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De legibus italioticis
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Settimana densa di avvenimenti istruttivi. Anzitutto: Gloria al leghista-legislatore che, nel tentativo di fare qualcosa di cattivo contro gli immigrati, ha tolto l’assegno di sussistenza ad 800 mila italiani poverissimi, misere suore anziane, preti ottantenni, casalinghe vedove in quarta età. Ciò dimostra in modo inequivocabile la natura intimamente italiota - starei per dire terrona - del Nordismo padano: analfabetismo giuridico, pressapochismo e meschinità.

Andiamo per ordine.

Il processo legislativo italiota comincia dalla volontà del Legislatore. Ossia non nella sua mente, ma in qualche viscere più italiota: la bile, o l’apparato gastrico-mangiatoio. Il Mastella si proporrà: come posso dare un privilegio ai miei clientes, e negarlo agli altri? Il Visco dirà: come posso bastonare fiscalmente i tassisti e benzinai, ma non le COOP? Il Leghista: come posso nuocere agli «immigrati» in generale? L’impulso è, nella sua essenza, identico.

Il Legislatore italiota, sia nordico o meridionale, ignora anzitutto un principio elementare del diritto: che le leggi sono «erga omnes». Esercitano i loro effetti verso tutti i cittadini indistintamente - ciò che si chiama «giustizia» - e perciò ci guadagnano ad essere formulate con laconica esattezza, in pochi limpidi articoli.

Diciamo meglio. Non è che il Legislatore italiota ignori questo carattere delle leggi. E' che lui, precisamente, vuole togliere alle leggi questo carattere. La sua proliferante attività legislativa mira infatti ad uno scopo: fare leggi che favoriscano «i nostri» e danneggino «loro», gli altri. Altrimenti che gusto c’è a fare le leggi, se «noi» non ci guadagnamo? A che serve il potere, se non si possono fare leggi ingiuste?

Il guaio è che le leggi restano, ostinatamente, erga omnes. E' nella natura stessa delle leggi, possiamo dire nella natura delle cose (de rerum natura). L’Italiota però non demorde, e ancor più ostinatamente cerca di togliere alle leggi questo carattere, che è poi la giustizia. E come lo fa? Infarcendo le leggi di condizioni e clausole, nel tentativo di limitarne l’azione benefica ad alcuni (i nostri) e di renderle ferocemente dannose, nei loro effetti, solo agli «altri», o meglio ancora, a certi «altri», che sono ben chiari nella mente (o nella bile) del Legislatore.

E' per questo che le leggi italiane sono complicatissime, torbidamente oscure e intorcinate, fino ad essere in molti casi inapplicabili.

Qualcuno ha detto al Leghista-legislatore che certi immigrati, o vecchie mamme di immigrati che sono entrate in Italia per i «ricongiungimenti familiari», chiedono ed ottengono l’assegno «sociale». Allora si è proposto di toglierlo alle vecchie marocchine. Dunque ha escogitato una clausola, tipo: niente assegno a chi non ha lavorato in Italia per dieci anni. A chi non ha 10 anni di contributi. A chi non risiede qui da 10 anni. Eccetera. Non è una bella pensata?

Ma la legge, automaticamente, scatta «erga omnes», contro tutti quelli che si trovano nelle nuove condizioni così definite dal leghista: colpendo casalinghe italianissime che non hanno mai «lavorato» secondo l’INPS anche se hanno sgobbato per la famiglia e per i nipoti, e suore ormai in carrozzella che hanno dato la vita negli ospedali, gratis e senza contributi.

Non è colpa della legge, è la sua natura. E' colpa del legislatore.

Un nordico - uno svedese, intendo - queste cose le sa. Un leghista, se fosse del Nord come sostiene, dovrebbe saperlo e vegliare aspramente contro la legislazione italiota, che è tutta fatta - dall’unità in poi - «contro» gruppi particolari e a favore di altri gruppi particolari. A favore dei massoni contro i gesuiti, o dei piemontesi contro i napoletani, le leggi risorgimentali;  dei padroni contro gli operai, le leggi «di destra»; a favore della «classe proletaria» ossia del PCI (la legislatura «di sinistra» di classe); a favore dei trans e dei finocchi contro gli eterosessuali («nuova sinistra»); a favore di Ceppaloni contro i contribuenti, o dei furbi contro i fessi, le leggi mastelliane. Sono solo alcuni esempi, si potrebbero moltiplicare all’infinito.

Invece, il nordico italiota, appena al potere, che fa? Cerca di superare il meridionale italiota nell’emanazione di leggi «ad personam». Non è solo Berlusconi. Insisto: tutte le leggi italiote, anche (e soprattutto) quelle di Prodi e Visco, sono sempre state ad personam, o «ad Nomismam», ad Goldman, o «ad COOP rosse».

Ci si aspettava un diverso comportamento, più nordico? Togliamocelo dalla testa. La grande tradizione del giure italiota continua. Anzi s’approfondisce, puntando ad ulteriori vette verso il basso. La legge ideale è chiara nella mente (intestinale) del Leghista giuridico: essa è limpida, e laconica.

Per esempio: «Articolo 1: il figlio di Bossi va promosso agli esami, specie se gli esaminatori sono meridionali. Articolo 2: si pubblica la foto del figlio di Bossi per identificazione, onde non venga promosso il figlio di Gheddafi che gli somiglia».

Il colonnello Gheddafi, di recente, ha minacciato di interrompere le forniture petrolifere all’Inghilterra, perchè la polizia di Londra ha arrestato uno dei suoi figli scapestrati e pieni di soldi: ecco i vertici giuridici che il leghismo parlamentare si propone di superare. Decisamente, la somiglianza di Bossi con Gheddafi non è solo fisica: essa implica tutto un livello di civiltà. Le leggi con foto segnaletica sono del resto un ideale ampiamente applicato, o almeno desiderato, a sinistra.

In quella cultura cova un antico ideale. «Articolo 1: Valpreda  è innocente. Articolo 2: il commissario Calabresi è colpevole e se l’è meritata». Oppure: «Gli imprenditori che sono nostri amici hanno diritto a non pagare le tasse; tutti gli altri sono evasori fiscali reazionari punibili ai sensi di legge. Articolo 2: ecco le foto degli uni e degli altri».

Ed Alitalia? Vogliamo parlarne? Iberia si sta fondendo con British Airways. United Airlines licenzia 7 mila dipendenti e lascia a terra - perchè consumano troppo carburante rincarato - tutti i suoi Boeing 737 e 747, ossia 104 velivoli. La Ryanair lascia a terra il 10% della sua flotta, e fa pagare i bagagli a peso. Sas e Qantas, nonché Thai, licenziano e tagliano. Dall’inizio dell’anno, 25 compagnie aeree hanno chiuso.

Quella di Air France per Alitalia era, come dice la pubblicità, un’offerta da prendere al volo. L’ultima pompa di kerosene prima del deserto del Mojave. Palesemente, una cordata di coglioni vogliosi di prendersi il ferrovecchio pieno di sindacalisti, non si sta coagulando: nonostante i favori promessi a strizzatine d’occhio. Cose molto italiote.

Tipo: se il signor Benetton si prende un pezzo del catorcio, gli lasciamo aumentare i pedaggi autostradali. Anche così, niente. I soli disposti ad entrare nella cordata sono quelli che da italioti furbi, sperano di portarci la loro propria compagnia aerea decotta, onde farla salvare a spese nostre. Ma il Salame resta ottimista. Annuncia: la cordata c’è, ma ci vorranno 5 mila esuberi. Cioè 2 mila più dei tagli di Air France. Ma l’ottimismo italiota è senza confini. Ali-taliota.

Qui, il carattere italiotico si mostra nella versione «imperiosa». Il Cavaliere si crede un imprenditore. Ma da 40 anni non fa che «imperare», il che lo esime dall’imparare qualcosa. Ossia dice: voglio andare là, e subito si mobilita la filiale-elicotteri di Mediaset, i piloti sono chiamati al telefono, il carburante è messo nei serbatoi, i piani di volo e tutto in un attimo è pronto. Oppure: facciamo uno spetttacolo così, e tutta Mediaset, da Confalonieri in giù, si danna l’anima per assoldare le veline e i cantanti; decine di autori di testi stanno su la notte per dare forma alla «idea» del Capo, per renderla da scema ad almeno potabile, per trovare battute da rimpinguare l’eterno varietà mediasettista. Uno stuolo di segretarie e direttori di giornali sono lì per trasformare in realtà i suoi desideri. Poi lui, il Salame, chiamerà i risultati «le mie realizzazioni», o «ciò che io so fare nella vita». Ma non sono le sue realizzazioni; sono quelle dei suoi dipendenti, da lui stipendiati.

Il prezzo del kerosene non è alle sue dipendenze. La situazione internazionale delle compagnie aeree è una realtà meno virtuale di Mediaset: lì non basta selezionare qualche velina in più. E non c’è un Craxi che ti para il sedere con le «leggi» necessarie per «farti crescere». E' la dura realtà del mondo reale. Una realtà - quella del trasporto aereo - di cui possiamo essere certi che Berlusconi non sa nulla, ma proprio nulla. Ma ha parlato («Salverò Alitalia, via da Air France»), e centinaia di persone - banchieri e finanzieri - si danno pur da fare per esaudire il suo imperio: ma non ci riescono. E' la dura realtà, che l’imperioso Salame non conosce.

Per fortuna la sinistra italiota non si lascia scoraggiare. Infaticabile, continua a dare il suo contributo alla idiozia. Come di chiamare «fascista» un provvedimento di emergenza sugli «immigrati». Oddio, le leggi d’emergenza su tutto il territorio nazionale! Berlusconi aspira alla dittatura! E' il nuovo Pinochet! Il suo governo reprime i rom e il loro diritto di rubare! Fascismo, fascismo!

Si è capito subito che lo stato di emergenza ha un preciso scopo: requisire qualche vecchio albergo senza le lungaggini delle «leggi italiote», per alloggiarvi un tipo speciale di «immigrati». Perchè gli immigrati non sono tutti la stessa zuppa, come ritiene il profondo pensiero leghista. A volte, quelli che vengono sulle barche a «rubarci il lavoro» vengono da zone di guerra - Sudan, Somalia - e allora si chiamano «profughi». Si chiamano così secondo il diritto internazionale. E per il diritto internazionale, non devono essere alloggiati come capita, in attesa di espulsione. Anzi, bisogna dargli alcuni mezzi di sussitenza, superiori all’assegno di povertà che il nostro Stato italiota dà ai suoi vecchi italioti. Anzi, quando si chiamano profughi, non devono essere mandati al «Paese d’origine». E' vietato dal diritto. Non è quello italiota, ma bisogna obbedirgli.

L’ha capito persino un ministro leghista come Maroni. Ed ha requisito qualche albergo al Nord, solo grazie allo stato di emergenza. E si è sentito la sinistra gridargli: «Fascista! Fascista!». La sinistra di Vlad Luxuria, prossimamente a L’Isola dei Famosi, vuole dare ancora delle lezioni di civiltà. E sbaglia pure il momento e il tema.

Molto istruttivo. Ci ricorda che, alla fine, fatti tutti i conti, la sinistra riesce sempre ad essere peggio.


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