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San Giuseppe nel Vangelo
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Attraverso l’indagine storica, biblica e psicologica, mons. Landucci, in questo libro inedito, tenta di cogliere le sconfinate profondità che rifulgono in San Giuseppe

«[S. Giuseppe] Nell’epoca del rumore e dello strepito, è il modello del silenzio - nell’epoca dell’agitazione senza freno, è l’uomo della preghiera immobile - nell’epoca della vita in superficie, è l’uomo della vita in profondità - nell’epoca della libertà e delle rivolte, è l’uomo dell’obbedienza - nell’epoca della disorganizzazione delle famiglie è il modello della dedizione paterna, della delicatezza e della fedeltà coniugali - nell’epoca in cui sembrano contare solo i valori temporali è l’uomo dei valori veri» (p. R. Plus).

Soprattutto in questi tempi sconvolgenti è sempre più urgente riavvicinarsi a San Giuseppe, tanta è l’attualità e l’utilità della sua devozione.

Effedieffe, per il S. Natale 2021, invita a questo riavvicinamento attraverso la guida di mons. Pier Carlo Landucci (1900-1986), che sul castissimo Sposo redasse un manoscritto nel 1945 quando ricorreva il 75° anno della proclamazione di San Giuseppe a Patrono della Chiesa universale (8 dicembre del 1870).

Il manoscritto su San Giuseppe ad opera di Landucci constava di 87 fogli vergati a penna stilografica con inchiostro nero e diverse correzioni, che il Landucci operò durante le sue riletture. Questo libro non vide mai la luce mentre il Servo di Dio era ancora in vita. Dal 1945 sono passati ulteriori 75 prima dell’attuale anno giuseppino (2020, che ha termine col 2021).

Per onorare questo anniversario, la Postulazione della causa di beatificazione di mons. Landucci (che sta lavorando alacremente affinché Landucci possa ricevere l’omaggio del culto pubblico — la Positio super vita, virtutibus et fama sanctitatis è stata conclusa a giugno 2021 con l’Imprimi potest ed è in corso il procedimento per l’esame super myro attribuito all’intercessione del Servo di Dio) ha incaricato le Edizioni Effedieffe di pubblicare San Giuseppe nel Vangelo recuperando il manoscritto originale dall’Archivio privato Capuzza, fasc. V, 2, f.n.n. ubicato a Rocca di Papa.

Così, dopo Teilhard de Chardin — Aberrazioni (2015), Ascetica Cristiana (2017), e dopo la precedente pubblicazione de Il Dio in cui crediamo (realizzata nel 2001 da Fabio de Fina con il titolo Prima che Abramo fosse, Io sono), questo è il quarto libro di mons. P.C. Landucci che le Edizioni Effedieffe hanno il privilegio di poter stampare.

Ne ringraziamo la Provvidenza e il professor Vittorio Capuzza, Postulatore della Causa di Beatificazione e di Canonizzazione.

Come è nato San Giuseppe nel Vangelo

  Mons. P.C. Landucci
Dal novembre del 1942 la situazione per mons. Landucci era diventata improvvisamente critica: per lui arrivarono come un fulmine a ciel sereno la povertà, la diffidenza di non pochi confratelli (trattato come se fosse responsabile di chissà quale colpa: si trattava della sua fedeltà alla tradizione) ed il conseguente isolamento.

La ragione di questa diffidenza risiede nella testimonianza del cardinal Pietro Palazzini, che fu allievo di Landucci: «Mons. Landucci prese posizione contro gli equilibristi della nuova teologia scaturita dal Vaticano II e con quella sua logica stringente andava fino in fondo. Era difficile controbatterlo, perciò si preferiva farlo tacere» (Mons. P. C. Landucci, maestro, guida e padre, L.D.C., Torino, 1990).

Nonostante le sue eccellenti doti (di teologo e maestro), Landucci era tenuto in disparte per la sua fedeltà alla tradizione contro il progressismo e per questo venne relegato dal 1942 fino alla morte, per 44 anni, nel silenzio e nel nascondimento quasi eremitico della sua stanza presso la Clinica “Madonna della Fiducia” gestita dalle Suore di Namur.

Umanamente questa situazione poteva essere la fine, invece rappresentò il cominciamento di una missione che porrà Landucci in modo eccezionale come lampada sul candelabro.

Dal bel testo del professor Paolo Risso (Fiaccole nella notte, 2009, Edizioni l’Amore misericordioso) riprendiamo la descrizione di questo periodo:

«Rimanendo Canonico Lateranense, ma libero da altri impegni, Mons. Landucci si dedica alla predicazione di esercizi spirituali al Clero, ai Seminari e agli Studentati religiosi, ai laici dell’Azione Cattolica, viaggiando anche per l’Italia, fino in Svizzera e a Malta. Si dedica pure al preziosissimo ministero delle Confessioni e della direzione spirituale, in primo luogo dei sacerdoti. Tiene molti corsi di esercizi anche ai Vescovi, raccomandato loro dalla Congregazione dei Seminari. Ogni anno, alla Verna, predica uno speciale corso di esercizi agli Ordinandi, con grande entusiasmo dei giovani medesimi. È così buono, che lui, pur non avendo un reddito sicuro, giunge a pagare di tasca sua le spese a giovani o a preti poveri, purché possano partecipare agli esercizi, come allo stesso modo, sacrificando del suo, sostiene confratelli in difficoltà. Chi ha avuto la grazia di avvicinarlo, riconoscerà per sempre che è stato “l’angelo dei sacerdozio”».

Tra il 1943 e il 1944 Landucci, senza perdersi d’animo, ma interamente sottomesso alla volontà di Dio, passa a comporre la prima opera, quel Maria SS.ma nel Vangelo (capolavoro di ascetica e di analisi teologica su Maria) che ebbe accoglienza e consensi entusiastici.

Se durante questa “notte dello spirito” Mons. Landucci praticò le virtù fino all’eroismo, oltre alla Madonna della quale scrisse così bene, egli sentì vicino a sé, non solo per cognizione ma anche per le esperienze a cui la Provvidenza lo aveva condotto, la protezione del Santo Patrono Giuseppe.

Non è un caso che il Servo di Dio, nel meditare su S. Giuseppe, metta spesso in rilievo quegli aspetti relativi al Custode del Divino Redentore che egli stesso stava nella propria realtà ben conoscendo:

“E si attuava, in tale maniera, per essi, la forma più eroica dell’abbandono in Dio e della conformità al suo volere che è di vivere nell’adesione ad essa istante per istante, senza la esatta previsione del domani: guidati proprio dalla Provvidenza, passo passo, come per mano. Tale per sempre la nota caratteristica di Giuseppe, in perfetta corrispondenza a Maria” (San Giuseppe nel Vangelo, pag. 127, edizioni Effedieffe).

Come è composta l’opera

Il manoscritto, la cui datazione è possibile collocare a fine del 1944 inizio del 1945, è composto da cinque capitoli, interrompendosi dopo le approfondite considerazioni svolte attorno al viaggio di Giuseppe e di Maria verso Betlemme in ottemperanza al decreto sul censimento di Cesare Augusto.

Per S. Giuseppe, come già per la Madonna in Maria SS. nel Vangelo, Landucci struttura il libro sul criterio di procedere a stretto filo di logica, partendo dal ben appurato testo critico (soprattutto dal Vangelo di San Matteo) e dal suo senso letterale. È questo un modo di procedere tipicamente tomista e antimodernista, che sempre contraddistinse il Landucci nelle sue opere.

Attraverso questo metodo sicuro, e forse proprio per questo, Landucci giunge a scrutare orizzonti smisurati, altezze meravigliose; difatti la sapiente analisi del teologo – di squisita finezza – permette di portare alla luce quelle grandezze nascoste che si dovevano attendere dallo Sposo della Vergine Madre di Dio insieme al suo mirabile mondo interiore di uomo castissimo.

Sì, pochi cenni del Vangelo (i particolari narrati con concisione da S. Matteo, l’Evangelista detto Giuseppino per il risalto in cui mette, nella narrazione della natività, S. Giuseppe) ma rivelatori di tutto un mirabile mondo interiore, che l’analisi di Landucci saprà cogliere come “il breve guizzare d’un lampo nelle tenebre, che svela agli occhi stupiti inaspettate e grandiose bellezze della natura” (Prefazione di Landucci, pag. 27).

Monsignor Landucci raccoglie organicamente tutti gli elementi riguardanti San Giuseppe senza inserire nulla di proprio. Come difatti spiega: “La mente, amorosamente bramosa di conoscere il più a fondo possibile questa grande anima, pur non potendo ottenere talora piena soddisfazione, vuole almeno riposarsi in una soluzione probabile (...)”.

Ecco allora che Landucci, attraverso la sua analisi, indaga chi era Giuseppe e chi era Maria, come si erano conosciuti e incontrati e a quali condizioni si erano giurati fedeltà. Dramma rivelatore delle sublimi grandezze dei due protagonisti.

Quello di S. Giuseppe e di Maria SS. fu il verginale amore di due santi Sposi, uniti da un altissimo mistero divino. E il cuore di Giuseppe era fatto per unirsi e armonizzare col cuore di Maria.

Egli, quel cuore, già doveva averlo intimamente conosciuto, prima di fare il gran passo. Ed eran state luci di Cielo, ineffabile verginale purezza a svelarsi e risplendere” — spiega Landucci.

Protettore Nostro

  
D’altronde, San Giuseppe è propriamente il modello degli Schiavi di Maria. Nessuno, dopo Gesù, conobbe maggiormente la grandezza di Maria e l’amò più teneramente e desiderò di farla tutta sua e darsi tutto a Lei. Egli infatti si consacrò a Lei nel modo più perfetto col vincolo del matrimonio. Le consacrò i suoi beni mettendoli a sua disposizione, il suo corpo mettendolo al suo servizio. Non amò nulla e nessuno, dopo Gesù, più di Lei e fuori di Lei. La fece sua Sposa per amarla, la costituì sua Regina per aver l’onore di servirla, riconobbe in Lei la sua Maestra per seguire docile come un bambino i suoi insegnamenti; la prese come suo Modello per ricopiare in sé tutte le sue virtù.

Per questo motivo, la Chiesa, nelle Invocazioni a San Giuseppe, canta:

D’una Vergine feconda
l’inviolabile candor
,
col mister che la circonda
,
affidava a te il Signor.


San Giuseppe è anche il Patrono della Chiesa. Dopo essere stato eletto da Dio a Padre putativo di Gesù, il purissimo Sposo dì Maria sempre Vergine ed il capo della Sacra Famiglia, fu quindi scelto dal Vicario di Cristo (Pio IX) ed essere il Celeste Patrono e Protettore della Chiesa fondata da Gesù.

Con la più grande confidenza in questi tempi che non è esagerato definire apocalittici, imploriamo il potente aiuto di San Giuseppe per tutta la Chiesa militante. Affinché protegga in modo speciale, con il suo amore veramente paterno, i sacerdoti ancora fedeli a Cristo e la Santa Sede di Pietro temporaneamente caduta nelle mani del nemico.

S. Giuseppe è il difensore di tutti quelli che lavorano per le anime, fra le angosce e le tribolazioni di questa vita e nella lotta incessante tra la fede e la potenza delle tenebre.

Grazie a Dio per averci dato San Giuseppe, e per averci dato un sacerdote come mons. Landucci, del quale oggi, per la prima volta, possiamo leggere questo piccolo ed umile capolavoro.

L’Editore


(San Giuseppe nel Vangelo, 138 pp., 140x205mm)
 
11,90 euro
13,00 euro
(sconto speciale per i lettori EFFEDIEFFE fino al 22 dicembre)



 

  EFFEDIEFFE.com  
 
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