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Da dove viene l’antistatualismo dei cattolici post-moderni
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Visto il dilagare planetario del liberismo, è forse è il caso di ripassare, brevemente, un po’ di storia delle idee per capire da dove viene l’attuale antistatualismo di molti cattolici. Un antistatualismo equivoco che porta settori cospicui del cattolicesimo a fiancheggiare l’assalto definitivo della secolarizzazione al Politico.

Il problema nasce con la modernità che avendo, a suo tempo, imposto il giurisdizionalismo ha finito per porre lo Stato, o in genere la Comunità Politica, contro la Chiesa (nel medioevo invece il conflitto tra Chiesa ed Impero riguardava la ripartizione di competenze in un quadro di tipo «sacrale»). Da qui, dalla lotta contro lo Stato liberale hegeliano del Risorgimento, nasce il perdurante sentimento di diffidenza dei cattolici verso lo Stato moderno.

Ma è possibile sostenere in via di principio una tale posizione dovuta a particolari contingenze storiche?

La risposta è no, se si è memori del fatto che se è vero che il Cristianesimo ha «sdivinizzato» lo Stato è pur vero che, sulla linea agostiniano-tomista, per la Dottrina Sociale Cattolica la Comunità Politica, di cui lo Stato è la forma moderna, è «organismo morale», «societas perfecta» che ingloba pur senza annullarle le «societates imperfectae» minori, dalla famiglia ai diversi corpi intermedi.

Certamente, secondo la Dottrina Sociale Cattolica, la Comunità Politica deve essere retta da princìpi morali di Giustizia, senza i quali, diceva Agostino, nulla la differenzia dalle compagnie di briganti. Ciò però non toglie che la Comunità Politica resti prioritaria rispetto alla società civile, ossia alla sfera economica.

Insieme al giurisdizionalismo lo Stato liberale impose l’abolizione, oltre che degli usi civici e delle terre comuni, anche delle arti e mestieri, delle corporazioni. Anche questo corrispondeva all’ideologia liberale che voleva porre di fronte a sé, nudi, lo Stato e l’individuo, preso, quest’ultimo, nell’astrattezza della sua solipsistica egoicità.

Questa dialettica «statalismo/individualismo», naturalmente, favoriva, nei rapporti sociali, gli imprenditori che, così, liberati dai «lacci e lacciuoli» delle corporazioni e dei compagnonaggi (i proto-sindacati) nonché liberati dai vincoli posti, a suo tempo, dalle norme morali e dagli strumenti mutualistici e di carità imposti dalla Chiesa e dalla Corona, pattuivano, da una posizione di forza assoluta, le condizioni salariali con i singoli lavoratori. Il panorama di miseria e pauperismo denunciato, nel XIX secolo, da Dickens era il risultato della «liberalizzazione», rivoluzionaria iniziata con i fisiocrati settecenteschi. Tutto il sindacalismo moderno, e soprattutto tutto il movimento sociale cattolico ottocentesco, fu una risposta, una reazione, allo Stato liberale ed al suo contrattualismo meccanicistico.

A fine XIX secolo, Leone XIII, però, non invitò a tornare semplicemente alle forme sociali del passato medioevale ma invitò i cattolici, attraverso i «sindacati anche di soli operai» (così nella Rerum Novarum), a lavorare per un sistema normativo che imponesse agli imprenditori di venire a patti, di Giustizia, con gli operai. Per questo quel Papa benedisse la contrattazione collettiva e l’intervento mediatore dello Stato al quale si chiedeva di abbandonare il vecchio schema liberale, agnostico in economia e nel sociale. Qualcuno ha detto che Leone XIII ha anticipato Keynes.

Dunque il cattolicesimo sociale tra fine Ottocento ed inizio Novecento aveva abbandonato la mera prospettiva «medievaleggiante» delle corporazioni miste tra imprenditori e lavoratori per aprirsi, soprattutto con Giuseppe Toniolo, alla modernità pur senza accettarne gli aspetti soggettivisti, individualisti, contrattualisti. Ciò significava il riconoscimento giuridico della realtà delle comunità intermedie sindacali ma anche la richiesta di un ruolo forte dello Stato, chiamato ad intervenire nel conflitto sociale e nella sfera economica.

Non stiamo qui a dire come per questa strada molti settori del cattolicesimo sociale guardarono alle realizzazioni sociali del fascismo come ad un inveramento delle loro speranze. Si rilegga, in proposito, la Quadragesimo Anno di Pio XI che, per quanto critichi, d’altro canto elogia il corporativismo fascista. Si rileggano le pagine di Alcide De Gasperi, rifugiato in Vaticano, di critica alla dittatura ma al contempo di apprezzamento della politica sociale fascista nella quale non poteva non vedere certe continuità con gli auspici che erano stati del cattolicesimo sociale.

Ruolo forte dello Stato naturalmente significa anche, soprattutto oggi, sovranità monetaria e controllo della Banca Centrale. È vero che in questo primato dello Stato possono esserci anche dei rischi. Non lo si nega affatto. Ma la contropartita è la realtà attuale di indipendenza dei banchieri centrali dal Politico e di sudditanza degli Stati e dei popoli ai «mercati finanziari» che impongono non – si badi! – una migliore amministrazione del Welfare ma il suo smantellamento in ossequio al più rigido liberismo.

Non sarà certo il liberalismo tinteggiato di cattolicesimo di uno Sturzo, che non a caso è diventato il nume tutelare dei think tanks catto-cons come il «Tocqueville-Acton» e dei loro maitre a penser quali Flavio Felice e Dario Antiseri, a costituire una risposta, seriamente cattolico-sociale, al liberismo trionfante. Si tenga conto che Sturzo è stato aderente alla linea cattolico-sociale sopra tratteggiata fino a quando, mandato in esilio dal fascismo, non soggiornò prima a Londra e poi in America innamorandosi del mondo liberale anglosassone e credendo di vedervi – è lo stesso errore che fanno oggi i cattoconservatori – una continuità con le forme comunitarie di un’età a-statuale (ma non antipolitica perché l’Impero era all’epoca la Comunità Politica prestatuale) come il medioevo.

Si trattava e si tratta di una svista storica e filosofica perché non sussiste alcuna continuità tra medioevo e mondo anglosassone moderno. Nella loro essenza filosofica le forme sociali anglosassoni moderne nascono sulla base del medesimo contrattualismo sociale che permea lo Stato giacobino europeo. Locke era contrattualista, sosteneva cioè che la convivenza politica nasce dal contratto (cui poi ha dato nome di Costituzione), allo stesso modo che contrattualisti erano Hobbes e Rousseau, benché declinassero il contrattualismo in modo diverso dal padre del costituzionalismo liberale: Hobbes in termini autoritari e Rousseau in termini totalitari.

La linea di Hayek e Mises si aggancia direttamente al liberalismo massonico austriaco del XIX secolo che propendeva verso il liberalismo pragmatico ed antistatualista anglosassone, nato sulla scorta del pensiero di Locke, più che verso il liberalismo hegeliano-statuale al quale invece guardavano i liberali italiani come Bertrando e Silvio Spaventa.

Ora la domanda è la seguente: questo percorso liberale austro-inglese che ha a che fare con il percorso seguìto dal cattolicesimo sociale Otto/Novecentesco?

Nulla! Infatti non fu un caso se la politica sociale ed economica italiana nel dopoguerra non seguì per niente il liberale Sturzo ma piuttosto la via interventista indicata da Enrico Mattei che, sulla fascista Agip, creò l’ENI, un ente pubblico nazionale per rendere indipendente energeticamente l’Italia e lanciare una politica mediterranea di collaborazione con i popoli arabi. Enrico Mattei, prima di essere partigiano bianco, era però stato, da giovane, fascista ed aveva conservato ammirazione per la politica economica nazionale del regime, come del resto ammiratore del corporativismo fascista era stato Amintore Fanfani, che da docente della Cattolica scrisse cose notevoli in materia e, più tardi, da ministro tentò una pianificazione dell’economia a sfondo nazionale nella quale molti videro riecheggiare idee, aspirazioni e scenari che erano stati propri della politica mussoliniana degli anni ‘30.

Che oggi il mondo politico cattolico sia, invece, fortemente condizionato, per deficienze culturali e di conoscenze storiche, dalle sirene della cultura liberalconservatrice è, purtroppo, un dato di fatto. Ma questo non significa affatto che liberalismo/liberismo e cattolicesimo politico coincidano.

I cattolici oggi si riempiono la bocca di «comunità», «welfare community», «sussidiarietà», «economia civile», etc. Questo li ha posti a fianco dei liberali in nome dell’antistatualismo. In tal modo essi rischiano di diventare gli utili idioti nell’operazione in atto, tesa a ridurre a nulla la presenza del pubblico. Il cosiddetto «terzo settore», cui guardano i cattolici oggi, dovrebbe, invece, allearsi proprio con il settore pubblico, piuttosto che con il mercato, altrimenti verrà fagocitato da quest’ultimo, sia perché è il settore pubblico, politico, a poter creare norme a tutela del terzo settore, sia perché il mercato è finanziariamente più forte del terzo settore e senza appoggio del pubblico la partita è persa in partenza.

Va benissimo, per esempio, anche per alleggerire l’erario, che esistano gli ospedali delle confraternite religiose. Ma poi possono tali ospedali, senza appoggio statuale, sfuggire al mercato ed al malaffare (San Raffaele docet)? Possono poi quegli ospedali – fatta salva la carità di chi vi opera e la Provvidenza del Signore – sostenere i costi per i poveri facendo pagare solo i ricchi, i quali comunque preferiranno sempre farsi ricoverare in lussuose cliniche private?

In una società cristiana, come quella premoderna, certamente era possibile perché i ricchi sovvenzionavano i ricoveri per i poveri, per carità e/o utilità sociale. Non c’erano alternative all’epoca. Ma oggi che i ricchi secolarizzati ed increduli non si fanno scrupolo alcuno delle sofferenze dei poveri, pensate sia ancora possibile, se non nella irritante forma proposta da Hayek dell’elemosina statale per evitare la ribellione dei poveri? O il terzo settore si integra, in modo complementare, con il settore pubblico o è destinato ad essere il cavallo di Troia per destuatalizzare i servizi sociali a favore delle privatizzazioni di mercato. Per restare al nostro esempio: o l’ospedale religioso coopera con lo Stato sociale o il suo posto sarà preso dalla più concorrenziale clinica privata di lusso.

Ecco perché sussiste in noi una certa esitazione verso i troppo facili entusiasmi dei cultori del terzo settore, considerato come una panacea risolutiva per il sociale. Per quanto non si escluda affatto che esperienze del genere di quelle che si considerano nel novero del «terzo settore» sussistano o possano sussistere, ci sembra, con buona pace del simpatico ed ottimo Zamagni, che finora esse sono solo di nicchia, tra Stato e mercato, e non hanno affatto quella consistenza che possa renderle davvero una terza alternativa concreta ed universale.

Abbiamo troppo spesso fatto l’apologia della «comunità», e tale dovrebbe essere ad esempio una «impresa sociale», ma poi in pratica siamo litigiosi su tutto e su ogni quisquiglia, perché l’egocentrismo prende il sopravvento a causa della ferita, che ci portiamo dietro, del peccato originale. Gli entusiasti del «terzo settore» e dello spontaneismo comunitario sono portati, pelagianamente, a dimenticare che l’uomo è ferito dal peccato. Certamente, non saremo noi a cadere nell’errore opposto, luterano, di ritenere l’uomo sola corruzione e quindi da tenere a bada con la frusta. Ci limitiamo a ricordare che, cattolicamente, l’uomo, ferito dal peccato, è ancora capace del bene ma che ha bisogno della Grazia per redimersi completamente. E questo vale anche nelle relazioni sociali, anche per il «terzo settore», per il «comunitarismo». Infatti il vero welfare comunitario sono stati capaci di metterlo in pratica soltanto i Santi (per esempio, un San Camillo de Lellis o una Madre Teresa di Calcutta).

Per quanto ci consta lo scrivente, figlio di artigiani, poi impiegati, e nipote di operai, ha potuto studiare, elevare la propria posizione sociale, farsi una cultura (per quanto nel mondo mercificato di oggi vale poco) proprio perché a partire dagli anni Trenta e poi nel dopoguerra l’intervento dello Stato nel sociale e nell’economico ha consentito ai ceti popolari di migliorare ed ha, cosa che spesso si dimentica, impedito, interclassisticamente, lo scontro sociale più distruttivo o le avventure dell’utopia ideologica. Oggi, con la direzione presa dal mondo dai tempi di Reagan, ossia con il ritorno del liberismo, molti della generazione di mezzo non sono più tanto sicuri di poter garantire ai figli, o ad eventuali futuri nipoti, quanto i propri genitori hanno garantito loro. In Inghilterra, ad esempio, l’università è tornata appannaggio dei soli ricchi.

Un grande ruolo nell’antistatualismo in voga oggi tra i cattolici è giocato dalla commune opinio, artatamente diffusa da decenni, che il vero grave problema, quello che viene prima di tutti gli altri, sia l’inflazione e che pertanto debba essere garantita l’indipendenza della Banca Centrale onde consentire il mantenimento a livelli più che bassi dell’inflazione. Al contrario, la Banca Centrale, pur con tutti gli accorgimenti tecnici posti ad evitare eccessi inflazionistici, non può essere avulsa ed indipendente dalla Comunità Politica perché questo comporta, come è ormai evidente a tutti, l’impossibilità della democrazia e l’egemonia della finanza globale che sta distruggendo gli Stati.

Per quanto l’inflazione possa essere un problema non è il vero problema. Oltretutto non sempre la stampa di moneta provoca inflazione: la FED ha stampato tonnellate di dollari a partire dal 2008 senza provocare inflazione ed il Giappone ha un debito pubblico del 200% del PIL senza essere oggetto di attacchi speculativi proprio perché la sua Banca Centrale non è indipendente dalla Comunità Politica nazionale ma la serve come prestatore di ultima istanza, tranquillizzando i «mercati». Inoltre la Banca Centrale come può stampare può anche assorbire moneta e controllare l’inflazione: si chiama, per chi non lo sapesse, politica monetaria.

L’inflazione non è certamente il vero problema nelle attuali condizioni dell’economia globale. Il vero problema è oggi la disoccupazione da deflazione. La deflazione giova solo ai banchieri ed agli speculatori (i «mercati finanziari»), perché mantiene alto il valore dei tassi. Non a caso, per diffondere lo spauracchio dell’inflazione come il principale problema, banchieri e speculatori hanno elaborato una ideologia, il monetarismo, che contempla tra i suoi postulati l’indipendenza delle Banche Centrali dai governi (per i monetaristi radicali addirittura l’abolizione delle Banche Centrali e la libertà di ciascuno di usare mezzi di pagamento inventati di sana pianta e messi sul mercato in concorrenza).

Al monetarismo, purtroppo, finiscono per diventare, più o meno consapevolmente, strumentali anche tanti cattolici, vittime dell’equivoco antistatualismo di cui sopra. Per quanto ci riguarda, pur – ripetiamo – con tutte le prudenza necessarie, preferiamo un po’ più di inflazione ed un po’ meno di disoccupazione che il contrario. È anche più cristiano perché allieva la sofferenza di chi è senza lavoro.

Citiamo da Il Tempo, un giornale liberal-conservatore, non da Il Manifesto:

«… questa è lepoca dei contabili senza fantasia e senza alcuna visione del futuro. Se avessero ragionato così gli Schumann, i De Gasperi, gli Adenauer, staremmo ancora spalando le macerie del dopoguerra (…). Roosevelt uscì dalla Grande Depressione con il New Deal, il patto tra Stato, banchieri, industrie e lavoratori finanziato da capitali pubblici. Il suo predecessore Herbert Hoover aveva al contrario applicato una ricetta simil-Merkel (…). Oggi non riusciamo a scorgere un Roosevelt (…). Possiamo però scegliere tra fiscal compact e Beppe Grillo» (1).

Ai cattolici con simpatie liberali facciamo notare che persino Berlusconi, l’alfiere del liberismo nostrano, ha finito per ammettere che è meglio un po’ di inflazione che questa lenta agonia deflazionista che ci sta imponendo la tecnocrazia monetarista di Bruxelles e Francoforte:

«Non è una bestemmia ha dichiarato Berlusconi con riferimento all’ipotesi di una uscita dall’euro e di una svalutazione competitiva e ci sarà certo uno scandalo su tale ipotesi, ma cosa può succedere? Cè chi pensa che possa esserci una perdita di ricchezza ma io non arrivo a capirlo: la casa non avrebbe una perdita di valore. Non bisogna aver paura di una moderata inflazione. Negli anni 80 avevamo uninflazione a due cifre ma ci sono stati aumenti di consumi e la disoccupazione era al minimo» (2).

Ora se persino un liberale come il «salame» lo ha capito, mi chiedo perché mai ci si ostini, in una situazione di morte incipiente per deflazione, ad aver paura dell’inflazione, dell’immissione di liquidità in favore degli Stati (e non solo delle banche). I cattolici affetti da paura dello Stato, da qui a qualche tempo, nonostante l’affermazione del liberismo su scala globale, dovranno, per la forza degli eventi tragici che abbiamo purtroppo davanti, rivedere molte delle loro attuali posizioni.

Nel frattempo il governo Monti parla di migliaia di esuberi nel pubblico impiego. Tutta gente che, dopo anni di contumelie, ora rischia di essere gettata in mezzo ad una strada, come tanti operai delle aziende private. Nella pubblicistica liberista lo Stato è solo un’azienda e, dal momento che, liberisticamente, anche le aziende private non devono essere protette dai rigori della concorrenza globale e del dumping salariale asiatico, può seguirne la stessa sorte (3). Con una differenza fondamentale che nessuno, però, mette in rilievo: l’esperienza professionale nel privato può essere spesa per ricollocarsi nel privato ma l’esperienza professionale nel pubblico no. Avete mai sentito di una azienda che opera attraverso deliberazioni collegiali, determinazioni dirigenziali, atti di impegno di spesa, note di liquidazione, accertamenti di entrata, aggiudicazioni di appalti, selezioni concorsuali, insomma tramite il diritto pubblico ed amministrativo? Noi no, ed allora non è ben peggiore la situazione dei pubblici rispetto ai privati nella eventuale ricerca di nuova occupazione?

Tra una lacrimuccia e l’altra la Fornero, liberista di ferro, ed il gelido (rigor) Monti, al quale pure piace farsi fotografare insieme al Papa, ci stanno riportando all’età nella quale il «lavoro non aveva diritti perché funzionale al capitale». L’età nella quale Leone XIII si opponeva al liberismo denunciandone la totale mancanza etica e protestando che, al contrario di quel che ritengono gli economisti liberisti, «il lavoro non è merce» (Rerum Novarum).

Un’ultima osservazione sulla quale invito i cattolici di simpatie liberali ad una seria riflessione.

L’antistatualismo è da loro spesso inteso come una rivincita storica sullo Stato moderno «giacobino» e, quindi, come un aspetto della più generale tendenza post-moderna al superamento dello Stato, forma politica post-medioevale, che dovrebbe restituirci una realtà sociale pre-statuale ossia «tradizionale».

Mai vi fu più grande errore di prospettiva storica e filosofica!

L’esito finale del processo di secolarizzazione iniziato con la modernità, e del quale come diceva Carl Schmitt lo Stato fu il primo agente imponendosi come hobbesiano «dio mortale», non sarà affatto la rinascita di un’età prestatuale neomedioevale, ma semplicemente la definitiva liquefazione di ogni trascendenza, anche di quella «artificiale» ma ancor resistente (nel senso del Katéchon, dell’opposizione che frena la dissoluzione finale) dello Stato, nel mercato globale. L’ideologia liberista può far proprio, rovesciandolo e snaturalizzandolo, il motto mussoliniano «Tutto nel Mercato, Nulla contro il Mercato, Niente fuori del Mercato»!

Il nuovo totalitarismo, molto più efficace dei vecchi modelli staliniani ed hitleriani, – osservava Augusto Del Noce – è appunto il mercato globale, del tutto a-trascendente, nel quale si adempirà la reificazione totale e perfetta, in forma di riduzione a mero valore economico, dell’uomo da parte del Potere Finanziario Planetario.

Ma, del resto, ne siamo stati avvertiti per tempo ed oggi vediamo solo il progressivo realizzarsi della profezia:

«Faceva sì che tutti, piccolo e grandi, ricchi e poveri, liberi e schiavi, ricevessero un marchio sulla mano destra e sulla fronte; e che nessuno potesse comprare o vendere senza avere tale marchio» (Apocalisse 13, 16-17).

Luigi Copertino





1) Confronta Marlowe Il voto in Grecia è stato un bluffil mal dEuropa è a Berlino, Il Tempo del 19 giugno 2012.
2) Confronta Uscire dalleuro? Non è un tabù, Il Tempo 21 giugno 2012.
3) Questa idea dell’aziendalizzazione della Pubblica Amministrazione, sulla spinta del più generale processo di arretramento del Pubblico a favore del Privato, ossia dello Stato a favore del Mercato, si è fatta strada a partire dalla fine degli anni ‘80, anche con l’assenso dei sindacati del pubblico impiego che speravano di poter contare di più, mediante la contrattualizzazione del rapporto di lavoro pubblico che a partire dal 1993 ha sostituito il previgente regime pubblicista che, al contrario, faceva del lavoro pubblico non un contratto del tipo do ut des ma un rapporto di immedesimazione organica della persona del dipendente con l’Amministrazione. Tanto è vero che l’assunzione pubblica era tecnicamente un «incardinamento» e il licenziamento una «destituzione». Terminologia che con tutta evidenza richiama la genesi gerarchica e militare, ma anche «sacrale», dello Stato. Genesi che ancora trapela, ma ormai come mero flatus vocis, in articoli della Costituzione, ad esempio nell’articolo 97 nel quale è detto che i pubblici funzionari sono al servizio esclusivo della Nazione, con la «n» maiuscola. A partire poi dalle cosiddette «Leggi Bassanini», degli anni ‘90 sono stati tolti i controlli di legittimità, si è fatto spazio al rapporto fiduciario della dirigenza nominata dai politici, si è fatta una infinita retorica aziendalista su efficienza ed efficacia, ma i risultati, a detta di tutti, sono stati lo scardinamento del senso di appartenenza dei dipendenti, l’esplodere della concorrenza tra dipendenti per ottenere le diversificazioni salariali accessorie introdotte con i contratti collettivi di tipo privatistico (concorrenza che però si risolve nello scambio clientelare tra dipendenti e politici che quelle diversificazioni salariali devono stabilire), l’aumento per acquiescenza della dirigenza fiduciaria alla politica della spesa pubblica moltiplicata, attraverso il «federalismo», in una miriadi di centri di potere locale senza controlli, il proliferare della corruzione a dispetto dell’imparzialità della Pubblica Amministrazione sancita dalla Costituzione. Ed ora che arriva la minaccia di esuberi, i pubblici dipendenti si accorgono che l’aziendalizzazione della Pubblica Amministrazione non comporta solo presunti vantaggi sindacali e salariali ma anche l’equiparazione al privato sotto ben altri profili.



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Commenti  

 
# sinderesi 2012-06-26 11:11
Copertino è la dimostrazione, fra le altre cose, di come solo la retta ragione di un sano cattolicesimo consenta l'adaequatio rei et intellectus in àmbiti anche assai lontani dalla teologia o dall'apologetica. Il problema della modernità è anzitutto un problema filosofico: l'abbandono (anche da parte di molti cattolici) di quel realismo classico e di quella metafisica dell'essere che non solo costituiscono la base più efficace per leggere la realtà e veicolare anche le verità di fede, ma soprattutto non si lasciano sostituire così facilmente da scuole filosofiche posteriori.
Che noi ci ostiniamo invece (pelagianamente ?) a battezzare, promuovendo, ahimè, il disordine e smarrendo la fede.
Come del comunismo illo tempore, così oggi del liberalismo (che ne è poi il vero padre, direbbe Donoso Cortès) sarebbe il caso di gridare sui tetti che è intrinsecamente perverso.
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# dreasorr 2012-06-29 16:57
Le "scuole filosofiche posteriori" alla Scolastica vengono "battezzate", o almeno "rispettate", dai cattolici attuali quando questi hanno già aderito a un sentire storicistico: cioè quando ritengono che il soggetto agente nella storia sia "la Storia" (ente di fantasia, che utilizzerebbe gli esseri umani per manifestarsi).
Se ad agire è "la Storia", allora ciò che prevale oggi è necessariamente migliore di ciò che prevaleva ieri.

Il comunismo è perverso più del liberalismo (di cui è figlio, certamente) perché passa dal Deismo ("Dio non agisce: è posto oltre il cielo stellato") al Panteismo ("gli attributi divini vanno assegnati alla Materia - sussistente e indeterminata"). Per questo, come Blondet sottolinea, lavorava e lavora di conserva con l'evoluzionismo anglosassone (magico).
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# amsicora 2012-06-26 15:49
ALESSANDRO SPANU

Alcuni brevissimi appunti, scritti di getto:

1- dilagare planetario del liberismo???
Ma se nel 1981 in italia la pressione fiscale era del 31% ed oggi del 55% sul PIL emerso?
Si dovrebbe parlare, piuttosto, di dilagare dello statalismo!

2- il capitalismo selvaggio era quello, per l'appunto, di Dickens e Marx, quando i bambini lavoravano nelle miniere e i vecchi morivano di stenti...
poi il capitalismo si è evoluto e ha fatto proprie, paradossalmente , molte delle richieste di Marx: lavoro per i bambini, scuola laica ed obbligatoria, tassazione progressiva...).

3" la realtà attuale di indipendenza dei banchieri centrali dal Politico e di sudditanza degli Stati e dei popoli ai «mercati finanziari» che impongono non – si badi! – una migliore amministrazione del Welfare ma il suo smantellamento in ossequio al più rigido liberismo"
smantellamento del welfare?
Ma se la spesa sanitaria è raddoppiata dal 2000 ad oggi e la spesa per pensioni è in crescita continua: si mandano in pensione a 57 anni non muratori o cavapietre, ma professori di scuole e bancari che potrebbero benissimo lavorare per altri 10 anni (ed infatti continuano a farlo, da baby pensionati ed al nero...)
infatti meno "politica" non vuol dire affatto meno Stato.

4 "Operazione in atto, tesa a ridurre a nulla la presenza del pubblico"???
Te ne sei accorto solo tu, io ho visto, coi governi Visco-Prodi e Tremonti-Berlusconi poi (proseguendo con Monti) solo più tasse e più spesa, più Stato e meno mercato...

5- Malaffare (San Raffaele docet)??? Speravo che almeno su FdF non si bevessero acriticamente tutto ciò che fanno i magistrati...
secondo la procura di Milano c'era malaffare anche con Fazio, poi assolto...

6- Oggi, con la direzione presa dal mondo dai tempi di Reagan, ossia con il ritorno del liberismo...sì, l'edonismo reganiano... se vai a vederti i bilanci federali dell'epoca Reagan, vedrai che le spese non diminuiscono e che le principali uscite non sono per la difesa ma per sanità e pensioni...
7- sulla BCE
evidentemente parli dei liberisti senza averli letti
se avessi letto Rothbard, ad esempio, avresti appreso che sono contrari alla Banca Centrale, alla riserva frazionaria e per il ritorno al gold standard.

8- Apprendo solo oggi che "Berlusconi è "l’alfiere del liberismo nostrano" (sic) nonostante abbia aumentato tasse e spesa, non abbia privatizzato nulla oltre ad Alitalia e Tirrenia, abbia nazionalizzato le esattorie...
e dietro la proposta di Berlusconi c'è Martino, quello sì liberista trinariciuto e mangiatore di bambini...

9- "Nel frattempo il governo Monti parla di migliaia di esuberi nel pubblico impiego. Tutta gente che, dopo anni di contumelie, ora rischia di essere gettata in mezzo ad una strada, come tanti operai delle aziende private.
"come tanti operai delle aziende private. appunto.
Le chiacchera stanno a zero.
Quanti dipendenti pubblici sono stati licenziati per fannullonismo?

10- Fornero, liberista di ferro se ti sente ti querela.

11- sulle "selezioni concorsuali" per ottenere un posto nella PA, stendiamo un velo, per carità
magari nel prossimo intervento ci parlerai anche della Befana e di Babbo Natale...

12- Sul fatto che il lavoro non sia una merce, non mi pare tu sia intervenuto per criticare le liberalizzazion i...
se sei uno statalista, dovresti essere anche contrario, ad esempio, all'abolizione delle tariffe professionali
statalista per te stesso e poi liberista per gli altri?
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# cgdv 2012-06-26 18:40
Caro Copertino una bellissima relazione sulla situazione attuale ed i suoi antefatti che mi troverebbe d'accordo se non mi obbligasse ad andare più a fondo. Infatti se quel "... ne siamo stati avvertiti per tempo ed oggi vediamo solo il progressivo avverarsi della profezia..." è da ritenersi esatto,il solo avvertimento del quale avremmo dovuto tener conto, non è venuto né dal citato Del Noce né tanto meno dalla Chiesa, bensì dai "mali assoluti" e da chi vi ha creduto fino alla morte. Inutile girarci intorno, i sicari dei nemici della civiltà, dopo che il fascismo ed il nazismo sono stati distrutti e dannati con incredibile arte, hanno potuto e possono operare indisturbati ed a loro piacimento. Purtroppo fino ad imporci nel prossimo futuro il marchio secondo la profezia apocalittica, ma misteriosamente in ottemperanza all'ideale di David Rockefeller e soci. Ovviamente questa è solo una precisazione che molti, beati loro, potranno anche ritenere fantasiosa.
Giuliano
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# Annhilus 2012-06-26 19:55
Caro Luigi, (mi si perdoni il TU) io il vero antistatualismo lo riscontro proprio nei politici, negli organi istituzionali e nelle più alte cariche statuali. Sono loro che hanno svenduto ogni autorità, che hanno avallato trattati come Schenghen o Lisbona, che ci hanno imposto l'euro quale mezzo coercitivo delle elite finanziarie e bancarie.
A me non sembra affatto che sia il cattolico d'oggi o di ieri ad essere antistatualista , non tanto comunque rispetto allo Stato stesso, ovvero ai suoi rappresentanti diretti, ai suoi funzionari operativi, dal suo presidente, al Consiglio dei ministri fino alle più basse emanazioni istituzionali di fatto e di diritto.
E' proprio attraverso lo "Stato democratico" che si è affermata la propagnda antistatuale, è lo Stato democratico che ha distrutto il vero concetto di Stato e la sua "ragione", sterminando ogni statista anche sul piano culturale oltre che sociale. Lo Stato d'oggi svuotato di sovranità, di autorità e di legittimità, minato dalla immoralità opinionizzata della democrazia, è stato lo strumento migliore e più efficace per autosmantellars i. E' inutile nascondersi dietro un dito, lo Stato attuale è il primo vero moloc antistatualista , quindi un vero cattolico, a mio avviso, preso atto di ciò che è oggi lo Stato (una finzione di facciata che protegge lo strapotere oligarchico ebraico-anglo-sassone e giudaico-americano) non può che auspicarsi la sua caduta, affinchè almeno la verità sia visibile, per il resto, anzichè sperare nel ritorno dei fasti del ventennio o similia ritengo assai più auspicable un nuovo radicale "non expedit". Oramai ci siamo, è il governo di mammona... quindi o con il suo "Stato" o con Dio.
Tertium non datur est.

Saluti e stima.
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# Franco Damiani 2012-06-26 21:19
Grande Luigi, ottimo articolo. Ho solo due riserve, una ortografica (quisquiglia) e una concettuale (Madre Teresa).
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# Gilles 2012-06-27 13:30
Caro Copertino, scopro con piacere, ma non è la prima volta, di essere in grande sintonia con le tematiche che Lei affronta. In effetti quello dell’antistatua lismo dei cattolici, non solo quelli moderni, è stato sempre un grande mistero per me. Vedere la Chiesa che appoggia di fatto le politiche liberiste più selvagge, che specula, mediante lo IOR, sui mercati come una normale banca d’affari di quelle più spietate, che quantomeno tollera, nei fatti, l’individualism o più sfrenato, rimane una cosa inspiegabile. Né penso che possa essere un retaggio della cessione del potere temporale allo Stato che fece breccia a Porta Pia. Per come la vedo io, un cattolico dovrebbe essere naturalmente portato al perseguimento degli interessi collettivi, del bene comune, del rispetto delle regole per favorire i meno dotati, ecc. Ma se sono riusciti a convincerci che lo Stato è come una famiglia, ovvero tanto entra e tanto spende, (oggi con l’Euro è così, ma non certo con lo Stato a sovranità monetaria e politica) evidentemente tutto può succedere, anche che un cattolico venga sviato dalla sua naturale propensione.
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# Luigi 2012-06-27 14:26
@ ALESSANDRO SPANU.
Qui di seguito le mie risposte alle sue critiche.
Cari saluti.
Luigi Copertino

1- dilagare planetario del liberismo???
Ma se nel 1981 in Italia la pressione fiscale era del 31% ed oggi del 55% sul PIL emerso?
Si dovrebbe parlare, piuttosto, di dilagare dello statalismo!

RISPOSTA: se Lei avesse letto il mio “Il Golpe”, su Effedieffe, vi avrebbe trovato la argomentata spiegazione di un noto economista circa le VERE cause dell’aumento del debito pubblico, che poi porta all’aumento della pressione fiscale. Tali vere cause sono compendiabili in una: IL VINCOLO DA INTERESSE ESTERNO. In altre parole, da quando, a seguito del “divorzio” tra Tesoro e Banca Centrale, risalente al 1981, primo atto di un processo che ha poi portato all’attuale situazione di assoluta indipendenza della BCE, lo Stato ha perso il suo prestatore di ultima istanza, il debito pubblico – che in precedenza era o verso i propri cittadini sottoscrittori dei titoli di Stato (non ancora esisteva un mercato globale dei fondi esteri di investimento) o verso la propria Banca Centrale e quindi verso lo Stato stesso (i cittadini o la Banca Centrale non indipendente ossia si trattava di un debito “fittizio” e senza conseguenze sulla contabilità pubblica) – è finito nelle mani degli investitori esteri e, diventando vero debito, ha iniziato a lievitare soprattutto per l’innalzamento degli interessi e relativi tassi, oltre che per il verificarsi di una sorta di anatocismo ai danni dello Stato. Questo significa che attualmente, nella situazione analoga alla vittima indebitata con lo strozzino nella quale gli Stati si sono ridotti, i governi possono tartassare i cittadini o tagliare le spese fin quando vogliono ma il livello del debito non solo non calerà ma è destinato ad innalzarsi ulteriormente. Nel frattempo però si sarà ottenuto un vero e proprio massacro sociale.

2- Il capitalismo selvaggio era quello, per l'appunto, di Dickens e Marx, quando i bambini lavoravano nelle miniere e i vecchi morivano di stenti... poi il capitalismo si è evoluto e ha fatto proprie, paradossalmente , molte delle richieste di Marx: lavoro per i bambini, scuola laica ed obbligatoria, tassazione progressiva...).

RISPOSTA: esatto, ma il capitalismo non si è affatto evoluto per proprie intrinseche virtù umanitarie ma soltanto perché costrettovi dall’intervento da un lato dello Stato nel sociale e nell’economia (un intervento che nasce da destra, dalle culture tradizionaliste religiose e nazionaliste politiche) e dall’altro per l’azione, sinergica con quella dello Stato, dei sindacati e degli altri corpi intermedi. E’ proprio quanto ho cercato di ricordare nell’articolo. Se fosse stato per la “virtù” del capitalismo, che è essenzialmente quella del maggior profitto al minimo costo, saremmo ancora ai tempi delle ferriere. Che poi anche i capitalisti abbiano tratto vantaggio dal processo storico descritto è evidente – e i più intelligenti tra loro, come Ford, negli anni trenta lo avevano capito (Ford affermava che egli doveva pagare i suoi operai in misura sufficiente affinché essi potessero acquistare l’auto che producevano) –, ma certo hanno capito i vantaggi di una certa evoluzione solo costrettivi dalla forza degli eventi. Ora che la globalizzazione ha rimesso in mano loro tutto il potere essi tendono a tornare al modo di ragionare e di comportarsi degli antichi “padroni”.

3" La realtà attuale di indipendenza dei banchieri centrali dal Politico e di sudditanza degli Stati e dei popoli ai «mercati finanziari» che impongono non – si badi! – una migliore amministrazione del Welfare ma il suo smantellamento in ossequio al più rigido liberismo"
smantellamento del welfare?
Ma se la spesa sanitaria è raddoppiata dal 2000 ad oggi e la spesa per pensioni è in crescita continua: si mandano in pensione a 57 anni non muratori o cavapietre, ma professori di scuole e bancari che potrebbero benissimo lavorare per altri 10 anni (ed infatti continuano a farlo, da baby pensionati ed al nero...).
Infatti meno "politica" non vuol dire affatto meno Stato.

RISPOSTA: fermo rimanendo che gli errori di gestione del Welfare da Lei segnalati sono da correggere, per quanto riguarda la vera e principale causa dell’aumento della spesa pubblica la rinvio alla risposta al numero 1. Senza dimenticare, però, che molti di quegli errori di gestione sono stati causati dalla necessità di assicurare un reddito a chi veniva espulso, causa globalizzazione in divenire, dalle aziende. Penso, ad esempio, ai prepensionament i negli anni ’90 dei bancari o degli operai delle aziende che delocalizzavano .

4 "Operazione in atto, tesa a ridurre a nulla la presenza del pubblico"???
Te ne sei accorto solo tu, io ho visto, coi governi Visco-Prodi e Tremonti-Berlusconi poi (proseguendo con Monti) solo più tasse e più spesa, più Stato e meno mercato...

RISPOSTA: Draghi afferma pubblicamente che il Welfare europeo deve essere smantellato, perché troppo costoso per sostenere la concorrenza globale; Monti sta facendo la spending rewiew con liberalizzazion i e privatizzazioni di funzioni prima pubbliche. Si tratta dell’apogeo finale di una politica, in atto dagli anni ’80, tesa a ridurre l’ambito del pubblico. Nulla le dicono le diverse privatizzazioni intervenute dai tempi del governo Amato, nel 1992, con la svendita dei gioielli di famiglia alla banche d’affari (Goldman Sach et similia), programmata da Draghi e Barucci sul panfilo Britannia? La nuova recente ondata di dismissioni è solo la seconda fase del processo. Prima o poi venderemo anche il Colosseo. C’è chi studia la privatizzazione delle carceri e persino dei tribunali, secondo l’ideologia degli anarcoliberisti americani. Per non parlare della sanità che si vorrebbe alla americana ossia con sistema di assicurazioni private. Poi se hai i soldi per curarti lo farai altrimenti puoi anche crepare.

5- Malaffare (San Raffaele docet)??? Speravo che almeno su FdF non si bevessero acriticamente tutto ciò che fanno i magistrati... secondo la procura di Milano c'era malaffare anche con Fazio, poi assolto...

RISPOSTA: Non voglio affatto prevenire alcun giudizio (sono assolutamente garantista). Faccio solo osservare che don Verzé ha ammesso molte delle cose sulle quali si è indagato.

6- Oggi, con la direzione presa dal mondo dai tempi di Reagan, ossia con il ritorno del liberismo... sì, l'edonismo reganiano... se vai a vederti i bilanci federali dell'epoca Reagan, vedrai che le spese non diminuiscono e che le principali uscite non sono per la difesa ma per sanità e pensioni...

RISPOSTA: le uniche spese aumentate ai tempi di Reagan sono invece proprio quelle per l’apparato militare, impegnati come erano gli USA all’epoca a gareggiare con l’URSS. Reagan e la Thatcher erano, in politica economica, seguaci di Milton Friedman. L’edonismo era, appunto, la promessa conseguenza di politiche di riduzione del pubblico a favore del mercato. Solo che esse non hanno funzionato se non per pochi anni ed a vantaggio solo dei più ricchi.

7- Sulla BCE
evidentemente parli dei liberisti senza averli letti
se avessi letto Rothbard, ad esempio, avresti appreso che sono contrari alla Banca Centrale, alla riserva frazionaria e per il ritorno al gold standard.

RISPOSTA: pensavo proprio agli autori che, vedo, sono la sua fonte. Ho detto, tra parentesi, chiaramente che i liberisti più radicali vorrebbero l’abolizione delle Banche Centrali. Nella realtà invece le Banche Centrali, con la loro graduale indipendenza dagli Stati, sono diventate esse stesse lo strumento del monetarismo e questo ha accontentato i liberisti meno radicali. Quanto alla riserva frazionaria sono d’accordo con Maurice Allais (vede che qualche autore liberale lo salvo?) purché non si sia così rigidi da impedire lo sviluppo attraverso un credito sano e controllato. I fautori del gold standard, come Mises, si illudono da un lato che in tal modo la moneta abbia stabilità, perché invece seguirebbe le inevitabili oscillazioni del valore dell’oro, e dall’altro condannano l’umanità a rimanere ferma a tempi monetariamente arcaici, nei quali si costringevano gli Stati a farsi concorrenza per conquistare oro anche attraverso le armi. Oltretutto legare il valore della carta moneta all’oro significa deflazionare il mercato, per rarità dell’oro, avviandolo verso la recessione per mancanza di liquidità ossia di sufficiente potere d’acquisto da parte dei lavoratori/consumatori. Ecco perché la sovranità monetaria statuale è oggi, che la moneta è cartacea o elettronica, fondamentale. Solo lo Stato può e deve regolare il flusso finanziario dell’emissione monetaria, espandendolo nei periodi di recessione e riducendolo in quelli di espansione economica (per contenere eventuali eccessi inflazionistici , ma non un corretto e sopportabile livello di inflazione che è inevitabile in qualsiasi sistema che voglia vivere e non morire per congelamento). Su Il Tempo di oggi, il direttore Mario Sechi cita l’economista keynesiano Paul Krugmann dal suo ultimo libro il quale ricorda che in tempi di recessione è necessario aumentare la spesa pubblica e che il suo contenimento può essere applicato solo in tempi di espansione. Esattamente il contrario di quanto l’eurocrazia merkelliana sta facendo ed imponendo. Se va a studiare un poco la storia della moneta scoprirà che il suo valore, come diceva Auriti, nasce sempre e solo dall’accettazio ne popolare dello strumento monetario (personalmente aggiungo all’accettazion e popolare anche il patto tra popolo e Stato chiamato “corso forzoso”). Anche ai tempi della moneta aurea era così. Si accettava la moneta aurea come mezzo di pagamento, per motivi religiosi (l’oro come simbolo di regalità e sacralità) o per la rarità di quel metallo: ma senza l’accettazione popolare l’oro non si sarebbe mai trasformato in moneta ossia mezzo di pagamento. Con la carta moneta l’elemento dell’accettazio ne popolare, come base del potere d’acquisto dello strumento monetario, è diventato ancora più evidente. Ora, chi è il rappresentante del popolo? Lo Stato. Ed allora a chi spetta il diritto/dovere di emettere e controllare la moneta?

8- Apprendo solo oggi che "Berlusconi è "l’alfiere del liberismo nostrano" (sic) nonostante abbia aumentato tasse e spesa, non abbia privatizzato nulla oltre ad Alitalia e Tirrenia, abbia nazionalizzato le esattorie...
e dietro la proposta di Berlusconi c'è Martino, quello sì liberista trinariciuto e mangiatore di bambini...

RISPOSTA: Tra il dire ed il fare c’è sempre di mezzo il mare. Non esiste mai un politico completamente liberista o completamente protezionista. Perché la realtà dei fatti costringe a modulare quelle che sono le proprie scelte ideologiche. Sicché anche un liberale dichiarato come Berlusconi (e che tale sia non si può negare perché appunto egli dichiara di esserlo) deve poi in concreto tenere conto della realtà sulla quale modulare le proprie idee.

9- "Nel frattempo il governo Monti parla di migliaia di esuberi nel pubblico impiego. Tutta gente che, dopo anni di contumelie, ora rischia di essere gettata in mezzo ad una strada, come tanti operai delle aziende private.
"come tanti operai delle aziende private. appunto.
Le chiacchera stanno a zero.
Quanti dipendenti pubblici sono stati licenziati per fannullonismo?

RISPOSTA: i “fannulloni” esistono dovunque, in qualsiasi organizzazione. Anzi più l’organizzazion e è grande e più possono rendersi invisibili. Dunque il “fannullismo” non è prerogativa solo del pubblico. Me ne danno conferma molti amici che lavorano nel privato. Poi sarebbe il caso che la si smettesse di offendersi reciprocamente tra lavoratori.

10- Fornero, liberista di ferro se ti sente ti querela.

RISPOSTA: la Fornero si considera una liberale e lo scrivente sta alle sue parole. In economia liberale si traduce liberista.

11- Sulle "selezioni concorsuali" per ottenere un posto nella PA, stendiamo un velo, per carità
magari nel prossimo intervento ci parlerai anche della Befana e di Babbo Natale...

RISPOSTA: non è con la supponenza che si affrontano i problemi. Esistono selezioni assolutamente regolari e pulite come esiste, ad esempio, una sanità pubblica che funziona. Poi sui giornali fanno notizia solo le selezioni truccate, le raccomandazioni ed i casi di malasanità. L’effetto per la gente è quello di ritenere che tutto sia negativo. Ed è proprio quello che vogliono coloro che mirano a smantellare tutto ciò che è pubblico. Spero che Lei possa, un domani, quando la sanità pubblica sarà scomparsa, permettersi di curarsi con il proprio reddito. Glielo auguro davvero altrimenti sono guai.

12- Sul fatto che il lavoro non sia una merce, non mi pare tu sia intervenuto per criticare le liberalizzazion i...
se sei uno statalista, dovresti essere anche contrario, ad esempio, all'abolizione delle tariffe professionali
statalista per te stesso e poi liberista per gli altri?

RISPOSTA: dove ho scritto che gli ordini professionali ed i vari corpi intermedi non dovrebbero essere tutelati nei loro giusti diritti? Al contrario ho iniziato ricordando che il liberalismo ha esordito distruggendo tutti i copri intermedi dell’antica società tradizionale. Forse è il caso che prima di leggere si depongano gli occhiali del pregiudizio.
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# amsicora 2012-06-30 01:14
Prima di rispondere... alle tue risposte... una

PREMESSA
il fatto che ci sia meno "politica" (ovvero sovranità) nello Stato non vuol dire affatto che ci sia meno Stato!
Lo Stato oggi è sostanzialmente un enorme apparato che estorce soldi con le tasse per redistribuirli con rendite politiche: la "scelta sulla decisione ultima" avviene al di là dello Stato, lo stato viene bypassato "In basso", diciamo così, da tecnocrati non eletti da nessuno (pensiamo a certe procure) in alto, al di sopra degli Stati, vi sono cittadini stranieri (ue-bce-fmi) che, senza alcuna legittimazione, vorrebbero imporre le loro ricette sotto minaccia dello spread; è paradossale ma abbiamo meno politica (coi parlamentari ridotti a macchiette televisive) e più Stato
sul merito dei punti in questione.

1-Atteso che negli ultimi 30 anni di "dilagare planetario del liberismo" la pressione fiscale è raddoppiata, ricordo che l'abolizione dell'obbligo della Banca d'Italia di acquisto di titoli di Stato è stata voluta, per l'appunto, in omaggio al feticismo dell'indipendenza della Banca Centrale, nell'ambito dello SME, il sistema monetario europeo col quale venne creato l'ecu, primo passo della moneta unica.
L'Italia aderì allo SME alla fine del 1978 (sarebbe interessante pubblicare su Effedieffe una cronologia ragionata di quest'anno che si aprì con lo scandalo Lockeed, che doveva colpire Moro e Leone, e si concluse con l'inizio della perdita della sovranità monetaria); il divorzio Banca d'Italia fu deciso, col pretesto del "lo vuole l'Europa": dovevamo adeguarci, obtorto collo, al trattato SME.

2- E' evidente che il capitalismo "non si è affatto evoluto per proprie intrinseche virtù umanitarie" ma è stato capace di autoriformarsi, perché lo Stato, nell'800, era davvero il "comitato d'affari della borghesia", e il voto era limitato per censo (forse gli sbandieratori di tricolori ignorano che, ad esempio, al primo parlamento dell'Italia unita, aveva diritto di voto il 2% della popolazione);

3- che ci azzecca il raddoppio della spesa sanitaria con la globalizzazione e i tassi di interesse sul debito pubblico?

4-LIBERALIZZAZION I
monti ha "liberalizzato" con decreto-legge, immediatamente in vigore ed adottato senza discutere con le categorie interessate.... i professionisti, che sono già liberalizzati e privatizzati, professionisti oggetto di una caccia alle streghe, accusati apoditticamente di essere "le lobby che bloccano il Paese", per renderli più competitivi, più concorrenziali, più efficienti... ai sindacati sono state dedicate settimane di estenuanti trattative come è noto il principale problema d'Italia sono farmacisti, avvocati e tassisti..

PRIVATIZZAZIONI
L'àmbito del pubblico non si affatto ridotto, tant'è che, nonostante le privatizzazioni , le principali aziende italiane, tranne banche, FIAT e Telecom, sono ancora dello Stato (Ferrovie, Poste, ENEL, ENI...); quanto alla "nuova recente ondata di dismissioni", poi l'hai vista solo tu, a me non risulta, così come la "sanità alla americana"... (colpo di sole?).

SPENDING REWIEW
riguarda lo 0,5 della spesa pubblica, sul punto rinvio a quanto detto dal direttors;

6- ora non ho i dati sotto mano, ma durante Reagan, la spesa non diminuì e le principali uscite furono per pensioni e sanità (contrariamente a quanto si è sostenuto, i poveri in America non muoiono per mancanza di cure, perché ci sono due giganteschi fondi federali che provvedono);

7- sul liberismo rimando al Blondet di "complotti III".
Quanto alla spesa pubblica, quella italiana è in costante aumento, soprattutto per le pensioni e gli interessi sul debito;

8-Berlusconi liberale? Forse volevi scrivere libertino...
un liberale che aumenta tasse e spesa pubblica...

9- non buttarla in caciara: il fatto che ci siano fannulloni nel privato non giustifica i fannulloni nel pubblico (l'italiota "tanto rubano tutti, allora rubo anch'io", sintomatico del degrado morale e della confusione mentale)
peraltro i privati, a differenza dei pubblici, li pagano i contribuenti.
Vorrei sapere comunque quanti fannulloni sono stati licenziato: mille, diecimila, centomila (temo nessuno...)
non ricordo nemmeno spot contro i "fannulloni parassiti", né la Guardia di Finanza scatenata in asl e scuole alla ricerca di finti malati ed assenteisti (almeno un tempo a sinistra c'era il mito del compagno Stakanov!); evidentemente i finanzieri era tutti intenti alla caccia ai criminali che non rilasciano lo scontrino. Ti rassicuro: dubito che un governo composto da statali (un prefetto all'Interno, un ammiraglio alla Difesa, un ambasciatore agli Esteri...) possa prendere provvedimenti punitivi contro i propri colleghi.
Come diceva marx, non è la coscienza che determina il nostro essere ma, al contrario è il nostro essere sociale che determina la nostra coscienza... e, dopotutto, uno Stato che non licenzia nemmeno dei poliziotti condannati per omicidio, figurati se licenzia un impiegato fannullone o ladro...

10- "Fornero liberale? mi era sfuggito. Negli anni '90 fu consigliera comunale eletta in una lista di sinistra...
forse volevi dire "liberal", cioè laissez-faire in camera da letto (qui sì che si può dire "meno Stato"!) e interventista in economia (più Stato); battute a parte, è prova del suo essere statalista e non liberista la riforma del lavoro di stampo sovietico, che renderà più difficili le assunzioni e anche i licenziamenti (la scelta fra reintegro e risarcimento danni spetterà al giudice e non più al diretto interessato) i datori di lavoro dovranno pagare una multa (sic) per ogni licenziato; se fosse stata liberista avrebbe proposto l'abolizione tout court del reintegro, altro che "tassa sui licenziamenti!";impariamo a giudicare le persone per quello che fanno!

11- Elezioni truccate, le raccomandazioni ed i casi di malasanità, accadono realmente, non sono certo invenzioni di coloro che mirano a smantellare tutto ciò che è pubblico... tant'è che, come ho ricordato, la spesa sanitaria è in costante crescita, non in calo... suvvia!

12- Sul lavoro come merce è lo stesso marx che adotta questo termine.

POSTILLA: oltre alla cronologia ragionata del 1978, sarebbe interessante proporre anche quella del 1992, anno che si aprì con Maastricht e si concluse con la liquidazione giudiziaria di Craxi, l'unico leader politico che si sarebbe potuto schierare contro il "partito del Britannia".
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TRoppop lungo; il prossimo non posiamo pubblicarlo; accorci di almeno 2/3.

FdF
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# Pietro G 2012-06-27 15:25
Articolo ottimo e condivisibile se i concetti rimangono allo stato teorico, quando però si scende nella pratica e nella recente storia italiana le cose si complicano.
Quello italiano di oggi non è statalismo perfetto da contrapporsi al liberalismo laissez faire aglosassone, è uno stato corrotto, clientelare e mafioso. Per noi il passaggio ad uno stadio di liberismo sarebbe già un passo avanti. Questo sviluppo non è possibile però perchè manca la mentalità e il comportamento collettivo che stanno alla radice del liberismo economico. In alcune parti d'Italia non c'è neanche lo Stato, chi ha il monopolio del potere è la mafia. L'avanzamento sociale è impedito da un sistema di racomandazioni e di acquisizione del posto di lavoro tramite conoscenze che ha distrutto la meritocrazia nel nostro Paese (vedere quanta gente qualificata se ne va all'estero) e ha formato classi dirigenti competenti solo nel fare intrighi di potere e nel rimanere attaccati alla poltrona.
Per quel che ne capisco io la mentalità liberista si basa sull'assunto che facendo i miei interessi individuali faccio anche gli interessi della comunità, per cui il mio arricchimento è un bene per tutti e la mia libertà può essere limitata solo dal rispetto della libertà altrui. Io sono più d'accordo con una certa concezione statalista che pone il bene comune al di sopra degli interessi dei singoli e che detta norme e regole di comportamento che consentono un armonico vivere comunitario. È ovvio però che, siccome un ibrido tra le due così diverse concezioni della società non funziona, si pone in problema delle identità. Non si può avere una concezione statuale della società e poi avere non-identità di stampo liberista come la libertà religiosa, la "open society", la famiglia come happening tra partner che dura fino a quando uno si stufa, ecc., ecc. L'abbandono del liberalismo comporta tutta una serie di conseguenze che probabilmente non saranno accettate dai cosidetti cattolici progressisti e forse neanche da quelli un po' tradizionalisti .
Quanto alla politica monetaria i veri problemi, secondo me, sono:
- La mondializzazion e che ha provocato la caduta della crescita e il transfer di ricchezza dai Paesi europei a quelli asiatici.
- L'immigrazione di massa, insieme alla pretesa, pazzesca, che gli europei non vogliano più fare certi lavori, che ha alimentato e alimenta la disoccupazione.
- Una unione monetaria completamente sbagliata.
- La mancata razionalizzazio ne e modernizzazione dell'apparato produttivo e la mancata riqualificazion e della manodopera.
Sono contrario agli eurobond perchè sono lo strumento principe per continuare la gestione fallimentale dell'economia e il declino dell'Europa. Nessun Paese del mondo ha mai avuto un futuro o, semplicemente, ha mantenuto il suo status con una economia basata sul debito.
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# Filelleno 2012-06-27 18:59
Gentile Copertino,
l'articolo è molto interessante e merita di essere approfondito, soprattutto in merito alle obiezioni sollevate da Alessandro Spanu: per esempio come si può definire Berlusconi liberista? In questi anni mi sembra che sia stato, piuttosto, "immobilista" sulle riforme.

Inoltre, secondo Lei, non si potrebbero distinguere liberalizzazion i buone e cattive, per esempio:

1) Fino agli anni '80, lo Stato italiano produceva i gelati Motta negli stabilimenti di Ferentino: non mi sembrava un settore strategico da non cedere ai privati.

2) La dissoluzione della vecchia SIP, non ci ha portato, come utenti, ad effettivi benefici in termini di diminuzione delle spese?

Volevo chiederle, infine, un altro parere: come si potrebbe creare un movimento politico che segua la genuina dottrina sociale della Chiesa, dato che l'attuale Parlamento non presenta nessun rappresentante con queste idee chiare? Glielo chiedo anche perché trovo frustrante leggere tante notizie interessanti su "Effedieffe", che però sono note a pochissime persone e, quando ne parlo con gli altri, sono trattate quasi sempre con sufficienza, se non con disprezzo.

La ringrazio per l'attenzione e la saluto molto cordialmente.

Filelleno
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# Luigi 2012-07-05 17:57
Citazione Filelleno:
Gentile Copertino,
l'articolo è molto interessante e merita di essere approfondito, soprattutto in merito alle obiezioni sollevate da Alessandro Spanu: per esempio come si può definire Berlusconi liberista? In questi anni mi sembra che sia stato, piuttosto, "immobilista" sulle riforme.

Inoltre, secondo Lei, non si potrebbero distinguere liberalizzazion i buone e cattive, per esempio:

1) Fino agli anni '80, lo Stato italiano produceva i gelati Motta negli stabilimenti di Ferentino: non mi sembrava un settore strategico da non cedere ai privati.

2) La dissoluzione della vecchia SIP, non ci ha portato, come utenti, ad effettivi benefici in termini di diminuzione delle spese?

Volevo chiederle, infine, un altro parere: come si potrebbe creare un movimento politico che segua la genuina dottrina sociale della Chiesa, dato che l'attuale Parlamento non presenta nessun rappresentante con queste idee chiare? Glielo chiedo anche perché trovo frustrante leggere tante notizie interessanti su "Effedieffe", che però sono note a pochissime persone e, quando ne parlo con gli altri, sono trattate quasi sempre con sufficienza, se non con disprezzo.

La ringrazio per l'attenzione e la saluto molto cordialmente.

Filelleno



Caro Filelleno,
sui punti 1) e 2) vorrei ricordarti che se lo Stato produceva panettoni e gelati questo fu dovuto all'insipienza degli imprenditori privati travolti dalla crisi del 1929 cui lo Stato fascista rispose con metodi keynesiani ossia intervenendo direttamente in economia a sostegno delle aziende e dei posti di lavoro (non come oggi che si smantella la presenza dello Stato perché con i risparmi si incentiverebbe l'investimento privato: staremo a vedere quanto investimento privato ci sarà e quanta occupazione esso produrrà!). Ti rinvio al mio articolo "Il Golpe", su Effedieffe, per ripercorrere quella storia italiana degli anni trenta. Ora nel riprivatizzare sarebbe stato giusto chiedere ai privati interessati ad acquisire le aziende pubbliche di pagare quanto effettivamente dovuto alla comunità nazionale, onde evitare di socializzare le perdite e privatizzare i profitti. Cosa che purtroppo le liberalizzazion i e le privatizzazioni effettuate a partire dagli anni '90 non hanno contemplato.

Sulla questione del movimento politico cattolico, purtroppo non nutro molte speranze. Basta guardarsi attorno e vedere, come dico anche nell'articolo, quale tipo di cultura politica esprime il mondo cattolico. Quando leggo che Monti nella spending rewiew mentre taglia le risorse all'università pubblica incrementa quelle destinate alle scuole private (molte delle quali cattoliche) la mia indignazione sale alle stelle perchè, da un lato, ciò che con la scusa del debito da diminuire si toglie allo Stato si da poi al privato e così il debito non diminuirà affatto e, dall'altro lato, piango per questo prostrarsi della Chiesa, o comunque del mondo cattolico, al potere del "principe di questo mondo" solo per avere in cambio i "trenta denari" di Giuda. Al Tg oggi hanno inquadrato Monti con alle spalle il cupolone di San Pietro. Lui stesso non manca di farsi vedere nelle pubbliche occasioni del Papa. Il suo ministro Andrea Riccardi probabilmente gioirà alla prospettiva che la povertà, che aumentaerà a causa delle politiche di Monti, porterà più "utenti" alla Comunità di Sant'Egidio, della quale lo stesso Riccardi è presidente, e potrà così spillare maggiori contributi.

Cristo Signore abbi pietà di noi che ti stiamo tradendo e rimettendo ancora in Croce!!!

Cari saluti.

Luigi Copertino
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# Luigi 2012-06-29 15:06
@ ALESSANDRO SPANU (in aggiunta).
Saluti.
Luigi Copertino

L’austerità è smentita dai fatti. Il manifesto di Krugman per il buon senso in economia
Posted by keynesblog on 28 giugno 2012 in Economia, Europa, Global, Teoria economica

Pubblichiamo, tradotto in italiano, il manifesto di Paul Krugman e Richard Layard pubblicato oggi dal Financial Times e sul sito manifestoforeco nomicsense.org. Sebbene nelle premesse si rivolga solo agli “economisti mainstream”, i contenuti sembrano convergenti con molte delle analisi e delle proposte avanzate anche in altre parti della teoria economica. Ma soprattutto è un attacco alla visione del rigore e dell’austerità in stile anni ’30 oggi tornata prevalente.

Un Manifesto per il [buon]senso economico.

Più di quattro anni dopo l’inizio della crisi finanziaria, le principali economie avanzate del mondo restano profondamente depresse, una scena che ricorda fin troppo quella del 1930. E la ragione è semplice: ci affidiamo alle stesse idee che hanno governato le azioni di politica economica nel 1930. Queste idee, da tempo smentite, comprendono errori profondi sia sulle cause della crisi che sulla sua natura che sulla risposta appropriata.

Questi errori hanno messo radici profonde nella coscienza pubblica e forniscono il sostegno pubblico per l’eccessiva austerità delle attuali politiche fiscali in molti Paesi. Quindi i tempi sono maturi per un manifesto in cui gli economisti mainstream offrano al pubblico una analisi dei nostri problemi maggiormente basata sulle evidenze.

Le cause. Molti responsabili politici insistono sul fatto che la crisi è stata causata dalla gestione irresponsabile del debito pubblico. Con pochissime eccezioni – come la Grecia – questo è falso. Invece, le condizioni per la crisi sono state create da un eccessivo indebitamento del settore privato e dai prestiti, incluse le banche sovra-indebitate. Il crollo della bolla ha portato a massicce cadute della produzione e quindi del gettito fiscale. Così i disavanzi pubblici di grandi dimensioni che vediamo oggi sono una conseguenza della crisi, non la sua causa.

La natura della crisi. Quando le bolle immobiliari su entrambi i lati dell’Atlantico sono scoppiate, molte parti del settore privato hanno tagliato la spesa nel tentativo di ripagare i debiti contratti nel passato. Questa è stata una risposta razionale da parte degli individui, ma – proprio come la risposta simile dei debitori nel 1930 – si è dimostrata collettivamente autolesionista, perché la spesa di una persona è il reddito di un’altra persona. Il risultato del crollo della spesa è stato una depressione economica che ha peggiorato il debito pubblico.

La risposta appropriata. In un momento in cui il settore privato è impegnato in uno sforzo collettivo per spendere meno, la politica pubblica dovrebbe agire come una forza di stabilizzazione , nel tentativo di sostenere la spesa. Per lo meno non dovremmo peggiorare le cose tramite grandi tagli della spesa pubblica o grandi aumenti delle aliquote fiscali sulle persone comuni. Purtroppo, questo è esattamente ciò che molti governi stanno facendo.

Il grande errore. Dopo aver risposto bene nella prima e acuta fase della crisi economica, la saggezza politica convenzionale ha preso una strada sbagliata, concentrandosi sui deficit pubblici, che sono principalmente il risultato di una crisi indotta dal crollo delle entrate, e sostenendo che il settore pubblico dovrebbe cercare di ridurre i suoi debiti in tandem con il settore privato. Come risultato, invece di giocare un ruolo di stabilizzazione , la politica fiscale ha finito per rafforzare gli effetti frenanti dei tagli alla spesa del settore privato.

Di fronte a uno shock meno grave, la politica monetaria potrebbe bastare. Ma con i tassi di interesse prossimi allo zero, la politica monetaria – mentre dovrebbe fare tutto il possibile – non può fare l’intero lavoro. Ci deve naturalmente essere un piano a medio termine per ridurre il disavanzo pubblico. Ma se questo è troppo sbilanciato può facilmente essere controproducent e annullando la ripresa. Una priorità chiave è ora quella di ridurre la disoccupazione, prima che diventi endemica, rendendo la rispesa e la futura riduzione del deficit ancora più difficile.

Come rispondono coloro che sostengono le politiche attuali agli argomenti che abbiamo appena avanzato? Usano due argomenti molto diversi a sostegno della loro causa.

L’argomento della fiducia. Il loro primo argomento è che i deficit pubblici alzeranno i tassi di interesse e quindi impediranno il recupero. Al contrario, essi sostengono, l’austerità aumenterà la fiducia e favorirà così la ripresa.

Ma non c’è alcuna prova a favore di questo argomento. In primo luogo, nonostante i deficit eccezionalmente elevati, i tassi di interesse oggi sono bassi senza precedenti in tutti i principali paesi in cui c’è una Banca Centrale normalmente funzionante. Ciò è vero anche in Giappone, dove il debito pubblico supera ormai il 200% del PIL annuo, e il downgrade da parte delle agenzie di rating non hanno avuto alcun effetto sui tassi di interesse giapponesi. I tassi di interesse sono elevati solo in alcuni paesi della zona euro, perché la BCE non è consentito di agire come prestatore di ultima istanza per il governo. Altrove la banca centrale può sempre, se necessario, finanziare il deficit, lasciando inalterato il mercato obbligazionario .

Inoltre l’esperienza passata non contiene nessun caso in cui i tagli di bilancio hanno effettivamente generato un aumento dell’attività economica. Il FMI ha studiato 173 casi di tagli di bilancio dei singoli paesi e ha scoperto che il risultato coerente è la contrazione economica. Nella manciata di casi in cui il consolidamento fiscale è stato seguita da una crescita, i canali principali erano un deprezzamento della valuta nei confronti di un mercato mondiale forte, una possibilità non disponibile al momento. La lezione dello studio del FMI è chiara: i tagli al bilancio ritardano la ripresa. E questo è ciò che sta accadendo ora: i paesi con i maggiori tagli di bilancio hanno avuto le più pesanti cadute dell’output.

La verità è, come possiamo vedere, che i tagli di bilancio non ispirano la fiducia delle imprese. Le aziende investono solo quando possono prevedere abbastanza clienti con un reddito sufficiente da spendere. L’austerità scoraggia gli investimenti.

Vi è quindi un’evidenza massiccia contro l’argomento della fiducia; tutte le presunte prove a favore di tale dottrina sono evaporate ad un esame più approfondito.

L’argomento strutturale. Un secondo argomento contro l’espansione della domanda è che la produzione è nei fatti vincolata dal lato dell’offerta da squilibri strutturali. Se questa teoria fosse giusta però, almeno in alcune loro parti le nostre economie dovrebbe essere a pieno regime, e così dovrebbe fare alcune attività. Ma nella maggior parte dei Paesi non è questo il caso. Ogni settore importante delle nostre economie è in difficoltà, e ogni attività ha un tasso di disoccupazione più elevato del solito. Quindi il problema deve essere una mancanza generale di spesa e domanda.

Nel 1930 lo stesso argomento strutturale è stato utilizzato contro le politiche di spesa proattive negli Stati Uniti, ma a seguito dell’aumento di spesa tra il 1940 e il 1942, la produzione è aumentata del 20%. Quindi il problema nel 1930, come oggi, era una carenza di domanda, non di offerta.

Come risultato delle loro idee sbagliate, in molti paesi occidentali i politici stanno infliggendo sofferenze enormi ai loro popoli. Ma le idee che sposano su come gestire le recessioni sono state respinte da quasi tutti gli economisti dopo i disastri del 1930, e per i successivi quarant’anni o giù di lì l’Occidente ha goduto di un periodo senza precedenti di stabilità economica e bassa disoccupazione. E’ tragico che negli ultimi anni le vecchie idee abbiano di nuovo messo radici. Ma non possiamo più accettare una situazione in cui le paure sbagliate di tassi di interesse più elevati pesino di più sui i decisori politici rispetto agli orrori della disoccupazione di massa.

Politiche migliori differiranno da Paese a Paese e hanno bisogno di un dibattito approfondito. Ma devono essere basate su una corretta analisi del problema.

Invitiamo quindi tutti gli economisti e gli altri che sono d’accordo con le linee generali di questo Manifesto a registrare la loro sottoscrizione su www.manifestoforeco nomicsense.org, e sostenere pubblicamente un approccio più solido.
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La BCE non può fare nulla per sostenere crescita e occupazione? No.
Chi sostiene che la BCE non può far nulla per la crescita e l’occupazione assume aprioristicamen te che l’unico modo di essere Banca Centrale è quello definito dallo statuto dell’Istituto di Francoforte. Ma le funzioni attribuite a una Banca Centrale sono solo il riflesso di un particolare momento storico. Nella realtà del passato obiettivi e strumenti sono stati variamente declinati; nel caso della BCE – sotto la pressione del pensiero neoliberale – la scelta politica è stata esplicita: l’obiettivo è il contenimento del tasso d’inflazione dell’area e lo strumento è la regolazione del volume di liquidità sul mercato monetario (quel particolare mercato internazionale in cui le banche si scambiano i mezzi liquidi eccedenti). L’interlocutore della BCE sono quindi le banche (il settore pubblico è posto in un angolo) nell’assunto che le loro decisioni siano quelle più valide per l’intero sistema: gli obiettivi delle banche divengono così di fatto gli obiettivi di politica economica. Seguendo questa logica la BCE ha rinunciato a svolgere il suo ruolo di prestatore di ultima istanza nei confronti degli Stati, vittime della crisi degli spread. Inoltre l’azione della Banca Centrale, seguendo l’onda americana, ha tenuto bassi i tassi d’interesse sui fondi più liquidi sostenendo la spinta dei risparmiatori (e degli istituti finanziari) a spostarsi verso attività finanziarie più rischiose; paradossalmente i bassi tassi d’interesse non hanno favorito l’attività produttiva (tranne l’immobiliare). Infatti il minor costo del credito è stato più che compensato dalle minori attese di redditività dell’apparato produttivo, causate dalle deboli condizioni di domanda. L’attività finanziaria si è quindi avvantaggiata a scapito di quella produttiva. Dopo lo shock della crisi finanziaria americana la Bce ha cambiato il passo, ma non il suo quadro di riferimento. Sulla crisi bancaria è intervenuta immettendo quantità rilevanti di liquidità che hanno dato respiro alle banche in difficoltà; ma sulla crisi dei debiti pubblici ha ceduto il passo, limitandosi a spingere la banche a investire sui titolo di debito degli Stati. È in ogni caso il sistema delle banche a essere il terminale delle scelte di politica economica. La BCE potrebbe fare molto di più per la crescita e l’occupazione. Ma servirebbe un diverso contesto istituzionale, in cui il sistema finanziario sia in grado di rappresentare un contenimento della finanza (speculativa) globale al fine di sostenere le opportunità produttive all’interno dell’area. È un aspetto dell’ormai necessaria ristrutturazion e istituzionale europea per una politica economica che ponga al suo centro l’occupazione, i suoi redditi e i suoi diritti. Finora l’assetto della Bce e il suo comportamento è stata coerente con il quadro neoliberista all’interno del quale è nata (e che tanti danni ha fatto). Ma nulla vieta, se non radicati interessi, che essa possa assumere un diverso assetto e adottare comportamenti coerenti con un quadro di politica economica che si proponga la realizzazione di un’effettiva cittadinanza europea. Sulla consapevolezza della necessità di cambiare quadro non vi sono molti segni, ma vi sono.

Claudio Gnesutta, ex docente di Economia politica a La Sapienza di Roma, esperto di politica monetaria.

L’aumento dello spread dipende dal debito pubblico degli Stati? No.

Lo spread è la differenza tra due tassi d’interesse. Nello specifico, è la differenza tra i tassi di interesse che pagano sul proprio debito i Paesi periferici dell’euro e il tasso pagato sui titoli della Germania. Lo spread tende ad aumentare quando il mercato inizia a contemplare l’eventualità di una caduta del valore dei titoli dei Paesi periferici. Per convincere i mercati a trattenere i titoli e magari ad assorbirne di nuovi, bisogna offrire un tasso d’interesse più elevato. In genere è così che lo spread inizia la sua inquietante scalata. Fin dalla nascita dell’euro, e in modo ancor più accentuato a partire dalla crisi del 2008, gli spread dei Paesi aderenti alla zona euro hanno presentato correlazioni non tanto con il deficit e il debito pubblico, quanto piuttosto con il deficit e il debito verso l’estero, sia pubblico che privato. In altri termini, non è l’eccesso di spesa pubblica sulle entrate fiscali a preoccupare tanto, quanto piuttosto l’eccesso di importazioni sulle esportazioni verso l’estero. Un eccesso che si concentra nei paesi periferici dell’Unione e che rappresenta l’immagine speculare del surplus di esportazioni tedesco. Rispetto alla vulgata, che si concentra pressoché esclusivamente sui pericoli derivanti dai bilanci pubblici, questi risultati appaiono sorprendenti. Eppure, la loro spiegazione è semplice. Gli alti tassi d’interesse, e quindi anche gli alti spread rispetto ai tassi tedeschi, si spiegano con il fatto che gli operatori sui mercati prevedono non semplicemente un fallimento di alcuni Stati, quanto piuttosto un loro sganciamento dall’Euro e una svalutazione del cambio. In particolare, in una fase di crisi come l’attuale, i Paesi in deficit commerciale verso l’estero potrebbero vedersi costretti a un certo punto ad abbandonare la moneta unica, riconquistare la sovranità monetaria e svalutare la moneta nazionale. Se dunque lo spread sale, ciò significa che gli operatori finanziari non prevedono semplicemente un default di alcuni Stati, ma si attendono che questi abbandonino la zona euro. Chi contempla questa eventualità risulterà disposto a trattenere i titoli dei Paesi a rischio di sganciamento solo in cambio di tassi d’interesse più elevati. Pertanto, l’evento che appariva inconcepibile appena pochi mesi fa, ora viene scontato nei valori effettivi ai quali si scambiano i titoli sui mercati finanziari. Ed è bene ricordare che tale sconto avviene sui titoli sia pubblici che privati: la previsione di una uscita dall’euro modifica il valore dei debiti non solo dello Stato ma anche delle banche, delle imprese e delle famiglie.

Emiliano Brancaccio e Marco Passarella, autori di “L’Austerità sta distruggendo l’Europa” (Il Saggiatore, Milano, 2012).
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Commento troppo lungo; assolutamente non pubblicabile.
FdF
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# milvus 2012-06-30 13:46
"Da dove deriva l'antistatualismo dei cattolici post-moderni?" Se il titolo racchiude una metafora mistico-politica, credo che la rapida successione di fenomeni mistici in campo politico, non riconosca precedenti nemmeno nell'antichità, quando era Gesù a predicare direttamente ai cittadini.
Così a furia di combinazioni tra politici, sindacalisti, impresari, giudici, in questi ultimi vent'anni, ne deriva che il destino del nostro Paese, alla stregua di una dottrina filosofico-politica e mistica, cerchi il Salvatore, il Messia, delle masse, ma purtroppo con un limite insalvabile: la mortalità. Tale estasi riguarda solo i politici in vigenza, non comprende nessun cittadino comune, a prescindere dalla ideologia, per carenza di privilegi e per aver basato le sue aspettative di vita possibile, in un lavoro. Oramai esperto il cittadino comune nel sopportare le piaghe, presenta una forte propensione all'ateismo.
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# amsicora 2012-06-30 15:00
@pietro g
"in alcune parti d'Italia non c'è neanche lo Stato, chi ha il monopolio del potere è la mafia"

non esageriamo, in molte parti d'italia la mafia esiste solo...perché c'è l'antimafia!
pensiamo alle ultime sortite della procura di palermo che riesuma cadaveri, dal bandito giuliano a scalfaro...dopo 18 anni di indagini su "berlusconi e la mafia"...
esiste una burocrazia che si autoperpetua col pretesto della "lotta alla mafia", quando la mafia militare, per lo meno in sicilia non esiste praticamente più, posto che tutti i boss sono in carcere o al cimitero ed i nuovi picciotti sono così fessi da farsi arrestare sùbito...
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# Pietro G 2012-07-02 13:29
amsicora,
Noi abbiamo avuto l'ultimo presidente del consiglio che ha pagato per 20 anni il pizzo alla mafia. Abbiamo avuto vertici dello stato che hanno instaurato trattative con la criminalità organizzata come se si trattasse di uno stato sovrano. Abbiamo avuto di recente lo scandalo del senatore Nicola di Girolamo, eletto con i voti di scambio (25 000 preferenze) in Germania, che ha patteggiato 5 anni di galera confessando di aver riciclato (lui solo!) 2 MILIARDI di euro. Questo da una idea di quali somme sono in gioco, e fa sicuramente della criminalità organizzata l'industria italiana (e forse quella europea) più importante per fatturato, profitti e numero di "manodopera" impiegata. L'Italia non può andare avanti con (almeno) tre importanti regioni del Sud controllate dalla criminalità organizzata e, purtroppo, la sua metastasi al Centro e al Nord. Ci deve essere una svolta, ad esempio commissariament o di queste regioni e, se non basta, sospensione delle garanzie costituzionali. Se il Sud non cambia e non comincia a produrre ricchezza, l'Italia va a fondo.
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# amsicora 2012-07-02 21:26
se davvero ci sono "tre importanti regioni del Sud controllate dalla criminalità organizzata" come sostengono i procuratori antimafia e i loro galoppini nei media, è criminale che la procura di palermo, tanto per fare un esempio, spenda milioni e milioni di euro per riesumare i cadaveri di salvatore giuliano e placido rizzotto o per spiare il quirinale per reati inesistenti o, comunque prescritti o che la procura di napoli, giusto l'anno scorso, abbia fatto di tutto per fottere silvio...

la mafia non esiste più, per lo meno nella sua dimensione "militare" da 20 anni circa, perché (altro che "trattativa"!) negli anni 90/2000 sono stati arrestati tutti i boss, che stanno al 41 bis, i loro beni sono stati confiscati (non c'è bisogno di provare la loro provenienza illecita, basta un mero sospetto...) ma ovviamente i vari pm antimafia devono giustificare i loro poteri con inchieste assurde come quelle su berlusconi o la "trattativa"
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# Luigi 2012-06-30 16:22
Ringrazio tutti coloro che hanno apprezzato le mie considerazioni. In particolare l'amico massimiliano e il prof. Damiani. Chiedo un po' di pazienza agli altri interlocutori perche' sono fuori swde, sprovvisto del pc e sto scrivendo via cellulare. Saluti a tutti. Luigi Copertino.
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# milvus 2012-07-01 00:01
Oggi regna Caronte, caldo infernale, vespe annidate dentro i bidoni della rumenta, mosche, insetti vari che portano le altissime temperature.
L'Antico Testamento, ci ha trasmesso il mondo invisibile dei morti nel Libro dei Saggi, l'Antinferno di Dante (contraddicendo la dottrina di San Tommaso d'Aquino), il luogo degli Indifferenti a Dio.
Lì finiscono le ombre delle anime di uomini morti, giusti, ma pagani, oppure anime di bambini non battezzati, nati morti( ricordiamo Padre Ascanio) ma innocenti. Un luogo di lacrime, sospiri, ricerca perpetua della Perfezione divina, per Dante gli ignavi o i neutrali, mischiano alle lacrime il sangue delle punture delle vespe mentre corrono dietro una bandiera senza insegne!
Brut sit! meglio non arrivarci mai!
Il Limbo ospita anche coloro che vissero prima di Cristo Gesù.
La morale postmoderna giudica ingiusto il castigo ricevuto, ma la Legge è dura perchè si fonda sul Dogma e le scelte di una persona sono solo due: o si riconosce Dio ed i suoi nemici, oppure si vive perennemente nel Peccato. Altre possibilità non esistono. Ragion per cui il Dogma dividerà il mondo in Due, ed i neutrali, finiscono nel Limbo. Senza infamia, senza lode e "non ti curar di lor, ma guarda e passa". Madre Celeste, che umiliazione!
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# monardigelateria 2012-07-01 14:43
Caro Luigi,

al solito ci troviamo schierati sullo stesso tipo di fronte.
Consentimi qualche riflessione che vuole solo integrare quello che scrivi:
1 Il passaggio dalla concezione medioevale dello stato a quella "moderna", ha implicato, preventivamente , il progressivo scalzamento del concetto teocentrico dell'universo per sostituirlo con l'antropocentrism o(Operazione di inversione del momento edonistico Creatore Creatura). Quindi il passaggio dalla "sacralità" alla costituzionalit à e l'affermazione del "contratto" sociale come base del vivere civilmente insieme.

2 Tutto quello che avviene rientra, con coerenza, nello smantellamento progressivo di un mondo, servendosi di mezzi che progressivament e vengono poi abbandonati. Mi spiego: dalla concezione "universalistica " dell'Impero che traeva la sua base dal cattolicesimo, grazie al nazionalismo, si è arrivati alla sostituzione della sacralità con la "volontà popolare" che si antepone a tutto ed a tutti, ma così facendo ogni nazione ha il "suo particulare" da difendere e da portare avanti e tutto diventa "relativo ed egoistico"! Quindi se tu nazione, altra da me, ti opponi io ti spiano e ti faccio guerra. Ma tutto ciò oggi non è forse la base di questa società "liberale" e "liberistica"? I risultati: indecenti ed abominevoli!

3 Questo per adempiere a quel "ordo ab Chao" e "solve et coagula" e preparare un nuovo ordine gerachico selettivo "ferreo" di cui già si intavvedono i primi sintomi. Creazione di super aggregazioni nazionali, in tutto non più di cinque, sarebbero il substrato di quella Grande Federazione Mondiale che sia governata da un unico e tutt'altro che democratico " novus ordo seclorum"(17 lettere non a caso!).

4 La forma di demo(no)crazia rappresentativa fa ormai acqua da tutte le parti: questo è un dato di fatto ed accettato da tutti, nonostante si continui fariseicamente ad esportarla con la forza anche nei confronti di chi non la vuole assolutamente. Lo stesso maitre a penser Sir Ralf Darendorf la ritiene incompatibile con un'economia di mercato! Ipse dixit! Con cosa sostituirla? Difficile da dirsi, ma la via Cattolica espressa dal magistero potrebbe essere percorribilissi ma.

Chiudo con una citazione, che vorei commentassi, di Federico Caffè, economista di spessore, scomparso nel nulla, spesso citato anche dal professor Auriti:
"Al posto degli uomini abbiamo sostituito numeri ed alla compassione nei confronti delle sofferenze umane abbiamo sostituito l'assilo dei riequilibri contabili."

Un abbraccio fraterno.

luciano garofoli
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# Annhilus 2012-07-02 20:06
Carissimi Copertino e Garofoli... vedete che è tutto quà l'inghippo??? Ci siete giunti entrambi... da soli per vie diverse... eppure è tutto quà...
cito:"4 La forma di demo(no)crazia rappresentativa fa ormai acqua da tutte le parti: questo è un dato di fatto ed accettato da tutti, nonostante si continui fariseicamente ad esportarla con la forza anche nei confronti di chi non la vuole assolutamente. .... Con cosa sostituirla? Difficile da dirsi, ma la via Cattolica espressa dal magistero potrebbe essere percorribilissi ma....

e ancora....

"Al posto degli uomini abbiamo sostituito numeri ed alla compassione nei confronti delle sofferenze umane abbiamo sostituito l'assilo dei riequilibri contabili."


Il primo passo da fare è proprio questo...
assodare che la democrazia è una impostura, il secondo passo da fare è consequenziale... è necessario che il potere temporale (che sia monarchico o
elettivo o misto o di altro tipo.... persino a sorteggio..) sia sottoposto
ad un ordine etico non aggirabile, fisso
e imperituro, su cui non valgono trattative, interessi di fazione o mediazioni di sorta. E' indispensabile che quale che sia il potere temporale, esso sia conseguente e sottomesso all'imprescindibile , al non modificabile
"jus sacrum" della legge naturale e morale sancita da Dio. Questo per un cattolico ovviamente. I cattolici non possono legittimare o avallare poteri usurpati, o demoniaci, o maligni, non possono fare finta di niente di fronte all'impostura "demo(no)cratica " che sdogana matrimoni omosessuali, aborti,
esperimenti su embrioni, comportamenti immorali ed osceni, mercati immorali e comportamenti sociali e morali contrari alla legge naturale e ai dettami divini di cui il magistero deve farsi interprete non perchè vuole, ma perchè appunto DEVE (nel senso che dovrebbe almeno)!!!

Basta con l'irenismo, basta con l'ipocrisia finto buonista, ripeto: o con Dio o con Mammona... oramai ci siamo
e schierarsi non può più essere rinviato.

Non stò invocandon una rivoluzione armi in mano nelle piazze, stò sostenendo quella che a mio avviso è oramai la strada doverosa per i veri cattolici:
NON EXPEDIT !!!!

( parafrasando cetto laqualunque affanculo la democrazia)

Sembra una banalità vero... invece è una cosa con cui si potrebbero creare veramente molti guai alle lobby monetocratiche e massoniche che ci governano, invece di contiunare con questa "collaborazionis mo bianco" che fa schifo ed è vergognoso.... anche perchè oramai in termini numerici l'astensionismo alla farsa elettiva va chiaramente nella direzione del rifiuto e dello sdegno... ma questo repulsio istintiva della base popolare va indirizzata idealmente ed eticamente perchè non scada nel caos di una massa sociale informe.


saluti e stima ad entrambi e alla redazione tutta .
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# monardigelateria 2012-07-05 22:31
Citazione Annhilus:
Carissimi Copertino e Garofoli... vedete che è tutto quà l'inghippo??? Ci siete giunti entrambi... da soli per vie diverse... eppure è tutto quà...
cito:"4 La forma di demo(no)crazia rappresentativa fa ormai acqua da tutte le parti: questo è un dato di fatto ed accettato da tutti, nonostante si continui fariseicamente ad esportarla con la forza anche nei confronti di chi non la vuole assolutamente. .... Con cosa sostituirla? Difficile da dirsi, ma la via Cattolica espressa dal magistero potrebbe essere percorribilissi ma....

e ancora....

"Al posto degli uomini abbiamo sostituito numeri ed alla compassione nei confronti delle sofferenze umane abbiamo sostituito l'assilo dei riequilibri contabili."


Il primo passo da fare è proprio questo...
assodare che la democrazia è una impostura, il secondo passo da fare è consequenziale... è necessario che il potere temporale (che sia monarchico o
elettivo o misto o di altro tipo.... persino a sorteggio..) sia sottoposto
ad un ordine etico non aggirabile, fisso
e imperituro, su cui non valgono trattative, interessi di fazione o mediazioni di sorta. E' indispensabile che quale che sia il potere temporale, esso sia conseguente e sottomesso all'imprescindibile , al non modificabile
"jus sacrum" della legge naturale e morale sancita da Dio. Questo per un cattolico ovviamente. I cattolici non possono legittimare o avallare poteri usurpati, o demoniaci, o maligni, non possono fare finta di niente di fronte all'impostura "demo(no)cratica " che sdogana matrimoni omosessuali, aborti,
esperimenti su embrioni, comportamenti immorali ed osceni, mercati immorali e comportamenti sociali e morali contrari alla legge naturale e ai dettami divini di cui il magistero deve farsi interprete non perchè vuole, ma perchè appunto DEVE (nel senso che dovrebbe almeno)!!!

Basta con l'irenismo, basta con l'ipocrisia finto buonista, ripeto: o con Dio o con Mammona... oramai ci siamo
e schierarsi non può più essere rinviato.

Non stò invocandon una rivoluzione armi in mano nelle piazze, stò sostenendo quella che a mio avviso è oramai la strada doverosa per i veri cattolici:
NON EXPEDIT !!!!

( parafrasando cetto laqualunque affanculo la democrazia)

Sembra una banalità vero... invece è una cosa con cui si potrebbero creare veramente molti guai alle lobby monetocratiche e massoniche che ci governano, invece di contiunare con questa "collaborazionis mo bianco" che fa schifo ed è vergognoso.... anche perchè oramai in termini numerici l'astensionismo alla farsa elettiva va chiaramente nella direzione del rifiuto e dello sdegno... ma questo repulsio istintiva della base popolare va indirizzata idealmente ed eticamente perchè non scada nel caos di una massa sociale informe.


saluti e stima ad entrambi e alla redazione tutta .

Citazione Annhilus:
Carissimi Copertino e Garofoli... vedete che è tutto quà l'inghippo??? Ci siete giunti entrambi... da soli per vie diverse... eppure è tutto quà...
cito:"4 La forma di demo(no)crazia rappresentativa fa ormai acqua da tutte le parti: questo è un dato di fatto ed accettato da tutti, nonostante si continui fariseicamente ad esportarla con la forza anche nei confronti di chi non la vuole assolutamente. .... Con cosa sostituirla? Difficile da dirsi, ma la via Cattolica espressa dal magistero potrebbe essere percorribilissi ma....

e ancora....

"Al posto degli uomini abbiamo sostituito numeri ed alla compassione nei confronti delle sofferenze umane abbiamo sostituito l'assilo dei riequilibri contabili."


Il primo passo da fare è proprio questo...
assodare che la democrazia è una impostura, il secondo passo da fare è consequenziale... è necessario che il potere temporale (che sia monarchico o
elettivo o misto o di altro tipo.... persino a sorteggio..) sia sottoposto
ad un ordine etico non aggirabile, fisso
e imperituro, su cui non valgono trattative, interessi di fazione o mediazioni di sorta. E' indispensabile che quale che sia il potere temporale, esso sia conseguente e sottomesso all'imprescindibile , al non modificabile
"jus sacrum" della legge naturale e morale sancita da Dio. Questo per un cattolico ovviamente. I cattolici non possono legittimare o avallare poteri usurpati, o demoniaci, o maligni, non possono fare finta di niente di fronte all'impostura "demo(no)cratica " che sdogana matrimoni omosessuali, aborti,
esperimenti su embrioni, comportamenti immorali ed osceni, mercati immorali e comportamenti sociali e morali contrari alla legge naturale e ai dettami divini di cui il magistero deve farsi interprete non perchè vuole, ma perchè appunto DEVE (nel senso che dovrebbe almeno)!!!

Basta con l'irenismo, basta con l'ipocrisia finto buonista, ripeto: o con Dio o con Mammona... oramai ci siamo
e schierarsi non può più essere rinviato.

Non stò invocandon una rivoluzione armi in mano nelle piazze, stò sostenendo quella che a mio avviso è oramai la strada doverosa per i veri cattolici:
NON EXPEDIT !!!!

( parafrasando cetto laqualunque affanculo la democrazia)

Sembra una banalità vero... invece è una cosa con cui si potrebbero creare veramente molti guai alle lobby monetocratiche e massoniche che ci governano, invece di contiunare con questa "collaborazionis mo bianco" che fa schifo ed è vergognoso.... anche perchè oramai in termini numerici l'astensionismo alla farsa elettiva va chiaramente nella direzione del rifiuto e dello sdegno... ma questo repulsio istintiva della base popolare va indirizzata idealmente ed eticamente perchè non scada nel caos di una massa sociale informe.


saluti e stima ad entrambi e alla redazione tutta .



Sono convintissimo di quanto scrive, talmente convinto che sono anni che cerco, dico piuttosto a fatica, di portare avanti questo discorso semplicissimo: ormai siamo agli ultimi tempi e lo schierarsi è inderogabile! O dalla parte del bene o da quella del male: non esistono zone grige e "moderate" tra i due campi contrapposti, demo(no)cristia ne insomma!
Questo è anche il tempo della Grande Tribolazione e della Purgazione: davvero già cominciamo a rimpiangere di essere vivi e di essere nati! Ma la gente, come al tempo del diluvio continua a compare, a vendere, a sposarsi ( o come ora a spossarsi)come se niente fosse: se si prova aparlare di Apocalisse, di Escatologia, di Nuovissimi gli stessi sacerdoti ti guardano storti e d, attenzione, non solo quelli incardinati ancora in Santa Romana Chiesa, ma anche quelli che essendo "tradizionalisti " dovrebbero vedere un palmo più in là del naso.
Balliamo sul Titanic e continuiamo a vedere "riprese", a fare sacrifici, a credere di potercela ancora fare: tutto frutto di quella perfida concezione gnostica del Io-Dio, del Uomo Signore dell'Universo!

Le soluzioni alla demo(no)crazia: le dovremo trovare noi e noi soli, ma, come giustamente afferma, se non si torna in primis all'imperativo: "conviene fare ciò che è giusto" e si abbatte l'anticristico: "è giusto fare ciò che conviene" questa spirale non si spezzerà mai. Chiediamo a Dio, non possiamo fare di certo tutto noi, che si muova LUI finalmente e noi non gli faremo di certo mancare il nostro "SI'" come fece Maria a suo tempo!!
"Venite Signore Gesù l'Umanità non ha più la forza di evitare l'ostacolo che ella stessa ha creato cercando di impedire il vostro ritorno. Mandate il Vostro angelo, o Signore e fate che la nostra notte diventi luminosa come il giorno" (Pio XII)

SONO D'ACCORDO SU TUTTO!

luciano garofoli
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# Luigi 2012-07-05 17:38
Citazione monardigelateri a:
Caro Luigi,

al solito ci troviamo schierati sullo stesso tipo di fronte.
Consentimi qualche riflessione che vuole solo integrare quello che scrivi:
1 Il passaggio dalla concezione medioevale dello stato a quella "moderna", ha implicato, preventivamente , il progressivo scalzamento del concetto teocentrico dell'universo per sostituirlo con l'antropocentrism o(Operazione di inversione del momento edonistico Creatore Creatura). Quindi il passaggio dalla "sacralità" alla costituzionalit à e l'affermazione del "contratto" sociale come base del vivere civilmente insieme.

2 Tutto quello che avviene rientra, con coerenza, nello smantellamento progressivo di un mondo, servendosi di mezzi che progressivament e vengono poi abbandonati. Mi spiego: dalla concezione "universalistica " dell'Impero che traeva la sua base dal cattolicesimo, grazie al nazionalismo, si è arrivati alla sostituzione della sacralità con la "volontà popolare" che si antepone a tutto ed a tutti, ma così facendo ogni nazione ha il "suo particulare" da difendere e da portare avanti e tutto diventa "relativo ed egoistico"! Quindi se tu nazione, altra da me, ti opponi io ti spiano e ti faccio guerra. Ma tutto ciò oggi non è forse la base di questa società "liberale" e "liberistica"? I risultati: indecenti ed abominevoli!

3 Questo per adempiere a quel "ordo ab Chao" e "solve et coagula" e preparare un nuovo ordine gerachico selettivo "ferreo" di cui già si intavvedono i primi sintomi. Creazione di super aggregazioni nazionali, in tutto non più di cinque, sarebbero il substrato di quella Grande Federazione Mondiale che sia governata da un unico e tutt'altro che democratico " novus ordo seclorum"(17 lettere non a caso!).

4 La forma di demo(no)crazia rappresentativa fa ormai acqua da tutte le parti: questo è un dato di fatto ed accettato da tutti, nonostante si continui fariseicamente ad esportarla con la forza anche nei confronti di chi non la vuole assolutamente. Lo stesso maitre a penser Sir Ralf Darendorf la ritiene incompatibile con un'economia di mercato! Ipse dixit! Con cosa sostituirla? Difficile da dirsi, ma la via Cattolica espressa dal magistero potrebbe essere percorribilissi ma.

Chiudo con una citazione, che vorei commentassi, di Federico Caffè, economista di spessore, scomparso nel nulla, spesso citato anche dal professor Auriti:
"Al posto degli uomini abbiamo sostituito numeri ed alla compassione nei confronti delle sofferenze umane abbiamo sostituito l'assilo dei riequilibri contabili."

Un abbraccio fraterno.

luciano garofoli



Caro Luciano,
ti ringrazio per l'apprezzamento. Il tuo commento è condivisibiliss imo. Per quanto riguarda la citazione di Federico Caffé non posso non constatare che questo studioso, pur non essendo, almeno dichiaratamente , cristiano, aveva un senso morale talmente alto che non esito a ritenere che in lui agisse, nascostamente, la Grazia di Dio. Qualcuno dice che la sua scomparsa potrebbe spiegarsi con l'essersi ritirato in un convento, a seguito di una conversione aperta, dopo aver visto il tradimento di molti suoi allievi come Draghi.
Cari saluti.

Luigi Copertino
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# milvus 2012-07-02 17:41
Il dottor L. Garofoli dice:..." via Cattolica espressa dal magistero...": punto di partenza assiomatico metaforico unico sul quale poter immaginare una vita futuribile ed incontrare le coincidenze in base al concetto vero di Legge, stabilito come Dogma.
Dio soltanto può conoscere il futuro. La politica non garantisce nulla, è la ricetta di un piatto appetitoso dove mancano gli ingredienti, il cuoco abile, la luce, il gas, ed il destino, la fortuna che non bruci tutto. Le leggi economiche sono ripetitive e miscugli di materie scientifiche, mai potranno essere euquiparate alla Legge. Un ladro è un ladro.
Qualunque programma sarà solo temporale, come la nostra esistenza rispetto al tempo nell'universo divino. Ragion per cui, un esito politico, come spiega Auriti, o economico, sarà spiegato da chi vi si oppone al prodotto delle "condizioni favorevoli". L'evidenza dimostra che, qualora si fossero prese decisioni opposte, tutto va ugualmente bene( Monti vs Berlusconi)
Solo a Dio le decisoni non calzano, la pace, la stabilità, dipendono dall' unica Religione e dall'unica Legge.
Le teorie economiche di Adam Smith, valide solo in Inghilterra, lo confermerebbero : finita "l'offerta" delle infinite religioni, sette, massonerie varie, vi sarà una tal "domanda" e sete d'acqua di Dio, di trasparente Perfezione divina, che ci si ritroverà nel Limbo a desiderare ciò che si è offeso e disprezzato.
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# zampano 2012-07-02 20:42
due osservazioni di diverso carattere al bravissimo Copertino:
1-è vero che il pubblico non ha a che vedere col privato in caso di licenziamento. Ma c'è anche il problema dell' efficienza quasi nulla e dell'incompetenza di gran parte del settore pubblico, che anzi è di grandissimo intralcio all'opera dei privati (ho presente soprattutto l'edilizia, in cui il pubblico sta facendo quello che non ha fatto la crisi)
2-Secondo lei, Copertino, che rapporto ci può essere tra l'inveramento del divino immanentistico Hegeliano e la mano libera del mercato liberista? Io li vedo strettissimamen te collegati. Se anche lei è di questo parere, potrebbe approfondire? O c'è già chi lo ha fatto?
cordiali saluti
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# Luigi 2012-07-05 17:11
Citazione zampano:
due osservazioni di diverso carattere al bravissimo Copertino:
1-è vero che il pubblico non ha a che vedere col privato in caso di licenziamento. Ma c'è anche il problema dell' efficienza quasi nulla e dell'incompetenza di gran parte del settore pubblico, che anzi è di grandissimo intralcio all'opera dei privati (ho presente soprattutto l'edilizia, in cui il pubblico sta facendo quello che non ha fatto la crisi)
2-Secondo lei, Copertino, che rapporto ci può essere tra l'inveramento del divino immanentistico Hegeliano e la mano libera del mercato liberista? Io li vedo strettissimamen te collegati. Se anche lei è di questo parere, potrebbe approfondire? O c'è già chi lo ha fatto?
cordiali saluti



Caro Zampano,
sul punto 1) rinvio alla nota n. 3) del mio articolo;
sul punto 2) è esattamente quel che dico da sempre: la mano invisibile liberista, che tutto aggiusta senza intervento statuale o morale (la morale liberista è l'utilitarismo), e la società comunista perfettamente adempiuta, ossia funzionante senza Stato (Marx, seguace di Hegel, non era affatto statalista), sono due versioni, strettamente imparentate (checché ne pensino liberali e liberisti che si ritengono, filosoficamente a torto, oppositori del marxismo) di una medesima gnosi. Se riesce si procuri gli atti del convegno del 3 marzo 2012, a Firenze, sulla gnosi nel novecento, convegno di studi sull'opera di don Ennio Innocenti: in essi troverà una mia relazione che sviluppa l'argomento suddetto.
Cari saluti.

Luigi Copertino
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# amsicora 2012-07-02 22:05
@ luigi copertino

accolgo volentieri l'invito alla sintesi e cercherò di essere il più conciso possibile

1-sul liberismo.
negli ultimi 30 anni di "liberismo", le tasse in italia sono quasi raddoppiate (cfr istat, conti aggregrati delle aa.pp., reperibile sul sito) e questo non l'hai smentito.
dovremmo dunque parlare, piuttosto, di 30 anni di statalismo: parlare di "meno stato" è come dire che oggi...fa freddo!

2-non viene smentito nemmeno ciò che ho affermato su: liberalizzazion i, privatizzazioni , statali, spesa pubblica

3-premesso ciò, quello che ci fa confondere le idee è il fatto che non si distingue fra "Politica" e "Stato" (si veda a proposito, Miglio, a cui non posso non rimandare). Oggi c'è evidentemente "meno politica", per essere più precisi "meno politica nello Stato" (vedi commento precedente)
Il fatto che la BCE non possa fare prestiti agli stati (in omaggio al feticcio della indipendenza della banca centrale e del controllo dell'inflazione....)è sintomatico non del fatto che "c'è meno stato", ma del fatto che oggi la politica si fa sempre più "oltre lo stato", in organismi tecnocratici.
peraltro, come ricordato, nemmeno la banca d'italia, in quanto "banca delle banche", da 30 anni, in sintonia col trattato sme del 1978 che posto le basi dell'euro, non può essere costretta ad acquistare titoli del debito pubblico, per cui lo stato è costretto a rivolgersi ai cosiddetti mercati per finanziarsi (coi risultati che conosciamo)

infatti l'italia ha cominciato a perdere la propria sovranità proprio nell'annus horribilis 1978, apertosi con lo "scandalo Lockheed " che avrebbe dovuto colpire Leone (che si dimise dopo una ferocissima campagna di stampa di ambienti laicisti e filoamericani) e il povero Moro, sequestrato il 16 marzo (la prima edizione della "Repubblica" di Scalfari, subito sostituita nelle edicole dalla edizione straordinaria, proprio il 16 marzo, titolava in prima pagina "E' Moro l'Antelope cobbler?", ovvero il nome in codice del collettore della tangente versata della'impresa americana per l'acquisto di aerei)
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# Luigi 2012-07-05 17:24
Citazione amsicora:
@ luigi copertino

accolgo volentieri l'invito alla sintesi e cercherò di essere il più conciso possibile

1-sul liberismo.
negli ultimi 30 anni di "liberismo", le tasse in italia sono quasi raddoppiate (cfr istat, conti aggregrati delle aa.pp., reperibile sul sito) e questo non l'hai smentito.
dovremmo dunque parlare, piuttosto, di 30 anni di statalismo: parlare di "meno stato" è come dire che oggi...fa freddo!

2-non viene smentito nemmeno ciò che ho affermato su: liberalizzazion i, privatizzazioni , statali, spesa pubblica

3-premesso ciò, quello che ci fa confondere le idee è il fatto che non si distingue fra "Politica" e "Stato" (si veda a proposito, Miglio, a cui non posso non rimandare). Oggi c'è evidentemente "meno politica", per essere più precisi "meno politica nello Stato" (vedi commento precedente)
Il fatto che la BCE non possa fare prestiti agli stati (in omaggio al feticcio della indipendenza della banca centrale e del controllo dell'inflazione....)è sintomatico non del fatto che "c'è meno stato", ma del fatto che oggi la politica si fa sempre più "oltre lo stato", in organismi tecnocratici.
peraltro, come ricordato, nemmeno la banca d'italia, in quanto "banca delle banche", da 30 anni, in sintonia col trattato sme del 1978 che posto le basi dell'euro, non può essere costretta ad acquistare titoli del debito pubblico, per cui lo stato è costretto a rivolgersi ai cosiddetti mercati per finanziarsi (coi risultati che conosciamo)

infatti l'italia ha cominciato a perdere la propria sovranità proprio nell'annus horribilis 1978, apertosi con lo "scandalo Lockheed " che avrebbe dovuto colpire Leone (che si dimise dopo una ferocissima campagna di stampa di ambienti laicisti e filoamericani) e il povero Moro, sequestrato il 16 marzo (la prima edizione della "Repubblica" di Scalfari, subito sostituita nelle edicole dalla edizione straordinaria, proprio il 16 marzo, titolava in prima pagina "E' Moro l'Antelope cobbler?", ovvero il nome in codice del collettore della tangente versata della'impresa americana per l'acquisto di aerei)



Caro amico,
con riferimento alla numerazione da Lei usata,

1) le tasse sono aumentate per via dell'impennata del vincolo da interesse esterno cui lo Stato ha dovuto sottostare per via della progressiva indipendenza della Banca Centrale che non monetizzava più il debito pubblico. Se crede che le tasse servano solo a pagare i servizi pubblici e gli stipendi degli ormai "massacrati" pubblici dipendenti, se ne accorgerà fra qualche mese o nei prossimi anni quando tutti potremmo constatare che ridotta all'osso la presenza del pubblico nella società, come sta facendo il governo Monti, il debito, per via degli interessi da pagare ai mercati usuraici, non calerà affatto;

2) la risposta è insita nel numero 1);

3) sono d'accordo sulla morte del Politico (Miglio lo lascerei stare perché, da buon contrattualista , che concepisce la convivenza associata in termini di contratto e non di comunità morale o di natura, ha contribuito all'état d'ésprìt che ha condotto alla morte del Politico). Tuttavia la forma moderna del Politico è, o comunque è stata fino a poco tempo fa, lo Stato nazionale. Quindi pur essendo d'accordo che l'indipendenza della BCE dimostri una mortale carenza del Politico, non posso non sottolineare che tale carenza assume oggi la forma della morte dello Stato.

Cari saluti.


Luigi Copertino
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# amsicora 2012-07-06 14:57
1-ormai "massacrati" pubblici dipendenti???

RISPOSTA
non esageriamo...non ricordo spot del governo contro i fannulloni "parassiti", né la gdf scatenata in scuole e ospedali per controllare se e come lavorano i dipendenti.
non ricordo nemmeno licenziamenti in massa di statali, posto che questo stato non licenzia nemmeno poliziotti condannati per omicidio colposo...figuriamoci i fannulloni...
ti rassicuro: il governo, essendo fatto unicamente di statali, non prenderà nessun provvedimento contro i propri colleghi...

2- ridotta all'osso la presenza del pubblico nella società, come sta facendo il governo Monti???

RISPOSTA
magari! se avessi letto il def 2012, o almeno gli articoli di stampa avresti constatato che il governo monti prevede un aumento della spesa al netto degli interessi dai 731 mld dell'anno scorso ai 749 mld del 2015. la spesa sociale sale di 28 mld...

3-"mercati usuraici, non calerà affatto"

RISPOSTA.
più che di mercati usurai parlerei di politici senza palle, visto che si sono spaventati per ciò che è accaduto nel 1978 prima e nel 1992 poi


4- il resto non è stato smentito
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# Luigi 2012-07-09 15:42
Citazione amsicora:
1-ormai "massacrati" pubblici dipendenti???

RISPOSTA
non esageriamo...non ricordo spot del governo contro i fannulloni "parassiti", né la gdf scatenata in scuole e ospedali per controllare se e come lavorano i dipendenti.
non ricordo nemmeno licenziamenti in massa di statali, posto che questo stato non licenzia nemmeno poliziotti condannati per omicidio colposo...figuriamoci i fannulloni...
ti rassicuro: il governo, essendo fatto unicamente di statali, non prenderà nessun provvedimento contro i propri colleghi...

2- ridotta all'osso la presenza del pubblico nella società, come sta facendo il governo Monti???

RISPOSTA
magari! se avessi letto il def 2012, o almeno gli articoli di stampa avresti constatato che il governo monti prevede un aumento della spesa al netto degli interessi dai 731 mld dell'anno scorso ai 749 mld del 2015. la spesa sociale sale di 28 mld...

3-"mercati usuraici, non calerà affatto"

RISPOSTA.
più che di mercati usurai parlerei di politici senza palle, visto che si sono spaventati per ciò che è accaduto nel 1978 prima e nel 1992 poi


4- il resto non è stato smentito



RISPOSTA

Non c'è cieco migliore di chi non vuol vedere: il "massacro" dei dipendenti pubblici è iniziato proprio in questi giorni con la spending rewiew che prevede, per iniziare (si tratta di una controriforma che pone le basi per future altre operazioni del genere), 24.000 esuberi, di cui solo una parte minoritaria pensionabile. Per gli altri mobilità all'80% dello stipendio per due anni e poi, se non c'è ricollocamento (cosa quasi impossibile perché le amministrazioni tutte devono ridurre gli organici), arriva il "ben servito". Che per padri di famiglia di media età, dai 50 anni in sù, che non sanno fare altro lavoro che quello amministrativo, significa la povertà per sé e la propria famiglia in quanto nessuno assume cinquantenni ed ultracinquanten ni, sopratutto se provenienti dal pubblico impiego. Quanti figli vedranno spezzato il loro futuro (impossibilità di laurearsi, impossibilità di frequentare corsi di lingue, impossibilità di portare a termine gli studi, etc.) perché i "mercati finanziari" hanno così stabilito! Se un giorno quei quei figli o i loro figli dovessero imbracciare le armi e sparare agli strozzini, ed a chi da loro manforte opinionale, non mi meraviglierei. Non oggi e forse neanche domani, ma dopodomani con molta probabilità, su questa strada neoliberista, assisteremo a rivoluzioni e guerre. Hanno voluto riaprire la lotta di classe con tutte le possibili conseguenze. Se la stanno proprio cercando ed alla fine l'avranno!

La spesa che aumenta, al netto degli interessi, è spesa sociale o comunque reale. Spesa moralmente legittima e doverosa per uno Stato che non voglia essere il tutore di soli pochi privilegiati. Resta il fatto che ad aumentare per davvero saranno gli interessi dal momento che lo Stato non ha oggi altra fonte di procacciamento finanziario che il ricorso all'indebitamento con i "mercati finanziari", ossia gli strozzini globali. L'aumento provocherà, certo, anche l'inasprimento fiscale nonostante i tagli della spending rewiew. Ma tutto questo è il risultato dell'indipendenza della Banca Centrale che non ha più alcun dovere politico di monetizzare il debito pubblico.

La campagna contro il pubblico impiego è stata assordante e lo è da decenni. Lo stesso termine "fannulloni", ormai entrato nel linguaggio comune, ne è un frutto. La GdF e la polizia ha fatto moltissimi, e giusti, interventi a repressione degli assenteisti, di cui le cronache giornalistiche e televisive si sono da ultimo riempite. Come vedi certe campagne di stampa non le subiscono solo le partite Iva. Se è ingiusto affermare che un libero professionista è evasore fiscale per definizione, è altrettanto ingiusto definire un pubblico dipendente fannullone per antonomasia.

Il governo Monti non è fatto da "statali" ma da professori convinti dell'ideologia liberista, con a capo un Monti docente di una università privata al servizio del grande capitale globale nonché consulente delle grandi banche d'affari transnazionali. Professori convinti della bontà del liberismo come lo era il presidente americano Hoover che affrontò la crisi del 1929 con gli stessi strumenti di austerità che oggi impongono la Merkel e Monti. I risultati furono disastrosi. Poi venne Roosevelt che applicando il deficit spending di Keynes portò fuori gli Usa dalla grande depressione e pose le basi del grande sviluppo dell'Occidente che si ebbe nel dopoguerra. Sviluppo che tuttavia aveva, appunto, le sue radici negli anni trenta e per quanto riguarda l'Italia nella politica statualista ed interventista posta in essere dal fascismo (nel dopoguerra quella politica fu semplicemente continuata benché sotto altro regime politico: la fascista Agip, per esempio, diventò l'Eni di Mattei).

Saluti.

Luigi Copertino
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# amsicora 2012-07-10 14:17
1-i dati non vengono smentiti, le chiacchere stanno a zero...


2-Il governo Monti non è fatto da "statali" ma da professori convinti dell'ideologia liberista????

RISPOSTA:
liberista chi???
stanno già partendo le querele di fornero, barca, riccardi, balduzzi...

battute a parte il governo monti è fatto da statali o ex statali...


ex statali come monti che negli che dal 1969 al 1985 è stato uno statale (prof nelle università statali) e dal 1994 al 2004 commissario europeo nominato prima dal cav poi confermato da baffino...
dunque è stato prof alla bocconi solo dal 1985 al 1994 e dal 2004 al 2011...

ex statale anche passera, che è stato ad delle poste statali nominato dal centrosinistra...

3-gli usa uscirono dalla depressione non grazie al tuo amato keyne, ma solo con la guerra.
in realtà Roosevelt scopiazzò la politica economica fascista,ma con meno risultati.
lo stesso fece stalin, ma con maggiore spargimento di sangue, e senza risultati.
quanto a mattei, oggi sarebbe a sanvittore sommerso da quintali di accuse e di intercettazioni ...





ps
Se un giorno quei quei figli o i loro figli dovessero imbracciare le armi e sparare agli strozzini, ed a chi da loro manforte opinionale, non mi meraviglierei..

sei diventato un sovversivo?
ormai gli ultimi comunisti sono fra i preti e gli statali, per l'appunto!
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# Luigi 2012-07-10 16:39
Citazione amsicora:
1-i dati non vengono smentiti, le chiacchere stanno a zero...


2-Il governo Monti non è fatto da "statali" ma da professori convinti dell'ideologia liberista????

RISPOSTA:
liberista chi???
stanno già partendo le querele di fornero, barca, riccardi, balduzzi...

battute a parte il governo monti è fatto da statali o ex statali...


ex statali come monti che negli che dal 1969 al 1985 è stato uno statale (prof nelle università statali) e dal 1994 al 2004 commissario europeo nominato prima dal cav poi confermato da baffino...
dunque è stato prof alla bocconi solo dal 1985 al 1994 e dal 2004 al 2011...

ex statale anche passera, che è stato ad delle poste statali nominato dal centrosinistra...

3-gli usa uscirono dalla depressione non grazie al tuo amato keyne, ma solo con la guerra.
in realtà Roosevelt scopiazzò la politica economica fascista,ma con meno risultati.
lo stesso fece stalin, ma con maggiore spargimento di sangue, e senza risultati.
quanto a mattei, oggi sarebbe a sanvittore sommerso da quintali di accuse e di intercettazioni ...





ps
Se un giorno quei quei figli o i loro figli dovessero imbracciare le armi e sparare agli strozzini, ed a chi da loro manforte opinionale, non mi meraviglierei..

sei diventato un sovversivo?
ormai gli ultimi comunisti sono fra i preti e gli statali, per l'appunto!



Questo genere di risposta mi porta a confermare quanto da tempo mi si palesa evidente, ossia che molti a "destra" hanno smarrito, se mai l'hanno davvero avuta al di là del loro perbenismo borghese, la bussola. Certo bisognerebbe domandarsi quale "destra" costoro hanno per riferimento. Si tratta di quella infiltrata dalle idee liberiste. Non certo la "destra" che ha amato lo scrivente sin dai suoi 15 anni, quella che si confrontava senza paura con la sinistra perché conscia - era l'epoca del revisionismo di Renzo De Felice - delle sue autentiche radici sociali e nazionali e per questo PRIMA anticapitalista e solo poi anche anticomunista (anche perché il comunismo ha le stesse radici filosofiche del liberismo!). "Sovversivo"? Che parola ridicola, tipica della mentalità perbenista di quelli che da ragazzi militanti nella "destra vera", sociale e nazionale, chiamavamo "borghesi pantofolai": tutti law and order, autorità e libero mercato. I vertici del vecchio Msi, partito che aveva ben altre radici storiche e politiche, si rivolgevano a costoro, democristiani di destra e liberal-conservatori, dal punto di vista elettorale ma certo la base militante era e guardava altrove orgogliosa del suo "nè capitalismo né comunismo, Europa, Italia, Socializzazione ". Si è visto dove sono finti quei vertici e tutti coloro che li hanno seguiti credendo nello "sdoganamento". Per quanto mi riguarda, la successiva conversione al Cattolicesimo - favorita anche dal fatto che la Dottrina Sociale Cattolica (almeno prima del recente annacquamento cattocons in senso filoliberista) si poneva anch'essa, benchè sul piano morale e non politico, come critica sia del capitalismo che del comunismo - ha fatto maturare in me molte revisioni culturali ma senza rinnegamenti del mio passato. E sopratutto senza cedimenti al liberismo ed al capitalismo. Che restano i mei nemici principali.

Infine, prima di farmi lezioni di storia è pregata di leggere quanto ho scritto a proposito delle similitudine tra politica rooseveltiana e politica fascista in diversi articoli su questo sito, ad iniziare dal già citato "Il Golpe". Se Lei è davvero così "fascista" allora dovrebbe fare un po' i conti con il suo liberalismo economico. A partire dagli anni '30 il fascismo impiantò in Italia l'intervento statuale in economia, che fu poi sviluppato nel dopoguerra. Il fascismo appartiene ai movimenti politici ed ai regimi "statualisti", che non significa affatto comunisti (oltretutto Marx era antistatualista ). Una cosa è certa il fascismo non fu mai - ripeto mai - liberista e la sua piattaforma corporativista finiva per convergere verso la medesima piattaforma auspicata, benché da posizioni filosofiche e teologiche diverse, dal Cattolicesimo sociale. Il resto - le sue e non le mie - sono soltanto chiacchiere senza alcuna valenza storiografica.
Saluti.

Luigi Copertino
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# amsicora 2012-07-10 23:28
lasciamo da parte la storia, limitiamoci all'attualità.
non viene smentito il fatto il governo è formato da statali, che non prenderanno mai provvedimenti punitivi nei confronti dei loro colleghi, né taglieranno significativame nte la spesa e le tasse, non privatizzeranno nulla


quanto alla rivoluzione, "Non oggi e forse neanche domani, ma dopodomani con molta probabilità" (come il comunismo della canzone di gaber...) negli ultimi anni centinaia di migliaia di lavoratori del settore privato hanno perso il lavoro e migliaia di piccole aziende hanno chiuso, eppure non è successo nulla...
"Non oggi e forse neanche domani, ma dopodomani con molta probabilità", chissà, vedremo.
i rivoluzionari dovranno vedersela con 100 mila poliziotti, 100mila carabinieri, 50 mila finanzieri eccetera...
auguri!
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# Luigi 2012-07-05 17:26
@ tutti i lettori, per riflettere su quanto sta accadendo in questi giorni.
Cari saluti a tutti.

Luigi Copertino


Questo governo non è per niente incongruente e contraddittorio , anzi!

di Salvatore Carrano

Questo esecutivo sembrerebbe, nella sostanza, incongruente e contraddittorio , in quanto: per aumentare l’occupazione, propone una legge che avalli i licenziamenti facili; persegue come obiettivo primario la crescita e lo sviluppo, ma fa calare i consumi e genera recessione; vuole salvare il Paese dal precipizio e intanto getta nella disperazione intere famiglie provocando un’impennata dei suicidi; piange per i più deboli, ma difende e tutela solo i poteri forti; assume un super tecnico per ridurre sette miliardi di spesa e ne incrementa almeno 30 di interessi sul debito; sventola riconoscimenti internazionali, ma non riesce a farsi accettare la benché minima richiesta di aiuto dall’Europa; aumenta le tasse e determina una diminuzione delle entrate fiscali; predica l’equità e fa registrare una crescita, anche spropositata, del divario tra ricchi e poveri.

Dando per scontato che i ministri non siano degli incapaci e degli sprovveduti, come mai questo governo otterrebbe l’esatto contrario di ciò che si prefigge? L’unica spiegazione possibile è la mistificazione degli obiettivi, ossia “far credere una cosa per un’altra” e, quindi, propagandare propositi diversi da quelli che in realtà l’esecutivo persegue. Inoltre, avverto la netta sensazione che lo spauracchio di un devastante default, che potrebbe farci piombare nella miseria e nella disperazione, venga usato per legittimare gli stessi governanti che paventano tale pericolo. Se così fosse, gli sforzi dell’esecutivo sarebbero incentrati sul permanere della minaccia e non sul suo allontanamento; una volta sventato il pericolo, infatti, una siffatta compagine non avrebbe più motivo di esistere.

Ma allora quali sono i reali intenti di questo governo? E quale vantaggio ne trarrebbe l’esecutivo dal permanere della minaccia default? Le due cose sono strettamente legate e tra di loro combinate. La minaccia serve a giustificare le gravose manovre a danno delle fasce più deboli e a dare un senso allo stesso governo; gli obiettivi - quelli autentici - subdolamente motivati dall’emergenza, coincidono perfettamente con i risultati raggiunti.

La riforma delle pensioni, le modifiche all’art. 18, i tagli alla spesa, l’aumento dell’imposizion e fiscale, perseguono due precisi scopi: “un abbassamento generalizzato delle tutele” e un finalizzato impoverimento delle famiglie. Proprio quello che si sta verificando ed esattamente quanto di effettivo l’attuale esecutivo si prefigge. Appare ovvio, in tal caso, che il governo stia procedendo bene, anzi benissimo; salvaguarda diligentemente gli interessi dei poteri forti e riconsegna progressivament e ai datori di lavoro il maggior numero possibile delle tutele finora concesse ai dipendenti.

Per carità, non c’è da scandalizzarsi, a ben riflettere è un operato prevedibile ed è probabilmente, almeno in Italia, l’unica soluzione possibile volendo preservare uno stato di impostazione capitalistica. Ed infatti un sistema improntato sul libero mercato, in fase di saturazione della domanda, ha necessità di ridurre drasticamente la produzione e nello stesso tempo deve liberarsi dei lavoratori in eccesso. Quando i consumi saranno calati al minimo possibile, la domanda ricomincerà a crescere, aumenterà la produzione e le imprese riprenderanno ad assumere a condizioni più vantaggiose. Nel frattempo, con la recessione in corso, i profitti del capitale deriveranno dai prestiti concessi agli stati indebitati (nel nostro caso anche dagli attacchi speculativi sui tassi di interesse) e dalla delocalizzazion e delle imprese.

Verrebbe da obiettare come mai la crisi in Italia è drammatica e in Germania appena percettibile, o comunque sopportabile?

Le crisi dei sistemi capitalistici possono essere paragonate alle influenze stagionali. Se colpiscono individui sani, ben curati o vaccinati, il disturbo si riduce, senza conseguenze, a pochi giorni di malessere; quando, invece, ad essere contagiate sono delle persone già affette da gravi patologie, una banale influenza potrebbe produrre allarmanti complicazioni. La politica e i governi sono lo stato di salute di una nazione. L’immobilismo e l’astenia del Parlamento italiano sono ben noti; il governo eletto, per manifesta incapacità ad affrontare la crisi, a suo tempo, ha addirittura rassegnato le dimissioni.

Inoltre, la storia ci insegna che, per uscire da una crisi economica, sono possibili tre alternative. La prima, di natura politica, media il benessere sociale con le esigenze delle imprese. Tale soluzione presuppone un governo forte, responsabile, autorevole e decisionista; richiede tempi brevi, difficilmente crea conflitti e provoca lievi disagi economici ai cittadini.

La seconda alternativa consiste nel conferire il compito di risolvere la crisi agli stessi poteri che l’hanno provocata. È una soluzione piuttosto squilibrata a favore delle classi dominanti; determina un graduale impoverimento delle famiglie, innesca un calo nei consumi, causa un regresso delle conquiste sociali e, in caso di eccessiva durata, esaspera i contrasti tra gruppi di interesse. La gestione dell’emergenza è affidata ad esperti non politici che operano in simbiosi con il Parlamento dal quale ricevono appoggio in cambio della salvaguardia dei benefici.

La terza possibilità cova, balugina, esplode; arriva quando arriva. Non richiede incarichi né strategie, si annuncia con la disobbedienza, trova alimento nella rabbia e si esaurisce con l’abbattimento del dominio. Questa evenienza produce gravi disordini, può sfociare nella violenza, genera un vuoto di potere e non offre garanzie, almeno nel breve periodo, di miglioramento del benessere sociale.

La prima alternativa, essendo il governo precedente in difetto dei requisiti necessari, è miseramente fallita, non poche difficoltà si incontrano con la seconda e personalmente non me la sento di affrontare la terza.


28 giugno 2012

da Tiscali
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# milvus 2012-07-03 17:15
Nella fotografia corredata all'articolo c'è un uomo che conta le monete in mano: controllo sovrano e potere decisionale, se è ateo o cattolico non sappiamo, però lui tocca il suo denaro contante con le sue mani, e, per logica sa che quel denaro non si perde o si potrà bruciare, ma, cambierà proprietario.
A regola, se esiste chi lo fabbrica, è impossibile che non ci sia denaro, anzi, ci sarà sempre di più. Forse l'uomo pensa ad un enigma irrisolto e suppone che dovrebbe esitere un mucchio di denaro "effettivo", monete e biglietti, senza proprietario nè padrone, a meno che qualcuno spieghi all'uomo quale legge si sono inventati per decidere chi dovrà restare con tale denaro.
Un cattivo investimento potrebbe essere una spiegazione, però esistono mille modi per perdere il denaro, anche in maniera virtuale.
Perchè accettare essere amministrati da mercenari apatridi, solo perchè convinti di non saperci amministrare?
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# lorenzodevita 2012-07-04 16:40
Informiamo i gentili lettori che, a causa di una condizione di salute sfavorevole dell'editore Fabio de Fina (la cura Di Bella sta comunque dando ottimi risultati), i commenti hanno subito, in questi giorni, un ritardo di pubblicazione ed una moderazione non sempre costante (da qui i tagli a quei commenti ritenuti di una lunghezza fuori dall'ordinario).

Comunichiamo inoltre che alcuni commenti di questo pomeriggio sono stati cancellati per un errore tecnico. Chi non vedesse il proprio commento pubblicato, può rimandarlo.

Cordiali saluti

Lorenzo de Vita
EFFEDIEFFE.com
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# milvus 2012-07-09 20:19
Le parole di Salvatore Carrano sono circa le stesse che James Galbraith usò a tempo debito, come economista americano laureato nelle stesse università di Monti e compagni. Attaccò duramente gli economisti che si mettono dalla parte sbagliata ed opposta alla politica, per poter riunirsi nel politburo del "pensiero economico corretto" : quello che adesso ha abbandonato le politiche Keynesiane, portando recessione, per abbracciare il "free market consensus" meglio conosciuto come "Washington Consensus". L'America è ridotta preda di una classe di predatori, ricchi ma controllori dello Stato, un tempo costruito per il ceto medio. Come agiscono i predatori di Galbraith?
Distruggono le donne e poi le cose
Predicano disastri quando non succedono
Negano la possibilità di eventi favorevoli e logici
Sono fatalisti nell'inevitabilità di un problema
Offrono placebo opponendosi a riforme importanti
Quando la situazione arriva al disastro, non rimettono in discussione nulla, cambiano discorso
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