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La liceità morale del vaccino anticovid
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Alcuni sostengono non essere certo che, nel vaccino anticovid-19, vi siano cellule fetali di aborti procurati, ma potrebbero esservi solo cellule di un feto abortito spontaneamente negli anni Sessanta del secolo scorso; quindi sarebbe lecito ricevere il vaccino, poiché non vi sarebbe nessuna cooperazione all’aborto. Inoltre, altri sostengono che anche se, nei vaccini, vi fossero cellule di feti abortiti in maniera volontaria, applicando la dottrina del “volontario indiretto” o della “causa con duplice effetto”, sarebbe egualmente lecito farsi vaccinare con una cooperazione materiale indiretta.

Ora mi sembra che si possa sostenere, come asseriscono molti medici e scienziati (Tarro, Scoglio, Montanari, Galli, Palù, Olivieri, Montaigner, Bacco, Zangrillo, De Mari), che - ammesso e non concesso non sia sicura la presenza di feti abortiti nei vaccini - vi sono serie probabilità che nella maggior parte dei vaccini si trovino cellule di feti abortiti, ossia vi è almeno un dubbio positivo[1] sulla loro presenza nel siero vaccinale.

Questa tesi scientifica della presenza di cellule di feti abortiti nel siero vaccinale è stata espressa esplicitamente in un atto parlamentare della Camera dei Deputati della Repubblica Italiana (Atti Parlamentari XVII Legislatura Doc. XXII-bis N. 23, approvata e trasmessa alla Presidenza dalla Commissione nella seduta del 7 febbraio 2018 http://documenti.camera.it/_dati/leg17/lavori/documentiparlamentari/IndiceETesti/022bis/023/INTERO.pdf), che cito testualmente: «Commissione parlamentare d’inchiesta sui casi di morte e di gravi malattie che hanno colpito il personale italiano impiegato in missioni militari all’estero, nei poligoni di tiro e nei siti di deposito di munizioni, in relazione all’esposizione a particolari fattori chimici, tossici e radiologici dal possibile effetto patogeno e da somministrazione di vaccini, con particolare attenzione agli effetti dell’utilizzo di proiettili all’uranio impoverito e della dispersione nell’ambiente di nano-particelle di minerali pesanti prodotte dalle esplosioni di materiale bellico e a eventuali interazioni». La Commissione, sulla base di risultanze medico-scientifiche, argomenta come segue: «Poiché molti dei vaccini utilizzati vengono prodotti con colture di cellule e tessuti animali (embrioni di pollo) o umani (tessuti fetali, linee cellulari), tale contaminazione pone dei seri rischi per la salute umana, perché potrebbe essere responsabile di reazioni autoimmuni contro il DNA umano. In particolare è il caso di richiamare lo studio dal tiolo “Epidemiologic and Molecular Relationship Between Vaccine Manufacture  and Autism Spectrum Disorder Prevalence” di Deisher TA, et al. Issues Law Med. 2015, nelle cui conclusioni si legge: “I vaccini prodotti in linee di cellule fetali umane contengono livelli inaccettabili di contaminanti del frammento di DNA fetale. Il genoma umano contiene naturalmente regioni suscettibili di formazione di rottura a doppio filamento e mutagenesi inserzionale del DNA. La ‘Scossa di Wakefield’ ha creato un esperimento naturale che può dimostrare una relazione causale tra vaccini fabbricati da linee cellulari fetali e la prevalenza di ASD”[2]. La Commissione osserva che lo studio è frutto dell’analisi di laboratorio svolta su un vaccino presente nell’elenco della documentazione consegnata all’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco), ma nella quale non si fa menzione di tale componente.

Quanto sostenuto nel Documento della Camera dei Deputati viene ribadito anche dall’Associazione Corvelva che, tra i tanti documenti presenti nel proprio archivio, ha pubblicato una “Lettera aperta ai legislatori sul DNA fetale nei vaccini” della già citata dott.ssa Theresa Deisher, datata 8 aprile 2019[3]. Una parte della lettera merita di essere citata per le gravi implicazioni sanitarie rappresentate: «La somministrazione di frammenti di DNA umano fetale (primitivo) estraneo a un bambino potrebbe generare una risposta immunitaria che avrebbe anche una reazione crociata con il DNA del bambino stesso, poiché il DNA contaminante potrebbe avere zone di sovrapposizione molto simili al DNA del bambino stesso. I bambini con disturbo autistico hanno anticorpi contro il DNA umano in circolo che i bambini non autistici non hanno. Questi anticorpi possono essere coinvolti in attacchi autoimmuni in bambini autistici. La Duke University ha dimostrato in uno studio condotto di recente in cui sono stati osservati dei miglioramenti significativi nel comportamento quando i bambini con disturbo dello spettro autistico sono stati trattati con il proprio sangue autologo da cordone ombelicale stoccato. Questo trattamento mostra chiaramente che la maggior parte dei bambini con autismo non nascono con esso dal momento che le malattie genetiche come la sindrome di Down o la fibrosi muscolare non possono essere trattate con cellule staminali autologhe». La dott.ssa Deisher nota anche che «Il primo punto di cambiamento per l’anno di nascita del disturbo autistico (AD) è stato identificato nel 1981 per i dati della California e degli Stati Uniti, preceduto da una sostituzione nel processo di produzione:

  • Nel gennaio 1979, la FDA approvò la sostituzione della produzione del virus della rosolia dalle linee cellulari animali (virus ad alto passaggio, HPV-77, cresciuto ad esempio nelle cellule di embrioni di anatra) alla linea cellulare fetale umana WI-38 usando il ceppo virale RA27/3
  • Sia il nuovo vaccino monovalente approvato per rosolia, sia un vaccino contro la parotite, il morbillo e la rosolia utilizzano la linea cellulare fetale WI-38 per la produzione della parte di vaccino contro la rosolia.
  • Prima del 1980, il disturbo dello spettro autistico era una malattia molto rara, quasi sconosciuta. Secondo i dati del CDC, il tasso di autismo nel 2014 era di 1 su 59 bambini, un aumento molto rapido dal 2000, quando era 1 su 150. CDC: “I costi totali all’anno per i bambini con ASD negli Stati Uniti erano stimati tra 11,5 miliardi di dollari - 60,9 miliardi di dollari (2011 dollari USA)”»[4].

In un altro studio pubblicato in peer review dall’Associazione Corvelva sul vaccino MPRV (Priorix Tetra) usato nei bambini dagli 11 mesi fino ai 12 anni per prevenire morbillo, parotite, rosolia e varicella, si afferma quanto segue:

«Si può chiaramente osservare che la letteratura di riferimento, per sostenere che le cellule diploidi impiegate per la produzione di vaccini sono sicure dal punto di vista della stabilità genetica, è obsoleta. Già 40 anni fa erano state riscontrate le prime anomalie genetiche, ritenute trascurabili per la sicurezza dei vaccini, e da quanto riportato nella linea guida OMS da allora non sono più stati fatti aggiornamenti con le nuove tecnologie di sequenziamento (…), con la conseguenza che nei vaccini somministrati da decenni è stata permessa dalle agenzie la presenza di DNA progressivamente sempre più modificato geneticamente e in quantità non controllata. Si veda a tale proposito il report sul sequenziamento dell’intero genoma delle MRC-5 pubblicato nel sito del Corvelva in data 27.09.2019 in cui risulta evidente la modificazione profonda di questo DNA anche in geni associati allo sviluppo di patologie tumorali»[5]. In questo studio si mette l’accento sulla possibilità che i riceventi vaccini contenenti cellule di DNA umano possano andare incontro, anche a distanza di anni, a insorgenze tumorali. Già nel 2010 la stessa OMS, emanando delle raccomandazioni per la valutazione delle colture cellulari animali come substrati per la fabbricazione di medicinali biologici e per la caratterizzazione delle banche cellulari, pone alla presenza di DNA umano il limite 10 microgrammi per fiala[6]. Lo studio di Corvelva sul vaccino denominato Prorix Tetra dimostra invece che i campioni vaccinali analizzati sono «risultati contenere un’elevata percentuale di letture di DNA umano oltre a quelle attese del genoma del virus della varicella (Human alphaherpes virus 3), unico rilevabile tra i quattro, essendo nell’articolo stata presentata una analisi di tipo DNA-seq. (…) In seguito i quantitativi di DNA riscontrati e confermati con la stessa metodica che qui è ora convalidata sono stati ancora superiori: fino a 3,7 microgrammi per fiala, portando a constatare una notevole differenza tra lotto e lotto»[7].

In breve, gli studi clinici citati nella Commissione parlamentare d’inchiesta presieduta dall’on. Gian Piero Scanu per acclarare nello specifico la causa della morte e delle gravi malattie invalidanti del personale militare, ritengono altamente probabile che - per quanto riguarda i casi dei militari italiani ammalatisi durante la guerra del Kossovo - tali patologie siano ascrivibili non solo alla loro esposizione a nano-particelle di materiale bellico composto di uranio impoverito, ma anche al fatto di essere stati sottoposti a vaccini di nuova generazione a terapia genetica, contenenti nano-particelle nocive per la salute umana. Inoltre gli studi sull’impiego dei vaccini contenenti cellule di DNA umano, pubblicati dall’Associazione Corvelva, affermano l’elevata probabilità che le linee cellulari umane, e non solo quelle provenienti da feti abortiti, hanno effetti nocivi sul DNA umano.

Tutto ciò dovrebbe indurre almeno a una certa prudenza nell’affermare un’assenza di cellule di feti abortiti e a essere guardinghi circa i rischi dei vaccini; recentemente persino il dottor Christian Perronne, che è stato sempre schierato a favore delle campagne di vaccinazione, si è dichiarato contrario al vaccino anticovid-19 perché muta geneticamente la natura dell’uomo e non è stato sufficientemente sperimentato.

Se così fosse, infatti, non si potrebbe applicare il volontario indiretto a questo caso, poiché l’effetto (presunto) buono: l’immunizzazione dal covid-19, verrebbe direttamente dall’effetto cattivo (siero contenente feti abortiti). Dunque, non è lecito farsi vaccinare, sapendo che il vaccino contiene cellule fetali; certamente non significa commettere il crimine dell’aborto, ma vuol dire, pur sempre, cooperare materialmente in maniera diretta a esso, ricevendo la (presunta immunizzazione) da un aborto procurato.

In caso di dubbio occorre distinguere tra dubbio negativo (quando non si hanno ragioni né pro né contro una tesi o un giudizio) e dubbio positivo (quando si hanno eguali ragioni per le due parti della tesi); i moralisti[8] insegnano che non è moralmente lecito agire con un dubbio positivo; ad esempio, se sto cacciando i fagiani e dubito positivamente, se dietro l’albero vi sia un fagiano o un uomo (ossia ho almeno un ragionevole dubbio, che sia fondato oggettivamente) non posso sparare egualmente, sperando di uccidere un fagiano, poiché metto in conto la possibilità prossima o la probabilità di uccidere un uomo. Così nei vaccini anticovid-19, se il dubbio che contengano feti abortiti non è negativo (ossia senza nessun fondamento serio), ma è positivo (con fondamento serio), allora l’azione è illecita moralmente.

Infine, oltre la causa materiale dei vaccini, su cui si sta disputando, occorre studiare anche la causa finale di essi e soprattutto del vaccino anticovid-19, che è stata presentata non solo dalla maggior parte degli scienziati (anche quelli favorevoli alle vaccinazioni), ma pure dai fautori della vaccinazione anticovid-19 (ad esempio Marco Antonio Attisani[9]) come atta a modificare il DNA e lo RNA umano.

Ora questo fine è intrinsecamente malvagio, poiché tende a cambiare la specie umana come è stata concepita da Dio e realizzata dalla natura.

In una questione ancora dibattuta dagli scienziati, che mettono almeno in dubbio la presenza di cellule provenienti da feti abortiti nei vaccini (o addirittura la ritengono probabile se non addirittura certa) e ritengono che il vaccino anticovid-19 non sia sufficientemente sperimentato (poiché per la sperimentazione sono necessari almeno 7 anni, mentre l’attuale vaccino è stato sperimentato in soli tre mesi) occorrerebbe un po’ di prudenza e si dovrebbe procedere con i piedi di piombo, sia per la illeceità morale della cooperazione materiale diretta a un atto malvagio, sia per gli effetti gravemente rovinosi per la salute del corpo come pure per la probabile immissione di nano-particelle nel DNA umano, che modificherebbero il nostro genoma e ci renderebbero simile a dei robot eterodiretti, sopprimendo così le capacità raziocinative e il libero arbitrio che il Creatore ha dato all’uomo.

d. Curzio Nitoglia



[1] Il dubbio positivo consiste nell’incertezza tra due tesi opposte: per esempio, “presenza/assenza di feti nei vaccini”, per cui si sospende il giudizio e non si assente né all’una né all’altra.

[8] Cfr. F. Roberti – P. Palazzini, Dizionario di Teologia Morale, Roma, Studium, I ed., 1955; ristampa, Proceno (Viterbo), Effedieffe, 2018; B. Merkelbach, Summa Theologiae Moralis,I ed., Parigi, 1932-1933, 3 voll.; H. Noldin, Summa Theologiae Moralis, I ed. 1899-1900, Verona, 3 voll.; D. Prummer, Manuale Theologiae Moralis, I ed., 1915, Barcellona, 3 voll.; E. Jone, Compendio di teologia Morale, Roma, 1951.

[9] Cfr. www.nogeoingegneria.com ; si possono ascoltare su You Tube 3 conferenze (8. IX. 2019; 6. VIII. 2019; 27. VI. 2020) del dr. Marco Antonio Attisani, in cui parla di intelligenza artificiale e di robotizzazione dell’uomo, mediante nano-particelle immesse nel DNA umano e dirette dal G5.

 
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