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«Non è un Paese per vecchi»
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«Non è un paese per vecchi» è un film diretto dai fratelli Coen e tratto dall’omonimo romanzo di Cormac McCarthy.
Nel 2008 ha vinto l’Oscar come miglior film, oltre al premio per la miglior regia, per la miglior sceneggiatura non originale e
per il miglior attore non protagonista.
Nonostante questi riconoscimenti, ho l’impressione che al film sia stata data una interpretazione superficiale.

Mi è sembrato che la trama e i personaggi, in particolare modo l’inquietante Anton Chigurh, parlino al pubblico attento con il linguaggio proprio delle fiabe.
Dietro a situazioni improbabili e a personaggi surreali, si celano messaggi che parlano al cuore in modo diretto, senza il filtro della mente.
Ho vagliato un gran numero di commenti al film scritti da persone che lo hanno apprezzato, eppure in nessuno di questi ho trovato una interpretazione che si discostasse dalla superficialità.
Forse la mia interpretazione non rispecchia quanto i fratelli Coen volevano trasmettere al pubblico ma ho pensato di trasmetterla all’associazione FdF in modo che gli attenti lettori che hanno apprezzato il film, possano confrontare il loro pensiero con il mio.

Le persone hanno abbandonato le tradizioni, intese come insegnamenti che vengono tramandati di padre in figlio, frutto dell’esperienza delle generazioni che ci hanno preceduto e che hanno dovuto confrontarsi con le forze della natura, affinando le regole e le conoscenze necessarie alla creazione delle civiltà.
Lo sceriffo Bell è uno degli ultimi eredi di questa tradizione, e comprende che il meccanismo si è inceppato.
[Sceriffo Bell] «Quando la gente non è più capace di dire prego e grazie, vuol dire che siamo vicini alla fine».

Nella scena finale, reduce dalla follia che suo malgrado ha dovuto affrontare, narra di aver sognato il padre che cavalcando lo sorpassa, portando dinnanzi a se una fiaccola accesa, diretto verso un campo in cui accendere un nuovo falò per dare il via a un nuovo inizio.
La figura di Chigurh risveglia paure ancestrali perchè impersonifica le forze primordiali della natura con le quali i primi uomini si sono dovuti confrontare.
Una forza che risponde solo a se stessa e ignora le regole degli uomini.

[Cacciatore di taglie] «Chigurh è pazzo, ma segue delle sue regole».
Si fa strada con la forza primordiale del vento, allegoricamente rappresentato dall’aria compressa, e sfonda le porte con un potente soffio, come in una fiaba per bambini.
Nessuno può fermarlo.
Il suo passaggio è una tempesta che travolge tutto ciò che trova lungo il suo percorso, e la differenza fra il salvarsi o il perire di fronte alla sua furia è frutto del caso, esattamente come l’esito del lancio di una monetina.

Magistrale il dialogo fra Chigurh e il proprietario della pompa di benzina:
[...]
[Anton Chigurh] «What’s the most you ever lost on a coin toss».
[Gas Station Proprietor] «Sir?»
[Anton Chigurh] «The most. You ever lost. On a coin toss».
[Gas Station Proprietor] «I don’t know. I couldn’t say».
(Chigurh flips a quarter from the change on the counter and covers it with his hand)
[Anton Chigurh] «Call it».
[Gas Station Proprietor] «Call it?».
[Anton Chigurh] «Yes».
[Gas Station Proprietor] «For what?»
[Anton Chigurh] «Just call it».
[Gas Station Proprietor] «Well, we need to know what we’re calling it for here».
[Anton Chigurh] «You need to call it. I can’t call it for you. It wouldn’t be fair».
[Gas Station Proprietor] «I didn’t put nothin’ up».
[Anton Chigurh] «Yes, you did. You’ve been putting it up your whole life you just didn’t know it. You know what date is on this coin?».
[Gas Station Proprietor] «No».
[Anton Chigurh] «1958. It’s been traveling twenty-two years to get here. And now it’s here. And it’s either heads or tails. And you have to say. Call it».
[Gas Station Proprietor] «Look, I need to know what I stand to win».
[Anton Chigurh] «Everything».
[Gas Station Proprietor] «How’s that?».
[Anton Chigurh] «You stand to win everything. Call it».
[Gas Station Proprietor] «Alright. Heads then».
(Chigurh removes his hand, revealing the coin is indeed heads)
[Anton Chigurh] «Well done».
(The gas station proprietor nervously takes the quarter with the small pile of change he’s apparently won while Chigurh starts out).
[Anton Chigurh] «Don’t put it in your pocket, sir. Don’t put it in your pocket. It’s your lucky quarter».
[Gas Station Proprietor] «Where do you want me to put it?».
[Anton Chigurh] «Anywhere not in your pocket. Where it’ll get mixed in with the others and become just a coin. Which it is».
(Chigurh leaves and the gas station proprietor stares at him as he walks out)
[...]

La vita del proprietario della pompa della benzina è come la monetina.
E’ come tutte le altre.
Sono le sue azioni a renderlo differente.
Chigurh non è cattivo e non è buono, non ride e non piange, perchè la natura non ha sentimenti umani.
La sua follia è solo apparente, ed è tale solo per coloro che sono diventati sordi e ciechi, incapaci di riconoscere le leggi della natura che stanno al di sopra di qualsiasi ragione umana.
A salvarsi sono coloro che non hanno perso il contatto con la realtà.

Si salva l’insignificante impiegata obesa che pur di rispettare le regole nega per ben tre volte di dire all’insistente e minaccioso Chigurh dove lavori il fuggitivo.
Queste regole, che a una mente avvelenata possono sembrare insignificanti o addirittura ridicole, simboleggiano il bastione della civiltà costruita dagli antenati che ci hanno tramandato le loro tradizioni faticosamente conquistate attraverso il confronto con le forze della natura.
Ed è contro questo potente bastione che Chigurh si imbatte, e pur non fermandosi, è costretto a deviare il suo percorso.

Si salva lo sceriffo Bell, erede delle tradizioni tramandate dal padre, rispettoso della forza che cerca di contrastare per cercare di salvare un uomo della sua contea, del suo villaggio, del suo gruppo di capanne in mezzo alla furia della tempesta.

Muoiono tutti coloro che chiedono alla natura di dare delle giustificazioni, incapaci di vederla e accettarla per quello che è.
Antepongono le loro ragioni, incapaci di comprendere che per Chigurh sono parole senza valore.
A fronte di una tempesta è implicita la promessa di torrenti che spazzeranno via le capanne e i campi coltivati.
E non esistono argomentazioni umane che possano far cambiare questa promessa.

La moglie del fuggitivo Llewelyn Moss muore perchè la sua morte è una promessa di Chigurh che non può essere mutata dalla ragione.
E la donna non capisce l’inevitabilità di questa promessa e nella sua follia della modernità giudica folle il comportamento
di Chigurh.

Il rapporto distorto fra l’uomo e la natura viene ancora rimarcato quando in una delle ultime scene una macchina a tutta velocità attraversa un incrocio col semaforo rosso ignorando le regole ed andando a impattare contro Chigurh che procede per la sua strada, ferendolo.
Chigurh non si aspetta aiuto e non cerca aiuto e pur ferito si mette in cammino.
Solo dei ragazzini possono ancora offrirgli aiuto e comprensione, anche se in loro c’è già il seme della follia che viene attivato non appena capiscono che dalla natura possono trarre profitto nel momento in cui ricevono dei soldi.

Guardare Shigur negli occhi è come guardare una tempesta che si avvicina.
La tua vita è appesa all’esito del lancio di una monetina.

Stefano Tevere


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