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“Per padre il diavolo”, un libro sempre più attuale
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Da più di un decennio Per padre il diavolo viene considerato dall’ambiente di riferimento – cattolico/tradizionale – una pietra miliare della critica anti-giudaica, che alla luce della tradizione più verace ebbe la capacità, per bravura del suo autore che vi lavorò ben dieci anni, di riannodare con assoluta chiarezza espositiva, precisione e completezza le trame della battaglia tra sinagoga e Chiesa.

EFFEDIEFFE, in particolar modo nella persona del suo fondatore Fabio de Fina, per anni si era fatta ‘distributore’ di questo testo, diffondendo il suo contenuto a più di una generazione di lettori cattolici e di “destra”. De Fina conservava una copia di Per padre il diavolo all’interno della sua biblioteca privata, e precisamente nello scaffale dei “libri importanti”, posto strategicamente alle spalle della sua scrivania di lavoro. Adorava questo testo, lo citava e lo consigliava; soprattutto lo portava come esempio, per la forza ed il coraggio dimostrati da don Nitoglia nel trattare un argomento tanto delicato, in un periodo storico dove infuriavano le battaglie “revisioniste” e la Legge Mancino incuteva il suo originario terrore.

De Fina, munito di matita e di righellino ottonato, pesante e spesso, era solito sottolineare le parti importanti di un libro che leggeva, apportando categorici punti interrogativi a fianco dei paragrafi se un concetto espresso dall’autore non era sufficientemente “tradizionale” o odorava di troppo buonismo storicista (non parliamo poi se il concetto fosse stato filo-giudaizzante o paganeggiante: in quel caso i punti interrogativi si facevano giganteschi!).

Posso assicurare che i libri letti da de Fina abbondano diffusamente di questi celeberrimi punti di domanda. Era difatti molto raro il caso di un testo che meritasse di essere considerato interamente integrale e genuino e dunque consigliabile ad un pubblico di lettori (nella descrizione della nostra mission potete trovare un esempio di quali erano questi libri). Per padre il diavolo faceva certamente parte di questa rara progenie di libri sani fin dalla loro radice. La sua personale copia, non a caso, non presenta alcuna traccia di annotazioni critiche; al contrario, il libro risulta pressoché sottolineato nella sua interezza.

  
Oggi dunque, anche se de Fina non è più tra noi, in sua vece sono immensamente grato all’autore per il dono fattomi nell’avermi proposto di ristampare questo testo capitale, che entra di diritto a far parte del nostro catalogo editoriale, mirato con assoluta precisione alla formazione sempre più strutturata del lettore cattolico di ogni età ed “estrazione” culturale. Inoltre, ho deciso di inserire il testo di don Nitoglia nella collana “Classici della Tradizione cattolica”, perché a tutti gli effetti è un grande classico, che merita di stare assieme ad opere di autori del calibro di Delassus, di Pinay, di Lémann, di De Corte, etc.

So che molti lettori di EFFEDIEFFE, corrispondenti ed amici di vecchia data che hanno vissuto e condiviso le battaglie all’interno dell’ambiente cattolico/ tradizionale, possiederanno già una copia di questo libro, nella sua classica copertina gialla. Oggi però lo scritto di Nitoglia ha un vitale bisogno di essere caparbiamente rilanciato, sia perché – e lo dico senza alcuna malizia – l’originale venne purtroppo “macchiato” da una introduzione che per via dell’impostazione “culturale” della precedente casa editrice, di stampo evoliano e paganeggiante, ebbe la conseguenza di influenzare negativamente l’approccio critico del lettore, sia perché il testo, per come venne stampato nel 2000, presenta una impaginazione grafica un po’ datata, con carattere molto piccolo, scomode note a fondo capitolo ed una suddivisione dei paragrafi – tra parti scritte dall’autore e citazioni di cui si è avvalso – poco dettagliata e curata.

Questa nuova edizione, corretta, migliorata come leggibilità ed oltretutto ampliata con tre nuove appendici, rappresenta dunque un’ottima opportunità per quel lettore che non si fosse mai accostato prima a tale capolavoro, e specialmente per la nuova generazione di lettori cattolici, che scopriranno in Per padre il diavolo uno strumento indispensabile per potersi formare ad una sana cultura classica di coraggio ed intelligenza universale; i temi in esso affrontati difatti sono abbondantissimi e di ampio respiro (li riassumerà per noi l’amico don Pietro Natalucci al termine di questa presentazione).

Come scrive don Curzio tra le pagine del suo libro:

Nel 1991 cominciai a trattare il problema giudaico da un punto di vista cattolico, rifacendomi a ciò che avevano insegnato i Padri della Chiesa, i Dottori, i Santi, i teologi qualificati, il Magistero pontificio e alcuni autori seri sui rapporti tra Giudaismo (sia quello veterotestamentario sia quello postbiblico) e Cristianesimo. Sono convinto che tale “problema” rappresenti il cuore della nostra Santa Religione. Infatti non si può capire appieno il Vangelo se non si è capito il rapporto che intercorre tra Antico e Nuovo Testamento, tra la Sinagoga talmudica e la Chiesa romana.

Per nulla animato da sentimenti di razzismo, ho affrontato il problema che è soprattutto una questione di Fede, ma che ha anche delle conseguenze “politiche”. Infatti i Cattolici tendono a formare una Società cristiana, conformemente al loro Credo e alla loro Morale, individuale e sociale; mentre il popolo ebraico, che si è ostinato nel rifiuto del Messia Gesù Cristo, tende a regnare sul mondo intero, conformemente allo spirito talmudico e farisaico, che sogna un’era messianica di prosperità materiale e temporale.


Il proposito dell’autore nei confronti del “problema ebraico”, pervaso egli da uno spirito di vera carità nei confronti dei giudei, si sposa perfettamente con la posizione ufficiale della Chiesa (perlomeno di quella preconciliare), che nel 1938, nella persona di Pio XI, era sul punto di pubblicare quella che poi, a causa dell’improvvisa morte del pontefice avvenuta all’inizio del 1939, passò purtroppo alla storia come l’“enciclica nascosta”. Questa voce di Magistero, che non vide mai la luce anche a causa dell’imminente scoppio della guerra, venne pensata da papa Ratti come Enciclica contro l’antisemitismo razziale che imperversava in Europa in quegli anni — concetto foriero di errori “in quanto implica odio e fomenta, o anche solo giustifica, la violenza; è contrario alla morale cristiana e comporta gravi pericoli per la Fede, ovvero il disprezzo per l’Antico Testamento” (decreto del S. Uffizio, 25 marzo 1928); al tempo stesso però, la “Humani generis unitas” – così si chiamava la bozza preparatoria – ribadiva con forza tutto quello che la Chiesa, per 1900 anni, aveva già sancito con forza in merito all’antigiudaismo (che è corretto).

Leggiamone un piccolo stralcio:

“La vera natura, la base autentica della separazione sociale degli ebrei dal resto dell’umanità, ha un carattere propriamente religioso [e non razziale]. La questione ebraica, nella sua essenza, non è né una questione di razza, né di nazione (...) È una questione di religione e, dopo la venuta di Cristo, una questione di cristianesimo (…) Il popolo ebreo ha messo a morte il suo Salvatore (...) Inoltre questo popolo sventurato s’è gettato da sé stesso nella rovina, i suoi capi accecati hanno invocato sulle loro teste la maledizione divina (...) Constatiamo in questo popolo una inimicizia costante rispetto al cristianesimo. Ne risulta una tensione perpetua tra Ebrei e Cristiani mai sopita. Il desiderio ardente della Chiesa di vedere la conversione di tale popolo non l’acceca tuttavia sui pericoli spirituali ai quali il contatto con gli Ebrei può esporre le anime. (...) Fino a che persiste l’incredulità del popolo ebreo (...) la Chiesa deve (...) prevenire i pericoli che questa incredulità (...) potrebbe creare per la fede e i costumi dei fedeli”.

Questa dunque, prima del Concilio e quasi in piena seconda guerra mondiale, era ancora la posizione ufficiale della Chiesa Cattolica in merito al “problema ebraico”, posizione perfetta, intelligente e divinamente ispirata; come scrive don Curzio, detta posizione affrontava sì il problema giudaico da un punto di vista della Fede, ma non solamente; come si evince dalle parole di Pio XI (parti in grassetto) Roma aveva ben presente anche le conseguenze “politiche” e “sociali” del contatto e dell’influenza che il giudaismo spirava sul mondo, influenza nefasta che la Chiesa non ha MAI trascurato o negato, nemmeno durante un periodo tanto problematico come quello degli anni ’20 e ’30.

È per tale motivo – come la Chiesa, madre e paladina di Giustizia, ha sempre indicato – che la rivoluzione ed il Giudaismo talmudico (che la ispira), essendo satanici nella loro essenza, possono essere combattuti e vinti solo da una reazione che sia soprannaturale nella sua essenza.

Se tutte le persone di buona lena e buona predisposizione e volontà – soprattutto tra le fila della destra inquinata e dirottata da decenni di guenonismo ed evolismo – capissero la portata di tale vocazione, ovvero tornassero a marciare sotto lo stendardo di Cristo, forse ci sarebbe ancora speranza per la riforma della nostra società, e per una sua futura ricostruzione.

Questo libro può e deve fare anche al caso loro, perché i fatti riportati ed ampiamente documentati da don Nitoglia sono indispensabili per farci riflettere al fine di porre rimedio al male gravissimo che ci minaccia subdolamente, sia dal punto di vista geopolitico: la questione del sionismo, che ci ha portato alle soglie della Terza guerra mondiale, sia dal punto di vista socio/economico: il problema del Mondialismo, che vorrebbe spalancare le porte al regno dell’anticristo finale, ma soprattutto dal punto di vista teologico: la natura del giudaismo talmudico, i rapporti tra Antico e Nuovo Testamento, l’infiltrazione giudaico/massonica all’interno della Chiesa con il Concilio Vaticano II e la guerra perenne tra Chiesa e contro-chiesa.

Pertanto, lo studio profondo e serio del giudaismo più nascosto che questo libro si propone di fare è assolutamente di estrema attualità, poiché è proprio l’Apocalittica giudaica che, quale “ordigno bellico” come disse A. Romeo, ci sta portando verso la terza guerra mondiale.

Per opporsi a tale devastazione e degrado, la parte della società ancora buona e sana – che nonostante anni di ignoranza inoculata può ancora emergere da un bacino di “destra” – deve urgentemente tornare a praticare quanto segue:

Innanzitutto pregare: “Un tale genere di demoni non si scaccia se non con la preghiera ed il digiuno”. Poi vigilare, per non lasciarsi ingannare dalle astuzie dei “maestri dell’infiltrazione”, che sanno montare falsi movimenti per poter poi invocare leggi repressive. Infine occorre saper organizzare una vera controffensiva, basata sia sullo studio del Giudaismo-talmudico per togliergli la maschera dietro la quale si presenta in pubblico, sia sull’azione pubblica, culturale e politica (non partitica però!), impiegando tutti i mezzi leciti che la Provvidenza ha posto nelle nostre mani, e ricordandoci sempre della promessa del Divin Salvatore: “Le porte dell’Inferno non prevarranno”. Soltanto così, sostenuti dall’onnipotenza divina, potremo combattere e stravincere quella che sembra essere una lotta impari, simile a quella di David contro Golia.

Da quasi 30 anni quello sopra espresso è il vero ‘programma’ di contenuti che EFFEDIEFFE ha cercato incessantemente di ispirare presso i suoi lettori — perlomeno nella parte relativa all’invito alla preghiera, allo studio ed all’‘azione’ culturale.

Oggi, la ripubblicazione di Per padre il diavolo si inserisce perfettamente in questo programma di formazione, anzi, ne diviene un tassello davvero fondamentale.

Ringrazio nuovamente tutti coloro che ci seguono, per la costante e generosa partecipazione alle iniziative di questa piccola realtà editoriale.

Affidiamo il nostro lavoro al vento della Provvidenza ed al giudizio insindacabile di Dio.

Lorenzo de Vita


PADRE PABLO NATALUCCI s. j.
Invito alla lettura alla seconda edizione

L’editore EFFEDIEFFE (Proceno di Viterbo) ristampa per l’ottobre del 2016 il libro di Curzio Nitoglia Per padre il diavolo. Introduzione al problema ebraico secondo la Tradizione cattolica, che ha avuto la sua prima edizione nel 2002 con la Società Editrice Barbarossa di Cusano Milanino.

Il libro dopo 14 anni è ancora più attuale dato il progresso della preponderanza ebraica nella costruzione del “Nuovo Ordine Mondiale” a partire dalla guerra contro l’Iraq nel 2003 sino alle cosiddette “primavere arabe” del 2011, che in Siria ci stanno portando verso una probabile terza guerra mondiale atomica, data la contrapposizione frontale creatasi in loco tra gli Usa e la Russia di Putin (2015/2016).

Per padre il diavolo è una sorta di Summa della dottrina cattolica tradizionale, anteriore alle deformazioni conciliari (Nostra aetate, 1965) e postconciliari (Magonza: L’Antica Alleanza mai revocata, Giovanni Paolo II, 1981; Tempio maggiore di Roma: Ebrei fratelli maggiori dei Cristiani nella Fede di Abramo, Giovanni Paolo II, 1986) sulla questione ebraica, studiata da un punto di vista teologico, politico, economico ed etnico alla luce della S. Scrittura, della Tradizione patristica e scolastica, del Magistero tradizionale e degli autori controrivoluzionari, che hanno scritto sul complotto ebraico/massonico contro la Chiesa romana.

Inoltre il libro è stato ristampato con un carattere molto più grande che rende facile la lettura, visto che nella prima edizione il carattere era molto piccolo e quindi difficilmente leggibile.

In questa seconda edizione sono poi stati aggiunti alcuni capitoli riguardanti:

1°) il Messianismo e l’Apocalittica razzista ebraica, trattati da famosi teologi ed esegeti (Giuseppe Ricciotti, Alberto Vaccari, Antonino Romeo e Francesco Spadafora).

2°) L’Omicidio Rituale ebraico, secondo le nuove argomentazioni apportate dallo storico medievista, professore universitario di Gerusalemme e rabbino israelita, Ariel Toaff nel suo libro Pasque di sangue (Bologna, Il Mulino, I ed., 2007), che ha suscitato tante polemiche, proprio perché per la prima volta uno storico ebreo e per di più rabbino a Gerusalemme, non convertito al Cristianesimo, ha ammesso la veridicità storica della pratica talmudica dell’omicidio rituale dei cristiani da parte dell’ebraismo specialmente askenazita.

I temi trattati nel testo

1°) Nell’introduzione si affronta il problema ebraico nel suo insieme per svilupparlo, poi, capitolo dopo capitolo nel corso del libro.

2°) Si inizia con il problema del deicidio e della responsabilità collettiva dell’ebraismo talmudico nella crocifissione di Gesù.

3°) Si tratta della condanna a morte di Gesù e delle molteplici irregolarità contro la legge penale ebraica, che furono perpetrate dal sinedrio durante il processo fatto a Gesù.

4°) Si affronta la questione del Messia per constatare se gli ebrei contemporanei sapessero che Gesù era il Messia.

5°) Si confrontano l’Antico e il Nuovo Testamento per dimostrare che l’Antico Testamento non è cattivo in sé, ma è imperfetto rispetto al Nuovo Testamento, che ne è il coronamento e la realizzazione.

6°) Si discute la questione della cabala spuria ed esoterica, che è il pervertimento della Tradizione verace iniziatasi con la Rivelazione di Dio ad Adamo nel paradiso terrestre e che è la fonte di ogni dottrina occultistica.

7°) Si citano i vari passaggi del Talmud che impongono come precetto “religioso” l’odio contro Cristo e i cristiani.

8°) Si esamina la natura della religione ebraica post-biblica; come pure il contenuto delle “Toledòth Jéshu”, ossia le “storielle ebraiche” infamanti contro la persona di Gesù, Maria e Giuseppe.

9°) Si mettono a confronto la dottrina e la storia massonica con quella giudaico-talmudica per constatare che la massoneria è una sorta di terz’ordine del giudaismo rabbinico.

10°) Si svolge il tema della natura del Bené Berìt ossia della massoneria ebraica.

11°) Si studiano le differenze sostanziali tra l’antigiudaismo teologico, che si basa sull’incredulità  ebraica nella divinità di Cristo, e l’antisemitismo razziale, che si fonda su una questione  puramente e strettamente biologica.

12°) Si sostiene la teoria del complotto giudaico/massonico contro la Chiesa e delle infiltrazioni delle sette segrete nel seno di Essa.

13°) Si pone il problema dei marrani o falsi convertiti, che apparentemente si comportavano da cristiani, pur restando privatamente e segretamente ebrei per distruggere la Chiesa e la Cristianità dall’interno.

14°) Si confrontano i rapporti intercorsi tra l’islam di Maometto e la dottrina ebraica talmudica e quella del cristianesimo ereticale e gnosticheggiante cui Maometto ha attinto.

15°) Si mostra l’iniquità giuridica ed etica del Sionismo a danno dei Palestinesi, la sua pericolosità potenziale che poi è diventata la miccia denotatrice, che ha re-incendiato il mondo dopo la Seconda Guerra mondiale, a partire dal Vicino Oriente, e ci sta portando all’attuale “scontro di civiltà” nel Vicino e Medio Oriente e nell’Africa mediterranea.

16°) Si dipana la questione dalla distruzione del Tempio di Gerusalemme nel 70 d. C. per dimostrare che il giudaismo attuale non è più una religione, non avendo più né il sacerdozio, né il sacrificio e né il Tempio, l’unico luogo ove si potevano offrire sacrifici a Dio.

17°) Si spiega la questione dell’Anticristo finale alla luce della S. Scrittura e della Tradizione patristica e scolastica.

18°) Si sviluppa il tema della vulgata sterminazionista e del cosiddetto “olocausto” degli ebrei durante la Seconda Guerra mondiale, “olocausto” che nella Vecchia Europa di fatto ha rimpiazzato come “religione laica” l’Olocausto del Verbo Incarnato per la Redenzione dell’umanità.

19°) Si illustrano gli aspetti geopolitici del giudaismo statunitense e sionista: il mondialismo, la plutocrazia e le sette segrete, tra cui soprattutto la massoneria.

20°) Si svolge il tema del giudaismo svolto dagli autori controrivoluzionari dell’Ottocento e Novecento approvati e lodati dalla S. Sede e specialmente da papa Pio IX e Leone XIII.

21°) Si apre un dibattito sulla conversione dall’ebraismo al cristianesimo, secondo le Lettere del rabbino convertito Paul Drach agli israeliti e gli scritti dei due fratelli Augustin e Joseph Lémann, anche loro ebrei convertiti e divenuti sacerdoti cattolici.

22°) Finalmente si spiega la frase del Vangelo di San Giovanni (VIII, 42) “Voi avete per padre il diavolo”, che ha dato il titolo al libro, alla luce dei commenti dei Padri della Chiesa e dei Dottori scolastici (specialmente di San Tommaso d’Aquino, il “Dottore Comune e Ufficiale” della Chiesa) per capire la portata esatta di questa affermazione di Gesù, che pone il giudaismo post-biblico all’origine della maggior parte degli errori e alle dipendenze dirette del proprio padre spirituale, il diavolo.

Consiglio vivamente lo studio di questo libro e il suo approfondimento alla luce della ricca bibliografia in esso contenuta la quale aiuterà il lettore a studiare in maniera più specifica i temi in esso trattati, che l’autore stesso ha illustrato negli altri suoi libri sullo stesso tema.

padre Pablo Natalucci s. j.

**********
 

(Per padre il diavolo, 624 pp., formato grande con bandelle)


21,60 euro
 
(Sconto riservato ai lettori EFFEDIEFFE fino al 20 ottobre)
 



  EFFEDIEFFE.com  


 
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