Gli scontrini dei politici resteranno top secret
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Gli scontrini personalizzati e i nomi di ristoranti e alberghi «servono solo ad alimentare la curiosità morbosa, creano spiacevolezze. Se il principio è quello di un’informazione dettagliata su quanto e come è stato speso, allora noi questo l’abbiamo fatto. Inutile scatenare ii gossip citando un ristorante piuttosto che un altro».

Da ieri il Pd ligure ha pubblicato sul suo sito il bilancio del gruppo consiliare dell’ultimo trimestre, inizio di una rendicontazione a ritroso nei confronti dei cittadini. Ma niente «dati sensibili» dice il capo-gruppo Antonino Miceli. Li chiama così, dati sensibili, anche Matteo Rossi, capogruppo di Sel, che ha avviato la stessa operazione.

«Non c’è un problema di legge - precisa Miceli - e una questione di opportunità».

«Se l’ha fatto ii Pd domani lo faremo anche noi» annuncia ii capogruppo del Pdl, Marco Melgrati. Ma non si potranno vedere in questo modo, ad esempio, le ricevute «sospette» delle terme che inguaiano due consiglieri.

La trasparenza a metà è condivisa con l’eccezione di due donne, Marylin Fusco , ex Idv oggi Diritti e Libertà, che ha dettagliato davanti ai giornali-sti tutte le sue spese, scontrini compresi («niente slip o cibo per gatti» ha tenuto a precisare, riferendosi alle vo-ci anomale evidenziate dall’inchiesta della maģistratura sul bilancio del gruppo), e Raffaella Della Bianca, ex Pdl poi Riformisti Italiani.

Sono due le inchieste che riguardano la Regione Liguria: da una parte i controlli avviati su tutti i partiti, dall’altra l’indagine sui rendiconti dell’Idv che ha portato all’iscrizione nel registro degli indagati per peculato di Fusco e altri 3 consiglieri (un altro come lei passato a Diritti e Libertà, uno a Sel) e del tesoriere del partito di Di Pietro (appropriazione indebita).

II Pd vuol dimostra-re che non ha speso sol-di pubblici ne per comprare vino speciale n6 per regalare cravatte (le spese di rappresentanza arrivano a poco più di 200 euro per targhe e calcolatrici da dare ai ragazzini in visita in Regione) , ma garantendo l’anonimato per tutte le altre voci: ristoranti, alberghi, traspor-ti, posteggi, telefonia, giornali, servizi redazionali e spazi pagati alle tv locali, francobolli per 600 euro. «II clima e avvelenato - dice Miceli -. Si possono creare forti strumentalizzazioni». Meglio non dire, quindi, che i pernottamenti genovesi, in caso di protrarsi dei lavori dei consiglieri che risiedono altrove sono tutti ai Bristol (convenzionato per 100 euro a notte), un 4 stelle in pieno centra, ancorché vicino alla Regione.

E al momento sembra rimanere lettera morta la sfuriata del presidente Claudio Burlando (Pd): «In qualità di consigliere chiedo che da quest’anno la richiesta di rimborso sia nominativa. Bisognerebbe che i gruppi dicessero chi sono le persone fisiche dietro a questi rimborsi».

II suo era stato un appello lanciato in diretta streaming durante la giunta successiva alle perquisizioni. II consiglio regionale non affronta la riforma della legge 38 che potrebbe stabilire l’obbligo di una rendicontazione personale. La novità, da lunedì, è la presenza dei revisori dei conti accanto alla commissione consiliare di verifica dei bilanci: i gruppi nicchiavano, ma l’Avvocatura dello Stato ha detto si.

Alessandra Pieracci

Fonte >  La Stampa


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