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Satana, il migliore dei missionari
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Le cronache dell’epoca narrano che durante l’assise conciliare (del Vaticano II), quando Monsignor Francois Adam, vescovo di Sion, Svizzera, osò parlare della «presenza attiva di satana», si sentì nell’aula vaticana «une vague de feu rire», uno scroscio di risa.

La Chiesa Cattolica, da decenni, è preda di simili personaggi, che hanno sostituito le risatine al Vangelo. Le conseguenze dell’aver abbandonato la lotta primaria che Roma conduceva contro il male sono oggi perfettamente evidenti.

Pensare che fino a trent’anni prima del Concilio, tra i missionari sparsi nel mondo, in Africa come in Asia, era ricorrente una stranissima affermazione:

«il diavolo è il nostro miglior missionario».

Erano i sacerdoti italiani del PIME (Pontificio Istituto Missioni Estere) ad affermarlo, e a pochi anni dal Concilio; preti ed esorcisti che stavano in prima linea nelle terre di Missione — e forse per questo prendevano l’argomento seriamente.

Continuano nelle loro “memorie” i padri del PIME:

«I nostri migliori cristiani sono difatti quelli convertiti dal demonio, ossia quei cinesi che avevano trovato rifugio e protezione contro le vessazioni del diavolo solo nella nostra chiesa».

In quelle missioni, raccontavano i padri, i casi di possessione, tra i buddisti, erano molto frequenti, e per “trattare” efficacemente questi episodi i pagani del luogo si rivolgevano ai cattolici, dovendo constatare che quei sacerdoti venuti dall’Italia erano gli unici “capaci” di allontanare, attraverso la pratica esorcistica prescritta nel “Rituale Romano”, le ricorrenti vessazioni di cui cadevano vittime, e verso cui le autorità religiose del luogo si dimostravano impotenti. Se è dunque vero che tutt’oggi l’orientale (soprattutto il giapponese) conosce poco del cristianesimo, della sua dottrina e della sua morale, una cosa l’ha sempre saputa (e fin meglio dei “padri conciliari”...): che i cattolici hanno un potere speciale sui demoni.

Troverete queste ed altre notevoli testimonianze (che, evidentemente, i “padri” conciliari non avevano mai visionato…) nel nuovo, fondamentale libro che oggi presentiamo per le nostre edizioni. Ne è autore Paolo Calliari († 1991), padre religioso, storico ed archivista (nonché esorcista) degli oblati di Maria fondati da Pio Brunone Lanteri (per un bio-bibliografia completa su Padre Calliari leggere la SCHEDA DEL LIBRO).

L’opera di padre Calliari che ora diamo alle stampe tratta di dottrina demonologica (nella prima parte), narra e spiega cinque casi di possessione demoniaca avvenuti a cavallo tra l’800 e il ‘900 (terza parte), ma al tempo stesso rappresenta un utilissimo manuale di disinganno e di spiegazione per i tempi nostri. Si rivela uno studio più che mai utile anche per quei lettori “scettici” in materia di fede, che seguono i nostri articoli quotidiani di economia, politica e società. Anche a loro, particolarmente a loro, è dedicato questo libro, perché la cosiddetta “controinformazione” non è sufficiente a risolvere il problema odierno, tantomeno se per mezzo di questa informazione apparentemente alternativa – come vediamo avvenire in moltissimi riviste e siti – vengono negate verità di fede e ragione. Uno dei tanti casi è quello recentemente segnalatoci da un lettore: Volevo sapere che ne pensate di N**** E*******. Perché sembra che la rivista lavori per la verità, ma noto spesso pubblicità anticlericale a libri, e puzza un po’ di new age. Che ne dite? Che così facendo si assecondano, direttamente o indirettamente, gli stessi piani diseducatori voluti dai nostri avversari.

Portino dunque pazienza i lettori “scettici” – a cui interessa prevalentemente l’economia e la geopolitica, USA e Russia, ISIS ed immigrazione, ed alla ricerca di queste informazioni vanno ad abbeverarsi anche a certe fonti non sempre cristalline –, perché l’argomento che qui trattiamo interesserà anche loro, e dunque li preghiamo di volerci seguire anche in questa occasione.

Ora, in sede di presentazione mi preme voler ricordare un concetto-base nel parlare di demonologia — perché oggigiorno il cattolico ignora, non per sua colpa, alcune basilari verità teologiche (quel nerbo, quella struttura che un tempo, anche presso il semplice volgo, adornava la nostra fede rendendola tanto bella).

Il demone, spirito sì di menzogna, essendo a sua volta una creatura è obbligato a seguire i divini voleri. La teologia cattolica (con san Tommaso), al contrario dello gnosticismo-manicheo (dio buono/dio cattivo), è chiarissima su questo punto: “satana viene dopo il vero Dio, è creatura di Dio, quindi non è eterno, è inferiore a lui, dipendente da lui, limitato nella sua azione e obbligato a seguire le sue direttive”.

È quanto poterono constatare con i loro occhi, nel biennio 1929-1930, i religiosi della missione di Junan e di Chumatien (Cina) gestita dai Padri del Verbo Divino (rielaboro nuovamente la cronaca di questi fatti, avvenuti in terra di missione, dal nostro nuovo libro).

Durante i mesi di esorcismo che i padri verbiti dovettero praticare su una ragazza del posto, tale Tien Wei, la Vergine ordinò al demonio (minacciandolo per il tramite di «un angelo con la lancia in mano») di tenere “prediche” ai buddisti del luogo. Queste “prediche”, che si protrassero per alcune settimane in tutta la zona, duravano circa tre ore, e tutti gli astanti ascoltavano attenti, senza muoversi e senza perdere una parola. I diversi temi delle massime eterne – morte, giudizio, inferno, verità della Chiesa cattolica, etc. – erano esposti dall’indemoniata con tanta vivacità e chiarezza che il racconto faceva rabbrividire e tremare gli uditori accorsi. Il diavolo – sempre sotto la supervisione del vescovo locale, delle suore e del sacerdote esorcista (i quali, per la poca predisposizione “ecumenica” del parlare, temevano un linciaggio da parte delle autorità buddiste) – aveva parlato anche contro gli idoli della pagoda, ed ai buddisti presenti aveva svelato segreti che li avrebbero dovuti profondamente disingannare sulle falsità della loro religione, compreso il traffico demoniaco di cui costantemente si macchiavano i bonzi e di cui cadevano vittime le popolazioni locali soffrendo straordinarie vessazioni, malattie inspiegabili e ricorrenti.

Alla fine, Padre Heir, uno dei missionari verbiti presenti all’esorcismo, esclamò: “Potessi predicare anch’io così!”. Lo disse perché molti buddisti del luogo, dopo aver assistito a quei fatti oggettivamente straordinari, si convertirono in quanti poterono, tiranneggiati com’erano dalle autorità religiose locali.

Nel raccontare questo aneddoto, abbiamo brevemente accennato alla cronaca di un esorcismo pratico a cui padre Calliari, nel suo trattato, dedicherà un’intera sezione. Per la prosecuzione di queste narrazioni, rimandiamo direttamente al suo testo.

Ora, nonostante la progressiva incredulità della Chiesa post-conciliare verso questo argomento, tenuto in disparte come un parente scomodo di cui vergognarsi, il mondo, in questi 40 anni, sembra essere andato dietro a “mode” diverse da quelle previste dai riformatori “cattolici”. Si tratta dell’ennesimo, ridicolo fallimento previsionale dei markettari conciliari. L’argomento “demonio” difatti non ha mai attirato tanto da quando è stato pressoché bandito dalla Chiesa: ha fatto vendere libri e accorrere spettatori al botteghino (un filone d’oro iniziato con un best-seller come l’Esorcista, scritto dal “cattolico” W. P. Blatty, che si ispirò a T. de Chardin per tratteggiare la figura del sacerdote protagonista, per poi passare, nel corso degli anni, per mani via via sempre più improbabili: preti protestanti, rabbini, preti senza Chiesa e donnaioli – è il caso del recente Deliver Us From Evil –, fino all’ultima trovata cinematografica, The Babadook, non ancora uscita in Italia, dove il posseduto giunge persino ad auto-esorcizzarsi).

Seguendo questa scia dorata, sono spuntati a bizzeffe, in questi decenni, diversi libri di demonologia, via via sempre più imprecisi dottrinalmente e contenenti errori o mezze verità, stampati da case editrici che di cattolico hanno sempre meno, sfruttati per maneggiare un argomento di fede tanto delicato e fondamentale come valido pretesto per cavalcare qualche buon successo. Il risultato è stato il caos, nella sempre più nebulosa ed imperfetta ricerca del demoniaco da parte di persone poco preparate, spesso laici, magari neanche cattolici.

Questo panorama di relativismo su un argomento tanto delicato fu fortemente percepito anche dall’oblato Calliari nel momento in cui si apprestò a scrivere il suo ultimo lavoro (morì difatti appena lo ebbe terminato). Non a caso, e per favorire un corretto inquadramento “dottrinale” del problema demonologico tanto vituperato, Calliari scrive nella prima parte del suo trattato:

«Il diavolo, la sua esistenza, la sua natura, i suoi poteri, i suoi limiti, la sua azione nel mondo e tra gli uomini devono essere studiati e compresi nell’unico ambito in cui essi hanno avuto origine e trovano il loro fondamento critico e scientifico, la Sacra Scrittura e la rivelazione divina. Oggi, e non soltanto oggi, ma in tutti i tempi nel passato, e con tutta certezza anche nel futuro, si fa e si farà un gran parlare del diavolo e del suo influsso nelle vicende umane, politiche, economiche, morali e sociali, ma il più delle volte seguendo un cliché ormai scontato, forgiato su credenze popolari, su folklore, su mitologie, su tradizioni, su leggende e – quando si avesse la pretesa di camminare su un terreno più sicuro – sulla psicologia, sulla psicanalisi, sulla parapsicologia, sulla falsa nozione di mistica. Con quale risultato? Col risultato che la figura di questo personaggio ne esce confusa, scialba, sfocata, il più delle volte irriconoscibile, contraddittoria, quindi incomprensibile o addirittura falsa. Fin dai primi tempi della Chiesa l’espulsione del demonio era uno degli argomenti più efficaci per provare la verità della fede cristiana. Lo stesso avviene oggi in terra di missione — e non soltanto là. È segno di intelligenza e di prudenza non chiudere volontariamente gli occhi di fronte a questa realtà, ma affrontarla con saggezza e coraggio e applicarle i rimedi per diminuirne o eliminarne più facilmente i mali».

Come precisa dunque anche l’oblato Calliari nel corso della sua opera, questa indiscutibile e documentatissima verità – l’efficacia che la Chiesa Cattolica tuttora detiene sui demoni – è una delle più chiare dimostrazioni per provare la verità della fede cristiana. Ce lo racconta lo stesso San Paolo, nell’aneddoto dei sette fratelli ebrei di Efeso, che nel tentativo di esorcizzare un indemoniato sfruttando il nome di Cristo vennero violentemente malmenati, a tal punto che dovettero fuggire via mezzi nudi (Atti, XIX, 13). Ad Efeso, come avvenne presso i buddisti nelle terre di missione secondo le cronache sopra accennate dei Padri Verbiti, molti maghi ed indovini confessarono di essere degli imbroglioni e si fecero Cristiani.

La Chiesa Cattolica difatti detiene il primato di autorità sulle genti, sul creato e sugli stessi spiriti; può, anzi deve (come sua principale missione, oggi dimenticata dai “padri conciliari”) combattere il demonio, nemico di Dio e dell’uomo; ostacolarne ed impedirne l’opera capendo dove si manifesta e quali sono le “quinte colonne” che la favoriscono; strappare dal suo influsso gli infelici che ne fossero diventati vittime; ristabilire, in sintesi, il regno di Dio in quel creato che, a seguito della caduta, era stato per secoli il regno del «principe di questo mondo», detronizzato poi dalla croce di Cristo. Nessuno meglio della Chiesa dunque, Corpo Mistico di Gesù, conosceva satana e quelle sue colonne nel mondo (a cui Calliari dedica la seconda e centrale parte del libro), e tuttora continua a possedere gli strumenti per combatterlo e per sconfiggerlo. La lotta contro satana fa difatti parte della sua missione primordiale e fondamentale perché Cristo «è apparso per distruggere le opere del diavolo» (1 Gv 3,8).

Ecco il motivo di tanto sfacelo odierno — l’aver abbandonato l’unica battaglia che la Chiesa era predisposta a combattere e l’averlo fatto soprattutto nei tempi potenzialmente più pericolosi e tenebrosi che l’uomo abbia mai conosciuto.

Oggi tentiamo dunque di diffondere nuovamente un testo che fa della teologia e della dottrina della Chiesa di sempre un piedistallo, e perciò si presenta provvidenzialmente sano e scevro da errori in un panorama in cui abbondano le tante produzioni “commerciali” a firma di sacerdoti dalla dubbia preparazione teologica e che hanno cavalcato una certa fama di essere “in lotta contro il male”.

Don Curzio, nella sua eccezionale introduzione – quasi un piccolo trattato nel trattato – difatti scrive:

«L’Editore EFFEDIEFFE lodevolmente ristampa il Trattato di demonologia di padre Paolo Calliari, che considero uno dei manuali di demonologia più completi ed interessanti che siano mai stati pubblicati in Italia. Invito pertanto allo studio attento e coscienzioso di questo libro, soprattutto in quest’epoca, che può essere definita senza tema di esagerare “l’ora del potere delle tenebre» (Lc., XXII, 53).

Anche Padre Calliari riteneva la nostra un’epoca tenebrosa, tanto che nelle prime pagine del suo libro la descrive come “un’epoca in cui Asmodeo è padrone ormai visibile dei tempi”.

Scrive Calliari:

«Asmodeo è “colui che fa perire”; è il “cattivo demonio” ricordato nel libro di Tobia (Tb 3,8), colui che ha fatto morire i sette mariti di Sara. È il nemico dell’unione coniugale e della procreazione dell’uomo, il demone della lussuria. Ritroviamo qui la già ricordata tattica diabolica intesa a impedire la procreazione della vita umana. Il ricordo della felicità perduta suscita in lui una gelosia feroce per colui che è destinato ad occupare il suo posto nel regno della beatitudine, un odio irriducibile per l’uomo, creatura inferiore a lui ma destinata a salire al di sopra di lui, e l’intento perseguito con tenacia «satanica» di impedire la nascita di nuove vite che accrescano il numero dei futuri candidati alla felicità eterna. In questa visuale dev’essere intesa anche la campagna pro aborto, contro la vita, evidentemente di origine satanica, che si fa sempre più estesa e più rovente in tutto il mondo, e la propaganda anticoncezionale per limitare al massimo, o addirittura impedire, fin dall’inizio, il moltiplicarsi delle vite umane nel mondo. La tattica anticoncezionale è sempre esistita in diverse forme, come dimostra la storia delle molte sette gnostiche orientali ed europee del passato, e delle società segrete a base gnostica dei tempi più vicini a noi, tutte intese a combattere la vita, ma dobbiamo riconoscere che tale tattica non aveva mai avuto in passato un’estensione così vasta e un numero di vittime così grande come ai giorni nostri. Il nostro tempo si può veramente definire il trionfo del demone chiamato Asmodeo».

Nel parlare di demonologia, è poi importante precisare qualche aspetto che contraddistingue la pratica demonologica in ambito cattolico, e che in qualche modo la rende “accettabile” per l’uomo moderno.

Come ricorda Calliari, la possessione, ed in generale la conoscenza dell’azione malefica:

«ha una meravigliosa efficacia per ispirare orrore del peccato, timore del giudizio di Dio, umiltà e spirito di orazione. Essa è utile anche al prossimo che assiste allo spettacolo di queste sofferenze atroci, di questa rabbia del demonio contro Dio e contro l’uomo, e infine dell’intervento di Dio a favore dei suoi servi. La liberazione degli indemoniati attraverso l’esorcismo mette in risalto la divinità di Gesù Cristo, il trionfo di Maria sui demoni, la potenza della Chiesa, il credito dei santi. Dio permette il male per trarne del bene».  

L’azione di satana, rimane pertanto uno strumento utile alle nostre stesse anime per conseguire meriti nella dura lotta del vivere quotidiano. Se il nemico definisce meglio fin dell’amico il nostro carattere, satana è anch’esso il migliore strumento della Provvidenza per elevarci e fortificarci, per avvicinarci il più possibile al modello perfetto che è Cristo.

La tentazione, presa in se stessa, non costituisce difatti una colpa. Anche Cristo è stato tentato. E quando la tentazione, attraverso i sacramenti e la nostra libera volontà, è superata e vinta, diventa un motivo di merito davanti a Dio, come ogni vittoria riportata sul campo di battaglia è un motivo di promozione e di premio, perché, come scrisse San Paolo: “l’opera del maligno concorre al bene e serve ad edificare la gloria degli eletti” (2 Tm, 2,10).

Lo ricordò anche il teologo Romano Guardini: “egli (satana) ha forza, senza dubbio, ma unicamente in quanto l’uomo ha peccato. Di fronte al cuore saldo nell’umiltà e nella verità, satana non può nulla. Tanto si estende il suo potere quanto si estende la colpa dell’uomo”.

Lo ribadisce anche don Nitoglia, nella sua introduzione al testo di Calliari:

«Satana (dall’ebraico sàtan, avversare, insidiare, perseguitare) è colui che perseguita, avversa, soprattutto accusando e calunniando. Il termine diavolo (dal greco diàbolos) ne è la traduzione letterale. Il concetto di satana o diavolo è perciò intimamente connesso con quello del giudizio di Dio, in cui satana rappresenta la pubblica accusa contro l’uomo. Egli sta contro l’uomo, lo induce al male e poi lo accusa davanti a Dio sommo Giudice».

Satana dunque rimane uno strumento di Dio, è sempre utile ricordarlo.

Un secondo aspetto “consolatorio” della demonologia, e di nostra urgente utilità per poter conseguire il bene supremo, è la figura di una Donna: la vittoria su Satana (perlomeno fino al giorno del giudizio universale) sembra dover passare – per commovente volontà divina – sempre nelle mani di Colei che da Dio è stata innalzata al di sopra di ogni creatura. Un’idea che fece impazzire di rabbia Lucifero, che assieme alle torme di angeli ribelli, dopo essersi rifiutato di servire l’incarnazione del Verbo, osò ulteriormente sfidare il piano salvifico del Creatore ribellandosi alla Sua volontà che una donna potesse diventare madre di Dio e regina stessa delle schiere celesti.

È Satana stesso a rivelarlo, come testimonia il caso dell’ossessa Magda (a cui il trattato di Calliari dedicherà un capitolo):

“Quando eravamo in cielo avevamo creduto che dopo la nostra protesta Dio avrebbe rinunciato a farla sua Madre, ma Dio ha rifiutato e rigettato tutto quello che era collegato con la nostra protesta. Ora siamo mandati via come un branco di vacche e di porci: fosse almeno il Nazareno a farlo! Ma no, è una donna. Da un uomo accetteremmo qualunque cosa, ma non da una donna. Essa non solo parla, MA COMANDA. E al suo comando dobbiamo obbedire senza poterci ribellare».

Come vediamo, con grande potestà Maria concretamente schiaccia la testa al serpente antico.


Terminata questa piccola esposizione “teologica” in fase di presentazione, mi preme voler ancora brevemente accennare a quello che stacca per netta differenza il testo di Padre Calliari da tutta la gran massa di trattati di demonologia comparsi in questi ultimi 40 anni.

Come dice l’autore,

«La presenza e l’azione di satana nel mondo d’oggi, presenza attraverso occulti e non occulti alleati e collaboratori, è un fatto che deve far riflettere tutti coloro che sono preoccupati del proprio bene e del bene dei propri cari e deve spingerli ad adottare i rimedi più immediati e più efficaci per limitare, arginare e impedire questa pericolosissima minaccia (…) La guerra tra Michele e Lucifero scoppiata nel cielo non è stata un episodio transitorio, avvenuto una volta e non più rinnovato. Essa continua ancora e durerà fino alla fine dei tempi (Ap 12,7) (…) Il serpente ispiratore della disobbedienza, della insubordinazione e della rivolta fu maledetto dagli antichi teocrati (cioè dai credenti in Dio) mentre era tenuto in grande onore dagli iniziati. Lo scopo finale degli antichi misteri era rendere l’uomo simile alla divinità. Questo programma, di qualunque iniziazione, oggi non è per nulla cambiato».

Nello scrivere quanto sopra Calliari entra in quella zona del suo libro da noi ribattezzata “Tradizione diabolica”. Il coraggioso oblato non si limita a ricordare vagamente le trame di questa lotta in continuo svolgimento, ma ne certifica i tratti e ne chiama all’appello i protagonisti — quelle “quinte colonne” del mondo, infiltratesi dappertutto e specialmente nella Chiesa di Roma, che evidentemente ispirarono ai “padri conciliari” il loro vague de feu rire al sentir parlare di satana.

Lo ricorda Calliari:

«Il dominio universale del mondo è stato l’obiettivo di sempre dei Governi dominati dal maligno. Le tecniche sovversive adottate da questi Governi sono: infiltrarsi segretamente in tutte le strutture sociali per disintegrarle dall’interno; scatenare una folle esigenza di libertà tra i popoli; impadronirsi dei mezzi di comunicazione sociale per orientare e disorientare, per informare e disinformare l’opinione pubblica; creare il caos ad ogni livello per disorientare le intelligenze; provocare il caos legislativo ed amministrativo; creare la divisione; creare il disordine nel mondo del lavoro per ricattare le masse operaie. (…) Non ci può essere dubbio sull’esistenza di tre gruppi che tendono alla conquista e al dominio del mondo intero. Questi gruppi si trovano intersecati e inseriti l’uno nell’altro, tuttavia restano distinti e separati nell’ideologia e nell’azione pur intendendo raggiungere lo stesso obiettivo. L’odio contro la Chiesa li unisce tutti insieme. Il massone odia la Chiesa perché è un ostacolo al suo concetto di libertà personale. L’occultista la odia dell’odio che si è già riscontrato in satana. La sinagoga odia la Chiesa perché, avendo rigettato la pietra angolare che è Cristo, pretende di ricostruire la Gerusalemme ideale solo sulle rovine della Chiesa e della civiltà nata da Cristo».

Satana, primo ribelle, non ha mai smesso di ispirare la ribellione in terra. La sua opera è sempre stata costantemente eversiva. Si è fatta visibile alla sua prima apparizione nel mondo creato con la tentazione ad Adamo e ad Eva, e da allora in poi non si è più fermata, continuando con lo stesso accanimento, con lo stesso metodo e purtroppo con gli stessi risultati a danno dell’uomo. Se prima della venuta di Cristo satana era incontrastato dominatore, dopo l’incarnazione, Passione e Risurrezione del Verbo necessitava di un nuovo vettore di corruzione per proseguire nel mondo la sua opera di ribellione, di “accusatore” e “tentatore”. Questo vettore lo trovò in quel sinedrio che già da tempo aveva rifiutato l’idea di un regno di Dio che si manifestava nel pentimento e nella fede (È compìto il tempo, e si avvicina il regno di Dio: fate penitenza, e credete al Vangelo, Mc, I, 16).

Non a caso scrive Calliari:

«L’ostinazione giudaica è un peccato contro lo Spirito Santo, uno di quei peccati che non saranno mai perdonati. Impugnare la verità conosciuta, agire contro coscienza, vuol dire precludersi la via al pentimento e quindi al perdono. (…) La colpa dei capi è duplice: hanno convinto il semplice popolo dell’assurdità della fede in Cristo come Messia promesso ed hanno ridotto il popolo a dura schiavitù fisica e morale condizionando il suo modo di pensare e di vivere. Si nota dunque, a questo riguardo, una metodologia costante, iniziata al tempo di Gesù e continuata immutata nei tempi successivi ed identica a quella praticata in tutto il mondo ai giorni nostri. L’intimidazione, il ricatto, il danaro saranno le armi usate in tutti i tempi e in tutte le circostanze dai “figli del diavolo” per l’attuazione dei loro loschi affari, esattamente come fecero con i soldati di guardia al sepolcro vuoto, corrotti dai rabbini perché non rilevassero il miracolo a cui avevano assistito».

Da quel preciso momento, dal tradimento che liberamente operò il sinedrio di Gerusalemme, ha pressoché inizio l’epoca “nostra” —, giunta oggi, dopo duemila anni, ad un punto di svolta, o potenzialmente di fine.

Lo stesso Nitoglia, nella sua Introduzione, si soffermerà diffusamente sul problema dell’ora attuale, descrivendo quei gruppi, movimenti e tendenze (ad esempio la Scuola di Francoforte e il Sessantotto strutturalista) che nel corso dei secoli, con altri nomi ed incarichi, sono sempre stati strumenti ben affilati dalla malvagità dell’uomo corrotto e venduto al “potere delle tenebre”, canali da cui passarono la gnosi e la cabala, ed in generale tutti gli attacchi alla Cristianità — le eresie, l’azione delle logge e le moderne rivoluzioni.

«La Scuola francofortese – scrive Nitoglia – non vuole una rivoluzione cruenta ab aextrinseco, ma una degenerazione incruenta e “soft” ab intrinseco; vuole il disfacimento e la perversione del singolo uomo grazie all’eros, alle droghe, alla musica rock, alla moda e ai rotocalchi rosa. In tutto ciò essa si avvicina al massimo alla tattica del diavolo nel tentare l’uomo al male per trascinarlo al vizio abituale e alla perdizione eterna. In un certo senso essa è più crudele del Gulag, poiché esso toglie solo la libertà fisica mentre la prima distrugge anche quella intrinseca».

Come ricordavamo in apertura articolo, negare l’ispirazione satanica in odio al piano provvidenziale che Dio ha per i popoli (“ispirazione” da cui i dominatori di questo tempo attingono forza e conoscenza) è fare il gioco stesso del nemico. È per questo che certa controinformazione – specialmente in Italia – che parla a sproposito di Governo mondiale ed occulto ma al tempo stesso nega le verità di fede propagandando materiale anticattolico o new age si fa inconsapevolmente utile strumento di quelle stesse trame che vorrebbe combattere. E capita, purtroppo, che ne cadano vittime anche diversi nostri lettori.

L’odio laicista per la Chiesa belligerante, o la negazione della sua portata salvifica conduce automaticamente alla distorsione ed alla falsificazione più ingiusta ed irrazionale della realtà storica. Realtà storica, è utilissimo ripeterlo, che scade nell’ignorante falsificazione storica, negando ad esempio che fu il teocentrismo medioevale il solo a rappresentare un’ossatura unica in tre capisaldi tra loro inseparabili: Dio, Cristo e Chiesa. E fu intorno a questo trinomio che si svolse tutta la vita medioevale nelle grandi città, nei villaggi e nelle campagne. Ed è esclusivamente contro questo sacro trinomio che vediamo, oggi più che mai, scatenarsi la rabbia satanica e la sua strategia, nel tentativo di scalzarne le basi e distruggere ogni idea di ordine e di corretta visione ultraterrena.

Questa storia “universale” che abbiamo qui velocemente abbozzato – la lotta tra le “due città”, la civitas dei contro la civitas satanae – è parte integrante e basilare del presente lavoro. Calliari, in questo libro, dimostrerà indiscutibilmente che satana è il vero, primo ed unico motore di questa strategia sovversiva ed anti-umana, e la ispira con l’unico scopo di farsi adorare dal mondo intero e che sta conoscendo l’avvicinarsi di un epilogo temporaneamente vittorioso.

Domando scusa per la lunga introduzione, ma l’importanza dell’argomento trattato e la stessa voluminosità del testo (478 pagine) richiedevano un minimo di approccio critico.

Concludo ribadendo con forza che lo scritto di padre Calliari è un trattato di demonologia veramente completo (neanche da paragonarsi con il più noto, ma contenente grosse deficienze e lacune, Demonologia di von Petersdorff). Pertanto siamo molto felici di poterlo dare alle stampe oggi, sia perché basa la sua preparazione teologica su una dottrina sicura e salda, sia perché indaga i secolari movimenti di scristianizzazione demoniaca rifacendosi allo studio degli autori più prestigiosi in materia antisovversiva (Barruel, Cretineau-Joly, Mons. Delassus, J. Vaquié, de Poncins, Pierre Loyer, Lallemand, i documenti della Revue Internationale des Sociétés secrètes e molti altri), avendo anche l’ardire di servirsi per il suo studio dei famigerati Protocolli come del manuale dell’inquisizione meglio noto come Malleus maleficarum. Ciliegina sulla torta, essendo stato anche esorcista nella pratica, l’Oblato Calliari dedica la parte finale del suo lavoro al tema vero e proprio della possessione, presentando casistiche di esorcismo ed analizzando i fatti nel concreto.

Noi, ormai da quasi tre decenni, cerchiamo di mettere un po’ di luce in quelle zone oscure della storia, attraverso il nostro sito e le nostre edizioni. Se la tentazione tocca tutti noi senza eccezione (dai più grandi santi ai più piccoli dei peccatori), possa almeno la conoscenza della tattica usata dal nemico – che è sempre più o meno la stessa da duemila anni a questa parte – metterci sull’allarme ed aiutarci nella difesa dei suoi assalti, sia spirituali che intellettuali.

Come sempre, ringrazio i lettori per averci seguito fin qui, invitandoli caldamente allo studio del testo di Paolo Calliari.

Lorenzo de Vita



(478 pagine, Introduzione di d.Curzio Nitoglia) 

20,00 euro





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