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Ma Draghi lo fa apposta?
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L’Irlanda andrà al referendum per decidere se dire sì al Meccanismo Europeo di Stabilità (ESM), di cui abbiamo già segnalato la vera natura: la fine di ogni sovranità, consegnata per sempre ai tecnocrati e ai banchieri. L’attorney general irlandese, richiesto di un parere dal Primo Ministro Kenny, ha risposto con limpido senso giuridico: «Questo trattato essendo uno strumento specifico al di fuori dell’architettura del trattato UE, necessita di un referendum per la sua ratifica».

Aderire allo ESM significa introdurre nella propria costituzione l’obbligo di pareggio del bilancio (ossia la rinuncia ad ogni investimento futuro per lo sviluppo), la «regola d’oro» voluta dai tedeschi, la cui non-osservanza esporrà il Paese automaticamente a durissime sanzioni. Il parlamento francese hà già ratificato questo cappio, l’italiano lo farà sicuramente. Solo in Irlanda si fa altrimenti. (Ó Cuív quits as FF deputy leader over EU referendum)

C’è dunque ancora qualcuno in Europa che osa sfidare il Neo-Politicamente-Corretto («
È triviale e maleducato consultare i popoli»). Immediatamente s’è sparso lo sgomento nei circoli europei. Importanti riunioni sono state anullate. Sono cominciate le pressioni e le minacce. Il portavoce delle CDU tedesca (ossia della Merkel) per le questioni finanziarie ha sibilato la seguente dichiarazione: «Chiunque non accetti il trattato non ha alcuna protezione dal fondo di salvataggio ESM. Se il popolo irlandese pensa di non aver bisogno di alcuna protezione ESM, naturalmente può rigettare il trattato fiscale». Minaccia facile, perchè sì l’Irlanda ha bisogno di protezione, piccolo Paese in crisi finanziaria proprio per aver giocato secondo le regole, aver salvato le sue banche. D’altra parte, il suo peso nello ESM sarà solo dell’1,6%, la sua contribuzione «solo» 11 miliardi e passa, di cui «solo» 1,3 sull’unghia.





Può esserle addirittura conveniente dire sì. Ma gli irlandesi hanno già votato no al Trattato europeo, sono lottatori, abituati a soffrire, capaci di sorprese. Vediamo. La nostra libertà è appesa al loro filo.

Sarebbe gran tempo di vedere una reazione popolare, mentre tecnici e banchieri (ex Goldman Sachs) strizzano i popoli per gonfiare le banche.

Mario Draghi ha appena staccato alle banche, dopo il regalo di dicembre (200 miliardi all’1% per tre anni), un nuovo assegno: di 530 miliardi di euro alle stesse condizioni di favore scandalose. Un’operazione probabilmente «illegale» e certamente «goffa» (così Evans Pritchard) di aggirare il diktat eurocratico di Lisbona che vieta alla BCE di finanziare direttamente gli Stati, perchè i mercati devono poter giocare con i loro titoli pubblici (Draghi Bazooka has not yet stopped Club Med money collapse)
.

Ma è peggio di così. I regali di Draghi alle banche hanno il fine di permettere alle banche di fare un po’ di quattrini senza spremersi le meningi – prendono in prestito all’1% e comprano titoli di Stato al 6% – ed abbassare un poco lo spread (poco poco); ma non hanno alcun effetto sull’economia reale, gli investimenti e i consumi. Infatti il precedente assego di 200 miliardi non ha avuto alcun effetto, le banche non hanno aumentato il credito a imprese e famiglie, il PIL è sceso. Anzi.

Come nota Evans Pritchard, nei Paesi periferici in crisi (fra cui l’Italia) la moneta M1 (il circolante e i depositi a vista) sono crollati a livelli da 1929.

«La caduta di circolante nel semestre è stata del 12,9% in Grecia, del 9,2 in Irlanda, del 9% in Portogallo, dell’8% in Italia, e dello 1,5% in Spagna: sono i tassi di declino degli anni 1931-32. Sono peggiori del peggiore anno della Grande Depressione».

Mentre il Germania, la moneta M1 aumenta.

Perchè è grave? Perchè la penuria di circolante è la causa della depressione economica e della caduta della produzione industriale. Da sola, basta a spiegare perchè l’Italia è in depressione peggio che negli anni finali della guerra, quando i bombardamenti distruggevano le industrie. Dal 2000 al 2015 il crollo della produzione passa dall’indice 111 a 70, cosa mai vista in tempo di pace.

È colpa della BCE, perché la crescita economica reale è in funzione diretta del volume della circolazione monetaria . È un fatto matematico, non un’opinione. Detesto esibire equazioni, di cui gli economisti accademici e bocconiani vanno pazzi, ma qui ci vuole.

M x V = P x Q

Dove «M» è la massa monetaria circolante, «V» la velocità con cui circola, «P» l’inflazione, «Q» il PIL.

Se la Banca Centrale ha aumentato la Moneta M dell’1,7% anzichè del 7,5 che è la media storica normale, il PIL «non può» crescere. Anzi cade, perchè l’inflazione (dovuta alle iper-tassazioni specie all’IVA rincarata, e al rincaro internazionale dell’energia) è superiore al 2%.

Quando la M1 cala, il calo dell’industria, delle Borse, dell’economia reale segue ad una distanza media di 18-20 mesi.

Questo è il destino che ci prepara Draghi. Non può ignorare questa semplice formula. Qualunque banchiere centrale, anzi qualunque bocconiano la conosce, per forza.

E qualunque banchiere centrale sa cosa deve fare quando si produce un simile crollo della M1. Si tratta di «stampare moneta».

La Federal Reserve ha aumentato la M1 a gennaio del 20%, ossia 10 volte di più che la BCE. Magari questo è esagerato. Ma qui in Europa, creare circolante per il 7% non sarebbe nemmeno un «quantitative easing», bensì la normale e dovuta misura da prendere per mantenere un adeguato livello della massa monetaria.

C’è da chiedersi perché Draghi – così generoso con le sue banche – non lo fa. Perchè insiste con una politica deflazionista, mentre siamo già in piena deflazione. Non gli faremo il torto di crederlo così incompetente. Allora resta una sola risposta: perchè ci vuole trascinare in una recessione punitiva mai vista.

Lo ha persino detto, il suo scopo ultimo, il Draghi, facendosi intervistare dal Wall Street Jorunal: «Il modello sociale europeo è morto (has gone. Previdenza, sanità, reti di sostegno ai disoccupati, tutto «deve andare», per renderci più competitivi. Come i cinesi. Ha citato la frase brutale (ma non priva, purtroppo, di verità) dell’economsta Rudy Dornbush: «Gli europei sono così ricchi che possono permettersi di pagare la gente per non lavorare» (l'intervista di Mario Draghi al Wall Street Journal).

Il «tecnico» (di Goldman Sachs) Draghi, con la sua lesina monetaria, impone quindi una politica: sacrificare i popoli per salvare le banche. Considerandoci viziati, ci ordina una purga severa e delle riforme strutturali (smantellamento dello stato sociale, svendite dette privatizzazioni): e subito, per «ristabilire la fiducia dei mercati». Lo spiega, con durezza spietata e senza appello, nella suddetta intervista al Wall Street Journal (ossia ai «mercati»):

«qualunque arretramento nelle austerità, qualsiasi voglia di rilassare i rigori, provocherebbe un’immediata reazione dei mercati, che esigerebbero tassi d’interesse più alti dagli Stati, rendendo ancor più difficile, se non impossibile, il risanamento delle finanze pubbliche».

Ovviamente, i «mercati» sono l’ultima istanza per la sua ideologia. Non c’è alternativa, dice: fedele al pensiero unico fino alla morte (nostra), non vuol vedere che le alternative ci sono.

Una, il ripudio del debito («risanamento delle finanze pubbliche» per altra via).

Un’altra, l’uso da parte dello Stato dei suoi titoli pubblici per pagare i suoi dipendenti, facendone insomma una moneta parallela a compenso della moneta che la BCE continua a farci mancare.

Terzo, cacciare con i forconi i «tecnici» Goldman Sachs e appendere a Piazzale Loreto i politici che li sostengono nei parlamenti, autocertificando così la loro indegnità alla delega di sovranità. E sostituirli con qualcuno che copii i metodi del banchiere Schacht.

Le idee alternative ci sono, eccome. Solo che sono censurate nel discorso pubblico. Se «il sistema sociale europeo è morto», a Draghi bisogna rispondere: è il sistema finanziario parassitario speculativo ad essere morto, le banche che sostieni col nostro sague sono degli zombi, finiranno comunque per fallire, perchè qui non si tratta di una crisi di liquidità, ma d’insolvenza.

Ma perchè parlarne? È volgare contrastare i Monti e i Draghi, in nome del popolo, quando Il Corriere e tutti i media li adorano devoti. E forse, dopotutto, questo popolo merita la rovina greca che gli stanno cucinando.

Speriamo solo nell’Irlanda. È poco, ma non c’è altro.



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