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Quell'assalto ai Btp sulla scia di sir Francis Drake
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Per capire come mai la speculazione ha preso di mira i Btp, e perché, ferme restando le nostre gravi responsabilità, lo ha fatto con inusuale violenza, si può rileggere la vita di sir Francis Drake, il «corsaro» della Regina Elisabetta, l’incubo delle navi spagnole che nel ’500 trasportavano oro e argento dal Nuovo Mondo alla Vecchia Europa. Il suggerimento viene da un apprezzato strategist italiano, esperto di mercati e di logiche speculative. Perché nell’attacco ai titoli pubblici del nostro Paese – che mercoledì ha spinto i rendimenti dei Btp a 5 anni oltre il 7,5% e lo spread coi bund tedeschi a 570 punti base, e che ieri si è tradotto nell’asta dei Bot più cara da 15 anni per il Tesoro con i tassi oltre il 6% – c’è molto della cultura corsara di una certa finanza di stampo anglosassone.

Sotto accusa è in primo luogo la decisione improvvisa, ma non inattesa, di Lch Clearnet (la stanza di compensazione e garanzia per gli scambi di titoli pubblici) di alzare i margini richiesti ai bond italiani. Una mossa che, rendendo più oneroso il possesso di Btp in ragione di un rischio maggiore, ha di fatto scatenato l’ondata di vendite. La società con sede a Parigi, ma anglo-francese, si è difesa giustificando l’intervento con ragioni di mercato. Tuttavia i dubbi, e le polemiche, restano. Intanto perché nel caso dell’Italia, a differenza di altre situazioni simili (Irlanda e Portogallo), l’adeguamento agli spread è avvenuto con una celerità sospetta. Tanto che la Consob sta cercando di vederci chiaro. Poi, perché l’operazione è avvenuta generando qualche imbarazzo alla Banca di Francia, che in base agli accordi tra autorità avrebbe dovuto informare la Banca d’Italia.

Il minimo che si può dire è che si è trattato di un’operazione unfair, sleale, commenta una fonte bancaria. Anche perché c’è voluto poco alla Cassa di Compensazione e Garanzia CC&G, che si occupa del clearing delle banche italiane, ma che è di proprietà del London Stock Exchange Group, per seguire a ruota. Il "giochino", se da un lato ha contribuito ad accelerare l’evoluzione della crisi politica, è costato carissimo alle casse dello Stato, spingendo l’Italia e il suo sistema bancario a un passo dal baratro finanziario.

Come mai questo accanimento? Una ragione tecnica c’è. I fondi speculativi hedge – spiega un fonte di mercato – hanno posizioni corte (short), e in una situazione come questa la cosa più utile per fare soldi a palate è seminare il panico, alimentare lo sfacelo. Agire da corsari: attaccare la nave italiana per rubare l’oro. Ovvio, non sono certo le clearing house, autorevoli e indipendenti, a giocare così. Molti però sostengono che talune decisioni abbiano un margine elevato di discrezionalità, e che negli ambienti finanziari, soprattutto londinesi (ma col Drake navigavano molti corsari francesi...) sia diffuso un comune sentire anti-italiano, un approccio sprezzante che tende volentieri a riservarci trattamenti di sfavore rispetto ad altri Paesi. E questo, in certi frangenti, può fare molta differenza.

Tra chi si è avvantaggiato della situazione, oltre ai fondi speculativi, qualcuno in Borsa sostiene ci sia stata pure la prestigiosa banca d’affari Goldman Sachs. Come? Spingendo i Btp ai minimi per essere pronta a ricomprarli a prezzi di saldo al primo segnale di quiete. Un’opinione difficile da dimostrare, anche perché, in ogni caso, sempre di una scommessa si tratterebbe. Quello che Goldman di certo ha fatto è preparare uno studio nel quale si danno le quote dello spread Btp-Bund a seconda dell’evoluzione della crisi italiana. Eccole. Governo di unità nazionale guidato da personalità esterna con elevata reputazione: spread giù a 350. Rimpasto di governo con nuovo premier sostenuto da Pdl e Lega: 400-450. Elezioni anticipate: spread fuori controllo. Sono previsioni oppure consigli? Chiedetelo al Drake.

Massimo Calvi

Fonte >   Avvenire


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