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Verso l’abisso, con Goldman-Draghi alla guida
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Da ormai 18 mesi il governo greco, su ingiunzione dei banchieri creditori, tronca i salari, licenzia, aumenta la tasse e riduce le pensioni. Spaventosi sacrifici che dovrebbero servire a pagare i debiti.

Risultato: «Il debito pubblico era pari al 119% del PIL quando tutto è cominciato, ora è al 150% e secondo il Fondo Monetario sarà lanno prossimo al 189%», ha detto George Katrounglas, docente di Diritto Costituzionale, al network Russia Today: «In soli due anni la Grecia ha sacrificato il suo popolo ed ha ottenuto solo la recessione economica; non solo non si riduce il debito, ma esso cresce ad una velocità allarmante».

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L’economista Kiriakos Tobras: «Ciò che subiamo oggi in Grecia è unoccupazione. Loccupazione internazionale da parte del crimine organizzato della finanza globale. È una nuova forma di guerra». Frattanto, gli europei che contano ritardano gli 8 miliardi di euro promessi alla Grecia, e senza i quali lo Stato ellenico non potrà pagare gli stipendi del mese: s’intrende, altri prestiti, su cui dovrà pagare altri interessi.

Quanto deve la Grecia alle banche? Almeno 450 miliardi di euro. Le banche e gli speculatori hanno prestato una simile cifra ad un Paese di 11 milioni di abitanti con un’economia debole; ma non vogliono subire le conseguenze del loro investimento platealmente sbagliato, sicchè la Grecia non deve esser lasciata fallire.

«Come pensare che la Grecia possa rimborsare 450 miliardi? Siamo seri» dice Tobras. Del resto, se gli speculatori hanno prestato questa immensità ad un Paese così piccolo, è perchè contavano su una qualche implicita garanzia che l’Europa tutta stendeva sul debito ellenico. In parole più chiare: se Atene non ce la fa a darci gli interessi, ci penserà sicuramente l’Europa. L’investimento è dunque sicuro, e in più assai lucroso, perchè noi finanzieri esigiamo dai greci interessi altissimi, come se sicuro non fosse.

Gli europei che contano, Parigi, Berlino, su indicazione delle loro banche, da una parte lesinano gli aiuti alla Grecia, dall’altro le vietano di fallire. A dire il vero, Angela Merkel sembra disposta ad accettare una ristrutturazione del debito greco pari al 50% (il che significa accollare metà delle perdite ai banchieri); ma Sarkozy, ossia le sue banche che lo guidano e sono piene di titoli ateniesi, non accetta che una riduzione del 21%. È la percentuale di perdita su cui si è accordato, nel luglio scorso, un ente chiamato International Finance Institute (IIF), che altro non è che il cartello delle banche creditrici di Atene: il suo presidente (e direttore esecutivo di Deutsche Bank), in contrasto plateale col suo governo, ha intimato minaccioso di «non riaprire quel vaso di Pandora», ossia di non mettere in discussione il 21%. Le banche fanno fronte comune al di là delle frontiere, i politici no. (La Grèce est l’agneau sacrificiel de la zone euro)

Nemmeno Parigi, Berlino e la BCE, in attesa di trovare una soluzione per l’insolubile, permettono alla Grecia di fallire. Il motivo è che, appena Atene fa default, il panico e la fuga degli investitori dai titoli di Stato dubbi farà fallire l’Italia prima, e la Spagna poi (Irlanda e Portogallo già non riescono a indebitarsi sui mercati per oltre un anno, a causa dei tassi d’interesse che sono esplosi).

Da qui a luglio 2012, il bisogno di prestiti dell’Italia sarà di 300 miliardi di euro, della Spagna di 80 miliardi. Da un momento all’altro, non potranno più prendere a prestito sui mercati finanziari perchè questi esigeranno tassi d’interesse troppo elevati, e più probabilmente non troveranno più compratori del debito, a qualunque prezzo. A questo punto, a comprare i nostri BOT dovrà essere il Fondo Europeo di Stabilità Finanziaria (EFSF), che ha fondi notoriamente insufficienti per il titanico debito italiano, tanto più se dovrà accollarsi debito spagnolo, titoli greci, portoghesi, irlandesi.

Le proposte di trucchi per aumentare l’ammontare dell’EFSF, magari aumentandoli a 2 mila miliardi con la leva miracolosa della vendita di CDO (Collateralized Debt Obligation) va catalogato come umorismo nero: i CDO, che significica «obbligazioni con debito come collaterale», sono gli strumenti della finanza creativa che in USA hanno provocato il crack dei subprime (quei titoli, distribuiti a destra e a manca, avevano come collaterale i mutui). Oltretutto, c’è chi sommessamente obietta a questa abitudine di curare il debito con altro debito. Stessa cosa vale per gli Eurobond: allo stato dei fatti, mescolando il debito pubblico dei forti e degli insolventi, essi provocherebbero solo il degrado del rating della Germania e della Francia, e dunque minerebbero la loro stessa possibilità di finanziarsi.

Del resto, il colpo fatale può venire da più vicino, almeno per Parigi. La banca-assicuratrice franco-belga Dexia è di fatto insolvente, e toccherà agli Stati salvarla. Sarà uno sforzo bello da vedere: Dexia ha accumulato esposizioni pari a 180 miliardi di euro, quando  il PIL belga è di 360 miliardi di euro, cosa che i politici comprati dai banchieri non hanno vietato.

Dexia minaccia d’essere l’innesco dell’effetto domino nella UE. Magra consolazione, ciò dimostra che l’anello debole della catena del debito sono le banche, e non – come ripetono i media e i politici (pappagalli dei banchieri) i debiti di Stato. Se mai, dimostra come i governi si siano messi al servizio degli interessi privati finanziari abusando delle finanze pubbliche. Ora, a settembre, le Banche Centrali occidentali (BCE, Banca d’Inghilterra e Banca Svizzera, più la Federal Reserve) hanno deciso di far di più: mettono a disposizione delle banche private «tutta la liquidità necessaria per un periodo superiore a tre mesi».

Pensate per un momento se la BCE assicurasse «tutta la liquidità di cui hanno bisogno» alle imprese e alle famiglie in difficoltà, o magari alla Grecia; pensate che sogno. Ma allora banche, economisti bocconiani, grandi giornali e liberisti sciolti e a pacchetti strillerebbero: «Questo è intervento pubblico nelleconomia! Sacrilegio! Leconomia deve essere lasciata alla mano invisibile del mercato!». Il tabù viene infranto solo a favore delle banche. Tanto per far capire chi comanda la giostra.

C’è qualcosa di orribile che vedono arrivare nel quarto trimestre del 2011. Qualcosa che il centro d’analisi GEAB chiama «La fusione implosiva degli attivi finanziari mondiali».

Il fatto – paradossale – è che le banche stesse non riescono più a indebitarsi. Esse infatti operano prendendo a prestito: dai risparmiatori privati che mettono in deposito salari e risparmi, dai depositi delle grandi imprese, dalle altre banche sul mercato interbancario, dai money market funds americani in dollari (che a loro volta prendono a prestito dalla Federal Reserve). Ora, tutte queste fonti sono diventate avare: i privati in crisi depositano meno o ritirano, grandi imprese ancor più (la Siemens ha ritirato 500 milioni dalla Societé Generale) il mercato interbancario è ai minimi perchè le banche non si fidano a prestarsi a vicenda, i money market funds americani sono chiusi (per gli europei) dall’estate.

Dunque, le banche private si finanziano essenzialmente presso le Banche Centrali: da prestatori di ultima istanza, queste sono diventate prestatori di prima istanza. Il fatto è che la Banca Centrale Europea, BCE, già spende per la sua politica di acquisti massiccia (sui mercati secondari) dei titoli italiani, spagnoli, greci, portoghesi, irlandesi. Lo scopo è sempre quello di salvare le banche private, che fino al 2010 si sono riempite di titoli degli Stati oggi a rischio.

Lo sforzo ha qualcosa di ridicolo e di patetico, come tappare i buchi di una diga con le dita: quante dita occorrono? Ricordiamo che nel maggio 2010 l’Europa ha deciso di salvare la Grecia perchè i suoi problemi non si estendessero a Portogallo e Irlanda. Nell’agosto 2010, ha cominciato a salvare Portogallo e Irlanda, e fornito un salvataggio aggiuntivo alla Grecia. Dall’inizio del 2011, la BCE ha cominciato a comprare titoli pubblici italiani e spagnoli, più portoghesi, greci, irlandesi, perchè il problema non contagiasse l’Italia. Adesso, si salva Dexia e le banche di Italia, Grecia, Spagna, Portogallo, Irlanda... poi si tratterà di salvare il mondo (le banche USA pare siano esposte per 645 miliardi di dollari con il rischio-Europa). Ovviamente, senza fermare il contagio, perchè ogni volta i salvataggi e le cifre sono stati insufficienti. E in questo sforzo, anche le economie forti come la Germania diventano deboli, e il loro rating si avvicina al degrado.

Il tutto, per non giungere alla conclusione logica e inevitabile: che troppo, decisamente troppo debito è stato generato. Al di là della sua rifusione. Si può dire che l’Europa delle burocrazie, e dei governicchi, è cascata nella trappola che s’è fabbricata da sè.

Nella UE, la BCE (ancor meno le Banche Centrali degli Stati, la cui costosa inutilità salta all’occhio) ha il divieto – ideologico – di prestare fondi ai poteri pubblici. Questi devono dunque finanziarsi presso le banche e i mercati finanziari mondiali. Si suppone dunque che il sistema bancario privato sia in grado di finanziare da solo, e senza sostegno pubblico, i bisogni di credito di amministrazioni statali, di imprese e di famiglie.

Questo divieto, beninteso, è stato ordinato e voluto dai banchieri, vogliosi di prelevare interessi da tutto e tutti, totalitariamente. Ci hanno guadagnato in profitti astronomici, finchè sono durati il boom, l’euforia, e le bolle. Oggi, il sistema bancario privato non vuole nè sa più far credito: risultato, la riduzione stessa della moneta, perchè la moneta ex nihilo, oggi, è creata privatamente indebitando gli altri. La prospettiva è la deflazione e grande depressione stile anni ‘30.

È la dimostrazione nei fatti che, in momenti di crisi, è lo Stato a dover fornire moneta secondo i bisogni e le potenzialità insoddisfatte nell’economia. Ma ciò è appunto vietato dalla UE, e dal regolamento della BCE che non può prestare direttamente agli Stati. Quanto agli Stati, non possono svalutare per esportare di più, avendo adottato l’euro con le sue proibizioni. Il solo vantaggio dell’euro – la possibilità delle economie deboli e degli Stati spreconi di finanziari a tassi d’interesse bassi, tedeschi – è ormai perduto. Restano solo gli svantaggi. La camicia di forza. Di cui la Grecia è la prima vittima sacrificale, ma non l’ultima.

C’è chi sta liberandosene. È il caso di Cipro, ovviamente colpita nelle sue banche dalla crisi greca. Ma invece che aderire alle austerità feroci richieste dalla triplice alleanza bancaria (BCE, FMI, Commissione europea) come condizione per salvarla, Cipro sta trattando con la Russia un prestito di 2 miliardi di euro. Per questo motivo i media non parlano mai del caso cipriota...

È importante dire che questa crisi è una ricaduta: la crisi del 2007-2008 avrebbe dovuto portare a normative di regolamentazione prudenziale severa, a misure che impedissero alle istituzioni finanziarie, banche, assicurazioni ed hedge funds, di continuare a nuocere. Riconoscere che parte dei debiti che le istituzioni private detengono dagli Stati sono illegittimi. Ancor oggi si dovrebbero sequestrare i beni dei grandi azionisti finanziari, espellerli dalle banche che hanno tanto irresponsabilmente governato, perchè contribuiscano coi loro patrimoni al risanamento del sistema creditizio.

Quello di Dexia è un caso di scuola: era già stata salvata nel 2008. Inoltre, spiega il sito Dedefensa,

«i suoi dirigenti e consiglieri damministrazione hanno ereditato un risparmio storico, quello destinato alle collettività locali. Migliaia di collettività contavano su questi fondi per finanziare investimenti utili e senza rischi particolari. Ma queste persone hanno utilizzato questi fondi per speculazioni ad alto rischio per rendersi più grandi e più ricche, sprecando in vane speculazioni, spesso per super-profitti personali, le riserve di imprese e di Comuni, e mettendo sulla strada decine di migliaia di salariati che loro lavoravano bene».

La richiesta è di trascinare in tribunale questi dirigenti.

Speranza vana. Ora alla testa della BCE c’è Mario Draghi. Non solo è stato dirigente di Goldman Sachs per l’Europa, ma per di più era in quella poltrona proprio nei mesi in cui Goldman Sachs aiutava il governicchio ellenico a truccare i libri contabili (lui dice che non ne sapeva nulla).

Il sistema bancario si è premunito: con Draghi a vegliare, non saranno chiamati in tribunale a rispondere dei loro atti – altrimenti, lo stesso Draghi dovrebbe essere trascinato in giudizio, per quella faccenduola dei trucchi greci. Non solo Draghi è lì ad assicurare che gli Stati paghino i loro debiti e gli interessi sempre più alti, e che compensino le banche senza metterle in riga, ma a completare lo sforzo di mettere la BCE sotto le stesse tutele che governano Londra e Washington; e pure con qualche giustificazione razionale, perchè ora serve davvero che la BCE faccia quello che fa la Federal Reserve, creare liquidità a iosa.

È interessante notare come, in questo caos sull’orlo dell’abisso, i poteri forti e occulti continuino freddamente – anzi profittando della crisi – a perseguire i loro progetti oligarchici, mondialisti, manipolando i politici a questo fine.

Uno è l’Europa senza-patrie delineata negli anni ‘50 da Jean Monnet (il fiduciario delle banche americane che distribuivano il Piano Marshall). Si dice e si ripete che da questa crisi si uscirà con «più Europa» e meno sovranità nazionali. Quando Angela Merkel grida che l’Europa deve varare dei «diritti dintervento capaci di dichiarare nulli e non avvenuti» i bilanci di Paesi che non rispetterebbero le norme di austerità imposte dalla UE, quello che in realtà chiede è un inaudito diritto d’ingerenza negli affari interni di uno Stato-membro, da parte di un’entità senza volto e senza voto che è l’eurocrazia. È un’Europa Federale, gli Stati Uniti d’Europa, che sono qui invocati.

Non a caso il nostro Bersani del PD s’è affrettato a proclamare: «Se arriveremo al Governo, noi vogliamo essere alla testa di una disponibilità a cessioni di sovranità su base democratica verso una dimensione europea».

La coalizione di sinistra che Bersani bene o male guida, è famigerata per non sapersi dare un candidato premier, e per invocare un papa straniero (Montezemolo, Mario Monti, qualunque tecnocrate non-eletto) da mettere a capo del suo governo anti-berlusconiano. Ora, apprendiamo che Bersani va più in là: venite a governarci, papi stranieri, dalla tecnocrazia europea, come aveva promesso Monnet. Vi cediamo quel che resta della nostra sovranità, perchè non ci venga la tentazione di ripudiare il debito. Il che ci andrebbe anche bene se – subito dopo aver dichiarato in tal modo la propria inutilità – questa classe politica togliesse il disturbo, rinunciasse a farsi pagare per governare e legiferare secondo i desideri del potere bancario transnazionale. Ma restano al servizio di lor signori, e si fanno pagare da noi. (Bersani, Pd deve proiettarsi in dimensione europea)

Perchè sia chiaro, il progetto europeista che ci viene e sempre più ci verrà propagandato per uscire dalla crisi, e magari con la scusa che questo ci renderà più forti e autonomi dai poteri forti americani, è invece complementare al grande progetto mondialista.

È quel progetto che David Rockefeller espose in breve nella riunione del Bilderberg del 1991.
Anzitutto, ringraziò la libera stampa pagata:

«Siamo grati», esordì, «al Washington Post, al New York Times, a Time Magazine e alle altre grandi pubblicazioni i cui direttori sono stati presenti alle nostre riunioni e hanno rispettato la promessa di discrezione per quasi 40 anni. Sarebbe stato impossibile per noi sviluppare il nostro piano per il mondo se fosse stato messo sotto le luci dellattenzione pubblica in questi anni. Ma oggi il mondo è più sofisticato e disposto a marciare verso un governo mondiale. La sovranità sovrannazionale di una elite intellettuale e di banchieri mondiali è sicuramente preferibile alla auto-determinazione nazionale praticata nei secoli passsati.

Preferibile, ossia migliore e più razionale? Proprio l’abisso a cui ci hanno portato le elites transnazionali e i banchieri darebbe l’opportunità a veri politici nazionali di dichiarare che, invece, il governo dei banchieri e delle loro ideologie è infinitamente peggiore, folle, iniquo, nemico del genere umano e apportatore di miseria, di un governo politico che risponda ai suoi cittadini. I giornali e gli altri media, se fossero liberi, farebbero i conti dello spreco e dell’inefficienza che il dominio della finanza e del mercato ha portato nel sistema capitalista: secondo Manuel Barroso, presidente della Commissione Europea, i soldi sprecati per salvare le banche ammontano almeno a 500 miliardi di euro dal 2008 ad oggi, «ma se si tiene conto delle garanzie si arriva a un trilione di euro». Secondo GEAB, la cifra a livello globale è ancora più colossale: 10 mila miliardi di dollari e 15 mila miliardi di «attivi fantasma» sarebbero andati in fumo.

Cifre – dovrebbero notare politici e giornali – che sono state sprecate, al contrario della ideologicamente proclamata capacità dei «mercati» di «allocare al meglio i capitali». Sono miliardi e miliardi che non hanno potuto andare in infrastrutture, in scuole ed università d’eccellenza; cifre sottratte alle aziende in cerca di fidi, alle famiglie, ai sistemi di previdenza sociale. Cifre che mancano all’economia reale, agli esseri umani che lavorano, e mandate in fumo.

Eccolo, il governo dei banchieri che Draghi presiederà per l’Europa: il contrario dell’efficienza, persino dell’efficienza capitalistica. Senza più Stati, senza sovranità dei popoli, l’inefficienza diverrà suprema, inimmaginabile, come dimostra la crisi in corso, peggiore di quella del 1929 proprio perchè non c’è più potere politico a contrastarla.

Aveva ragione Thomas Jefferson, quando disse a John Taylor:

«Sinceramente, sono convinto che le potenze bancarie siano più pericolose che eserciti in campo, e che il principio di spendere denaro che sarà pagato dai posteri sotto il nome di finanziamento, non è altro che una truffa sul futuro su vasta scala».

Era nel 1816. Altri politici, altre sovranità.



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