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Santità, premi rabbi Ascherman
Maurizio Blondet
11/10/2006
Il rabbino Arik W. Ascherman durante la raccolta delle olive a Nablus

Non credo che il Santo Padre frequenti internet.
Spero che qualcuno possa fargli arrivare questo appello:
Santità, vorrei umilmente proporre un candidato per una delle onorificenze vaticane, quelle splendide e storiche ricche di smalti: il rabbino Arik W. Ascherman.
Rabbi Ascherman, in questi giorni, è impegnato nella raccolta delle olive a Nablus.
Non sono oliveti suoi, sono di palestinesi.
Ascherman, con parecchi volontari ebrei e stranieri, li accompagna per proteggerli, mentre raccolgono le olive, dalle pietre e dagli insulti dei coloni ebraici che occupano le terre intorno.
Lo fanno da anni.
Ma quest'anno, l'esercito israeliano glielo ha proibito.
Sta lottando, ma quest'anno niente olive.
E' evidente la volontà di affamare i palestinesi per spingerli ad andarsene, a lasciare anche i lembi di terra che ancora abitano.
E' un genocidio e una pulizia etnica a rate.
Che avviene nel silenzio di tutti i mezzi.

Rabbi Ascherman fa parte di un gruppo di cui ignoravo l'esistenza, «rabbini per i diritti umani».
Fa parte di quella piccola schiera di volontari che, per esempio, accompagnano i bambini e le bambine palestinesi da casa a scuola, per difenderli come possono dalle angherie e dalle pietre dei coloni e dei soldati.
Sono tanti, più di quanto si creda.
C'è là Alison Weir, un giornalista americano che tiene un sito per far conoscere la persecuzione dei palestinesi, «If America knew», «Se l'America sapesse».
C'è Nathalie Christyson, un'ex analista della CIA, col marito.
C'è Jonathan Cook, un giornalista che ha scelto di vivere a Nazaret per fare scudo ai palestinesi, e ne condivide, in questi mesi, la carestia e le difficoltà crescenti, la mancanza di luce e di acqua, l'assedio soffocante, le angherie.
Vivono un po' tutti là, fra i perseguitati.
Non hanno altra arma che il loro status di occidentali, di testimoni, che sperano basti a trattenere gli aguzzini.


Ma questo scudo diventa ogni giorno più sottile, e i persecutori più arroganti.
Il perché è evidente: nessuno parla di questi difensori e protettori.
La loro testimonianza non è raccolta dai giornali e dalle TV; ed è il silenzio - solo il nostro silenzio - a rendere possibili i delitti e le atrocità che ogni giorno vengono perpetrati in Palestina.
Perciò, Santità, è essenziale che rabbi Ascherman venga invitato in Vaticano e riceva una delle vostre onorificenze di splendido smalto: per far sapere, senza provocazione e violenza, che il Vaticano «vede» e giudica.
Per far sapere che la Chiesa non è complice di silenzio e d'omissione…
Altrimenti, il lavoro di Ascherman e dei suoi volontari, di Cook e di Weir, si riduce alla loro propria presenza fisica, all'interposizione dei loro corpi.
In ogni momento, questi testimoni dell'Occidente rischiano di diventare «testimoni» nel senso greco e cristiano, ossia martiri.
Qualcuno è già stato ammazzato - una ragazza americana che si opponeva ad una demolizione col bulldozer.
Ed è strano che nemmeno io ne ricordi a memoria il nome.
Vede perché ci vuole un'onorificenza: per ricordare.

Ma non è solo questo, c'è un fatto più importante teologicamente.
Ascherman e gli altri rabbini come lui, conoscano o rifiutino Gesù come Messia, sono già suoi discepoli.
A Lui già obbediscono, senza saperlo.
«Beati quelli che hanno fame e sete di giustizia, perché saranno saziati. Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia. Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio».
In base a questo, sappiamo, Cristo ci giudicherà tutti.
Non ci chiederà se credevamo al «filioque» o no, e nemmeno se siamo battezzati: ma se abbiamo operato, col nostro corpo, per dissetare gli assetati.
Sapere se il limbo esiste o no, certo, conta.
Ma dopotutto, il buon Samaritano non era nemmeno battezzato, ed era anche un eretico: eppure ci è stato dato come esempio.
Secondo il Suo metro, ho l'impressione che rabbi Ascherman sia suo discepolo più di molti cardinali, e con lui i volontari e gli altri rabbini «per i diritti umani»: entrano perfettamente nella categoria degli operatori di pace e degli affamati di giustizia di cui si parla nelle Beatitudini.
Bene o male, poco o tanto (ma certo molto più di chi scrive) quei rabbini, quella ex analista della CIA, quei giornalisti americani (e sicuramente ci sono anche volontari italiani, ma non lo sappiamo) appartengono alla «vera» fede.
Sono di Cristo, e sono anche «islam», ossia sottomessi, obbedienti.

E sono veri ebrei.
Perché la religione ebraica che raccomanda di uccidere per la terra, e chiama gli altri uomini «animali parlanti», è sicuramente falsa.
La religione ebraica di rabbi Ascherman è sicuramente vera, e basta vedere quali passi della Bibbia egli appone nel sito dei rabbini per i diritti umani.
Qualche esempio: «E se uno straniero soggiorna con te nella tua terra, non gli farai torto. Ma lo straniero che abita con te sia per te come uno nato fra i tuoi, e lo amerai come te stesso» (Levitico, 19:33-34).
«Giustizia, solo la giustizia perseguirai, sì che tu possa vivere ed ereditare la terra» (Deuteronomio, 16:20).
Rabbi Ascherman ha trovato vera religione persino in passi del Talmud, e che possono essere diretti ai rabbini della falsa religione ebraica: «Savii, guardate le vostre parole, per non essere puniti di esilio in un luogo d'acqua cattiva, e acciocchè gli studenti che vi seguono non bevano e muoiano, causando la profanazione del nome del Cielo» (Pirkei Avot 1:11).
Ascherman legge questi passi in modo tale, che ha sentito il dovere di accompagnare le bambine palestinesi a scuola, e i contadini nei loro oliveti, insieme ai suoi «studenti» e ai suoi volontari, protestanti o atei che siano.


Santità, questi operatori di pace mantengono pulito un angolo della Terra Santa.
Smacchiano il fiume di sangue, contrastano il sangue dei 650 mila iracheni uccisi e morti a seguito della invasione americana dell'Iraq; si oppongono al male che infuria come un leone ruggente.
Persino il Washington Post l'ha detto, dei 650 mila morti, si vede che l'aria sta cambiando: che la Chiesa non sia l'ultima a parlare.
Santità, sia il Papa universale di tutti i veri seguaci di Cristo, tutti quelli che non sanno di esserlo e che operano la giustizia in questi tempi di apocalisse, dove la malvagità può scatenarsi impunemente perché si sa coperta dalla menzogna e dal silenzio.
E' questo che conta.
Non riconosciamo in Bush un cristiano, benchè lui lo sostenga e lo ripeta.
Non riconosciamo nei massacratori mussulmani in Iraq i veri islamici.
Non riconosciamo il titolo di «fratelli maggiori» a quei rabbini che insegnano ai soldati israeliani ad ammazzare donne e bambini inermi come un servizio a Dio: questi danno da bere l'acqua malsana che li farà morire.

Ma Rabbi Ascherman e gli altri rabbini, possiamo davvero chiamarli «fratelli maggiori» senza adulazione, senza unzione o retorica clericale, né servilismo, perché ci mostrano, con l'esempio, quello che si deve fare qui ed ora.
E noi, col nostro silenzio complice del male, li rendiamo più deboli.
Una bella onorificenza, Santità, a questi veri cristiani non battezzati.
Di solito i rabbini vanno pazzi per le onorificenze, ma non so se sia il caso di Ascherman.
Dalla foto sul sito, è un giovanottone americano con la barba rossiccia, un Gesù alla Mel Gibson.
Ma nel sito ci sono le foto di altri rabbini, più anziani, le barbe grigie, le fronti calve. E abbronzate, perché hanno raccolto le olive e hanno fatto da scorta alle bambine palestinesi: il sole di Galilea.
Questi savi anziani di Sion, di sicuro, un bel collare smaltato lo apprezzeranno.
E ne daranno notizia nel sito, credo.
Forse ne parlerebbe anche il Washington Post.

Maurizio Blondet


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