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Quegli israeliani che votano coi piedi
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Ultime dalla unica-democrazia-del-Medio-Oriente, dove regna inconcussa la libertà d’informazione: il 19 novembre, la Polizia israeliana ha chiuso Kol Hashalom (Pace Integrale) una radio pacifista fatta da israeliani e palestinesi, che dal 2004 trasmette dai Territori Occupati. La radio non aveva la licenza. Ovviamente, dato che i Territori Occupati sono in teoria fuori dalla giurisdizione israeliana. Il vice-presidente della Knesset, l’estremista Danny Danon, ne aveva reclamato la chiusura dicendo che la radio (che trasmetteva in ebraico) «incitava contro Israele».

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È l’ultima di una serie di misure repressive fatte per silenziare la sparuta opposizione di sinistra e anti-razzista israeliana.

«Atti di questo genere sono intesi a intimidirci e a ridurre al silenzio tutte le nostre voci», si legge in un comunicato di solidarietà firmato da note organizzazioni come B’Tselem, l’Associazione dei diritti civili in Israele, Medici per i Diritti Umani, Adalah, Yesh Din, Rabbis for Human Rights. Il loro comunicato esprime solidarietà a quei «palestinesi e israeliani le cui idee il governo ritiene discutibili», e che per questo sono «soggetti a minacce e ad atti di violenza, e percosse corporali fino a minacciarne la vita».

Isra Salhab
  Isra Salhab
Reporters sans Frontières denuncia l’arresto e la scomparsa di una mezza dozzina di giornalisti palestinesi che operano nei Territori Occupati (al di fuori della giurisdizione israeliana, ma capre parlanti secondo il diritto talmudico, la cui giursdizione si estende a tutta la sub-umanità). Il 16 novembre Isra Salhab, presentatrice della TV Al-Quds, è stata arrestata senza spiegazioni. È stato sottoposto a un processo a porte chiuse presso un tribunale militare; la sentenza non è nota.

Il 14 novembre, soldati israeliani hano arrestato ad Hebron Raed Sharif, presentatore di Radio Marah. Non si sa più nulla di lui. L’8 maggio era stato arrestato Walid Khaled, direttore del giornale Filistin di Gaza, e detenuto sei mesi senza processo. Ai primi di novembre un tribunale militare israeliano ha ordinato un’estensione di altri sei mesi di carcerazione preventiva. Khaled, in passato, aveva subito 4 anni di galera israeliana.

L’11 novembre commandos israeliani hanno attaccato due imbarcazioni dell’iniziativa Freedom Waves to Gaza, catturandone cinque giornalisti a bordo, portati via mani e piedi legati. L’abbordaggio, come al solito, è avvenuto in acque internazionali, dunque non al riparo dalla giurisdizione talmudica (il mare appartiene a Giuda, come del resto tutto il mondo).

A metà novembre il villaggio beduino di Amenzil ha ricevuto l’ingiunzione militare israeliana di smantellare i pannelli solari che erano stati donati da una ONG spagnola di nome Seeba. Gli abitanti, che avevano l’energia elettrica per la prima volta dopo decenni, sono stati ripiombati nell’oscurità (e nella privazione di qualunque elettrodomestico). Amenzil è infatti uno dei villaggi localizzati nella Area C (così definita da Israele) dove ogni tipo di costruzione è soggetto all’approvazione della Amministrazione Civile (ossia dei militari) israeliana. Autorizzazioni che non vengono mai. Amenzil è uno dei tanti villaggi nella Zona C a cui Israele nega i servizi elementari: non solo la fornitura elettrica, ma l’acqua, i trasporti, le fognature, la sanità, i telefoni e i servizi postali. E naturalmente ogni costruzione o riadattamento delle costruzioni esistenti. Ciò perchè Israele ha sancito che si tratta di villaggi illegali. Si noti che i beduini che vi restano sono, in teoria, cittadini israeliani dal 1948. Ma il diritto talmudico sancisce altrimenti: animali parlanti da scacciare con la persecuzione di cui sopra, onde occupare la Zona C da edifici di coloni talmudici.

Non stupisce che un numero crescente di israeliani votino coi piedi, ossia vadano a risiedere all’estero. La tendenza è sempre stata forte. Nel 2008, un’indagine condotta dal Menahem Begin Heritage Center ha rivelato che il 59% degli israeliani s’erano informati presso le ambasciate straniere sulla possibilità di ottenere la seconda cittadinanza e il relativo secondo passaporto. Nel 2005, l’ufficio centrale di statistica israeliano ha comunicato che 650 mila (circa un decimo della popolazione) israeliani, espatriati da oltre un anno, non erano tornati.

«Non è il Paese in cui emigrai tanti anni orsono», ha scritto su Haaretz lo scrittore Bradley Burston, titolando il suo sfogo «sono ridotto a invidiare la gente che odia Israele» (gli stranieri, che la propaganda sostiene odiano Israele). E Gideon Levy, il noto giornalista: «È unironia della storia, se si pensa che Israele fu creata per dare un rifugio al popolo ebraico. Oggi l’Europa diventa il rifugio per gli ebrei che vivono in Israele».

Si può dire che questi israeliani che votano con i piedi sanno riconoscere uno Stato nazista, quando ne vedono uno. Ma la loro emigrazione aggrava le cose: lasciano il campo libero alla maggioranza che resta e si trincera contro nemici immaginari, ossia i fanatici talmudico-messianici, che sostengono e rendono più estremista il governo Netanyahu. Sempre più liberi di perseguitare e massacrare i palestinesi, e di preparare la guerra finale contro l’Iran, e beninteso contro tutti i vicini e lontani del genere umano.



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Commenti  

 
# Franco_PD 2011-11-23 10:06
Via Blondet, ma tutto questo non è vero. Non ne parla nessun altro. Soprattutto non ne parla la Nirenstein impegnata su Il Giornale a scrivere articolesse sui medici israeliani che salvano tante giovani vite palestinesi. Ogni tanto mi torna in mente una brevissima notizia di diversi anni fa, seguita in TV. Un palestinese con la moglie con le doglie costretto ad attendere per ore e ore ad un posto di blocco israeliano per poterla portare in un ospedale. E il bimbo muore. Tutto questo avveniva la viglia di Natale. Il simbolismo non sfuggì alla popolazione tutta. E nemmeno al giornalista che lo raccontava. Mi sembra di non averlo più visto in TV. Erode sembra trionfare dopo duemila anni. E l'angelo salvatore non arriva. C'è da riflettere, direi. Forse non seguiamo bene il calendario, e stiamo vivendo un Settimo Giorno nel quale Dio riposa e non ce ne siamo accorti. Oppure l'angelo in questione è tra noi e non l'abbiamo notato. Mah...
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# Pietro G 2011-11-23 10:08
Non metto in dubbio che ci sia qualcuno che sia fondamentalment e contrario alla politica identitaria israeliana, la maggioranza degli oppositori, secondo me lo fa per comodità. La stessa cosa vale per la richiesta di secondo passaporto e l'emigrazione verso l'Europa e gli USA. In verità, il modo per far ragionare gli ebrei sarebbe di negargli il diritto ad avere un altro passaporto, sarebbero molto più pronti a far pace con gli arabi e lasciar stare l'Iran. Incollo il commento che avevo postato all'articolo sulla legalizzazione dello Stato ebraico di Israele:
Gli obiettori della legge non sono contrari alla legge in sè, sono contrari alla visibilità mediatica che potrebbe generare (solo nei Paesi con media indipendenti, si capisce) insieme alle accuse di due pesi due misure. Prendiamo ad esempio l'ultima sparata del "gestore" dell'Italia per conto terzi: dare immediatamente la cittadinanza italiana a chiunque nasca in questo Paese. Questo è da sempre il sogno della nota lobby che vorrebbe trasformare tutti i Paesi, eccetto Israele, in alberghi popolati da una miriade di etnie in lotta tra di loro. Per evitare di essere confrontati con la situazione israeliana, dove invece la cittadinanza è strettamente razziale, mandano avanti i loro più fedeli alleati. Mi aspetto, nel giro di giorni, un disegno legge da parte di Fini e la sua ciurma sulla nazionalità a chiunque. È sempre più chiaro dove voglia arrivare questo "governo tecnico".
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# ryu21 2011-11-23 10:12
A detta di molti giudei le cose non stanno proprio così, e i fanatici sono una minoranza (per quanto potente). Il Talmud poi va interpretato e non travisato nel suo significato, visto che molti termini ebraici non si prestano a traduzioni letterali e, a detta loro, è stato male utilizzato per creare scontro di civiltà.
Vi ho solo riportato parte di obiezioni che mi sono state mosse tempo fa.
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# shaula 2011-11-23 11:01
Gli israeliani che emigrano sono solo metastasi. Infatti, anche il fuggire vilmente, o meglio marranamente, dal marasma abominevole creato dai loro connazionali, anzichè affrontarli col coraggio della ragione, denuncia l'aspetto infame della loro ebraicità.
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# Armata Tito 2011-11-23 14:05
... anche nazionalsociali sti e fascisti fuggirono rispettivamente dalla Germania e dall'Italia, ma non per questo (personalmente) esprimerei giudidizi decontestualizz ati.
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# shaula 2011-11-23 16:22
Quello di assimilare nazismo e fascismo al becero nazionalismo israeliano è un grave errore ricorrente.
I primi due furono un percorso obbligato indotto dalla necessità di sopravvivere da parte dei popoli che li hanno adottati, magari con annesso ricorso al mito della Roma antica o della razza ariana (poi gonfiato ad arte) fino ai delitti efferati da parte di pochi.
Quest´ultimo, invece, è l´applicazione bestiale del razzismo puro, così come si evince dalle norme mostruose di cui, i testi ai quali l´ebraismo si ispira, sono infarciti.
Non ho mai capito come proprio quelli che sbraitano contro l´antisemitismo , non siano stati i primi ad indignarsi.
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# milarepa 2011-11-23 14:14
Forse vanno via anche perchè si rendono conto di stare su una "portaerei allargata".
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# shaula 2011-11-23 14:29
Gli israeliani votano comunque con i piedi, sia che emigrino, sia che restino.
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# oriundo06 2011-11-23 14:45
Ho una strana percezione, alquanto sgradevole: e se il marasma finanziario contro l'Italia (assolutamente giustificato solo da ragionamenti 'al limite' e dunque 'politici': vedi gli altri Stati 'virtuosi' che sono iperindebitati) fosse preordinato a costituire a poco prezzo una solida base in Edom a questi fuoriusciti, estendendo l'idea di 'terra santa' anche ad altre terre PURCHE' ivi gli 'ebrei' siano indiscutibilmen te 'elite' dominante CIOE' (dato l'esiguo numero) dirigente? Come in America, ad esempio, che non a caso ha eletto a festa nazionale 'Hannukà', se non vado errato. Or ora ho sentito alla TV che il Papa ha detto che ANCHE la Chiesa celebra il 'giorno del ringraziamento': strana affermazione, almeno per me, cosa ne dite? Non me ne sono chiare le ragioni nè altrimenti ho trovato qualche 'link' a supporto. Ve la cito così come l'ho sentita. Ma ricordo invece bene come la Società Autostrade sia stata praticamente REGALATA ai Benetton... e so bene quali significati si possano attribuire a questo. Mi pare che il 'cerchio magico' dei rabbini cabalisti si stringa come un cappio su questa nostra povera terra...
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# Maccabeo 2011-11-23 15:44
Io ho visto il video-denuncia di una associazione di israeliani che accudisce gli anziani reduci dell'olocausto che chiedono l'elemosina in strada (proprio in Israele). Addirittura chiedono donazioni per comprargli scarpe e altri beni di prima necessità!? Io pensavo li tenessero su un piedistallo, invece...
L'associazione si chiama Helping Hand Coalition. Il video si può vedere su youtube col titolo "Holocaust Survivor In Israel" (tradotto dall'ebraico all'inglese).
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# cgdv 2011-11-23 15:55
Difficile commentare, visto che se anche esiste un tale imponente fenomeno non ne sono certe le cause che possono essere molteplici.
Eviterò pertanto le ipotesi peggiori.
Giuliano
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# Pierpaolo 2011-11-23 16:10
Il depauperamento demografico porterà inevitabilmente all'estinzione dello Stato di Israele.
Ma le bombe termonucleari che detiene, che fine faranno?
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# cattolicocritico 2011-11-23 19:01
Ma le bombe termonucleari che detiene, che fine faranno?
Se le riprenderanno gli USA che sono i legittimi proprietari di queste bombe, in comodato d'uso a Israele.
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# nairobeat 2011-11-23 19:46
I discepoli di Goebbels all’opera contro la Siria
Domenico Losurdo

Qual è la natura del conflitto che da alcuni mesi investe Siria? Con questo mio articolo vorrei invitare tutti coloro che hanno a cuore la causa della pace e della democrazia nei rapporti internazionali a porsi alcune domande elementari, alle quali da parte mia cercherò di rispondere dando la voce a organi di stampa e a giornalisti, che non sono sospettabili di complicità con i dirigenti di Damasco.
1. Occorre in primo luogo chiedersi qual era la condizione del Paese medio-orientale prima dell’avvento al potere, nel 1970, degli Assad (padre e figlio) e dell’attuale regime. Ebbene, prima di quella data, «la repubblica siriana era uno Stato debole e instabile, un’arena per le rivalità regionali e internazionali» ; gli avvenimenti degli ultimi mesi significano il ritorno alla «situazione precedente il 1970». A esprimersi in questi termini è Itamar Rabinovich, già ambasciatore di Israele a Washington, sull’«Internati onal Herald Tribune» del 19-20 novembre. Possiamo trarre una prima conclusione: la rivolta appoggiata in primo luogo dagli USA e dall’Unione europea rischia di ricacciare la Siria in una condizione semi-coloniale.
2. Le condanne e le sanzioni dell’Occidente e la sua aspirazione al cambiamento di regime in Siria sono ispirate dall’indignazio ne per la «brutale repressione» di pacifiche manifestazioni di cui si sarebbe reso responsabile il potere? In realtà, già nel 2005, «George W. Bush desiderava rovesciare Bashar al-Assad». A riferirlo è sempre l’ex-ambasciatore israeliano a Washington, il quale aggiunge che la politica del regime change in Siria è ora quella perseguita anche dal governo Tel Aviv: occorre farla finita con un gruppo dirigente che da Damasco appoggia «Hezbollah in Libano e Hamas a Gaza» e che stringe legami con Teheran. Sì, « profondamente preoccupato per la minaccia iraniana, Israele è dell’opinione che sottrarre il mattone siriano dal muro iraniano potrebbe sfociare in una nuova fase della politica regionale. Chiaramente sia Hezbollah che Hamas si muovono ora con più cautela». Dunque, il bersaglio della rivolta e delle manovre a essa connesse non è costituito solo dalla Siria, ma anche dalla Palestina, dal Libano e dall’Iran: si tratta di assestare un colpo decisivo alla causa del popolo palestinese e di consolidare il dominio neo-coloniale di Israele e dell’Occidente in un’area di decisiva importanza geopolitica e geoeconomica.
3. Come conseguire questo obiettivo? Lo spiega con chiarezza Guido Olimpio sul «Corriere della sera» del 29 ottobre: ad Antakya, in una regione della Turchia confinante con la Siria, è già all’opera «l’Esercito libero siriano, un’organizzazio ne che conduce la lotta armata contro il regime di Assad». E’ un esercito che usufruisce delle armi e dell’assistenza militare della Turchia. Per di più - aggiunge sempre Guido Olimpio (sul «Corriere della sera» del 13 novembre) – Ankara «ha minacciato la creazione di una fascia cuscinetto di trenta chilometri in terra siriana». Dunque, il governo di Damasco non solo deve fronteggiare una rivolta armata, ma una rivolta armata appoggiata da un Paese che dispone di un dispositivo militare di prima grandezza, che è membro della NATO e che minaccia di invadere la Siria. Qualunque siano stati gli errori e le colpe dei suoi dirigenti, questo piccolo Paese sta ora di fatto subendo un’aggressione militare. Da anni in forte crescita economica, la Turchia da qualche tempo mostrava segni di insofferenza per il dominio esercitato in Medio Oriente esercitato da Israele e USA. Obama risponde a questa insofferenza spingendo i dirigenti di Ankara in direzione di sub-imperialismo neo-ottomano, controllato ovviamente da Washington.
4. Come risulta dalle analisi e testimonianze da me riportate, la Siria è costretta a lottare in condizioni assai difficili per mantenere la sua indipendenza, deve già ora fronteggiare un formidabile blocco economico, politico e militare. Per di più, ai dirigenti di Damasco la NATO minaccia, direttamente o indirettamente, di infliggere il linciaggio e l’assassinio che hanno suggellato la morte di Gheddafi. L’infamia dell’aggression e dovrebbe essere chiara per tutti coloro che sono disposti a compiere un sia pur modesto sforzo intellettuale. Sennonché, avvalendosi della sua terribile potenza di fuoco multimediale e delle nuove tecniche di manipolazione rese possibili dagli sviluppi di internet, l’Occidente presenta la crisi siriana in corso come l’esercizio di una violenza brutale e gratuita contro manifestanti pacifici e non-violenti. Non c’è dubbio che Goebbels, il malefico e brillante ministro del Terzo Reich, ha fatto scuola; occorre anzi riconoscere che i suoi discepoli a Washington e a Bruxelles hanno ora superato il loro mai dimenticato maestro.
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# cattolicocritico 2011-11-24 13:55
Citazione:
I discepoli di Goebbels all’opera contro la Siria
Domenico Losurdo

Qual è la natura del conflitto che da alcuni mesi investe Siria? Con questo mio articolo vorrei invitare tutti coloro che hanno a cuore la causa della pace e della democrazia nei rapporti internazionali a porsi alcune domande elementari, alle quali da parte mia cercherò di rispondere dando la voce a organi di stampa e a giornalisti, che non sono sospettabili di complicità con i dirigenti di Damasco.
1. Occorre in primo luogo chiedersi qual era la condizione del Paese medio-orientale prima dell’avvento al potere, nel 1970, degli Assad (padre e figlio) e dell’attuale regime. Ebbene, prima di quella data, «la repubblica siriana era uno Stato debole e instabile, un’arena per le rivalità regionali e internazionali» ; gli avvenimenti degli ultimi mesi significano il ritorno alla «situazione precedente il 1970». A esprimersi in questi termini è Itamar Rabinovich, già ambasciatore di Israele a Washington, sull’«Internati onal Herald Tribune» del 19-20 novembre. Possiamo trarre una prima conclusione: la rivolta appoggiata in primo luogo dagli USA e dall’Unione europea rischia di ricacciare la Siria in una condizione semi-coloniale.
2. Le condanne e le sanzioni dell’Occidente e la sua aspirazione al cambiamento di regime in Siria sono ispirate dall’indignazio ne per la «brutale repressione» di pacifiche manifestazioni di cui si sarebbe reso responsabile il potere? In realtà, già nel 2005, «George W. Bush desiderava rovesciare Bashar al-Assad». A riferirlo è sempre l’ex-ambasciatore israeliano a Washington, il quale aggiunge che la politica del regime change in Siria è ora quella perseguita anche dal governo Tel Aviv: occorre farla finita con un gruppo dirigente che da Damasco appoggia «Hezbollah in Libano e Hamas a Gaza» e che stringe legami con Teheran. Sì, « profondamente preoccupato per la minaccia iraniana, Israele è dell’opinione che sottrarre il mattone siriano dal muro iraniano potrebbe sfociare in una nuova fase della politica regionale. Chiaramente sia Hezbollah che Hamas si muovono ora con più cautela». Dunque, il bersaglio della rivolta e delle manovre a essa connesse non è costituito solo dalla Siria, ma anche dalla Palestina, dal Libano e dall’Iran: si tratta di assestare un colpo decisivo alla causa del popolo palestinese e di consolidare il dominio neo-coloniale di Israele e dell’Occidente in un’area di decisiva importanza geopolitica e geoeconomica.
3. Come conseguire questo obiettivo? Lo spiega con chiarezza Guido Olimpio sul «Corriere della sera» del 29 ottobre: ad Antakya, in una regione della Turchia confinante con la Siria, è già all’opera «l’Esercito libero siriano, un’organizzazio ne che conduce la lotta armata contro il regime di Assad». E’ un esercito che usufruisce delle armi e dell’assistenza militare della Turchia. Per di più - aggiunge sempre Guido Olimpio (sul «Corriere della sera» del 13 novembre) – Ankara «ha minacciato la creazione di una fascia cuscinetto di trenta chilometri in terra siriana». Dunque, il governo di Damasco non solo deve fronteggiare una rivolta armata, ma una rivolta armata appoggiata da un Paese che dispone di un dispositivo militare di prima grandezza, che è membro della NATO e che minaccia di invadere la Siria. Qualunque siano stati gli errori e le colpe dei suoi dirigenti, questo piccolo Paese sta ora di fatto subendo un’aggressione militare. Da anni in forte crescita economica, la Turchia da qualche tempo mostrava segni di insofferenza per il dominio esercitato in Medio Oriente esercitato da Israele e USA. Obama risponde a questa insofferenza spingendo i dirigenti di Ankara in direzione di sub-imperialismo neo-ottomano, controllato ovviamente da Washington.
4. Come risulta dalle analisi e testimonianze da me riportate, la Siria è costretta a lottare in condizioni assai difficili per mantenere la sua indipendenza, deve già ora fronteggiare un formidabile blocco economico, politico e militare. Per di più, ai dirigenti di Damasco la NATO minaccia, direttamente o indirettamente, di infliggere il linciaggio e l’assassinio che hanno suggellato la morte di Gheddafi. L’infamia dell’aggression e dovrebbe essere chiara per tutti coloro che sono disposti a compiere un sia pur modesto sforzo intellettuale. Sennonché, avvalendosi della sua terribile potenza di fuoco multimediale e delle nuove tecniche di manipolazione rese possibili dagli sviluppi di internet, l’Occidente presenta la crisi siriana in corso come l’esercizio di una violenza brutale e gratuita contro manifestanti pacifici e non-violenti. Non c’è dubbio che Goebbels, il malefico e brillante ministro del Terzo Reich, ha fatto scuola; occorre anzi riconoscere che i suoi discepoli a Washington e a Bruxelles hanno ora superato il loro mai dimenticato maestro


Ma come, in questo sito i lettori citano gli scritti di un ateo marxista. Io trasecolo e se lo vedessero i tradizionalisti ? Scherzi a parte ciò che scrive Losurdo è vero, allora guarda un po' che vi dico. Al momento che pioveranno le bombe NATO su Damasco dove si posizionerà il nostro governo? Ma contro sicuramente, tenuto conto che c'è ministro il cattolico (come tutti quelli che vanno a Messa e sono battezzati e cresimati) capo della comunità di Sant'EGIDIO; sarà così o tradizionalisti . Il cattolicesimo futuro sarà post Vaticano secondista e non c'è futuro per una Chiesa cattolica pre 1958, rassegnatevi. Il cattolicesimo della comunità di Sant'Egidio mi sembra il più adatto ai tempi.
Rispettosi saluti Direttore.
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# shaula 2011-11-25 01:08
Condivido quasi tutto. Peccato che il riferimento a Goebbels sia completamente fuori luogo.
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# SART 2011-11-23 21:54
Molti se ne vanno per motivi meno nobili: una vita più sicura e più ricca in una terra più felice e godereccia.
Andarsene da Netania per andare a vivere a Lugano può voler dire anche questo.
La famiglia che io ho conosciuto anni fa sulle sponde del romantico laghetto ticinese lo ammetteva senza problemi. In particolare, l'idea che i due figlioli avrebbero dovuto fare tre anni di naia... non andava loro tanto giù...
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# BERTIEBOY 2011-11-23 22:44
Sono stato recentemente in visita nello Stato satanico di Giuda e in Paesi limitrofi.
Gerusalemme è in mano agli Haredim, gli ebrei ortodossi con i loro caratteristici boccoli e le loro curiose palandrane d'antan. Se Israele ha un nemico, questo è al suo interno: la recrudescenza di questi movimenti interni di ortodossi, che oltretutto odiano anche lo Stato che li mantiene, avrà conseguenze deleterie per lo Stato di Giuda.
Indimenticabile l'esperienza della visita serale al Muro del Pianto. Insostenibile l'impatto delle preghiere che scaturiva al cospetto dei "fedeli" e immensa la sensazione di infinita angoscia e oppressione che investiva l'ambiente.

Cosa ci si può aspettare da un popolo le cui guide religiose pregano per ottenere vantaggi e potere terreni a discapito delle popolazioni del Resto del Mondo?
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# raff 2011-11-23 23:24
Chiedo scusa per l'ot, ma questa notizia è preoccupante.
Siria, l'ambasciata USA in allarme
"Americani, partite immediatamente"
Nota alla comunità che vive nel Paese: "Finché ci sono voli disponibili andate via". L'ambasciatore non tornerà a Damasco. E la Francia chiede alla UE l'apertura di "corridoi umanitari".
Manifestazione anti Assad a Homs (reuters)
DAMASCO L'ambasciata americana a Damasco ha esortato i cittadini statunitensi in Siria a lasciare "immediatamente" il Paese. Lo dice l'emittente televisiva CBS News citando una nota inviata alla comunità americana che risiede nel paese mediorientale e postata sul sito web dell'ambasciata. Nella nota, si chiede "che gli americani lascino immediatamente il Paese ora che i voli commerciali sono ancora disponibili". L'avvertimento sembra presagire una rapida esclatation delle tensioni fra i due Paesi dopo che questa settimana Washington aveva annunciato che l'ambasciatore Robert Ford non avrebbe fatto ritorno in Siria.
A testimonianza del deterioramento della situazione, oggi dalla Francia è arrivato un appello all'Unione Europea affinchè valuti l'opzione di "corridoi umanitari" in Siria. Il Consiglio nazionale siriano (CNS) è "l'interlocutore legittimo" in Siria, ha detto il ministro degli Esteri francese, Alain Juppè.

http://www.repubblica.it/esteri/2011/11/23/news/siria_alert-25490719/?ref=HREC1-11
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# pelzen 2011-11-24 02:26
E' da tener presente che in Israele è stata promulgata una legge con tutti quelli che sono contrari alla legge israeliana. Lo scrisse più volte Haaretz ed anche altri siti israeliani. Quindi quello che scrive Blondet non solo è vero, basta informarsi e cercare, ma è applicato pedissequamente anche contro tutti i cittadini ebrei israeliani, circoncisi, che non accettano la legge israeliana, ovvero che manifestino idee (ripeto idee) o boicottino l'attività del governo israeliano.

Per quanto riguarda il Papa sul giorno de ringraziamento... meglio stendere un velo pietoso. Ormai al governo della Chiesa romana c'è solo la massoneria che impera.
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