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A Torino, il primo incontro ufficiale del Ministro Andrea Riccardi con la comunità ebraica italiana
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Il ministro Riccardi, per dare sfoggio del suo ruolo di ministro della diplomazia e dell'integrazione delle culture alloctone, non ha potuto scegliere un posto migliore: la sinagoga!

Il 16 mattina si è svolto il primo incontro ufficiale tra la comunità ebraica italiana e il Ministro della Cooperazione internazionale e dell’integrazione, Andrea Riccardi. L’incontro – avvenuto nella sinagoga – ha costituito la prima tappa della visita istituzionale alla città di Torino, proseguita con il sopralluogo al campo nomadi abusivo della Continassa, teatro sabato scorso di un rogo appiccato per ritorsione nel corso di una manifestazione.

Rivolgendosi al Ministro, il presidente della Comunità ebraica torinese, Giuseppe Segre, ha detto: “Solo un paio di settimane fa ci siamo commossi al sentire le Sue parole di richiesta di condizioni di vita dignitosa per gli zingari, popolo cui ci sentiamo vicini con simpatia per la storia di sofferenze e di stragi che ci accomuna, ed a cui intendiamo esprimere tutta la nostra solidarietà dopo l’attacco squadristico al campo di nomadi, avvenuto proprio qui a Torino, e che ha tutte le caratteristiche di un pogrom contro un gruppo minoritario”.

Ha quindi proseguito “Anche noi fummo stranieri, anche noi abbiamo conosciuto lo stato d’animo dello straniero. La nostra storia è una successione di esili e di ghetti. I nostri cognomi rimandano a località della Spagna e a città della Germania, e ricordano fughe dalle persecuzioni e dall’Inquisizione. E anche qui, nei territori dei Savoia, l’esistenza dei nostri predecessori era segnata dall’alternanza di momenti di accoglienza e altri di vessazione, a seconda della congiuntura economica e della situazione politica.

Nelle celebrazioni dei 150 anni che si sono appena concluse, abbiamo riflettuto sulla conquista dei diritti civili e politici ad opera di Re Carlo Alberto, sull’orgoglio di scoprirci italiani come gli altri italiani, e sulla successiva vergogna delle leggi razziali. Abbiamo meditato sulla fragilità della libertà e della democrazia, ed abbiamo imparato che i diritti umani non sono garantiti per sempre, ma si possono mantenere solo con l’impegno quotidiano e personale, con il riferimento senza esitazioni ai principi di uguaglianza di tutti i cittadini, “senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali” come sancisce nel modo più solenne la nostra Costituzione, e nel rispetto dell’identità culturale delle minoranze”.

“L’identità dello straniero – ha concluso il presidente Segre – è preziosa e a noi spetta anzi arricchirla: questo è l’impegno anche della nostra Comunità”.

Altrettanto belle e importanti le parole del Rabbino Alberto Somekh. “Il tema dell’integrazione culturale è sempre stato al centro dell’agenda quotidiana per noi Ebrei, fin dal tempo del ns. Patriarca Abramo che si definiva “straniero e residente” (Gen. 23,4) ad un tempo, indissolubilmente legato ad una identità multiforme che lo faceva cittadino fedele della terra in cui viveva e contemporaneamente portatore orgoglioso di una cultura propria. Parlando di multiculturalismo come del fenomeno socio-culturale più rilevante del presente è d’obbligo riferirsi agli studi del filosofo cattolico canadese Charles Taylor che forse per primo ha teorizzato tale fenomeno.

Dopo la Rivoluzione francese iniziò a diffondersi un’ampia consapevolezza intorno alla nozione di dignità, in contrapposizione a quella più antica e aristocratica di onore. Dignità implica invece da subito l’idea democratica di uguaglianza: il pari riconoscimento dei diritti di ogni uomo in quanto tale da parte di ogni altro. In concomitanza con il passaggio dall’onore alla dignità è sorta quella che si può chiamare “politica dell’universalismo”. Il cambiamento in atto oggi può essere altresì definito l’“ideale dell’autenticità”. Non solo io non devo plasmare la mia vita secondo le esigenze di un conformismo esteriore, ma devo essere fedele a me stesso e alla mia originalità. Questo ha a sua volta dato origine a una “politica della differenza”. Essa ci chiede piuttosto di riconoscere l’identità irripetibile di questo individuo o di questo gruppo, distinta da quella di chiunque altro. Proprio questa differenza si è troppo spesso voluto ignorare, trascurare, assimilare a un’identità dominante o maggioritaria.

Il Profeta Geremia invitava gli Ebrei esuli in Babilonia a pregare per la pace della città in cui vivevano e del suo Governo, “ perché dalla sua pace dipenderà la vostra” (29,7). D’altronde la forza di un Governo nella società si vede da come tutela i diritti dei più deboli e in particolare delle minoranze. L’Italia è senza dubbio un esempio avanzato in questo senso. Ma la guardia deve essere sempre mantenuta alta, perché i rischi di una deriva sono sempre endemici e nessuno se li può permettere. Grazie, Signor Ministro, per quanto ha fatto e per quanto farà”.

Fonte >  Roma ebraica


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