Hollande apre il dossier eutanasia
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Bisogna forse introdurla, ma certamente non bisogna nominarla. A riaprire la discussione sull’eutanasia è stato il Presidente della Repubblica, François Hollande, ma guardandosi bene dal chiamarla con il suo nome. A soggetto delicato, trattamento delicatissimo. Ieri Hollande è andato a visitare una clinica specializzata in cure palliative per malati terminali a Rueil-Malmaison, vicino a Parigi. Nella prima parte del suo discorso (molto toccante, per inciso: i ghostwriter dei politici francesi sono mediamente molto bravi), il Président ha insistito sulla necessità di sviluppare e «diversificare» le cure palliative, difendendole anche dal punto di vista del rapporto costi-benefici: «Può sembrare paradossale, investire sugli ultimi momenti della vita. E tuttavia se si permette a delle persone di vivere meglio, se si evitano un certo numero di ricoveri più costosi o di inutili interventi, noi avremo fatto in realtà della prevenzione».

Poi è arrivata la novità, politica ed etica insieme. Oggetto: la legge Leonetti del 2005, scritta dal medico, deputato di destra e sindaco di Antibes che ha introdotto l’eutanasia passiva. In sintesi, oggi in Francia si possono interrompere cure senza speranza, ma un gesto che provoca direttamente la morte resta un reato. «Bisogna, si può andare più lontano - si è chiesto Hollande nei casi eccezionali in cui l’astensione terapeutica non basta a dare sollievo ai pazienti alle prese con un dolore irreversibile? E che chiede un atto medico consapevole al termine di una decisione condivisa e meditata?».

Il dibattito è aperto e il Presidente raccomanda che sia «nobile e degno». L’arcivescovo di Parigi e presidente dei vescovi francesi, André VingtTrois, ha subito risposto con sottile ironia che quella di Hollande è «una buona domanda. Ma non è perché si fa una domanda che si risponde positivamente». La destra si è già schierata contro la riforma della legge Leonetti. Ma è chiaro che il governo vuol procedere con molta cautela. Le parole d’ordine della nouvelle vague socialista sono «concertazione» e «commissione» in tutti i campi, figuriamoci in quelli più delicati. E infatti Hollande ha già nominato la commissione che dovrà concertare e che sarà presieduta da Didier Sicard, medico ed ex presidente del Comitato consultivo nazionale d’etica.

Del resto, anche in campagna elettorale Hollande aveva rifiutato di usare la parola «eutanasia», benché, secondo un sondaggio, il 91% dei francesi sia favorevole anche a quella attiva. Al punto 21 del suo programma, c’era la proposta che «ogni persona maggiorenne in fase avanzata o terminale di una malattia incurabile che provochi una sofferenza fisica o psichica insopportabile possa domandare, in condizioni precise e strette, di beneficiare di un’assistenza medica per concludere la sua vita nella dignità». Come si vede, anche prima di diventarlo, il Presidente sull’eutanasia proponeva di fare senza dire (ma forse, dati i tempi della politica francese e i suoi interminabili dibattiti, finirà tutto con un dire senza fare). E a un giornalista che gli chiedeva se dire «eutanasia» fosse tabù, ha risposto: «Non è la parola che ho usato». Appunto.

Fonte >  Stampa.it


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