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Il Conclave del 1914
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Alberto Melloni scrive: “C’è un nesso non solo sequenziale fra il conclave che porta Giacomo Della Chiesa sul trono di Pietro nel 1914 e quello immediatamente precedente che, quasi 11 anni prima, il 4 agosto 1903, aveva visto eletto Pio X” (A. Melloni, Il conclave di Benedetto XV, in A. Melloni – diretto da – Benedetto XV. Papa Giacomo Della Chiesa nel mondo dell’inutile strage, Bologna, Il Mulino, 2017, 1° vol., p. 139).

Qual è il nesso causale e non solo temporale (propter hoc e non solo post hoc) tra i due conclavi? Melloni lo spiega, scrivendo che nel 1903 l’Austria aveva posto il veto all’elezione del cardinal Mariano Rampolla del Tindaro, il quale era stato il maestro del giovane don Giacomo Della Chiesa e lo aveva introdotto personalmente nella vita curiale vaticana, che lo portò pian piano all’elezione pontificia nel 1914, in continuità e in continuazione piena con la scuola detta “rampolliana” e “pecciana” (ivi). Perciò, nel 1914, i cardinali, che avrebbero voluto il Rampolla come Papa nel 1903 come continuatore del pontificato di papa Pecci, elessero il suo allievo, Benedetto XV, il quale data la sua formazione giuridico/diplomatica era considerato una sorta di “secondo Rampolla” o di “secondo Pecci”.

Verso il conclave

Lo storico bolognese narra dettagliatamente lo svolgersi del conclave del 1914 a partire dall’agonia di papa Sarto: il 19 agosto del 1914 papa Pio X si aggrava molto rapidamente, anzi talmente velocemente da “non consentire di allestire nemmeno la processione degli oli santi, che solitamente serviva a rendere nota a tutti l’agonia del Papa (La Stampa, 21 agosto 1914, p. 4, Il conclave si farà il 30 agosto)” (in A. Melloni, Il conclave di Benedetto XV, cit., p. 140).

Il quotidiano milanese Il Corriere della Sera, uscito in edizione straordinaria il giorno della morte del Papa (La morte di Pio X, 20 agosto 1914, p. 1), nota che “scompare il Papa religioso in un’ora che forse renderà necessario un Papa politico”. Infatti proprio il 20 agosto le truppe germaniche avevano occupato Bruxelles. Bisognava affrontare il problema della prima guerra mondiale. Quindi ci sarebbe voluto un Pontefice molto abile nella diplomazia, nella politica, nelle questioni di diritto e questi era il cardinale Giacomo Della Chiesa, allievo del Rampolla, che era stato Segretario di Stato di Leone XIII. Assieme al Della Chiesa avevano lavorato  nella Curia vaticana anche monsignor Achille Ratti (il futuro Pio XI dal 1922 al 1939) e monsignor Eugenio Pacelli (il futuro Pio XII dal 1939 al 1958), i quali dovettero confrontarsi con i prodromi e lo scoppiar del secondo conflitto mondiale, essendo anche loro abili “politici” e giuristi, formatisi alla scuola rampolliano/pecciana, ma non per questo modernisti.

Come avevano ben intuìto i giornalisti, dal conclave del 1914 (iniziato quando era appena cominciata la prima guerra mondiale) sarebbe uscito un Papa soprattutto “politico” o diplomatico, ossia atto ad affrontare una questione ampiamente, anzi universalmente politica come la prima guerra mondiale, che avrebbe trasformato totalmente la faccia dell’Europa (fine dell’Impero austriaco) e del mondo, data la partecipazione decisiva degli Usa ad essa e il suo progressivo affacciarsi sulla scena del dominio mondiale, che dura ancora oggi.

La medesima situazione si presentò nel 1939, quando alla vigilia della seconda guerra mondiale, durante il conclave successivo alla morte di papa Ratti, verrà eletto un altro Papa “politico” (papa Pacelli), ma ciò non significa che non fosse “religioso” oppure che Pio XII (al pari di Pecci, Della Chiesa e Ratti) sia stato un Papa “liberale” o “modernista”.

Pio X, a ragione, viene detto Papa “religioso” poiché il problema principale che dovette affrontare durante il suo pontificato fu eminentemente religioso (il modernismo) e non politico (la guerra mondiale); tuttavia ciò non significa che San Pio X non abbia affrontato anche questioni di natura sociale, politica ed economica (PPI, Democrazia cristiana, Sillon); come pure Benedetto XV dovette risolvere anche problemi filosofici e teologici (tomismo, modernismo, esegesi razionalista)  e non soltanto diplomatico/politici.

Alcuni storici come pure i giornalisti, per farsi capire meglio tendono a semplificare il quadro e a schematizzare, ponendo una distinzione (non una contrapposizione) tra i Papi soprattutto, però non esclusivamente “politici” (per esempio, Leone XIII, Benedetto XV, Pio XI e Pio XII) ed i Papi specialmente, ma non solamente “religiosi” (ad esempio, Pio X, visto in continuità con Pio IX e con Gregorio XVI). In effetti vi è un fondamento nella realtà in questa presentazione, ma occorre tener bene a mente che essa è solo una schematizzazione o semplificazione per farsi capire meglio dai lettori e non pretende di essere esaustiva.

Altri autori, meno abili e più rozzi oppure prevenuti teologicamente e ideologicamente, esagerano talmente la portata dello schema suddetto sino a contrapporre radicalmente e dottrinalmente i Papi cosiddetti anti/liberali (da Gregorio XVI a Pio X) ai Papi addirittura reputati “liberali” (da Leone XIII sino a Pio XII); essi non vogliono capire la sfumatura tra “diplomatico” o “politico” e “religioso”; anzi spesso vogliono equivocare riguardo ad essa, infatti per essi il prelato “politico” è un “liberale” o un “modernista”. Invece il Pontefice detto innanzitutto “politico” è un uomo che, oltre la personale santità e fede, deve usare soprattutto la virtù di prudenza sociale nel governo della Chiesa, data la situazione in cui essa si viene a trovare, nella quale, predomina un avvenimento politicamente rilevante: ad esempio la guerra e specialmente una guerra mondiale. Invece il Papa detto soprattutto “religioso” deve servirsi specialmente della teologia e della fede per risolvere i problemi innanzitutto dottrinali della sua epoca (liberalismo/Pio IX, modernismo/Pio X), i quali però non sono mai privi pure di conseguenze politico/sociali/economiche. Insomma, non vi è contrapposizione tra questi due tipi di Pontefici (il diplomatico e il religioso), ma soltanto un diverso modo di governo, che corrisponde ad un diverso stato di cose nel mondo dominato ora da questioni religiose (il liberalismo e il modernismo della seconda metà dell’Ottocento e dei primi anni del Novecento) o da problemi sociali (ottobre 1917) se non addirittura bellici (1914/1918 e 1939/1945).

Abbiamo già visto come alcuni “scalmanati” avessero addirittura contrapposto Benedetto XV (Papa “politico/modernista”) a Pio X (Papa “religioso/antimoderno”)[1], mentre tra questi Pontefici vi fu la medesima dottrina accompagnata solamente da un diverso modo di governare la Chiesa, più (ma non esclusivamente) “diplomatico” in uno o più (ma non soltanto) “religioso” nell’altro a seconda delle circostanze storiche in cui si trovarono a dirigere la Chiesa.

L’arrivo dei cardinali a Roma per il conclave

Il Melloni narra, dunque, l’arrivo dei cardinali a Roma in vista del conclave. “Fra i primi sono stati notati Giacomo Della Chiesa, giunto da Bologna e il cardinal Andrea Carlo Ferrari di Milano, accompagnato dal suo segretario monsignor Achille Ratti” (cit., p. 140).

Quindi asserisce che nel conclave vi era “un clima di battaglia” tra i cardinali, che veniva “percepito” e magari ingigantito (come succede in ogni conclave) “da diplomatici e giornalisti presenti a Roma” (cit., p. 141). Secondo Melloni (il cui giudizio è spesso inficiato dalla sua pregiudiziale teologicamente filomodernista) i cardinali erano in effervescenza già prima del conclave non solo per “l’ansia politica e militare” (ivi) dovuta alla grande guerra appena scoppiata, ma anche per un certo “senso di malessere rispetto al clima repressivo che aveva fustigato la Chiesa e soprattutto gli ambienti ecclesiali italiani, fiaccati dalla campagna antimodernista [di Pio X, ndr]” (ivi). Ora, in realtà, il pontificato di Pio X ha arricchito la Chiesa non solo per la giusta condanna del modernismo, ma anche per le molteplici riforme iniziate e spesso portate a compimento dal Pontefice (rilancio del Tomismo, il Codice di Diritto canonico, la riforma liturgica e del canto gregoriano, la Comunione ai bambini, la Comunione frequente …).

Il Melloni, che, nonostante le sue simpatie teologicamente moderniste, è oggettivamente una miniera per quanto riguarda le fonti storiche, ricava questa indicazione dalle riflessioni contenute nei Diari del cardinal Désiré Mercier arcivescovo di Malines in Belgio (riportati con ampia appendice documentaria da R. Aubert, Le cardinal Mercier aux conclaves de 1914 et 1922, in “Académie Royale de Belgique”, n. 6 / 11, 2000, pp. 165-236), secondo cui Pio X era buono, pio e affettuoso; mentre i cardinali De Lai, Pompili, Merry del Val avrebbero applicato le sue direttive “con durezza e bruscamente”. Tuttavia Melloni esaspera (in maniera specularmente opposta a quella di Benigni) queste diversità e le fa divenire una specie di contrapposizione radicale e di discontinuità teologica tra Pio X e il futuro Benedetto XV (cit., p. 142). Infatti mentre per Benigni i “buoni” sarebbero stati solo i Papi “intransigenti” (Pio IX e X), per Melloni essi sarebbero stati i “cattivi”.

3 settembre 1914: l’elezione di Benedetto XV

Il 3 settembre, al decimo scrutinio, il Della Chiesa ottiene 38 voti e raggiunge il quorum per l’elezione. Melloni cita l’articolo del quotidiano torinese La Stampa (4 settembre 1914, p. 1, La virtù episcopale del nuovo Papa), in cui Benedetto XV viene descritto come “un uomo molto attivo, che non parla, ma ascolta […]. Egli a Bologna si alzava alle cinque e la mezzanotte lo trovava ancora chino sui libri. Sbrigava da sé tutti i suoi affari non esclusa la corrispondenza, era caritatevolissimo; ma aveva trovato nei primi tempi del suo episcopato a Bologna una certa ostilità per il suo carattere che, pur essendo temperato con una certa dolcezza, appariva imperioso e tale da incutere più timore che rispetto”. Come si vede per qualcuno Benedetto XV sarebbe stato addirittura una specie di “mostro” integralista, che incuteva timore a tutti … “così è se vi pare” …

Un bilancio finale

Il Papa che venne scelto nel 1914 era stato un diplomatico lungo la maggior parte della sua vita, ma aveva avuto, per circa sei anni, anche l’esperienza religiosa/pastorale dell’ufficio episcopale nella diocesi di Bologna, per volontà esplicita di San Pio X, dal 1908 al 1914.

Melloni vede nell’elezione di Benedetto XV una “rivincita dei rampolliani” (cit., p. 147). Infatti monsignor Della Chiesa era un “diplomatico di formazione e un rampolliano di cultura” (ivi), senza essere per questo un liberale o un modernista.

d. Curzio Nitoglia

Fine Della Undicesima Parte

Continua



[1] Qualcuno (ad esempio Gianni Vannoni) addirittura ha presentato anche Pio X come tendenzialmente liberale per rapporto a Pio IX, che in quanto “Papa/Re”, poteva essere più integralmente controrivoluzionario … Purtroppo, quando si comincia a propugnare tesi eccessive, si sa da dove si inizia e non si sa dove si va a finire.


 
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