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Diventare don Benzi?
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«Da grande vorrei essere un Blondet», mi scrive un simpatico lettore.
«Uno che si cerca le notizie. Uno che pur non essendo laureato sa cento volte di più di un professore  […] Uno che soprattutto ha conquistato la sua fede (impresa titanica, oggi, ai tempi della ’fede più difficile’). Di lei ci si può fidare proprio perché è un uomo di fede».
Beh, beh… che dire?
D’accordo, il proposito di essere un Blondet è meglio che voler essere un Costanzo o un Mieli. Almeno sarai sicuro di non essere molestato da Mammona.
Ma per il resto, non ci siamo.
No, il modello non è proprio esemplare.
Le notizie le trovo su Internet.
La cultura è quella di un liceale, e se sembra tanta è perché oggi  l’ignoranza è tale, che nozioni da liceo di Giovanni Gentile possono sembrare immense.
Ma c’è di meglio, c’è anche cultura di prima mano.
Nella mia c’è molto di giornalistico, inteso nel senso «professionale»; nella mia posizione c’è molta vanità e molta posa (i giornalisti sono incredibili poseurs).
Ma soprattutto sulla fede, non ci siamo, caro lettore.
Mi attribuisci una «fede da convertito», ma io so che la mia fede è microscopica, tutta verbale.
Fede senza opere, di fatto.
Se faccio quel che faccio, è perché mi diverto e mi piace.
Non è qui la porta stretta.
Te lo dico perché tu hai colto nel segno su questo: «E’ un miracolo che Dio ’alberghi’ ancora», scrivi: «Spesso mi chiedo se la prova dell’esistenza di Dio non stia proprio nel fatto che qualcuno ci creda ancora. E’ un miracolo che le strategie letali messe in atto per distruggere Cristo (cioè l’Uomo) su tutti i fronti (istruzione, arte, cultura, scienza,  filosofia, storia, cronaca) trovino la resistenza sia di grandi intelletti che di gente semplicissima».
Infatti è proprio così: Dio c’è perché c’è chi fa quel che vuole Lui.
Ma non guardare me.
Guarda, come modello, a quel prete un po’ ridicolo che è appena morto, don Benzi.

Ho sempre sottovalutato don Benzi, non mi era piaciuto quel suo appello ad arrestare i clienti delle prostitute, perché è contrario al diritto.
Ma ora che la polizia romena ci ha spiegato come noi italiani «consumiamo» 30 mila ragazze romene, sbranandole come lupi del sesso, devo dire che aveva ragione lui: è spaventoso questo fondo bestiale, atrocemente lubrico, della società maschile italiota.
Ma non è questo il punto.
Don Benzi non era intelligente né colto.
Ma pensa che io volevo rispondere alla tua battuta («vorrei essere un Blondet») con la battuta:
«E io vorrei essere don Benzi», ma il proposito mi muore in bocca.
No, non vorrei essere don Benzi, ed è questo il mio problema come cristiano, il segnale che la mia fede è teorica, anzi non c’è.
Non vorrei andare ad occuparmi di prostitute.
E’ un ambiente orribile, che non dà soddisfazione, che non diverte affatto.
Di più: andare in quell’ambiente significa andarci nudi di tutto.
Senza portafoglio in tasca, senza nulla da dover difendere; nemmeno il corpo, perché in quell’ambiente è facile ricevere una coltellata.
Per fare don Benzi, bisogna essere come un monaco buddhista, che ha rinunciato a tutto, anche a sé. Più coraggioso di un samurai.
Pronto a morire.
E per cosa?
Per tirar fuori una prostituta negra dalla fronte bassa, in una sporcizia ributtante.
Mettiamoci nei panni della prostituta negra, nella sua piccola mente quasi animalesca.
Ogni notte decine di corpi sconosciuti che le pesano addosso e le fiatano sul collo e la penetrano dietro cespugli della brughiera varesotta; è stata portata lì da sfruttatori, che se la sono venduta e comprata chi sa quante volte, in un posto che non conosce e non capisce, così lontano dalla sua savana e dalla sua capanna.
Botte, paura, schifo, odio per quelle bestie che le fiatano addosso ogni sera; e il sapere, il capire che sarà sempre così, che questa è la sua vita, che non c’è di meglio che questo inferno lurido e ottuso.
Per lei non ci sono uomini.
Ci sono bestie umane che la picchiano, la terrorizzano, la usano come una cosa; c’è la sporcizia, il non potersi lavare dall’ultimo sperma estraneo, nella brughiera presso i falò, le malattie.

E’ facile che la prima volta che ha visto la mano di quel pretino grassoccio, con quel ridicolo colbacco scalcagnato, avvicinarsi a lei, abbia avuto l’istinto di morderla, e forse l’ha morsa: così fanno le bestie spaventate, i randagi bastonati.
Non può credere che quella mano ti vuole portar via di lì, nasconderti dai tuoi padroni bastonatori, portarti al caldo, rispettarti, volerti bene.
Invece avviene così, e non possiamo immaginare nemmeno lo sforzo, la fatica di un don Benzi per farlo.
Gli ostacoli pratici e quelli interiori, il disgusto, il rischio, la fatica, il voler fare altro, il senso che forse è inutile, che non vale la pena.
Invece don Benzi l’ha fatto, e rifatto e rifatto, cento volte e più.
Ha portato anche la sua prostituta negra dal Papa, che l’ha accarezzata, ed abbiamo visto le lacrime di quella donna butterata, poco intelligente, cultura nessuna, un niente.
Quella donna piange grata: è venuto Cristo e mi ha salvato, proprio me che sono nulla, mi ha tirato fuori dall’inferno bestiale italiota.
Era Cristo, anche se la mano era quella di don Benzi.

Hai ragione, caro lettore: la prova dell’esistenza di Dio è che qualcuno ci creda ancora.
Ma non come un giornalista che parla e scrive; che ci creda come don Benzi.
Che ci creda tanto, da «fare» il Cristo, essendo un pover’uomo.
E’ per questo che noi crediamo.
Non può essere che Dio non esista, se questa Chiesa esausta e abbandonata produce ancora dei don Benzi.
Non ci sono argomenti razionali, accuse sull’antica Inquisizione, critiche ai vescovi giustificatissime, incazzature per la liturgia da loro devastata, che possano smentire questo: che don Benzi è andato nell’inferno degli sfruttatori e dei clienti e ne ha tirato fuori la negra.
E perché crediamo?
Per una speranza egoistica.
Se Cristo ha amato quella negra tanto da mandarle il suo servo Benzi Oreste a tirarla fuori - quella che è niente, che ha l’AIDS, che non vale la pena - magari salverà anche noi, anche te.
Anche un giornalista.
Magari avrà pietà di un poseur criticone che per Cristo non ha fatto nulla, che nella vita si è solo divertito, che al confronto è ricco e benestante, che ha l’ammirazione di qualche giovane e sa di non meritarla ma si prende le lodi, gongolando.
E’ la prova che Dio c’è, e che ci vuol bene.
E che cammina nel mondo sulle gambe di uomini, magari grassocci e con il colbacchino schiacciato.
C’è, non si può dubitarne.
Se non ci fosse, don Benzi l’avrebbe fatto essere.
Perché non c’è altro Dio che la Misericordia per chi non la merita.
Basta che appaia, anche solo una volta, ed è eterna, invincibile, vittoriosa.