II Pd litiga sui soldi e tira in ballo pure gli ebrei
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Per il Partito democratico Matteo Renzi sta rapidamente assommando tutte le caratteristiche di quello che Giovannino Guareschi chiamava ironicamente il Fodria: Fronte Oscuro della Reazione In Agguato. Era, quell’acronimo, la summa degli avversari perniciosi del partitone rosso: nemici ingigantiti, potentissimi, sempre all’ombra di potenze misteriose e malvagie.

Ecco, dunque, comparire le «voci» sui «soldi da Usa e Israele» che sarebbero destinati a finanziare ii camper e la campagna elettorale del sindaco di Firenze. Questo almeno secondo ii gossip di cui dava conto ii Corriere della Sera, riportando le affermazioni di Ugo Sposetti, storico tesoriere dei Ds che insinuava forti sospetti sui 60 mila euro raccolti cosi, con piccole generosità private tra cui Lorenzo Bini Smaghi, per fare benzina ai camper di Renzi.

È un peccato buttarla in vacca col complotto pluto-giudaico-massonico, perché cosi si perdono nel grottesco domande che meriterebbero risposte convincenti. La prima e sulla quantità:

Sposetti dice «con 60 mila euro ci si prendono le merendine» e non ha torto. Lo staff di Renzi ha gioco facile a smentire e a rispondere che i finanziamenti sono «tutti sui sito». Ma a spendere i soldi per teatri, merchandising, catering eccetera sono i comitati di Renzi, quelli locali, i cui finanziamenti non vengono rendicontati. Per cui se a quei comitati affluissero milioni di dollari di «Romney e Netanyahu» (sempre dal Corriere) potrebbero in teoria passare quasi inosservati.

La seconda domanda interessante e legata all’America, e ai rapporti che ii sindaco ha saputo nel tempo costruire: una rete trasversale, di cui Libero ha dato conto qualche settimana fa. Una trama trasversale, che per un soffio (e forse un intervento diretto da Oltreoceano) non si e concretizzata nella clamorosa visita di Bili Clinton, ma che e nata negli anni da presidente della Provincia di Firenze. Gli stessi nei quali ha messo ii naso la Corte dei Conti, notando una serie di spese effettuate proprio in uno dei viaggi in America.

È nello stesso periodo (2007 e mesi precedenti) che Renzi intrattiene una serie di rapporti destinati a maturare nel tempo. «State magazine» (la rivista del Dipartimento di Stato Usa) dell’ottobre 2007 racconta con toni enfatici del ruolo di Renzi in «Genio Fiorentino», un’iniziativa di scambio culturale tra ii capoluogo toscano e l’America. Pochi mesi prima, lo stesso Renzi aveva partecipato a un noto programma di visite Oltreoceano: l’International Visitor Leadership Program. Un programma al quale si può accedere su cooptazione del Dipartimento, oppure pagando.

L’allora presidente ha scelto la seconda ipotesi, che consente di selezionare chi si ha interesse a incontrare: politici, uomini chiave dell’amministrazione, eccetera.

Giusto per scatenare il complottismo, a quei programmi hanno partecipato, in anni non sospetti, OscarLuigi Scalfaro (1960), Francesco Cossiga (1966), Giuseppe Saragat (1963),Romano Prodi (1979), Giovanni Goria (1981), Giovanni Spadolini (1952), Arnaldo Forlani (1960). Un discreto viatico.

I legami Renzi-Usa, trasversali e radicati, sono però precedenti il 2007: il 18 maggio 2005 l’Unità descriveva il presidente della Provincia Matteo Renzi «in prima fila» ad assistere a un dibattito tra Micheal Ledeen (che col sindaco ha un ottimo rapporto da anni) e il predecessore di Renzi, Leonardo Domenici, su Machiavelli, pensatore di riferimento del politologo Usa. In particolare i rapporti Renzi-Ledeen hanno fatto imbestialire anche di recente Bobo Craxi. Niente di male, ovviamente: anzi, si ricade nel paradosso per cui a un aspirante leader viene rimproverata la capacità di muoversi nel campo «avverso». Soprattutto, l’accusa perde un po’ di forza quando a Renzi viene contestato anche di «copiare» i programmi del Pd, come e accaduto ieri per bocca di Stefano Fassina.

Poi c’e un altro fronte della «reazione» renziana su cui punta il dito la sinistra: «l’Associazione dei comuni italiani raccoglie voti per Matteo Renzi», denunciava ieri Velina Rossa accusando Graziano Del Rio, presidente dell’Anci, di sdebitarsi con Renzi facendo campagna elettorale per lui malgrado ii suo ruolo istituzionale.

E l’accusato? Mente: gode. Fa replicare ai suoi, va da Fazio, seduto sui burro, socchiude ai Monti bis, irride Scalfari, schiaffeggia D’Alema, provoca Bersani e Vendola e dice: «Facciano come me: se perdo do una mano a chi vince e prometto di non fare ne il ministro, ne il sottosegretario, ne parlamentare». Cosa quest’ultima che in effetti non può proprio fare: per legge i sindaci non sono candidabili in Parlamento se non si dimettono 180 giorni prima del voto. A meno che Napolitano non sciolga le Camere.

Fonte >  Libero



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