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Musica e rivoluzione
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La rivoluzione culturale tra musica decadente, sesso, malattia e delirio filosofico

Nel 2009 le edizioni EFFEDIEFFE pubblicavano un saggio di Michael E. Jones, Il ritorno di Dioniso (1) che disegna, con puntualità e ricchezza di riferimenti, le strade percorse dall’ideologia anarchica per salire nel palazzo del potere culturale e realizzare, dall’alto, i più bassi desideri degli effervescenti, degli sconvolti e dei malvissuti da salotto.

La ricostruzione dello storico viaggio compiuto dall’utopia anarchica è uno strumento di analisi, più che prezioso indispensabile, a chiunque intenda capire e affrontare seriamente la mostruosa alleanza del salotto buono con il disordine mentale e il teppismo di massa.

La rivoluzione culturale oggi in atto – davanti allo sguardo del clero disorientato e/o compiacente e delle parrocchie sgangherate dalla filosofia di Maritain e dalla teologia di Rahner e della destra ignara e/o frastornata, appiattita sulle letture nietzschiane – è il collettore-vettore degli spurghi rivoluzionari e reazionari dell’Ottocento e del Novecento. Una vivente antologia degli errori abbacinanti e delle tanatofile devianze in discesa dalla cultura dei lumi al lumicino.

Michail Bakunin
  Michail Bakunin
La caduta della rivoluzione comunista nella snervante musica che accompagna le trasgressioni di massa, ha lontano inizio nella rivoluzione fallita a Dresda nel 1849. In quella data il libertino Richard Wagner (1813-1883), dopo aver partecipato alla fallita insurrezione organizzata da un emulo di Marx, il nobiluomo russo Michail Bakunin (1814-1876), prese le distanze dalla strategia dei rivoluzionari osservanti. Deluso dall’insuccesso, il già affermato compositore decise di affidare il destino della rivoluzione, nella quale continuava a credere, ai rapinosi incantesimi del melodramma. Secondo Wagner, la mitologia trasgressiva e la musica erano in grado di aggredire e capovolgere quell’ordine cristiano e borghese, che a Dresda aveva resistito facilmente all’assalto furioso quanto patetico della piazza anarchica. Al seguito di una geniale e vincente intuizione, il laboratorio della rivolta si trasferì dalla piazza violenta di Bakunin all’ammaliante teatro di Wagner. Prima di approdare alla musica come accompagnamento dello sballo e all’anarchia borghese, la rivoluzione culturale passerà per le sale soporifere dei concerti dodecafonici.

Wagner, trasformando la canzone dell’anarchia in musica di scena, riuscì nell’impresa di sedurre l’ondivaga sensualità dei borghesi illuminati. E al seguito di una plagiata borghesia, la sovversione incominciò a salire i gradini della cultura rispettabile – il radical chic. Il rivoluzionario Wagner esplorava e adulava le oscure profondità della debolezza borghese. Misteri ignoti a Bakunin e a Marx, che tenevano lo sguardo fisso sull’economia. Derivato dalla logica totalizzante e rapinosa di Hegel, il pensiero di Bakunin, come quello di Marx, contemplava l’assoluto mondano in cammino verso la piatta e noiosa uguaglianza. La profezia del comunismo abbassava al grigiore il senso della storia. L’ideologia comunista ammetteva il libero amore, ma raffreddava la passione appiattendola sull’utopia proletaria. La felicità, nel pensiero di Wagner, invece, era un fiume elegante e intrigante, in fascinosa, perenne corsa tra le riflessioni di Arthur Schopenhauer sulla tirannia esercitata dalla volontà impersonale e il desiderio sensuale, celebrato da Ludwig Feurbach. Alle plebi umiliate, Bakunin e Marx proponevano il livellamento delle diversità. All’Europa ribelle alle leggi dell’onesto vivere Wagner offriva adulteri brillanti, avventure esclusive e raffinate estenuazioni. Bakunin proponeva il sole dell’avvenire in braghe di tela, Wagner il tramonto dell’Occidente nel ricco e vellutato disordine del salotto borghese.

Richard Wagner
  Richard Wagner
D’altra parte, la musicante filosofia di Wagner prospettava un perfetto rovesciamento del Prologo al Vangelo secondo Giovanni: in principio era la follia erotica. Manifesto degli autodistruttori, l’arte rivoluzionaria e ossessionante di Wagner apparve sul palcoscenico della sragione assoluta, dove il fatalismo tragico e mortifero di Tristano e Isotta seduceva e asserviva il distorto e fumoso desiderio di liberazione dalla legge suscitato dagli anarchici puri. Concepito al bivio tra la passione furibonda e la quieta morte, il duetto degli adulteri Tristano e Isotta è l’inno alla felicità thanatofila. L’amore disordinato avvince i due amanti e li trascina nelle rapinose fantasticherie intorno alla cupidigia di perdizione: «O notte dAmore discendi e garantisci loblio che possa vivere; mettimi nel tuo grembo, dissolvimi da questo mondo, estingui ora lultima lampada; ciò che abbiamo pensato, tutto il pensato, tutto ciò che abbiamo ricordato, Santo Crepuscolo, sublime presagio, estingui lorrore delle nostre fantasticherie in un colpo capace di distruggere il mondo».

Da Wagner a Nietzsche. Sensualità e morte sono le passioni che agitano la filosofia oltreumana di Friedrich Nietzsche, fanatico uditore del Tristano e Isotta: «Cè stato un tempo nel quale io non perdevo mai una rappresentazione del Tristano allo Hofstheater di Monaco, quella che è la più sublime e pericolosa delle opere di Wagner, che nella sua passione sensuale e soprasensuale, nel suo lascivo desiderio per il letto, è davvero adatta ai giovani, nelletà in cui il desiderio erotico è così importante». Il pianeta messo in orbita da Wagner causò l’eclissi dell’umanesimo cristiano e della sua controfigura illuminista. Rovesciò il Paradiso nell’inferno dionisiaco e la nona sinfonia in un inno al doloroso piacere. L’oltreumano entrò nella scena europea quando la passionale canzone di Tristano e Isotta istigò il giovane Nietzsche alla frequentazione del postribolo, nel quale si consumò l’incontro romantico con l’infettante Esmeralda (o Esmeraldo, stando alle insinuazioni dell’intenditore Thomas Mann). La malattia sessuale diventò uno strumento di purificazione e fu esibita quale risultato ed emblema del piacere sommamente mortale.

Nietzsche
  Nietzsche
L’iniziazione di Nietzsche ai porno-misteri dell’eclissi avvenne nell’ammaliante solco dell’appassionato delirio wagneriano. L’amico Peter Geist, che fece visita al Nietzsche ricoverato in manicomio, sostenne che la sua follia era autoindotta. La cultura occidentale era pronta a rovesciare la ragione nello sballo. L’opinione di Geist fu ripresa entusiasticamente dall’ultramoderno Roberto Calasso il quale, correva il fatidico ‘68, scrisse una prefazione alla nuova edizione di Ecce homo per esaltare la decisione nietzscheana di chiudere la ragione nel castello della beata follia. Nella sua prima opera d’impianto teoretico, La nascita della tragedia, Nietzsche afferma, peraltro, che il dominio sul corpo è l’errore comune a tutti i razionalisti, Socrate e Platone in testa. «Platone è un codardo di fronte alla realtà, conseguentemente si rifugia nellideale. ... Platone così aberrante da tutti gli istinti fondamentali degli Elleni, così moralizzato, così cristianoin anticipo». Da quel punto in avanti l’alluvionale opera di Nietzsche corre a precipizio verso l’estuario dionisiaco, dove la dottrina dei misteri eleusini giustifica e propizia il gioioso oscuramento della ragione e la morte dell’etica. Il dionisismo celebra il trionfo dell’estasi orgiastica. Nietzsche afferma addirittura che non crederebbe nel Dio dei dieci comandamenti neppure se la sua esistenza fosse dimostrata con rigore scientifico.

L’oltreuomo si affida alla volontà della carne in rivolta contro lo spirito: poiché la metafisica è generata dal demone socratico, che dissuade incutendo timore, la liberazione degli impulsi del corpo deve iniziare dalla insurrezione contro la ragione, odioso strumento della virtù. Se non che l’uomo che scende in guerra contro la ragione socratica e cristiana deve sopportare le roventi pene immaginate dallo spirito tragico dei greci. Deve nutrirsi di piacere infelice, poiché la vita del trasgressore, sostiene Nietzsche, è una belva crudele, che affonda i suoi artigli nella carne dei viventi. Per mostrare l’aspetto incontinente e feroce della teoria nietzschiana intorno allo spirito tragico dei greci, lo storico Joachim Köhler sottolinea il compiacimento con cui il giovane professore di Filologia a Basilea si esaltava per gli atti di barbarie narrati dalla mitologia dionisiaca. Köhler cita un brano dei taccuini di Nietzsche dove egli confessa, senza ombra di vergogna, che la lettura delle scene orribili e ripugnanti, descritte nelle Baccanti di Euripide, destò l’entusiasmo incontrollato dei suoi allievi, evidentemente educati e istigati ad apprezzare quel genere disgustoso di rappresentazioni.

Rilevata la mostruosità dell’entusiasmo dionisiaco, che deliziava Nietzsche, Köhler rammenta: «Euripide racconta come lambiguo dio Dioniso faccia prima assumere al suo dichiarato nemico Penteo, rappresentante della legge e dellordine, laspetto duna smorfiosa e poi lo faccia dilaniare dalle Menadi. Sacerdotessa del sacrificio è la madre stessa (di Penteo), che, anchessa accecata da Dioniso, porta in trionfo la testa del figlio ucciso infilzata sul suo tirso. E tutto questo ha destato piacere nei giovani! Non orrore o disgusto per il fatto che il grido della vittima si mescoli con il giubilo delle forsennate, ma una forte impressione, ecco cosa si aspettava Nietzsche dallinsegnamento del greco».

L’incontro dei due rivoluzionari di classe, Wagner e Nietzsche, produsse la scintille di una rivoluzione inedita, quasi prefigurazione di quella rivolta studentesca, che sarà accompagnata dai fracassi musicali raccomandati dal francofortese Theodor Wiesengrund Adorno. La musica di Wagner guida la rivoluzione proletaria che entra nel teatro della borghesia. Mentre la rivoluzione di Marx avanzava sulla via del gulag e della catastrofe, la rivoluzione musicante di Wagner abbandonava i sogni di Bakunin e preparava quella perfetta macchina del delirio oggi in funzione sotto lo scrosciante applauso delle università oscurantiste. La mente di Wagner partoriva infatti i simboli estremi del disordine morale: Sigfrido, l’eroe generato dall’incesto, l’amoroso suicidio di Tristano e Isotta, gli adulteri ideali. L’esaltazione della morale invertita accese l’anima dell'inquieto Nietzsche, che nella musica di Wagner udiva il richiamo della foresta primitiva, infestata dal delirio omicida delle baccanti. Il dionisismo di Nietzsche sorpassò l’utopia comunista, proponendo un’umanità senza ragione e senza legge.

Nietzsche preparava la cultura che nel Sessantotto insorgerà contro la ragione, incarnata (Marcuse dixit) nella filosofia del fascista Aristotele. Cultura degnamente celebrata dal frastuono infernale eseguito da bande drogastiche. Ad opera di Nietzsche l’anarchismo si rovesciò nella destra elucubrante intorno agli uomini superiori. Al seguito dei nicciani di Francoforte gli eredi degli uomini superiori – i banchieri, gli industriali, i politicanti, i professionisti strapagati – si rovesciarono in una imitazione dell’ultrasinistra. Nel perfetto oscuramento della ragione svanirono i tradizionali paletti e le ragioni dei servi furono allegramente cavalcate dai figli dei padroni. Con loro la rivoluzione si mise in marcia verso i traguardi del decadentismo: sesso in ogni direzione, vacanza e sballo.

Wagner e Nietzsche sono i profeti della rivoluzione in atto nei luoghi deputati al suicidio della cultura e dell’umanità occidentale. Tristano ed Isotta sono i progenitori dell’umanità che si estenua nei sabati sera e nelle notti bianche, che corre su piste di coca, che insegue fantasticherie anarchiche, che ascolta musica assordante e alienante, che uccide in famiglia.

È necessario comprendere che la malattia mentale di Nietzsche – non a caso filosofo venerato dal guru Eugenio Scalfari – ha pronunciato l’ultima parola della rivoluzione avviata da Lutero e portata avanti dagli ultimi continuatori della rivoluzione illuministica e cioè i francofortesi.

Guardiamoci intorno e deponiamo le armi del pregiudizio. Il mondo sincretista nel quale viviamo costituisce la risposta alle domande di Giorgio Gaber: dov'è la sinistra? Dov'è la destra? Le carte sono mescolate con furore. I genitori dei sanguinari e angoscianti sabati sera sono Tristano e Isotta. La devastazione d’oggi ha origine dal poema erotico a due voci, che ha affondato la rivoluzione nella volontà d’impotenza. L’eclissi della ragione, la confusione imperante, il diffuso disorientamento, la moltiplicazione dei vizi, lo sfascio delle famiglie sono i risultati della rivoluzione culturale inaugurata da Wagner. Gli intellettuali di sinistra detestano il compositore di destra abbandonandosi ad eccessi wagneriani. Riformano la filosofia di Nietzsche imitando il suo naufragio fra le cosce di una Esmeralda/Esmeraldo. Calunniano la borghesia ripetendo le sue eleganti e futili manfrine. Bakunin e Marx, al tandem? Sono i perdenti. Rappresentano Wagner senza musica e senza delirio. Un Wagner dimesso, buono per i giorni lavorativi.

La domenica della rivoluzione si celebra nel teatro iniziatico, dove sinistra e destra si sfidano lanciando identici spruzzi di endura catara. Cinque secoli di rivoluzioni illuminanti sono serviti a far retrocedere la sinistra e la destra d’Europa al Medioevo dei catari e dei bogomili. Il progresso ha finalità oscurantistiche che la folla degli illuminati di seconda mano non conosce ancora. La commedia delle parti è tuttora in scena. E per produrre i malesseri della società, lo spettacolo gradito dalla finanza iniziatica e strozzina.

Solo la verità può liberarci dall’impostura salottiera. La via d’uscita dall’incantesimo demenziale suscitato dal sessantottismo passa per la faticosa informazione e per l’attenta lettura dei testi sacri della rivoluzione salottiera. Il clero deve destarsi dai sogni ispirati dall’anacronistico progressismo. La destra deve finalmente leggere le pagine in cui Nietzsche dichiara senza ritegno la sua appartenenza al partito del delirio e della dissoluzione.

Piero Vassallo





1
) Michael E. Jones, Il ritorno di Dioniso Musica e rivoluzione culturale, 2009, pagine 240, prezzo scontato euro 15,00




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