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Un nuovo 11 settembre?
Maurizio Blondet
31/08/2006

Una vecchia conoscenza, un arabo implicato nell’11 settembre, è ricomparso: in  Nuova Zelanda.
A prendere lezioni di volo.
L’individuo è Rayed Abdullah.
Nell’estate del 2001 viveva a Phoenix, ed era compagno di stanza di Hani Hanjur, il pilota che - secondo la versione ufficiale - lanciò l'aereo sul Pentagono.
Come quello, prendeva lezioni di volo.
Nel 2001 Abdullah aveva suscitato l’attenzione della polizia per aver pronucniato «discorsi estremistici» nella moschea di Phoenix.
L’agente Ken Williams dell’FBI, autore del cosiddetto «Phoenix memorandum» in cui segnalava invano ai suoi superiori, due mesi prima dell’11 settembre, che terroristi di Al Qaeda stavano imparando a pilotare aerei negli USA, citava Abdullah nella lista dei nomi sospetti.
Dopo l’attentato, Abdullah fu interrogato, ma mai arrestato: nel 2002 lasciò gli Stati Uniti per l’Arabia Saudita,
suo Paese.
Sparito.

Fino al febbraio scorso: quando è ricomparsi ad Auckland, capitale della Nuova Zelanda, con regolare passaporto.
Solo che il passaporto non era saudita ma yemenita, e Abdullah vi appariva con un altro nome, non più «Rayed» ma «Ali».
Alla domanda di routine alla frontiera («Per quali motivi visita il Paese?»), il nuovo - vecchio Abdullah ha risposto, come risulta dalle registrazioni, per imparare l’inglese (anche se lo parlava già benissimo).
Ma pochi giorni dopo il suo arrivo, il compagno di stanza di Hanjur già si era iscritto a più di una scuola di volo neozelandese, dicendo che voleva ottenere la licenza di pilota commerciale.


In una di queste scuole, il Manawatu Aero Club, l’istruttore Ravindra Singh (un indiano) ha immediatamente notato nel libretto di volo di Abdullah che questi aveva preso lezioni negli Stati Uniti, e nelle scuole e nelle date sospette del 2001.
L’istruttore gli ha chiesto se per caso avesse conosciuto i terroristi dirottatori.
«Capitano, dico la verità: non ho conosciuto nessuno di loro, anche se si addestravano in USA. Anzi, francamente, ce l’ho con loro, perché hanno rovinato la mia possibilità di diventare pilota commerciale».
Segnalato alla polizia, è stato facile scoprire che Abdullah era quell’Abdullah che abitava a Phoenix con Hani Hanjur. Incarcerato, è stato espulso nel giugno scorso come «pericolo per la sicurezza nazionale», a causa della «sua intima associazione con alcuni dei terroristi dell’11 settembre, le sue attività in USA e le sue attività in Nuova Zelanda».
Atterrato in Arabia Saudita, il mancato pilota è stato preso in custodia dalla polizia e messo in galera.
Ma è stato misteriosamente rilasciato da qualche settimana.
Ed ha di nuovo fatto perdere ogni traccia.

Abdullah era certamente uno dei personaggi che, al seguito di Mohamed Atta, hanno fatto di tutto per attrarre su di sé l’attenzione come arabi  che stavano tramando qualcosa.
Cosa stava tentando di fare ad Auckland?
La strana notizia non viene da un foglio complottista, bensì dalla catena televisiva CBS (New 9/11-Style Plot In The Works? «FBI: Old Face From Previous Investigations Has Resurfaced», 27 luglio 2006).
Ci era passata inosservata.
Ma la data della notizia è significativamente collegata con «l’allarme bombe liquide» di Londra e l’aggressione israeliana in Libano.
Coincidenza.

Maurizio Blondet


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