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Mistero d’iniquità (lancio libro)
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Con questo articolo lanciamo l’ultima iniziativa editoriale che ci vede protagonisti. Se abbiamo deciso di mandare alle stampe questo libro inedito per l’Italia è perché, durante la sua lettura, man mano che procedeva il suo lavoro di adattamento a cui personalmente ho dedicato gli ultimi mesi (parallelamente ad altri lavori che vedranno la luce prossimamente), mi sono reso conto di quanto fosse attuale e capace di tracciare scenari di inquietante adiacenza con la situazione che stiamo vivendo, anche e soprattutto in merito alle doverose preoccupazioni che il pontificato di Papa Bergoglio suscita; perplessità che accompagnano il sottoscritto (e molti altri cattolici) da diverso tempo. Ed in tal senso, al di là della prudenza che abbiamo finora adottato, con questa iniziativa la EFFEDIEFFE edizioni vuol tentare di dare il suo contributo e fare chiarezza in merito alle tante parole scritte in queste ultime settimane.

Il testo di Virion – notissimo studioso francese, uomo di profonda cultura e di assoluta integrità cattolica, uno dei grandi autori antisovversivi francesi che la Provvidenza ci ha donato nel corso del ‘900 – è capace di rispondere a molte di queste perplessità. Attualissimo – tanto che lo si potrebbe definire «profetico» – segue le tracce e il procedere di quel Mistero d’Iniquità che opera segretamente durante la vita della Chiesa sin dall’epoca apostolica. Documenta e spiega la storia di un inganno satanico, di un’illusione di cui la cattolicità è caduta vittima. Un inganno per condurre le masse verso la coesistenza delle religioni e successivamente verso la loro eguaglianza, ponendole tutte sullo stesso piano con il solo intento di indebolire il più possibile la religione cattolica. Tentazione già condannata dal Leone XIII nell’enciclica Humanum Genus:

«Con l’aprir le porte a persone di qualsiasi religione si ottiene il vantaggio di persuadere al grand’errore moderno dell’indifferentismo religioso e della parità di tutti i culti: via opportunissima per annientare le religioni tutte, e segnatamente la cattolica che, unica vera, non può senz’enorme ingiustizia esser messa in un fascio con le altre».

È l’eterna gnosi, il sovvertimento della fede, l’impoverimento del sale della terra.

Il senso di tale pubblicazione, prima nelle intenzioni di Virion e ora nelle nostre, è quello di denunciare tale inganno, troppo spesso sottaciuto, volutamente dimenticato e ancor peggio ignorato dalla maggior parte dei cattolici. Per questo, oggi più che mai, è indispensabile guardare a quelle parole ed a quei gesti della Chiesa di sempre che hanno preceduto il Concilio Vaticano II, avvenimento che ha rappresentato e continua a rappresentare un vero e proprio spartiacque tra un prima (in cui indiscutibilmente la potenza antisovversiva del papato rifulgeva più splendente che mai) e un dopo (a partire dal quale questa funzione è andata via via scemando in maniera direttamente proporzionale all’adattamento al mondo). Si attingerà così ad una fonte sicura ed inevitabilmente cristallina. Leggiamo cosa scrisse ancora Leone XIII a tal proposito:

«Contro l’Apostolica Sede e il Romano Pontefice arde più accesa la guerra. Prima di tutto egli fu sotto bugiardi pretesti spogliato del Principato civile, propugnacolo della sua libertà e de’ suoi diritti; poi fu ridotto ad una condizione iniqua, e per gli infiniti ostacoli intollerabile; finché si è giunti a quest’estremo, che i settari dicono aperto ciò che segretamente e lungamente avevano macchinato fra loro, doversi togliere di mezzo lo stesso spirituale potere dei Pontefici, e fare scomparire dal mondo la divina istituzione del Pontificato. Di che, ove altri argomenti mancassero, prova sufficiente sarebbe la testimonianza di parecchi di loro, che spesse volte in addietro, ed eziandio recentemente dichiararono, essere veramente scopo supremo dei Frammassoni perseguitare con odio implacabile il Cristianesimo, e che essi non si daranno mai pace, finché non vedano a terra tutte le istituzioni religiose fondate dai Papi». (Leone XIII, Humanum Genus)

Oggi, risulta pertanto imperativo domandarsi: possibile che tale assalto, persecuzione o guerra (come la chiamava il Santo Pontefice) si sia miracolosamente arrestata, ed in particolar modo – putacaso – dopo la Palingesi rappresentata dal Concilio degli anni ’60? Questi nemici acerrimi della Chiesa, di cui fino a pochi decenni orsono si denunciava l’offensiva che perseguitava «con odio implacabile il Cristianesimo», che fine hanno fatto in questa euforia generale che ha accompagnato la Chiesa in questi ultimi 50 anni fino all’attuale pontificato?

Ecco come affronta questi quesiti il Virion nel suo testo:

«Sarebbe un’ingenuità ritenere che tutto ciò si sia arrestato alla chiusura del Concilio, rendendosi necessario riportare a più giuste proporzioni certe interpretazioni esagerate. L’affare si spinge ben oltre. Se anche “il Vaticano II polarizzò la ricerca e provocò un’immensa speranza che si tramutò in delusione nella seconda sessione del Concilio” è forse plausibile ritenere che i sostenitori del mondialismo politico-religioso, che siano veri Iniziati o semplicemente teologi dell’ecumenismo aperto al mondo, possano rinunciare alla preparazione del cattolicesimo del XXI secolo? È forse immaginabile che la contro-chiesa ed i suoi scagnozzi si diano per vinti, abbandonando il disegno di assorbire il cattolicesimo nella “coscienza planetaria” del sinarchismo totalitario? Ovviamente no. (…) Il soffio di rinnovamento... che ha soltanto iniziato ad agire con il Concilio Vaticano II precede e porta in sé la tempesta che si scatenerà (e coloro che soffiano sul fuoco lo sanno bene). (…) L’appello alla coscienza della Grande Massa dell’umanità – ormai prossimo nell’atmosfera demagogica dei giorni nostri – rappresenterà l’ultima tappa di un evidente progetto che mira a colpire, minare e infine distruggere la Chiesa di Roma».

Il presente testo – anche grazie all’indispensabile introduzione di don Nitoglia che ne attualizza i contenuti collegandoli ai nostri tempi – aiuta pertanto a comprendere, con maggior chiarezza rispetto a quanto viene fatto oggi, dove si annida questa minaccia, che presumibilmente sta compiendo il suo assalto finale e decisivo in maniera ancora più subdola di come ne parlava Papa Pio X nella Pascendi.

Come scrive Virion:

«Per la Chiesa è previsto un ruolo subordinato e non più Apostolico. Ruolo approvatorio, ma non più magistrale. Un tale concetto di presenza della Chiesa nel mondo riassume bene qualsiasi sovversione e suoi annessi. Esprime esattamente la dottrina delle Alte Società Segrete e il loro punto di vista semi-esoterico, che si colloca tra l’esoterismo puro e l’esoterismo utile alle masse.
(…) la massa da sé stessa impone alla Chiesa di consacrarla in quanto essa è il Cristo-Spirito-pubblico”. La massa diventa così creatrice della propria evoluzione religiosa che l’Autorità Pontificia avrà soltanto il compito di coprire della sua infallibilità».

Qui si annida l’inganno. L’evoluzione semi-esoterica nella concezione della Fede cattolica, di cui rimangono vittima gli stessi fedeli. Perché è il relativismo morale che si tenta indefessamente di infiltrare nella vita di fede. Per le sette massoniche e luciferine, la morale evolve in base all’accordo, al consenso dato dalla società, in un costante turbine evolutivo. Come scrive uno dei suoi esponenti,  il noto massone Caillavet: “Non esiste morale universale con base divina; dato che la morale è essenzialmente contingente, essa evolve; ciò che è vero oggi sarà falso domani».

Il presente libro è dedicato allora a noi, scritto per essere letto e capito pienamente solo ai nostri giorni, l’epoca in cui sta avvenendo la piena attuazione di questi occulti piani, definiti più di un secolo orsono. La sua lettura è molto più utile ai nostri tempi che non all’epoca della sua uscita (1967)  presso un pubblico francese che lo acquistò comunque numerosissimo, tanto che ne furono fatte cinque edizioni. Sono convinto che con il passare dei mesi si rivelerà sempre più sconcertante la sua lettura; perché se ogni cattolico sa che è suo dovere «saper leggere i segni dei tempi», il libro che qui presentiamo dona al lettore la terribile consapevolezza che quei tempi, dopotutto, sono sempre più prossimi se osserviamo le mosse del nemico e delle sue legioni.

Come scrive il Virion, dopo aver letto il testo,

«Non potremo certamente più dubitare del formidabile complotto interno alla Chiesa per l’edificazione di un nuovo pontificato, di una nuova chiesa e di un nuovo sacerdozio (…) Ricordiamoci che nell’istante in cui i princìpi evangelici non sono più collocati nella sfera mistica-sacramentale ma solamente in quella economico-sociale, la sua missione divina ed apostolica non esisterà più (…) e farà la sua comparsa la chiesa della “divina sinarchia” luciferina».

E per arrivare a questo era necessario,

«(…) che avvenisse un’ondata di anarchia liturgica tale da travalicare qualsiasi tipo di disciplina, in nome di un ritorno al mitico cristianesimo primitivo e alle aspirazioni della coscienza collettiva»,

ovvero un sovvertimento demoniaco della Fede.

E noi siamo chiamati a vivere in questi tempi tenebrosi, forse ultimi (come scrive Nitoglia «questa è veramente l’ora delle tenebre»). Ma se operiamo in questo periodo storico, evidentemente eravamo destinati a questo. Il nostro compito allora – ognuno secondo la sua missione affidatagli da Dio – è quello di fare tutto ciò che è nelle nostre possibilità secondo i talenti che ci sono stati affidati, per operare con giustizia e rettitudine. Chiamo spesso alla memoria la frase che il «cattolico» Tolkien fece dire ad uno dei suoi celebri personaggi: «Vale per tutti quelli che vivono in tempi come questi, ma non spetta a loro decidere; possiamo soltanto decidere cosa fare con il tempo che ci viene concesso». Per questo motivo sto dedicando ogni mio sforzo alla presente missione editoriale che ho l’onore di servire e che considero a tutti gli effetti la mia chiamata in battaglia. Il lavoro svolto sulla presente opera si incardina in questa visione delle cose.

Il cristiano è tenuto ad impugnare le virtù di cui parla San Paolo (vere e proprie armi spirituali) della carità, della prudenza ma anche della forza, oggi più che mai perché l’apostolo ci ricorda che «Dio non ci ha dato uno spirito di timidezza»; non vergogniamoci dunque di dare testimonianza e custodiamo il bene prezioso, unico che ci è stato affidato. Il cristiano, oggi più che mai, deve dare l’esempio dell’efficacia di queste virtù cristiane, che sono cardine della nostra vita di fede, perché la fase di disgregazione presente si deve arrestare davanti a lui, come una barriera invalicabile con cui, insieme, dobbiamo respingere l’assalto di cui le nostre famiglie, la nostra società e la nostra Chiesa sono vittima. Il cattolico è un vincente. E deve essere temuto e rispettato per la sua fermezza e per la sua nobiltà, sia d’animo che di costumi (perché, come spesso avviene, il rigore interiore si manifesta chiaramente anche all’esterno dell’uomo).

Oggi, si è fin troppo dialogato con chi, l’errore, non è disposto ad abbandonarlo. Cristo è stato chiaro quando ha detto «Va’, e non peccare più». Questo dovrebbe continuare insistentemente a dire la Chiesa. Questo diceva Padre Pio cacciando dal confessionale i fedeli molli e poco convinti di volersi staccare dai vizi e dal peccato di cui si erano macchiati; cacciando loro, insieme esorcizzava anche i demoni che si quelli si portavano dietro, tenendoli incatenati. Li cacciava perché sapeva che il bene supremo era la salvezza della loro anima, non l’accettazione o l’accoglienza, che di caritatevole e misericordioso non ha assolutamente nulla se indugia sull’errore.

Se la Chiesa, oggi, non riesce più farlo, evidentemente è perché manca di un numero sufficiente di sacerdoti santi (purtroppo l’esempio dall’alto non è dei migliori). Allora preghiamo perché li formi, invece di bollarli come «tradizionalisti» e «integralisti» nostalgici del vecchiume ormai superato. In queste parole parla la furbizia di Satana che tra il clero secolarizzato si è infiltrato fin dai tempi di San Pio X. E noi laici abbiamo il compito di aiutare questi sacerdoti a resistere e denunciare le brutture che infestano le nostre parrocchie; parliamo senza sosta a questi sacerdoti ignari del «ruolo che svolgono», che ancora dopo 50 anni pensano di essere originali proponendo deviazioni che la Chiesa olandese aveva già sperimentato negli anni ’60 (elogiata su questo sentiero dall’abate René Laurentin che la chiamava speranzoso «la Chiesa olandese del cambiamento»).

«...Abbiamo bisogno di preti in ottima salute spirituale i quali non devono mai dimenticare che i nemici della Chiesa sono sempre all’opera (anche se apparentemente tacciono) e che la Massoneria lavora e si prepara a lanciare contro la Chiesa sempre nuove e più violente offensive». (Cardinale Feltin, 1953)

Così parla un sacerdote di Cristo. E ricordiamoci che l’«ite missa est» – tanto baldanzosamente sostituito dal pietistico «la Messa è finita, andate in pace» – vuol dire anche questo: «ite missio est». LA NOSTRA MISSIONE INIZIA, ed oggi più che mai deve cominciare proprio dentro la Chiesa stessa, occupata da una contro-chiesa che la sta lentamente soffocando. Questa è la nostra missio più urgente e decisiva. Alla fine, come Cristo ci comanda, diremo soltanto: «siamo servi inutili, abbiamo fatto quanto dovevamo fare».

E non si dica che trattando questi argomenti si rischia di agitare ipotesi di rottura con la Chiesa e con il suo Pontefice. Anzi, al contrario, noi crediamo sia il primo e principale dovere di ogni cattolico conoscere il nemico e combatterlo anche se, per sommo mistero d’iniquità, dovesse nascondersi nel luogo più insospettabile. Chi non lo fa, senza saperlo, sta attentando alla Chiesa di Cristo forse in maniera ancor peggiore di quanto possano sperare i suoi nemici. Perché il sommo inganno preparato con intelligenza luciferina nel tentativo di abbatterla, non è già un assalto fisico alle sue mura, ma la sua trasformazione interna, in una chiesa contraria al volere di Dio.

«Cercate ciò che è gradito al Signore, e non partecipate alle opere infruttuose delle tenebre, ma piuttosto condannatele apertamente, poiché di quanto viene fatto da costoro in segreto è vergognoso perfino parlare». (San Paolo, Ef 5, 8-14)

Noi, come spiega anche Virion, non crediamo assolutamente a questo trionfo, ma solamente al male, alla perdizione che questo tentativo di dominazione può provocare. Noi cattolici sappiamo bene che la Passione ha preceduto lo splendore della Pasqua cristiana. E la Sua luce rifulge già attraverso le tribolazioni dalle quali la Chiesa uscirà più splendente e bella che mai. Noi siamo i primi a difendere il pontefice della Chiesa di Roma. Forti delle promesse del Divin Maestro: «Le porte degli inferi non prevarranno». Ma consci di tale promessa divina, è comunque fondamentale conoscere la gigantesca offensiva che oggi è scatenata contro la Chiesa Cattolica Apostolica e Romana: il nemico è necessario sapere dove si annida per poterlo affrontare; il presente libro aiuta il cattolico a guardarlo dritto negli occhi.

Informarsi e formarsi a libri come quello presente, che sono un cibo di conoscenza provvidenziale, è un dovere; e domando come editore di voler proseguire in tal senso il vostro straordinario apporto che già date alla nostra opera editoriale.

Domando scusa per la lunga introduzione e lascio ora spazio all’invito alla lettura curato dall’amico don Curzio Nitoglia, che ringrazio per il suo apporto a questa iniziativa editoriale che potrete leggere più diffusamente nell’introduzione al libro.


Lorenzo de Vita
editore EFFEDIEFFE



Invito alla lettura

DON CURZIO NITOGLIA


Pierre Virion (1898-1988) nel 1967 ha editato in francese (Parigi, Téqui) un libro molto interessante intitolato Mysterium iniquitatis. La casa editrice EFFEDIEFFE lo pubblica ora in italiano, data la sua estrema attualità nonostante i suoi 46 anni d’età.

In tale libro Virion spiega che la crisi religiosa, la quale travaglia gli uomini di Chiesa non deve portare i fedeli al pessimismo e allo scoraggiamento. Infatti come Gesù «solo la Chiesa ha parole di vita eterna» essendo essa il Corpo Mistico di Cristo. Quindi non dobbiamo temere e disanimarci: alla fine la Chiesa di Cristo risorgerà come Gesù risuscitò dal Sepolcro. La situazione ecclesiale odierna è desolante, ma non disperata. Per il cristianesimo non esiste la disperazione, vi è la desolazione del Gòlgota, del Sabato Santo e del Sepolcro, alla quale segue immancabilmente la gloria e il trionfo della Pasqua di Risurrezione. Come Cristo la Chiesa non muore, può sembrar morta, ma non lo è anche se viene fatta seppellire dai Sommi Sacerdoti, anzi più ci si avvicina alla fine apparente e più si è prossimi alla Risurrezione reale.

Soprattutto oggi (v. l’intervista di Eugenio Scalfari a papa Bergoglio, Repubblica, 1° ottobre 2013) (1) assistiamo alla realizzazione di quanto previsto 46 anni or sono da Virion, fondandosi sui disegni risalenti all’Ottocento del complotto della Massoneria contro la Chiesa, in Mysterium iniquitatis.

«Motus in fine velocior»: un peso che cade nel vuoto più si avvicina al fondo e più aumenta di velocità. Ora la velocità sfrenata con la quale avanza la Rivoluzione religiosa nell’ambiente ecclesiale ad opera dei Sommi Sacerdoti a partire dal 1962 è sempre più alta, sino a sorpassare abbondantemente la barriera del suono con le esternazioni di Francesco I. Quindi mi sembra che questo sia l’ultimo atto dell’opera di «auto-demolizione» del potere sociale del Papato ad opera di un Papa (2). Se Francesco I non fosse Papa la sua azione non sarebbe universalmente e intensissimamente deleteria, se agisse al suo posto una persona privata e senza autorità le conseguenze del suo agire sarebbero limitate, private e senza autorevolezza. Questo era il piano della Massoneria: «un Papa secondo i nostri desideri, che non sia iscritto alla Setta, ma ne abbia lo spirito e faccia lui la Rivoluzione in cappa e tiara». Dio ha permesso che si avverasse, ma da ogni male permesso il Signore sa trarre un bene maggiore.

Papa Bergoglio ogni giorno, come una valanga inarrestabile (3), parlando come dottore privato, durante le omelie della sua messa privata, concedendo interviste e soprattutto agendo in maniera sovvertitrice dell’ordine sociale e religioso e della dignità papale, demolisce ciò che dopo il Concilio Vaticano II, miracolosamente, era rimasto – pur se malamente – ancora in piedi (4). Egli vuole fare il Vaticano III senza convocare, celebrare, dibattere e confermare un Concilio, nemmeno «pastorale»; sarebbe troppo «dottrinale» e «teoretico» per il suo spirito «pragmatico». Il rimprovero che Küng, Schillebeckx, Metz, Boff, Gutierrez, Martini muovevano a Paolo VI, a Giovanni Paolo II e a Benedetto XVI (aver bloccato lo spirito del Vaticano II) è condiviso in pieno da Francesco I, il quale riprende la loro obiezione ed asserisce di volere portare sino alle ultime conseguenze il «Vaticano II» operando, senza teorizzare (non dico «dogmaticamente» ma neppure «pastoralmente»), una sorta di «Vaticano III».

La stessa dottrina dell’ermeneutica della continuità tra Vaticano II e Tradizione della Chiesa – espressa ma non provata da Giovanni XXIII, Paolo VI, Giovanni Paolo II e soprattutto da Benedetto XVI – viene contraddetta e sfatata da Francesco I con fatti e con detti. Oramai la Sovversione è talmente sicura di aver vinto la battaglia che non sente neppure più la necessità di camuffarsi. Siamo veramente al «redde rationem» finale. Il Mondialismo espone ed opera alla luce del sole ciò che sino a qualche anno fa faceva segretamente e dietro le quinte.

Virion titola il suo libro con una frase di San Paolo, il quale nella Seconda Epistola ai Tessalonicesi (II, 6-7) ha rivelato la venuta dell’Anticristo finale: «Voi conoscete Colui che lo trattiene, di modo che egli si manifesterà al suo preciso momento. Infatti il Mistero d’Iniquità già opera internamente. Solo quando Colui che ora lo trattiene verrà tolto di mezzo, allora l’uomo d’iniquità si manifesterà, ma il Signore Gesù lo ucciderà con un soffio della sua bocca».

I Padri ecclesiastici interpretano questi due versetti in maniera moralmente unanime e il Dottore Comune o Ufficiale della Chiesa (San Tommaso d’Aquino) fa sua la loro interpretazione (5). L’Anticristo finale si manifesterà, ma vi è un «ostacolo», un «katechon», «Colui che lo trattiene», che è il potere spirituale e sociale del Papato. Quando questo potere non avrà più la forza socialmente sufficiente per trattenere l’Anticristo e sarà stato ridotto ad influire solo sulle singole anime, allora questi apparirà, però sarà ucciso da Cristo stesso, il quale veglia tutti i giorni sino alla fine sulla sua Chiesa.

San Paolo chiama l’agire degli anticristi iniziali (che operano durante il corso della storia ed agiscono già nell’epoca in cui l’Apostolo scrive, nel 53 ossia appena 20 anni dopo la crocifissione di Gesù) e dell’Anticristo finale (che si manifesterà verso la fine del mondo) «Mysterium iniquitatis». Ma al momento stabilito e permesso da Dio, quando il Papato dopo essere stato attaccato da tutti i fronti avrà perso, momentaneamente, la sua forza sociale di restaurazione, allora apparirà l’Anticristo finale. Il liberalismo, che vuol ridurre il Cristianesimo a puro fenomeno individuale, negando la Regalità sociale di Cristo, è uno dei pilastri della «contro-chiesa» ed apre le porte all’Anticristo finale.

Questi due versetti di san Paolo si applicano perfettamente a quel che sta succedendo oggi. È chiaro che il Mistero d’iniquità, operante segretamente durante la storia della Chiesa sin dall’epoca apostolica, si collega al Vaticano II, ove, tramite la collegialità, l’ecumenismo e la libertà delle false religioni, la potenza sociale restauratrice ed antisovversiva del Papato e della Chiesa è notevolmente scemata. Già allora Paolo VI parlò di «auto-demolizione della Chiesa», dello «spirito di satana entrato nel Tempio». A partire da allora pian piano si è manifestato il Mistero d’Iniquità in tutta la sua ferocia e virulenza (e lo vediamo oggi sotto i nostri occhi) (6) sino al Regno dell’Anticristo finale, che tuttavia sarà annientato da Cristo.

Però non dobbiamo preoccuparci eccessivamente. Era scritto, previsto e Dio lo ha permesso per trarre dal male un bene maggiore. Dopo aver fatto ultimare la sua Rivoluzione in cappa e tiara, dopo la «grande apostasia» (2 Tess., II, 3), apparirà l’uomo d’iniquità, ma Gesù lo annienterà. «Nolite timere pusillus grex, Ego vici mundum!» (Lc., XII, 32). La vittoria finale, dopo tante sconfitte intermedie, appartiene a Dio e alla sua Chiesa. E così sarà. «Verbum Domini manet in aeternum!».

Occorre sapere che papa Bergoglio si è formato alla scuola della filosofia della prassi. Uno dei suoi principali rappresentanti è senz’altro Ludwig Feurbech, che studiò filosofia a Berlino con Hegel. La sua opera più conosciuta è L’essenza del cristianesimo del 1847 (7); nel 1851 pubblicò Lezioni sull’essenza della religione e nel 1857 Teogonia (l’origine di Dio).

Egli si inscrive appieno nel solco della filosofia moderna che è «antropocentrica: il suo centro di riflessione non è (…) Dio, ma è l’uomo. Però sino a (…) Feuerbach nessuno aveva spinto l’antropocentrismo sino al punto di negare Dio. (…). La tesi fondamentale di Feurbach è l’identificazione dell’uomo con Dio. (…) Egli fa dell’uomo l’essere supremo, identificandolo con Dio» (8).

La nuova religione immanentistica e antropocentrica di Feurbach consiste nella «divina trinità nell’uomo: l’unità di ragione, amore e volontà» (9).

Ora questo spirito lo si ritrova già nel Concilio Vaticano II e papa Bergoglio lamenta che – dopo aver aperto le porte alla modernità – il Vaticano si sia fermato un po’ ed abbia ritardato l’opera della Rivoluzione in cappa e tiara, ma afferma che lui la porterà a termine, «umilmente e ambiziosamente».

Già durante «l’omelia nella 9a Sessione del Concilio Vaticano II», il 7 dicembre del 1965, papa Montini giunse a proclamare: «la religione del Dio che si è fatto uomo s’è incontrata con la religione (perché tale è) dell’uomo che si fa Dio. Cosa è avvenuto? Uno scontro, una lotta, un anatema? Tale poteva essere; ma non è avvenuto. (…). Una simpatia immensa verso ogni uomo ha pervaso tutto il Concilio. (…). Noi, più di tutti, abbiamo il culto dell’uomo» (10).

Inoltre papa Giovanni Paolo II ha affermato nella sua seconda enciclica (del 1980) «Dives in misericordia» n.° 1: «Mentre le varie correnti del pensiero umano nel passato e nel presente sono state e continuano ad essere propense a dividere e persino a contrapporre il teocentrismo con l’antropocentrismo, la Chiesa (conciliare, ndr) (…) cerca di congiungerli (…) in maniera organica e profonda. E questo è uno dei punti fondamentali, e forse il più importante, del magistero dell’ultimo Concilio». Ancora una volta non è l’interpretazione radicale del Concilio, ma è l’insegnamento stesso conciliare ad essere gravemente erroneo.

Vi è una lotta evidente, esplosa in tutta la sua violenza durante il Vaticano II, tra la Chiesa di Cristo e la «contro-chiesa» o «sinagoga di satana» (Apoc., II, 9), che si serve della modernità immanentista per sovvertire la mentalità dei fedeli e dei chierici inclini al progressismo modernizzante e modernista, i quali potranno diventare in futuro i capi della Sinarchia di una «contro-chiesa» infeudata alla «Repubblica universale» massonica e al «Tempio universale» giudaico, tramite l’ecumenismo, che dovrà portare alla riunione dei cattolici con i massoni o «fratelli» separati e ebrei o «fratelli maggiori»...

Tutto ciò è avvenuto mediante una silenziosa e sotterranea Rivoluzione religiosa (Concilio Vaticano II, 1962-65) e culturale (maggio 1968), non cruenta e militare, grazie alla quale l’uomo ha cercato di prendere il posto di Dio (ed apparentemente vi è riuscito) per distruggere poi, nichilisticamente(11), l’uomo stesso quale animale razionale. Ma non basta, bisogna passare ora alla piena e perfetta realizzazione di quanto è stato posto in atto imperfettamente nel Vaticano II con un Vaticano III fatto, appena appena detto e non elaborato dottrinalmente.

Infine Bergoglio si accinge (e lo dice chiaramente) all’ultimo passo, il quale è il traguardo finale che la «sinagoga di satana» si era prefissa da almeno 200 anni: la costituzione di un unico «Tempio universale» mediante l’ecumenismo, ossia un amalgama di tutte le religioni a scapito dell’unica vera religione, quella fondata da Gesù su Pietro ed i suoi successori. Purtroppo, avendo con il Modernismo infiltrato i propri suppositi nella Chiesa, la Setta infernale è riuscita a far compiere l’ultimo passo della Rivoluzione anti-divina proprio dagli uomini di Chiesa, soprattutto durante e dopo il Concilio Vaticano II, che ha raccomandato pastoralmente l’Ecumenismo, la Libertà delle false religioni e la Collegialità, cioè propri quegli errori condannati costantemente dal Magistero dogmatico ed infallibile della Chiesa. La «rivoluzione in cappa e tiara» si è avverata nel 1965 e perdura ancor oggi, anzi con Francesco I è divenuta una valanga inarrestabile – tramite gesti, fatti e detti quotidiani non magisteriali neppure solo pastorali, ma ampliati e globalizzati dai mass media – che solo l’Onnipotenza e la Giustizia di Dio potrà bloccare prima che giunga al compimento del Vaticano III.

Infatti Gesù ha promesso formalmente che le potenze dell’inferno non prevarranno contro la sua Chiesa. Egli lascia fare, ma non strafare. Alla fine dice: «Basta!» e quando Dio dice «Basta!» son dolori.

La «contro-chiesa» sa che non può giungere al dominio del mondo senza avere corrotto anche il potere spirituale, il quale viene da Dio. Infatti non si può reggere e governare perfettamente la Società civile se questa non è sorretta da quella soprannaturale. Stato e Chiesa debbono cooperare. La «contro-chiesa» ha combattuto la dottrina della cooperazione tra potere temporale e spirituale ed ha distrutto il potere temporale della Chiesa (che la aiutava a diffondere il Vangelo nella Società civile, senza essere infeudata a nessun potere umano) per sostituirsi alla vera Chiesa e diventare una «contro-chiesa», il nuovo «contro-potere» o la «demonio-crazia» preternaturale, che viene dal basso e dagli inferi e lotta contro la «teocrazia». Oltre il potere economico, sociale e politico occorre avere nelle mani anche quello religioso, senza il quale tutto il resto vacilla e poi crolla. Avendo macchinato contro la vera Religione, la Sinarchia deve darci un surrogato di essa, una «contro-chiesa» ed una «contro-religione». La religione non è qualcosa di posticcio o puramente accessorio che aiuta lo Stato a governare meglio, ma è essenziale al funzionamento del potere civile e al suo perdurare. La Chiesa lo ha sempre insegnato, la «contro-chiesa» lo ha capito e lo ha negato, ma ha sempre cercato di metterlo in pratica alla rovescia 1°) avversando la vera Religione; 2°) propinando agli uomini una falsa religiosità si rivela così vera «scimmia di Dio» come il diavolo (Tertulliano).

Tutte queste strategie infernali sono mirabilmente descritte nell’opera di Virion che qui vi viene proposta.

Questa è l’ora decisiva dello scontro tra due entità dal quale arriverà al suo completamento la «città del diavolo, composta da coloro che per amore disordinato di sé disprezzano Dio» oppure rinascerà la «città di Dio, formata da coloro che per amor di Dio sentono umilmente di se stessi» (S. Agostino, De civitate Dei, XIV, 28).

Eugenio Scalfari ha capito molto bene che senza una «contro-chiesa» («Il Tempio») la Setta («La Repubblica») non può riuscire a costruire un «super Governo Mondiale», come senza la grazia divina l’uomo non può edificare la Civitas Dei o la Res Publica Christiana.

Adesso il problema ultimo da risolvere è sapere se la Sinarchia sia all’altezza di portare sino alle ultime conseguenze la Sovversione annichilatrice nella Chiesa e della Chiesa di Roma, fondata da Gesù su un solo Pontefice: Pietro. Possiamo rispondere con certezza: «può tentarlo e lo ha tentato, ma inutilmente!». Infatti le membra della Chiesa sono umane, tuttavia il principio della Chiesa è Cristo vero Dio e vero uomo che l’ha fondata, il suo fine è Dio e il cielo verso cui tende, infine i suoi mezzi sono soprannaturali nella loro essenza: i Sacramenti, che conferiscono la vita soprannaturale.

Contro questa realtà, assistita divinamente perché fondata e istituita da Dio stesso, nulla può la Sinarchia, la «contro-chiesa» e la «sinagoga di satana». Gesù lo ha promesso formalmente: «le porte dell’inferno non prevarranno contro di essa!» (Mt., XVI, 18). «Ecco, Io sto con voi tutti i giorni sino alla fine del mondo» (Mt., XXVIII, 20).

don Curzio Nitoglia





1) Francesco I risponde a Eugenio Scalfari: “Il Vaticano II, ispirato da papa Giovanni e da Paolo VI, decise di guardare al futuro con spirito moderno e di aprire alla cultura moderna. I padri conciliari sapevano che aprire alla cultura moderna significava ecumenismo religioso e dialogo con i non credenti. Dopo di allora fu fatto molto poco in quella direzione. Io ho l’umiltà e l’ambizione di volerlo fare” (Repubblica, 1° ottobre 2013, pag. 3). Si noti questa “contraddizione nei termini” di papa Bergoglio: “umiltà e ambizione”. Non è casuale, ma è voluta, Bergoglio quale ammiratore della modernità fa sua la “coincidenza degli opposti” di Spinoza e la “contraddizione per principio” della dialettica di Hegel, per cui ambizione e umiltà coincidono proprio perché si oppongono e si contraddicono.  Egli esprime chiaramente  la volontà di compiere il Vaticano II, che sarebbe restato incompiuto, ossia di fare il “Vaticano III” senza indirlo, dibatterlo e promulgarlo: è il primato della prassi sulla teoresi e il superamento non solo dell’immutabilità del dogma, ma anche della pastorale tramite l’azione, l’incontro, il dialogo e il “camminare insieme”.

2) Papa Bergoglio con il primato della prassi (basta vedere il suo modo di “pontificare”) e della diplomazia ( si vedano le ultime nomine in Curia) a scapito della dottrina e della Fede, non nega i dogmi esplicitamente, non afferma dottrine sistematiche, ma addormenta le coscienze dei fedeli e dei chierici, i quali non li hanno più presenti, pur non negandoli formalmente. La pericolosità di papa Bergoglio è la ultra-pastoralità diplomatica e piacevole a tutti spinta al massimo con la pura prassi e la gestualità, che vuol portare tutti ad agire assieme ed a perdere e dimenticare pian pano la propria identità senza rinnegarla esplicitamente. La situazione ecclesiale sotto il pontificato di Francesco I è desolante, ma non disperata. Per il cristianesimo non esiste la disperazione, vi è la desolazione del Gòlgota e del Sepolcro alla quale segue immancabilmente la gloria della Risurrezione. Attenzione! come Cristo la Chiesa non muore, può sembrar morta, ma non lo è, anzi più ci si avvicina alla fine apparente e più si è prossimi alla Risurrezione reale.

3) Certamente anche quest’intervista, dato il modus agendi di Francesco I,  quando sarà pubblicato l’articolo che mi accingo a scrivere sarà sorpassata da altre esternazioni più radicali e progressiste sino all’inverosimile, ma è proprio questo che Dio non può permettere e si arriverà, così, allo scontro finale.

4) Nonostante che nel dopo-concilio  (1969) sia stato promulgato il Novus Ordo Missae o la Rivoluzione liturgica, che è stata imposta, mediante un abuso di potere, nel 1976. Inoltre nel 1981, Giovanni Paolo II a Magonza ha parlato di “Antica Alleanza mai revocata”, nel 1986 alla sinagoga di Roma ha definito l’Ebraismo talmudico “Fratello maggiore e prediletto del Cristianesimo”, sempre nel 1986 e poi nel 2002 ha riunito tutte le religioni ad Assisi in una giornata di preghiera, nel 1999 (il 14 maggio) ha baciato il Corano. Benedetto XVI ha visitato la sinagoga di Monaco nel 2005, Auschwitz nel 2006 e nel 2010 la sinagoga di Roma, riprendendo le infauste teorie di Giovanni Paolo II sui rapporti tra giudaismo e cristianesimo, nel 2011 ha indetto una terza giornata di preghiera di tutte le religioni ad Assisi. Ma tutto ciò non è ancora sufficiente per Francesco I e Scalfari. “Motus in fine velocior!”.

5) Cfr. San Tommaso d’Aquino In 2am ad Thessalonicenses, cap. II, lectio 1, che riprende e compendia il pensiero della Patristica su questa questione.

6) La crisi ha investito tutti i settori della vita umana e in maniera parossistica. La Chiesa nei suoi membri anche più eminenti (specialmente con Francesco I) è stata infiltrata e sono proprio loro a far la Rivoluzione in maniera più radicale (accoglienza dell’ondata immigratoria clandestina e islamica, filo-marxismo, accettazione più o  meno tacita delle unioni omosessuali, minimalismo anti-aborto, rinuncia pratica ai valori non-negoziabili, filo-giudaismo radicale, antropocentrismo panteista e il nichilismo o ateismo “teologico”). La crisi economica sta spingendo l’Europa e gli Usa verso il fallimento. La guerra mondiale e nucleare è diventata quasi prossima con la crisi siriana, nella quale si fronteggiano gli Usa e Israele contro la Russia e la Cina. Lo Stato è oramai quasi inesistente, specialmente in Italia, ed è stato rimpiazzato prima dai banchieri di Monti e poi dai magistrati marxisti di De Benedetti. La famiglia è stata minata dal divorzio, dalle unioni di fatto, dal libero amore e dall’omosessualismo per principio, legalizzato e difeso dalla legge, che condanna l’omofobia. L’individuo stesso è una larva di uomo: il 1968 ha distrutta la sua natura razionale, che è stata rimpiazzata dal sentimentalismo e dall’emozionalismo animaleschi. Oramai non ci resta che l’intervento della Giustizia onnipotente di Dio, il quale premia il bene e castiga il male.

7) Tr. it., Milano, 1973.

8) B. Mondin, Antropologia filosofica, Bologna, ESD, 2002, 2° vol., p. 134.

9) L. Feurbech, L’essenza del cristianesimo, tr. it., Milano, 1973, p. 25.

10) Enchiridion Vaticanum. Documento del Concilio Vaticano II. Testo ufficiale e traduzione italiana, Bologna, Edizioni Dehoniane Bologna, 9a ed., 1971, Discorsi e messaggi, pp. (282-283). Invece San Pio X nella sua prima Enciclica E supremi Apostolatus Cathedra del 1904 ha scritto che il culto dell’uomo, distintivo del Modernismo, è la caratteristica peculiare del Regno dell’Anticristo, il quale ha iniziato con il Modernismo la sua fase finale.

11) Seguendo gli insegnamenti della “Scuola di Francoforte” e dello “Strutturalismo francese”.






 
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