6b1178-4b0595-8805miteinander-pressekonferenz.jpg
Il Movimento dei Focolari
Stampa
  Text size

«Può un Movimento, nato dalla scelta di Dio come ideale della vita, essere d’interesse ad uomini e donne di altre convinzioni? Il fatto che il Figlio di Dio ha preso carne umana è qualcosa di grande: ci permette un profondo legame con voi, impegnati come siete  a rispettare, a potenziare l’essere umano, ogni uomo, con l’incremento e la salvaguardia dei suoi valori. Ciò che anche noi dobbiamo e vogliamo fare assieme a voi». Chiara Lubich (1).
Queste affermazioni (2) della fondatrice del movimento dei «Focolari» sono tratte dal sito ufficiale del movimento, si trovano nella pagina dedicata al dialogo con persone definite «di convinzioni non religiose» ed il pensiero fondante le opinioni espresse viene meglio esplicitato nel seguito della medesima pagina (le sottolineature sono nostre):
«Lo scopo del dialogo tra persone credenti e persone senza un riferimento a una fede religiosa è quello di collaborare per concorrere a comporre nella fraternità la famiglia umana. Già negli anni ‘40, attorno alla prima comunità del Movimento, a Trento, c’erano persone delle più diverse estrazioni sociali e culturali, anche senza una fede religiosa, attirate dalla comunione dei beni attuata nel movimento nascente a favore dei più poveri. Ma sarà soprattutto alla fine degli anni ‘70, con la diffusione del Movimento, che l’apertura verso persone senza una fede religiosa, come agnostici, indifferenti, atei, matura al punto di esprimersi in un dialogo con una sua propria fisionomia. Nel 1978 nasce il Centro internazionale per il dialogo con persone di convinzioni non religiose. Nel 1992 ha luogo, al Centro Mariapoli di Castelgandolfo (Roma), il primo dei Convegni internazionali che avranno cadenza periodica.
Come si attua
Dall’esperienza vissuta in questi anni, si profilano alcuni punti che caratterizzano il dialogo:
 si cerca di mettere in luce il positivo di ciascuno e di scoprire i valori comuni a tutti;
 ognuno rimane fedele alla sua identità;
 insieme ci si impegna a vivere i valori comuni, quali: la solidarietà, l’uguaglianza, la pace, la fratellanza;
 ognuno cerca di donare all’altro il meglio di sé, nella fedeltà esplicita alle proprie convinzioni, e accoglie l’altro, sapendo che ognuno ha ricchezze della propria cultura da dare;
 in quest’impegno non c’è spazio per il proselitismo: si comunica un pensiero per creare un rapporto con l’altro, non per conquistarlo alle proprie idee;
 il dialogo è fondato sul rispetto profondo dell’altro e sull’agire secondo la propria coscienza che ognuno si sforza di seguire con coerenza;
 si costruisce soprattutto nel concreto, cercando di agire insieme, in azioni di solidarietà;
 il gruppo non rimane chiuso in sé, ma impegna ognuno dei suoi membri, qualsiasi sia la sua cultura, a lavorare per rinnovare il proprio ambiente;
 obiettivo comune è costruire insieme un mondo più unito, costruendo tra credenti e non credenti una fraternità tale da essere di testimonianza per gli altri.» (3)
Proprio sui contenuti di quanto affermato, vogliamo indugiare, fissando la nostra attenzione.
Stiamo parlando del possibile «dialogo» che un cristiano possa instaurare nei confronti di persone che si dichiarino apertamente «laiche» (cioè atee o agnostiche, individui comunque che non aderiscono a nessuna fede).

Non parliamo di ecumenismo; ci situiamo ad un livello ancora «più basso».
Stiamo discorrendo dell’incontro tra credente (cattolico) e non credente.
Sappiamo dal santo Vangelo che soltanto chi crederà e sarà battezzato, si salverà; chi non crederà, si condannerà! (4)
Parole durissime e chiarissime, pronunciate proprio da Gesù, che dovrebbero spingere il cattolico che arde d’amore per la salute eterna del fratello ad avvicinarlo a Cristo: l’ammonizione di una possibile dannazione eterna, della possibile irremissibile perdita di Dio, del Bene supremo, unita alla consapevolezza certa e sperimentata che la vita di fede sia foriera di una gioia che il mondo non può dare né conosce, di una serenità senza pari, di un amore sconfinato per ogni creatura vivente, deve necessariamente essere il motore primo che spinga a richiedere sempre (con il massimo della carità e della dolcezza, ma anche con la serietà e la gravità del caso), con occasione o senza (come ricorda San Paolo), la conversione del miscredente.
In ottica cattolica è assurdo pensare che il rispetto dell’altro debba arrivare al punto di negare la verità oggettiva, confermandolo nell’errore che lo porterà alla perdizione e all’abisso, dov’è solo pianto e stridore di denti.
Affermare che ciascuno possa rimanere fedele alla propria identità (atea, anticlericale, materialistica, agnostica che sia; identità che comunque rinneghi apertamente Gesù e la sua Chiesa), cercando soltanto di costruire un mondo più unito, solidale e giusto è, oltre che deleterio per l’individuo in questione (perché a che vale guadagnare anche tutto il mondo, se poi si perde l’anima?), anche totalmente falso.
Credere (si è già scritto, ma forse conviene ribadire), di poter costruire un mondo più equo, senza ricorrere alla regalità sociale di Gesù è cosa assurda.

L’uomo non è capace di un mondo giusto: basti osservare le sperequazioni sociali alle quali ha condotto la cosiddetta, laica, «globalizzazione».
Se non è Cristo il centro e la misura di tutto, non si può avere vera pace e vera solidarietà.
«Senza di me non potete far nulla».
Pensare che l’uomo sia capace di amare il prossimo come se stesso; o ancor di più, di amarlo come Gesù lo ha amato, prescindendo dalla fonte di quell’amore, che è proprio il Cuore di Cristo che arde nello Spirito Santo, è pura illusione.
L’esperienza della comune quotidianità conferma questo asserto.
Quel che davvero si cela dietro questo buonismo irenista (che tutto è, tranne che dottrina o morale cattolica) è la convinzione che la dignità dell’uomo, la sua persona, la sua libertà debbano funzionare da «baricentro ideologico» di ogni risposta filosofica e di ogni argomentazione.
Ma anche questo è assolutamente falso.
Il rispetto estremo della libertà della persona porta infatti a negare l’oggettività del reale, che pur tuttavia trascende infinitamente l’essere umano.
Se il presupposto di partenza è «l’uomo, misura di tutto», allora le conclusioni non possono che essere quelle di un invalicabile limite costituito dalle libere scelte di chiunque, divenute idolo irremovibile e filosoficamente incontestabile.
Se la dignità dell’uomo è il fulcro del messaggio evangelico, allora la Massoneria è stata la prima e l’unica a saperne cogliere fino in fondo tutta la portata.
Ma, grazie a Dio, non è così.

L’infinita eccellenza dell’Essere merita oggettivamente, e per indelebile necessità filosofica, che Egli sia il centro e la misura di tutto; Lui, l’Altissimo, da cui ogni cosa che esiste viene alla luce, ricevendo l’essere e rivenendo in Lui la propria ragion d’essere.
Lui, la verità infinita, eterna, immutabile, che chiama tutti a sé, affinché lo adorino, lo lodino, lo amino eternamente, immensamente felici, ricolmi della partecipazione beata dell’Infinito.
Questa visione suppone che la coscienza dell’individuo (l’occhio del corpo, per usare la metafora di Gesù) debba ineluttabilmente ricevere (dall’esterno) luce per vedere; l’uomo, decaduto per il peccato, deve conformare se stesso alla verità rivelata, non potendo prescinderne.
Ognuno è in grado di constatare quanto lontana sia tale posizione dal semplice «agire secondo coscienza».
Spiace concludere questo articolo, rilevando che la spiritualità del Movimento dei Focolari alimentando un’ottica personalista e, pertanto, non cattolica, rischia seriamente di ottenere frutti contrari alle pur buone intenzioni dei suoi numerosi aderenti.


Stefano Maria Chiari




1) Da www.focolare.org/page.php?, leggiamo di lei: Chiara Lubich nasce a Trento il 22 gennaio 1920. Durante il fascismo vive anni di  povertà: il padre, socialista, perde il lavoro a causa delle sue idee. Per mantenersi agli studi, sin da giovanissima dà lezioni private.
Il suo nome di battesimo è Silvia. Assumerà quello di Chiara, affascinata dalla radicalità evangelica di Chiara d’Assisi.
Il 7 dicembre 1943 Chiara pronuncia il suo sì per sempre a Dio nella chiesetta dei Cappuccini di Trento. Era sola. Aveva 23 anni. Non vi era ancora alcun presagio di ciò che sarebbe nato. Gli inizi del Movimento sono segnati convenzionalmente da questa data.
Ricerca della Verità, ricerca di Dio - Questa scelta radicale segna la prima tappa di un cammino alla ricerca appassionata della Verità, di una conoscenza più profonda di Dio. Per trovarvi risposta, dopo essersi diplomata maestra elementare, si era iscritta alla facoltà di filosofia  presso l’Università di Venezia. Ma non aveva potuto continuare gli studi, prima a motivo della guerra e poi per sostenere lo sviluppo del movimento nascente. Intuisce che troverà risposta in Gesù che aveva detto di sé: «Io sono la Via, la Verità e la Vita». Sarà Lui il suo Maestro.
Loreto, un prodromo della sua avventura spirituale. Partecipando, nel 1939, a Loreto ad un corso per giovani di Azione cattolica, nel Santuario dove è custodita, secondo la tradizione, la casetta di Nazareth che aveva ospitato la Sacra famiglia, intuisce quale sarà la sua vocazione: una riproduzione della famiglia di Nazareth, una nuova vocazione nella Chiesa, e che molti avrebbero seguito questa via.
Nella Chiesa cattolica
La prima udienza con il Papa - Nel 1964 Chiara è ricevuta per la prima volta in udienza dal Papa, allora Paolo VI, che riconosce nel Movimento un’ «Opera di Dio». Da quel momento, si moltiplicano - con Paolo VI prima e Giovanni Paolo II poi - udienze private e pubbliche, e loro interventi in occasione delle manifestazioni internazionali.
Nel 1984 Giovanni Paolo II visita il Centro internazionale di Rocca di Papa. Riconosce nel Movimento i lineamenti della Chiesa del Concilio, e nel suo carisma un’espressione del «radicalismo dell’amore» che caratterizza i doni dello Spirito nella storia della Chiesa.
Da Pentecoste ‘98, inizio di un cammino di comunione tra movimenti e nuove comunità - Al primo grande incontro dei movimenti ecclesiali e nuove comunità, la vigilia di Pentecoste ‘98 in piazza San Pietro, Giovanni Paolo II riconosce operante in queste nuove realtà ecclesiali la risposta dello Spirito al processo di scristianizzazione in atto e chiede loro «frutti maturi di comunione e di impegno». Intervenendo, insieme ad altri 3 fondatori, Chiara Lubich gli assicura l’impegno di contribuire a realizzare questa comunione «con tutte le nostre forze». Da allora inizia un cammino di fraternità e comunione tra molti movimenti e nuove comunità nel mondo.
Ai Sinodi e alle Assemblee delle Conferenze episcopali - Partecipa, in Vaticano, a vari Sinodi dei vescovi: per il XX anniversario del Concilio Vaticano II (1985), sulla vocazione e missione del laicato (1987), e sull’Europa (1990 e 1999). Chiara è nominata Consultrice del Pontificio Consiglio per i Laici (1985).
Nel 1997 è invitata a presentare il Movimento all’Assemblea generale della Conferenza episcopale a Manila, nelle Filippine. Negli anni seguenti è invitata dalle Conferenze episcopali di: Taiwan, Svizzera, Argentina, Brasile, Croazia, Polonia, India, Cechia, Slovacchia, Austria.
Ecumenismo
La pagina ecumenica del Movimento si apre nel 1961, nel tempo in cui Papa Giovanni XXIII pone l’unità dei cristiani tra i primi scopi del Concilio, da lui annunciato nel 1959: Chiara comunica l’esperienza di Vangelo vissuto nel Movimento ad un incontro con un gruppo evangelico-luterano, a Darmstadt, in Germania. Segnerà l’inizio della diffusione della spiritualità dell’unità nelle diverse Chiese.
Pochi anni dopo si avviano rapporti personali:
 nel mondo ortodosso, con il Patriarca ecumenico di Costantinopoli, Atenagora I, e poi con i suoi successori;
 nella Comunione anglicana, dapprima con l’arcivescovo anglicano di Canterbury, Ramsey, sino all'attuale, Rowan Williams;
 nel mondo evangelico-luterano, con l’allora Presidente della Federazione luterana mondiale, il vescovo Christian Krause, e con i Segretari generali che si succedono al Consiglio Ecumenico delle Chiese di Ginevra.
Tutti incoraggiano la diffusione della spiritualità dell’unità nelle diverse Chiese.
Dialogo interreligioso
Di fronte alle sfide della società sempre più multiculturale e multireligiosa, si evidenziano i frutti di pace del dialogo con seguaci delle diverse religioni avviato sin dagli anni ‘70.
Chiara e il Movimento instaurano non solo contatti con singole personalità o seguaci delle diverse religioni, ma anche con interi movimenti.
 Buddisti - Prima donna cristiana, Chiara Lubich espone la sua esperienza spirituale, nel 1981, in un tempio a Tokyo di fronte a 10.000 buddisti, e nel 1997 in Tailandia a monache e monaci buddisti.
 Musulmani - qualche mese dopo, nella storica Moschea ‘Malcolm X’ di Harlem a New York, di fronte a 3.000 musulmani afro-americani;
 Ebrei - Nello stesso anno a Buenos Aires è ospite di organizzazioni ebraiche.
 Indù - Nel 2001 sarà in India: si aprirà una nuova pagina nel dialogo del Movimento con il mondo indù.
Nel 1994 è nominata tra i presidenti onorari della Conferenza mondiale delle Religioni per la pace (WCRP).
2) Da www.focolare.org/page.php?codcat1=120
3) www.focolare.org/page.php?codcat1=120&lingua
4) Nulla a che vedere con coloro che non avendo potuto conoscere la vera fede, si salveranno
comunque, per i meriti di Cristo e per la loro carità.