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Torna «Pasque di sangue»
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Torna in libreria dopo un anno di espiazione «Pasque di sangue», il controverso libro di Ariel Toaff, che aveva affrontato con straordinaria spregiudicatezza ed enorme coraggio intellettuale uno dei temi più controversi nella storia degli ebrei d’Europa, l’accusa, cioè, di rapire e uccidere bambini cristiani per utilizzarne il sangue nei riti della Pasqua.
Il volume, uscito giusto un anno fa, aveva sollevato una polemica al calor bianco, che si era protratta quasi quotidianamente sui giornali per oltre un mese.
Alla fine la pressione delle comunità ebraiche di tutto il mondo, culminata nella minaccia finanche di ritirare i fondi dati a sostegno dell’Università israeliana di Bar Ilan, dove Toaff insegnava, avevano costretto quest’ultimo a gettare la spugna.
Esaurite in brevissimo tempo nelle librerie le copie disponibili, la casa editrice Il Mulino annunciava precipitosamente il ritiro del libro.
Reperibile in rete presso qualche coraggioso sito, il libro, dal costo di copertina di 25 euro, veniva venduto all’asta su Ebay per cifre che superavano i 400,00 euro l’una.
Poi è iniziato il processo di «rieducazione» del professor Toaff.

Circondato ed accompagnato nel suo percorso da «amici» e storici di professione (quasi che lui non lo fosse!), Toaff si è ritrovato a dover ammettere (e con lui gli storici che lo avevano sostenuto) di avere commesso taluni travisamenti metodologici: in particolare oltre ad aver mancato di considerare adeguatamente il peso della tortura nelle deposizioni rese dagli imputati nei processi di omicidio rituale, egli avrebbe in qualche modo travisato quello che con linguaggio accademico viene definito il «paradigma indiziario» (che, per definizione, viene utilizzato in assenza o in situazione di carenza di prove sicure) e di averlo disancorato dalle fonti.
In pratica ciò vorrebbe dire che da indizi incerti egli sarebbe giunto a conclusioni perlomeno frettolose, se non erronee.
Frattanto, però, mentre Toaff tornava al lavoro, la polemica intorno al suo libro non si era in realtà mai smorzata del tutto.

Già a fine aprile Franco Cardini con un volumetto di 93 pagine, titolato  «Il ‘caso Ariel Toaff’ - Una riconsiderazione» (Medusa Editrice), ripercorreva lo sviluppo dell’intera vicenda, dichiarando di voler rimediare alla «colpevole precipitazione» (parole sue) di un suo primo articolo su Avvenire e rivedendo in parte il suo giudizio positivo, ora che aveva compiuto una «lettura a fondo» dell’opera di Toaff.
Il libretto, presentato nella sala degli affreschi della biblioteca di Trento e recensito da Martino Cervo su Libero del 3 maggio, riaccendeva seppure per poco la polemica.
Era Mattia Pellu su L’Adige, quotidiano locale trentino, il 15 maggio a preannunciare la salita di Cardini nella città di Simonino e Mattia Pelli il giorno successivo a riferire le parole di Cardini: «Il libro di Toaff è la montagna che partorisce il topolino. Secondo lo storico toscano, l’autore di ‘Pasque di sangue’ non fa che fornire indizi a quanto si poteva già logicamente sospettare: ‘Che dietro al mito antigiudaico dell’omicidio rituale dei bambini, si potessero nascondere isolati casi con riscontri reali, non era difficile immaginarlo’. Questo, secondo Cardini, spiegherebbe la nascita del mito e nello stesso tempo, mostrando come esso riposi su pochi e isolati casi, ne ridurrebbe la portata» (1).

Stando al resoconto de Il Corriere dell’Alto Adige (l’inserto locale de Il Corriere della Sera) Cardini chiariva «che lo scrittore (cioè Toaff nda) si limita a proporre solo delle ipotesi, partendo però da delle fonti con le quali cerca di ricostruire le vicende legate alla storia del Simonino. ‘Forse Toaff - ha proseguito Cardini - credeva che i tempi fossero maturi per poter trattare  un argomento così complicato. Le fonti da cui ha attinto le sue ipotesi riservano delle zone d’ombra, ma l’autore non vuole affermare, come gli è stato rimproverato, che tutte le comunità ebraiche avessero fatto riti con sangue umano nel giorno della Pasqua. Si può invece pensare che ci fossero gruppi di comunità ebraiche che abbiano praticato riti di sangue a fini medico-terapeutici’» (2).
Anche l’Eco di Bergamo recensiva il lavoro di Cardini il 5 giugno, sostenendo che «il vero e proprio linciaggio cui è stato sottoposto Ariel Toaff, che lo ha costretto a ritirare dal commercio ‘Pasque di sangue’, è insomma una pagina nera per la comunità scientifica degli storici. Cardini incalza: ‘Immaginiamoci che un cattolico scriva un libro nel quale si rivela, magari mentendo,  che una qualunque comunità ecclesiale è o è stata affetta da chissà quale turpe vizio, e che il Vaticano cerchi d’impedire a quel libro di circolare… Ve li vedete i virtuosi e indignati commenti dei giornali, l’insorgere compatto d’intellettuali e politici contro il mostro fondamentalista. La libertà di ricerca - conclude Cardini - è una garanzia che deve essere riconosciuta a chiunque, a prescindere dalle diverse convinzioni e aver ritirato il libro è equivalso alla sua distruzione, proprio come è avvenuto in epoche passate da parte dei regimi totalitari’» (3).

Nel frattempo, accettando di parlare a Radio 24 all’interno della trasmissione «Era mio padre», Ariel Toaff domenica 13 maggio 2007 aveva annunciato di essere in procinto di completare la seconda stesura del suo libro, che avrebbe dovuto contenere una risposta a chi lo aveva accusato di aver dato adito con le sue ricerche ad un rinnovato antisemitismo.
La notizia veniva preannunciata anche su Il Tirreno il giorno prima.
Durante il periodo estivo il dibattito si spostava a Cortina, al PalaLexus, ove in un dibattito con Franco Cardini, Elena Loewenthal e Sergio Luzzatto, moderato da Achille Scalabrin, Ariel Toaff  rispondeva in pubblico alle polemiche scatenate dalla sua ricerca.
Confermando di lavorare alla seconda edizione di «Pasque di sangue», preannunciava: «Sarà pronta in autunno e risponderò punto per punto a chi ha recensito il mio libro, inclusi quelli che non lo hanno neppure sfogliato […] Sono stato attaccato con estrema violenza in Italia, negli USA e in Israele con motivazioni politiche».

Poi entrava nel merito della ricerca, con una dichiarazione ambivalente.
Dapprima sembrava smentire il contenuto del suo lavoro («Non ho alcun dubbio che gli omicidi rituali attengano al mito. L’accusa del sangue rimane uno stereotipo calunnioso»), salvo aggiungere che non è possibile escludere l’ipotesi che, in qualche caso, criminali isolati abbiano ordito vendette nei confronti dei cristiani.
Infine concludeva: «Conoscere la storia degli ebrei (non dell’ebraismo) uscendo dallo schema della valle di lacrime non può che contribuire a rafforzare l’identità ebraica, con tutti i suoi errori e le sue contraddizioni. Gli ebrei stessi considerano con sospetto chi esce dal cerchio incantato della tradizione. Essi non cercano la storicità del passato ma la sua eterna contemporaneità» (4).

Il 9 ottobre, in un’intervista rilasciata al Corriere di Bologna, Toaff, alla domanda se si attendeva un attacco tanto violento al suo «Pasque di sangue», rispondeva: «Non mi avrebbe sorpreso una critica anche violenta sia sul piano scientifico, sia da parte del mondo ebraico. Mi ha sorpreso invece la virulenza dell’attacco mediatico che prescindeva persino dalla lettura del mio libro e, nei rari casi di lettura spesso frettolosa, lo stravolgimento completo dei suoi significati, tanto da sostenere che la mia ricerca avrebbe portato munizioni all’antisemitismo moderno. Così si è arrivati al paradosso di una censura preventiva e di un linciaggio mediatico senza precedenti diffusosi a livello internazionale sulla base dei soli articoli pubblicati dai giornali italiani. E quella che doveva essere una ricerca problematica è stata liquidata come la follia inspiegabile di uno storico ebreo».
«Professor Toaff, rifarebbe questo libro» - chiedeva Ida Meneghello, l’intervistatrice: «Fra i tanti libri che ho scritto, ‘Pasque di sangue’ non è certo un figlio che ripudio. Resto dell’opinione che non ci sono temi, per quanto delicati, da cui uno storico deve tenersi alla larga. E se una ricerca scopre che c’è stato, in una certa epoca e in una certa comunità, uno scarto tra norma e pratica, non credo che questa scoperta indebolisca l’identità ebraica. Ciò che indebolisce l’ebraismo è l’immagine stereotipata delle eterne vittime. Certo, si corrono dei rischi a rompere i paradigmi esistenti. Ma senza rottura non c’è ricerca scientifica» (5).

Il 25 ottobre, Antonio Coradello, avvocato organizzava all’Hotel America una conferenza dal titolo «San Simonino: il copatrono nascosto», con la presenza come relatore di don Curzio Nitoglia, studioso dell’omicidio rituale e autore di una lettera aperta inviata all’arcivescovo della città Bressan e alla Congregazione dei santi, perché il caso Simonino sia riaperto.
Durante la conferenza, il brillante avvocato trentino chiedeva la ricognizione canonico-scientifica dei resti di San Simonino.
E siamo ad oggi.

«Pasque di sangue» è tornato.
Toaff si è cosparso il capo di cenere, ha precisato, spiegato, puntualizzato, ma, nonostante ciò, i critici concordano su una cosa: la sostanza del libro non cambia.
«Pasque di sangue» erano e «Pasque di sangue» restano.

Bruno Gravagnuolo sull’Unità afferma: «A onor del vero, di là del messaggio ‘distensivo’ e altre cose che diremo, la sostanza del discorso di Toaff rimane intatta. Riassumiamola. Primo, non sono tutte favole deliranti quelle sull’ ‘omicidio rituale’ praticato dagli ebrei nella storia d’Europa. Qualcosa di vero c’è. A cominciare dall’uso ‘magico’ del sangue dei cristiani, praticato in segreto da gruppi minoritari di ebrei askhenaziti, traumatizzati da crociate, persecuzioni e conversioni forzate, nei secoli bui e oltre. Secondo, qualcosa di vero forse ci fu nel famoso atto d’accusa contro gli ebrei a Trento nel 1475, incolpati di aver torturato e messo a morte il fanciullo Simone, poi divenuto icona di culto cristiano esposta nel Duomo di Trento: San Simonino. Terzo, le confessioni estorte con la tortura, che di quel processo e d’altri furono l’asse, vanno prese sul serio, almeno in parte. Perché dettagliate e simbolicamente significative, e come tali impossibili da inventare a quel modo. Quarto, quelle confessioni, come altre relative ai culti segreti dei ‘marrani’, sono una fonte chiave per gli storici. Proprio in ordine a lati segreti, scaramantici ed ‘esoterici’ della vita di comunità ebraiche minori, pressate dall’odio cristiano. Bene, tutto ciò la ‘revisione’ di Ariel Toaff, storico del Medioevo e del Rinascimento nella Bar Ilan University in Israele (costretto, ingiustamente, a dimettersi), conferma in pieno […] Animato dalla lodevole intenzione di rovesciare tabù e interdetti, ma alla fine paradossalmente squilibrato ad alimentare i pregiudizi più vieti: accusa del sangue (parzialmente recuperata), complotto, sotteraneità dei riti ebraici, mimetismo, vendicatività. Né vale l’argomento che revisione e recupero riguardino minoranze esasperate, trascinate dai cristiani a scimmiottarne i riti a contrario» (6).

Analogamente per Bruno Baudino su La Stampa la revisione operata da Toaff è praticamente di pura facciata: nessuna abiura.
Per Susanna Nirenstein «l’impressione è che si ritenti l’operazione editoriale del tabù infranto e dello scandalo. Ariel Toaff […] «non esclude ‘azioni criminali, coperte da rozze messinscene rituali’ commesse da parte di gruppi di estremisti ebrei. […] Dunque Toaff va avanti, quel che gli interessa soprattutto è rintuzzare le opinioni degli storici ‘nemici’» (7).
Martino Cervo su Libero, che ne pubblicava anche un breve estratto, così commenta, la seconda edizione del libro in uscita: «La postfazione di 30 pagine spiega cose già contenute nella prima edizione. Il libro è verde, non blu, è cambiata la figura in copertina, la sostanza è invariata. Difendendo su Libero la prima edizione, Dreyfus scrisse: ‘Propone onestamente un’ipotesi di lavoro: gli episodi delittuosi, l’uso del sangue di piccoli battezzati per impastare il pane azzimo, sono, a giudizio di Toaff , probabilmente reali’. Esattamente quello che ha avuto bisogno di ripetere, oggi, per ridiventare leggibile senza aste su Ebay» (8).
Perché tanta attenzione attorno a questo libro, per un argomento che in fondo è materia per specialisti?

Quanto il tema sia «politicamente» importante lo dimostra la scelta de L’Unità di mandare in edicola (pagato da chi?) uno dei testi più importanti e significativi usciti in questi ultimi anni sull’argomento: «L’accusa del sangue. Storia politica di un mito antisemita» di Ruggero Taradel, docente dell’University of Washington of Seattle.
Contrapponendo il lavoro di Taradel a quello di Toaff, Bruno Gravagnuolo sull’ex-quotidiano del PCI spiega come in gioco ci sia l’unicità della Shoah: «Che nesso c’è tra l’accusa del sangue e il fantasma di purezza del sangue, alla base della distruttività antisemita e della stessa Shoah? E’ questo il punto su cui dobbiamo interrogarci, senza timore di ricadere nella ‘psicostoria’ o in ‘elucubrazioni psicoanalitiche’. E una prima risposta è: ebrei capro espiatorio di tutte le angosce di contaminazione dell’occidente cristiano. Ebrei come nazione cosmopolita e indocile a farsi assimilare. Come altro, differenza. Scandalo di una condizione umana che non sa convivere col conflitto e deve sopprimerlo. Anche per questo è ‘unica’ la Shoah. Simbolo di tutti gli orrori che vengono dal quel problema irrisolto» (9).

Già un anno fa, quando Toaff aveva gettato la spugna, avevo detto che non sarebbe stato giusto fargliene una colpa: chi, come lui, svolge la professione accademica, sa bene che non occorrono minacce o pressioni per essere messo all’indice.
Basta respirare il clima di certi atenei e di certe conventicole intellettuali per sapere che il proprio destino è segnato.
Figuriamoci in un caso del genere.
Toaff, condizionato anche sul piano dei sentimenti più intimi (è il figlio, infatti dell’ex-rabbino capo di Roma), ha iniziato il suo processo di espiazione, culminato in questa nuova edizione di «Pasque di sangue».
Ma forse perché la sua non è stata una ritrattazione completa, ciò non è bastato a salvarlo dalla «morte accademica».
A Michele Smargiassi, che su La Repubblica gli chiedeva quanto gli fosse costata questa polemica, Ariel Toaff rispondeva: «Ho lasciato di mutuo accordo la cattedra all’università Bar Ilan. So a quali pressioni sono state sottoposte le autorità accademiche. Ci sono state anche cose peggiori, su cui però preferisco sorvolare» (10).

Tornerà in Israele? gli ha chiesto Mario Baudino a conclusione del suo articolo apparso su La Stampa: «Sì, perché c’è la mia famiglia. Ma non più all’Università. Ci sono state troppe pressioni, soprattutto dagli Stati Uniti ma anche dall’Italia, che nonostante i tentativi dell’università a mia difesa faranno di me un professore in pensione. Riprenderò naturalmente
le mie ricerche
».
«Resta l’amarezza. ‘Altro che amaro. C’è stata una specie di caccia alle streghe’».
Infine Toaff precisa: «Non si rafforza l’ebraismo dandone un’immagine oleografica. Anzi, il presentare gli ebrei come eterne vittime passive della storia è una forma di antisemitismo» (11).
Ecco perché noi, invece, preferiamo con chiunque il linguaggio della «parresìa» (12).

Domenico Savino



1) www.fainotizia.it/2008/02/05/fiera-internazionale-del-libro-torino-2008
2)
www.osservatorioantisemitismo.it/Scheda_del_documento.aspdocid=3116&
3) www.osservatorioantisemitismo.it/Scheda_del_documento.asp?docid=3133&
4) Corriere della Sera «Toaff, ai miei critici dico: leggete la nuova edizione di ‘Pasque di sangue’ », 27 luglio 2007  e anche www.osservatorioantisemitismo.it/Scheda_del_documento.asp?docid=3239&
5) www.osservatorioantisemitismo.it/Scheda_del_documento.asp?docid=3299&
6) Bruno Gravagnuolo, «Le Pasque di sangue riviste e non corrette», L Unità, 24/02/2008 http://www.osservatorioantisemitismo.it/Scheda_del_documento.asp?docid=3545&
7)
Susanna Nirenstein, «Torna lo scandalo Toaff», Repubblica, 21/02/2008 www.kataweb.it/libri/recensione.jsp?nameCat=Repubblica&id=2926814
8) Mario Baudino « ‘Pasque di sangue’ il rilancio di Toaff», La Stampa, 21/02/2008 http://www.osservatorioantisemitismo.it/Scheda_del_documento.asp?docid=3539&
9)
www.osservatorioantisemitismo.it/Scheda_del_documento.asp?docid=3407&
10)
http://www.informazionecorretta.com/main.php?mediaId=4&sez=120&
11) www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/Libri/grubrica.asp?ID_blog=54&ID
12) Parresìa è un termine di origine greca che indica la «franchezza» e la libertà con cui gli apostoli annunciavano Cristo Risorto per la salvezza di tutti gli uomini.



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