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Creazione increata dal nulla
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«La gloria di Colui che tutto move
per l
universo penetra e risplende
in una parte più e meno altrove
»
(Paradiso 1,1-3)

Su Discovery – uno dei canali di Sky destinati ai documentari – sta andando in onda un programma intitolato La creazione secondo Stephen Hawking. Lo scienziato è celebre, oltre che per le sue ricerche nel campo dell’astrofisica, anche per la sua triste situazione personale, affetto da SLA, praticamente paralizzato, costretto su una sedia a rotelle. Lo stato d’animo ed il cuore di quest’uomo, certamente sofferente, Dio solo può giudicarlo. Preme qui contestare i contenuti delle affermazioni presenti nel suo ultimo libro (Il grande disegno, Mondadori, dal quale poi sono stati tratti i relativi documentari).

Il trattato uscì in concomitanza con la visita del Pontefice in Inghilterra… un caso? La tesi di fondo di Hawking è la seguente: il Big Bang ha avuto un’origine spontanea, procedendo da una dimensione ontologica simile al nulla, presso cui le leggi spazio-temporali della fisica non possono essere applicabili, perché inesistenti.

Allo stesso modo in cui un buco nero sia in grado di attirare dentro di sé perfino la luce, azzerando il progressivo incedere del tempo, così, in quella microscopica testa di spillo (o ancor meno) densissima di materia, all’interno della quale «si trova precipitata» tutta l’energia dell’universo in potenza (poi attualizzata con l’esplosione primordiale), la dimensione del tempo risulterebbe essere assolutamente inesistente, quindi non ci sarebbe stato «un tempo» destinato alla creazione, un tempo per Dio, per un Creatore. Come si può arrivare a tale conclusione? Attraverso l’elusione – tuttavia solo apparente (dimostreremo perché) – del principio di causalità.

La scappatoia utilizzata è quella della meccanica quantistica, normalmente impiegata per il mondo degli atomi, delle molecole e delle particelle subatomiche. Alla base della fisica quantistica c’è il principio di indeterminazione di Heisenberg («nellambito della realtà le cui connessioni sono formulate dalla teoria quantistica, le leggi naturali non conducono quindi ad una completa determinazione di ciò che accade nello spazio e nel tempo; laccadere (allinterno delle frequenze determinate per mezzo delle connessioni) è piuttosto rimesso al gioco del caso»), per il quale il microcosmo è essenzialmente «indeterministico», prescindendo in modo assoluto da cause precedenti; il risultato effettivo di un particolare processo quantistico non è conosciuto e non può essere conosciuto, neppure in linea di principio.

Applicando tali assiomi all’origine dell’universo, esso avrebbe origine dal nulla, come effetto di una fluttuazione quantistica, una sorta di apparizione spontanea. Il tempo finisce con l’essere inghiottito dallo spazio, fino ad azzerarsi del tutto, in una dimensione incausata (passatemi l’espressione).

Osserva Hawking: «Finché luniverso aveva un inizio, potevamo supporre che avesse un creatore. Ma se luniverso è completamente autosufficiente, senza un confine o un margine, non ha né un principio né una fine: semplicemente cè. In tal caso, cè ancora posto per un creatore?».

Quindi non c’è Dio, perché non c’è un punto iniziale dell’universo; non esiste alcuna singolarità. Non vi è nessun principio, dietro il quale debba essere necessario porre un dio.

Ovviamente tale teoria si regge soltanto sull’accettazione cieca di alcuni assiomi indimostrati: l’evoluzionismo e la teoria quantistica. Per ora evitiamo di contestare tali presupposti-premessa e badiamo soltanto alla valutazione delle conclusioni. In primo luogo leggere il principio di causalità soltanto da un punto di vista strettamente cronologico è parziale e riduttivo; se si pensa di azzerare la causa causae eliminando l’incognita tempo, stiamo decidendo a priori che Dio debba agire vincolandosi al tempo stesso (decidiamo noi quale potere debba avere l’Onnipotente).

In realtà il valore del principio di causalità è non soltanto cronologico, ma molto di più, ontologico! Se esiste un ente, qualunque esso sia, esso deve aver preso il proprio essere o da se stesso o da altro. Non si scappa; il resto è sofisma. La materia o è eterna e quindi autosussistente oppure deve aver preso (ricevuto) l’esistenza da qualcosa o Qualcuno fuori di sé, anche quando essa si presenti come semplice agglomerato energetico ed atemporale.

Hawking è per la prima ipotesi (ma anche in questo caso, ammettendo una condizione fuori dal tempo del nulla microscopico, non siamo comunque legittimati ad escludere un qualunque intervento creatore). Affermare infatti l’esistenza indefinita, benché non eterna (curioso sofisma) dell’universo, significa in poche parole attribuire alla materia, al di là delle differenti modalità di essere, prerogative divine. Avremmo, pertanto, una materia divina priva tuttavia dell’attributo maggiormente significativo del divino (ammesso che possa farsi una distinzione tra gli attributi divini): l’onnipotenza. Ci troveremmo di fronte ad un agglomerato eterno ed autosussistente, ma paradossalmente incapace di onnipotenza. Questo, mi si potrebbe obiettare, non costituisce un problema. Forse non per l’agglomerato, ma certamente per quel che da tale agglomerato si pretende debba uscir fuori.

Tutto l’universo, così come lo vediamo noi, è, delle due l’una: programma di una onnipotenza intelligente ovvero esito del cieco caso. Ora, tale secondo elemento sembra del tutto incapace di fornire alcuna credenziale di capacità generazionale; le probabilità che l’universo scaturisca, così come lo vediamo ora, dal Big Bang, o dalla materia, senza avere uno spirito informatore che ne guidi il percorso, è pari allo zero. Ma anche per il granellino energetico atemporale ci sarebbe qualche problema: esso rappresenta infatti e pur sempre un ente limitato, sicuramente non onnipotente, non libero, non sovrano, tanto meno creatore, quindi; da dove riceve la capacità di generare informazione, intelligenza e coscienza, se in se stesso non possiede nulla di tutto ciò?

Tutto questo ricorda (e, senza dubbio, la scienza si è lasciata ben guidare da ideologie e filosofie ispirate in tal senso, unica condizione: purché non cristiane) la dicotomia indù Prakriti e Purusha; eppure anche in questo caso la materia Prakriti non è capace di autoregolarsi e di evolversi organizzandosi; necessita appunto di uno spirito informatore, Purusha. Anche le tradizioni indiane possiedono maggior saggezza della visione materialistica di Hawking. Quindi, «senza star lì a girarci intorno, bisogna dire che, da almeno un secolo la nostra cultura, la cultura dellOccidente civilizzato, disgiunge allegramente la gnoseologia dallontologia, per annunziare che il nulla è genitore dellessere» (da SI SI NO NO del 15 novembre 2011).

L’autosussistenza della materia (affermata soltanto per via teorica attraverso il ricorso alla fisica quantistica, ma mai provata) sarebbe appannaggio di un ente impersonale, dove la coscienza di essere, si badi!, qualitativamente superiore a tutta la materia esistente (agglomerato energetico previo al Big-Bang, incluso) sarebbe relegata ad un mero accidente casuale del percorso evolutivo, ingoiato nel vortice del nulla. La materia non ha anima – men che meno dal punto di vista quantistico – eppure avrebbe perfezioni tipiche dello Spirito Infinito (eternità ed autosussistenza)?

Nessuno dà quel che non possiede. Come può una materia inerme ed inerte dar luogo allo spirito, alla ragione, all’intelligenza? Lo spirito che possiede aneliti d’eternità, resta annichilito nel non senso del caso, che sarebbe invece eterno ed autosufficiente? Curiosa contraddizione.

Occorre ricordare che se tanti sono gli enti, gli esseri che possiedono l’esistenza, nessuno di essi è illimitato, se non l’Essere. Ora, l’Essere che non riceve la vita da alcuno, l’Inprincipio, Colui che è al di là del tempo e dello spazio e che crea cieli e terra, cose visibili ed invisibili, con un atto eterno della sua volontà, ora e da sempre, nella sua dimensione – questa si!, completamente atemporale – è necessariamente il Dio senza limiti e confini. Supporre l’agglomerato energetico per escludere Dio, è per assurdo possibile, soltanto però se tale agglomerato soddisfi tutti i requisiti della Divinità (cosa irrealizzabile per qualunque ente materiale si tratti, ancorché vivente nel microcosmo quantistico); in caso contrario, l’assoluta necessita, prima di tutto razionale e filosofica di Dio, resta intonsa.

Ma, come accennato, il sistema teorico di Hawking poggia su basi alquanto fragili; infatti, anche qualora non avessero convinto gli argomenti precedenti, esaminare i ritenuti inderogabili assiomi dai quali parte tutto il ragionamento dell’astrofisico può essere più di un mero esercizio intellettuale. L’evoluzionismo non abbisogna di essere smentito. I lettori di questo sito ben conoscono i numerosissimi argomenti scientifici contro l’inconsistenza delle teorie opposte. Nella fattispecie, preme sottolineare di nuovo la cosiddetta sostanziale irriducibilità, da cui è possibile evincere logicamente la necessaria presenza di una qualità superiore che dia tono, senso ed esistenza ad una inferiore; l’uomo, lo spirito umano è capace di valicare la materia, questa mai potrà appropriarsi e neppure generare un’anima. Chi scrive non crede neppure al Big-Bang; no! Neppure a questo! Non credo a compromessi tra evoluzionismo e Genesi o a una sorta di esplosione pilotata fino, passando era dopo era, alla generazione dell’essere umano. Troppe sono le obiezioni scientifiche rilevate e rilevanti in materia. Ne riparleremo.

In merito invece alla fisica dei quanti, essa si connota, come già scritto, dell’indeterminato; ma attenzione!, esistono diverse interpretazioni della meccanica quantistica, proprio perché l’esito degli esperimenti resta fortemente condizionato dal punto di vista dell’osservatore. Essa nasce dall’esigenza di colmare lacune della fisica della meccanica classica, tuttavia l’esito non è mai quello di ottenere delle certezze, se non in termini di mera probabilità. Teoria pronta ad esser soppiantata davanti all’acquisizione di nuove scoperte e certezze. Premesso ciò, Hawking pretende addirittura di costruire da qui le fondamenta filosofiche per la prova dell’inesistenza di Dio? La sua tesi parte da assunti indimostrati e, per definizione, soggetti a variazione, incapaci di determinazioni in termini assoluti, eppure, stranamente, nell’ipotesi cosmologica, ritenuti con certezza infallibili. Strano modo di ragionare. Approssimativo rigore scientifico. Siamo quasi al ridicolo.

Non è forse lecito supporre invece che, così come il Big-Bang sia l’omologo scientista dell’uovo cosmico indù, l’embrione energetico ante-Big-Bang debba invece ritenersi una sorte di monade di Leibniz, nella sua versione monista, parente stretto di uno gnosticismo a matrice pitagorica, sicuramente molto vicino al monismo orientale, anche se, nel caso del nostro astrofisico, connotato di radicale materialismo? Dal che la sentenza di Hawking: «Cè una fondamentale differenza tra la religione, che è basata sullautorità, e la scienza, che è basata su osservazione e ragionamento… E la scienza vincerà perché funziona». Stando alle premesse di quanto sin qui sostenuto, lasciateci dubitare… e fortemente.

«Ci fu un uomo che a 12 anni, con aste e cerchi, creò la matematica; che a 16 compose il più dotto trattato sulle coniche dallantichità in poi; che a 19 condensò in una macchina una scienza che è dellintelletto; che a 23 dimostrò i fenomeni del peso dellaria ed eliminò uno dei grandi errori della fisica antica; che nelletà in cui gli altri cominciano appena a vivere, avendo già percorso tutto litinerario delle scienze umane, si accorge della loro vanità e volge la mente alla religione; (...) che, infine (...) risolse quasi distrattamente uno dei maggiori problemi della geometria e scrisse dei pensieri che hanno sia del divino che dellumano. Il nome di questo genio è Blaise Pascal» (François-René de Chateaubriand).

Stefano Maria Chiari


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Commenti  

 
# Don Capisco 2011-11-23 14:24
Grazie Chiari. Mi viene in mente una discussione fatta col professor Basti della Lateranense. Lui sosteneva sulla scia di Tommaso d'Aquino che dal punto di vista razionale il mondo può essere eterno o avere un principio nel tempo pur dipendendo da una Causa Prima. Quindi che l'esistenza di una Causa Prima increata è verità razionale, mentre il fatto che la creazione abbia un'inizio temporale è una verità di fede. Aristotele da un punto di vista pagano infatto riteneva che esistesse una Causa Prima (pur senza lo spessore ontologico attribuitoLe poi da Tommaso) da cui dipendeva un creato eterno. Saluti
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# Lorenzo 2011-11-23 15:27
Gli scienziati tendono a fere lo stesso errore del Buddha.
Una volta svelati certi misteri cercano di rinchiudere, o spiegare Dio, nel contesto da loro spiegato.
Se un insieme (che ci contiene) esiste, chi può assicurare che l'ente che lo ha creato sia all'interno dell'insieme, sia l'insieme o all'esterno?! Se non addirittura tutti e tre?
Se io costruisco una lattina devo essere per forza all'interno della lattina per esserne il creatore?
L'errore più grande e credere di avere un'ottima vista perchè ancora non si ci è accorti di esser miopi, la cosa più saggia guardando qualcosa e creder d'essere miopi... si daranno molte più interpretazione a quel che si vede senza escluderne nulla.
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# andrea.4463 2011-11-23 15:28
Per dare bisogna avere, se non si ha come si fa a dare?
Domandina per lo stolto.
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# cgdv 2011-11-23 15:29
Caro Stefano un ottimo saggio che si ricollega al precedente con argomentazioni assolutamente inoppugnabili.
Forse il peggiorare continuo della sfortunatissima situazione fisica del sommamente considerato e propagandato Hawking, è uno dei non rari casi che invece di avvicinare a Dio allontana da Lui per un senso di superba ribellione.
Un tempo, sembrava infatti non ritenere incompatibile con le sue teorie la presenza di un Creatore.
Mi auguro che la programmazione dell'uscita del libro in occasione della visita papale, causi almeno il depennamento del suo nome dalla lista dei membri della Pontificia Accademia delle Scienze.
Ma può essere che vista l'attuale politica ecumenica, non si voglia incorrere in accuse di oscurantismo per di più tinteggiabili con l'inevitabile nuance razzista.
Con stima.
Giuliano
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# Pietro G 2011-11-23 16:37
Stephen Hawking è stato un grande fisico e dispiace vedere che, come altri suoi colleghi, a fine carriera non ha saputo resistere alla tentazione di dire la sua opinione sul tema delle origini, dimenticando che sapere scientifico e Verità sono due cose diverse e non commensurabili. Nel merito:
- Hawking commette l'errore di estrapolare le leggi della Fisica a situazioni, come quella antecedente al Big Bang, che non ammettono, direi per definizione, la presenza di queste leggi. L'universo che nasce dal nulla tramite una fluttuazione quantistica presuppone già l'esistenza della Fisica quantistica prima ancora del Big Bang. Questa assunzione ingiustificata e mai spiegata da coloro che la usano per sviluppare poi le loro teorie è purtroppo molto diffusa e quasi mai discussa.
- Noi conosciamo queste regolarità che chiamiamo leggi della Fisica dal comportamento della materia/energia; credere che questi leggi possano esistere indipendentemen te dalla presenza o meno di essa è, secondo me, un altro errore grave.
- Se si accettano come vicine al vero le attuali conoscenze nel campo della cosmologia, l'universo ha avuto un inizio e avrà una fine. L'universo eterno non è supportato dai fatti sperimentali. Anche se si ipotizza un universo oscillante, e quindi simmetrico lungo la linea temporale, questo non risolve il problema della origine. Il Dio che si vuole cacciare dalla porta ritorna dalla finestra come coincidente con l'universo: Deus sive natura.
- La apparizione di un intero universo dal nulla è una idea talmente strana che, se si accetta come vera, allora uno dovrebbe anche spiegare perchè noi non siamo in grado di osservare ancora il fenomeno. Nessuno ha mai visto neanche uno spillo apparire dal nulla, figuriamoci un universo. Questo non ha niente a che fare con le fluttuazioni quantistiche dallo stato di vuoto che si osservano e che fanno parte integrante della teoria quantistica. Ricordo però che il cosiddetto vuoto è lo stato di minima energia, non è il non essere.
- L'origine spontenea dell'universo poi non solo non riesce a sppiegare l'esistenza di un ordinamento di regolarità (le leggi della Fisica), ma neanche, all'interno di esse, di una configurazione, altamente improbabile, di valori per le costanti fondamentali di natura capaci di supportare la vita così come noi la conosciamo. Dopo tutto, l'universo avrebbe potuto benissimo nascere totalmente caotico, senza cioè nessuna legge fisica, oppure con leggi fisiche variabili da punto a punto.
Questo non vuol dire che la ricerca nel campo della cosmologia debba essere limitata, solo che occorrerebbe prendere una posizione intellettualmen te onesta nei confronti del tema delle origini. La mancanza di conoscenza implica che non si può escludere niente e quindi neanche l'esistenza di Dio e la creazione. Non si può dire: io non so come il tutto sia nato però so che non c'è Dio.
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# astrorosa1 2011-11-25 09:54
Condivido, ottime considerazioni.
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# piero vassallo 2011-11-23 18:53
Un eccellente lavoro, grazie all'autore!
Piero Vassallo
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# aristotele 2011-11-23 20:32
Come sostenuto da "Don Capisco" (vedasi commenti sovrastanti), nel "De aeternitate mundi" San Tommaso riteneva razionalmente ammissibile l'eternità del Mondo (sebbene per fede ne indicasse la Creazione, che fa da perno alle sue concezioni cosmologiche presentate nella "Somma teologica"). Per qual motivo? Semplicemente per il fatto che l'agente-causa deve avere una precedenza ontologica rispetto all'effetto, non necessariamente (anche) cronologica. E' possibile pensare a Dio come causa eterna di un Mondo eternamente esistente, ma che non potrebbe sussistere senza la Causa medesima. Si pensi al fuoco e al calore sprigionato dalle fiamme: nel momento in cui esso è - causa - immediatamente si manifesta il calore - effetto - ma tolta la fiamma si toglie anche il calore (l'esempio è di San Tommaso). Del resto la creazione non è solo quella iniziale, narrata dal Genesi e che oggi viene laicamente intesa come "Big Bang"; 'creazione' è anche il rapporto ontologico continuo per il quale Dio conserva il Mondo nell'essere. Ora, attribuire l'origine dell'Universo ad un sostrato pre-tempo e pre-spazio - qualunque cosa possa significare, sempre ammesso che essa non pare priva di contraddizione - non risolve la questione della causalità, ma semplicemente la traspone. In un suo testo, Hawking confessa il timore provato quando nel 1981 presso la Pontificia Accademia delle Scienze egli presentò una prima versione di questa teoria dopo che Woytila aveva affermato che i cosmologi potevano spingersi fino al limite della Creazione nelle loro indagini, ma non tentare di penetrarne l'essenza, definita da Giovanni Paolo II quale prerogativa divina. Se accettiamo l'idea che il sostrato pre-tempo e pre-spazio di Hawking esista dall'infinito e che il Cosmo eo che il Cosmo sia l'esito di una fluttuazione quantistica in un "vuoto" relativo, niente spiega comunque come mai il Big Bang sia avvenuto 13-14 miliardi di anni fa e non da un tempo infinito. Anche il sostrato eterno, in altre parole, necessita di causa. O, per dirla con il San Tommaso del "De aeternitate mundi", l'idea di un Cosmo eterno non elimina il problema della causalità.

Arist
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# Fabio de Fina 2011-11-24 02:22
Per un errore è stato postato al presente articolo un commento stupido. Sul pannello, invece che cliccare il tasto 'cancella', è stato cliccato il tasto 'pubblica'; ci scusiamo con i lettori.
La redazione
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# pelzen 2011-11-24 03:06
Interessante articolo e da profano ho la sensazione che nessuno sa nulla di nulla. Una cosa è certa, per quello che noi, ora e adesso, sappiamo: nulla.
Sapere di non sapere. Nell'astrofisica esistono talmente tante ipotesi e tante possibilità matematiche che nessuno è in grado di dare una spiegazione "comprensibile", ma sopratutto ragionevole.
La materia, così come la conosciamo noi, è oggetto inanimato, ma è anche elettroni, protoni, neutrini, ma sopratutto forze immani elettriche ed elettromagnetic he. La materia quindi non è materia ma è forza, agente questo che non si vede e che non tocchiamo se non come la semplice terra.

Anche il nostro corpo è forza e come tale interagisce con tutto quello che sta attorno. Lo consideriamo materia, costruzione di un disegno divino. Io non credo che vi sia un disegno divino per l'uomo o per la bestia più piccola, credo che nella realtà le forze che agiscono in questo immenso groviglio agiscono secondo principi meno "divini", ma più fisici. Il problema sta quindi più in là della semplice materia, o se vogliamo sull'origine della stessa. Quali e come sono nate queste forze e da cosa sono scaturite? E se prima del big-bang c'era solo un piccolissimo nocciolo condensato di tutto l'universo da dove è nato questo nocciolo?
Nell'ascoltare un fisico toscano sentii un'affermazione che mi lasciò basito, poiché affermava che la teoria della massa scura dell'universo ammette che essa sia alla enne volte più grande di quanto noi crediamo possa essere grande l'universo. Vero o falsa che sia questa teoria, può essere presa come punto d'osservazione e nemmeno come punto di partenza. Nessuno spiega alcunché.

Teorie interessanti, cerebrali, introspettive, per certi versi, ma che lasciano il meno credente ad un palmo di naso dalla soluzione, perché è sufficiente dire chiedere alcune cose: e prima che c'era?

Scusate ma salto di palo in frasca, ma facendo riferimento alla parola Nulla mi è venuto in mente un libretto che avevo letto anni fa "Il tao della Fisica" in cui si parlava del nulla inteso come uno stato di assenza completa, mentre noi uomini siamo abituati a percepire il nulla come sottrazione spaziale o temporale. Il nulla è quindi né tempo né spazio, né energia, assenza in tutto. E' anche un concetto filosofico taoista/zen in cui si cerca di portare la persona in uno stato "primordiale" di assenza completa per una visione del proprio sè. Più facile a dirlo che a farlo. Ma è un passo verso la comprensione, forse e nel tempo spesso mai raggiungibile, troppo difficile e doloroso.

Ma il nulla, inteso come totale abbandono dai concetti terreni di tempo spazio e conseguentement e materia, apre una vista su aspetti inaspettati perché ci vede come spettatori di noi stessi all'interno/esterno del nostro corpo. Il nulla non è quindi la partenza, ma un punto di osservazione. Diverso rispetto a quello descritto dall'inglese, poiché infatti secondo il fisico toscano il 70/80% dell'universo è costituito dalla massa oscura ben più immensa e dalla fisica sconosciuta di ciò che percepiamo.

Ma all'affermazione: Io sono colui che è, mi verrebbe da chiedere: ma prima di te cos'era?
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# Don Capisco 2011-11-24 20:49
Secondo la metafisica classica, come ha rilevato perfettamente Platone nel Parmenide, si parla di nulla relativo (assenza di qualcosa) e di nulla assoluto (niente totale). Tutta la fisica può solamente parlare del nulla relativo, anche quando parla di assenza di tutto, perchè il nulla assoluto è un'intuizione metafisica, fuori della sua portata, per la quale ex nihilo nihil fit, cioè non è possibile che possa sorgere nulla dal nulla. Quindi viceversa da qualcosa come il mondo non si può mai retrocedere nelle cause fino al nulla. E' impossibile sia logicamente che filosoficamente .
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# shaula 2011-11-24 03:57
"Alto crebbi sull´uomo e sulle bestie ed ora attendo. Che cosa mai attendo? Il primo colpo della folgore!"
Ecco, Nietsche ha evidenziato bene in questa poesia, che se un Titano deve soccombere, cio´può accadere solo per mano di una entità poderosa.
Qui assistiamo al cicaleccio di pseudo ricercatori, del tutto sconosciuti, se non totali sprovveduti, che oltre che gratificarsi vicendevolmente , tranciano giudizi su un personaggio che li sovrasta in modo incommensurabil e.
E´disarmante osservare quanto le velleità dell´ego di molti di noi riescano ad apparire ridicole se non patetiche.
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# gib 2011-11-24 09:51
Bellissimo articolo.
Grazie
Giacomo gib
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# milvus 2011-11-25 14:30
Il Re, favola. Un fachiro povero e mendicante un giorno decise di presentarsi al Re per chiedergli aiuto finanziario perchè voleva portare a termine un progetto a carattere religioso.
Entrò al Palazzo, ma dovette attendere il Re, perchè era impegnato con le orazioni del pomeriggio.
Mentre attendeva, il fachiro ascoltò le preghiere del Re. Il Re chiedeva salute, vittoria sui nemici, ricchezza, buoni raccolti, etc., etc
Il fachiro rifletteva: il Re dipende direttamente dal Padrone Supremo in tutto ciò che da lui riceve, chiede a Lui tutto ciò che desidererebbe, allora io perchè sono qui a cercare la carità dal Re, se lui è alla marcè del Bene Supremo? Perchè io non mi dirigo direttamente al signore ed il Lui cerco la Grazia?
Il Re, finite le orazioni, quando uscì non trovò più il fachiro, se ne andò.
Preghiera per l'Immacolata (ovviamente per un credente)
Gesù, mantienici lontani dalla menzogna.
Non vogliamo essere poveri e nemmeno ricchissimi. Allontanaci dall'ipocrisia e dalla falsità e provvedi al pane di ogni giorno. Se diventiamo ricchi forse potremmo dimenticarti e, nella più nefasta delle ipotesi, potremmo anche osare di non averti mai conosciuto. Se viviamo in povertà potremmo cercare di rubare, così metterti nei panni della tua vergogna.
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# arduino 2011-11-25 18:24
"O' mythos deloì òti..."?
Forse anche Esopo avrebbe avuto qualche difficoltà nello spiegare la "morale della favola". Specie in relazione all'articolo in questione.
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# gattogrigio3 2011-11-25 18:58
Sarò ignorante. Però il NULLA provo a immaginarlo dall'età di 5 anni (non avevo meglio da fare?) e dopo che alle medie ho imparato che 1 può essere sia +1 che meno-1 e che la somma dà zero mi sono convinto. Nel momento in cui una Coscienza riconosce il nulla come tale, esso cessa di essere tale. Forse a quel punto di coscienza (IL VERBO?) si scinde in +1 e -1. Evvvaiii!!! Quindi fuori dal nulla c'è una Coscienza. Altimenti nulla era e nulla restava. Nulla lo costringeva a scindersi. Filosoficamente il ragionamento fa schifo ma... ripeto, sono ignorante.
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# alberto 2011-11-25 20:46
Mens sana in corpore sano.
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# Centuri 2011-12-17 14:53
Pienamente d'accordo!
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# karaberto 2011-12-01 22:55
Oramai non mi capita quasi più, ma ogni volta che aprivo un videogioco e vedevo tutti quei soldatini muoversi da soli animati da una volontà che era insita nella macchina, non potevo fare a meno di pensare che se a detti omini fosse stato possibile instillare una sorta di volontà autonoma più elevata si sarebbero domandati "chi siamo, da dove veniamo, dove andiamo" e ancora più in là.

Non voglio credere al "Grande-Programmatore" (una sorta del Grande-Architetto in chiave elettronica) ma semplicemente mostrare con questa povera similitudine l'incomprensibile differenza 'qualitativa' che separa il Creatore dal creato e che l'unico modo di conciliare le due realtà è quello di subordinare in toto il secondo al Primo, tempo compreso, in quanto non possiamo avere la minima idea di ciò che significhi "realtà" su un piano superiore al nostro. L'alternativa di rifiutare il Creatore è ammessa, ma ogni tentativo di dimostrarla non può che rivelarsi infruttuoso perché non abbiamo nemmeno l'idea di cosa stiamo rifiutando, non essendoci concesso il concetto (non dico comprensione) del "livello superiore".

Il soldatino del videogioco vede alberi veri, montagne imponenti e laghi inaccessibili, ma "noi" dal di fuori riconosciamo l'illusione, pur fatta a "nostra immagine e somiglianza"... Noi capiamo appieno cosa vuol dire "inizio" e "fine" di quell'universo e ne comprendiamo la sua vera natura, cosa che è ovviamente negata a chi ne fa parte. Gli scienziati che si affannano nel vidogioco non solo non sanno, ma sono anche in una necessaria condizione di non poter sapere. Al più possono credere o non credere.
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# ppastor 2012-07-08 17:11
Arrivo in ritardo ai commenti, e mi scuso, ma... cosa resterebbe del “tempo” senza una intelligenza che lo percepisca, che possa constatarlo?
Come immaginare la dimensione “tempo” indipendente da cose o esseri che per avere un qualsiasi cambiamento richiedono di un momento o momenti successivi (per passare dalla possibilità all’atto)?
Se di ogni singola cosa che esiste, vivente o non vivente che sia, vediamo che ha un inizio, prima del quale non esisteva, e parimenti ha un termine, non dovrebbe essere lo stesso per l’insieme di tutto quanto esiste? In altre parole, nessuna cosa possiede in se stessa, nella propria essenza, la ragione della sua esistenza... tranne Dio. Ecco perché solo Dio È COLUI CHE È: necessario ed eterno, che non ha bisogno di passare da una possibilità alla realizzazione in due momenti successivi (tempo), ma in un unico Atto completo, assoluto, atemporale, realizza tutto Se stesso, la Sua Vita e le sue opere.
E ancora: perciò il mondo-Universo non è stato creato “nel” tempo, ma “col” tempo. Il tempo è una dimensione propria di ogni essere creato. Il tempo perciò ha avuto inizio con l’inizio stesso dell’esistenza di ciò che è stato creato. Il famoso assioma “nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma”, occorre completarlo dicendo che, una volta che Dio lo ha creato non si distrugge in nessuna delle sue fasi di esistenza; il tempo non fa che mostrare successivi atti esistenziali o nuove fasi che si aggiungono alle precedenti.
Infine: solo al vero Dio poteva “venire in mente” scoprire la grandezza della piccolezza, solo Colui che È infinito in ogni cosa poteva sfogare il suo libero amore non facendosi “di più” (che non potrebbe farsi), ma facendosi “di meno”, creatura appunto! E Colui che È si fida solo del nulla, cioè, di chi tale si riconosce e non Gli ruba i diritti né i meriti. “Io sono Colui che È –ricordò un giorno Nostro Signore a Santa Caterina da Siena–, tu sei colei che NON È”. Grazie
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