che sono maggiori delle somiglianze) perché per evitare il Conciliarismo non parlano (come i cattedratici che dal 2016 cercano di far deporre papa Bergoglio dopo averlo fatto dichiarare eretico dall’Episcopato) di dover deporre o constatare la deposizione del Papa; però parlano di “decadimento” o “perdita” dell’autorità papale da parte della persona fisica che è stata eletta, ma che essendo caduta in eresia (o non avendo la volontà oggettiva di procurare il bene comune della Chiesa, oppure avendo errato là dove avrebbe dovuto essere infallibile), ha perso la forma accidentale di Papa mantenendo solo la materia e la forma sostanziale (anima umana), ossia l’esistenza come persona fisica e privata senza più l’autorità papale. Tuttavia questa persona fisica, in potenza ad essere eletta Papa e a divenirlo in atto,  è morta, avendo perso anche la forma sostanziale o l’anima razionale il 6 agosto del 1978 (e questo è il grave scoglio della “Tesi di Cassiciacum”, analogamente alle tesi dell’Abbé de Nantes e del da Silveira).

L’Abbé Georges de Nantes

L’Abbé Georges de Nantes sollevò per primo la questione nel n. 188 della sua Rivista “Contre Reforme Catholique” (11 novembre 1964, p. 2), in cui scrisse che il Papa può cadere in eresia e deve essere deposto, non dal Concilio, che è inferiore a lui, ma da lui stesso, in modo che dopo essere stato ammonito della sua eterodossia 1°) o cambia opinione, si corregge e pone fine al problema; 2°) oppure continua pertinacemente a sostenere l’eresia di cui è stato ammonito e allora, ammettendo, praticamente ed implicitamente, di essere eretico deporrebbe se stesso

Per l’Abbé de Nantes, giustamente, coloro i quali ritengono che il Papa debba essere giudicato canonicamente e con giurisdizione dall’Episcopato sono materialmente eretici, in quanto negano almeno implicitamente il Primato di giurisdizione del Papa definito dal Concilio Vaticano I, ed essi vengono da lui definiti come “scismatici di destra”; ma anche la distinzione o escamotage che ha trovato (“il Papa depone se stesso …”) per evitare lo scoglio del Conciliarismo fa acqua da tutte le parti.

Arnaldo Xavier Vidigal da Silveira

Per risolvere il problema il da Silveira (come aveva fatto analogamente già sei anni prima l’Abbé de Nantes, anche se in maniera leggermente diversa) fa una distinzione secondo cui il Papa caduto in eresia conserverebbe la giurisdizione in maniera precaria, radicalmente o potenzialmente, nella misura in cui essa è necessaria per il bene comune della Chiesa (A. X. V. da Silveira, cit., p. 275). In tal caso sarebbe Gesù a mantenerlo nella sua giurisdizione pontificia e non la Chiesa, il Concilio imperfetto o l’Episcopato (A. X. V. da Silveira, cit., p. 276)[3]. Qui senza ombra di dubbio l’analogia con la “Tesi di Cassiciacum” si fa ancora più forte.

Come si vede le analogie tra i tre teologi (de Nantes, da Silveira, des Lauriers) sono abbastanza pregnanti, occorre tener presente che l’analogia è un rapporto tra due o più entità in cui la diversità supera la somiglianza. Quindi le tre Tesi sono simili, ma presentano notevoli differenze tra di loro. Tuttavia ciò che le accomuna è il termine della via che percorrono: infatti il punto di arrivo è l’impossibilità pratica di risolvere il caso di un Papa ipoteticamente caduto in eresia materiale, che dovrebbe avere perso il suo potere pontificale, senza che la Chiesa perda l’Apostolicità.

Come si vede dei valenti teologi avevano, già mezzo secolo fa, iniziato a studiare il problema degli errori sparsi dal Papa e dai Vescovi durante e dopo il Concilio Vaticano II ed avevano cercato di trovare una soluzione, ma essa non è venuta; quindi ci si è dovuti arenare nella speranza dell’intervento soprannaturalmente onnipotente di Dio, che solo può mettere riparo ad un male così preternaturalmente profondo, abissale, vasto e universale.

Oggi alcuni intellettuali, in maniera molto meno brillante dei tre suddetti teologi, cercano di risolvere un problema iniziato con Giovanni XXIII, attribuendolo un po’ farisaicamente solo a papa Bergoglio, inoltre essi aggravano la situazione ecclesiale già tanto disastrata, rispolverando la dottrina ereticale del Conciliarismo, secondo cui il Papa in caso di eresia deve essere giudicato dall’Episcopato o dal Cardinalato e deposto. Certamente non è con un’eresia che si corregge un’altra eresia.

*

SECONDA SEZIONE

Ricapitolando La Tesi Di Cassiciacum Di Padre Guérard des Lauriers

La Tesi di padre Guérard è molto difficile da capirsi perché si fonda su nozioni non solo di fede (come il problema del Papa eretico), ma filosofiche e specificatamente metafisiche, mutuate da Aristotele e da San Tommaso d’Aquino, dei quali il Guérard era un profondo e originale conoscitore, capace di elaborarle per applicarle all’Ecclesiologia per cercare di risolvere la situazione concreta di crisi in cui versa l’elemento umano (anche e soprattutto gerarchico) della Chiesa.

Mi permetto di riassumerla brevemente per renderla intelligibile per quanto sia possibile, sperando di non tediare il lettore.

Apostolicità Materiale/Formale

Per poterla spiegare e capire, innanzitutto, bisogna distinguere l’Apostolicità materiale/formale dalla questione del Papa materiale/formale. Infatti qualcuno tende a confonderle.

Per quanto riguarda l’Apostolicità, essa è materiale se il Vescovo attuale o in questione discende cronologicamente e ininterrottamente dagli Apostoli, ma non ha ricevuto la Giurisdizione dal successore di Pietro, che è il Romano Pontefice, come i Vescovi scismatici “ortodossi”. Quindi gli manca la forma - che gli viene data dal Papa - di vero e completo (non solo nel tempo o cronologicamente) successore degli Apostoli subordinati a Pietro, come Gesù aveva stabilito fondando la sua Chiesa.

L’Apostolicità, invece, è formale se il Vescovo attuale o in questione è successore degli Apostoli cum Petro et sub Petro, come i Vescovi cattolici, che ricevono la forma accidentale o potere giurisdizionale dal Papa e ne riconoscono il Primato di giurisdizione e non solo  di nome o di onore. Queste sono nozioni di semplice Ecclesiologia e non riguardano direttamente la “Tesi di Cassiciacum”, ma servono come premesse per farla capire.

Papa Materiale/Formale

Secondo la “Tesi di Cassiciacum”, il Papa è formale o in atto se è veramente Papa (da S. Pietro a Giovanni XXIII), mentre lo è materialmente o in potenza, se non lo è ancora in atto, però lo può diventare come chi è stato eletto, ma non ha ancora accettato l’elezione. Ora, secondo la “Tesi di Cassiciacum”, da Paolo VI sino a Francesco saremmo in questa situazione; ma essa intravede il problema, pur omettendo di prenderlo specificatamente in considerazione, il fatto che Paolo VI è morto senza diventare realmente Papa in atto e che un cadavere non è più un Papa materiale, ma è un non-essere, che è ben distinto dalla potenza o capacità di fare o di ricevere.

Il Papa Materialmente/Materiale, Ossia Una “Comparsa Di Papa”

Per quanto riguarda Benedetto XVI essendo stato consacrato Vescovo con il nuovo Rituale riformato nel 1970 da Paolo VI, egli - sempre secondo la “Tesi di Cassiciacum” - non sarebbe validamente consacrato e non sarebbe Vescovo; inoltre Bergoglio non sarebbe neppure Sacerdote essendo stato ordinato Prete invalidamente (secondo la “Tesi di Cassiciacum”) dopo il 1970. Ora il Papa ha il potere di Giurisdizione non appena è eletto ed accetta l’elezione, se non è Vescovo deve poi farsi consacrare perché il Papa è il Vescovo di Roma, (quindi ha sia un potere di Giurisdizione su tutto il mondo, che un potere di Ordine episcopale, il quale lo rende Vescovo di Roma, successore di Pietro e Vicario  di Cristo), ma Benedetto XVI e Francesco ritengono (e giustamente) valide le consacrazioni/ordinazioni fatte con il Rituale di Paolo VI, il quale ha ripreso i Sacramentali cattolici greci del IV-V secolo con i quali son stati consacrati S. Giovanni Crisostomo, S. Gregorio da Nissa, S, Gregorio da Nazanzio e San Basilio (tanto per nominare i più famosi).

Quindi vi sono tre problemi distinti, che non vanno confusi per risolvere il problema del “Sedevacantismo mitigato”: 1°) l’Apostolicità materiale/formale; 2°) il Papato materiale/formale;  3°) il potere di Ordine (Sacerdozio/Episcopato) e di Giurisdizione (comandare su una Diocesi per il Vescovo, su tutto il mondo per il Papa), che debbono essere entrambi presenti nella persona del Papa anche se non simultaneamente, ma almeno tre mesi dopo la nomina che gli ha conferito la Giurisdizione su tutte le Diocesi sparse nel mondo intero.

Ora - secondo la “Tesi di Cassiciacum” - dal 2004 ci troviamo davanti al caso di un battezzato e sacerdote (don Joseph Ratzinger) e di un semplice battezzato (il signor Bergoglio), il quale 1°) oltre la volontà di non fare il bene della Chiesa, che lo porta a non accettare in atto il potere di Giurisdizione; 2°) non accetterebbe neppure di essere ri-consacrato Vescovo/Sacerdote, perché ritiene di esserlo già (il che lo porterebbe a non accettare neppure il potere di Ordine episcopale e quindi a non voler essere Vescovo di Roma, ossia Papa).

Fine Del “Papato Materiale”

Quindi secondo la “Tesi di Cassiciacum” don Ratzinger e il signor Bergoglio non sarebbero Papa neppure materialmente (né quanto al potere di Giurisdizione né quanto al potere d’Ordine) poiché non accetterebbero di essere riconsacrati Vescovo/Sacerdote o al limite potrebbero essere chiamati “Papa materialmente/materiale”, analogamente alla “attrizione servilmente/servile”, che non basta per ottenere l’assoluzione e il perdono dei peccati[4], come la “Giurisdizione materialmente/materiale” non basta per diventare Papa formalmente, mancandole la persona fisica vivente in atto, ma fondandosi logicamente solo sul cadavere di Paolo VI. Infatti padre M. L. Guérard des Lauriers chiama gli eventuali successori di Paolo VI, molto francamente,  “una comparsa di Papa[5], la quale non è più un “Papa materiale”.

Tuttavia la Sede Apostolica può essere vacante ad ogni morte di Papa e il candidato, che non ha ancora accettato l’elezione (potere di Giurisdizione) ed eventualmente (qualora non sia Sacerdote o Vescovo) l’ordinazione sacerdotale e la consacrazione episcopale  (potere di Ordine) sarebbe Papa materiale e diverrebbe Papa formale solo dopo aver accettato l’elezione e l’ ordinazione/consacrazione. Ma vi è un punto di non ritorno per il “sedevacantismo mitigato”, la morte del Papa materiale, che non può più passare all’atto: “ex nihilo nihil fit”, da un morto non può provenire un eligendo Papa in potenza né tantomeno in atto.

Ora ciò che lascia perplessi, quanto al “Sedevacantismo mitigato”, è proprio il fatto che Paolo VI è morto e non ha accettato, secondo la “Tesi di Cassiciacum”, l’elezione (potere di Giurisdizione) poiché non aveva la volontà oggettiva di fare il bene della Chiesa. Quindi non è diventato Papa formale e non lo può diventare più, essendo deceduto nel 1978. Dunque non è neppure Papa materiale o in potenza. Ora, stando così le cose, il successore di Paolo VI (Giovanni Paolo I … e così via sino alla fine dei secoli) non sarebbe un anello della catena ininterrotta di Papi, che collega il Papa attuale a S. Pietro, la quale si sarebbe  interrotta anche materialmente, poiché Paolo VI era Papa materiale o in potenza sino a che viveva, ma dal momento della sua morte la capacità di passare all’atto o al Papato formale è cessata. Quindi la Chiesa sarebbe senza Papa in atto e nemmeno in potenza (“Sedevacantismo assoluto” de facto, che si ostina a chiamarsi de iure “mitigato o materialiter/formaliter”) a partire dal 6 agosto del 1978 - data della morte di papa Montini - con la quale la catena dei Papi si sarebbe spezzata per sempre ed anche se fosse eletto un vero Papa con la volontà 1°) di fare il bene della Chiesa, e, 2°) il vero Vescovo di Roma. Egli non sarebbe il successore di S. Pietro e quindi non sarebbe il capo della Chiesa di Cristo fondata su Pietro, ma sarebbe il capo di una “nuovissima Chiesa”, che richiama la “terza era dello Spirito Santo” o “Chiesa pneumatica” di Gioacchino da Fiore.

Come si vede non si tratta più di Sede vacante o interregno tra un Papa morto ed uno eligendo, ma di Papato defunto e spezzatosi alla morte di Paolo VI, ossia saremmo in una situazione di “Chiesa vacante”, di cessazione della “Nuova ed Eterna Alleanza”, il che è contrario alla promessa di Gesù “le porte dell’inferno non prevarranno contro Essa” e “Io sarò con voi [Apostoli, successori di essi e di Pietro più fedeli cristiani] tutti i giorni sino alla fine del mondo”.

fine della nona parte

continua

don Curzio Nitoglia



[1] Occorre riconoscere che a) l’Abbé de Nantes ha studiato per primo e in profondità gli errori o le eresie materiali di tutti e 16 i Decreti del Vaticano II nella sua rivista “CRC” sin dal 1962, non fermandosi alla sola “Libertà religiosa” e che b) il da Silveira ha esaminato nella maniera più profonda e precisa gli errori contenuti nella Nuova Messa di Paolo VI, dimostrando che essa ha rotto con la Tradizione apostolica dogmatico/liturgica.

[2] Si noti come padre Guérard estenda e di molto la prerogativa dell’Infallibilità pontificia definita dal Concilio Vaticano I (Costituzione Pastor aeternus del 18. VII. 1870; DB, 1821-1840), che invece sussiste solo se sono presenti simultaneamente  le seguenti quattro condizioni: 1°) il Papa in quanto tale, 2°) in materia di fede e di morale, 3°) definisce e 4°) obbliga a credere, non solo nel Magistero Straordinario ma anche in quello Ordinario. Invece per il domenicano francese basta che il Papa insegni qualcosa come contenuto nella Rivelazione, pur senza definire e obbligare a credere, per essere infallibile; quindi egli riduce praticamente ad una sola condizione (che certamente è importante, ma non sufficiente) le quattro definite dal Concilio Vaticano I, escludendo  specialmente a) la volontà di definire e b) di obbligare a credere la definizione, sotto  pena di anatema.

[3] Vi è pure una certa analogia con quanto asserito in questo luogo dal da Silveira e quanto dirà qualche anno dopo (1979-1981) padre Michel-Louis Guérard des Lauriers nella sua Tesi di Cassiciacum sulla distinzione tra Papa materiale e formale, che vedremo in appresso.

[4] Il dolore o “l’attrizione servilmente servile” consiste nella sola paura dell’inferno, in cui però si mantiene l’attaccamento al peccato che non si è disposti a lasciare. Quindi, umanamente parlando, non vi è vero dolore e non si può essere assolti; tranne il caso di un miracolo divino, che concede all’anima un dolore vero del peccato, rendendola capace di assoluzione. Analogamente il “Papato materialmente materiale” sarebbe quello del cadavere di Paolo VI, che naturalmente è un “non-essere” e che non potrebbe diventare più un battezzato vivente materialmente o potenzialmente capace di essere eletto Papa; tranne il caso di un miracolo divino, che resusciti Paolo VI e gli dia la capacità di convertirsi e di diventare Papa in atto o formalmente.

[5] «Una tale perpetuazione [della gerarchia puramente materiale, ndr] non è, ex se, impossibile. Essa richiede tuttavia delle consacrazioni episcopali certamente valide. E poiché il nuovo rito è dubbio, gli occupanti (della Sede Apostolica) ben presto non saranno più che delle “COMPARSE”» (M.-L. Guérard des Lauriers, in Il problema dell’Autorità e dell’episcopato nella Chiesa, Verrua Savoia - Torino, Centro Librario Sodalitium, 2005, p. 37).)



 
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