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La guerra occulta
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«‘La guerra occultadi Emmanuel Malynski, una volta liberata dalle sue incrostazioni cospirazioniste’, si rivela essere unopera sorprendentemente lucida sui destini di unEuropa stretta fra Oriente ed Occidente»: ecco come una semplice frase (di Julius Evola, dall’introduzione) può fuorviare, depistare, ingannare un lettore. Malafede? Incapacità di comprendere un testo per accecamento ideologico? Non ci interessa. Sicuramente «La guerra occulta» è tutto tranne quello che ha scritto Evola. Le ‘incrostazioni cospirazioniste’ sono in realtà l’essenza del libro; è come sostenere che «Storia critica del calcio italiano», di Gianni Brera, tratti di pallacanestro.

Chi sono infatti gli autori del libro, Leon de Poncins ed Emanuele Malynski?

Malynski, un aristocratico polacco morto nel 1938, era uomo non solo di grandissima cultura ma anche d’azione [fu pilota aviatore della prima ora, famoso schermitore, esploratore (non vi fu quasi parte del mondo che non avesse visitato e studiato)]. Fervente cattolico, esaminò l’essenza del fenomeno rivoluzionario e dei processi ad esso connessi, applicando a tale studio un’intelligenza ed una lucidità profetica. Dopo essere sfuggito alla violenza bolscevica, debilitato da una grave operazione, affidava al visconte francese Leon de Poncins l’incarico di utilizzare il vasto materiale da lui raccolto e di scrivere «La guerra occulta».

De Poncins (1897-1976), peraltro, era già da anni in prima linea nella lotta coraggiosa contro le forze segrete della sovversione mondiale, soprattutto contro l’ebraismo e la massoneria, in stretta adesione con la linea del radicalismo cattolico francese. De Poncins è autore di varie altre opere, tutte in perfetta coeranza con le idee esposte ne «La guerra occulta», la più nota ed unica tradotta in Italiano, e cioè di «Les Forces secrètes De La Révolution», «La Franc-Maçonnerie, puissance occulte», «Les Juifs, maîtres du monde», «La Dictature des puissances occultes», «La Franc-Maçonnerie d’après ses documents secrets», «La Mystérieuse internationale juive», «Le Portugal renaît», «Histoire secrète de la révolution espagnole», «L’Énigme communiste», «Le Problème juif face au Concile», «Christianisme et franc-maçonnerie», «Infiltrations ennemies dans l’Eglise», «Histoire du communisme», «Les Documents Morgenthau», «Tempête sur le monde, ou La Faillite du progrès», «Le Communisme contre la France», «Les Forces occultes dans le monde moderne», «Le Plan communiste d’insurrection armée», «Espions soviétiques dans le monde», «Refusé par la presse», «Le Judaïsme et le Vatican. Une tentative de subversion spirituelle?», «Israël, destructeur d’empires», «Société des nations, super État maçonnique».

L’ambiente culturale di riferimento di de Poncins era la Revue international des societes secretes, fondata nel 1912 da monsignor Ernest Jouin (1844-1932). La rivista era conosciuta in tutto il mondo ed era alimentata dalle informazioni di monsignor Umberto Benigni, fondatore del Sodalitium Pianum. Jouin fu creato monsignore da Benedetto XV e protonotaro apostolico da Pio XI; alla sua morte la rivista ricevette la benedizione e l’approvazione pontificia e continuerà ad uscire fino al 1939; la causa di beatificazione di monsignor Jouin è stata introdotta a Roma da amici americani.

Jouin riassumeva così la volontà ebraica di dominio universale: «Israele è il re, il massone è il suo ciambellano e il bolscevico il suo boia». Sosteneva la tesi di un influsso satanico nella direzione occulta della massoneria e che all’origine di quest’ultima vi fosse il giudaismo post-templare il cui padre, come rivelato da Gesù, era il diavolo. Nel XIX secolo Jouin era stato preceduto in questi studi soprattutto dall’abbè Barruel, da monsignor Deschamp, da Cretineau-Joly, da Gougenot de Mousseaux, da monsignor Delassus, da monsignor Meurin. Sostenitore di un cattolicesimo integrale, Jouin era convinto che «i gruppi nazionalisti e fascisti sono impotenti da sé a guarire il male. La guerra è religiosa. La nostra conversione è lunico rimedio». Se in ordine cronologico Jouin poneva in primo piano l’analisi dell’operato politico ed esterno delle sette segrete, in ordine di importanza preferiva studiarne il comportamento interno, esoterico, segreto (non a caso la massoneria ha sempre cercato di ridicolizzare le ricerche sull’elemento preternaturale nelle retrologge).

La Revue international des societes secretes si occupò di Evola la prima volta nel 1927; «Partendo da una specie di sincretismo giudeiforme (Evola) andava ancora oltre nel suo odio per la Chiesa». Evola era definito un «mago», un «tantra», un «super-teosofo»; «L’uomo come potenza» era definita  unopera «satanica», nella quale Evola «pretendeva di insegnare alluomo il metodo per farsi Dio». I suoi metodi erano considerati «pura demonologia» e concludeva la rivista giudicandolo «un agente provocatore dellinferno, una retroguardia della massoneria e delle sette che perseguitano Cristo con odio implacabile».

La rivista trattò di Evola una seconda volta nel 1929, scrivendo che «Le teorie di uno strano satanista italiano (Evola) sono la manifestazione dello stato di spirito-giudaico massonico… Evola potrebbe essere benissimo, in realtà, un agente della super massoneria cabalista che riprende il ruolo dell’antico serpente e si identifica nel tentatore della Genesi…; secondo Evola infatti bisogna mangiare innanzitutto il frutto proibito, fare l’esperienza del peccato per trovarne l’antidoto. Quando Satana però promette all’uomo di farlo diventare Dio esige una caparra. L’esperienza del peccato, conditio sine qua non per diventare dei, è l’esperienza satanica, ovvero il peccato eretto scienza; nei suoi scritti si trova l’odio verso Dio, un odio furioso, schiumoso, veramente satanico. Odio contro il Padre… odio contro il Verbo Incarnato; odio soprattutto della Croce di Cristo».

Cosa ha pertanto da spartire con Malinsky e de Poncins il prefattore de «La guerra occulta»?

Assolutamente niente. «La guerra occulta» illumina la Storia che si è svolta dietro la Storia comunemente conosciuta; metodologicamente esplora quella che si può chiamare la terza dimensione, o dimensione in profondità, della Storia. Introduce il concetto fondamentale della «guerra occulta» e lo applica allo studio degli avvenimenti più decisivi della storia occidentale, quale si è svolta dal periodo della Santa Alleanza sino alla prima guerra mondiale e all’avvento del bolscevismo russo.

Contro tutto ciò, col concetto di «guerra occulta» gli autori del libro considerano che tutti gli avvenimenti descritti rappresentano le tappe di una metodica opera di distruzione rivolta non contro fumosi «mondi tradizionali» mai esistiti, come credono Evola ed i suoi epigoni, ma contro la società europea e cristiana e sono da riportarsi all’azione diretta o indiretta di forze più o meno mascherate, per le quali le ideologie, i miti, gli interessi e le ambizioni particolaristiche, i motivi classisti e perfino gli orgogli nazionali non sono stati che strumenti usati per dei fini sovraordinati, grazie ad un preciso sfruttamento delle occasioni e ad una esatta conoscenza dei rapporti di causa e effetto: fini destinati a restare nascosti a coloro a cui veniva dunque assegnata la parte di succubi, di semplici oggetti dei sudddetti processi.

Già Disraeli, lo statista ebreo inglese, aveva fatto dire ad uno dei suoi personaggi: «La storia è determinata da ben altre persone che non quelle supposte da coloro i cui sguardi non si portino dietro le quinte».

Un altro merito del libro consiste nel mettere in risalto, senza essere «nazisti», «fascisti» o «neofascisti», ma invece cattolici e difensori di idee arisocratiche e tradizionali come appunto erano gli autori del libro, l’azione distruttiva indubbiamente svolta in Occidente dalla massoneria e dall’ebraismo negli ultimi due secoli. Una attitudine del genere esistette assai prima del nascere di un qualsiasi «nazismo», ed anche in autorevoli rappresentanti della Chiesa. La Russia imperiale fu già radicalmente antiebraica. Basta poi sfogliare le vecchie annate della Civiltà Cattolica per trovarvi la più aspra polemica contro la giudeo-massoneria associata a quella contro il liberalismo, il laicismo rivoluzionario e tutti gli altri errori moderni.

Il sopraddetto depistaggio non poteva non concludersi con una postfazione al libro [nel caso - preoccupante - che alla fine di esso qualcuno potesse essere convinto dalle tesi degli autori], di tale Giovanni Damiano, che scrive: «La guerra occulta sembra rimandare in modo inequivocabile, e sin dal titolo, ad una teoria cospirazionista della storia (per lo più di matrice cattolica) ormai largamente caduta in discredito e svuotata di ogni credibilità scientifica». «Il ruolo incontestabile avuto dalle logge nel preparare il ‘clima’ rivoluzionario (bontà sua, ndr) viene stravolto nell’immagine ‘mitologica’ del complotto prima massonico e poi, ‘ovviamente’, giudaico-massonico».

I giudeo massoni saranno senz’altro soddisfatti.

In sintesi si tratta di un libro di un’importanza straordinaria; abbiamo voluto mettere in guardia i nostri lettori, se mai ce ne fosse bisogno, da una prefazione e da una postfazione truffaldine, per fortuna, su 269 pagine, di sole 12 (Evola) e 9 (Damiano) (1).

Fabio de Fina




 

  La guerra occulta

 (pagine 261, euro 20,00)




1) Per completezza dell'informazione, de «La guerra occulta» esiste un’altra edizione, molto più squallida ed indegna (è un opuscoletto) prodotta da Arktos.



Associazione culturale editoriale EFFEDIEFFE


 
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