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Armi proibite, si fa strada la verità
Maurizio Blondet
29/08/2006
Bambina libanese di 18 mesi colpita da bombardamento israeliano: è morta dopo 8 ore di agonia.

Nessuno, spero,  bollerà l'Herald Tribune di sentimenti anti-israeliani.
Eppure questo giornale (una joint venture fra New York Times e Washington Post) protesta con ferma indignazione contro l'uso di bombe a grappolo in Libano. (1)
«Le munizioni cluster sono utili contro carri armati, forze convenzionali ammassate e altri bersagli puramente militari. Ma non devono mai essere usate in aree popolate: per natura, esse uccidono in modo indiscriminato.
E poiché molte delle piccole bombe non esplodono all'impatto, le morti che causano continuano a salire anche molto dopo che il combattimento è finito. Questi oggetti apparentemente innocui, spesso non più grandi di pile elettriche, esplodono quando vengono raccolti e vi si mette sopra il piede. I bambini
li prendono per giocattoli, con risultati tragici
».
Dopo aver sottolineato che le piccole bombe inesplose sono «per lo più fabbricate in America», il giornale prosegue: «Gli accordi fra USA e Israele su quando le munizioni cluster americane possano essere usate sono segreti. Ma in passato, Washington limitava il loro uso a situazioni di emergenza militare, come l'attacco contro il territorio israeliano da parte di numerosi eserciti arabi avvenuto nel 1973 […]. Ma i pericoli d'oggi sono differenti, e richiedono differenti risposte. Attaccare santuari di guerriglieri o terroristi in aree popolate non è operazione che richieda bombe a frammentazione, e gli Stati Uniti non devono fornirle».


Custer bombs made in USA

Un'altra nota degna di attenzione è apparsa su «Pagine di Difesa
», un sito web dall'aria molto ufficiale, che pare proprio emanare, come si dice, da ambienti delle nostre forze armate (vi scrive il generale Luigi Caligaris).
In questo sito, il 31 luglio, è apparso un pezzo a firma di Fernando Termentini, con questo titolo: «Le armi usate a Falluja ricompaiono in Libano»? (2).
Eccone i passi essenziali: «Fotografie di cadaveri con gli indumenti integri, senza apparenti ferite esterne, con i capelli non bruciati, ma con il corpo completamente annerito e disidratato. Immagini che ricordano quelle già pubblicate sulla battaglia di Fallujia in Iraq e che forse troppo affrettatamente furono catalogate come immagini di persone uccise con l'utilizzazione di armi chimiche, in particolare bombe caricate con grosse quantità di fosforo bianco.
Il maggio scorso, una nuova notizia: risultava che gli Stati Uniti avevano realizzato una nuova arma antisommossa a impulsi elettromagnetici non destinata a uccidere, ma solo a provocare fastidiose bruciature e quindi in grado di disperdere folle di manifestanti in situazioni a rischio.
A Fallujia forse il nuovo sistema d'arma era stato provato per la prima volta con potenze superiori
a quelle che sarebbero state utilizzate con la funzione originaria antisommossa e che quindi avrebbero provocato gli effetti riportati sulle immagini dei morti
».


Questo dispositivo - chiamato «Raggio del dolore» -  "spara" un fascio di microonde ad alta energia su un bersaglio preciso.

«Completa disidratazione del corpo, distruzione dei tessuti molli, annerimento della pelle, senza che il vestiario fosse intaccato. Un effetto finale praticamente eguale a quello ottenuto su qualsiasi sostanza organica a elevato contenuto d'acqua utilizzando sorgenti a microonde.
Effetti che indicavano come a Fallujia, con ogni probabilità, il livello di potenza dell'onda fosse stato molto superiore rispetto a quello originario studiato per funzioni di ordine pubblico con il risultato di produrre la completa disidratazione dei corpi su cui era stato 'sparato', senza peraltro distruggere il contenitore: gli indumenti realizzati con fibre già di per sé disidratate.
Le immagini riferite ai bombardamenti di Israele sul Libano e pubblicate su internet propongono effetti pressocché analoghi a quelli riferite agli avvenimenti dell'Iraq. Forse la stessa arma a microonde è arrivata in Libano e, studiata per non uccidere, è stata trasformata e potenziata e ormai fa parte anche dell'arsenale israeliano.
Forse qualcosa è arrivato in area insieme agli stock di armamenti moderni appena inviati dagli Stati Uniti, come riferito da tutti gli organi di informazione
».

Maurizio Blondet


Note
1) «No place for cluster bombs», International Herald Tribune, 28 agosto 2006. Editoriale non firmato.
2) www.paginedidifesa.it/2006/termentini_060731.html


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