>> Login Sostenitori :              | 
header-1

RSS 2.0
menu-1
TUTTI |0-9 |A |B |C |D |E |F |G |H |I |J |K |L |M |N |O |P |Q |R |S |T |U |V |W |X |Y |Z

Archivio Articoli Recensioni

Romano Mussolini
Stampa
  Text size
E' morto Romano Mussolini, figlio del Duce, l'ultimo superstite di 5 fratelli, Edda, Bruno, Vittorio, ed Annamaria; ho avuto l'onore di conoscerlo in occasione di due iniziative editoriali di Effedieffe: «Elegia», il libro di suggestive poesie futuriste, sul Duce, di Franco Accame (vero gentiluomo, oltre che straordinario talento di poeta), e «Vita col Duce», una lunga intervista, raccolta da Luciano Garibaldi, a Carradori, uomo-ombra di Benito Mussolini dal 1938 al 1945; fino a quel momento Carradori si era sempre rifiutato di parlare con chiunque della sua esclusiva e storica esperienza di vita.

Nel caso di «Elegia», dopo aver letto le poesie di Franco Accame, Romano Mussolini, commosso, si mise subito al lavoro per preparare 6 ritratti di suo padre da allegare al libro; di questi me ne fece scegliere uno in regalo (il discorso del Duce sul carro armato, in piazza Castello, nel 1944); una poesia gli era piaciuta in modo particolare, «Gran Sasso», che racconta la liberazione del Duce da parte dei tedeschi: Gelo, foschia sei nella prigione più alta, sulla vetta. Terzo giorno: uno strano ronzio volti amici, mani tese il tempo di brindare ma il capitano ha fretta ti aiuta ad indossare quel pastrano che un colpo di vento manderà eternato sulle copertine con quello sguardo sotto la tesa.

Partenza a scommessa come goliardica avventura un brivido, ed è fatta! Per «Elegia», come per «Vita col Duce», Romano Mussolini aveva messo a disposizione un buon numero di foto inedite per arricchire le opere. Avevo già conosciuto informalmente Romano Mussolini [voglio ripetere sempre il cognome, anzitutto per rispetto, e poi per evitare comportarmenti come quelli di alcuni politici di Alleanza Nazionale che, ora che è morto, dopo averlo perennemente ignorato, citandolo usano il nome proprio per simulare una inesistente familiarità] avendolo seguito qualche volta nei suoi concerti jazz; in quelle circostanze mi aveva colpito la sua umiltà, la sua semplicità, l'artigianalità del suo scarno entourage commerciale (quasi sempre un amico, che approntava un banchetto in cui erano vendute cassette, poi CD, qualche volta libri); un umile commercio ritenuto però importante da un uomo che era stato ai vertici assoluti della storia e che ora voleva vivere - e viveva - del suo lavoro di musicista.

Gentile ed affabile con tutti, non si vergognava di chiedere, ironicamente, notizie dell'incasso, spesso magro, e penso che più che dall'aspetto venale fosse gratificato perché qualcuno, con l'acquisto, riconosceva la validità della sua opera artistica. Quanta differenza con i politici di oggi, che con semplici posti di sottosegretari si «sistemano» l'albero geneaologico per molte generazioni future!

Disponibile, un sorriso per tutti, un autografo con dedica per tutti; vestiva con semplicità, ma signorilità e professionalità, gli occhi erano buoni, qualche volta erano persi dietro chissà quali incredibili ricordi; sembrava quasi che cercassero un silenzio ovattato, l'anonimato, dopo i terribili clamori della sua adolescenza e della sua gioventù. Ma era proprio il «figlio del Duce»? Di un uomo che aveva fatto trepidare milioni di cuori, per il quale generazioni di uomini erano stati disponibili a morire (e moltissimi erano morti), mettendo in secondo piano madri, mogli, figli, lavoro per un ideale superiore da concretizzare; e ciò in silenzio, nell'anonimato, senza celebrità e gloria? Che differenza di scelte con gli ominidi di oggi, che venderebbero la madre ad una banda di extracomunitari per una apparizione in TV, per i quali il punto di vista da imporre è la scelta di un film piuttosto che un altro, di un ristorante piuttosto che un altro!

Sembrava impossibile potesse essere così semplice chiacchierare col «figlio del Duce», avere il suo indirizzo e numero di telefono, cenare con lui! A seguito delle edizioni dei due libri i rapporti divennero più stretti; appena gli era possibile partecipava generosamente ad ogni presentazione; soprattutto per il libro «Vita col Duce» la sua presenza dava un crisma di ufficialità, di conferma, di attendibilità alla testimonianza di Carradori. Nelle conferenze il suo eloquio era essenziale, incisivo, lapidario; alternava ricordi del Duce come se stesse parlando di un padre che lavorava in banca [«nostro padre, uomo dell'Ottocento per quanto riguardava i gusti musicali (amava la lirica e la musica classica) osteggiava la passione di Vittorio (che si sarebbe poi trasmessa a Romano) per il jazz, ma poi lasciava fare»] a considerazioni sul Duce che denotavano grande acume politico [«vi immaginate cosa sarebbe riuscito a fare in più mio padre, che ha costruito con scarsissime risorse città intere e realizzato immense opere pubbliche, se avesse potuto disporre dei fondi sterminati che hanno avuto (grazie alla persecuzione fiscale, nota Effedieffe) i governanti dal dopoguerra?»].

Veniva fuori dai ricordi personali il ritratto di un uomo politico che era stato capace di mixare i valori eterni della nostra civiltà occidentale e cristiana con gli aspetti migliori della modernità, quali la tecnologia, l'organizzazione, l'aristocratizzazione degli uomini e delle donne a qualunque ceto sociale appartenessero, di un uomo senza il quale i suddetti valori avrebbero avuto difensori in parrucchino, con la scatola dei nei, rigidi, privi di fantasia e di passione, contro avversari cinici, spregiudicati, smaliziati. Lo infastidivano solo le critiche per le scelte politiche (Alleanza Nazionale) della figlia Alessandra: ciò quando, dopo le serate, era avvicinato da vecchi e giovani «fascisti», che accalcandosi polemizzavano o ironizzavano su questo argomento; la figlia Alessandra, che, si capiva, amava in modo particolare e di cui era molto orgoglioso (quando ne parlava gli si illuminavano gli occhi) non poteva essere discussa.

Ho sentito l'altra sera Franco Accame, il citato grandissimo poeta genovese; gli ho chiesto notizie della moglie, della figlia, del suo cane Pedro (uno stupendo golden retriver) del lavoro; di Pedro mi ha risposto che lo stava portando a spasso Romano Mussolini (il cane era morto da poco); non so se Romano Mussolini amasse gli animali (penso che un uomo sensibile come lui non potesse non amarli); mi piace perciò ricordarlo, come suggerisce Accame, a spasso per i cieli con Pedro.

Fabio de Fina




 
Nessun commento per questo articolo

Aggiungi commento


Libreria Ritorno al Reale

EFFEDIEFFESHOP.com
La libreria on-line di EFFEDIEFFE: una selezione di oltre 1300 testi, molti introvabili, in linea con lo spirito editoriale che ci contraddistingue.

Servizi online EFFEDIEFFE.com

Archivio EFFEDIEFFE : Cerca nell'archivio
EFFEDIEFFE tutti i nostri articoli dal
2004 in poi.

Lettere alla redazione : Scrivi a
EFFEDIEFFE.com

Iscriviti alla Newsletter : Resta
aggiornato con gli eventi e le novita'
editorali EFFEDIEFFE

Chi Siamo : Per conoscere la nostra missione, la fede e gli ideali che animano il nostro lavoro.



Redazione : Conoscete tutti i collaboratori EFFEDIEFFE.com

Contatta EFFEDIEFFE : Come
raggiungerci e come contattarci
per telefono e email.

RSS : Rimani aggiornato con i nostri Web feeds

effedieffe Il sito www.effedieffe.com.non è un "prodotto editoriale diffuso al pubblico con periodicità regolare e contraddistinto da una testata", come richiede la legge numero 62 del 7 marzo 2001. Gli aggiornamenti vengono effettuati senza alcuna scadenza fissa e/o periodicità