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Cretinismo scientifico
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Joseph Pulitzer ha scritto «Non esiste delitto, inganno, trucco, imbroglio e vizio che non vivano della loro segretezza. Portate alla luce del giorno questi segreti, descriveteli, rendeteli ridicoli agli occhi di tutti e prima o poi la pubblica opinione li getterà via. La sola divulgazione di per sé non è forse sufficiente, ma è l’unico mezzo senza il quale falliscono tutti gli altri».

Questo ha realizzato Blondet nel suo libro, «Il cretinismo scientifico» portando alla luce e descrivendo la congiura della mafia oligarchica globale che gestisce gran parte del potere mondiale e con ogni mezzo tende a creare un «Nuovo ordine». Ogni aspetto, settore, ambito in cui si esercita questo programma: Degradazione delle coscienze, dell’etica, della cultura, dell’arte, della salute psicofisica e spirituale, della genetica. Condizionamento dell’informazione, della finanza, della politica e dell’economia, dell’industria, del commercio, dell’agricoltura, ha un comune denominatore e un’unica finalità: L’ossessiva ricerca del potere e del profitto, frutto di un’ideologia paranoica che rappresenta il punto infimo di degradazione morale nella storia dell’umanità.

Relativamente alla salute è stato pianificato il controllo del mercato farmaceutico mediante la completa eliminazione della libertà del medico di esercitare la sua professione secondo scienza e coscienza. Questa mafia oligarchica globale condiziona i vari governi che, attraverso apposite commissioni e vari organismi, creano vincoli burocratici che avviliscono la dignità del medico imponendo una dittatura terapeutica finalizzata all’incremento del fatturato delle multinazionali. La libertà di prescrivere secondo scienza e coscienza viene così asservita a «linee guida», vincolata a «prontuari», condizionata da «Consigli», «Comitati», «Istituti», «Commissioni», Amministratori di «Aziende Sanitarie», tutti regolarmente e senza eccezioni di carica politica. Una classe di burocrati impone percorsi predefiniti alla prescrizione di farmaci, binari obbligati volti a creare un mercato esclusivo e protetto, una sorta di monopolio che consente in questo periodo di crisi economica e finanziaria globali, incrementi annui del fatturato a due cifre.

La strategia di controllo del mercato del farmaco si estende alla politicizzazione degli ordini professionali, al controllo dei concorsi ospedalieri e con particolare attenzione, delle università, dei circoli che gestiscono le cattedre, le carriere, la ricerca e il potere accademico. Tutto ciò si può realizzare mediante l’asservimento della classe medica ad una politica globalmente pianificata e rigidamente controllata da un ristretto circolo di potere multinazionale. Le tecniche di acquisizione e mantenimento del fatturato farmaceutico non possono pertanto prescindere dallo svilimento e dalla degradazione del medico a burocrate prescrittore di ricette standardizzate, di terapie protocollate, e di linee guida obbligate; in pratica queste tecniche si realizzano attraverso la gestione di ogni ordine e grado della sanità.

Il medico, per attenersi a queste disposizioni di legge, a questo coercitivo codice, autentica dittatura terapeutica, non raramente è costretto a prescrizioni in contrasto con la propria coscienza, esperienza, cultura ed etica. Gli è fatto esplicito divieto di prescrivere farmaci «off label» (fuori etichetta) per i cosiddetti usi «non previsti», anche se pienamente conformi ad un rigoroso e logico razionale d’impiego clinico basato sull’applicazione circostanziata, ragionata, consequenziale, delle evidenze scientifiche. Le stesse attente, capillari gestioni, e le tecniche di controllo, vengono esercitate nella pianificazione della politica, dell’informazione, dell’arte, della cultura, della ricerca, dello spettacolo, con particolare riferimento alle istituzioni internazionali e a tutto ciò che concorre a creare una moda, una mentalità. Questi programmi da lungo tempo pianificati, sono stati realizzati portando gradualmente la gente ad essere rassegnata, inerte, imbelle, incolta, ininfluente, disattenta, e pertanto plagiabile dai centri di potere che la hanno irretita e asservita ai propri interessi. Tanto più basso è il livello intellettuale, infimo quello morale, povero quello culturale, svilita la dignità, debole il sentimento di comune appartenenza ad una tradizione, storia, sensibilità, lingua, spiritualità, cultura, tanto maggiore è il rischio di servire ben dissimulati interessi basati su una demagogica e ossessiva retorica di mistificazione, falsificazione, e disinformazione, che maschera la totale assenza di verità e di valori.

Per la gestione del potere mondiale, il commercio, l’economia e la finanza costituiscono mezzi potenti, ma sicuramente meno determinanti del controllo di quanto concorre a formare le coscienze, la mentalità, i costumi, il carattere, la cultura dei popoli. La pianificazione di un progressivo decadimento morale, spirituale, culturale, basato sul sovvertimento delle leggi naturali, sull’inquinamento delle coscienze, sulla perversione dell’arte, sulla mistificazione della cultura, è da tempo un chiaro obiettivo strategico.

Già nel secolo dell’illuminismo affiorarono i primi inquietanti segni di un disegno geopolitico tendente alla progressiva disarticolazione, frammentazione, insicurezza del pensiero umano, sottraendogli quelle strutture portanti, quella razionalità logica e consequenziale che la civiltà, la cultura, l’arte, la filosofia greco-romana prima, il cristianesimo poi, il Rinascimento infine, avevano creato, portando l’ingegno umano alle massime espressioni nella scienza, e nell’arte. Con il Rinascimento si giunse alla sublimazione dell’arte, si posero le premesse della civiltà e della cultura moderne, di un pensiero scientifico, di un espressione artistica, di uno sviluppo culturale sempre intimamente congiunti con le radici profonde e vere, autentiche, del nostro essere, con una concezione altamente morale finalizzata all’elevazione etica dell’uomo raggiungendo quel raro equilibrio, patrimonio forse esclusivo della nostra civiltà.

La morale cattolica, è comunque e sempre l’innegabile vertice di una concezione civile, sociale di umana convivenza, che si affida alla ragione per tutto ciò che è umanamente acquisibile e comprensibile, delegando alla fede ciò che trascende le umane limitazioni. Tentare di sovvertire, scardinare, sostituire questi valori, costituisce ad un tempo il fine ultimo e inconfessabile, dissimulato e mortale di un disegno che rappresenta l’infimo grado di perversione e degradazione morale cui può giungere l’uomo. I mezzi sono anche una pseudoarte, una pseudocultura ipocrita, asservite a questo disegno immondo e diabolico, una pseudoscienza serva del profitto indiscriminato, che è uno dei moventi di questa congiura contro l’umanità. Questo disegno può realizzarsi solo attraverso un controllo capillare dell’informazione, delle posizioni di potere in politica, nell’arte, nella cultura, nel cinema, nella televisione, nella scienza, nei mass media in generale, tendendo a creare un’immagine distorta dei valori autentici dell’esistenza, degradando l’uomo a bestia senza sentimenti, disorientato, frustrato, insicuro, rappresentando ogni perversione, ogni degradazione, ogni abbrutimento come conquista di libertà, progresso e civiltà. Per questo i critici dell’arte, della letteratura, i soloni della sociologia, certi santoni della psicanalisi, tendono a giustificare, a magnificare, ad esemplificare ogni comportamento deviato come bene da raggiungere liberando l’uomo dalle sue inibizioni in nome di una pseudolibertà che non è che arbitrio, mistificazione, abbrutimento, violenza alla ragione, alla coscienza, alla dignità dell’uomo.

Sia nella scienza che nell’arte e nella cultura in genere, si assiste ad una progressiva subordinazione a questo disegno globale, finalizzato ad un controllo sempre più esteso e totalitario della più preziosa e fragile libertà dell’uomo, la libertà di pensiero, e pertanto di coscienza, di ragionamento , delle sue dirette emanazioni, la libertà di parola e d’azione. È un disegno abilmente dissimulato, finemente congegnato, immorale nei suoi mezzi e finalità, satanico nella sua perfetta capacità di falsificazione, farisaico nella sua ipocrisia... Il fine ultimo è il totale asservimento dell’umanità mediante l’oscuramento delle coscienze, l’eclissi della civiltà, il tramonto di una concezione spirituale, morale, della vita, la perdita della fede, la separazione dell’uomo da Dio. Gli scritti di Blondet concorrono a smascherare questo disegno, contrastarlo è un imperativo morale categorico per salvare noi e i nostri figli da una società immonda e sottomessa agli interessi di un’oligarchia criminale, paranoica, unicamente tesa al controllo politico, economico e finanziario globale, che può perseguire e mantenere solo attraverso una continua disinformazione, disarticolazione, immiserimento e abbrutimento del pensiero umano, portando un’umanità senza valori e senza Dio ad un continuo stato di paura e di insicurezza, ad uno scetticismo inerte e rassegnato, ad una visione egoistica, limitata, materialista, disperata dell’esistenza, ridotta, alla soddisfazione di bisogni reali o indotti, di esigenze create da un consumismo insaziabile e meschino.

Nell’arte e nella cultura, nella scienza e nella medicina, si avverte un disperato bisogno di verità, del coraggio della verità, di dare voce e spazio a quanti, come Blondet, smascherano e dissacrano le sacre e immacolate vestali della medicina, i soloni della scienza, i maestri della pseudoarte contemporanea che critici venduti, osannanti e genuflessi celebrano come eccelsi geni, che nessuno in realtà apprezza perché nulla hanno da dire. Nulla di questa pseudoarte giunge al cuore, gratifica l’animo, accende i sentimenti, perché non vi sono sentimenti, né valori, né messaggi, né arte, che è sintesi di vita, di valori, di bellezza, di emozioni, di armonia, di sentimenti, di sensazioni, che molti avvertono, ma pochi sanno esprimere e pochissimi trasmettono.

Una pseudomusica contemporanea fatta di peti assordanti, suoni stridenti, stonature rivoltanti, fa il paio con certe esibizioni di guitti di regime che trangugiano escrementi in dirette TV di Stato, o con certi «artisti» che hanno inscatolato le loro feci che musei di Stato di arte moderna gelosamente custodiscono, e hanno mandato in visibilio critici commossi da così eccelse esibizioni dell’arte figurativa contemporanea, collante, sintesi e simbolo della civiltà sessantottina, globale e post conciliare.

«Similes cum similibus et facillime congregantur».
(Cicerone, Cato Maior de Senectute, III.7 )

Combattiamo insieme con Blondet la buona battaglia perché non riducano noi e i nostri figli a loro immagine e somiglianza.

Dottor Giuseppe Di Bella



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