Casa An, è scontro in Senato. Il Pdl: «Fini incompatibile, si dimetta»
Stampa
  Text size
Frattini al Senato: i documenti di S.Lucia sono autentici, carte in Procura. Pd, Idv, Udc e Api protestano e lasciano l'aula

ROMA
- Le carte dello stato caraibico di Santa Lucia dimostrano che la casa di An a Montecarlo è del cognato di Gianfranco Fini. Quindi ora il presidente della Camera si deve dimettere. Lo sostengono a gran voce Pdl e Lega, dopo aver ascoltato le parole del ministro degli Esteri, Franco Frattini, al Senato.

«Alcune settimana fa ho ottenuto risposta dalle autorità di Saint Lucia, che me ne hanno certificato l'autenticità per la veridicità dei dati contenuti in questi documenti», ha affermato Frattini, rispondendo a una interrogazione urgente presentata da Luigi Compagna del Pdl sulla casa di An Montecarlo, finita poi nella disponibilità del cognato del presidente della Camera.

I documenti a cui fa riferimento Frattini, consegnati ieri alla procura di Roma, si riferiscono alla proprietà delle società off-shore Printemps Ltd e Timara Ltd, che in tempi diversi hanno gestito l'immobile di Montecarlo ereditato da An nel 1999 e venduto nel 2008 per circa 300 mila euro. Secondo il Pdl dalle carte, 3-4 pagine in inglese, risulta che il titolare delle società è Giancarlo Tulliani, cognato del presidente della Camera. Fini ha affermato in passato che se la casa di Montecarlo fosse stata veramente di proprietà di Tulliani si sarebbe dimesso da presidente di Montecitorio.

L'estate scorsa «vi fu una polemica che investì anche una presunta manipolazione del documento e quindi della sua autenticità, e da alcuni organi di stampa si era indicato un presunto ruolo di organi dello Stato in tali attività. Ecco la ragione - ha precisato Frattini - per cui chiesi, non una rogatoria, ma un chiarimento puro e semplice alle autorità circa la genesi e l'autenticità del predetto documento».

Frattini ha poi precisato: «Mi limito oggi a ribadire quanto vi ho appena detto: il documento non può essere a integrale disposizione e sui particolari non posso e non debbo aggiungere altro. Sarà la procura della Repubblica, se lo riterrà, a farne uso». Frattini ha quindi sottolineato che la documentazione è stata inviata «per le valutazioni di competenza, e quindi non nella indicazione di eventuali fattispecie di illecito penale, alla procura della Repubblica di Roma» perchè «che vi è ancora un fascicolo aperto sulla vicenda».

Vertice da Berlsuconi: Fini lasci. Il Pdl ritiene sempre più stringente il nodo dell'incompatibilità di Fini con il ruolo di presidente della Camera. È questa, in sintesi, la linea trapelata al termine dell'incontro fra il premier Silvio Berlusconi e i vertici del Pdl. In sostanza, riferisce una fonte presente, «la linea è quella di continuare a chiedere le dimissioni di Fini», in quanto esiste un "problema politico" al di là dell'aspetto giuridico.

«Il ministro Frattini si è limitato a riportare quanto riferito dalle autorità di Santa Lucia: che la casa di Montecarlo è di Giancarlo Tulliani», ha detto il presidente dei senatori della Lega Nord, Federico Bricolo, invitando Fini a dimettersi da presidente della Camera. «Ora chi è interessato da questa vicenda dovrà assumersi le proprie responsabilità», ha aggiunto.

«È stato il presidente Fini che collegò le sue decisioni ad alcuni fatti...». Così anche Maurizio Gasparri, presidente dei senatori del Pdl, seppur non dicendolo chiaramente, ha invitato il presidente della Camera a dimettersi. «Dalla risposta di Frattini in Aula all'interrogazione - ha aggiunto Gasparri - si è rivelato che le autorità di Santa Lucia hanno confermato che la casa di An è di proprietà di Giancarlo Tulliano. Si è definito un contorno della verità».

«Non uso parole mie ma quelle di Michele Santoro, per il quale se fossero emersi certi legami tra le società offshore e suo cognato, Gianfranco Fini avrebbe dovuto lasciare del tutto la politica. Ecco, noi non siamo così estremisti, ma alla luce dei fatti emersi, ci basterebbe che il Presidente della Camera mantenesse fede alla parola data e si dimettesse dalla sua carica istituzionale», ha sostenuto Daniela Santanchè, sottosegretario per l'Attuazione del Programma di Governo.

«Se nemmeno quanto emerge oggi dalle dichiarazioni di Frattini, è sufficiente per far dimettere il presidente della Camera, è evidente che Fini conta su protezioni enormi», ha affermato Francesco Storace, segretario nazionale della La Destra.

Pd, Api, Udc e Idv protestano e lasciano l'aula. Non appena Frattini ha preso la parola i senatori del Pd, dell'Api, dell'Udc e dell'Idv hanno lasciato l'Aula del Senato per protesta. La «pattuglia» dei finiani è, invece, rimasta in Aula.

Il Pd: Senato piegato a esigenze maggioranza. «Non è possibile piegare la presenza del governo in Aula a una necessità politica del tutto insignificante. Non è possibile che il ministro venga convocato e
l'interrogazione venga messa subito all'ordine del giorno mentre decina di centinaia, non so se migliaia di atti di sindacato ispettivo giacciono dimenticati», ha protestato il presidente dei senatori del Pd, Anna
Finocchiaro.

«La differenza tra Fini e Berlusconi è che il primo ha sempre rispettato l'istituzione che presiede compresa. Berlusconi piega invece il ministro degli Esteri e il presidente del Senato a trasformare Farnesina e Palazzo Madama in dependance di Palazzo Grazioli nel tentativo di colpire il presidente della Camera tramite il dossier Lavitola-S.Lucia. È inutile ai fini dell'obiettivo di Berlusconi, ma Frattini e Schifani oggi umiliano le istituzioni», ha dichiarato Carmelo Briguglio, capo della segreteria politica di Fli.

Consentendo l'esame dell'interrogazione sulla casa di Montecarlo «il presidente Schifani oggi crea un precedente che ferisce il Senato nella sua dignità, compie un errore», ha detto Francesco Rutelli (Api).

«Siamo stati violentati attendendo da anni risposte alle interrogazioni ed ora, solo perché fa comodo politicamente, un'interrogazione proposta l'altro ieri viene subito fissata: questa è una vergogna». Non usa mezzi termini, il senatore Luigi Li Gotti, capogruppo dell'Italia dei Valori in commissione Giustizia.

La documentazione inviata da Frattini in procura finirà nel fascicolo inviato dai pm al gip con la richiesta di archiviazione delle posizioni di Fini e di Francesco Pontone. Lo hanno deciso il procuratore della repubblica di Roma Giovanni Ferrara e l'aggiunto Pierfilippo Laviani dopo aver esaminato le tre pagine arrivate dal paese caraibico. I due magistrati stanno predisponendo l'atto di integrazione del fascicolo già trasmesso al presidente dei gip, Carlo Figliolia il quale, il 2 febbraio prossimo, dovrà pronunciarsi sull'opposizione alla richiesta di archiviazione che vede Fini e Pontone indagati per truffa.

Fonte >  Il Messaggero


Home  >  Worldwide                                                                               Back to top